Idee - Nuccio Ordine dedica un saggio - "La Soglia dell'ombra" - al filosofo italiano del XVI secolo 
 
"Per Bruno, ogni facilità è un errore, la difficoltà solamente rende le cose vere" 
 

 
Tra i migliori conoscitori di Giordano Bruno - co-dirige, con Yves Hersant, l'edizione bilingue delle sue Opere complete (1993-1999) - Nuccio Ordine dedica, con La Soglia dell'ombra. Letteratura, filosofia e pittura in Giordano Bruno, traduzione di Luca Hersant, Le Bella Lettres, "L'asino di oro", 432 p., 28 €, un'ulteriore saggio al filosofo, dieci anni dopo Il Mistero dell'asino (1993). Concependo le tappe delle sue opere italiane, dal Candelaio (1582) agli Eroici Furori (1585) come un' opera musicale, composta di una ouverture e di sei movimenti, rappresentati dai dialoghi londinesi, Ordine rende leggibile un pensiero spesso chiuso in una visione ermetica che non rende giustizia alla chiarezza del suo impegno teso a liberare lo spirito dalla tutela teologica. Campione della "esperienza filosofica per eccellenza"( Pierre Hadot), vale a dire l'abbandono del punto di vista del sé individuale, per innalzarsi, parte cosciente ed agita del Tutto, ad un livello trascendente di universalità, Bruno denuncia la filosofia "mercenaria" che puntella le derive del suo tempo, giustificando a forza di teoria i veri appetiti dell'uomo moderno, estranei a quell'amore della saggezza e della verità di cui si vantavano il conquistatore e i suoi finanziatori. 
   Nel primo testo, il protagonista è un pittore filosofo; il secondo mette in scena un filosofo che dipinge delle immagini. Queste due attività sono legate? 
   Metaforicamente, per Bruno, il pittore ed il filosofo fanno lo stesso mestiere che parte dall'ombra. Il contorno delineato dall'artista non basta a raggiungere la verità, più che l'osservazione dell'ombra nella caverna di Platone. Bisogna superare la soglia, osare non accontentarsi della riproduzione del modello, azzardarsi al di là dei limiti ammessi. Donare lo slancio supplementare indispensabile non promette la conoscenza, che non raggiungeremo mai. Ma come Socrate-Sileno, di cui condivide il gusto del dialogo come del comico, Bruno scopre la superficie, ricusa le apparenze, contesta gli errori che il linguaggio contiene anche se lo scienziato li corregge. 
   In che cosa quella "illuminazione" è etica? 
    Basta leggere le pagine che Bruno ha dedicato al dominio sul Nuovo Mondo. La prescienza del Nolano è sconvolgente e la sua lezione implacabile: come in Iraq nel 2003, si è voluto credere che gli avventurieri fossero mossi da un ideale generoso invece di deplorare la logica di rapina e spoliazione, travestite da atti di giustizia. Per le giovani generazioni, il messaggio di Bruno è ancor più edificante: mai separare il proprio comportamento dal proprio pensiero. Il nostro modo di essere nel mondo deve essere coerente con la nostra etica - cosa che Bruno pagò a caro prezzo, errando per lungo tempo in cerca di un spazio di libertà, prima di sacrificare la sua vita alle sue convinzioni filosofiche. 
  Perchè Bruno può dirsi "moderno"?  
   Per la sua capacità di riprendere la cultura classica riconsiderandone il messaggio, affrancato dalla gogna della teologia. Egli non ha bisogno della fede, ma del dubbio. Modello di comportamento morale, la religione deve essere, secondo lui, al servizio dello stato.  Non deve essere altro, ai suoi occhi, che un tipo di etica, che ogni radicalismo snatura, tramutandola in forza di distruzione. Ed oggi, dove il fanatismo non è una prerogativa esclusiva dell'islam, se si pensa al dramma irlandese, alla politica coloniale dell'Israele, ai precetti del papa in materia di sessualità, il messaggio di Bruno è più che mai di attualità. Nella stessa ottica che mira ad evitare le divisioni, ha esaltato, contro la separazione in discipline, l'unità del sapere, annunciando quella "nuova alleanza» cara a Ilya Prigogine. Ma è una strada fondamentalmente esigente. La favola contemporanea che vuole che la conoscenza si possa acquistare senza sforzo, né sacrificio, è estranea a Bruno, che sa che ogni facilità è un errore, la difficoltà solamente, rende le cose vere.  
  In appendice, lo studio: Caravaggio e Bruno all'ombra di Narciso, illustra con un esempio la lezione precedente. 
  Si è speculato molto sul legame tra Bruno e Caravaggio e ho  tentato di ritrovare la pista di una possibile connessione tra i due. Perché sul fondo, il parallelo esiste: il pittore fa letteralmente uscir fuori il suo personaggio dall'ombra; l'ombra è la natura, la variabilità, mentre l'idea non è altro che ciò che resta.
             

  Intervista raccolta da Philippe - Jean Catinchi