IMMAGINAZIONE E MAGIA IN GIORDANO BRUNO
L'uomo degli inizi, non essendo in grado di avvolgere la realtà, pur
desiderando di trovare il proprio posto nell'universo, si è rivolto
all'animismo, come strumento dell'immaginazione, creando così un universo
simbolico, oltre, vicino e alcune volte anche contro l'universo reale. Tramite
l'animazione, la personificazione e l'iperboleggiare dello sconosciuto, l'uomo
è arrivato gradatamente alla magia, alla religione e alla letteratura;
l'apparente libertà alla conquista dello spazio immaginario imponeva
praticamente una serie di regole, di tabù e di interdizioni magico - religiose
che sono state alla base della grande scuola di disciplina dell'umanità appena
uscita dall'animalità. La lingua fu la sorgente comune per la magia, la
religione e la letteratura, attività puramente immaginative dal punto di vista
del concetto; le formule fisse e soprattutto le formule magiche che non
tolleravano alcuno sbaglio se si teneva conto dell'efficienza del rito, hanno
costretto gli uomini a trovare mezzi mnemotecnici sicuri, cosicchè si potrebbe
affermare di essere arrivati prima della nascita della poesia, alla
versificazione, alle sequenze ritmiche che hanno permesso la fluidità del
discorso. Il montaggio del rito faceva diventare il mago stesso, drammaturgo,
regista e attore, insomma, un uomo di teatro avant la lettre. Dall'altro canto,
le preghiere religiose hanno lasciato più spazio all'immaginazione, all'improvvisazione, alla creazione poetica alla quale si poteva arrivare sotto
l'impulso delle necessità profonde e delle forti emozioni. Il tema
dell'immaginazione e della fantasia ha rappresentato una preoccupazione costante
per i filosofi che hanno riconosciuto in esso sia la funzione cognitiva, sia che
hanno trovato in esso un ostacolo sulla strada della conoscenza della verità.
Aristotele appartiene alla prima categoria, sorprendendo in "De anima"
(III, 3, 429a) il legame indistruttibile tra immaginazione e sensazione (nota
l'etimologia della parola "phantasia" da "phaos", che
significa "luce", e "senza luce non si può' vedere" (trad.
Renato Laurenti, in Aristotele. Opere, IV, pp. 173); Platone appartiene alla
seconda categoria, prendendo l'immaginazione per una perdita di se stessi,
perdita che permette l'accesso a quello che non si mostra a tutti i mortali:
"I poeti, ciechi nel mondo visibile, vedono l'invisibile (Guido de Rosa, Il
concetto dell'immaginazione nel pensiero di Giordano Bruno, pp. 22). Da Giordano
Bruno, il tema dello spirito fantastico prende un posto centrale, con la sintesi
delle posizioni dei due filosofi, diventando cosi la facoltà intermediaria tra
sensibilità e intelletto, come origine comune di entrambi. La ragione umana,
come ragione sensibile con radici immaginative, apre sempre nuovi orizzonti
cognitivi, fra i quali l'orizzonte della mnemotecnica, che ci permette l'analisi
del ruolo dell'immagine e dell'immaginazione nel pensiero, nel conoscimento e
nello sviluppo della funzione simbolica del linguaggio. L'immaginazione è vista
come potere cognitivo, mentre l'immagine mentale e messa in relazione con la
psicologia della personalità "ispirata"; dunque, l'arte della memoria
appare come una tecnica di manipolazione dei fantasmi e si fonda sul principio
aristotelico della precedenza della fantasia sulla parola e dell'essenza
fantastica dell'intelletto. Preoccupandosi dell'allenamento dell'immaginazione
nella direzione delle arti occulte della memoria, Giordano Bruno perpetua una
tradizione rinascimentale, che proveniva dal rinascimento ermetico, visto che
l'esperienza religiosa dello gnosticismo ermetico consisteva nella riflessione
dell'universo nella propria mente o memoria. A questo stato si poteva arrivare
soltanto in seguito alla convinzione che la mente umana fosse divina in sè e
dunque in grado di riflettere la mente divina. D'altra parte, il riconoscimento
di una mens super omnia oltre alla mens insita omnibus rappresenta una delle
concessioni che Bruno fa alla trascendenza; sostiene, invece, la mens insita
omnibus alla quale si può arrivare tramite la ragione, e non la mens super
omnia, la quale, trovandosi al di sopra di tutto, può essere assimilata
soltanto tramite la fede. Le sue parole, lontano da essere un'espressione del
misticismo, mettono in risalto l'unità che l'uomo riesce ad acquistare tramite
la ragione nell'insieme dei fenomeni, e non tramite la mente suprema che
esisterebbe oltre, secondo la credenza. L'educazione della memoria magica, che
riflettere il mondo, diventa in Bruno una tecnica per acquistare una
personalità da mago, da mago convinto di poter manipolare lui stesso un
individuo oppure una collettività, un mago capace di invocare la presenza di
esseri invisibili ricorrendo soltanto agli strumenti dell'immaginazione e alla
conoscenza dei legami (vincula) giusti. Per poter eseguire il suo sogno di
diventare il Padrone dell'universo, capace di disporre su natura e società, il
mago deve stabilire un contatto con il sacro, riattivando le forze e le
capacità psichiche ed immaginative eclissate dal razionalismo del logos.
Tramite la magia, era capace di elaborare un modo di pensare in grado di
esprimere il mondo dall'aldilà, al quale apparteniamo volens o nolens, cioè il
mondo del sacro. Basandosi sull'osservazione che l'uomo sia l'unico essere sulla
terra capace di essere felice o infelice a causa delle proprie fantasmagorie, il
"mundus immaginalis" del Rinascimento ha sviluppato una cultura del
fantastico la quale, conferendo un'immensa importanza ai fantasmi suscitati dal
senso interno, ha favorito l'esercitazione della facoltà umana di operare
attivamente sopra i fantasmi o con i fantasmi "che venivano trasmessi dall'apparecchio fantastico del mittente a quello del ricevente" (Culianu), con
l'unica condizione di credere nell'efficienza della magia che veniva applicata,
certamente, partendo dalla premessa che la felicità oppure l'infelicità non
sono che fatti interni, di coscienza, dunque soggettivi. Gli implicati
partecipavano tramite l'ascolto, l'immaginazione ed il vivere interno all'azione
magica, per riacquistare la fiducia nelle proprie forze, nella possibilità di
lottare e di vincere. Con il suo aiuto diventava tutto possibile; si è sentito,
dunque, il bisogno di stabilire un limite fra quello che era lecito e quello che
non lo era nella magia, differenziando così la magia bianca dalla magia nera,
oppure la magia spirituale dalla magia demoniaca. G. Bruno differenzia anche lui
la magia naturale dalla magia transnaturale (oppure demonomagia). Siccome
l'interesse di questa relazione è indirizzato sulla magia naturale, mi fermerò
pochissimo sulla demonomagia. derivata dalla sovrapopolazione dello spazio,
inaccessibile alla percezione repentina, con le personificazioni iperbolizzate
di numerosi dei o demoni dell'aria, dell'acqua o della terra, frutto
dell'immaginazione umana spaventata davanti allo sconosciuto. La natura, ai
tempi del Rinascimento, era invasa da queste creature immaginarie, che
suscitavano passioni individuali, che determinavano disastri cosmici oppure, nel
miglior dei casi, azionavano costringendo naturalmente (sonno, desideri erotici)
quelli che gli si opponevano. L'intento di rabbonirle con le preghiere e i
sacrifici ha portato allo sviluppo della religione, mentre quello di manipolarle
o di ottenere la loro indifferenza, alla magia. Bruno, vedendo in queste
creature spiriti invisibili che hanno la capacità di azione sul. senso interno,
portando ad allucinazioni visive ed auditive, distingue cinque classi di demoni,
in una gerarchia dalla bruta animalia, agli dei (De Magia, III, pp.427 - 428).
In base agli strumenti e ai metodi, lui identifica nove tipi di magia, suddivisi
in tre categorie: magia physica, matematica e divina (ibidem, 397 - 400), tra le
quali la prima e l'ultima sono benefiche e la seconda. da caso a caso, potendo
essere sia benefica, che malefica (ibidem, II, pp. 455). Alla magia physica
corrisponde il mondo naturale, fisico (fuoco e acqua), alla seconda, la ragione
(luce e buio) e alla terza categoria, l'archetipo (l'amicizia e lotta).
Prendendo le sue precauzioni contro gli attacchi dei monaci, il nolano condanna
le forme di magia che agiscono tramite i demoni e, per rivendicare la dignità
della magia davanti alla sua demonizzazione da parte dei preti ignoranti, non
esita ad aprire una sottile polemica contro l'oscurantismo di Malleus
Maleficarum, provocando una discussione semantica intorno alle parole
"mago" e "magia". "Si è detto che il mago è uno
stupido e cattivo stregone, che ha ottenuto, tramite il patto col demone
cattivo, la possibilità di fare del male o di gioire di certe cose. Questo
parere non si incontra nei filosofi o nei filologhi (apud gramaticos), ma negli
infagottati in cappuccio (incappucciati), venendo prelevata dai catechismi per
gli ignoranti e per i preti assonecchiati" (De magia. III, pp. 400). Il
mago di Bruno non può essere associato in nessun caso ai classici stregoni che
provocavano o si provocavano un "sogno della ragione partoriente dei
mostri" con l'aiuto degli allucinogeni , che risuscitavano i fantasmi
oppure i demoni. Per lui, il mago e un saggio con capacità pratiche; non si
confonde neppure con i maghi che facevano talismani, preparavano pozioni magiche
o farmaci; per lui, la magia significa conoscenza, scienza. "Il mago studia
la natura, si appropria delle sue regole e poi, sulla base di queste conoscenze,
riesce ad anticipare gli avvenimenti materiali. Su questa linea di un sapere
qualitativo e non quantitativo, Ernst Bloch colloca tantissimi altri autori che
pur muovendosi in un terreno pre-scientifico, hanno contribuito a creare i
presupposti per la vera ricerca scientifica". (Nuccio Ordine, il giornale
"Dimineata" di Bucarest, febbraio, 2001). "De vinculis"
rappresenta un vero manuale pratico del mago, che può diventare un buon
manipolatore, nel momento in cui coscientizza il significato dei "vincula",
le specie di "vinculum", e le condizioni in cui essi vengono applicati
su un soggetto oppure su una collettività, le regole generali secondo le quali
i soggetti possono essere divisi. L'azione magica si può realizzare tramite
contatto diretto (virtualem o potentialem), tramite suoni (voce, canto, formule
ritualiche) e tramite figure, in grado di esercitare il loro potere sull'udito o
sulla vista, imprimendo, così, sull' immaginazione "piacere o disgusto,
attrazione oppure avversione" (Theses de Magia, XV. IIIvol., pp. 446 447).
Ma la vista o l'udito sono soltanto porte secondarie attraverso cui il mago (animarum
venator) può introdurre "i legami , "i concatenamenti" (De
vinculis in genere, III, pp. 669), in quanto la porta principale (porta et
praecipuus aditus) della magia resta la fantasia, raddoppiata però
dall'intervento della facoltà cognitiva. Una prima condizione che s'impone è
quella del manipolatore, che si deve difendere dal controllo che gli altri
possano esercitare su di lui, rimanendo immune a qualsiasi emozione provocata da
stimoli esterni tramite un controllo totale della propria immaginazione.
Un'altra è la credenza, il legame dei legami (vinculum vinculorum), ma Bruno
afferma che "è necessario che l'operatore possieda una credenza attiva e
il paziente una credenza passiva". (Theses de Magia, LIII, II vol., pp.
490). Generalmente, la sua influenza si realizza più facilmente sulla
moltitudine di gente, motivo per qui qualsiasi religione rappresenta una forma
di manipolazione della gente, utilizzando tecniche efficienti per dirigere
l'immaginazione dei gruppi ignoranti, direzionando le loro emozioni verso
l'autosacrificio. Bruno non ha l'intento di criticare la religione, ma soltanto
di demolire i suoi meccanismi, trovando le masse disposte ad accettarla e
ricevere il messaggio per convertirsi; dimostrando come si può dominare la
moltitudine di gente, lui anticipa le ricerche di Gustave Le Bon
("Psicologie des foules" ) e di Freud in questo campo. A livello
dell'eros, le specie di vinculum si differenziano in base al ricevente
dell'affetto, in quanto si decidono i rapporti tra i membri della famiglia , tra
gli amici, tra le persone che appartengono o meno allo stesso genere, della
stessa età o che occupano la stessa posizione sociale. "In generale,
l'uomo è più libero nella scelta dei legami rispetto agli animali" (De
vinculis, III, pp. 648). Bruno stabilisce, dunque, alcune regole generali che
agiscono a livello del subconscio nel momento in cui realizza legami fra i
soggetti, tenendo conto dell'età, del carattere, della fisionomia e della
posizione sociale. I bambini, gli adolescenti e gli adulti reagiscono in modo
diverso alle seduzioni erotiche. Fra i quattro temperamenti, i malinconici,
dotati di una fantasia più forte, sono meno stabili sul piano affettivo e
prendono in considerazione il proprio piacere, e non il perpetuarsi della
specie. Altrettanto instabili sono anche "i soggetti con una fisionomia
somigliante al capro (con tibia fragile, naso prominente e curvato), quelli
della specie dei satiri, dediti ai piaceri, all'allegria" (ibidem, pp. 676
677). Per quello che riguarda i rapporti sociali, ai superiori piacciono essere
lusingati, cosicchè i subalterni , per legarli, devono "lodare le virtù
mediocri, attenuare i vizi, scusare quello che non è proprio scusabile,
trasformare i difetti in pregi" (ibidem, pp. 646, 666). Sembrano parole
prese dal "Principe" di Machiavelli, con l'unica differenza che Bruno
si occupa della manipolazione psicologica in generale, mentre Machiavelli si
occupa della manipolazione politica. Il suo operatore sa che qualsiasi essere,
anche senza consapevolezza, appartiene a una rete intersoggettiva, partecipando
così a un processo magico e, osservando questi rapporti, aziona nella direzione
di un migliore conoscenza del soggetto e dei suoi desideri, per poter realizzare
il legame o per poter manipolarlo. Lo psicanalista è il prototipo moderno del
manipolatore bruniano che rappresenta anche nella società contemporanea una
figura chiave, agendo anche lui a livello dei rapporti intersoggettivi nel campo
della sociologia o della psicologia. "Il mago si occupa oggi delle
relazioni pubbliche , di propaganda, di indagini sociologiche e di mercato, di
pubblicità, di informazione, contro-informazione, disinformazione (Petre
Culianu, Eros si magie in Renastere, 1484, pp. 148). Così la magia non è
scomparsa in quanto le sue promesse (ottenere la luce, spostamento rapido da un
posto all'altro, comunicazione a distanza, il volo, la grande capacità di
memorizzazione) sono state messe in pratica della tecnica (l'elettricità, i
trasporti, il telefono, la radio e la TV, l'astronautica e il computer). Molti
testi letterari testimoniano il fatto che tutte queste scoperte furono percepite
inizialmente dalla gente semplice come fatti del diavolo e accettate con paura,
con una certa ostilità. Lo spazio del sacro si limita sempre di piu per l'uomo
moderno che vede nella religione un atto di abdicazione e di sottomissione,
dovuto al sentimento dell'inferiorità dell'uomo. La magia, al contrario, è
stata e continua ad essere, con la sua nuova formula tecnica, un atto di
audacia, di confronto e di soggiogamento del sovrannaturale alla realtà. Bruno,
in grado di intuire questo sviluppo, convinto delle verità affermate,
sopravvive oggi, gridando oltre i secoli ai giustizieri, con una straordinaria
superbia intellettuale: "Credo che in questo attimo siate voi ad avere più
paura pronunciando questa sentenza, che me, ascoltandola!"