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Arte della memoria Gianni Golfera Un discepolo del XXI secolo 24 anni, romagnolo, residente a Orte, ha raccolto l'eredità dell'insegnamento Bruniano |
E' stata una inattesa, gradita sorpresa la conoscenza di Gianni
Golfera. Mi era stato segnalato da alcuni di voi il sito internet,
dove viene presentato il suo metodo di apprendimento, e avevo deciso
di incontrarlo. |
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IL GIORNO di Venerdì 30 marzo
2001
Il romagnolo Gianni Golfera è un vero
fenomeno nel tenere a mente nomi, date e numeri di telefono proprio come
lo era Giordano Bruno di Roberto Allegri LUGO DI ROMAGNA (Ravenna) Che cosa può avere in comune un giovane di vent'anni, che porta gli occhiali a specchio e guida un'auto sportiva, con Giordano Bruno, il grande filosofo e letterato del Cinquecento? Apparentemente nulla, ma Gianni Golfera non è di questo parere. Ventiquattro anni, originario di Lugo di Romagna, Golfera è considerato uno dei più grandi mnemonisti viventi, cioè un vero fenomeno della memoria, proprio come lo era Giordano Bruno. Ricorda ogni cosa perfettamente. Legge e studia in continuazione e quando ha finito un libro lo può citare per intero. Golfera conosce, parola per parola, 250 libri, e li conosce in modo tale da essere in grado di ripeterli anche al contrario. La sua attività è senza tregua. Gira il mondo tenendo conferenze, corsi e dimostrazioni della sua eccezionale abilità. Nei teatri, chiede il nome delle persone presenti e subito dopo li ripete, senza sbagliarne uno, come se li leggesse in un elenco. La sua capacità di ricordare è a livelli così alti da essere paragonato a Pico Della Mirandola o allo stesso Giordano Bruno, i due personaggi ricordati nella storia come mostri di memoria. Figlio di un pilota di aerei, Golfera ha frequentato il liceo classico. "Poi mi sono subito buttato sugli studi della "Ars Memoriae", l'arte della memoria di Giordano Bruno e dopo qualche tempo a viaggiare per farla conoscere", racconta. Dunque si tratta di un'arte, non una tecnica. "Esatto, è proprio arte, l'antica arte della memoria dei greci e dei romani. Io non ho niente a che fare con la moderna "mnemotecnica" che viene insegnata in vari istituti. La mia formazione viene dalle teorie di Giordano Bruno e credo di essere, oggi, anche se sono ancora molto giovane, l'unico esperto ad alto livello di quest'arte". Lei ritiene di essere nato con particolari doti di memoria? "Fin da bambino ho sempre dimostrato di avere una memoria formidabile, basti pensare che il mio primo ricordo nitido risale a quando avevo otto mesi". Quanto tempo impiega per imparare un libro a memoria? Il tempo che impiego per leggerlo. Sono riuscito a spezzare quello che per molti è un vincolo assoluto, cioè la "memoria per concatenazione". Per ricordare, la maggior parte delle persone ha bisogno di procedere in successione perfetta in cui una cosa ne richiama l'altra. Io invece no. Posso memorizzare anche per ordine sparso o capovolto, come faceva Bruno". Durante le dimostrazioni che lei tiene nei teatri, quali sono state le richieste più strane che ha avuto dal pubblico? "Spesso il pubblico che viene agli spettacoli è il "nemico" e fa di tutto per renderti la vita dura. Una volta hanno preso dieci mazzi di carte da poker, li hanno mescolati insieme e poi hanno scoperto le carte una alla volta in successione, chiamandole per nome. Io ero bendato e non potevo vederle. Erano 520 carte. Poi mi hanno tempestato di domande terribili. Per esempio, chiedevano di dire che carta era la 421 esima, o la 19esima. Oppure mi chiedevano di ripetere il nome delle carte dalla 120 alla 98, andando quindi al contrario di come me le avevano indicate". Memorizzando così tante informazioni non si corre il rischio di saturare il cervello? "Beh, esiste una precisa tecnica per dimenticare, anche se è difficile da applicare. Noi abbiamo una predisposizione naturale a cancellare le cose che non interessano più. Dimentichiamo, per esempio, la lista della spesa perché il giorno dopo non serve più. Ma quando abbiamo appreso una cosa seguendo le tecniche dell'arte della memoria, questa è come inchiodata nel cervello ed è difficile rimuoverla. Io ho messo a punto delle tecniche per "cancellare" queste informazioni, ma non sempre funzionano". Ma nell'era di Internet e del computer, a che serve possedere una memoria del genere? "Serve moltissimo. È vero che questo è il tempo dei computer, ma anche quello della fretta, della frenesia, del voler fare mille cose al giorno. L'arte della memoria permette di compiere tutto con meno fatica e meno sforzo". Giordano Bruno, il vero maestro "Per me Bruno è stato il più grande mnemonista che sia mai esistito", ci racconta Golfera. "Conosceva la Bibbia a memoria dalla prima all'ultima parola e dall'ultima alla prima, così come tutti i testi che aveva letto nel corso della sua vita. Lui è anche il mio "vero" maestro. Ho cominciato a interessarmi all'Ars Memoriae, l'arte della memoria, dopo aver letto un suo libro e ancora oggi, tutto quello che so e che insegno su questo argomento ha i suoi fondamenti sulle teorie di Giordano Bruno". In quale periodo storico c'è la maggiore concentrazione di mnemonisti? "Nel Cinquecento". Come mai proprio in quel secolo? "L'arte della memoria era coltivata soprattutto dai Frati Domenicani che, svolgendo l'attività di predicatori, avevano necessità di conoscere bene i libri sacri per poterli citare in modo perfetto. Giordano Bruno, che era Frate Domenicano, imparò l'arte della memoria in convento e poi si dedicò a studi particolari per perfezionarla". Oltre a Giordano Bruno chi altro è stato campione ad altissimo livello di memoria? "Cicerone, per esempio, aveva una memoria prodigiosa e fu anche uno storico dell'arte della memoria. Nel suo libro "De Oratore", riporta ciò che dell'argomento sapevano e insegnavano i greci e gli altri popoli antichi". Altri personaggi della storia? "Un altro formidabile campione fu Plinio il Vecchio. Sapeva a memoria tutti i nomi dei cittadini di Roma. Non solo si ricordava tutti i loro nomi ma poteva anche dire dove ciascuno di essi abitava". Cultori della memoria un po' più "moderni"? "Furono Pietro da Ravenna, un avvocato del Medioevo e anche un certo Giulio Camillo, un professore universitario vissuto nel 1400. Camillo aveva l'abitudine di memorizzare tutto quello che sentiva e che leggeva e che per questo era chiamato "il divino". E poi Pico Della Mirandola, Enrico Cornelio Agrippa, mago di corte di Francesco I e John Dee, figura emblematica alla corte della Regina Elisabetta, anche lui mago e scienziato". Anche lei si sente un "divino" grazie alle sue capacità fuori dalla norma? "No. Sono un ragazzo come tanti altri con una passione un po' particolare". IL SEGRETO "Il segreto della memoria di ferro - spiega Gianni Golfera - è pensare per immagini. In questo modo si chiamano in causa entrambi gli emisferi del cervello. L'emisfero destro o "dormiente" è in genere sfruttato molto poco e invece io ho imparato a servirmene, appunto pensando per immagini". In questo modo non si corre il rischio dl "consumare" il cervello? "Tutto il contrario. Utilizzare la memoria in modo così massiccio è una medicina Con l'allenamento della memoria si sviluppano i collegamenti tra neurone e neurone e questo rallenta l'invecchiamento cerebrale". Può darci cinque consigli? "Dunque, innanzitutto pensare per immagini e formulare immagini quando si devono ricordare soprattutto concetti astratti. Poi procedere per associazioni Non avere paura di dimenticare. Condurre una vita il più possibile serena e sana. E per ultimo mantenere sempre vivo l'interesse, che crea motivazioni e la motivazione crea memoria". "La "vocazione" a dedicarmi all'Arte della memoria - racconta Gianni Golfera - è venuta dalla "curiosità", dopo aver letto un libro su Giordano Bruno. Fui enormemente colpito dal fatto che egli poteva ripetere a memoria tutto ciò che aveva letto, e poteva ripeterlo anche partendo dall'ultima parola. Una cosa fantastica che mi esaltava. Cominciai allora a leggere tutto ciò che riguardava Bruno e lessi anche il suo libro "De Umbris Idearum"', che è il trattato per eccellenza sull'arte della memoria, un testo dimenticato ma ancora importantissimo. Dovetti leggerlo in latino e ne feci una traduzione. Quel libro fu una rivelazione per me. Divenne una specie di guida, di vademecum per le mie ricerche. Negli studi successivi sull'arte della memoria non ho fatto altro che seguire quel libro, aggiornandolo con le cose nuove che man mano venivo scoprendo e sperimentando. In realtà, io insegno ancora ciò che Giordano Bruno catalogò". Partecipando ai corsi che lei tiene, quali risultati si ottengono? "E come imparare la matematica: si apprendono delle regole, che poi vengono applicate e i risultati sono automatici. Ho messo a punto un metodo facile e semplice, che ho chiamato "Gigotec", cioè "Gianni Golfera Tecnica", che è una guida pratica alla "rivisitazione" del sistema di Giordano Bruno fatta con criteri moderni. Chi lo studia e lo applica con serietà e costanza, ottiene risultati veramente importanti". Quanto durano i suoi corsi? "Non portano via tanto tempo. I corsi li tengo nei weekend e durano perciò circa 38 ore. Però, per avere risultati bisogna seguirne almeno quattro o cinque, e quindi sacrificare i fine settimane di almeno un mese e poi continuare ad applicare gli insegnamenti e le regole per sempre. Ho richieste per tenere corsi dappertutto, ma non posso accontentare tutti. Non riesco a sdoppiarmi. Ma per venire incontro alla molteplici richieste, sto scrivendo un libro in modo che molte persone possano cominciare a conoscere l"'Arte della memoria" anche restando comodamente a casa". R.A. Da il Giornale di Giovedì 12 luglio 2001 Il destino dell'uomo condannato a non dimenticare mai di Massimiliano Lussana Il viaggio nella mente di un uomo che non dimentica niente è un triplo giro d' ottovolante nella memoria, una navigazione verso una meta che non c'è. Perché è sterminata e perché non ha limiti, ma è sempre affacciata su un ricordo ulteriore, eternamente il penultimo. Per definizione. E così il viaggio nella mente di Gianni Golfera, 24 anni, l'unico "mnemonista" d'Italia, quasi un ammalato di memoria, destinato a non dimenticare nulla, è un viaggio che non finisce mai. Chi gli parla non fa a tempo a dimenticare una domanda, che già lui si è ricordato una risposta. L'accento della voce è romagnolo di Lugo, gli accenti delle attività di Gianni non hanno confine: racconta storie che hanno tratti d'umanità profonda; confinano con la scienza; viaggiano nella storia dei mnemonisti celebri, da Cicerone a Pietro da Ravenna, da Giordano Bruno a Pico della Mirandola, da John Dee a Robert Fludd: a volte rischiano dl diventare fenomeni da baraccone, carne (e memoria) umana da gettare a pubblici vogliosi di metterle alla prova e di azzannarle; sono anche storie di economia, visto che Golfera della memoria ha fatto un'azienda. Insomma, sono storie degne di entrare nella storia: non a caso Andrea Vitali, iconografo e direttore artistico delle Feste medievali di Brisighella, ha voluto Golfera nel programma di quest'anno, per non far dimenticare Gianni, icona della memoria d'Italia, al pubblico delle Feste. Che, dal canto suo, ha risposto, non lasciando libera nemmeno una poltrona del teatro comunale del paese della collina ravennate dove la Romagna inizia a profumare di Toscana. Il titolo della conferenza alle Feste medievali era I fantasmi della mente. E, nella mente di Golfera, i fantasmi sono ricordi che affiorano quando non dovrebbero: passare una giornata con lui significa magari vederlo improvvisamente per strada, toccarsi il ginocchio senza alcun apparente motivo e scoprire che, proprio in quel momento, si è ricordato il momento in cui si è sbucciato un ginocchio quando aveva tre anni: "E mi ricordo che quel giorno ero vestito con un palo di calzoncini azzurri, che ho incontrato per strada la signora mia vicina di casa con suo figlio, che lui aveva in mano un pallone nero e rosso e che lei portava tre borse, due nella destra e una nella sinistra. E poi la mamma mi ha portato a fare le spese...". Qualche piccolo inconveniente Potrebbe continuare per tutta la giornata, per tutte le giornate. E' il destino del mnemonista, nel bene e nel male (anche nel male per il ginocchio sbucciato). Così come è il destino del mnemonista quello di scoprire ogni bugia, comprese quelle che fanno male e che fa male scoprire. La fidanzata di Gianni un martedì gli disse di aver passato la serata precedente in un locale della provincia di Bologna che lui non frequenta e quindi pensava di essere in una botte di ferro. E invece. Due anni prima, incidentalmente, Gianni era passato davanti a quel locale e si ricordava che era chiuso il lunedì. Da quel ricordo alla ricostruzione del tradimento della fiducia, quindi del tradimento tout court, è passato un secondo. È stato un bene? È stato un male? Domande da mnemonista. A memoria 251 libri Ma, intendiamoci, non è che la vita del mnemonista sia tutta un inferno. Il piccolo Gianni, quando andava a scuola, nomi aveva nemmeno bisogno di aprire il libro per imparare le canoniche venticinque pagine assegnate dal professore per l'interrogazione del giorno successivo; gli bastava ascoltare la spiegazione del prof per fotografarne mentalmente ogni parola e per ricollegare ogni più lontano ricordo alla lezione del giorno. E le venticinque pagine? Praticamente uno scherzo per chi, al momento, vanta nel curriculum 251 libri a memoria ("dalla prima all'ultima parola ma, se serve, anche dall'ultima alla prima") e più di mille poesie. E, fra l'altro, non ha intenzione di ridurre il ritmo: perché la testa di un mnemonista non funziona come quella di un computer e i megabytes di memoria, anziché ridursi, man mano che vengono occupati, si estendono: "Quello che si è imparato prima serve a tenersi in allenamento per il futuro, il mnemonista conosce se stesso al punto da poter valutare le sue possibilità. E' un professionista della memoria, come il dentista è un professionista dei denti." Trattandosi di un mnemonista, sono parole da tenere a memoria. E sempre a proposito di memoria, il viaggio nella mente di un uomo che non dimentica niente - perfettamente fotografato da Carlo Fava, delicatissimo cantautore milanese che viaggia fra i libri di criminologia di Cesare Lombroso e il clan di Fossati, visto che ha lo stesso produttore artistico di Ivano, Beppe Quirici, e firme in comune sulle note di copertina, da Adele Di Palma a Mara Vitali, nomi nobili nel mondo della musica doc - parte ovviamente dal giorno in cui Golfera si è ricordato di non dimenticare. "Avevo 12 anni e già ero dotato di un'ottima memoria, ereditata anche da mio padre che fa il pilota ed è l'unico in Italia a volare senza carte geografiche, visto che si ricorda alla perfezione tutte le mappe e tutte le frequenze. Ma il passo decisivo fu la consapevolezza dei miei ricordi di bambino nato da poche settimane, sempre più frequenti: ricordavo alla perfezione il momento in cui misi per la prima volta un piede a terra; ricordavo particolari minori, come un giorno in cui ero in cortile con mio padre, mia nonna e un gatto; ricordavo le pappe e il loro gusto, giorno per giorno; ricordavo il mio primo volo in aereo, quando avevo otto mesi, e se vuole glielo racconto minuto per minuto, con la sigla del velivolo e la sua registrazione sulle carte aeroportuali. In una parola, ricordavo tutta la mia infanzia...". Ricordi fin dall'età di atto mesi Ce n'era a sufficienza per ricordare al genitori di Gianni di portarlo dal dottore, che sentenziò: "Mai visto. Di solito, i primi ricordi sono relativi ai periodi da tre anni in avanti". Il giorno dopo, il neoproclamato mnemonista era già chino sui testi dei suoi predecessori, da Marsilio Ficino a Giordano Bruno, pronto a viaggiare attorno al De Umbris Idearum, testo sacro sull'arte della memoria. E, ovviamente, non si perse una riga dei Piccolo libro su una grande memoria, il testo del medico russo Aleksandr Lurija che ha ispirato la poesia musicale di Fava. Ma, più aumentava la memoria, più le ombre delle idee e i fantasmi della memoria di Golfera gli creavano problemi in società: gli amici gli facevano sapere di sentirsi a disagio di fronte a suoi ricordi vividi e quasi palpabili relativi a mezza dozzina di estati precedenti ("Ricordate era il 19 luglio, tu avevi il costumino a righe rosse...") e, a volte, il piccolo Gianni tira fuori dal suo cilindro dialettico qualche particolare di troppo, capace di mettere in di troppo, capace di mettere in imbarazzo anche i grandi. E allora, nuova via. Gianni Golfera decide di fare della memoria la sua professione; va a Roma in un teatro e lo ingaggiano per un'esibizione a margine di uno spettacolo di Ennio Coltorti su Giordano Bruno: ciascuno dei duecento spettatori che affollano il teatro dell'Orologio ogni sera gli dice un numero e lui li ripete dal primo all'ultimo e dall'ultimo al primo. A memoria. Poi, con il cambiare degli spettatori e degli spettacoli, il gioco diventa sempre più difficile, i numeri aumentano esponenzialmente e c'è quello che vuole sapere il 273esimo della lista o il 1056esimo. E Golfera ci becca, ci becca sempre; non si ricordano suoi errori. Da fenomeno a imprenditore Ma il giochino somiglia sempre più a uno spettacolo da baraccone, le trasmissioni televisive fanno a gara per accaparrarselo ed è a questo punto che la strada di Gianni fa un'altra curva sull' ottovolante della memoria: il bambino, ora cresciuto, viene contattato da medici e professionisti che gli chiedono di mettere a disposizione la sua arte. Mnemonisti non si nasce e neppure si diventa, però un corso - a costi "sociali", minimi per chi ha redditi bassi, fino a 2 milioni e 200mila lire chiesti ai professionisti - può aiutare a esercitare la memoria, con metodi diversissimi da quelli della tradizionale mnemotecnica. Funziona, funziona anche stavolta e Golfera ne fa un business, con tanto di marchi registrati come se piovesse e copyright per salvaguardare le sue tecniche. C'è persino il sito Internet: www.gigotec.com ... Eppure. anche un fenomeno straordinario come Gianni ha un buco nella sua memoria: ricorda troppi libri, troppe poesie, troppi particolari e troppi episodi dell'infanzia, ma forse gli manca il ricordo di un'infanzia normale, di vacanze normali, di ricordi normali per un dodicenne. "Un po' mi dispiace...". Per il viaggio nella mente di un uomo che non dimentica niente, è una destinazione obbligata. Non è l'unica. Ma questa è obbligata.
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| E'
uscito il libro di Gianni: "LA MEMORIA EMOTIVA" Per informazioni sui corsi tenuti da Gianni Golfera: http://www.gigotec.com info.italia@gigotec.com |