Su una curiosa “Bibliografia bruniana 2001-2010″

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

di Guido del Giudice

L’ennesimo spunto per un’amara riflessione sul mondo accademico me l’offre stavolta la pubblicazione, in appendice ad un volume di atti congressuali, di una “Bibliografia bruniana dal 2001 al 2010” curata da Maria Elena Severini. Si tratta di un lungo elenco in cui figurano, senza nessun criterio selettivo, una gran quantità di lavori pubblicati in questi anni. O meglio un criterio selettivo c’è: eliminare tutti gli scritti di Guido del Giudice! Perfino dalla sezione “Opere”, in cui sono raccolte le poche traduzioni di opere bruniane pubblicate nel periodo, sono state espurgate unicamente le quattro traduzioni inedite realizzate dal sottoscritto.  Avrei fatto volentieri a meno di evidenziarlo, primo per non dare risalto ad un lavoro di cui nessuno si sarebbe altrimenti accorto e, secondo, per non dare l’impressione di una ripicca. Il problema serio però non è questo, bensì l’evidenza delle punte di degrado raggiunte in Italia dagli studi universitari e da coloro che li gestiscono. Mi dite che valore può avere per lo studioso moderno una bibliografia che riporti soltanto gli autori graditi all’apparato di potere universitario? Ha senso che l’accademia per “difendersi” dall’emergere di nuovi, più acuti e dinamici ricercatori, finga di ignorarne l’esistenza anziché riconoscerne i meriti o anche solo confutarne i risultati? A Maria Elena Severini, “curatrice” della bibliografia, vorrei dire due parole. E’ già mortificante che a una ricercatrice in Studi Umanistici venga assegnato il compito di compilare una bibliografia del genere: un lavoro che oggi anche un bambino, con un PC a disposizione, riuscirebbe a fare meglio in dieci minuti. Ma addirittura piegarsi al diktat di colui che le ha conferito il dottorato (indovinate di chi si tratta? Ma dell’ineffabile Michele Ciliberto naturalmente!) di eliminare tutte le opere di un determinato autore “sgradito” è il colmo dell’umiliazione. Vuol dire non riconoscerle nessuna autonomia intellettuale, oltre a manifestare un assoluto disprezzo per le Sue capacità. Ora, voglio anche capire che Lei abbia scelto di sottomettersi al sistema, nella speranza di ottenere un giorno una cattedra di insegnamento, come accaduto in passato a tante altre “collaboratrici”, ma quando quel giorno verrà,  quale obiettività, quale rigore intellettuale trasmetterà ai suoi allievi? Cosa gli insegnerà? A discriminare i vari autori in base all’asservimento al sistema? A screditare i “nemici” di carriera? A plagiare le opere altrui, sostituendo qualche frase qua e là e pubblicandole come proprie? Insomma quello che le ha insegnato in questi anni il suo “maestro”? Che pena! E lo dico con sincero dolore, augurandomi che queste mie parole l’aiutino a recuperare un minimo di orgoglio intellettuale. Che i miei testi non siano presenti nella Sua bibliografia è cosa per la quale, francamente, non mi strappo i capelli. Anzi, mi onora saperli nell’ Index librorum prohibitorum, accanto agli originali del grande Nolano! La Sua bibliografia resterà in un polveroso scaffale, i miei libri continueranno a diffondere il verbo bruniano ovunque vi sia fame di vera conoscenza, e per fortuna ce n’è tanta nonostante voialtri. Potete scrivere all’infinito che nel 2009 è stata pubblicata una traduzione del Camoeracensis Acrotismus, ma tutti sanno che si basa sulla prima pubblicata da me un anno prima col titolo “La disputa di Cambrai”. Potete nascondere la mia traduzione delle due “Orationes” e quella dei quattro dialoghi su Mordente, ma chi ha voglia di conoscenza e vuole leggerle le troverà lo stesso. Per non parlare della Somma dei termini metafisici, la cui traduzione, attraverso le scoperte sui rapporti tra Bruno e i Rosacroce, ha aperto un nuovo, importante filone di ricerca, che sta dando frutti interessanti, ispirando scrittori, studiosi e perfino registi cinematografici. Tutto ciò non lo cancellerete certo con queste patetiche bassezze, che rivelano soltanto rabbia impotente. Il “peggio che Lerneo mostro” della vostra pedanteria è capace soltanto di distruggere, di imbrattare con il guano di una cinica ottusità tutto ciò che non riesce a sfruttare. Ecco che Gerardo Marotta vi accusa di aver portato alla rovina l’Istituto Studi filosofici, ecco che tanti giovani, promettenti intelletti si perdono per essersi rifiutati di sacrificare anche la magra soddisfazione di compilare un elenco di libri, ma di farlo almeno in modo completo e imparziale. E il guaio maggiore è che son cose che tutti sanno e nessuno dice. La “Casta degli accademici” è una delle poche ad essere finora sfuggita alla frusta dei moderni Savonarola. Come mai i Travaglio, gli Stella non hanno ancora osato pubblicare uno dei loro corposi dossier sulle “porcate” di questa casta?. Eppure di materiale ne avrebbero a iosa. Quello in mio possesso l’ho pubblicato in rete a più riprese ma, a parte qualche moto di sorpresa più che di sdegno, non ha avuto seguito. Quanto ai giornali manco a parlarne: i rapporti economico politici con costoro a livello editoriale sconsigliano qualsiasi attacco. E allora? Io continuo nel mio donchisciottesco impegno, con i limitati mezzi del mio sito e dei social network, tra i “Chi te lo fa fare?” e i “Perché ce l’hai con loro?”, sostenuto soltanto da chi ha subito le loro angherie e chi si ostina ad aver fiducia nell’avvento della meritocrazia intellettuale. Ma soprattutto da chi crede con sincerità nell’insegnamento e nell’esempio,  fermo ed inequivocabile, che ci ha trasmesso il grande filosofo Nolano.

XIV Premio Cimitile: Un’altra occasione persa!

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

di Guido del Giudice

Sono anni ormai che vado predicando l’opportunità di inserire, nell’ambito del Premio Cimitile, prestigiosa manifestazione di primo livello nel panorama letterario nazionale, una sezione dedicata a Giordano Bruno. Come in tutti i concorsi letterari, sappiamo bene che la scelta e l’assegnazione dei premi risponde a rigide norme spartitorie tra le principali case editrici, ma è mai possibile che in una manifestazione che si svolge nell’agro Nolano e che ogni anno ricorda la figura del filosofo, inserendo nel suo programma un simposio a lui dedicato, non sia previsto un riconoscimento per gli autori di libri che lo riguardano? Se è previsto un premio per la migliore opera edita di arte paleocristiana, senza offesa per l’importanza e il numero relativamente esiguo di cultori della materia, a maggior ragione dovrebbe esistere una sezione per i libri “bruniani”. Sarebbe, a mio parere, un ulteriore fiore all’occhiello per la manifestazione e l’occasione buona per celebrare, sul principale palcoscenico culturale dell’area Nolana, il suo celebre figlio.
Invece, niente da fare! Si continua anche qui la miope spartizione tra politici e accademici di second’ordine. Anche quest’anno ci si dovrà sorbire le acrobazie verbali dei soliti noti, alle prese questa volta con un opinabile confronto Bruno-Vico.  Nessuna apertura alle forze giovani, nessuna apertura all’originalità, alla preparazione specifica. Questa, signori, è la cultura che vi propinano oggi. Tenetevela cara! Io più che denunciare la situazione, mettendomi contro tutto e contro tutti, non posso fare. Ciò che dà fastidio è quella sorta di superficiale relativismo, con cui ci propongono, senza alcuna preparazione, sostenendoli sempre con gli stessi argomenti triti e ritriti, i temi più banali e improbabili, presumendo che nessuno ci capisca nulla, come loro. Questo perché i programmi vengono stilati da perfetti ignoranti, gente che della filosofia di Bruno non sa un bel niente (e lo dico a ragion veduta per aver avuto la possibilità di interrogarli in merito) e dirige fondazioni, comitati, parchi e chi più ne ha più ne metta! Ma la cosa che fa ancora più male è che studiosi anche abbastanza preparati e onesti intellettualmente, si facciano strumentalizzare da costoro in nome di uno sterile presenzialismo. Si bada soltanto a tener lontani i veri conoscitori della materia, i quali potrebbero dare dei contributi validi e un impulso efficace alla discussione, per non vedere oscurata la loro effimera voglia di protagonismo.

“Nemici miei: ultimo atto”

“Non vorrei intanto che, come in tempo d’inondazione, gli stronzi degli asini dissero ai dorati frutti:”Siamo anche noi pomi che galleggiamo”, così a qualunque stolto o asino sia lecito ragliare all’indirizzo dei nostri argomenti, presentati qui o altrove, in questo o in altro modo”.

di Guido del Giudice

Non è certo un caso che, in concomitanza con la morte di Gerardo Marotta, e il conseguente scoppio della guerra di successione alla guida dell’Istituto Studi Filosofici, il gruppo di Nuccio Ordine pubblichi a firma di Roberto Bondì, un nuovo attacco alla paranza nemica di Palazzo Strozzi. Il vecchio cartello “aquilecchiano” si è evidentemente ricompattato, per dare l’assalto a ciò che resta del glorioso istituto napoletano. E’ comparso, infatti, on-line un articolo dall’eloquente titolo: “Il monumento di Giordano Bruno a Michele Ciliberto” (chi fosse interessato può leggere direttamente lo scritto a questo link). Si tratta dell’ennesima puntata della fiction, iniziata nel 2000, sulla spartizione dei finanziamenti per il 4° centenario del rogo. Tra vendette personali e accuse di plagio (l’armamentario solito delle faide accademiche) lo scontro portò alla formazione dei due gruppi rivali, facenti capo a Michele Ciliberto e Nuccio Ordine. La squallida lotta di potere politico-accademica si è trascinata in questi anni, con i due contendenti che hanno utilizzato senza scrupoli i mezzi a propria disposizione (testate giornalistiche, riviste letterarie, istituzioni culturali e politiche). Non è il caso di ripetere qui tutta la storia: chi mi segue da tempo sa di cosa parlo. Ho già avuto modo di esprimere il mio giudizio sull’operazione “enciclopedia bruniana”. L’idea di sistematizzare, con una metodologia di tipo illuministico, un pensatore la cui grandezza risiede nell’intuizione e nella visione istintiva, può nascere soltanto dalla consueta pretesa di imprimere un sigillo di possesso, da parte di pedanti avvezzi a tener distinto il lessico dal pensiero. Perciò non entro nel merito delle contestazioni mosse a Ciliberto in questo nuovo articolo, anche se esse mi sembrano talmente pretestuose da ispirare fastidio anche quando colgono nel segno. Il Ciuccio rimprovera al Mulo di avere le orecchie troppo lunghe! E’ francamente paradossale che gli “aquilecchiani” fingano di scandalizzarsi perché quelli della loro fazione non sono stati citati nell’opera, quando da 15 anni entrambe le parti applicano la congiura del silenzio nei confronti del sottoscritto. Per carità, si può non essere d’accordo con le mie interpretazioni, criticare le mie traduzioni, mettere in dubbio le mie scoperte, ma è assolutamente impossibile o disonesto fingere d’ignorarne l’esistenza. E questi, con la faccia come il…lato B, si lamentano di non essere stati citati! Ma per cosa? Cosa hanno prodotto di veramente innovativo su Bruno in questi anni? Se avessero realizzato la centesima parte di quel che ho fatto io, avrebbero stampato decine di saggi, pubblicato centinaia di recensioni su riviste letterarie e giornali. E si meravigliano che l’ enciclopedia non citi il nome di qualcuno dei firmatari del manifesto anti-Ciliberto del 2000 o che, in risposta alle critiche rivolte al “pensiero unico cilibertiano”, il partito del califfo di Palazzo Strozzi metta in evidenza che l’unico contributo di Nuccio Ordine all’ecdotica Bruniana è un saggio sull’asinità pubblicato 30 anni fa e che perfino il titolo della sua autobiografia, “L’utilità dell’inutile”, è plagiato dal testo del filosofo francese Thierry Paquot. Dal canto suo, nel 2010 Ciliberto fece realizzare ad una sua allieva una bibliografia bruniana aggiornata, in cui erano stati inseriti, a bella posta, lavori di cani e porci, tranne i miei. Nemmeno quelli per i quali lo stesso Ciliberto aveva scritto la prefazione, prima che, avendo dato fastidio alla casta, decretasse il mio rogo “in effigie” (chi vuole può leggere il mio commento a quella porcata). Cosa ancor più ridicola, schiere di professorucoli di second’ordine, di mezze calzette allevate negli scantinati delle università, aizzati dai loro padroni, si sentono in diritto di emettere giudizi su cose che nemmeno conoscono. Addirittura uno di questi, che pure ha avuto la fortuna, senza trarne purtroppo alcun profitto, di essere allievo di un galantuomo come Aniello Montano, invitato ad un convegno qualche anno fa, accettò a patto che non ci fossi io! Evidentemente temono di essere svergognati, dopo che li ho sfidati più volte a pubblica disputa. Con questa gente meglio averci a che fare il meno possibile! Sono “quei mercanti di cattedre prezzolati dallo Stato”, di cui parlava Schopenhauer, “i quali debbono vivere sulla filosofia con moglie e figli, e la cui parola d’ordine è quindi primum vivere deinde philosophari, mercanti che di conseguenza hanno preso possesso della piazza e già si sono presi cura che quivi nulla abbia valore se non quanto essi fanno valere, e che quindi esistono meriti solo in quanto piaccia a loro e alla loro mediocrità di riconoscerli”. Costoro non vogliono ammettere di essere stati ormai superati dalla storia. Oggi devono rendere conto ad un pubblico molto più vasto di quello rinchiuso e sfruttato nelle aule universitarie. Ricerca, studi e pubblicazioni rimangono fondamentali, ma essi sono ormai accessibili ad un pubblico molto più vasto e preparato, che chiede di essere guidato, illuminato, e non passivamente indottrinato. La crociata del Nolano contro l’ ”abitudine a credere” è stata vinta, ma costoro ancora non se ne sono accorti! Chi si ostina a non capire che il web, i social, con tutti i loro difetti (e sapete bene come io mi batta contro i pericoli della falsa informazione), costituiscono il nuovo palcoscenico su cui anche la filosofia deve confrontarsi, vive fuori dal mondo. Meglio i convegni-passerella con decine di presunti esperti bruniani cinesi o giapponesi o le centinaia di appassionati che hanno commentato il 17 febbraio le mie pagine, esprimendo attivamente il loro sentimento? Purtroppo la bestia tricipite accademia-politica-editoria continua a riproporre stancamente ogni anno sempre le stesse cose, sempre le stesse facce, che ripetono sempre lo stesso copione. Sono quelli che già Giordano Bruno aveva caratterizzato come “sordidi e mercenari ingegni, che, poco o niente solleciti circa la verità, si contentano saper, secondo che comunemente è stimato il sapere, amici poco di vera sapienza, bramosi di fama e reputazion di quella, vaghi d’apparire, poco curiosi d’essere”.

Giordano Bruno e l’Incertezza dell’Elogio

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

di Roberto Amabile da ilmeridiano.net  – Note su Nola e la Biennale Bruniana

NOLA – Si è svolta tra il 15 e il 19 aprile l’anteprima della “Biennale Bruniana”, un crogiolo di eventi che ha coinvolto e continuerà a coinvolgere filosofi, filologi, studenti e uomini di cultura italiani e non, ammaliati da un ascendente del tutto singolare: il più grande intellettuale che queste terre abbiano mai potuto dare alla luce.

Filippo Bruno, poi Giordano, suo nome domenicano, fu un pensatore d’eccezione nel panorama non solo nazionale, ma mondiale, talché gli esperti stranieri hanno imparato l’italiano per leggerne in lingua le opere. L’etichetta di “pensatore”, però, non gli si addice, tale la sua portata: fu filosofo, teologo, maestro di mnemonica, prosatore e poeta, filologo, commediografo, astronomo; ma nemmeno in questo modo – sia detto – si avrebbe una ben chiara idea di quale innovazione sia portavoce Bruno. Risulta impresa ardua, e onde evitare una banalizzazione del suo pensiero, non ne si darà una definizione globale (perfino definirlo “neoplatonico” ne minimizza la complessità). Poco male, come direbbe Bruno: «A chi è concesso il meritare, sii [NdR: “sia”] negato l’avere; a chi è concesso l’avere, sii negato il meritare». Ovvero, secondo un’interpretazione del tutto particolare, un intellettuale a cui calza bene un’etichetta probabilmente non ne merita, sarà un intellettuale di poco conto. Chi però tra uno slalom lessicale e l’altro non si sentirà mai “definito”, probabilmente sarà un vero pensatore a cui è scherno, offesa, ingiuria appioppare tre o quattro parole. Questa considerazione dovrebbe far riflettere su quanto siano futili le classificazioni di “uomini magni”. E Bruno si configura come uno di questi, uomo dal multiforme ingegno qual era.

Uno degli aspetti più importanti della produzione bruniana, che merita indubbiamente l’attenzione ai giorni nostri (attenzione che non ha affatto avuto durante l'”anteprima di Biennale”) è proprio il motivo per cui Bruno è stato arso a Roma nel 1600. Il Nolano si fece portavoce di una radicale riforma morale contro l’ignoranza e l’inettitudine dei tempi, all’insegna dell’esercizio critico della propria razionalità – senza dogmatismi di sorta – e di un approccio pragmatico alla realtà supportato dall’attiva concretizzazione dei risultati raggiunti. In tal senso Bruno può definirsi teorico della pratica e pratico della teoria, un vero e proprio rivoluzionario del modo di pensare e di fare.

La rivoluzione bruniana, troppo spregiudicata per i tempi, fu vista come un vero e proprio atto di terrorismo contro il potere costituito, sia quello cosiddetto “spirituale”, di vescovi e cardinali, che quello “temporale”, di prìncipi e regnanti. Infatti Bruno non fu messo al rogo perché si sospettarono eterodossie dal dogma, bensì perché il Nolano «non ritrattò i termini della [sua] filosofia», che sarebbe significato essenzialmente rinnegarla.

Questa filosofia tuttora appare perniciosa per la comunità, una filosofia che sembra comportare solo – nei migliori dei casi – pedanterie e – nei peggiori – intolleranze, da parte di chi ne segue le linee guida, e ci si appella al ritorno ai veri valori, i valori della tradizione e del passato, fortuitamente incontaminati dal divenire del tempo… Chi mal sopportava le innovazioni – in particolare quelle “minacciose” del Nolano (che sono innovazioni per due volte) – ha fatto acuta opera di travisamento, ha interpretato in un’ottica distorta le tesi bruniane e ha convinto le masse della bontà di questa interpretazione; così da un lato si evita che tesi progressiste e dilaniatrici del passato prendano piede nella comunità, e dall’altro si propaganda in che modo il potere costituito abbia ancora una volta salvato la stessa comunità da una sciagura che non avrebbe minimamente desiderato: talché è diventato di moda scagliarsi contro il “relativismo imperante”, poiché ha distrutto le certezze dell’uomo e l’ha fatto precipitare in un baratro senza fondo di infinite verità – tutte esatte e al contempo contraddittorie -, e apostrofare simili considerazioni con frasi del tipo: «si stava meglio quando si stava peggio», cioè quando la verità era “cattolica”, come la stessa radice del termine ci suggerisce: dal greco: καθολικός, ovvero universale. Un punto di vista universale prevede: la totale omologazione di pensiero e azione, che non permette libertà se non nell’eterodossia; l’indiscutibilità assoluta del canone, che per quanto possa essere “perfetto” rivela nella sua pretesa di perfezione una pecca, dunque un elemento discutibile, poiché anche gli uomini ispirati da pantheon interi di divinità, in quanto uomini, possono cadere in errore, e laddove il raziocinio supportato dallo studio suggerisce di infrangere i canoni, ci si dovrebbe rifugiare solo nell’eresia; il totalitarismo, ovvero violenza fisica e psicologica, ostracismo, esilio.

Bisogna abbandonare l’idea di un unico punto di vista, di una verità assoluta, di un credo indiscutibile. Il canone a cui l’uomo dovrebbe fare appello è un canone falsificabile, un sistema di valori che ha il coraggio di rinnovarsi continuamente e mai fossilizzarsi su tesi obsolete, una moralità che faccia costantemente tesoro delle sue tesi avverse.

Ancor di più, però, devo dirvi: è stata un’immensa delusione per chi è nolano di nascita assistere non ad una grave omissione, ma allo scempio dettato dalle logiche di mercato della figura bruniana. Salvo particolari conferenze e interventi interessanti come quelli di Massimo Capaccioli (Università “Federico II” di Napoli) o di Stefano Levi Della Torre (Comunità ebraica di Milano) [NdR: invitato di sabato, cioè quando chi professa l’ebraismo è noto che non può partecipare a convegni; ma, per fortuna, Levi Della Torre non crede in quei precetti], l’entusiasmo degli studiosi stranieri che hanno partecipato alla manifestazione, le rappresentazioni teatrali a tema e i concerti d’orchestra, non vi sono stati notevoli arricchimenti. Ciò che più stordisce è stato l’intervento di Michele Mezza (Presidente della “Fondazione Giordano Bruno”) al L.S.S. “Enrico Medi” di Cicciano, che si fa bene a sospettarlo ripetuto in altre scuole: con rocamboleschi cambi di rotta e tematica si è passati da Giordano Bruno come immensa fonte di cultura a cui chiunque può attingere, all’importanza del turismo e in particolar modo del «settore terziario avanzato» di cui Nola si può far fregio, come il “CIS“, il “Vulcano Buono” e l'”Interporto Campano“. È difficile comprendere perché si sia finiti a parlare di centri commerciali e città degli affari… ma riprenderemo il punto in seguito. Gli interventi del seminario sono stati tutti autoconclusi, che non avrebbero potuto permettere un dibattito vivo, vero, con opinioni su argomenti “scottanti” del pensiero e della vicenda bruniani.

Un barlume di interesse, su tutti, avrebbe meritato (non ha avuto) il discorso di Francesco Vitelli (professore del L.S.S.), uno dei pochi nell’intera “anteprima bruniana” a focalizzarsi sulla questione morale in Bruno, e avanzando anche un parallerismo arguto tra Bruno e Antonio Gramsci, il quale propose una riforma culturale rivoluzionaria [NdR: Gramsci formulò il concetto di egemonia culturale, attraverso la quale le classi dominanti forzano la classe subalterna ad adottare i propri valori, con l’obiettivo di rinsaldare la comunità intorno a un “senso comune” unico, assoluto, indiscutibile imposto da terzi]. Gli altri relatori, dai volti sbigottiti e contrariati, hanno cominciato i propri interventi sul solco del professore, ma da abili oratori hanno sùbito cambiato argomento, si è parlato dell’importanza della televisione dai pochi difetti e dagli innumerevoli pregi, uno strumento che Bruno aveva ipotizzato, secondo i codici di Norov a Mosca. Avremmo voluto veramente una disquisizione filosofica.

Michele Mezza, non contento di come sia andato il seminario, ha chiesto ripetutamente opinioni e pareri che la conferenza appena conclusasi avrebbe potuto suscitare nei ragazzi astanti, ma visto che nessuno ha avuto l’iniziativa di dire la propria, ha cominciato a chiedersi quale valenza Giordano Bruno avesse sul web, a chiederci quali sono i risultati dei motori di ricerca al valore “Giordano+Bruno”. E poiché questa domanda – meno che gli interventi precedenti – non ha suscitato interesse, ha interpellato personalmente uno studente dal quale era sicuro ricevere una valente risposta. Lo studente, contrariato dalla forzata richiesta, come i precedenti buoni oratori hanno dato prova di saper fare, ha cambiato immediatamente argomento, esprimendo le sue considerazioni su quanto ha fatto esperienza durante questa “anteprima di Biennale”, chiedendo perché si è dedicata una struttura fallica in legno alta 25 metri (un giglio) a Giordano Bruno, cosa di cui il filosofo sarebbe parecchio contrariato se ne venisse a conoscenza… Secondo Michele Mezza il giglio è più di una componente folcloristica per Nola, «il giglio è il simbolo di Nola», stesso simbolo di francesi, spagnoli, eccetera; l’alzata del giglio, ancora, è un momento fondamentale per far sodalizzare la comunità intorno a valori comuni, quali la fatica, la devozione, la famiglia, l’altruismo.

Forse il giglio di una volta, Michele Mezza. Forse il giglio di una volta. Questa festa, pagana un tempo, è stata trasformata in religiosa tramite il fenomeno di sincretismo religioso, sostituendo i simboli profani a quelli cristiani, dimodoché le chiese locali prendessero piede, consensi, potere nelle località contadine e retrograde che facevano ancora affidamento ai culti degli dèi. Il giglio è sottomissione totale alla divinità a danno del fedele, del suo corpo e della sua mente, lavoro sprecato e che avrebbe potuto fruttare vantaggi effettivi alla comunità, la cieca ignoranza che non si rende conto dei danni che possano provocare uno sforzo di quella misura, insegna la competizione, la rivalità, la faida tra gruppi, bande, comitati, che solo sodalizi di carattere economico possono ipocritamente saldare gli inutili contrasti interfamiliari. Il giglio è la rappresentazione del pene eretto, un fallo di 25 metri che alimenta inconsciamente i sentimenti di virilità di chi “culla” la struttura, e di possessione del membro da parte delle matrone che ne seguono i mariti. Tanto più la divinità è facente, tanto meno l’uomo può tentare di risolvere i problemi in terra; tanto più la divinità è sciente, tanto più l’uomo è ignorante e si sente fiero di non conoscere; tanto più la divinità è potente, tanto più l’uomo che sta sotto il lungo pene si sente in difetto.

Se l’anteprima ne ha già in nuce le intenzioni, la “Biennale Bruniana” risulterà probabilmente un modo strategico di sfruttare impunemente la figura del grande Giordano Bruno, facendolo un marchio per il turismo e i prodotti di Nola, che magicamente diventa una «terra di terziario avanzato», dacché il “CIS“, il “Vulcano Buono” e l'”Interporto Campano” sono gli sponsor principali della manifestazione. Nelle intenzioni di Michele Mezza, si dovrebbero dedicare tutti e gli otto gigli a Giordano Bruno, così da aumentare la speculazione sulla sua figura: questo “elogio dell’incertezza” – mi sa – si riferisce alla totale ignoranza che Mezza ha del pensiero bruniano, visti gli scempi che ne fa.

Autografi e scarabocchi

L’articolo pubblicato sul Corriere della Sera a pag. 39 dell’edizione del 17/04/2011, dal titolo “Il notaio fotografò Giordano Bruno sul rogo” mi suggerisce alcune amare considerazioni. Tralasciando il giudizio sulla significatività della testimonianza presentata, mi vien da chiedermi quali siano oggi i veri valori della cultura e chi ne detenga il monopolio. Mi spiego meglio. Studio Bruno da decenni, ho pubblicato libri, ripercorso personalmente la sua peregrinatio, collaborato a cortometraggi, video, mostre, convegni, e ho dovuto continuamente fare i conti con l’egemonia e la protervia della classe accademica. Mi direte: cosa c’entra questo con l’articolo in questione? C’entra, perché tre anni orsono ho presentato con i mezzi a mia disposizione (l’entusiasmo dell’editore Di Renzo e il sito internet dedicato al filosofo 13 anni fa) la mia scoperta di un inedito autografo bruniano, rinvenuto su una copia del Camoeracensis Acrotismus, nella Biblioteca del Klementinum di Praga. La risposta degli accademici? Silenzio assoluto sulla scoperta, veto di pubblicazione della notizia sugli organi di stampa da loro controllati e boicottaggio delle mie pubblicazioni! Ancor prima avevo pubblicato un saggio nel quale, per primo, identificavo una fonte rabelaisiana in un opera del Nolano. In seguito ho messo a disposizione di studiosi e appassionati la prima traduzione in assoluto di tre importanti opere latine del Nolano: Camoeracensis Acrotismus, Summa terminorum metaphysicorum e i Dialoghi su Mordente. Tutti questi studi sono stati regolarmente segnalati ai responsabili delle pagine culturali dei principali quotidiani nazionali, senza ricevere, salvo rare eccezioni, la benché minima risposta, magari critica, ma che almeno attestasse imparzialità di giudizio. Come può accadere una cosa simile? Non ignorate certo che, a partire dall’anno 2000, due o tre personaggi si sono spartiti, oltre ai fondi stanziati, anche le pagine culturali delle testate nazionali, esercitando il diritto di veto sulla pubblicazione di qualsiasi articolo o recensione che non riguardi una delle parti in lotta. Una sorta di comitato trasversale controlla, gestisce e censura tutto ciò che riguarda Giordano Bruno. Non posso credere che l’Italia sia giunta a un punto tale di degrado, che il potere accademico occupi tutti i centri nevralgici della cultura, oltre che nelle università, anche nei quotidiani nazionali e nelle principali case editrici! Non voglio entrare nel merito delle competenze e dei reali contributi scientifici offerti da costoro, non è questa la sede, ma soltanto evidenziare la disinvoltura con cui si spacciano per “bruniani” studi che col filosofo hanno quasi niente a che fare o saggi di autori stranieri che molto hanno da imparare da noi sulla personalità e sul pensiero del Nolano. Proprio in questi giorni Laterza pubblica con grande risalto (è citata anche nell’articolo in questione) una biografia di Bruno, che la stessa autrice, Ingrid Rowland, definisce “una introduzione per un pubblico anglofono […] per lettori con scarsa consuetudine con l’autore”. Con tutto il rispetto per la Rowland (sono sempre stato il primo ad incoraggiare ogni iniziativa volta a diffondere il verbo bruniano), è allucinante che in Italia si dia importanza a lavori tanto approssimativi e poi si trascurino le scoperte di studiosi competenti, impedendone la diffusione. Tanto per dare l’idea, al periodo zurighese di Bruno, indagato minuziosamente nelle circa 100 pagine del mio recente saggio “Bruno in Svizzera, tra alchimisti e Rosacroce”, la Rowland dedica la bellezza di….8 righe!!  L’ho già fatto più volte, naturalmente senza che nessuno la raccogliesse, ma rilancio qui la sfida a chiunque voglia confrontarsi con me, pubblicamente, su questo terreno. Vorrei capire: sarebbe una novità l’aver trovato un bozzetto, dal quale dovremmo dedurre che Bruno aveva la barba e non la mordacchia, e non ha invece rilevanza il ritrovamento di una firma autografa inedita del filosofo, quando finora ne erano note soltanto due, di cui una dubbia? Val più uno “scarabocchio” dell’identificazione di un passo di Rabelais in un’opera del Nolano, influenza soltanto evocata e mai provata finora, o, ancora, last but not least, la mia recente ricostruzione, basata su inediti documenti rinvenuti in Svizzera, dei rapporti intercorsi tra Bruno e il movimento dei Rosacroce, che erano stati solamente intuiti, senza dati di fatto, da Frances Yates? Qui non si tratta di semplice discriminazione, ma di vero e proprio “banditismo” intellettuale!
L’autore, rivelando finalmente i suoi veri appetiti, chiude l’articolo con la richiesta che i miliardi di euro stanziati per gli allevatori (non si capisce poi perché proprio questi e non quelli dilapidati da tante altre categorie in modo ancor più scandaloso) siano dati alla “scuola” e alla “cultura”, cioè ai soliti noti! Ha forse dimenticato lo sconcio della “grande torta del Centenario del 2000”, allorquando una sola persona, Michele Ciliberto, gestiva il 92% di tutti i finanziamenti e il 100% dei fondi (3 miliardi del vecchio conio in tre anni) stanziati per le Celebrazioni del quarto centenario della morte di Giordano Bruno e cinque ricercatori si sono spartiti l’ottanta per cento dell’intera somma stanziata? Secondo lui sarebbero necessari milioni per interpretare una vignetta trovata in un archivio, mentre ci sono scoperte di studiosi, realizzate a proprie spese, soltanto per amore della verità che vengono tenute nascoste, in quanto non fruttano nulla, ma anzi mettono a repentaglio lo sfruttamento dell’affare. Si, amici miei, perché soltanto di affari si tratta e null’altro. E’ una situazione vergognosa, cui si è giunti grazie alla complicità di quella stessa stampa sempre pronta a scavare negli armadi di tutte le “caste”, tranne di quella accademica. Perfino i giudici vengono oggi messi in discussione, ma l’università continua ancora, sorprendentemente, a farla franca! Nonostante le sollecitazioni degli studiosi onesti, nessuno dei grandi censori della sinistra, per ovvi motivi politici, ha mai osato violare il covo dei furfanti accademici. Il mio non è un semplice sfogo, è di più! E’ il lancio di una giusta crociata per la salvaguardia della libertà e della coerenza di pensiero. Crociata il cui campione è a pieno diritto, proprio quel Giordano Bruno che costoro pretendono di gestire in esclusiva. Ciò che più indigna, il paradosso più assurdo, la più beffarda offesa che si possa fare a Bruno oggi è permettere che a rappresentarlo sia proprio il prototipo del pedante che Egli ha criticato e combattuto per tutta la vita. Il nemico numero uno dell’intolleranza e dei pregiudizi accademici che gli impedirono di salire in cattedra a Oxford, a Parigi e in quasi tutte le università d’Europa, è finito nelle mani  di personaggi che fanno proprio questo: impediscono a studiosi preparati di insegnare negli atenei, impediscono la pubblicazione dei libri, impediscono la diffusione delle idee, impediscono la realizzazione di opere senza la loro approvazione. E poi pretendono di venirci a spiegare come la pensava Bruno! Suonano sempre attuali le parole di Antonio Labriola: “Bruno filosofo non appartiene soltanto ai filosofi e noi non tollereremo che la corporazione degli accademici lo sequestri per sé. Bruno fu il filosofo fastidito, l’accademico di nessuna accademia, il nemico dei pedanti, il libero ricercatore della verità: dunque che cosa ha di comune con le Università? Dio ci guardi dalla dottrina ufficiale! I sapienti che oggi esaltano il Nolano, ieri in compagnia del Bellarmino, ne avrebbero sentenziata l’insanità, perchè é ufficio dell’ Accademia non promuovere la Scienza, ma irrigidirla e canonizzarla. Perciò i discendenti dei dottori che derisero il Nolano e con lo Scioppio gioirono del supplizio, oggi non sapendo come fargli offesa lo vorrebbero incarcerare nelle loro cattedre ed ipotecarlo per le loro dispense di esame”.
Non mi illudo certo che pubblichiate questa mia, né che apriate finalmente un dibattito serio su questi delicati argomenti, sintomo eloquente di quello stesso declino culturale che Bruno annunciò per la sua epoca, riproponendo il lamento ermetico. Ciò nonostante continuerò sempre a denunciare questa situazione, con tutti i mezzi a mia disposizione, animato dalla stessa speranza  che ispirava il Nolano: “ora che siamo stati nella feccia delle scienze, che hanno parturita la feccia delle opinioni, le quali son causa della feccia de gli costumi et opre, possiamo certo aspettare de ritornare a meglior stati”.
Ai giovani studiosi che intendono dedicarsi alla ricerca mi sento di dare un consiglio. Non perdete tempo a rovinarvi la vista sui libri, non sciupate le vostre notti a percorrere insonni gli intricati sentieri della conoscenza! Affidatevi al marketing: preparate un accattivante polpettone, rimasticando materiali raccattati qua e là e comprate quanti più spazi pubblicitari e recensioni potete, se ne avete i mezzi. Il successo sarà assicurato, alla faccia del progresso del sapere e della obiettività storico-scientifica. Se, invece, siete davvero “Bruniani”, nel significato più profondo e autentico del termine (cosa che, nonostante tutto, vi auguro per la vostra evoluzione interiore), allora continuate a cercare la verità, cito ancora Labriola, “con passione, con frenesia, con ispasimo, senza riguardi umani, fra lo sprezzo dei dotti e disprezzandoli”.

Guido del Giudice

L’Accademia delle bestie trionfanti

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

Il nostro corrispondente Dick Talpa ci ha inviato la registrazione di una riunione segreta svoltasi circa un anno fa nella giungla universitaria. Strane entità zoomorfiche discutono di argomenti in apparenza incomprensibili, ma che gettano una luce sinistra sugli avvenimenti “bruniani” degli ultimi tempi. Eccone la trascrizione… alla maniera di Esopo!

“Lince: In qualità di presidente dell’Accademia, dichiaro aperti i lavori di questa assemblea straordinaria, convocata su richiesta del  professor Mignatta. A te dunque la parola, Pippo. Cosa c’è di tanto urgente?

Mignatta: Eccellenza, una grave minaccia incombe sulla nostra corporazione. Qualcuno osa sfidare il nostro potere assoluto sulle menti delle bestie della foresta.

Lince: Chi è che osa tanto?

Mignatta: Il Leone, esimio. Si è messo in testa di diffondere la conoscenza a tutto il popolo degli animali, senza affidarsi a noi. Senza che prima esaminiamo e stabiliamo cosa e quando può essere divulgato e, soprattutto, a quale prezzo! Inoltre va raccontando in giro tutti i nostri imbrogli. Non vorrei che anche il Ciuccio decidesse di appoggiarlo, visto che ha sempre detto (solo a chiacchiere per la verità) di voler far conoscere tutti i retroscena dei nostri affari.

Lince: Non bastava il Ciuccio, con le stupidaggini che scrive, ora ci si mette anche il Leone! Tra un po’ chiunque pretenderà di interpretare i testi filosofici, facendo a meno di noi!

Cane ( rivolgendosi sottovoce alla Mignatta): La sua solita mania di persecuzione! Teme sempre che tutti cospirino contro di lui! In realtà gli interessa solo il potere. Della filosofia, della cultura non gliene frega un bel niente! Per questo si circonda solo delle sue favorite e dei leccaculo!

Lince: Che hai da mormorare tu, eh? Più che un Cane sembri una iena! Ho saputo sai che nelle tue lezioni usi come testo di riferimento quello del Ciuccio anziché il mio. Ho fatto bene a bocciarti per la docenza: se non cambi registro, la cattedra te la puoi scordare! Hai la volontà di potenza di un pidocchio, ma per me sei solo un rospetto che sguazza laggiù nel fango del tuo stagno. E lì ti lascerò in eterno! Ricordi il Riccio, che si era messo in testa di far strada con l’aiuto dei preti? L’ho costretto a ritirarsi in campagna ad insegnare ai topi e ai maiali. E bene ho fatto. Ho saputo che ultimamente ha fatto pure outing! Incredibile! Il Riccio, che è sempre stato proverbiale per la sua vitalità sessuale, ora è diventato gay!

Mignatta: Il caso è grave, eccellenza! Come potrò continuare a succhiare il sangue alle mie studentesse? Con la scusa di far loro da tutor, finora sono riuscito a farle lavorare per noi, mentre ce ne stiamo con le chiappe ben comode dietro le nostre cattedre. Ma se il Leone dovesse far capire loro che le sfruttiamo, chi vorrà più sacrificarsi per noi? Bisogna intervenire subito! Tu Cane hai poco da sghignazzare! Lo sai che ha osato pubblicare proprio la traduzione che avevamo sottratto a quella giovane studiosa, per pubblicarla con lauti guadagni per tutti noi?

Cane: Bastardo! Abbiamo fatto tanto per farci cedere i diritti  e adesso questo arriva fresco fresco e ci rovina l’affare!

Mignatta: La pagherà cara. Dovrà ritirare il libro e chiederci scusa!

Lince: Giusto. Potremmo accusarlo di plagio! Ma, cos’è questo strepito? Sbaglio o sento ragliare? Ma… è il Ciuccio!! Come osa presentarsi in questa assemblea, in mezzo ai suoi acerrimi nemici?

Ciuccio (entra al galoppo, scalciando tutto infuriato): Proprio tu parli di plagio, che hai rubato l’edizione dell’Aquila e te ne sei attribuito i meriti?!

Lince: Sappiamo che sei una bestia “urtativa”, ma non crederai mica di impressionarci facendo irruzione così nella nostra assemblea? Che vuoi? Cosa ci fai qui?

Ciuccio: Sono qui perché penso sia interesse comune coalizzarci contro un pericoloso nemico che rischia di compromettere i nostri interessi.

Lince: Parli del Leone?

Ciuccio: Ah! Ne sei già al corrente?

Lince: Dimentichi che io so sempre tutto!

Ciuccio: Già! Come faresti, se no, a compiere le tue porcate!

Lince: Porcate io? Ma se lo sanno tutti che per te la filosofia significa solo quattrini e prostitute! Perfino l’Aquila, della quale ti vanti di essere discepolo, ti sopportava solo perché gli procuravi le puttane!

Ciuccio: Non ti permetto nemmeno di pronunciarlo quel nome. Sei stato proprio tu ad eliminarla, come hai fatto e continui a fare con tutti i tuoi avversari!

Mignatta: Orsù, esimi professori, non è il momento di litigare questo! Regolerete i vostri conti dopo, con tutta calma. Eccellenza, penso che il Ciuccio, dopo tutto, abbia ragione: l’unione fa la forza. Dobbiamo essere uniti in questa battaglia e mobilitare tutte le forze dell’accademia contro il nemico comune.

Lince: Stai calmo, Mignattina, ne abbiamo già sistemati altri in passato. Ricordi il Gufo Anacleto? Si era messo in testa di pubblicare il suo libro con un’importante casa editrice e si rivolse a me, tutto sculettante. Il tapino non immaginava che io disponessi del diritto di veto sulla pubblicazione di qualsiasi saggio filosofico presso tutte gli editori più importanti. L’ha dovuto pubblicare presso un editore fallito come lui. Il miserabile poi si vendicò andando a dire in giro che, in realtà, io non farei un cazzo e i libri me li farei scrivere dal mio gineceo.

Cane (sottovoce): Che poi è la verità!

Lince: Che ci vuole a sistemare questo leoncino impazzito? Vi avevo già avvisato in passato: sta crescendo troppo! Io stesso ho cercato di ridurlo a miti consigli, fingendo di volergli accordare la mia protezione, ma, purtroppo, non è tipo da farsi manovrare.

Ciuccio (in tono enfatico): Si, anch’io l’avevo avvisato, con la mia consueta onestà intellettuale, perché per me eticamente quello che tu pensi deve essere conseguenziale a quello che tu sei. La mia posizione è sempre chiara e coerente, a differenza tua, Lince, che non dici mai quello che pensi!

(Tutti scoppiano a ridere a crepapelle)

Mignatta: Ah Ah Ah Ah! Coerente tu! Se fossi coerente come dici, dovresti stare al fianco di chi denuncia le nostre magagne, che hai sempre detto di disprezzare. La tua venuta qui è la prova che anche tu temi chi vuol mettere il naso nei nostri affari, perché sei come noi, peggio di noi! Perciò smettila di fare il santarello e mettiamoci piuttosto d’accordo su come toglierci dai piedi questo rompiscatole!

Lince: Calma ragazzi. Che problema c’è? Avviate la solita procedura. Sia inviata a tutte le bestie accademiche la solenne ingiunzione di bandire il Leone, da qualsiasi comitato, fondazione, associazione, società, convito, club, in cui ci siano nostri adepti. Il suo nome non deve comparire in nessun libro, saggio, pubblicazione, stampa o quant’altro.

Cane (ringhiando feroce) Si, si, distruggiamo anche i suoi libri! Anzi bruciamoli!

Mignatta: Ehm…ehm, calma! Dimentichi che ufficialmente siamo contro i roghi.

Cane: Hai ragione mi sono lasciato trasportare! Però….un bel rogo, magari con lui dentro! Un domani potremmo anche istituire un comitato per celebrarne l’anniversario e metterci in tasca un altro bel po’ di milioni!

Lince: Basta così! Abbiamo sprecato fin troppo tempo per questa bazzecola! Così è deciso. Trasmettete gli ordini ai miei luogotenenti in tutta la foresta. Birillo il coccodrillo a Nord, il montone a sud e l’orso nelle isole, oltre alle mie favorite si occuperanno di eseguire l’ordine. Tu Ciuccio, datti da fare nei tuoi territori, e anche all’estero visto che ti vanti (ironico) di essere un Ciuccio internazionale! Così potremo tornare tranquillamente a spartirci i finanziamenti statali.

Ciuccio: Si, ma ricordati che appena eliminato il Leone, tornerai ad essere tu il mio principale nemico!

Lince: Non posso dire altrettanto di te. Ne ho tanti altri e molto più potenti. Ma ora sono stanco! L’orecchio è un organo delicato e non lo si può dare a tutti! La seduta è tolta.”

 

Attenti agli equivoci (più o meno voluti)!

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

Due segnalazioni della “Mordacchia”: 

1) Leggo dell’uscita di un volume di “Giordano Bruno” intitolato: “La maggioranza silenziosa. Conversazioni con animali”.
E quando mai l’avrebbe scritto?
La lettura di quest’articolo mi svela l’arcano: http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=210 (articolo rimosso dall’autore)

In effetti, si tratta del libro di un omonimo(!), da parte di una casa editrice al centro di discutibili operazioni editoriali, il Gruppo Albatros Il Filo.
Ecco la scheda dell’autore:
“Giordano Bruno è nato a Iselle di Trasquera (VB) il 13 marzo del 1947 e vive a Domodossola (VB)”.
Lavora in proprio, come consulente nel campo della sicurezza sul lavoro.
La maggioranza silenziosa – Conversazioni con animali è la sua prima pubblicazione!!!!

La cultura è davvero alla frutta! E te pareva che per pescare nel torbido non andavano a disturbare il Nolano!

2) Chiunque ormai, senza nessuna competenza, può raccontare su Bruno tutto e il contrario di tutto.
Si organizzano mostre, si tengono conferenze, anche in paesi esteri, e, vantando una inesistente conoscenza bruniana, si divulgano ad ignari studenti (e, purtroppo, a docenti) dati storici inesatti e, quel che è peggio, travisando completamente il pensiero del filosofo. Si plagiano o si citano a sproposito lavori di studiosi e addirittura si millantano presentazioni mai ricevute, magari spacciando per proprie quelle fatte a libri di altri. E’ un fenomeno che va denunciato con fermezza in quanto, oltre a rovinare il paziente e dispendioso lavoro di tanti studiosi seri, crea un danno notevole all’immagine storica e alla corretta interpretazione del pensiero di Giordano Bruno. Se proprio vogliamo trovare un lato positivo in queste iniziative, il fatto che si cerchi di sfruttare l’interesse per Giordano Bruno, è segno che la notorietà e l’importanza del Nolano sono in decisa crescita.

Ascoltate, in questo video, cosa è riuscito a propinare il buon Felice Storti ad uno sprovveduto uditorio in Romania! Lascia perdere Felice, te la cavi decisamente meglio con colori e pennelli!

Il Video: http://www.youtube.com/watch?v=trhmV0wUrU0

Il “caso Golfera”. Mnemonista o truffatore?

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

di Guido del Giudice

Sono deluso e dispiaciuto per la brutta figura rimediata da Gianni Golfera, svergognato da “Striscia la notizia”. Conosco Gianni dagli inizi della sua carriera di mnemonista e ne avevo apprezzato la sincera ammirazione per Giordano Bruno, sulla cui arte della memoria aveva elaborato i suoi metodi di insegnamento. Proprio per questo accettai di realizzare una presentazione per la sua traduzione del “De umbris idearum”, che ritengo ancor oggi la migliore, dal punto di vista strettamente operativo. Da allora non l’ho più sentito. Quando ho cercato di contattarlo per coinvolgerlo in qualche progetto riguardante Bruno e la mnemotecnica, non mi ha mai risposto, forse troppo intento ad inseguire il miraggio dei soldi e del successo. Devo dire, avendo assistito personalmente ad uno dei suoi corsi, che il suo metodo, come del resto riconosce la maggior parte dei suoi allievi, è molto utile e molto efficaci le sue tecniche di insegnamento. Purtroppo, e dico purtroppo alla luce dei fatti presentati da Striscia la notizia, Gianni è animato da un irrefrenabile impulso a monetizzare la sua tecnica e ad enfatizzare il personaggio che si è costruito. Dal punto di vista puramente commerciale è qualcosa che si può anche capire, in quanto oggi, anche nel mondo della cultura, ha successo non quello che vale, ma ciò che, attraverso i media e soprattutto la televisione, si riesce a far entrare nella mente dello spettatore. Tuttavia l’utilizzo di metodi truffaldini è sempre da condannare, qualunque ne sia il pretesto. Ricordo che Gianni mi raccontò di come, in occasione di una delle sue prime apparizioni televisive (mi pare al Costanzo show) , nonostante facesse presente la necessità di un tempo maggiore per la memorizzazione, gli fosse stato imposto di condensare il più possibile il suo esperimento nei tempi brevissimi che le esigenze televisive impongono. Mi vien, quindi, da pensare che, per conciliare queste esigenze senza dover rinunciare alla notorietà che le comparsate televisive gli garantivano, Golfera abbia deciso di ricorrere alle scorciatoie truffaldine che sono state smascherate dai servizi di Moreno Morello e che lo hanno fatto cadere vittima della sua stessa brama di successo.
Caro Gianni, sono dispiaciuto e deluso per ciò che hai fatto. Per carità: tutti possiamo sbagliare, e mi auguro che tu ritorni alla genuina ispirazione bruniana che ti animava agli inizi della carriera. Rientra nell’alveo della cultura e della scienza, rispettandone quei principi di rigore e di coerenza per i quali il Nolano si batté indomito, fino al rogo! E ricorda, come ammonisce Epitteto nel suo manuale, che: “L’equilibrio interiore è inconciliabile con il potere e i milioni”!

Articolo sul Mattino di Napoli

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

Nola. I sogni di gloria sembrano ormai definitivamente sfumati, così come l’idea di far diventare GIORDANO BRUNO il brand dello sviluppo economico turistico e culturale di Nola. Archiviate fondazioni, grandi eventi, biblioteche multimediali, dimenticati codici ed eventi internazionali a quattrocentoundici anni dalla morte sul rogo di Campo de’ Fiori del filosofo nolano non resta altro che rendergli omaggio con una due giorni dedicata allo spirito ed al palato. Si comincia oggi con i «Dialoghi sulla nolana filosophia di Bruno, della causa prima e di altre costellazioni», incontro con il filosofo Giulio Giorello, promosso dall’associazione «Giordano Bruno» di Nola. L’appuntamento è in programma per le diciassette nella sala convegni del museo archeologico di Nola. Dopo tutti a cena intorno alla tavola imbandita dell’Eremo dei Camaldoli dove il pensiero di GIORDANO BRUNO questa volta sarà interpretato in chiave gastronomica. Domani, invece, solita deposizione della corona di alloro prima a Nola, ai piedi della statua che si erge nell’omonima piazza e poi a Roma. Parteciparenno il sindaco Geremia Biancardi, gli amministratori comunali e gli alunni delle scuole medie della città. Nel pomeriggio saranno i Lions a ricordare il Nolano con un convegno che avrà per tema «Giustizia e legalità» e che si terrà nel salone delle armi del tribunale di Nola. Relatori, Aldo Masullo ed Aniello Montano. Sabato gran finale con il seminario di studio curato dal docente universitario Aniello Montano dal tema «Bruno e l’idea di Nazione». Si celebrerà così il ricordo del pensatore e si inaugurerà anche la stagione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. «Il 17 febbraio è il giorno di ricordo e commemorazione di un grande del pensiero libero – ha commentato l’assessore ai beni culturali del Comune di Nola, Maria Grazia De Lucia – del risvegliatore delle anime dormienti, domatore dell’ignoranza presuntuosa e recalcitrante, odiato dai propagatori di idiozie e dagli ipocriti, il cui genio è applaudito dai nobili. Un grande filosofo che ha reso più grande anche la nostra città». Carmen Fusco


Costantino aveva il letto infestato dalle cimici, Albenzio andava «a caccia di scarafoni», Franzino era quello che vendeva i meloni. Poi c’erano Laurenza, tormentata dalla caduta dei capelli; Ambrogio che non riusciva ad ingravidare le donne e Paulino, che «perdeva le braghe». Erano volti, immagini, personaggi della sua Nola, quelli che Giordano Bruno, filosofo inquieto e giramondo, si portò sempre appresso nei suoi ricordi. Nomi che cita qui e là nelle sue opere. Monaco un po’ bestemmiatore e un po’ iconoclasta, frequentatore di bettole e postriboli, quest’omiciattolo «dal nome più lungo del corpo», che parlava in latino con uno strano accento della provincia napoletana, fu un gigante del pensiero, destinato ad abbattere le antiche idee e a spalancare le porte al nuovo sapere scientifico, dove la materia, solo la materia, è principio unico ed eterno. Nemico di pedanti e aristotelici, di superstiziosi e baciapile, GIORDANO BRUNO che vide e prefigurò Infiniti mondi, fu sempre orgoglioso di definirsi «il Nolano». Era il 17 febbraio del 1600 quando, accusato d’eresia, venne bruciato a Campo de’ Fiori, a Roma. Sono passati quattrocentodieci anni. A Nola non lo hanno dimenticato e l’Associazione Giordano Bruno, presieduta da Paolino Fusco, ha organizzato con il patrocinio del Comune una «due giorni» per interrogarsi sulla figura del monaco dalla vita spericolata. In programma discussioni, dialoghi, letture tratte da opere di Bruno. E anche una «Cena delle ceneri», con bottiglie di aglianico e maccheroncelli, all’eremo dei Camaldoli, sulla collina di Cicala. Vino e dibattito, chiacchiere e filosofia. Con studiosi bruniani provenienti da varie parti d’Italia. E con Giulio Giorello, filosofo della scienza, autore di numerose opere (Lussuria e Senza Dio, gli ultimi due titoli). Con lui abbiamo parlato di Giordano Bruno. Chiedendoci, un po’ per gioco, un po’ sul serio, che ne penserebbe il Nolano dell’Italia di oggi. Allora, professore, perché GIORDANO BRUNO affascina ancora? Solo per la biografia da impertinente? O potrebbe ancora dirci qualcosa? Per esempio, che avrebbe da dire oggi, il Nolano, su un tema come la laicità, sui rapporti tra Stato e Chiesa? «Bè, qualche ipotesi si può azzardare. Io per esempio non credo che rinnegherebbe quello che si trova nei suoi scritti. Prendiamo lo Spaccio della bestia trionfante: lì se la prende con l’invasione di campo da parte di qualunque religione. Una setta che pretenda di arrogarsi la verità, dice Bruno, deve essere dispersa, come si fa con le locuste. Insomma, oggi il povero Bruno avrebbe parecchi problemi in quest’Italia così piena di locuste. Certo la Chiesa di oggi un po’ è cambiata, ma Bruno sicuramente non si schiererebbe con i neo-integralisti». Già, e sulla questione morale, per esempio, da che parte starebbe? Perché Bruno di certo non era un moralista o un ”puritano“… «Per niente. Gli piacevano tanto le donne, questa è cosa nota. E gli piacevano perché attraverso le donne intendeva comprendere la bellezza del mondo. Uno dei capi d’accusa che gli venne mosso era di non considerare peccati gravi i peccati della carne. Da parte sua, lui si vantò di avere avuto tante concubine quanto quelle di Salomone: più o meno novecento…». Tutto a posto, allora, nessuna questione morale su questo fronte? «No, un momento, chiariamo: in Bruno il piacere carnale è una sorta di iniziazione alla grandezza d’animo, che porta alla conoscenza. La lussuria, per dirla così, è passione per la conoscenza. Nulla a che vedere con le attuali vicende italiche, dove proprio non mi pare che ci siano elementi di ascesi e di ascesa attraverso la carne. Qualcuno dei difensori dell’attuale premier ha citato Bruno a sproposito». In che senso? «Nel De vinculis, Bruno tesse una sorta di elogio del lussurioso e in questo senso è stato citato. Ma Bruno oltre a dire che il piacere carnale accende il desiderio della conoscenza, aggiunge anche che il grado più basso, nell’erotismo, è toccato nella coazione a ripetere, da parte di colui che attraverso le avventure erotiche cerca di sfuggire alla decrepitezza. Insomma, ce n’è abbastanza per suggerire a certi politici di riformare i loro quadri di comportamento e di uscire dal ridicolo». Giordano Bruno, un po’ frastornato dall’Italia di oggi, che farebbe allora vedendo le donne scendere in piazza? «Direi che appoggerebbe questo movimento. È vero che a lui non piacevano le moltitudini, che preferiva la riflessione isolata. Ma penso anche che oggi, nella situazione di cui stiamo parlando, prevarrebbe in lui la componente della gioia e del furore, che faceva parte del suo carattere. Sì, direi di sì: scenderebbe in piazza». Francesco Romanetti