TEATRO SALAUNO
piazza di Porta San Giovanni, 10 - tel. 067009329

 PROCESSO
DI GIORDANO BRUNO
di Mario Moretti
 

Con il patrocinio del Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
dal 3 maggio 2001

Teatro Salauno
piazza di Porta San Giovanni, 10

Compagnia Teatro IT
presenta
ENNIO COLTORTI


in
PROCESSO DI GIORDANO BRUNO
di Mario Moretti
con (in ordine di entrata)
Riccardo Scarafoni (Mocenigo / Fra' Antonio)
Franco Barbero (l'Inquisitore)
Paolo Perinelli (Patriarca di Venezia)
Roberto M. Iannone (Nunzio Apostolico / don Galeazzo)
Maurizio Greco (libraio Ciotti / Cardinale Santaseverina)
Massimiliano Graziuso (Morosini / Don Claude Gaillard)
Gabriele Linari (Fra' Celestino)
Roberto Galvano (Cardinale Mandruzzo)
e con FRANCO MOLE' nel ruolo del Cardinale Bellarmino

regia
CLAUDIO BOCCACCINI

 

Vedere il Processo di Giordano Bruno al teatro SalaUno di Roma è un'esperienza che rimane: sarà per la scena che si presta in senso "naturale" a creare volte e mura che richiamano palazzi del Cinquecento o anche le galere romane in cui Bruno fu rinchiuso. Proprio dietro la Scala Santa, come scavato dentro di essa, il teatro assurge a simbolo di laicità contro il dominio della basilica, quasi nascosto dal suo occhio. Un simbolo magari, teso a rappresentare la storia che ha da sempre attratto tutti gli animi liberi. Oppure sarà per l'argomento stesso, scritto mirabilmente da Mario Moretti negli anni Settanta, in maniera attuale oggi come ieri. O, soprattutto, sarà per la notevole interpretazione di Ennio Coltorti che dà un'immagine di Bruno molto vicina allo spettatore in cui traspare l'intento di rendere il Filosofo anche accanto a noi, con tutti i suoi drammi interiori, quelle sofferenze dell'animo che sicuramente lo fecero penare più duramente che non le fiamme del rogo. Al di là della storia, il Processo rende giustizia di un Bruno astratto, visto dai romani a Campo de Fiori così immobile, o agli studiosi che si sono fatti un'immagine di lui a seconda del suo pensiero: notiamo quindi come quegli argomenti scandalosi all'epoca lo erano veramente per coloro che lo giudicarono mentre a noi viene dispiegato il segreto, l'uso della ragione. Il mondo infinito, un Dio infinito, l'uso del pensiero contro l'ignoranza: sono alcuni degli argomenti che escono da questo testo mirabile che convince sempre più a portare avanti il discorso della libertà di pensiero fino alla morte.

 

IL RITORNO DI UN CAPOLAVORO

È di nuovo in scena lo storico testo di Moretti su Giordano Bruno che, sull'onda di una riscoperta del pensiero bruniano, nelle passate edizioni ha trascinato ed entusiasmato tantissimi giovani, oltre a reclutare vecchi e nuovi spettatori.
Lo spettacolo, giunto alla sua quarta edizione, con la rigorosa e incisiva regia di Claudio Boccaccini e un ottimo cast di attori, conserva, a trent'anni dalla sua prima romana, tutta la sua valenza di espressione civile, offrendo scorci illuminanti sulla vita e il pensiero del filosofo nolano, che nel Cinquecento pagò con il carcere e con il rogo il suo catechismo di libertà e progresso.
Sono passati quattrocento anni dal rogo di Campo de' Fiori e l'esempio di Giordano Bruno, in questi giorni in cui si avvertono i pericoli di un ristagno della cultura e di un imbarbarimento della coscienza, è quanto mai attuale e risuona come un monito per un avvenire di civiltà.

QUELLE FIAMME CHE BRUCIANO ANCORA

Il testo di questo spettacolo, il cui rigore storico è costato all'autore Mario Moretti anni e anni di ricerche, è ormai da considerare un classico del nostro tempo, un testo in cui l'elevatezza del linguaggio non fuorvia mai lo spettatore, anzi lo accompagna fin nelle più profonde pieghe del racconto, tanto che anche gli atti processuali o le fredde cronache dei fatti riescono spesso ad ammantarsi di poesia.
Non è un caso che, dovendo immaginare la messinscena, ho cercato di costruire intorno a queste parole straordinarie un contenitore che fosse solo allusivo, in cui i pochi elementi concreti (una pedana inclinata e pochi altri oggetti di scena) si fondessero invece con un utilizzo intenso di luci e musiche al fine di creare suggestioni visive in linea con quelle delle parole.
Dovendo fare una considerazione alla vigilia di questa terza ripresa del "Processo di Giordano Bruno" non posso fare a meno di ricordare quella che, in tutte le repliche precedenti, è stata la definizione che più frequentemente mi sono sentito dare su di esso dal pubblico: «Uno spettacolo necessario». Ora, senza avventurarci in discorsi su quella che dovrebbe essere oggi la funzione primaria del teatro, c'è da dire che definire uno spettacolo "necessario" significa quantomeno riconoscergli una potenzialità di sintesi tra l'aspetto emozionale e quello divulgativo, tra la spettacolarità e la denuncia; insomma, una specie di suggestione della coscienza in cui, attraverso una storia emozionante e avvincente, al naturale divertimento dello spettatore si aggiunga anche una forma di civile indignazione per quelle fiamme che, evidentemente, anche a distanza di secoli e secoli, continuano a bruciare ancora.
Claudio Boccaccini

***

 

Così si è espressa la critica nelle stagioni 1969-70 e 1970-71

«Materia sollecitante ed attuale soprattutto per le analogie tra la dottrina di Bruno e quella dei movimenti religiosi di oggi. Il rogo di Giordano Bruno illumina attualissimi dissensi»
(Gianfranco Raimondi, L'Unità)

«Il dibattito si arroventa sino all'invettiva contro preti e frati, che ieri sera ha entusiasmato fino all'urlo una spettatrice della galleria»
(Carlo M. Rietmann, Il Secolo)

«A mio avviso e, direi, a quello del pubblico foltissimo, attento, lungamente plaudente, Il processo di Giordano Bruno di Mario Moretti è uno spettacolo fra i migliori e più interessanti delle ultime stagioni di prosa»
(Paolo Emilio Poesio, La Nazione)

«Un ottimo spettacolo, che il pubblico non deve perdere. Laici, svegliatevi!»
(T.C., Il Lavoro)

«Lo spettacolo esiste nella regia dell'ottimo Josè Quaglio, che sfrutta al massimo la misura spettacolare propria di ogni processo per merito degli attori, tutti davvero bravi, e dell'autore che ha evitato ogni possibile retorica»
(Franco Cordelli, Paese Sera)

«Spettacolo felice, vicenda esemplare»
(Corrado Augias, L'Espresso)

«Il discorso di Moretti, riuscito sotto la doppia specie poetica e drammatica, va ben oltre la figura di Bruno e dei suoi accusatori, diventa il discorso di sempre»
(Achille Mango, Mondo Nuovo)

«Un ottimo spettacolo, da consigliare a tutti, questo Processo a Giordano Bruno, al Teatro Tordinona, testo di Mario Moretti»
(Vincenzo Talarico, Momento Sera)
 

Così la critica nelle stagioni 1999-2000 e 2000-2001

«Le fasi culminanti della vicenda di Giordano Bruno sono esemplarmente sintetizzate da Moretti. In cento minuti filati ci viene detto l'essenziale»
(Aggeo Savioli, L'Unità)

«E' un testo bellissimo, uno spettacolo veramente splendido»
(Rai International, Taccuino italiano)

«Lo schema drammaturgico è lineare, netto, e così conserva forza intrinseca, catturando sempre l'attenzione dello spettatore»
(Toni Colotta, ETI Informa)

«Straordinario allestimento quello che Mario Moretti realizza, con la meravigliosa interpretazione di Ennio Coltorti, in una delle sue prove migliori». Una messa in scena che il regista Claudio Boccaccini rende estremamente lucida. Uno spettacolo che consigliamo a tutti»
(Gianluca Verlezza, Il Giornale d'Italia)

«Sono passati oltre trent'anni, ma quasi non si sentono: il testo è ancora giovane e Boccaccini ne fa un prodotto asciutto e attuale. Una scelta registica vincente. Ottimo Ennio Coltorti»
(Aurora Acciari, Il Giornale di Ostia)

«L'ottimo spettacolo Processo di Giordano Bruno di Mario Moretti. Da non perdere. Scritto in maniera esemplare. Tutta la compagnia è bravissima»
(Rossella Fabiani, La Stampa)