Guido del Giudice

Bruno's monument in Neaples by P.Masulli, 1863

La mia passione per Bruno nasce sui banchi del liceo classico Umberto I di Napoli, dove sono nato.

Mi ha sempre colpito il fatto che, nonostante le attestazioni di stima e di ammirazione, nel corso di questi quattro secoli, le Sue opere e il Suo pensiero non abbiano avuto il riconoscimento e la diffusione che avrebbero meritato.

Di qui il desiderio di renderGli un umile omaggio, cercando di raccogliere attorno a questo sito quanti, amanti del libero pensiero, vogliono tener desta la memoria e l'insegnamento del filosofo Nolano.

Bruno non rifiutava nessuna via d'accesso alla conoscenza: il maestro dell'ars memoriae, teorizzatore di un'intelligenza artificiale, non disdegnerebbe, oggi, di navigare su Internet.

Fra tutti coloro che mi hanno aiutato, e a cui rivolgo il mio ringraziamento, uno particolare va a Pasquale Scarpati, compagno entusiasta di ricerca e di discussione.




Il mio libro: "WWW. Giordano Bruno"



Il mio secondo libro: " La coincidenza degli opposti.
Giordano Bruno tra Oriente e Occidente"




 

Giordano Bruno, il Profeta

"Me disse bene quel padre prior del Carmine de Francoforte, domandandoli che homo era il detto Giordano, che egli haveva bel ingegno et delle littere, et era homo universale, ma che non haveva religione alcuna.."
Non sbagliava il libraio Giacomo Brictano, nella sua deposizione dinanzi al tribunale veneto dell’Inquisizione.
Il pensiero di Bruno è profondamente anti-religioso, anti-cristiano, anti-riformato , anti-aristotelico.
Bruno insomma è "anti": ma non solo per il suo spirito ribelle, per il carattere orgoglioso, polemico.
Non si scambino gli effetti con le cause.
Bruno è "anti" per smania di libertà di pensiero, per insofferenza a qualsiasi imposizione dogmatica.
Perché la "nova filosofia" può affermarsi solo se si sgombra il campo dalle superstizioni e dai falsi principi.
L’intuizione sovvertitrice dell’infinità dell’universo nasce in lui dalla conoscenza delle antiche dottrine ermetica, egizia, greca, che contenevano già in embrione i principi generatori della concezione infinitista. Ma egli infonde in tutto ciò il suo ineguagliabile ardore intellettuale e il suo entusiasmo didattico, che, allorquando "la luce di Copernico" viene a dare sostegno alle sue idee, lo rende consapevole della sua missione di Mercurio in terra.
Si è posto anche ultimamente l’accento sul fatto che Bruno non era un matematico, che le sue idee riposavano soltanto su intuizioni , magari geniali ma non accettabili dall’emergente spirito scientifico seicentesco per la mancanza di qualunque matematizzazione. Ma è proprio qui la grandezza di Bruno, ciò che fa di Lui un vero e proprio profeta.
Di qui il fascino della sua complessa personalità, del culto della magia naturale, della mnemotecnica, tutte attività evocatrici e precorritrici di moderni sviluppi.
E quando, nel settembre del 1599, messo alle strette dalle intimazioni del Santo Uffizio di abiurare i capisaldi della sua filosofia, prese la decisione di non cedere, fino alle estreme conseguenze, questo credo che fosse il suo spirito: quello di un profeta inascoltato che affronta il martirio. Profeta dunque, non stregone, come alcuni vorrebbero che fosse giudicato dalla chiesa cattolica, che bene aveva intuito le devastanti implicazioni della sua filosofia.
Bruno è "anti", dunque, perché la sua cultura, il suo cuore, la sua conoscenza del mondo e degli uomini gli suggerivano la via della verità, gli mostravano la via degli infiniti mondi, il tutto filtrato e reso evocativo dalle intuizioni ermetiche, "magiche" in senso naturale, "furenti" in senso intellettuale.
Ed ecco spalancarsi davanti ai piedi del piccolo frate domenicano l’immensità di Dio, dell’Universo, di Dio nell’Universo di cui noi siamo solo l’ombra, il negativo che solo attraverso un processo di "inversione intellettuale" può arrivare a contemplare l’immagine positiva del Tutto.
E’ il gioco dimensionale nel tempo e nello spazio sempre presente in Bruno, è la vicissitudine universale: "..si la mutazione è vera, io che son ne la notte aspetto il giorno, e quei che son nel giorno, aspettano la notte: tutto quel ch'è, o è cqua o llà, o vicino o lungi, o adesso o poi, o presto o tardi." (Candelaio).
La sua esperienza terrena ci dà una direzione, un metodo, un insegnamento che al di là delle contraddizioni, delle distorsioni o delle oscurità della sua opera, sono una inestimabile eredità che il Nolano ha lasciato a tutti gli uomini di libero pensiero. Purificato dalle scorie di dispute teologiche che poco gli interessavano, Egli aspetta ancor oggi di essere letto, giudicato e capito per la sua filosofia, la sua visione della natura e del cosmo, ed è su questo che, finalmente sgravati dal peso delle strumentalizzazioni religiose e politiche, dobbiamo giudicare l’esperienza terrena di questo gigante del pensiero.

Guido del Giudice

 

La "mutazione" di Giordano Bruno

Il 17 Febbraio 1600 trasmigrava l’anima immortale dal corpo di Filippo Giordano Bruno, ridotto in cenere dall’intolleranza religiosa.
Non riusciva a comprendere come, in nome di pur inconciliabili divergenze dogmatiche, si potesse negare il diritto di pensare e difendere le proprie opinioni filosofiche.
Sperò , ingenuamente, fino all’ultimo che quella Chiesa edificata sui principi della carità e del perdono, e che Gli aveva dato la possibilità di conoscere e sviluppare la sapienza, rispettasse almeno i cardini della Sua speculazione intellettuale.
Non fu così, e a quel punto decise di "morire martire e volentieri".
Ancora oggi miseri pedanti, avvezzi a considerare l’utile come unica motivazione dell’agire umano, partendo da un’errata analisi del carattere di Bruno, ombroso e irascibile certo, ma forte e schietto come quello degli ingegni migliori della Nostra terra, scambiano la fierezza per presunzione e il coraggio e l’orgoglio intellettuale per smania di protagonismo.
Le loro parole esprimono lo stesso giustificato timore che il Nolano lesse negli occhi dei Suoi giudici nel pronunciare la sentenza.
Quattro secoli dopo Campo de’ Fiori è diventato luogo di culto ove confluiranno tra pochi giorni, da tutto il mondo tutti coloro che, in nome del libero pensiero, vogliono testimoniare la loro riconoscenza per il Suo sacrificio.
Non abbiamo bisogno di proteste, lamenti, richieste di pentimento o riabilitazioni postume.
Il Giubileo dei cattolici non ci riguarda: noi celebriamo il Giubileo Bruniano.
Io non so, Giordano, quali e quanti corpi l’anima Tua abbia "informato" in questi quattro secoli.
Mi piace immaginarTi ora nelle spoglie di un falco, che, levatosi in volo dai contrafforti del Monte Cicala, "sorga impavido a solcare con l’ali l’immensità dello spazio", fino a posarsi Giovedì  17 Febbraio in Campo de’ Fiori, angolo vico dei Balestrari, lì ove il rogo arse.
Io ci sarò.  

                 Guido del Giudice


Campo de' Fiori, 17 Febbraio 2000
Da sinistra: F.Storti,
il webmaster G.del Giudice , P.
Scarpati, G.Picardo e G.Crea.




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