Liber viginti quattuor philosophorum

 

I

" Deus est monas monadem gignens, in se unum reflectens ardorem."
(Dio è una monade che genera una monade e in sé riflette un solo fuoco d'amore.)


II

"Deus est sphaera infinita cuius centrum est ubique, circumferentia nusquam."
(Dio è una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo.)

 

Partendo da queste due prime sentenze, Paolo Lucentini, nel suo interessantissimo commento all'edizione del Liber, pubblicata da Adelphi, attraverso un ricco e puntuale riscontro testuale, ripercorre la storia e la fortuna, in campo teologico, dei concetti matematici di monade e sfera.
Il percorso si rivela altamente suggestivo, spaziando da Ermete Trimegisto, dai più ritenuto l'autore dell'opera, al neoplatonismo, al cristianesimo medioevale, fino ad approdare a Niccolò Cusano e Giordano Bruno.
Il Liber faceva certamente parte del bagaglio sempre pronto del Nolano, insieme al Corpus Hermeticus e al De docta ignorantia del "divino Cusano", e molte delle sentenze riecheggiano nella "nova filosofia".
Sentite ad esempio la
XXI:
Deus est tenebra in omnia post omnem lucem relicta.
(Dio è la tenebra che rimane nell'anima dopo ogni luce.)
Questo gioco divino di luce e tenebra non evoca forse il concetto Bruniano di "conoscenza umbratile"?

Ritratto ideale di Ermete Trimegisto.

Un testo da leggere dunque, un momento di riflessione stimolante, che illumina la comprensione di molte atmosfere del pensiero del Nolano.
E non è certo un caso che il saggio di Lucentini si apra e si concluda con una citazione dal "De la causa, principio e Uno" :

"Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l'infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l'universo è tutto centro, o che il centro de l'universo è per tutto; e che la circonferenza non è in parte alcuna, per quanto è differente dal centro; o pur che la circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella."