Titolo Sacrificio e sovranità. Teologia e politica nell'Europa di Shakespeare e Bruno
Autore Sacerdoti Gilberto
Prezzo
€ 22,00
Dati VI-378 p.
Anno 2002
Editore Einaudi
Collana Biblioteca Einaudi
  Ordina da iBS Italia
 

 

Un viaggio colto e brillante che in una delle opere più enigmatiche di William Shakespeare, «Pene d'amor perdute», rintraccia l'eco delle tesi più dissacranti e proibite di Giordano Bruno. Una rappresentazione della cultura del Seicento europeo, tra teologia controriformista e potere statale.  

In "Pene d'amor perdute"  c'è una scena celebre per la sua oscurità che, se messa in rapporto con quanto Giordano Bruno aveva scritto nell'Inghilterra di Elisabetta I, consente la messa a fuoco del maggiore problema politico dell'Occidente cristiano sconvolto dalle guerre di religione: la fondazione della sovranità autonoma dello Stato secolare - un problema che per tutto il secolo XVII continuerà a essere al centro del pensiero di Hobbes e Spinoza, e che comportava l'ineluttabile scontro delle autorità secolare e religiosa, cattolica o riformata. Partendo dai concreti tentativi di soluzione di quel problema in Inghilterra, Francia e a Venezia, Gilberto Sacerdoti ne porta alla luce le radici intellettuali: da un lato il conflitto fra Papato e Impero, dall'altro il ruolo giocato non soltanto dall''averroismo latino', ma anche dalle originarie fonti di quel pensiero islamico-ebraico medievale in cui la filosofia aveva per la prima volta rifiutato di essere ancella della teologia. Dietro Bruno, Bodin e Sarpi emergono a poco a poco le figure di Averroè, Maimonide e Al-Farabi.

 

Indice:

I. La Navarra, il Navarra e le guerre di religione.

II. Se Parigi val bene una messa, Londra val bene un sermone.

III. Assurdità, sileni, tesori.

IV. Assassinio di cervi ed eresie adatte ai tempi.

V. Macelleria e religione: Erasmo, Calvino e Bruno.

VI. Sovranità e sacrificio.

VII. Un deriso clero anticlericale.

VIII. Tra le altre verità occulte e utili a sapersi, la conoscenza della Monarchia temporale è la piú utile e la piú riposta di tutte.

IX. Il regno di Israele, modello del «regnum christianum»: dall'agostinismo politico alla deposizione di Dio col consenso di Dio.

X. San Tommaso d'Aquino e il tomismo politico di san Roberto Bellarmino.

XI. L'averroismo.

XII. Bruno, Orione e le «cose necessarie alla republica del mondo».

XIII. La cacciata del cacciatore Orione.

XIV. La caccia regia di Bruno e i riti patrii di Bodin.

XV. «Sacrosante bagatelle».

XVI. Maimonide e il sacrificio mosaico come «ragion di stato».

XVII. Bodin, Venezia, e i «segreti nascosti delle cose sublimi»: i «talattafa» del «Rabin Moyse» e i «piaculi» di Fra Paolo Sarpi.

XVIII. Il rogo della «Guida dei perplessi».

XIX. «Bagatelle» e «figmenta»: Pomponazzi e Averroè.

XX. Bruno, l'Inghilterra e il libero impero della filosofia.


Indice dei nomi.


 



 

  Gerardo Picardo
  Oltre il Tempio: sul cristianesimo nella filosofia di Giordano Bruno
   Prefazione di Aniello Montano
   Sassoscritto Editore Firenze
   Ordina 
   
€ 10,00

 Seconda Edizione

 

 

Bruno è ancora oggi un pensatore che accende gli animi, che sollecita prese di posizioni forti e appassionate. Il merito della ricerca di Gerardo Picardo è di volare alto su queste partigianerie e di avvicinarsi allo scottante tema della religione nel pensiero del Nolano nel rispetto dei testi, senza una tesi precostituita da giustificare e da difendere anche a costo di forzare lettera e spirito degli scritti bruniani. La conclusione di Picardo, diametralmente opposta a quanti, da credenti, vorrebbero tentare un riassorbimento, anche parziale, del pensiero del Nolano all'interno dell'ortodossia cattolica, è che "Bruno non è un cristiano. E' solo un filosofoalla ricerca della verità del tempo" [...] Picardo è chiaramente consapevole della funzione pratica e civile assegnata da Bruno alla religione e, perciò, della considerazione di questa come "un sistema di norme con una finalità precisa: mantenere il popolo ed elevarlo socialmente e politicamente". Per questo può concludere il suo lucido saggio sottolineando come "la vera morale consiste per il Nolano nell'essere giusti" e che "la vera redenzione è liberazione dell'anima dagli errori, la beatitudine è elevazione e unione con Dio, ma sulle ali libere del pensiero umano, di un uomo restituito a se stesso e padrone della propria sorte".  (dalla Prefazione di Aniello Montano)

Gerardo Picardo, giornalista e saggista, è laureato in Filosofia ed ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica.

 


Secolo d'Italia                                                                                                                                      Giovedì 3 0ttobre 2002

Un libro di Gerardo Picardo dedicato all'opera del discusso filosofo di Nola

La vertigine di Giordano Bruno
Perchè, al di là del processo, il suo nome è associato al paradigma del libero pensiero

 

Di ANTONIO SACCA'

 

In un breve e sostanzioso libro: "Oltre il tempio . Sul Cristianesimo nella filosofia di Giordano Bruno", Edizioni Sassoscritto, con prefazione di Aniello Montano, Gerardo Picardo tratteggia con dovizia di annotazioni, come si converrebbe a una pubblicazione accademica, gli orien­tamenti filosofici del famigeratissimo Giordano Bruno, e dico: famigeratissimo, in quanto che Giordano Bruno è meglio conosciuto per la terribile morte dopo il processo che lo condannò al rogo che per la sua filosofia. Ovviamente sono risparmiati gli studiosi, i quali ben conoscono e non possono non conoscere la filosofia di Bruno. Ma la circostanza orribile del processo e della dannazione fecero di Bruno un pensatore libero, del coraggio della libertà, un protagonista del mondo moderno come pochissimi e di sicuro un riferimento per le libertà liberali, anche se usare termini del genere è improprio. Giacché il pensiero di Bruno non era tanto la concezione liberale nel, senso di molteplicità di punti di vista, coesistenza di molti punti di vista. Concezioni del genere non appartenevano a Bruno, in tal senso, egli non è un liberale come noi intendiamo il termine «liberale». Ma certamente è un pensatore della libertà. Un libero pensatore nel significato che si può dare a questo termine, un pensatore il quale non ritenne di dover sottostare alla convenienza del potere cessando di manifestare le proprie concezioni. Quali sono queste concezioni? Picardo è analitico al riguardo, anche se poi ha conclusioni assai nette. Bruno fu antiaristotelico e antiteologico. Di Aristotele combatté strenuamente specialmente quel mondo ben concluso e ordinato che lasciava scarso campo all'infinito. Della teologia avversò tutto, giacché la teologia si avventurava in un terreno dove dominava la fede, il che per Bruno era un'assurdità: che l'uomo fosse dotato di intelligenza e poi l'intelligenza e la ragione dovessero naufragare al cospetto della fede. La quale fede, oltretutto o del resto, non dimostrava nulla se non la volontà di avere fede, ,la volontà di credere scavalcando ogni perplessità della ragione e inficiando la consistenza della ragione. È una disputa antica, quella della fede nei suoi rapporti con la ragione e della ragione nei rapporti con la fede e del valore e dei limiti dell'una e dell'altra. Vi è chi sceglie la teologia,ossia la fede, e chi sceglie la ragione, ossia la, filosofia. A differenza di Tommaso d’Aquino, che credeva conciliabile la teologia con la filosofia, per Bruno teologia e filosofia sono inconciliabili. La ragione si rivolge soltanto alla filosofia, la fede soltanto alla teologia. .E quando dico soltanto, voglio dire che non c'è possibilità di coesistenza. Se si è filosofi non si è teologi, se si è teologi non si è filosofi: Picardo insiste su questa differenza tra filosofìa e teologia ponendo, sulla scorta dei pronunziamenti di Bruno, tutta una serie di accrescimenti connotativi. Bruno era assai spregiudicato nel linguaggio: e non risparmiava invettive, beffe, risate, contumelie. Certissimo di un sapere superiore, dovuto alla ragione e alla filosofia, svillaneggiava coloro che si mantenevano nelle bassure della fede, la fede che egli riteneva bassura, indegna dell'uomo. Possiamo cogliere le  espressioni inventate da Bruno a riguardo dei teologi, con riguardo dello stesso cristianesimo e perfino di Cristo. La salvezza non passa né per la fede, né per il cristianesimo, né per Cristo. Né per i santi, né per i teologi. Bruno ritiene che l'uomo si salva solo ed esclusivamente mediante la ragione e la filosofia. Ma filosofare su cosa, in qual modo essere filosofi? Picardo estende la sua indagine al Bruno naturista, Bruno fonderebbe una religione «naturale», al Bruno che esalta la natura, al Bruno che se non proprio identifica Dio e natura di sicuro fa della natura l'approssimazione maggiore a Dio, una estrinsecazione infinita dell' infinito,un effetto infinito della Causa infinita. Bruno reputa che da una Causa infinita non si può che avere un effetto infinito, e dunque Dio e la natura sono entrambi infiniti. La natura è animata, vibrante, è vita. Non è oggetto morto dell'analisi, è corrente,è dinamismo, è forza in cui l'uomo si immerge vivendo egli stesso nell'insieme della forza naturale. E questa infinità tuttavia è l'Uno e l'Uno è infinito. Non voglio addentrarmi nell'analisi di Bruno che Picardo segue e espone correttamente. Di sicuro nessun pensatore ebbe dell'Uno e dell'infinito un'idea più maestosa di Bruno, perfino superiore a quella dei neoplatonici ai quali in qualche modo si ispira, o a Scoto Eriugena. Ma detto questo, cominciano i dilemmi. Che Picardo non può fare a meno di accennare, pur nella sua estimazione di Bruno. Non è che sia del tutto chiaro il rapporto tra Dio e la natura. Potremmo concepire Dio come qualcosa di assolutamente inconoscibile e la natura come una sua manifestazione più riconoscibile. In tal senso, Bruno anticiperebbe Spinoza e l'idea della sostanza e degli attributi. Ma non avremmo esattamente la concezione di Bruno. Non è chiarissima la relazione tra Dio e la natura. Se Dio è trascendente alla natura la situazione si complica ulteriormente. In tal caso Dio avrebbe un qualcosa di personale,ciò che Bruno voleva evitare in modo strenuo. Il trascendente non può non essere personale. Ma anche su questo, un accenno. Così come non è che sia facilissimo e del tutto chiara la concezione di Bruno sulla filosofia per gli uomini sapienti, gli aristocratici del pensiero, mentre la religione è la filosofia del popolino, per gli uomini che hanno bisogno della fede non avendo il coraggio della ragione. E una distinzione presente in Averroè. Non ci discostiamo troppo dalla religione come strumento del potere o verità per il popolino, dicevo. Nella realtà storica, conciliare le due cose è sommamente difficile, anche se storicamente è un passaggio obbligato per la libertà del pensiero. Ma il punto centrale della riflessione di Bruno, a mio giudizio, non è tanto nel rapporto tra Dio e la natura, non è tanto. nella distinzione tra teologia per il popolino e filosofia per gli uomini dotti e saggi. A mio avviso, Bruno contribuisce al pensiero della modernità in modo totalmente diverso. Egli è il primo pensatore in anticipo su Leopardi e Nietzsche, che pone l'uomo in una condizione di disancoraggio assoluto nell'universo. Nel momento in cui l'universo è infinito, i mondi sono infiniti, le cause infinite creano effetti infiniti, l'uomo si trova disancorato da qualsiasi riferimento specifico, ravvicinato, afferrabile. L’uomo si trova nell'infinito. Questo l'ardimento, ai limiti dell'inconcepibilità, che rende Bruno un pensatore devastante e insuperato. Per la prima volta la solitudine dell’uomo nell’universo, la centralità senza riferimenti dell’uomo ha una definizione tragica. L’uomo deve orientare se stesso da se stesso, con la sua ragione, in un mondo però che lo scavalca incommensurabilmente e dal quale egli non può prendere alcun esempio e alcun ancoraggio, ripeto. Tutto intorno all'uomo è infinito, l'uomo è finito. Ma l'uomo è finito con la coscienza dell'infinito in cui è collocato. Da questo punto di vista tutte le verità religiose e le rivelazioni sono spazzate via. Non c'è una bussola. E la ragione stessa non è che un modo per essere coscienti dell'infinito senza stelle del nord che possano orientare l'uomo. L’uomo deve orientarsi da sé, ma, in certo qual modo, poiché deve orientarsi da sé, non ha orientamenti. Questa, a mio avviso, è la grandiosa scoperta di Bruno. Nel momento in cui vi erano le esplorazioni geografiche che dilatavano il mondo sulla terra e le scoperte scientifiche che dilatavano il mondo sopra la terra, l'uomo perdeva ogni riferimento canonico. Era una sorta di Gulliver che navigava sempre e ora si credeva piccolo, ora si credeva grande, e non sapeva chi era. Ma in questo non sapere chi essere, in questa dimensione incerta, in questo confrontarsi con l'infinito, in questa perdita di bussola e di stella polare, l'uomo entrava nella modernità. In tal senso,l'interpretazione di Picardo che racchiude Bruno nella critica al cristianesimo e nel rapporto tra teologia e filosofia, a mio avviso, è connessa ad un'interpretazione circoscritta e non ancora moderna del pensiero di Bruno. La modernità del pensiero di Bruno è la perdita, torno a ripetere, dell'orientamento. Paragonerei Bruno a quello che poi sarà in Nietzsche l'uomo che ha ucciso Dio e che ha perso ogni orientamento. Solo che Bruno era in qualche modo felice di aver conquistato l'infinito e navigava trionfalmente nell'infinito, laddove Nietzsche vedeva in questo infinito disancorato anche il naufragio dell'uomo. In entrambi, il superuomo ridarà senso all'uomo in una realtà in cui il senso oggettivo non esiste. Il  superuomo è colui che ha il coraggio di dare senso a se stesso in un mondo insensato.


 

a1a2

b1b2

Martedì, 22 Ottobre 2002

Ottobre 2002

Giordano Bruno “oltre il tempio”       di Guido del Giudice*

Dopo una riflessione maturata nel corso di anni di sofferto e appassionato studio del pensiero del filosofo Nolano, Gerardo Picardo - studioso di Pratola Serra - ha dato finalmente alle stampe il suo “Oltre il Tempio: sul cristianesimo nella filosofia di Giordano Bruno”.
Nel piccolo, pregevole saggio, l’autore focalizza l’attenzione sui rapporti tra religione cristiana e filosofia nelle opere di Bruno. Picardo, mostrando profonda conoscenza dei testi e dell’ermeneutica bruniani, realizza una ricca antologia del pensiero “religioso” del Nolano, dandone una lettura coerente e omogenea, impresa già di per sé non facile nel magmatico e frammentario percorso delle sue opere e della sua vicenda umana, e ancor più da ammirare in quanto condotta con assoluta imparzialità da un teologo di formazione cattolica. Il libro è inoltre un prezioso contributo alla divulgazione del pensiero di Bruno sull’argomento, in ragione del ricchissimo apparato di note e riferimenti (a volte perfino ridondante nella sua opulenza, al punto da soffocare la trattazione principale). Le pagine più riuscite sono quelle in cui, quasi avvertisse il rischio di cadere nella pedanteria dei luoghi e delle citazioni, Picardo si rifugia nell’aneddoto critico, nella rievocazione storica, ove possono dispiegarsi il suo genuino entusiasmo per il “personaggio Bruno” e la profonda, appassionata conoscenza della saggistica sul tema.
Il pensiero del filosofo Nolano, allevato e istruito nel grembo della comunità domenicana, è costantemente dilaniato dal dissidio tra la profonde convinzioni anti-cristiane, di ascendenza pitagorica ed ermetica, e il riconoscimento del ruolo sociale delle istituzioni cattoliche. La peregrinatio che lo portò a conoscere cattolici e protestanti, luterani e calvinisti (e ad essere da tutti scomunicato!), gli lasciò comunque la convinzione che, dopo tutto, la cattolica era l’unica chiesa in grado, con la sua tradizione e la sua organizzazione, di comporre sotto un’unica guida le differenze religiose e adempiere la funzione “civile” di mantenere tranquillo il volgo nelle attività connesse al dominio della mano.
Nella sua prefazione, Aniello Montano sottolinea con il consueto acume la funzione pratica che Bruno assegna alla religione, riservando ad una ristretta cerchia di iniziati il ruolo di custodi e dispensatori delle verità esoteriche a chi si dimostri degno di entrare a farne parte. Una visione aristocratica della funzione sacerdotale che si rifà alla “prisca teologia”, in contrapposizione alla corruzione morale e ideologica del clero di quel tempo. L’inconciliabile anti-cristianesimo di Bruno procede di pari passo con l’elaborazione di una visione infinitistica del cosmo che porta alle estreme conseguenze le intuizioni copernicane. All’astronomo polacco egli rimprovera, pur riconoscendone gli enormi meriti, di non aver avuto il coraggio di abbattere anche l’ultima barriera che separava il nostro sistema solare dall’infinito, senza centro né circonferenza, dei mondi innumerevoli. Quell’infinito che lui solo, filosofo e non teologo, filosofo e non astronomo, solcò impavido con le ali della mente, senza che il pregiudizio lo facesse arrestare contro le sfere celesti.
La conclusione cui giunge Picardo esprime sinteticamente un concetto fondamentale ed in linea con la più moderna esegesi: “E’ la Cosmologia la nuova Religione Bruniana”.
Con ciò egli risponde efficacemente a quei pedanti che si appellano ad una presunta motivazione teologica e non astronomica della condanna al rogo, per offuscare non soltanto il ruolo del Nolano nello sviluppo della scienza del Rinascimento, ma soprattutto quell’immagine di martire del libero pensiero che ne tiene ancor oggi desta la memoria.

* Studioso di Bruno è curatore del sito www.giordanobruno.info, il più visitato tra quelli dedicati al filosofo.





  Curatore Goldoni Daniele
Curatore Ruggiu Luigi
  Giordano bruno: destino e verità
   
   Marsilio Editori
   Ordina da iBS Italia
   
isbn: 8015-8
 
 

 

Frutto di una collaborazione di studio tra Università di Venezia, Fondazione Giorgio Cini e Istituto nazionale di studi sul Rinascimento, il volume raccoglie da una parte alcune riflessioni di illustri studiosi sul pensiero di Giordano Bruno (gli aspetti essenziali della sua filosofia, le sue idee sull’apocalisse e sull’ "amore infinito", la ripresa dei filosofi antichi, il rapporto con la magia, l’aritmetica e la geometria ecc.), e dall’altra ne ricostruisce ampiamente il soggiorno a Venezia nel 1592, culminato nella denuncia al tribunale dell’Inquisizione e nel successivo processo, preludio alla finale condanna al rogo per eresia pronunciata ed eseguita a Roma nel 1600.

 

Saggi di: Gino Benzoni, Paolo Casini, Michele Ciliberto, Fulvio Papi, Luigi Ruggiu, Emanuela Severino, Nicoletta Tirinnanzi.

 

Luigi Ruggiu insegna storia della filosofia presso l’Università di Venezia.

Daniele Goldoni insegna estetica presso l’Università di Venezia.

 

 


Home