PRO LOCO-CITTÀ DI NOLA

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DIPARTIMENTO DI FILOLOGIA MODERNA
FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO Il

Contributo del
BANCO DI NAPOLI

Convegno internazionale di studi

GIORDANO BRUNO
tra impenitenza e redenzione

Nola, Sala Consiliare, 16 febbraio 2001, ore 17

Presidenza

ALDO MASULLO, Università degli studi di Napoli Federico II
ANIELLO MONTANO, Università degli studi di Salerno

Introduzione ai lavori
PASQUALE SABBATINO, Università degli studi di Napoli Federico lì

Relazioni

ILIA DELIZIA, Università degli studi di Napoli Federico II
Il convento di San Domenico Maggiore nel secondo Cinquecento

FRANCESCO DIVENUTO, Università degli studi di Napoli Federico II
Napoli al tempo di Bruno

GIORGIO DOMENICO, Università degli studi di Napoli Federico II
Per un autoritratto di Bruno

LUIGI TASSONI, Università di Pécs
L'immagine di Bruno

AURORA MARTIN, Università di Bucarest
Immaginazione e magia in Bruno

PASQUALE GIUSTINIANI, Facoltà teologica di Napoli
L'inquisitore Bellarmino e l'eretico Giordano Bruno

PASQUALE SABBATINO, Università degli studi di Napoli Federico II
"Uno strappo nel cielo di carta". Copernico, Bruno e Galilei in Pirandello

VINCENZO PACELLI, Università degli studi di Napoli Federico II
L'iconografia di Bruno


 

ILIA DELIZIA, Università degli studi di Napoli Federico II

Il convento di San Domenico Maggiore nel secondo Cinquecento

Il tema della casa napoletana di Giordano Bruno mira a restituire il carattere e la consistenza del complesso domenicano napoletano dove il giovane nolano trascorse alcuni anni della sua esistenza, dal 1565 al 1576, prima come novizio e poi come frate. L'intervento scaturisce da una ricerca che procede per approssimazioni "ravvicinate": utilizza, infatti, sia una descrizione del complesso, del 1650, che stralci di cartografie e di iconografie urbane coeve, le quali, precedendo i grandi lavori di ampliamento e di ricostruzione del convento effettuati nell'ultimo quarto del XVII sec., danno conto sia della articolazione spaziale di quest'ultimo nel sec. XVI come della configurazione del contesto ambientale, soprattutto con riferimento alla piazza San Domenico Maggiore.

ILIA DELIZIA insegna Storia delle Tecniche Architettoniche presso la Facoltà di Architettura di Napoli. Ha dedicato numerosi

studi alle questioni storico-ambientali e costruttivedell'isola d'Ischia, di cui si segnalano i saggi: Ischia l'identità negata (1987), 

Ischia d'altri tempi (1990), La ricostruzione tra cronaca e storia nella monografia di AA.W., Il Terremoto del 28 luglio 1883 a 

Casamicciola nell'isola d'Ischia, 1998. Sul rapporto tra storia e critica dell'architettura contemporanea ha invece pubblicato

(in collaborazione) Architettura e politica. Ginevra e la Società delle Nazioni 1925-1929, 1992. Inserita in una ricerca 

interdipartimentale sul monitoraggio dei Complessi conventuali campani ha pubblicato saggi sui complessi napoletani di

 S. Domenico Maggiore (1997) e di S.Severo alla Sanità (1999)

 

FRANCESCO DIVENUTO, Università degli studi di Napoli Federico Il

Napoli al tempo di Bruno

Nel 1562, a soli 14 anni, Giordano si trasferisce dalla nativa Nola a Napoli dove, com'é noto frequenterà il convento di San Domenico maggiore. Ai suoi giovani occhi la  città sarà sembrata magnifica e possiamo anche immaginare il suo percorso, dopo l'ingresso da Porta Nolana, fino al convento domenicano. In quel tempo, infatti, le fabbriche dei principali ordini religiosi e le case dei patrizi cittadini, stanno subendo una radicale trasformazione in funzione di quella nuova stagione figurativa rinascimentale che, ormai, si è pienamente affermata in città dopo le realizzazioni del Vasari, di Benedetto e Giuliano da Maiano e di altri artisti toscani chiamati, già nel secolo precedente dagli aragonesi e che, nella città vicereale, hanno lasciato allievi capaci di trasformare l'edilizia della nuova città voluta da don Pedro di Toledo. Ma quando, nel 1582, nell'esilio parigino, Giordano pubblicherà il Candelaio, la città descritta in quelle pagine, appare piuttosto quella della povera gente, quella già raccontata da Boccaccio e che ritroveremo nelle pagine del Pentamerone di Basile. Una città viva nella quale il destino della povera gente dipende dal volere e dal costume dei potenti. lì racconto attraversa, così, le zone più malfamate, ma non per questo meno suggestive della Napoli cinquecentesca. La stessa scelta dei luoghi, come teatro delle azioni narrate, risponde certo ad una logica letteraria ma l'evidente nostalgia, che attraversa quelle pagine, testimonia lo stato d'animo dell'auto che, nell'esilio di francese, ripercorre le strade napoletane testimoni della sua gioventù.

FRANCESCO DIVENUTO, docente di Storia dell'architettura presso la Facoltà di architettura dell'Università di Napoli Federico Il, ha pubblicato saggi sull'architettura moderna dal XVI al XIX secolo, con particolare attenzione all'edilizia promossa dalla Compagnia di Gesù ed a quella finanziata dai Borbone nel XVIII secolo. Collabora alle principali riviste del settore, fra le quali ricordiamo: "Napoli Nobilissima", "Nord e Sud", "Dialoghi di Storia dell'Arte", "Quaderni di Storia dell'Architettura". Ha pubblicato vari saggi ed i volumi Napoli sacra nel XVI secolo, Napoli, 1990; Napoli, l’Europa e la Compagnia di Gesù, Napoli, 1998, dedicati all'attività, non solo edilizia, della Compagnia a Napoli ed in Europa.

 

GIORGIO DOMENICO, Università degli studi di Napoli Federico lì

Per un autoritratto di Bruno

Come molti pittori del secondo Cinquecento che tendono a ritrarsi fra i personaggi delle loro opere (si pensi a Giorgione che si dipinge come Davide o, di lì a poco, Caravaggio nel volto di Golia e a Dùrer che si mostra come Cristo), così Bruno si "sdoppia" in innumerevoli personaggi delle sue opere o presenta l'imago di se stesso in forme caricaturali, mutuate ora dalla novellistica o dalla commedia, ora dalla fisiognomica. Come il dialogo filosofico si configura come una discussione strutturata su domanda-risposta tra diversi interlocutori che riflettono con varie sfaccettature il pensiero dell'autore, così i differenti autoritratti "dipinti" dall'autore si presentano al lettore in una struttura dialogica, come una "conversazione tra vite" diverse, o almeno, tra aspetti psico-fisici diversi di una stessa vita, comunque vissuta al presente. Bruno non si dipinge in un unico autoritratto ma in tanti quanti il testo del momento impone che ve ne siano. L'unico possibile autoritratto bruniano chiaramente attendibile, anzi rivelatore, è quello offertoci dagli Eroici furori nella sua unicità, in cui l'immagine cangiante è frutto di un linguaggio teso esso stesso a una sorta di metamorfosi o di autoriflessione, idoneo a esprimere una realtà concettualmente imaginaria, cioè "un frutto doppio", "un doppio prodotto" (come la radice stessa del termine imagine ricorda).

DOMENICO GIORGIO è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Filologia moderna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Universita' "Federico II" di Napoli ed è stato Lettore di Lingua e Letteratura italiana presso l'Università di Tunisi. La sua ricerca ha in genere privilegiato la cultura letteraria meridionale (La "Storia" nel romanzo siciliano. Da De Roberto a Sciascia, in Atti dell'XI Convegno internazionale AISLLI, Napoli, Loffredo, 1985; L'Abate Gimma e l'idea della Storia dell'Italia letterata, in "Critica letteraria" XIV, 1986; 5. Alfonso M. dei Uguori e L. A. Muratori, in Atti del Convegno internazionale, a c. di P. Giannantonio, Firenze, Olschki, 1990; Edouini Caprensis. La biografia letteraria di Edwin Cerio, Capri, La Conchiglia, 1990). Ha curato l'edizione settecentesca di alcune cantate di E. de Fonseca Pirnentel, in Ead., Una donna tra le muse. La produzione poetica, intr. di R. Giglio, Napoli, Loffredo, 1999. Di recente il suo interesse è rivolto principalmente alla scrittura autobiografica (Autobiografie meridionali. Studi e testi, Napoli, Loffredo, 1997; Il De propria vita liber di Gerolamo Cardano, in "Critica letteraria" 100, 1998; Per una letteratura del segreto, ivt 108, 2000).

 

LUIGI TASSONI, Università di Pécs

L'immagine di Bruno

LUIGI TASSONI è professore di Letteratura italiana e di Semiotica all'Università di Pécs (Ungheria), dove é anche Direttore del Dipartimento di Italianistica. Tra le sue numerose opere di saggistica ricordiamo: Finzione e conoscenza (1989); lì sogno del caos (su Zanzotto), 1990; La giovinezza di Mattia Preti e l'eros secentesco (1989); Mattia Preti e il senso del disegno (1990); Al di là del senso (1992); Poeti erotici del Settecento italiano (1994); Semiotica dell'arte e della letteratura (1995); Sull'interpretazione (1996); Senso e discorso nel testo poetico. Tra semiotica ed ermeneutica: un percorso critico da Petrarca a Zanzotto, 1999.

 

AURORA MARTIN, Università di Bucarest

Immaginazione e magia in Bruno

 

AURORA MARTIN insegna Letteratura italiana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Bucarest. Si è occupata, tra l'altro, di Pirandello e ha in corso una ricerca sulle scrittrici italiane e sui personaggi femminili nel romanzo italiano. Ha partecipato al seminario interdisciplinare Letteratura e arti figurative nel Rinascimento (Napoli, Università degli Studi Federico II, 13-14 febbraio 2001), con la relazione Ut pictura poésis. E' esperta di letteratura e lingua rumena, di cui ha tenuto l'insegnamento.

 

PASQUALE GIUSTINIANI, Facoltà teologica di Napoli

L'inquisitore Bellarmino e l'eretico Giordano Bruno


Oltre agli atti processuali, dai quali si evince facilmente il ruolo istituzionale svolto dal membro del Tribunale dell'inquisizione romana card. Roberto Bellarmino, si può indagare nella produzione scritta bellarminiana successiva al 1600, per "sorprendere" I'ex inquisitore a proposito ditemi e problemi posti a lui dalla terribile vicenda del processo e del rogo del Nolano. Già negli atti processuali, il teologo Bellarmino, redattore delle otto proposizioni teologiche sottoposte all'inquisito per la formale abiura, appare tra i più moderati - se non proprio il più moderato, anche rispetto alle scelte finali "imposte" da papa Clemente VIII, anche a motivo di una peculiare visione ecclesiologica e teologica dell'autorità pontificia. Non esiste una produzione bellarminiana che affronti direttamente il "caso Bruno", ma solamente testimonianze indirette rese da ex addetti alla "famiglia cardinalizia di Bellarmino". Tuttavia, si possono cogliere notevoli spunti dagli scritti ascetici e spirituali di quello che mi piace denominare "l'ultimo Bellarmino". In essi, infatti, redatti peraltro in un'atmosfera che si può definire "sub specie aeternitatis", sono svolti alcuni temi che possono far risalire alla "mens" tenuta dall'inquisitore anche nell'affare Bruno. Si affrontano in dettaglio alcuni dei temi desunti dagli scritti dell'ultimo periodo. In particolare:
- chi è l'eretico formale secondo l'ultimo Bellarmino e come la chiesa debba difendersi da
esso
- che cosa pensare della morte inflitta agli eretici formali, all'interno di una più vasta
riflessione sulla "praeparatio ad mortem" dei vari tipi di persone e dì credenti Si raccolgono i primi frutti di questa ricognizione anche alla luce del "battage" giubilare promosso nell'anno Duemila dalla "chiesa cattolica", soprattuto circa la "purificazione della memoria" ed i "metodi violenti" ed anti-evangelici tenuti nell'affare Bruno, non senza segnalare i limiti di un'ecclesiologia moderna così come proposta da papa Clemente VIII.

PASQUALE GIUSTINIANI Ordinario di filosofia teoretica alla sezione san Tommaso della Pontificia Facoltà di teologia per l'Italia Meridionale in Napoli ed è Titolare di Filosofia della religione nella Facoltà di scienze della formazione dell' Istituto Universitario suor Orsola Benincasa di Napoli. A livello nazionale coordina scientificamente l'edizione critica degli scritti di Roberto Bellarmino, presso l'Editrice Morcelliana di Brescia (già pubblicati: Scritti spirituali in tre tomi; Consigli per un vescovo; Autobiografia). Uno studio d'insieme sugli scritti redatti da Bellarmino tra il 1613 ed 1621 è: L'ultimo Bellarmino. Studi sull'orizzonte religioso di un uomo moderno, Luciano editore, Napoli 2000.

 

PASQUALE SABBATINO, Università degli studi di Napoli Federico lì

"Uno strappo nel cielo di carta".
Copernico, Bruno e Galilei in Pirandello

PASQUALE SABBATINO è professore di Letteratura del Rinascimento nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Napoli Federico lì e copre l'insegnamento annuale di LETTERATURA ITALIANA per il Corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali presso l'istituto Universitario Benincasa (Napoli). Ha partecipato a colloqui, a singole conferenze e a lezioni in università europee e americane. Invitato come Visiting Professor dal Department of Italian Studies, University of Toronto,ha tenuto nel mese di luglio 1999 un corso agli studenti iscritti ai programmi di Master of Arts e Doctor of Philosophy. lì titolo del corso: Letteratura e arti figurative da L. B. Alberti a Giordano Bruno. Ha organizzato e coordinato il Convegno internazionale Le Muse e la "nova" filosofia di Giordano Bruno (Napoli, gennaio 2000) e vari seminari interdisciplinari. E' membro della Renaissance Society of America (New York). Dirige la collana "Le arti sorelle" (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1999 e ss.). Fa parte del comitato scientifico della rivista "Letteratura italiana antica". Ha pubblicato: Gli inverni di Fortini Il rischio dell'errore nella cultura e nella poesia, Foggia, Bastogi 1982, pp. 223 (Biblioteca dell'Argileto, dir. G. Manacorda); Il modello bembiano a Napoli nel Cinquecento, Napoli, Ferraro 1986, pp. 298 (Collana di studi storici e letterari, dir. A. Vallone); La "scienza" della scrittura. Dal progetto del Bembo al manuale, Firenze, Olschki 1988, pp. 253; L'Eden della Nuova Poesia. Saggi sulla "Divina Commedia" Firenze, Oìschki, 1991, pp. 229; Giordano Bruno e la "mutazione" del Rinascimento, Firenze, Olschki, 1993 (I rist. 1998); L'idioma volgare. lì dibattito sulla lingua letteraria nel Rinascimento, Roma, Bulzoni, 1995 (L'analisi letteraria, dir. N. Borsellino); La bellezza di Elena. L’imitazione nella letteratura e nelle arti figurative del Rinascimento, Firenze, Olschki, 1997 (I rist.2001). Ha collaborato alla redazione di programmi culturali della RAI e ha scritto elzeviri per vari quotidiani.

 

VINCENZO PACELLI, Università degli studi di Napoli Federico lì

L'iconografia di Bruno

VINCENZO PACELLI è professore di Iconografia e iconologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: Inediti di Battistello Caracciolo e di Mattia Preti in Studi di storia dell'arte, Todi, 1990; L'ideologia del potere nella ritrattistica napoletana del Seicento, Napoli, Bibliopolis, 1987; Caravaggio. Le sette opere di misericordia, Salerno, Segno, 1994; La pittura napoletana del Seicento da Caravaggio a Luca Giordano, Napoli, ESI, 1996.