MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

UFFICIO CENTRALE PER I BENI LIBRARI
LE ISTITUZIONI CULTURALI E L'EDITORIA

COMITATO NAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI
DEL IV CENTENARIO DELLA MORTE DI GIORDANO BRUNO

CON IL PATROCINIO
DELL'ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI


ROMA - BIBLIOTECA CASANATESE
VIA S. IGNAZIO, 52
MARTEDI' 6 GIUGNO 2000, ORE 18

CERIMONIA DI APERTURA
DELLA MOSTRA STORICO-DOCUMENTARIA


" IO DIRO' LA VERITA' "

GIORDANO BRUNO, 1548-1600

Il commento di
Guido del Giudice





Il catalogo della mostra pubblicato dalla 
Casa Editrice Olschki 
 

Giordano Bruno Giubileizzato !  di Fausto Moretti

La sede della mostra Nel quadro della ricorrenza del quarto centenario della morte di Bruno, il Comitato    Nazionale Giordano Bruno ha promosso con il concorso di Enel e Ina Assitalia una   mostra storico documentaria che verrà inaugurata dal Ministro per i Beni e le Attività  Culturali Giovanna Melandri il 6 giugno prossimo e rimarrà aperta sino al 30 settembre.  Le prime edizioni dei libri del filosofo e frate domenicano, dal De umbris idearum Ars      memoriae alla Summa terminorum metaphysicorum, scritte nella sua peregrinatio in Europa sul finire del XVI secolo e stampate tra il 1582 e il 1609 a Parigi Londra, Wittenberg, Francoforte, Helmsted, Praga, Zurigo e Marburgo - per la prima volta riunite insieme a Roma alla Biblioteca Casanatense con prestiti da alcune tra le più importanti biblioteche europee – saranno esposte per quattro mesi nel salone monumentale della Biblioteca stessa.
In mostra documenti originali sulla vita del filosofo, sui dieci anni della sua reclusione, sui processi a Venezia e a Roma, la condanna a morte, l’iconografia del periodo nonchè l’esposizione di opere di altri autori legati al mondo di Bruno. La Casanatense, una biblioteca storica fra le più importanti d’Italia, fu fondata dal cardinale Casanate alla fine del seicento in un edificio annesso a quelle stesse mura che, nel ‘500 all’epoca di Bruno, ospitavano il più importante convento domenicano di Roma – quello di Santa Maria sopra Minerva – e dove lo stesso filosofo soggiornò.

 

Il ministro G. Melandri con T. Gregory 

Il webmaster in una delle sezioni della mostra

Bruno in una tela di T. Matania




"Io dirò la verità" ?

Busto di G. Canone

La sapienza e la giustizia cominciarono ad
 abbandonare la terra allorquando i dotti, organizzati in sette, 
cominciarono a usare la loro dottrina a scopo di lucro.
 (De immenso)


Due domenicani, l’uno di fronte all’altro, ambedue "napolitani nati e allevati sotto più benigno cielo": Giordano Bruno, accigliato, nella riproduzione in grandezza naturale del monumento di Campo de’ Fiori, deve sopportare il sorriso indulgente della statua del padrone di casa, il cardinale Gerolamo Casanate, che accoglie nella sua biblioteca i libri messi all’indice del confratello "eretico pertinace".
Non è l’unica sorpresa che riserva la cerimonia di inaugurazione, svoltasi il 6 giugno scorso a Roma, della mostra "Io dirò la verità" Giordano Bruno 1548-1600.
Torquato e Nundinio, li ricordate? I due pedanti oxoniensi della Cena delle Ceneri ? Ci sono anche loro.
Accolgono sulla porta ministri e deputati, inseguono per le sale personaggi politici, distribuiscono furtivamente solo ad autorità, parenti e amici le copie del catalogo di una mostra costata, pare, quattrocento milioni, guardando come intrusi i veri appassionati della Nolana filosofia.
E’ il trionfo della pedanteria e dell’arroganza accademica: di tutto ciò, insomma, che Bruno aveva combattuto e subìto in vita e continua a subire anche da morto.
Come la mettiamo, illustri dottori ? Ora vi interessate a Giordano Bruno, ne parlate, ma solo in termini di sponsorizzazioni per vuoti convegni, o di copie vendute dei vostri costosi libri.
Stanno per uscire, dopo quattro secoli di attesa le traduzioni italiane delle opere magiche e mnemotecniche. Chi vorrà leggerle potrà finalmente farlo: se potrà pagarsele, é ovvio.
Questo è per voi il modo giusto per far conoscere Bruno, diffondere la sua filosofia tra i giovani ? No, questo serve solamente a riempirvi le tasche, a giustificare i vostri giochi di potere, le vostre squallide beghe accademiche.
Ma non provate un po’ di vergogna, quando, agghindati come manichini in doppio petto, parlate di Giordano Bruno da quegli stessi pulpiti, alla Sorbona o ad Oxford, dai quali Egli fu scacciato e costretto a cercare in giro per l’Europa un posto dove poter vivere e pensare liberamente?
Giovanni Bovio diceva bene: "C’è un Bruno che non appartiene ai filosofi di professione, agli accademici salariati, ma è di tutti gli uomini colti o che cercano appassionatamente la verità. Noi non tollereremo che la corporazione degli accademici lo sequestri per sé."
Se veramente provate rispetto e ammirazione per questa grande anima, scendete dunque dalle vostre cattedre dorate e fate a dorso di "asino" il cammino che vi porti, a ritroso, a ritrovare le radici e il senso della Nolana filosofia.
Intanto il ministro, dopo aver recitato il suo diligente compitino, infarcito di tutti i collaudati luoghi comuni sul martire del libero pensiero, ha finalmente tagliato il nastro e si avvia, circondato da un codazzo di fotografi e cineoperatori, a visitare la mostra.
Noi lo faremo domani, quando i pedanti saranno tornati alle loro gravose (e lucrose) occupazioni. Lasciamo che stanotte, nel silenzio della sala deserta, i due domenicani di Napoli, si dicano la verità!

 Guido del Giudice           

 



   Domenica 4 Giugno 2000
Giordano Bruno, tutte le carte dell’eresia

di Tullio Gregory

«Fa meraviglia che quest’asino possa chiamarsi dottore»: così Bruno scriveva sul frontespizio di una copia fresca di stampa (1581) del Quod nihil scitur che l’autore — il portoghese Francisco Sanchez, suo collega all’Università di Tolosa, «dottore, filosofo e medico» — gli aveva regalato con una dedica altisonante: «Al chiarissimo signor Giordano Bruno dottore di teologia e filosofo acutissimo, Francisco Sanchez lo dona in segno di amicizia e di venerazione».

È questo uno dei pezzi curiosi e rari (oggi alla Biblioteca universitaria di Wroclaw) esposti nella mostra storico-documentaria su Giordano Bruno che il ministro Giovanna Melandri inaugurerà a Roma il 6 giugno prossimo, presso la Biblioteca Casanatense, promossa dal Comitato nazionale per il quarto centenario della morte di Giordano Bruno, con il contributo di Enel e di Ina-Assitalia.

Significativi e preziosi documenti — manoscritti, incisioni, stampe provenienti da ogni parte d’Europa — scandiscono l’itinerario della mostra che si articola lungo due percorsi fra loro fortemente connessi: la vita e la peregrinatio europea di Giordano Bruno, il contesto culturale e politico della seconda metà del Cinquecento.

Punti cruciali dei due percorsi: gli studi a San Domenico Maggiore a Napoli, quindi l’itinerario da Napoli a Roma fino a Venezia, sempre inseguito dalla paura di processi a suo carico relativi al periodo del noviziato napoletano; poi l’avventuroso passaggio nella Ginevra di Calvino (1579), gli anni di Tolosa e di Parigi. Qui raggiunse tale notorietà con il suo insegnamento e con i suoi scritti sull’arte della memoria che Enrico III di Valois — dice Bruno nelle dichiarazioni rese all’Inquisitore di Venezia — «mi fece chiamare un giorno, ricercandomi se la memoria che avevo e che professava, era naturale o pur per arte magica; al qual diedi sodisfazione; e con quello che li dissi e fece provare a lui medesimo, conobbe che non era per arte magica, ma per scienzia». Ma neppure a Parigi Bruno si sentiva a proprio agio, anche per la situazione politica tutt’altro che tranquilla. Del resto ai parigini si era presentato con il Candelaio (1582) in questi termini autobiografici: «l’autore, si voi lo conosceste, dirreste ch’ave una fisionomia smarrita: par che sempre sii in contemplazione delle pene dell’inferno, par sii stato alla pressa come le barrette: un che ride sol per far comme fan gli altri: per il più lo vedrete fastidito, restio e bizzarro: non si contenta di nulla, ritroso come un vecchio d’ottant’anni, fantastico com’un cane c’ha ricevuto mille spellicciate, pasciuto di cipolla».

Abbandonata Parigi, Bruno — «Academico di nulla Academia, detto il Fastidito» — si dirige in Inghilterra (1583) al seguito dell’ambasciatore di Francia Michel de Castelnau; ma non sfuggiva al controllo della diplomazia, se già prima che arrivasse a Londra, un dispaccio dell’ambasciatore inglese a Parigi indirizzato al Primo segretario del Regno Francis Walsingham informava: «il dottor Giordano Bruno Nolano, professore di filosofia, ha deciso di venire in Inghilterra: non raccomando la sua religione».

A Oxford Bruno entrò subito in urto con autorevoli dottori, da lui qualificati «pulcini entro la stoppa» e «maiali», sicché dovette abbandonare l’insegnamento, malgrado la protezione degli ambienti di Elisabetta. Tuttavia il periodo inglese è nella vita di Bruno fondamentale: a Londra infatti pubblica tutti i suoi dialoghi italiani (1584-’85), ai quali deve la sua maggiore fama (oggi ristampati in anastatica a cura di E. Canone presso Olschki, e godibili, con amplissimo commento, in moderna edizione, nei Meridiani di Mondadori, per cura di M. Ciliberto). La mostra espone gli originali e, per la Cena de le Ceneri, l’esemplare della Trivulziana di Milano, l’unico di una tiratura che presenta interventi di Bruno per modificare la seconda parte del secondo dialogo e il principio del terzo. Qui, nei dialoghi italiani, tutti i grandi temi della filosofia bruniana: l’infinità dell’universo popolato di infiniti mondi, luogo dove i contrari si oppongono e si unificano, infinito disteso nel tempo e nello spazio, ontologicamente distinto dall’infinito in un atto solo, Dio, che a esso tuttavia si intrinseca; universo che tutto da sé genera per l’azione di quel fonte delle forme che è l’anima del mondo, natura efficiente che nulla pone fuori di sé, e nella quale si risolvono gli esseri molteplici, «volti labili» di uno immobile, perseverante ed eterno essere».

In questo orizzonte, i temi dell’eterna vicissitudine, dell’eroico furore, della critica al cristianesimo, della riforma morale e religiosa.

La peregrinatio bruniana riprende dopo il soggiorno inglese: la mostra, con costanti riferimenti all’ambiente culturale e politico, segue il Nolano a Parigi, poi nei suoi vari — e per alcuni aspetti felici — soggiorni in Germania fra Magonza e Marburgo, Wittenberg e Francoforte. Qui scrive alcune delle sue opere maggiori, presentate nelle stampe originali: centrali per il pensiero di Bruno il De triplici minimo et mensura, il De innumerabilibus, immenso et infigurabili e il De imaginum signorum et idearum compositione, tutti pubblicati a Francoforte nel 1591 e ora ristampati in anastatica dall’editore Agorà di La Spezia. Agli anni passati in Germania risalgono alcuni dei rarissimi manoscritti bruniani su cui la mostra si sofferma: come la xilografia dell’assedio di Nola (città natale di Bruno) da parte di Annibale, oggi alla Lutherhalle di Wittenberg, sul retro della quale l’8 marzo 1588 Bruno scriveva: «Salomon et Pythagoras / Quid est quod est? / Ipsum quod fuit. / Quid est quod fuit? / Ipsum quod est. / Nihil sub sole novum». Testo al quale Bruno teneva assai, se lo aveva scritto qualche tempo prima nell’Album amicorum di Hans von Warnsdorf (oggi alla Biblioteca di Stoccarda), tornandovi sopra con insistenza nelle sue opere. Così già nel De la causa, principio et uno: «Questo lo ha possuto intendere Pitagora, che non teme la morte ma aspetta la mutazione: ... questo lo ha inteso Salomone, che dice non esser cosa nova sotto il sole: ma quel che è, fu già prima».

Al periodo tedesco risalgono anche gli scritti magici di Bruno, parte non marginale della "nolana filosofia": ove la magia si propone come conoscenza dei segreti della natura e come tale capace di produrre opere che gli incolti ritengono miracolose. Scienza, la magia, coglie «il punto dell’unione» al di là dei contrari e degli opposti.

Nel corso del 1591 Bruno rientra in Italia e — dopo un breve soggiorno a Padova — si stabilisce a Venezia in casa di Giovanni Mocenigo che l’aveva invitato perché gli insegnasse l’arte della memoria: ma dopo poco tempo, il suo ospite, insoddisfatto delle lezioni e temendo che Bruno lo abbandonasse, lo denunciò all’Inquisizione. I documenti esposti nella mostra, che mettono a frutto le decisive ricerche di Luigi Firpo, suscitano forte emozione: gli atti manoscritti del processo dell’Inquisizione a Venezia, prestati dall’Archivio di Stato di quella città, poi gli atti del processo romano, generosamente prestati dall’Archivio dell’ex Sant’Uffizio, tutti logorati dal tempo e dagli inchiostri, ma di rara efficacia testimoniale. La mostra li presenta al termine di una sequenza di bandi e condanne del Sant’Uffizio negli anni del processo di Bruno. Della proclamazione della sentenza nel palazzo del cardinale Madruzzi, presso la chiesa di Santa Agnese in Piazza Navona, l’8 febbraio 1600, ha lasciato una cruda testimonianza Kaspar Schoppe che era presente, in una lettera del 17 febbraio (giorno del rogo), qui esposta: la Chiesa condannava Bruno come eretico impenitente, lo degradava, lo consegnava al braccio secolare; il filosofo nolano — scrive Schoppe — ascoltata la sentenza, con volto minaccioso, disse: «Forse voi pronunciate la sentenza contro di me con più paura di quella che io provi nel riceverla».

Altro contributo non marginale di questa mostra — che per la prima volta mette a contatto il largo pubblico con documenti di rara importanza — è la ricostruzione della storia dell’iconografia bruniana: dal ritratto immaginario creato da un incisore tedesco per la rivista «Neue Bibliothek» del 1715, più volte ripreso, fino ai bozzetti della celebre — e al tempo fortemente contrastata dalla Curia — statua di Bruno di Ettore Ferrari in campo de’ Fiori a Roma, e ad altre ideali raffigurazioni del filosofo nolano, firmate da artisti contemporanei.

Biblioteca Casanatense (via Sant’Ignazio, 52 - Roma), fino al 30 settembre. Orario: dal martedì al sabato 10.00-13.00/15.00-18.00; lunedì e domenica 10.00-13.00. In agosto solo al mattino. Manifesto di C. Lorenzetti. Catalogo pubblicato da L. Olschki.


 


 

 

  Mercoledì 7 Giugno 2000
Mostre/Alla Biblioteca Casanatense
Giordano Bruno
nella stanza del rogo

di LUIGI VACCARI


I MANOSCRITTI, pubblicati e non pubblicati, che per la maggior parte provengono dalle biblioteche delle Università tedesche. Le stampe originali di tutte le opere: sia latine sia volgari. I reperti, «tanto rari quanto preziosissimi»: dai codici di Erlangen, di Augsburg, di Jena ai documenti della fase veneta del processo, conservati nell'Archivio di Stato di Venezia, e della più lunga fase romana, conservati nell'archivio dell'ex Sant'Uffizio: deposizioni, minute, verbali che, esposti nella loro materialità, di carte anche bucate dall'inchiostro e ormai invecchiate, restituiscono una realtà più viva di quella offerta dalla stampa moderna. Una notevole serie di testimonianze. Il tutto radunato e proposto insieme per la prima volta. (E di alcuni testi esistono soltanto una o due copie al mondo). Giordano Bruno, il filosofo e frate domenicano nato a Nola nel 1548, condannato a morte dalla Chiesa cattolica per eresia e il 17 febbraio 1600 arso vivo a Roma, in piazza Campo de' Fiori, rivive nella Mostra storico-documentaria "Io dirò la verità", promossa dal Comitato Nazionale per le sue Celebrazioni, nel quarto centenario della morte, con il concorso di Enel e Ina Assitalia, e il patrocinio dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

L'esposizione è stata inaugurata, nel pomeriggio di ieri, alla Biblioteca Casanatense dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Giovanna Melandri e resterà aperta fino al 30 settembre. «La Mostra», spiega Michele Ciliberto, storico della Filosofia e presidente del Comitato, «ambisce ad avere un significato didattico nel senso più alto del termine, dando un contributo di prima mano e rigorosamente fondato a una conoscenza sia dell'opera del più significativo pensatore del tardo Rinascimento, e uno dei grandi "novatori" della prima età moderna, sia della società nella quale egli visse fino alla morte sul rogo del quale il giornale dell'Arciconfraternita di San Giovanni Decollato dà una tragica testimonianza».

Paola Gregory, architetto, ha costruito, nell'enorme Salone della prestigiosa Biblioteca storica, un percorso su due livelli. Ha utilizzato le tradizionali bacheche ottocentesche della Casanatense per proporre gli originali dei materiali documentari, alternati con pannelli esplicativi che contestualizzano e illuminano gli oggetti esposti ricostruendo l'ambiente politico-culturale e sociale della seconda metà del Cinquecento, legato alle tappe della peregrinatio in Europa di Bruno. Inserita in questo contesto europeo, la Gregory ha creato una zona centrale, sopraelevata, nella quale è possibile seguire più da vicino l'attività di scrittore del filosofo. E osservare le prime edizioni dei suoi libri: dal De umbris idearum e Ars memoriae alla Summa terminorum metaphysicorum, scritte sul finire del XVI Secolo e stampate fra il 1582 e il 1609. Fino all'ingresso finale nella stanza del rogo, dove "Io dirò la verità" si chiude con alcuni momenti tragici della nascita del pensiero moderno: i manifesti originali del Sant'Uffizio con i quali sono messe all'indice le opere del nolano e di Tommaso Campanella; i bandi che proibiscono la lettura del De revolutionibus di Nicola Copernico e del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo Galilei. E manifesti e bandi dànno anch'essi una dimensione di storia reale, quasi materiale.

E' stata anche ricostruita la vicenda della iconografia bruniana. Non esiste alcuna raffigurazione delle effettive sembianze del frate domenicano (che decise di deporre l'abito nel 1576). Un ritratto, «come carattere dell'uomo, con qualche notazione relativa all'aspetto», si può delineare dai suoi libri e dalla documentazione processuale, in particolare da quella relativa alla fase veneta. La Mostra si affida a un'incisione del primo Settecento, pubblicata dalla rivista tedesca Neue Bibliothek e resa famosa dalle modificazioni fatte nel 1824; ai tanti bozzetti esistenti; ad alcuni particolari della statua di Ettore Ferrari a Campo de' Fiori, colti con efficacia fotografica moderna; ad altri artisti contemporanei che hanno riflettuto sull'immagine di Giordano Bruno.

Per concludere. "Io dirò la verità", non trascurando rigorosissimi criteri scientifici, elimina ogni discorso criptico e ogni tecnicismo, ribadisce Ciliberto. L'ambizione è che i visitatori e le scolaresche (che alla Casanatense, diretta da Angela Cavarra, si augurano affluiranno numerose) possano cogliere, oltre i tanti miti, «il volto effettivo della personalità e dell'opera del più significativo pensatore del tardo Rinascimento».