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Giordano Bruno, il
Profeta
"Me disse bene quel padre
prior del Carmine de Francoforte, domandandoli che homo era il detto
Giordano, che egli haveva bel ingegno et delle littere, et era homo
universale, ma che non haveva religione alcuna.."
Non sbagliava il libraio Giacomo Brictano, nella sua deposizione dinanzi
al tribunale veneto dell’Inquisizione.
Il pensiero di Bruno è profondamente anti-religioso, anti-cristiano,
anti-riformato , anti-aristotelico.
Bruno insomma è "anti": ma non solo per il suo spirito
ribelle, per il carattere orgoglioso, polemico.
Non si scambino gli effetti con le cause.
Bruno è "anti" per smania di libertà di pensiero, per
insofferenza a qualsiasi imposizione dogmatica.
Perché la "nova filosofia" può affermarsi solo se si sgombra
il campo dalle superstizioni e dai falsi principi.
L’intuizione sovvertitrice dell’infinità dell’universo nasce in
lui dalla conoscenza delle antiche dottrine ermetica, egizia, greca, che
contenevano già in embrione i principi generatori della concezione
infinitista. Ma egli infonde in tutto ciò il suo ineguagliabile ardore
intellettuale e il suo entusiasmo didattico, che, allorquando "la
luce di Copernico" viene a dare sostegno alle sue idee, lo rende
consapevole della sua missione di Mercurio in terra.
Si è posto anche ultimamente l’accento sul fatto che Bruno non era un
matematico, che le sue idee riposavano soltanto su intuizioni , magari
geniali ma non accettabili dall’emergente spirito scientifico
seicentesco per la mancanza di qualunque matematizzazione. Ma è proprio
qui la grandezza di Bruno, ciò che fa di Lui un vero e proprio profeta.
Di qui il fascino della sua complessa personalità, del culto della
magia naturale, della mnemotecnica, tutte attività evocatrici e
precorritrici di moderni sviluppi.
E quando, nel settembre del 1599, messo alle strette dalle intimazioni
del Santo Uffizio di abiurare i capisaldi della sua filosofia, prese la
decisione di non cedere, fino alle estreme conseguenze, questo credo che
fosse il suo spirito: quello di un profeta inascoltato che affronta il
martirio. Profeta dunque, non stregone, come alcuni vorrebbero che fosse
giudicato dalla chiesa cattolica, che bene aveva intuito le devastanti
implicazioni della sua filosofia.
Bruno è "anti", dunque, perché la sua cultura, il suo cuore,
la sua conoscenza del mondo e degli uomini gli suggerivano la via della
verità, gli mostravano la via degli infiniti mondi, il tutto filtrato e
reso evocativo dalle intuizioni ermetiche, "magiche" in senso
naturale, "furenti" in senso intellettuale.
Ed ecco spalancarsi davanti ai piedi del piccolo frate domenicano
l’immensità di Dio, dell’Universo, di Dio nell’Universo di cui
noi siamo solo l’ombra, il negativo che solo attraverso un processo di
"inversione intellettuale" può arrivare a contemplare
l’immagine positiva del Tutto.
E’ il gioco dimensionale nel tempo e nello spazio sempre presente in
Bruno, è la vicissitudine universale: "..si la mutazione è vera,
io che son ne la notte aspetto il giorno, e quei che son nel giorno,
aspettano la notte: tutto quel ch'è, o è cqua o llà, o vicino o
lungi, o adesso o poi, o presto o tardi." (Candelaio).
La sua esperienza terrena ci dà una direzione, un metodo, un
insegnamento che al di là delle contraddizioni, delle distorsioni o
delle oscurità della sua opera, sono una inestimabile eredità che il
Nolano ha lasciato a tutti gli uomini di libero pensiero. Purificato
dalle scorie di dispute teologiche che poco gli interessavano, Egli
aspetta ancor oggi di essere letto, giudicato e capito per la sua
filosofia, la sua visione della natura e del cosmo, ed è su questo che,
finalmente sgravati dal peso delle strumentalizzazioni religiose e
politiche, dobbiamo giudicare l’esperienza terrena di questo gigante
del pensiero.
Guido del Giudice
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| La
"mutazione" di Giordano Bruno
Il 17 Febbraio 1600 trasmigrava
l’anima immortale dal corpo di Filippo Giordano Bruno, ridotto in
cenere dall’intolleranza religiosa.
Non riusciva a comprendere come, in nome di pur inconciliabili
divergenze dogmatiche, si potesse negare il diritto di pensare e
difendere le proprie opinioni filosofiche.
Sperò , ingenuamente, fino all’ultimo che quella Chiesa edificata sui
principi della carità e del perdono, e che Gli aveva dato la possibilità
di conoscere e sviluppare la sapienza, rispettasse almeno i cardini
della Sua speculazione intellettuale.
Non fu così, e a quel punto decise di "morire martire e
volentieri".
Ancora oggi miseri pedanti, avvezzi a considerare l’utile come unica
motivazione dell’agire umano, partendo da un’errata analisi del
carattere di Bruno, ombroso e irascibile certo, ma forte e schietto come
quello degli ingegni migliori della Nostra terra, scambiano la fierezza
per presunzione e il coraggio e l’orgoglio intellettuale per smania di
protagonismo.
Le loro parole esprimono lo stesso giustificato timore che il Nolano
lesse negli occhi dei Suoi giudici nel pronunciare la sentenza.
Quattro secoli dopo Campo de’ Fiori è diventato luogo di culto ove
confluiranno tra pochi giorni, da tutto il mondo tutti coloro che, in
nome del libero pensiero, vogliono testimoniare la loro riconoscenza per
il Suo sacrificio.
Non abbiamo bisogno di proteste, lamenti, richieste di pentimento o
riabilitazioni postume.
Il Giubileo dei cattolici non ci riguarda: noi celebriamo il Giubileo
Bruniano.
Io non so, Giordano, quali e quanti corpi l’anima Tua abbia
"informato" in questi quattro secoli.
Mi piace immaginarTi ora nelle spoglie di un falco, che, levatosi in
volo dai contrafforti del Monte Cicala, "sorga impavido a solcare
con l’ali l’immensità dello spazio", fino a posarsi Giovedì
17 Febbraio in Campo de’ Fiori, angolo vico dei Balestrari, lì ove il
rogo arse.
Io ci sarò.
Guido del Giudice |