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“Napolitano nato et allevato sotto più benigno
cielo”. Così Giordano Bruno descrive se
stesso ne La cena de le ceneri. Ciò testimonia l’attaccamento
del Nolano alla città in cui aveva vissuto gli anni della sua
formazione nel convento di S. Domenico Maggiore.
Foto e segnalazioni di monumenti dedicati al filosofo mi giungono da
luoghi lontani come la Colombia o il Perù. Possibile che Napoli,
come fece per Vico, non abbia mai avvertito il bisogno di dedicare
un busto, una piazza a Giordano Bruno, affinché Egli non venga
ricordato soltanto in Campo de’ fiori per il suo martirio, ma anche
nella città che ne formò il pensiero, per quella genialità
speculativa che tutto il mondo ammira? Lo scorso settembre nella
sala dei Baroni del Maschio Angioino, in occasione della consegna
del I Premio Internazionale Giordano Bruno, lanciai ufficialmente la
proposta di una sottoscrizione internazionale, per la realizzazione
di un monumento al filosofo in una importante piazza di Napoli. Da
allora ho ricevuto numerose attestazioni di interesse e di consenso.
So bene che non si tratta di un’impresa facile, ma viviamo in un
paese in cui le cose più difficili a volte si avverano: l’anno
scorso, ad esempio, è bastata la passione per l’ignoto del sindaco
Giovanni Basso, per realizzare un originale e suggestivo monumento
al Nolano nella piazza di Montegranaro (AP).
A Napoli cultori e semplici ammiratori di Giordano Bruno sono da
sempre presenti in entrambi gli schieramenti politici, per cui non è
utopica la speranza in un sostegno bipartizan all’iniziativa.
Anche le diatribe di carattere religioso qui si stemperano, per
merito di autorevoli personalità del pensiero cattolico, come
Pasquale Giustiniani e Michele Miele, che da decenni studiano con
passione “il caso Bruno”, sottolineando l’inscindibilità del suo
pensiero dalle radici cattoliche.
E non mi si venga a dire che il momento non è opportuno, a causa del
degrado politico e culturale che la città sta vivendo: iniziative
del genere possono servire, proprio in momenti difficili come
questo, a ritrovare nelle proprie gloriose tradizioni culturali,
dignità e motivazioni perdute.
Guido del Giudice
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