Giordano Bruno ”DUE ORAZIONI” Oratio Valedictoria
Oratio Consolatoria
Introduzione, traduzione e note di Guido
del Giudice Interverranno:
Prof. ANIELLO MONTANO
Professore ordinario di Storia della filosofia nella Facoltà di lettere
dell’università di Salerno
Prof. PASQUALE GIUSTINIANI
Professore ordinario di Filosofia teoretica nella Pontificia Facoltà Teologica
dell’Italia Meridionale.
Sezione S. Tommaso d’Aquino - Napoli
Sarà
presente il curatore dell’opera
Mercoledì14 febbraio 2007 ore 17.00 Pan / Palazzo Arti Napoli
Via dei Mille, 60
Info:
www.giordanobruno.info
17 febbraio 2007
L'annuncio su "Repubblica" di oggi a 407 anni dalla
morte del filosofo L'iniziativa nata dal dibattito sui Dico al
classico "Manno" di Alghero
Necrologio dal liceo per Giordano Bruno
"Ricordiamo il martire del libero pensiero"
Due classi hanno discusso a lungo, poi hanno deciso e si sono
tassate Il professore (di formazione cattolica): "Un pensiero
modernissimo"
di VALERIO MACCARI
ALGHERO (SASSARI) - Chi ha aperto La Repubblica, oggi, alla
pagina dei necrologi, potrebbe avere avuto, per una volta, una
sorpresa piacevole. Un annuncio ricordava l'anniversario della
morte di Giordano Bruno "vero filosofo, profeta
dell'infinito, martire della libertà di pensiero" scomparso
ben 407 anni fa.
L'idea è venuta alle seconde classi del Liceo Classico Manno
di Alghero. Che hanno voluto tributare un omaggio al filosofo
morto sul rogo il 17 febbraio del 1600. "Volevamo ricordare a
tutti un vero filosofo - spiega Gianni Piras, il professore di
filosofia della classe - Bruno è stato un pensatore straordinario,
la cui vicenda umana impressiona profondamente. E l'idea
dell'annuncio nella pagina dei necrologi de "la
Repubblica" ci è venuta durante una discussione in classe.
Stavamo studiando Bruno, e i ragazzi si sono resi conto di quanto
la sua filosofia, oltre ad essere poetica, fosse modernissima.
L'iniziativa è stata sostenuta con entusiasmo da tutta la classe:
il testo dell'annuncio non lo ho scritto io, ma i ragazzi. Che
hanno anche voluto pagare. Ogni alunno ha speso di tasca sua circa
8 euro, per un totale di 229 euro e ottanta. Un po' caro".
Ma che bisogno c'è di ricordare Bruno, adesso? "In Italia
c'è un ritardo culturale. Non abbiamo ancora metabolizzato
qualcosa che il resto d'Europa ha imparato nel 1700 e che Bruno ha
sempre predicato: la diversità fra atteggiamento religioso e
atteggiamento scientifico. Non incompatibilità, solo diversità.
E mi sembra proprio che, attualmente, ci sia bisogno di
ricordarlo. C'è bisogno di offrire stimoli per riattivare i
nostri processi culturali".
Si riferisce alle polemiche sui Dico? "In classe ne
abbiamo discusso, con la prudenza doverosa dell'insegnante che ha
un ruolo pubblico. Inoltre, io ho un'educazione profondamente
cattolica. E ho portato ai ragazzi l'esempio di una mia esperienza
familiare. Mio zio era prete, e mia zia era la sua perpetua.
Quando è morto, se non fossi intervenuto io, mia zia avrebbe
perso tutto. La discussione che ne è nata in classe è stata
molto vivace e stimolante. Da lì l'idea di un tributo a un
martire della libertà di pensiero."
Ma che cosa si aspettavano i ragazzi? "Sicuramente più
partecipazione. Quando hanno visto che c'era solo il loro annuncio
sono rimasti un po' delusi. Come mai uno solo? si sono chiesti. E,
confesso , anch'io mi sono sentito un po' deluso. Solo un liceo di
Alghero, alla periferia dell'impero, ha voluto ricordarlo. Ma
confido che sia perché l'anniversario non era proprio tondo. Mi
auguro che il 17 febbraio del 2010, quando saranno passati 410
anni dalla morte, ce ne sia qualcuno di più". Ai miei
ragazzi dico sempre che la storia è un fiume formato di molti
rivoli. Nessuna esperienza, tanto meno quella di Bruno, è fine a
se stessa."
E i ragazzi mostrano interesse in questo genere di iniziative?
"Ma sì, glielo ho detto. I ragazzi di oggi non sono solo
quelli degli episodi di bullismo. Ne abbiamo discusso anche in
classe. Sembra che a scuola vengano solo i teppisti. Non è così.
E comunque, la responsabilità non è loro, ma è degli adulti. in
molte famiglie manca il principio di autorevolezza. I miei alunni,
per esempio, hanno famiglie responsabili ma aperte." E come
hanno preso l'iniziativa di Bruno? "Sa una cosa? Sono stati
contenti. Oggi il padre di uno di miei ragazzi mi ha fatto i
complimenti e mi ha confessato di aver comprato "la
Repubblica" apposta. Ed è uno che vota Udc."
L'Associazione Culturale CIVILTÀ LAICA
con la partecipazione del PROGETTO MANDELA
Organizza uno straordinario incontro su:
GIORDANO BRUNO
in occasione dell'anniversario della sua morte sul rogo
Sabato 17 Febbraio 2007, ore 16.00
Sala comunale di Via Aminale, Terni
DUE IMPORTANTI AUTORI RICORDERANNO IL FILOSOFO NOLANO
ANACLETO VERRECCHIA Giordano Bruno – La falena
dello spirito (edIzioni Donzelli 2002)
Filosofo e germanista, vive fra Torino e Vienna dov'è stato per
lungo tempo addetto culturale e ha avuto modo di conoscere e
raccogliere le parole (fra gli altri) di Konrad Lorenz e Karl Popper
nel suo libro "Incontri Viennesi". Tra gli altri suoi
numerosi libri: "La tragedia di Nietzsche a Torino",
"Diario del Gran Paradiso" e numerosi saggi filosofici in
particolare su Schopenhauer.
MAURIZIO DI BONA Chi ha paura di Giordano Bruno (edIzioni
Mimesis 2006)
Disegnatore di fumetti (la sua firma è "The
Hand"), si occupa anche di musica, filosofia, letteratura,
cinema e siti internet. Ha realizzato le immagini per il merchandise
ufficiale dei Cranberries e quello dell'attrice Gillian Anderson.
Disegna le copertine del bimestrale L'Ateo e collabora con Par
Condicio, Beppe Grillo e Smemoranda
Nella sala di Via Aminale sarà presente dal 10 al 17
Febbraio
una mostra dei disegni di Maurizio Di Bona
realizzati per il progetto originario di un fumetto su Giordano
Bruno.
L'esposizione è stata realizzata grazie alla viva collaborazione di
Antonio Vanni
(apertura mostra: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 14.00 e dalle
16.00 alle 19.00)
www.civiltalaica.it
SETTIMANA DEL LIBERO PENSIERO – TERNI
10-17 Febbraio 2007
Per informazioni sugli eventi della settimana:
Associazione Culturale Civiltà Laica – Via Carrara, 6 Terni
e-mail: info@civiltalaica.it
telefono: 348 – 4088638
Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e
Storia delle idee
Consiglio
Nazionale delle Ricerche
Dipartimento
di Filosofia
Università
degli Studi di Roma Tre
PERUNAENCICLOPEDIA
BRUNIANAECAMPANELLIANA
VI
Seminario di studi
Roma,
mercoledì 18 ottobre 2006
PROGRAMMA
ore
10
Presentazione
dei lavori
ore
10.15
Sezione
Giordano Bruno
Dario
Tessicini
cometa
Sandra
Plastina
giustizia
Leen
Spruit
senso
Elisabetta
Scapparone
vincolo
ore
15
Sezione
Tommaso Campanella
Jean-Louis
Fournel
mare
Guido
Giglioni
primalità
Michel-Pierre
Lerner
sistema
Florence
Plouchart-Cohn
Venezia
Università
degli Studi di Roma Tre
Via
Ostiense, 234
Aula
Valerio Verra
CIMITILE,
11 GIUGNO 2006
MANIFESTAZIONI NELL'AMBITO DEL
PREMIO
LETTERARIO CIMITILE
Basilica
di S. Tommaso - ore 10.00
PERCORSI
DI LETTURA DEL PENSIERO DI GIORDANO BRUNO
"Bruno
compagno di
viaggio per tutta la vita"
nei
saggi:
"La
cabala Nolana" di
F.Manganelli "Libertà di coscienza e attualità di Giordano Bruno" di
A. Esposito "La Cabala del cavallo Pegaseo" di
R. Ferragina "La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e
Occidente" di G.
del Giudice
coordina:
Luigi
Pasciari
conclude:
Aldo Masullo
Lions Club Giordano Bruno
Liceo classico G.
Carducci
Leo Club Giordano
Bruno
Basilica di S. Tommaso - ore 17,30
Attività
di partenariato del dipartimento di filosofia del
Liceo classico G. Carducci di Nola
Laboratorio
teatrale:
Brani
dal "Candelaio" di Giordano Bruno
recitati dagli alunni della classe III G
coordinati e diretti dal prof. C. Asproso
ore 19,00
Convegno sul tema: "L'apertura
all'universalità attraverso la ricerca di una nuova cittadinanza nel pensiero
di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella."
Relatori:
A.
Masullo Prof. Emerito di
Filosofia morale
Università Federico II di Napoli
G. Currà Pontificia Facoltà
Teologica di Catanzaro
Seguirà tavola rotonda
con interventi dei proff. Mercogliano, Simonetti e Giugliano
coordina:
A. Montano Docente
di Storia della Filosofia
Università di Salerno
Il mondo celebra il
filosofo Bruno. Nola sta a guardare 15/02/2006
CARMEN FUSCO Nola. Giordano Bruno: due
giorni alle celebrazioni. A 406 anni dalla sua morte il mondo intero
ne ricorda il martirio sul rogo di Campo dei fiori a Roma per non
aver rinnegato le sue idee di libertà. I programmi e le iniziative
organizzate per l'occasione si moltiplicano. Nel mondo come in
Italia. E a Nola? «Il 17 febbraio, nel giorno in cui ricorre
l'anniversario della morte di Giordano Bruno, andremo a Roma, come
sempre, per deporre al corona ai piedi della sua statua. Il giorno
dopo - annuncia il sindaco Felice Napolitano - sarà firmato il
protocollo d'intesa tra il comune di Nola, il liceo Carducci e
l'associazione Meridies, per assicurare continuità al Certamen
bruniano, l'importante gara letteraria che ogni anno riscuote
centinaia di adesioni». Un programma ridotto all'osso rispetto a
quello messo a punto dall'ex presidente della fondazione «Giordano
Bruno», Saverio Barbati che si era invece attivato per promuovere
una tavola rotonda tra giornalisti del calibro di Zavoli e studiosi
internazionali. Ma l’intento non è stato tradotto poi in realtà.
«Siamo rimasti spiazzati - puntualizza però il sindaco - Barbati
ha lasciato da poco e non siamo riusciti a riorganizzarci».
Spiegazioni che però non convincono tutti. A lanciare accuse di
scarsa sensibilità ai temi culturali è Carmela Scala della
Margherita: «Il presidente che loro stessi avevano indicato è
andato via deluso e demotivato ed il suo successore non è stato
ancora indicato. Eppure il sindaco aveva detto di avere le idee
chiare». «Ed è la verità - ribatte il primo cittadino - stiamo
lavorando intorno ad una serie di possibilità. Il prestigio della
fondazione ci impone però di non prendere decisioni a cuor leggero».
Il tempo intanto stringe ed un altro anno è trascorso senza che
Nola abbia ricordato, con eventi in grado di avere eco oltre i suoi
confini, il suo cittadino più illustre. Nella capitale, con il
patrocinio dell'amministrazione comunale di Roma e dell'assessorato
alla Cultura, l'associazione nazionale del Libero Pensiero Giordano
Bruno ha promosso una serie di eventi tra i quali «poesia…suoni…
e movimento» con la partecipazione di cantautori, musicisti e
accademici. Il nolano sarà ricordato anche a Castelfranci in
provincia di Avellino con la mostra di pittura del bruniano Felice
Storti. A Caldarola, in provincia di Macerata sarà scoperta la
lapide dedicata al filosofo e completamente restaurata. Seguirà un
convegno nel teatro comunale. A Finale Ligure gli studenti del liceo
Issel porteranno in scena la rappresentazione dal titolo «I roghi
delle idee». Idee, quelle di Filippo Giordano Bruno Nolano, che
evidentemente fanno rumore e, ancora oggi, sono motivo di grandi
interrogativi. Tant’è che, nonostante le numerose richieste
inoltrate al Vaticano perché si riabiliti la memoria del monaco
domenicano, nessun atto di clemenza è venuto.
La
partita del giocoliere e del serioso17/02/2006 Le
epoche di transizione sono confuse, perché il vecchio si sa cosa
fu, ma adesso è tutto una rovina, e il nuovo non si sa cosa sarà,
anche se per ora lo si tira da tutte le parti. S’immagini allora
se può esser capita in definite forme questa transizione italiana
(in verità non c’è solo la italiana), che a tutti sembra non
finire mai. La nostra epoca non può non apparire come quel
«confusissimo secolo» in cui il nostro Giordano Bruno identificò
il suo tempo. Certo manca la grandezza morale che fu di quel secolo
in cui, giocandosi l’uno le certezze e il prestigio e l’altro la
problematicità e la vita, si affrontarono personaggi epici, come il
severo cardinale Bellarmino, e l’irridente filosofo di Nola. Se il
cardinale è saldo nella sicurezza dommatica, nella corazza
dell’appartenenza dottrinaria e gerarchica, il filosofo si rivela
non meno saldo lottatore, tutto proteso nell’aperto della sua non
appartenenza ad alcun ordine costituito o sistematico potere
ideologico, senza protezione dunque né fisica né tanto meno
interiore, solo ed inerme nella condizione esistenziale
dell'«essere esposto», come in ultimo letteralmente si mostrò
nella livida alba romana del 17 febbraio del 1600, quando
«spogliato nudo e legato a un palo, fu bruciato vivo». Da quella
tragica grandezza alla nostra attualità il salto dà le vertigini.
Le uccisioni e perfino le stragi, attraverso le tecniche
propagandistiche delle opposte parti e della pubblicità di
«trattenimento», interessata a catturare fugaci curiosità
paganti, estratte dal mucchio enorme della noia di massa, diluiscono
la propria carica emotivamente esplosiva nella sostanziale
indifferenza della banalità. Se qualcosa s’ingrandisce, sono i
titoli cubitali della
stampa e il sottile veleno della paura, tanto più penetrante quanto
più vi si oppone il crescere delle «misure di sicurezza».La
vita sociale, che in fondo è sempre e comunque «politica»,
continuo operare con cui anche nell'agire più personale e privato,
sia pure irriflessivamente, si concorre a consolidare ordini di
convivenza o a costruirne di nuovi (come nel loro tempo da
protagonisti vollero Bellarmino consolidare e Bruno rinnovare), oggi
è vuota di grandezza. Né ad essa alcuno si richiama. Dominanti
sono due stili, nel pubblico come nel privato: quello del giocoliere
e quello del serioso. Ambedue, nell'Italia di oggi, intendono
recitare la democrazia. Il primo si esibisce a «pacche sulla
spalla» e barzellette. Il secondo non si esibisce ma vuol lasciar
capire, a chi se ne intende, che nel velluto del suo guanto v’è
il ferro d'un carattere. Il serioso non eccede mai, anzi si mantiene
quasi sempre «sotto tono». Il giocoliere gesticola
e straparla. In effetti egli incanta il suo pubblico, eseguendo con
abile psicologia subliminale un doppio salto mortale: nel primo con
tono adatto sembra sconfessare quel che dice e confessare la sua
truffa, e nel secondo rovescia il senso del primo e suggestivamente
ne accredita l'apparenza ingannevole di gioco. Intontito, lo
spettatore non riesce più a capire in qual punto della recita
l'inganno sia falso e in quale vero. Se i due stili, non di
grandezza morale ma di arte del consenso, hanno comunque un loro
pregio nei protagonisti, la qualità scade nelle imitazioni, tra
attori secondari e comparse. Quanta confusione domini oggi la
società italiana è evidente nella natura stessa dei problemi, di
cui qui, a proposito appunto di Bruno, non si può non ricordarne
uno fortemente esemplare. Nel secolo di Bruno la scienza, più che
ricerca nel senso moderno della parola, era speculazione, strenuo
sforzo della ragione per districarsi dai viluppi delle stratificate
e spesso tra loro contrastanti tradizioni culturali, e purificare la
rappresentazione della realtà con il solo strumento della logica,
non forzata però al modo delle metafisiche bensì rigorosamente
applicata al modo delle matematiche. Il sapere per rinnovarsi aveva
bisogno di libertà e trovare, sia pure attraverso gli errori, i
criteri del governo di sé. L'invincibile necessità dell'autonomia
del sapere è il segno in cui nasce la modernità. Non altra è
l'essenza della scienza moderna, subito dopo Bruno avviata a essere
sperimentale, se non il crescere secondo interne regole. Il che non
vuol dire ch’essa possa ignorare le altre dimensioni della
società, bensì che con queste deve coordinarsi e non
subordinarvisi. È evidente che oggi la stessa tecnologia,
straordinaria figlia della scienza, spinge l'umanità sempre più
sotto i limiti del relativo, fino alla terribile prospettiva del
doversi caricare anche i destini dell'assoluto, della vita e della
morte. Ma l'angoscioso problema non si risolve, mantenendo i saperi
fuori delle mura di un fortilizio in cui un potere custodisca la
verità contro l'assalto di un altro potere. In Italia oggi
fondamentalismi religiosi resistono allo sviluppo di filoni vitali
del sapere scientifico e scienziati preoccupati si convocano in
assise per la libertà della ricerca. Il conflitto tra Bellarmino e
Bruno, pur nelle assai mutate circostanze, è insomma ancora aperto.
È un'altra prova che da noi accese lotte si combattono per il
potere nelle sue varie forme, ma debolissima è la politica, la sola
competente a coordinare la scienza e l'etica, anziché lasciare che
una di esse si subordini all'altra. Nel «confusissimo» momento
italiano non v'è grandezza di personaggi come nel tragico tempo di
Bruno. Grandi, grandissimi sono i problemi. Aldo Masullo
La filosofia in
tavola, Slow Food e la minestra di Giordano Bruno 18/02/2006
Direte:
che c’entra la «minestra maritata» con la filosofia di Giordano
Bruno? Evidentemente non avete letto Il Candelaio (scritto nel
1582); e sì che non si tratta di un testo facile ma la famosa zuppa
che «fa sposare» verdura e carni è citata proprio lì. Così un
altro matrimonio si celebra in cucina a Nola, patria del filosofo,
in cucina: una cena organizzata dallo Slow Food-Condotta nolana che
mette insieme buon mangiare e pensiero bruniano. Ai piedi della
collina di Cicala, dove Filippo Giordano nacque, ieri quelli che del
«lento mangiare» hanno fatto uno stile di vita celebreranno chi,
per difendere le proprie ragioni, è morto sul rogo. «È che la
contestazione di Bruno somiglia alla nostra lotta all’omologazione
del gusto e delle culture», spiega Angelo Petillo che della
condotta è fiduciario. Ma perché ieri? Perché il 17 febbraio 1600
il filosofo «de’ gli eroici furori» fu bruciato vivo per ordine
dell’Inquisizione. E poiché nella sua città non s’è fatto in
tempo a organizzare il giorno della memoria (tranne che la solita
deposizione della corona sotto la statua in Campo de’ Fiori a
Roma), ecco che i teorici della lentezza, almeno a tavola, si
riuniranno per percorrere il pensiero di Giordano Bruno tra una «minestra
maritata» e una lezione magistrale del filosofo Aldo Masullo. A
tavola non s’invecchia, si fa cultura. a.la
19/02/2006
Nola. Non ci sta il sindaco di Nola ad incassare l'accusa di aver
fatto passare in sordina un evento importante come le celebrazioni
dedicate a Giordano Bruno. E attacca chi lo ha criticato per la
mancanza di iniziative: «Mi amareggia pensare che una presunta
intellighenzia nostrana voglia avere la presunzione di fare o non
fare cultura in città, magari pretendendo di farla seduti a tavola.
Firmando un accordo e stanziando dei fondi per consentire al
certamen bruniano di ripetersi ogni anno noi abbiamo fatto qualcosa
di più». Felice Napolitano se la prende con i partiti di centro
sinistra e con la condotta Slow Food dell'agro nolano che, per
ricordare il pensatore nolano, ha organizzato una cena a tema. «Una
tavola imbandita è meglio di niente - replica però Angelo Petillo,
fiduciario di Slow Flood nella zona dell’agro nolano - abbiamo
immaginato di sederci a tavola con Giordano Bruno nei luoghi a lui
cari proponendo cibi e musiche dell'epoca. Il tutto condito dal
supremo commento di Aldo Masullo». Il pranzo, pardon la polemica,
è servita. ca.fu.
Scompare il busto di Bruno
21/02/2006
Nola.
È mistero sulla sparizione del busto di Giordano Bruno custodito
nei locali del circolo intitolato al filosofo che si trova al piano
terra del palazzo comunale. Sulle porte d'ingresso del circolo
nessun segno di effrazione, così come sulle finestre.
«Evidentemente - ipotizza il presidente del circolo "Giordano
Bruno", Michelangelo Fusco - il ladro deve essere entrato
quando, pur essendo il circolo aperto, nella stanza non c'era
nessuno». L'accaduto intanto è stato denunciato ai carabinieri che
indagano sull'anomalo trafugamento. Si pensa ad un appassionato ma
non si esclude un furto su commissione. Il busto campeggiava nel
salone del circolo Giordano Bruno da una settantina di anni.
«Questa - denuncia ancora il presidente - è la testimonianza di
quanto poco amore ci sia per la storia della nostra città». Al
mistero per un furto si aggiunge una strana coincidenza: il busto di
Bruno è scomparso proprio nei giorni in cui si è celebrata la sua
morte sul rogo di Campo de Fiori a Roma nel 1600. ca.fu.
ASSOCIAZIONE
NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO
“GIORDANO
BRUNO”
(aderente
all'Union Mondiale des Libres
Penseurs)
Presidenza
romana:
prof.ssa Maria Mantello- Via Aldo
Manuzio, 91 - 00153 Roma
tel:
3297481111 - e.mail: hume_53@hotmail.com
Presidenza
nazionale:
avv. Bruno Segre, Via della Consolata,11 -10122 Torino
invita
a ricordare il martirio di Giordano Bruno il
17
febbraio 2006
a
Piazza Campo dei Fiori alle ore 16.30
NEL
NOME DI GIORDANO BRUNO
LAICITA’ GARANZIA DI LIBERTA’
Programma
deposizione
di corone di alloro del Comune di Roma, del Comune di Nola e
dell’Associazione
Nazionaledel Libero Pensiero
Giordano Bruno
interventi:
Sindaco
di Roma o suo delegato
Sindaco
del Comune di Nola, dott. Felice Napolitano
Bruno
Segre, Maria Mantello e Federico Coen (Associazione
nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno)
letture
di passi opere di Giordano Bruno a cura di giovani bruniani
poesia... suoni ... movimento
con
la partecipazione di:
Centro
Studi Enrico Maria Salerno;
maestro
Augusto Mastrantoni e i suoi musici:
Maria
Grazia Acreman ed Anna Zilli;
cantautore
Rolando Proietti Mancini;
poetessa
Mara de Mercurio
con il patrocinio del Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
Campo dei fiori, 17 febbraio 2006: Nola, Roma e Libero
pensiero rendono omaggio a Bruno (foto
B. Lattanzi)
Nel nome di Giordano Bruno - Laicità
garanzia di libertà Articolo pubblicato sul numero di marzo 2006 del periodico
"Libero Pensiero"
Roma, 17 febbraio 2006 - Gli operatori dell'AMA stavano
ultimando ancora i lavori di pulizia in piazza Campo dei Fiori (la mattina c'è
mercato) e già sotto la statua del Nolano cominciavano ad affluire le prime
persone per partecipare alla manifestazione che come ogni anno l'Associazione
Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno organizza, col patrocinio
dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, per ricordare il martirio di
Giordano Bruno avvenuto il 17 febbraio del 1600. Presenti un gruppetto di
giornalisti, alcuni dei quali hanno intervistato la presidente della sezione
romana, curatrice dell'evento. "Radio Radicale" e "Radio città
futura" hanno trasmesso in diretta.
Alle 16.30, quando puntualmente è iniziata la deposizione delle corone di
alloro del Comune di Roma, di quello Nola e della nostra Associazione, c'era una
grande folla di romani, ma anche di tanti venuti dalle diverse città italiane
per rendere omaggio al filosofo divenuto simbolo internazionale della libertà
di pensiero. Chi non ha potuto partecipare ha mandato i saluti. E' il caso del
filosofo Giulio Giorello, che impegnato a Monza in un convegno, ha tenuto a
farci sapere che avrebbe dedicato pubblicamente la sua relazione:
"religiosi per caso, atei per scelta", al Nolano. Tra la folla abbiamo
riconosciuto Giovanni Franzoni, Franco Grillini, militanti della Rosa Nel Pugno,
rappresentanti del Grande Oriente d'Italia, della Associazione Mazziniana
Italiana, di Italialaica, di Scuola e Costituzione, dello Uaar, di Liberauscita,
di Ekedea.
"E' significativo ed emblematico che ad oltre 400 anni dalla morte di
Giordano Bruno, il 17 febbraio, di fronte alla sua statua, si veda ancora
raccolta una vera e propria folla di persone unite nel ricordo e nel nome di
questo grande personaggio. Quando una persona in nome della libertà di
pensiero, delle proprie idee, del rifiuto dell'imposizione di verità assolute,
affronta una fine terribile ed afferma di "preferire una morte atroce a un'
imbelle vita", questa persona è degna di rispetto e fonte di
insegnamento". Questo l'esordio dell'on. Dino Gasparri, delegato del
Sindaco di Roma. Prima di lui, il dott. Felice Napolitano, Sindaco di Nola,
aveva sottolineato l'importanza della nostra manifestazione: "Siamo onorati
di portare il nostro saluto a questa commemorazione
-ha detto- perchè tiene viva la memoria del nostro illustre e coraggioso
concittadino, che proprio a Campo dei Fiori ha pagato con la vita il prezzo
della sua libertà e coerenza".
L'avvocato Bruno Segre, Presidente nazionale della nostra Associazione, ha
ricordato il martirio del filosofo: "I confortatori della Compagnia della
morte", che durante la notte, nel carcere di Tor di Nona avevano tormentato
il condannato per indurlo al pentimento, indossavano un sacco nero ed
impugnavano torce accese. Era uno spettacolo impressionante! Sulla carretta il
condannato al supplizio appariva macilento, con la bocca serrata da una morsa di
legno (la mordacchia) per impedirgli di parlare alla folla. Durante il tragitto,
di tanto in tanto, uno dei confortatori avvicinava al viso del condannato
un'immagine del crocifisso per un bacio purificatore o un gesto di contrizione e
pentimento. Ma il condannato storceva il viso rifiutando di baciarlo...
La lugubre processione si arrestò qui, in Campo de' Fiori, davanti ad un
ammasso di legna. Venne denudato e poi issato sulla sommità della catasta. Fu
acceso il rogo. Prima che le fiamme soffocassero la vittima, fu sporto con un
lungo bastone un crocifisso, ma anziché baciarlo, Bruno girò il volto
dall'altra parte. Così morì Giordano Bruno dopo 12 anni di prigione, Il papa
Clemente VIII, i cardinali Bellarmino (poi proclamato santo), Beccaria, Deza,
Santoro e gli altri ecclesiastici avevano vinto. Ma come se fossero colpiti da
una maledizione, parecchi dei giudici che avevano inquisito e condannato Bruno
morirono uno dopo l'altro entro breve volgere di tempo. Il 2 aprile 1600 morì
il cardinale Madruzzi, primo firmatario della sentenza contro il filosofo. Il 3
agosto morì a Napoli il cardinale Beccaria, il 20 agosto morì il cardinale
Deza, il 1 gennaio 1601 morì il cardinale Tragagliolo, nel 1602 fu la volta del
cardinale Santoro e nel 1604 quella del cardinale Sasso. Tutti questi principi
della Chiesa non immaginarono che il rogo acceso a Campo de' Fiori aveva
rischiarato una nuova alba, quella del pensiero moderno, un'era nuova di
libertà e di progresso. Il ricordo di Giordano Bruno, una delle menti più
lucide e ispirate della sua epoca, durerà nei secoli attraverso i suoi numerosi
scritti, le sue intuizioni scientifiche di infiniti mondi, il suo amore per la
Natura creatrice, la sua razionale ribellione alla Chiesa cattolica, le sue
polemiche filosofiche, la sua predilezione per l'arte della memoria, la sua
espansione ideale nell'infinito e nell'universale. Per Giordano Bruno si può
ripetere l'auspicio che a se stesso rivolgeva il poeta Orazio: "Non omnis
moriar" (non morirò interamente). Oggi come ieri, come domani -ha concluso
l'avvocato Bruno Segre- la memoria del filosofo sfida l'oscurantismo e la
superstizione religiosa, il potere della Chiesa sulla vita pubblica, la pretesa
clericale di imporre la propria morale ai cittadini, i privilegi economici e le
speculazioni politiche. Verrà anche per la nostra società il giorno della
Liberazione delle coscienze".
Maria Mantello, ha sottolineato la portata rivoluzionaria del pensiero di
Giordano Bruno, che sull'eliocentrismo ha saputo costruire tutti gli sviluppi
della sua filosofia. I presenti hanno seguito con grande interesse le serrate
spiegazioni della professoressa, che ha parlato dell'infinito di Bruno
nell'eterno divenire della materia, della sua polemica anticlericale ed
anticristiana, delle grandi prospettive aperte dalla sua filosofia in ambito
scientifico ed etico. "Giordano Bruno -ha aggiunto la presidente della
sezione romana- è un pensatore molto scomodo perchè desacralizza tutto e tutti
. E lo fa con piena consapevolezza del suo ruolo storico smascherando il potere.
E con esso l'ignoranza e la pavidità dei suoi opportunisti servitori. I
"pedanti", come il filosofo li chiamava. Alla loro ignavia
intellettuale e morale Bruno contrappone il coraggio di pensare. Il coraggio di
rimettere in discussione, se necessario, le conclusioni a cui si è approdati.
Il coraggio della coerenza tra pensiero ed azione. Tutte cose imperdonabili
-ancora oggi- per chi vorrebbe continuare ad imporre dogmi in nome di
immaginifiche verità eterne e rivelate. La filosofia di Bruno, allora, chiama
ognuno di noi a liberarsi dalle imposizioni fideistiche, a percorrere la strada
della razionalità e dell'autodeterminazione. Perchè solo allora si può
esercitare consapevolmente e responsabilmente la individuale e civile dimensione
etica, migliorando noi stessi e la società. E' il grande messaggio della
Riforma bruniana. L'approdo della sua stessa filosofia. Dopo aver prospettato il
divenire infinito della materia madre, il Nolano restituisce infatti l'individuo
alla Natura e a se stesso, liberandolo dalla soggezione ad un tirannico cielo
superiore che lo vorrebbe eterno minore: "nello stato asinino" per
usare l'espressione di Bruno. La filosofia del Nolano
è allora un monito ancora oggi. Per fronteggiare e rigettare ogni rigurgito
teocratico di quanti vorrebbero ergere il catechismo a legge dello Stato, così
come la sharia è imposta in tanti paesi islamici...
Pertanto, ai rappresentanti dei partiti politici, delle istituzioni, noi qui,
nel nome di Giordano Bruno, perchè la laicità sia veramente garanzia di
libertà, vogliamo dire che, come Bruno, siamo "fastiditi" dalle
genuflessioni al Vaticano, dai finanziamenti alle strutture cattoliche a
qualsiasi titolo avvengano. Questo paese non ha bisogno di Concordati. La chiesa
cattolica (ma qualsiasi altra chiesa) deve essere finanziata dai propri fedeli e
non dai soldi della collettività, che invece devono essere utilizzati per le
politiche occupazionali, per la ricerca scientifica, per la scuola statale,
l'unica in grado di garantire la libertà d'insegnamento e apprendimento".
"Ed è intollerabile -ha concluso Maria Mantello- che pur di mantenere l'astorico
insegnamento della religione cattolica nelle scuole, si plauda magari ad
inserire l'ora di islamismo. Lo Stato che si preoccupa d'insegnare una religione
o più religioni, e per questo paga insegnanti selezionati e designati dalla
Curia, è uno stato confessionale. La religione è un fatto privato.
L'insegnamento religioso è compito delle comunità religiose, nel rispetto
prioritario, ovviamente, delle libertà individuali. Perchè prima dell'appartenza
al gruppo identitario si ha il diritto di appartenere a se stessi. Perchè
ciascun individuo non è aprioristicamente programmato. Tanto meno in nome di
mitici miracoli creazionisti. Un Paese laico e democratico ha il dovere di
educare alla libertà di pensiero. Dei fenomeni religiosi a scuola si parla già
in Storia, Filosofia, Arte, Letteratura. E lo si fa dal punto di vista storico,
antropologico, sociologico. Quindi anche l'inserimento di una "storia delle
religioni" ci sembra inopportuno. Anche perchè ci sarebbe il rischio (non
troppo remoto) che venga affidata agli insegnanti di religione cattolica.
Docenti organici al Vaticano e ormai a tutti gli effetti statalizzati".
Federico Coen, bruniano da sempre e direttore della prestigiosa rivista europea
Lettera Internazionale, ha sottolineato corrispondenze ed analogie storiche del
potere ecclesiastico: ieri usava i roghi, oggi i concordati! "Come è noto
- ha detto - il sacrificio di Giordano Bruno, la cui memoria teniamo viva qui a
piazza di Campo de' Fiori, dove il rogo arse, non è certo un episodio isolato.
Rientra nella storia millenaria di repressioni di cui la Chiesa cattolica si è
servita per tutelare il proprio potere e il proprio primato religioso in Europa
e altrove". Federico Coen ha ricordato la caccia alle streghe (nove milioni
di donne inquisite), i rogi degli eretici e degli apostati, l'implacabile
persecuzione contro gli ebrei. Si è soffermato poi sulle "guerre di
religione", citando l'episodio più emblematico dell'accanimento contro i
protestanti: la notte di San Bartolomeo del 1572. "La pratica della
scomunica degli eretici -ha detto ancora Federico Coen- colpì non solo Giordano
Bruno ma tanti altri scienziati da Galileo a Campanella, per tutto il Seicento e
il Settecento, almeno fino alla Rivoluzione francese. Quando poi gli Stati
acquistano in Europa la consapevolezza della loro relativa autonomia e non
accettano più passivamente di sottostare agli ordini della Chiesa, ha inizio
l'epoca dei Concordati". E Federico Coen si sofferma sul caso italiano,
contestando con forza quanti vorrebbero una globalizzazione cristiana, proprio
per mantenere il Concordato: "La polemica intrapresa da papa Wojtyla e
ripresa dal suo successore circa le presunte radici cristiane dell'Italia, e
sostenuta anche da alcuni politici di mestiere noti per il loro opportunismo, è
priva di ogni fondamento. L'Italia come nazione ha origini squisitamente laiche,
nelle persone di tutti i protagonisti della gloriosa età del Risorgimento,
dalla Carboneria alla Massoneria, da Mazzini a Garibaldi. Senza dei quali non
bastavano certo le ambizioni dinastiche dei Savoia a fondare l'Italia unita.
Questa nobile tradizione laica fu travolta dal fascismo, che ottenne l'appoggio
della Chiesa alle sue imprese liberticide e coloniali, prima con il crocifisso
nelle scuole e poi con il Trattato e il Concordato del 1929, dove si affermava
che l'Italia considera fondamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della
religione cristiana secondo la tradizione cattolica. Ancora gli opportunismi di
molti politici, a cominciare da Togliatti che concordò con De Gasperi,
all'Assemblea Costituente del 1946, in contrasto con i socialisti e il Partito
d'Azione, il salvataggio del Concordato mussoliniano. Un opportunismo che si
ripropone ad opera del socialismo craxiano negli anni Ottanta, con un nuovo
Concordato, ancora più retrivo di quello fascista almeno per due aspetti:
l'elargizione dell'8 per mille a vantaggio di fatto quasi esclusivo della Chiesa
cattolica, e l'ordinamento della scuola, con la estensione dell'insegnamento
religioso a tutte le scuole statali e con il potere assoluto dell'autorità
ecclesiastica nella nomina e nell'esonero dei docenti". Secondo Coen
l'opportunismo dei politicanti nella gara di omaggi al Vaticano si è visto in
tutta la sua drammaticità in occasione del cosiddetto "giubileo dei
politici" dell'anno 2000 e continua irrefrenabile ai nostri giorni: "Wojtyla
giunse ad affermare che il legislatore deve obbedire ai dettami del papa,
contribuendo all'approvazione di leggi conformi al disegno divino. Senza
suscitare la reazione di nessuno dei tanti politici presenti, di destra e di
sinistra. Un opportunismo che ai nostri giorni si ripropone con il partito della
Margherita diretto da Rutelli che in età matura si scopre cattolico osservante.
Un opportunismo che si manifesta anche in questa vigilia elettorale con
l'ostracismo che si tenta di dare, nello schieramento di centro-sinistra, alle
proposte laiche di Boselli e della Bonino". Ma le speranze non sono perse,
infatti, ha concluso il direttore di Lettera Internazionale: "la coscienza
laica degli italiani e degli stessi romani si è manifestata nel febbraio di
quest'anno con il grande corteo dei diecimila che si è tenuto sabato scorso al
centro della capitale all'insegna "Giù le mani del Vaticano
dall'Italia", a cui la nostra Associazione Nazionale del Libero Pensiero
Giordano Bruno ha dato la propria adesione e partecipazione. Dunque forse
qualche cosa sta cambiando anche da noi".
In piazza era presente il giudice Luigi Tosti, che come noto sta sostenendo una
significativa lotta per la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici. Non
potevamo non invitarlo a prendere la parola: "Qui a Campo dei Fiori, di
fronte al monumento di Giordano Bruno -ha detto Luigi Tosti- mi sembra ancora
irreale che appena 400 anni fa un uomo fosse stato fatto ardere vivo, in mezzo
al tripudio popolare, solo perché aveva osato rivendicare, con caparbietà, il
diritto di far uso del suo cervello e quello di esprimere senza costrizioni la
propria filosofia. Ma mi sembra ancor più avvilente e grottesco che, a distanza
di 400 anni, si sia costretti ancora, proprio "nel nome di Giordano
Bruno" a lamentare che la "laicità" dell'attuale Stato italiano
sia ancora vilipesa e bistrattata dagli eredi materiali e spirituali di quegli
assassini che appiccarono quell'infame rogo. Qui, di fronte al Martire del
Libero Pensiero - ha ironizzato il coraggioso giudice- provo però anche un
sentimento di sollievo: a Giordano Bruno riservarono una morte tremenda; a me,
che chiedevo di togliere la presenza del simbolo partigiano del crocifisso dalle
aule giudiziarie, la Repubblica ha inflitto una condanna a sette mesi di
reclusione ed una rimozione (per adesso temporanea) dalla magistratura".
Luigi Tosti ha quindi polemizzato con la recentissima sentenza del Consiglio di
Stato che ha sancito, grottescamente, la legittimità del crocefisso nelle aule
scolastiche perché confermativo del principio di laicità dello Stato italiano.
E mordacemente ha concluso: "E' come se i due vigili urbani che hanno
deposto la Corona del Comune di Roma sotto la statua di Bruno, si fossero
presentati alla cerimonia con vistosi crocifissi appesi sopra la divisa: chi
avrebbe potuto affermare -se non con la mala fede del Consiglio di Stato- che
quelle divise addobbate con crocifissi potessero esprimere il valore
"laico" delle istituzioni?".
Il presidente nazionale, avv. Bruno Segre, ha ringraziato il giudice Tosti per
essere intervenuto riconfermandogli la solidarietà di tutta la nostra
Associazione.
Terminati gli interventi dei relatori, presentati da Barbara Lattanzi, è
iniziata la seconda parte della manifestazione: "parole...suoni...movimento",
sapientemente condotta da Criz ed Elisabeth Manai.
Un successo la toccante interpretazione di testi di Giordano Bruno (da "Il
Candelaio" alla "Cena delle Ceneri"; dal "De l'infinito
universo et mondi" al "De causa principio et uno"; dallo
"Spaccio della Bestia trionfante" alla "Cabala del cavallo
pegaseo"; dall' "Oratio consolatoria" al "De Monade")
delle giovani bruniane Alessandra De Angelis, Fabiola Perna, Camilla Scrugli,
Carlotta Spizzichino, Arianna Zapelloni Pavia.
Attesissima la poesia composta per l'occasione e recitata da Mara de Mercurio:
"Un tempo udivamo/ le sirene./ Uscivano chete dal mare/ vibravano code
scintillanti./ Chiudevamo gli occhi/ per sentirle cantare. Un tempo le sirene/
venivano da un sogno/ Compagne di illusione/ chiedevano l'infinito/ E noi con
loro./ Così andavamo spediti/ dal mare alla luna/ dal sogno alla realtà./ Un
tempo la chiamavamo/ Libertà./ oggi è ancora lontana/ tra nuvole e ambigui
sorrisi./ Indietro non si torna./ Qui e sempre/ la voce è Libertà".
Applauditissima la performans della bravissima Maria Teresa Lubrano, che con le
sue figurazioni di danza, sulle note di "There you'll be" (lì tu ci
sarai), ha espresso l'anelito a rompere costrizioni e vincoli dogmatici. Una
speranza ed un anelito. Ovunque e sempre.
Apprezzatissimi gli interventi musicali del trio di musica medievale di Augusto
Mastrantoni, Maria Grazia Acreman, Anna Zilli che hanno fatto rivivere il clima
della ribellione goliardica; nonché le ballate (lamento in morte di giordano
bruno, viva la libertà, canto popolare slavo, si fosse foco) del valente
cantautore e musicoterapeuta Rolando Proietti Mancini.
Sono seguiti quindi i recitativi di noti professionisti dello spettacolo, da
sempre impegnati nella battaglie libertarie per la difesa e l'affermazione della
laicità e dei diritti civili: il Centro Studi Enrico Maria Salerno,
l'Associazione Culturale 321, gli attori Roberto Iannone, Pietro Biondi e
Roberto Galvano. Grande protagonista è stato ancora Giordano Bruno. Rievocato
con passi delle sue opere, ma anche attraverso "contaminazioni" di
autori classici e contemporanei, nonché mediante proposizioni di parti del suo
processo.
Lo scrittore, Adriano Petta, commosso, al termine della manifestazione, ci ha
detto: "quando scrivevo "Roghi fatui", sognavo che proprio qui a
Campo dei Fiori venissero recitati ritagli di questo mio lavoro dedicato a
Giordano Bruno. Ora sono felice. Il mio sogno si è realizzato".
Erano ormai le 20.00, quando Maria Mantello, insieme a Barbara Lattanzi, a Criz
ed ad Elisabeth Manai, ha salutato e ringraziato tutti i presenti, ricordando
brunianamente che è necessario "resistere per esistere".
Che il Nolano, Giordano Bruno, debba
continuare a essere torturato anche da morto (bruciato e disperso ai quattro
venti nel 1600) proprio non mi va giù. Sono stato lo scorso 17 febbraio aCampo dei Fiori (lì dove il rogo arse) a Roma, per la celebrazione del
406° anniversario della morte. E’ stata la prima volta, non ci ero mai andato.
E’ stata l’ultima, non ci andrò mai più. Lo ammetto, ero lì
principalmente per fare l’untore. Volevo lasciare alla folla che riempiva la
piazza i volantini che mi ero “fatto in casa” quella stessa mattina prima di
partire e che annunciavano finalmente, dopo cinque anni di patimenti, l’uscita
del libro Chi ha paura di Giordano Bruno? Così ho fatto, salvo constatare poi che la folla che avevo
nelle mie proiezioni mentali era in realtà un circolo di pochi e sparuti
intorno al monumento del filosofo. Dove un maxischermo per una eventuale
proiezione di frammenti di nolana filosofia o del film di Montaldo, di
fatto proibito in TV? Dove una seppur essenziale scenografia per avvicinare con
immagini e suoni i giovani, a cui Bruno già volgeva lo sguardo dal suo secolo,
solo in transito (e rapido) nella piazza? Dove un gazebo in cui si raccontasse
anche per sommi capi e con qualche pieghevole chi è (stato) ed in che modo
illuminante vedesse il mondo Giordano Bruno?
Niente di tutto questo. Solo campane suonate
a morto, facce da crisantemi, discorsi stantii rispolverati per l’occasione,
uno stendardo, quello della città di Nola, sdrucito e agonizzante come il suo
Sindaco e relativo discorso, corone di fiori ai piedi di una statua che proprio
di fiori, ben più colorati e vivi, ne vede tutti i “santi giorni”, un
portavoce (….del portavoce) del Sindaco Veltroni, evidentemente affaccendato
in cose ben più importanti del ricordo del Nolano e come unica televisione a
riprendere la memorabile manifestazione: Tele Nola! Francamente non ho idea di
come Bruno sia potuto rimanere immobile e, apparentemente, attento per tutto il
tempo a seguire qualcosa di una noia mortale. Devono essergli venute due palle
di bronzo, ho pensato prima di andar via….. anche a lui! Adesso, intendiamoci,
non è mia intenzione criticare e affossare l’operato di chi, evidentemente,
deve aver fatto tutto quello che poteva con le poche risorse messe a
disposizione dall’amministrazione romana. Voglio però augurarmi che sia
l’ultima volta che si piange il morto e che si uccide pensiero e spirito di
Bruno in questo modo. Giordano Bruno è vivo, è sufficiente aprire un suo testo
qualunque per rendersene conto, sarebbe bastato proiettare un po’ dei suoi Eroici
furori sul suo mantello all’imbrunire, per infiammare gli animi degli
astanti esattamente come quattro secoli fa.
I Domenicani e l'Inquisizione Romana
III Convegno
Internazionale su "I Domenicani e l'Inquisizione"
15-18
Febbraio 2006
Roma
Programma
Febbraio
15, 2006 (mercoledí)
9.30-9.45Arturo Bernal Palacios OP (Roma): Saluti.
9.45-10.30Carlo Longo OP (Roma): "Vulpes
et canes": pubblicistica domenicana fra Riforma e Rivoluzione (sec.
XVII-XVIII).
10.30-11.15Lazaro Sastre Varas OP
(Roma): Los Dominicos, la Inquisición
Romana y el Archivio Generalizio dell'Ordine dei Predicatori.
11.30-12.00Andrea Errera (Catanzaro): I
domenicani e i manuali per inquisitori tra XVI e XVII secolo.
12.00Colloquio
15.00-15.30Agostino Borromeo (Roma): Michele
Ghislieri e il Santo Ufficio Romano.
15.30-16.00Simona Feci (Napoli): L'inquisizione
a Genova nel carteggio tra Michele Ghislieri e Girolamo Franchi, 1551-1565.
16.15-16.45Michael Tavuzzi OP (Roma): Una
patente di nomina inquisitoriale del 1567.
16.45-17.15Marina Caffiero (Roma): Domenicani,
ebrei, inquisizione. Tra predicazione e conversione.
17.15Colloquio
Febbraio
16, 2006 (giovedí)
9.30-10.00J.M. De Bujanda (Sherbrooke):
Los dominicos en la organización y en el
ejercicio de la censura. Examen de las obras de los dominicos en el Índice
Romano.
10.00-10.45Claus Arnold (Frankfurt am
Main): Il progetto d'espurgazione delle
opere del Gaetano nelle Congregazioni romane dell' Indice e dell' Inquisizione
(1558-1601).
11.00-11.30Juan Ignacio Pulido Serrano (Alcalá de Henares): El Índice de Libros Prohibidos romano en el conflicto entre dominicos y
jesuitas españoles
(1620-1640).
11.30-12.15Giovanni Romeo (Napoli): Inquisitori
domenicani e streghe in Italia tra la metà del Cinquecento e la metà del
Seicento.
12.15Colloquio
15.00-15.30Guido Dall'Olio (Ferrara): Domenicani
e inquisizione nella documentazione bolognese.
15.30-16.00Giovanna Paolin (Trieste): Coabitazione
difficile. I rapporti tra commissari domenicani e inquisitori francescani nelle
diocesi venete.
16.15-16.45Andrea Del Col (Trieste): Gli
archivi dispersi delle sedi inquisitoriali domenicani: i casi di Piacenza e di
Parma.
16.45-17.15Oscar Di Simplicio (Roma): Comparazione
tra due agenzie (Siena e Modena).
17.15-17.45Vincenzo Lavenia (Pisa): "Inquisitore
del Papa, e non del Duca." L'ordine domenicano e l'Inquisizione in Piemonte
nella prima età moderna.
17.45Colloquio
Febbraio 17, 2006 (venerdí)
9.30-10.00Francesco Beretta (Lyon): Les
dominicains et le procès de Galilée.
10.00-10.30Germana Ernst (Roma): Tommaso
Campanella fra censura e autocensura. Il
caso dell' "Atheismus triumphatus".
10.45-11.15Eugenio Canone (Roma): "Che
ha da fare quell' Officio dell'anima mia?". Giordano Bruno e l’’Inquisizione’.
11.15-11.45Diego Quaglioni (Trento): Il
san Tommaso di Bruno.
11.45Colloquio
15.00-15.30Alejandro Cifres (Città del
Vaticano): La Documentazione nella
Inquisizione romana sul processo di Carranza.
15.30-16.00José Augusto Mourao OP/ Ana Cristina da
Costa Gomes (Lisboa): Ecos do
processo inquisitorial de Soror Maria da Visitação em Roma: A freira que
pintava chagas.
16.15-16.45Eduardo Franco (Lisboa): Padre
António Vieira, sj, ilibado pela censura romana.
16.45-17.15Herman H. Schwedt (Limburg):
Fra giansenisti, repubblicani e liberali
cattolici. I domenicani all' inquisizione romana ('700-'800).
17.15Colloquio
Febbraio
18, 2006 (sabato)
9.30-10.00Gigliola Fragnito (Parma): Un
archivio conteso tra Congregazione dell' Indice e Maestro del Sacro Palazzo.
10.00-10.15Hubert Wolf (Münster in
Westfalen): Presentazione del progetto a
lungo termine della Società Tedesca di Ricerca (Deutsche Forschungsgemeinschaft)
con particulare riferimento all'attività dei domenicani.
10.15-10.35Judith
Schepers (Münster i. W.): Presentazione
dell' Edizione dei Bandi.
10.35-10.55Sabine
Schratz (Münster i. W.): Presentazione
del Repertorio sistematico.
10.55-11.15Tobias
Lagatz (Münster i. W.): Presentazione
della Prosopografia.
11.15-11.30Hubert Wolf: L’impiego della
ricerca di base sull’esempio del caso „La capanna dello zio Tom“.
11.45-12.15Colloquio
12.15Giovanna Paolin (Trieste): Conclusioni.
programma
ore 21.00
atrio del palazzo comunale
inaugurazione della lapide restaurata
ore 21.30
teatro comunale
saluti fabio lambertucci
sindaco di caldarola
donato caporalini
vice presidente e assessore ai beni culturali della
provincia di macerata
interventi mauro capenti
vice sindaco di caldarola
"la lapide di giordano bruno a caldarola"
filippo mignini
ordinario storia della filosofia università di macerata
"giordano bruno alle origini dell'europa
moderna"
C O M U N E DI F I N A L E L I G U R E
Assessorato alla Pubblica Istruzione
Liceo Scientifico Statale “Arturo Issel” Finale Ligure
(SV)
Invitano alla
COMMEMORAZIONE di
Giordano Bruno
venerdì 17 febbraio 2006 ore 9.30 – 11.30
LICEO “Issel” Via Fiume 42 - Finalborgo
Gli studenti del Liceo ISSEL presentano:
I Roghi delle Idee
(parole, musiche, coreografie, immagini)
Il Dirigente Scolastico: Luigi Vassallo
L’Assessore alla Pubblica Istruzione: Nicola Viassolo
Il 16 febbraio 2006 a Castelfranci (AV), Felice Storti, noto
pittore bruniano, inaugura in Via Capogiardino 22 il
CIRCOLO GIORDANO BRUNO.
Siete tutti invitati.
Venerdì 17 febbraio, alle 17,
nella saletta delle conferenze del teatro comunale di Narni si svolgerà una
manifestazione indetta dalla Rosa nel Pugno della provincia di Terni, DS
di Narni e Associazione Civiltà Laica. Il prof. Angiolo Bandinelli, della Direzione nazionale di Radicali Italiani
e della Rosa nel Pugno, si soffermerà sulla religiosità laica di Giordano
Bruno mentre l'assessore alla cultura, Annalaura Bobbi, presenterà il progetto
per l'imminente ricollocamento della statua bronzea che i
narnesi commissionarono nel 1910 allo scultore Salvatore Buemi per ricordare
il 50° anniversario della liberazione della città umbra dal giogo pontificio.
Questa statua originariamente era stata posizionata proprio davanti alla
cattedrale all'interno di una nicchia e tra due colonne provenienti dalla sala
dell'inquisizione narnese nei sotterranei della chiesa di San Domenico. Era
rivolta nella direzione del duomo e con un indice puntato quasi in segno di
sfida. Per volontà clericale fu rimossa pochi anni dopo, le colonne vennero
distrutte e le braccia mozzate. Dal 1919 ad oggi le varie amministrazioni
comunali che si sono avvicendate non hanno avuto il coraggio di esporla. Giace
nel sottoscala del palazzo comunale in condizioni discutibili. Adesso sembra che
finalmente dopo tanta insistenza la giunta si sia decisa a renderla
pubblicamente visibile. (Segnalata da Francesco Pullia)
FILOSOFI: GIORDANO BRUNO, CONVEGNO SULLA CONCEZIONE
DELL'UNIVERSO
DOMANI A SIENA PER INIZIATIVA DELL'UNIVERSITA'
Firenze, 13 feb. - (Adnkronos) - La concezione dell'universo come infinito e la
visione liberatoria dell'uomo sono i cardini della filosofia di Giordano Bruno
(1548-1600), intellettuale che segno' il Cinquecento per la sua liberta' di
pensiero che precorreva i tempi e che gli costo' la condanna a morte per eresia.
Al pensiero di Giordano Bruno in rapporto ai cambiamenti della visione
dell'universo dal mondo antico al XVI secolo e' dedicata una giornata di studio,
che si terra' domani, martedi' 14 febbraio, a partire dalle ore 10, presso
l'aula magna storica del Rettorato dell'Universita' di Siena.
Il convegno, dal titolo ''Cosmologie bruniane'', e' un'iniziativa della scuola
di dottorato ''Logos e rappresentazione'', promossa dal Dipartimento di Studi
classici della facolta' di Lettere e filosofia dell'Universita' di Siena.
La seconda meta' del Cinquecento fu segnata infatti da importanti novita' in
campo astronomico che sembravano confermare le diffuse aspettative della
prossima seconda venuta del Cristo e della fine del mondo. Giordano Bruno,
all'interno della sua riforma cosmologica, rifiuto' questa visione perche'
connessa ad concezione sbagliata del rapporto tra Dio e l'Universo e limitativa
della liberta' dell'uomo, abbracciando le nuova teoria scientifica copernicana.
La giornata verra' aperta dal professor Gioachino Chiarini, preside della
Facolta' di Lettere dell'Ateneo senese, con un intervento su ''L'universo nello
scudo di Achille''. All'incontro parteciperanno anche studiosi di universita'
straniere che proporranno delle riflessioni sul pensiero di Giordano Bruno.
(Sin-Pam/Col/Adnkronos)
VIVO
SPECCHIO DELL'INFINITA DEITA' Giornata in memoria di Giordano
Bruno
VENEZIA
17 febbraio 2006 ore 9:00
- Scoletta
dei Calegheri, San
Toma' - Venezia
replica mercoledì 17 maggio
presso il Centro Zitelle Culturale e Multimediale
INGRESSO LIBERO
Libera
Associazione di Idee
propone una giornata dedicata a Giordano Bruno, filosofo spesso obliato
e che tuttavia si inserisce nella storia del pensiero occidentale in
qualità di precursore della modernità e di attento osservatore della
Natura in tutte le sue manifestazioni
L’opera di Giordano Bruno è
poliedrica, spazia da questioni ontologiche, etiche, di fisica e
medicina, di arte della memoria e di teoria della conoscenza, nonché
di religione.
L’incredibile sfaccettatura del
suo pensiero, unita ad un sapienziale uso dell’immagine-simbolo e
del mito, offrono un linguaggio di comunicazione che può abbracciare
infiniti piani semantici, nonché infinitimodi di
comprendere e riflettere.
Per tale ragione si presta ad essere
un autore accostabile da molteplici tipologie di persone,
indipendentemente dalla loro formazione culturale, e quest’ultimo è
uno degli obiettivi che vorremo far emergere da questo incontro.
L’incontro che proponiamo, fedeli
allo spirito stesso dell’autore, prevederà dunque innanzitutto
l’interazione tra espressioni culturali differenti: si è pensato un
momento di lettura ‘teatralizzata’ di alcuni passi particolarmente
significativi ed evocativi delle sue opere, la proiezione di immagini
di matrice bruniana elaborate attraverso degli specifici programmi per
il P.C., una breve introduzione al pensiero dell’autore ed alcuni
interventi di carattere sperimentale che rielaborino il materiale
prodotto dal Nolano tuttavia visto da differente prospettiva.
Infine seguirà la proiezione
della pellicola ‘Giordano Bruno’ di Giuliano Montaldo
pregevole dal punto di vista di coerenza rispetto al pensiero
dell’autore ed interessante nell’interpretazione del Bruno di Gian
Maria Volontè.
Quest'evento è realizzato grazie al
contributo di ESU
Cultura e alla gentile disponibilità
della Municipalità di Venezia Murano Burano e del Gruppo di Lavoro
della Biblioteca di San Toma'
VI CERTAME
INTERNAZIONALE BRUNIANO
(VI International Brunean Certamen)
Nola (Napoli - Italia) - 28-29-30 Aprile 2006
CON
IL PATROCINIO E LA COLLABORAZIONE:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA
MINISTERO PER GLI ITALIANI NEL MONDO
PROVINCIA DI NAPOLI
Il Comune di Nola, l'Agenzia per lo Sviluppo dell'Area Nolana, il Liceo Classico
“G. Carducci” di Nola, l'Associazione Turistico- Culturale Meridies, il
Parco Letterario “G. Bruno”, la Fondazione “G. Bruno”, in collaborazione
con la Rete Europea dei Comuni
Bruniani (con il Comune di Noli partner per l'edizione 2006) ed i Comuni di
Cimitile e di Casamarciano, indicono il VI Certame Internazionale Bruniano
riservato agli alunni degli istituti superiori pubblici e privati e delle
università italiane e straniere che studiano le
opere e la figura di Giordano Brunoo
PREMI
SEZIONE ISTITUTI SUPERIORI
1°
Premio 2000 Euro
2° Premio 1000 Euro
3° Premio 700 Euro
4° Premio 500 Euro
5° Premio 300 Euro
PREMI VARI
Per informazioni e adesioni: Comune di Nola tel. (+39)0818226207 fax
(+39)0815125923
Meridies tel. (+39)3356337963-(+39)3476114697 fax (+39)0818236509
Liceo "G. Carducci" tel. (+39)0815126643
22
- 29 APRILE 2006 SETTIMANA BRUNIANA DEL LIBRO
I libri di Bruno e su Bruno a prezzi scontati presso le librerie
Guida e Millennio di Nola
------------
Il Certame Internazionale Bruniano, patrocinato dal Ministero
dell’Educazione, dal Ministero per gli Italiani nel Mondo della Repubblica
Italiana e dalla Provincia di Napoli, e giunto quest’anno alla sesta edizione,
è sicuramente la più grande ed importante manifestazione culturale dedicata a
Giordano Bruno ed alla filosofia che si svolge in Italia, sia per numero di
persone coinvolte, sia per la grande e diffusa partecipazione territoriale che
abbraccia tutte le regioni d’Italia e l’estero. E’ organizzato dal Comune
di Nola, dal Liceo Classico “G. Carducci” di Nola, dall’Associazione
Meridies, dall’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’Area Nolana e dal Parco
Letterario “G. Bruno”, in collaborazione con numerosi enti pubblici e
privati, e con la preziosa consulenza scientifica di docenti universitari e
studiosi di filosofia, coordinati dal Prof. Aniello Montano. Il
primo, ed ancora unico certame internazionale di filosofia che si svolge in
Italia, è dedicato a Giordano Bruno ed è rivolto a tutti gli alunni italiani e
stranieri degli ultimi due anni di corso delle scuole
secondarie pubbliche e private che studiano filosofia e, quest’anno per la
prima volta, anche agli studenti delle università.
La
manifestazione, che si svolge per questa edizione il 28-29-30 aprile 2006, viene
promossa in modo capillare attraverso la spedizione, entro il mese novembre, a
tutte le scuole italiane e straniere del bando di concorso. Alla quinta edizione
hanno preso parte 203 alunni (più una cinquantina di accompagnatori)
provenienti da tutte le regioni italiane, con la partecipazione straordinaria di
45 ospiti francesi dalla Bretagna ed uno studente del Liceo Scientifico di
Tunisi. Nelle edizioni già realizzate hanno preso parte complessivamente circa
millequattrocento persone, provenienti da tutte le regioni d’Italia e
dall’estero, che sono giunte a Nola e che hanno avuto la possibilità, oltre
di “gareggiare” su Bruno, anche di conoscere ed apprezzare il rilevante
patrimonio culturale e monumentale del territorio, tra cui il famoso villaggio
preistorico venuto recentemente alla luce, attraverso i percorsi organizzati
nelle giornate di permanenza dall’Associazione Meridies.
E’
estremamente bello e gratificante vedere l’impegno e la grande voglia di
confrontarsi ed approfondire il pensiero bruniano di centinaia di giovani
provenienti da scuole di tutto il territorio nazionale e dall’estero, di
conoscere i “luoghi bruniani” e di assaporare lo spirito e l’anima del
Nolano, nella sua terra d’origine. Il Certame Bruniano ha inoltre il pregio di
far sì che altre migliaia di giovani si possano accostare al pensiero del
grande filosofo nolano, visto che la maggior parte delle scuole impegnate,
effettuano selezioni tra gli alunni che, numerosi, chiedono di poter
partecipare.
La
manifestazione, per tali motivi,ha
già ottenuto un grande risultato in termini culturali e formativi, oltre ad
essere un appuntamento di grande rilevanza turistica e promozionale, visto che i
partecipanti affollano a spese proprie gli alberghi del territorio, con un non
secondario indotto economico.
18/02/2006
NOLA. IL CONCORSO SI SVOLGERÀ IN APRILE
Aspiranti pensatori in gara
Dalla Libia e dall’Iran richieste per il Certamen bruniano
Nola. Il Certamen bruniano supera i confini nazionali: i termini
per partecipare alla gara letteraria, in programma dal 28 al 30 aprile,
non sono ancora scaduti ma tra le tante adesioni già raccolte spicca già
quella di una studentessa di Zurigo. A richiedere informazioni anche
scuole della Libia, dell'Iran e della Francia. La presenza degli
stranieri non è comunque l'unica novità del duello a colpi di penna
ingaggiato dagli alunni. Quest'anno infatti a partecipare al Certamen ci saranno anche gli studenti
universitari. Per loro è prevista una sezione speciale e ovviamente un
premio specifico. I preparativi fervono dunque e oggi, proprio in
occasione delle celebrazioni bruniane, l'iniziativa sarà ufficialmente
presentata con una cerimonia che prevede la firma di un protocollo che
regolerà l'organizzazione delle prossime edizioni della kermesse
letteraria. L'accordo sarà firmato questa mattina nella sala consiliare
del municipio di Nola. Un patto, per assicurare continuità all'evento,
che sarà sottoscritto dal comune di Nola, dall'associazione Meridies,
dal liceo classico «Carducci» e dall'Agenzia di sviluppo dei comuni
dell'area nolana. Il protocollo d'intesa, che assegna ad ognuno dei
soggetti coinvolti mansioni specifiche, sancirà anche l'impegno formale
da parte dell'amministrazione comunale a stanziare fondi per il Certamen
«al
quale così - ha sottolineato Angelo Amato de Serpis, l'associazione che
sei anni fa ebbe l'idea di organizzare la gara letteraria dedicata a
Giordano Bruno - sarà garantita continuità e stabilità». ca.fu.
Nel quadro della ricorrenza del quarto centenario della morte di Bruno, il
Comitato Nazionale Giordano Bruno ha promosso con il concorso
di Enel e Ina Assitalia una mostra storico documentaria che verrà
inaugurata dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giovanna
Melandri il 6 giugno prossimo e rimarrà aperta sino al 30 settembre. Le
prime edizioni dei libri del filosofo e frate domenicano, dal De umbris idearum
Ars memoriae alla Summa terminorum metaphysicorum,
scritte nella sua peregrinatio in Europa sul finire del XVI secolo e stampate
tra il 1582 e il 1609 a Parigi Londra, Wittenberg, Francoforte, Helmsted, Praga,
Zurigo e Marburgo - per la prima volta riunite insieme a Roma alla Biblioteca
Casanatense con prestiti da alcune tra le più importanti biblioteche europee
– saranno esposte per quattro mesi nel salone monumentale della Biblioteca
stessa.
In mostra documenti originali sulla vita del filosofo, sui dieci anni della sua
reclusione, sui processi a Venezia e a Roma, la condanna a morte,
l’iconografia del periodo nonchè l’esposizione di opere di altri autori
legati al mondo di Bruno. La Casanatense, una biblioteca storica fra le più
importanti d’Italia, fu fondata dal cardinale Casanate alla fine del seicento
in un edificio annesso a quelle stesse mura che, nel ‘500 all’epoca di
Bruno, ospitavano il più importante convento domenicano di Roma – quello di
Santa Maria sopra Minerva – e dove lo stesso filosofo soggiornò.
La sapienza e la giustizia
cominciarono ad
abbandonare la terra allorquando i dotti, organizzati in
sette,
cominciarono a usare la loro dottrina a scopo di lucro.
(De immenso)
Due
domenicani, l’uno di fronte all’altro, ambedue "napolitani nati e
allevati sotto più benigno cielo": Giordano Bruno, accigliato, nella
riproduzione in grandezza naturale del monumento di Campo de’ Fiori,
deve sopportare il sorriso indulgente della statua del padrone di casa, il
cardinale Gerolamo Casanate, che accoglie nella sua biblioteca i libri
messi all’indice del confratello "eretico pertinace".
Non è l’unica sorpresa che riserva la cerimonia di inaugurazione,
svoltasi il 6 giugno scorso a Roma, della mostra "Io dirò la verità"
Giordano Bruno 1548-1600.
Torquato e Nundinio, li ricordate? I due pedanti oxoniensi della Cena
delle Ceneri ? Ci sono anche loro.
Accolgono sulla porta ministri e deputati, inseguono per le sale
personaggi politici, distribuiscono furtivamente solo ad autorità,
parenti e amici le copie del catalogo di una mostra costata, pare,
quattrocento milioni, guardando come intrusi i veri appassionati della
Nolana filosofia.
E’ il trionfo della pedanteria e dell’arroganza accademica: di tutto
ciò, insomma, che Bruno aveva combattuto e subìto in vita e continua a
subire anche da morto.
Come la mettiamo, illustri dottori ? Ora vi interessate a Giordano Bruno,
ne parlate, ma solo in termini di sponsorizzazioni per vuoti convegni, o
di copie vendute dei vostri costosi libri.
Stanno per uscire, dopo quattro secoli di attesa le traduzioni italiane
delle opere magiche e mnemotecniche. Chi vorrà leggerle potrà finalmente
farlo: se potrà pagarsele, é ovvio.
Questo è per voi il modo giusto per far conoscere Bruno, diffondere la
sua filosofia tra i giovani ? No, questo serve solamente a riempirvi le
tasche, a giustificare i vostri giochi di potere, le vostre squallide
beghe accademiche.
Ma non provate un po’ di vergogna, quando, agghindati come manichini in
doppio petto, parlate di Giordano Bruno da quegli stessi pulpiti, alla
Sorbona o ad Oxford, dai quali Egli fu scacciato e costretto a cercare in
giro per l’Europa un posto dove poter vivere e pensare liberamente?
Giovanni Bovio diceva bene: "C’è un Bruno che non appartiene ai
filosofi di professione, agli accademici salariati, ma è di tutti gli
uomini colti o che cercano appassionatamente la verità. Noi non
tollereremo che la corporazione degli accademici lo sequestri per sé."
Se veramente provate rispetto e ammirazione per questa grande anima,
scendete dunque dalle vostre cattedre dorate e fate a dorso di
"asino" il cammino che vi porti, a ritroso, a ritrovare le
radici e il senso della Nolana filosofia.
Intanto il ministro, dopo aver recitato il suo diligente compitino,
infarcito di tutti i collaudati luoghi comuni sul martire del libero
pensiero, ha finalmente tagliato il nastro e si avvia, circondato da un
codazzo di fotografi e cineoperatori, a visitare la mostra.
Noi lo faremo domani, quando i pedanti saranno tornati alle loro gravose
(e lucrose) occupazioni. Lasciamo che stanotte, nel silenzio della sala
deserta, i due domenicani di Napoli, si dicano la verità!
Guido
del Giudice
Domenica 4 Giugno 2000
Giordano Bruno, tutte le carte dell’eresia
di Tullio Gregory
«Fa meraviglia che quest’asino possa chiamarsi dottore»: così Bruno
scriveva sul frontespizio di una copia fresca di stampa (1581) del Quod
nihil scitur che l’autore — il portoghese Francisco Sanchez, suo
collega all’Università di Tolosa, «dottore, filosofo e medico» —
gli aveva regalato con una dedica altisonante: «Al chiarissimo signor
Giordano Bruno dottore di teologia e filosofo acutissimo, Francisco
Sanchez lo dona in segno di amicizia e di venerazione».
È questo uno dei pezzi curiosi e rari (oggi alla Biblioteca
universitaria di Wroclaw) esposti nella mostra storico-documentaria su
Giordano Bruno che il ministro Giovanna Melandri inaugurerà a Roma il 6
giugno prossimo, presso la Biblioteca Casanatense, promossa dal Comitato
nazionale per il quarto centenario della morte di Giordano Bruno, con il
contributo di Enel e di Ina-Assitalia.
Significativi e preziosi documenti — manoscritti, incisioni, stampe
provenienti da ogni parte d’Europa — scandiscono l’itinerario
della mostra che si articola lungo due percorsi fra loro fortemente
connessi: la vita e la peregrinatio europea di Giordano Bruno, il
contesto culturale e politico della seconda metà del Cinquecento.
Punti cruciali dei due percorsi: gli studi a San Domenico Maggiore a
Napoli, quindi l’itinerario da Napoli a Roma fino a Venezia, sempre
inseguito dalla paura di processi a suo carico relativi al periodo del
noviziato napoletano; poi l’avventuroso passaggio nella Ginevra di
Calvino (1579), gli anni di Tolosa e di Parigi. Qui raggiunse tale
notorietà con il suo insegnamento e con i suoi scritti sull’arte
della memoria che Enrico III di Valois — dice Bruno nelle
dichiarazioni rese all’Inquisitore di Venezia — «mi fece chiamare
un giorno, ricercandomi se la memoria che avevo e che professava, era
naturale o pur per arte magica; al qual diedi sodisfazione; e con quello
che li dissi e fece provare a lui medesimo, conobbe che non era per arte
magica, ma per scienzia». Ma neppure a Parigi Bruno si sentiva a
proprio agio, anche per la situazione politica tutt’altro che
tranquilla. Del resto ai parigini si era presentato con il Candelaio
(1582) in questi termini autobiografici: «l’autore, si voi lo
conosceste, dirreste ch’ave una fisionomia smarrita: par che sempre
sii in contemplazione delle pene dell’inferno, par sii stato alla
pressa come le barrette: un che ride sol per far comme fan gli altri:
per il più lo vedrete fastidito, restio e bizzarro: non si contenta di
nulla, ritroso come un vecchio d’ottant’anni, fantastico com’un
cane c’ha ricevuto mille spellicciate, pasciuto di cipolla».
Abbandonata Parigi, Bruno — «Academico di nulla Academia, detto il
Fastidito» — si dirige in Inghilterra (1583) al seguito
dell’ambasciatore di Francia Michel de Castelnau; ma non sfuggiva al
controllo della diplomazia, se già prima che arrivasse a Londra, un
dispaccio dell’ambasciatore inglese a Parigi indirizzato al Primo
segretario del Regno Francis Walsingham informava: «il dottor Giordano
Bruno Nolano, professore di filosofia, ha deciso di venire in
Inghilterra: non raccomando la sua religione».
A Oxford Bruno entrò subito in urto con autorevoli dottori, da lui
qualificati «pulcini entro la stoppa» e «maiali», sicché dovette
abbandonare l’insegnamento, malgrado la protezione degli ambienti di
Elisabetta. Tuttavia il periodo inglese è nella vita di Bruno
fondamentale: a Londra infatti pubblica tutti i suoi dialoghi italiani
(1584-’85), ai quali deve la sua maggiore fama (oggi ristampati in
anastatica a cura di E. Canone presso Olschki, e godibili, con
amplissimo commento, in moderna edizione, nei Meridiani di Mondadori,
per cura di M. Ciliberto). La mostra espone gli originali e, per la Cena
de le Ceneri, l’esemplare della Trivulziana di Milano, l’unico di
una tiratura che presenta interventi di Bruno per modificare la seconda
parte del secondo dialogo e il principio del terzo. Qui, nei dialoghi
italiani, tutti i grandi temi della filosofia bruniana: l’infinità
dell’universo popolato di infiniti mondi, luogo dove i contrari si
oppongono e si unificano, infinito disteso nel tempo e nello spazio,
ontologicamente distinto dall’infinito in un atto solo, Dio, che a
esso tuttavia si intrinseca; universo che tutto da sé genera per
l’azione di quel fonte delle forme che è l’anima del mondo, natura
efficiente che nulla pone fuori di sé, e nella quale si risolvono gli
esseri molteplici, «volti labili» di uno immobile, perseverante ed
eterno essere».
In questo orizzonte, i temi dell’eterna vicissitudine, dell’eroico
furore, della critica al cristianesimo, della riforma morale e
religiosa.
La peregrinatio bruniana riprende dopo il soggiorno inglese: la mostra,
con costanti riferimenti all’ambiente culturale e politico, segue il
Nolano a Parigi, poi nei suoi vari — e per alcuni aspetti felici —
soggiorni in Germania fra Magonza e Marburgo, Wittenberg e Francoforte.
Qui scrive alcune delle sue opere maggiori, presentate nelle stampe
originali: centrali per il pensiero di Bruno il De triplici minimo et
mensura, il De innumerabilibus, immenso et infigurabili e il De imaginum
signorum et idearum compositione, tutti pubblicati a Francoforte nel
1591 e ora ristampati in anastatica dall’editore Agorà di La Spezia.
Agli anni passati in Germania risalgono alcuni dei rarissimi manoscritti
bruniani su cui la mostra si sofferma: come la xilografia dell’assedio
di Nola (città natale di Bruno) da parte di Annibale, oggi alla
Lutherhalle di Wittenberg, sul retro della quale l’8 marzo 1588 Bruno
scriveva: «Salomon et Pythagoras / Quid est quod est? / Ipsum quod fuit.
/ Quid est quod fuit? / Ipsum quod est. / Nihil sub sole novum». Testo
al quale Bruno teneva assai, se lo aveva scritto qualche tempo prima
nell’Album amicorum di Hans von Warnsdorf (oggi alla Biblioteca di
Stoccarda), tornandovi sopra con insistenza nelle sue opere. Così già
nel De la causa, principio et uno: «Questo lo ha possuto intendere
Pitagora, che non teme la morte ma aspetta la mutazione: ... questo lo
ha inteso Salomone, che dice non esser cosa nova sotto il sole: ma quel
che è, fu già prima».
Al periodo tedesco risalgono anche gli scritti magici di Bruno, parte
non marginale della "nolana filosofia": ove la magia si
propone come conoscenza dei segreti della natura e come tale capace di
produrre opere che gli incolti ritengono miracolose. Scienza, la magia,
coglie «il punto dell’unione» al di là dei contrari e degli
opposti.
Nel corso del 1591 Bruno rientra in Italia e — dopo un breve soggiorno
a Padova — si stabilisce a Venezia in casa di Giovanni Mocenigo che
l’aveva invitato perché gli insegnasse l’arte della memoria: ma
dopo poco tempo, il suo ospite, insoddisfatto delle lezioni e temendo
che Bruno lo abbandonasse, lo denunciò all’Inquisizione. I documenti
esposti nella mostra, che mettono a frutto le decisive ricerche di Luigi
Firpo, suscitano forte emozione: gli atti manoscritti del processo
dell’Inquisizione a Venezia, prestati dall’Archivio di Stato di
quella città, poi gli atti del processo romano, generosamente prestati
dall’Archivio dell’ex Sant’Uffizio, tutti logorati dal tempo e
dagli inchiostri, ma di rara efficacia testimoniale. La mostra li
presenta al termine di una sequenza di bandi e condanne del Sant’Uffizio
negli anni del processo di Bruno. Della proclamazione della sentenza nel
palazzo del cardinale Madruzzi, presso la chiesa di Santa Agnese in
Piazza Navona, l’8 febbraio 1600, ha lasciato una cruda testimonianza
Kaspar Schoppe che era presente, in una lettera del 17 febbraio (giorno
del rogo), qui esposta: la Chiesa condannava Bruno come eretico
impenitente, lo degradava, lo consegnava al braccio secolare; il
filosofo nolano — scrive Schoppe — ascoltata la sentenza, con volto
minaccioso, disse: «Forse voi pronunciate la sentenza contro di me con
più paura di quella che io provi nel riceverla».
Altro contributo non marginale di questa mostra — che per la prima
volta mette a contatto il largo pubblico con documenti di rara
importanza — è la ricostruzione della storia dell’iconografia
bruniana: dal ritratto immaginario creato da un incisore tedesco per la
rivista «Neue Bibliothek» del 1715, più volte ripreso, fino ai
bozzetti della celebre — e al tempo fortemente contrastata dalla Curia
— statua di Bruno di Ettore Ferrari in campo de’ Fiori a Roma, e ad
altre ideali raffigurazioni del filosofo nolano, firmate da artisti
contemporanei.
Biblioteca Casanatense (via Sant’Ignazio, 52 - Roma), fino al 30
settembre. Orario: dal martedì al sabato 10.00-13.00/15.00-18.00; lunedì
e domenica 10.00-13.00. In agosto solo al mattino. Manifesto di C.
Lorenzetti. Catalogo pubblicato da L. Olschki.
Mercoledì
7 Giugno 2000
Mostre/Alla
Biblioteca Casanatense Giordano Bruno
nella stanza del rogo
di LUIGI VACCARI
I MANOSCRITTI, pubblicati e non pubblicati, che per la maggior parte
provengono dalle biblioteche delle Università tedesche. Le stampe
originali di tutte le opere: sia latine sia volgari. I reperti, «tanto
rari quanto preziosissimi»: dai codici di Erlangen, di Augsburg, di
Jena ai documenti della fase veneta del processo, conservati
nell'Archivio di Stato di Venezia, e della più lunga fase romana,
conservati nell'archivio dell'ex Sant'Uffizio: deposizioni, minute,
verbali che, esposti nella loro materialità, di carte anche bucate
dall'inchiostro e ormai invecchiate, restituiscono una realtà più viva
di quella offerta dalla stampa moderna. Una notevole serie di
testimonianze. Il tutto radunato e proposto insieme per la prima volta.
(E di alcuni testi esistono soltanto una o due copie al mondo). Giordano
Bruno, il filosofo e frate domenicano nato a Nola nel 1548, condannato a
morte dalla Chiesa cattolica per eresia e il 17 febbraio 1600 arso vivo
a Roma, in piazza Campo de' Fiori, rivive nella Mostra
storico-documentaria "Io dirò la verità", promossa
dal Comitato Nazionale per le sue Celebrazioni, nel quarto centenario
della morte, con il concorso di Enel e Ina Assitalia, e il patrocinio
dell'Accademia Nazionale dei Lincei.
L'esposizione è stata inaugurata, nel pomeriggio di ieri, alla
Biblioteca Casanatense dal ministro per i Beni e le Attività Culturali
Giovanna Melandri e resterà aperta fino al 30 settembre. «La Mostra»,
spiega Michele Ciliberto, storico della Filosofia e presidente del
Comitato, «ambisce ad avere un significato didattico nel senso più
alto del termine, dando un contributo di prima mano e rigorosamente
fondato a una conoscenza sia dell'opera del più significativo pensatore
del tardo Rinascimento, e uno dei grandi "novatori" della
prima età moderna, sia della società nella quale egli visse fino alla
morte sul rogo del quale il giornale dell'Arciconfraternita di San
Giovanni Decollato dà una tragica testimonianza».
Paola Gregory, architetto, ha costruito, nell'enorme Salone della
prestigiosa Biblioteca storica, un percorso su due livelli. Ha
utilizzato le tradizionali bacheche ottocentesche della Casanatense per
proporre gli originali dei materiali documentari, alternati con pannelli
esplicativi che contestualizzano e illuminano gli oggetti esposti
ricostruendo l'ambiente politico-culturale e sociale della seconda metà
del Cinquecento, legato alle tappe della peregrinatio in Europa di
Bruno. Inserita in questo contesto europeo, la Gregory ha creato una
zona centrale, sopraelevata, nella quale è possibile seguire più da
vicino l'attività di scrittore del filosofo. E osservare le prime
edizioni dei suoi libri: dal De umbris idearum e Ars memoriae alla Summa terminorum metaphysicorum, scritte sul finire del XVI
Secolo e stampate fra il 1582 e il 1609. Fino all'ingresso finale nella
stanza del rogo, dove "Io dirò la verità" si chiude
con alcuni momenti tragici della nascita del pensiero moderno: i
manifesti originali del Sant'Uffizio con i quali sono messe all'indice
le opere del nolano e di Tommaso Campanella; i bandi che proibiscono la
lettura del De revolutionibus di Nicola Copernico e del Dialogo
sopra i due massimi sistemi di Galileo Galilei. E manifesti e
bandi dànno anch'essi una dimensione di storia reale, quasi materiale.
E' stata anche ricostruita la vicenda della iconografia bruniana. Non
esiste alcuna raffigurazione delle effettive sembianze del frate
domenicano (che decise di deporre l'abito nel 1576). Un ritratto, «come
carattere dell'uomo, con qualche notazione relativa all'aspetto», si può
delineare dai suoi libri e dalla documentazione processuale, in
particolare da quella relativa alla fase veneta. La Mostra si affida a
un'incisione del primo Settecento, pubblicata dalla rivista tedesca Neue
Bibliothek e resa famosa dalle modificazioni fatte nel 1824; ai tanti
bozzetti esistenti; ad alcuni particolari della statua di Ettore Ferrari
a Campo de' Fiori, colti con efficacia fotografica moderna; ad altri
artisti contemporanei che hanno riflettuto sull'immagine di Giordano
Bruno.
Per concludere. "Io dirò la verità", non trascurando
rigorosissimi criteri scientifici, elimina ogni discorso criptico e ogni
tecnicismo, ribadisce Ciliberto. L'ambizione è che i visitatori e le
scolaresche (che alla Casanatense, diretta da Angela Cavarra, si
augurano affluiranno numerose) possano cogliere, oltre i tanti miti, «il
volto effettivo della personalità e dell'opera del più significativo
pensatore del tardo Rinascimento».