I "
Deus est monas monadem gignens, in se unum reflectens
ardorem." |
"Deus
est sphaera infinita cuius centrum est ubique,
circumferentia nusquam." |
| Partendo
da queste due prime sentenze, Paolo Lucentini, nel suo
interessantissimo commento all'edizione del Liber,
pubblicata da Adelphi, attraverso un ricco e puntuale
riscontro testuale, ripercorre la storia e la fortuna, in
campo teologico, dei concetti matematici di monade e
sfera. Il percorso si rivela altamente suggestivo, spaziando da Ermete Trimegisto, dai più ritenuto l'autore dell'opera, al neoplatonismo, al cristianesimo medioevale, fino ad approdare a Niccolò Cusano e Giordano Bruno. Il Liber faceva certamente parte del bagaglio sempre pronto del Nolano, insieme al Corpus Hermeticus e al De docta ignorantia del "divino Cusano", e molte delle sentenze riecheggiano nella "nova filosofia". Sentite ad esempio la XXI: Deus est tenebra in omnia post omnem lucem relicta. (Dio è la tenebra che rimane nell'anima dopo ogni luce.) Questo gioco divino di luce e tenebra non evoca forse il concetto Bruniano di "conoscenza umbratile"? |
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Un testo da leggere dunque, un momento
di riflessione stimolante, che illumina la comprensione di molte
atmosfere del pensiero del Nolano.
E non è certo un caso che il saggio di
Lucentini si apra e si concluda con una citazione dal "De la
causa, principio e Uno" :
"Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l'infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l'universo è tutto centro, o che il centro de l'universo è per tutto; e che la circonferenza non è in parte alcuna, per quanto è differente dal centro; o pur che la circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella."