Dal 1586 al 1590 Giordano Bruno
trascorse in Germania uno dei pochi periodi di serenità della sua vita
tormentata ed errabonda. L’Oratio Valedictoria e l’Oratio
Consolatoria, composte in quegli anni per esternare la sua riconoscenza nei
confronti di chi lo avevaaccolto
con rispetto e magnanimità, sciolgono un vero e proprio inno a quegli ideali
per la cui difesa egli lottò incessantemente, fino all’estrema conseguenza
del rogo di Campo de’ fiori. Amore per la Sapienza, tolleranza e libertà di
pensiero, al di là di ogni divisione politica o religiosa, vengono qui
affermati come criteri di distinzione tra ingegno e bestialità umana. In questa
edizione le due opere vengono per la prima volta pubblicate autonomamente in
volume, con una esauriente introduzione che ne illumina il significato
filosofico, inquadrandole nel momento storico e ricostruendo l’ambiente che
circondò il Nolano durante il suo soggiorno a Wittenberg e ad Helmstedt. Guido
del Giudice, continuando il suo appassionato pellegrinaggio scientifico sui
luoghi bruniani, fornisce un prezioso contributo di scoperte testuali e
biografiche, illuminando punti oscuri, correggendo errori e inesattezze di
precedenti interpretazioni e avanzando ipotesi nuove e suggestive. Lo studio
testuale da cuinasce questa nuova
traduzione, supportato dalla padronanza dei potenti strumenti multimediali oggi
disponibili in Rete, a cominciare dal suo sito dedicato al Nolano, gli ha
consentito di sciogliere dubbi interpretativi e semantici e di localizzare nuove
fonti. Ad una di queste, che stabilisce un inedito contatto diretto tra Bruno e
Francois Rabelais, è dedicato un interessante saggio proposto in appendice.
Guido
del Giudice, medico e
filosofo napoletano, ha creato nel 1998 il sito internet www.giordanobruno.info,
diventato il punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo.
L’instancabile opera di diffusione della Nolana filosofia, ne ha fatto
uno dei più noti ed apprezzati esperti in materia. Nel 2001 ha pubblicato il
saggio WWW. Giordano Bruno, frutto della sua esperienza di comunicazione
attraverso il web.Presso
l’editore Di Renzo è uscito, nel 2005, un altro suo fortunato saggio bruniano:La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente.
Guido del Giudice La coincidenza degli Opposti
Giordano Bruno tra Oriente e Occidente
Seconda edizione con un saggio su"Bruno, Rabelais e Apollonio di Tiana"
Presentazione di Michele Ciliberto
Collana: Arcobaleno
Editore: Di Renzo, Roma
Pagine: 105 - Prezzo : € 9.00
ISBN: 888323148-1 Anno di pubblicazione:2006
Note: In questa nuova edizione, oltre ad
alcune modifiche al testo, è stato inserito un breve saggio inedito, che reca
un ulteriore contributo alle tesi esposte nel libro. Nel corso diuna ricerca sui rapporti tra Bruno e Rabelais, sono emersi alcuni indizi
che permettono di identificare in Apollonio di Tiana un altro possibile tramite
tra Bruno e la sapienza orientale.
Guido del Giudice, medico e filosofo napoletano, ha creato nel 1998 il sito internet http://www.giordanobruno.info/, diventato il punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo. L'instancabile opera di diffusione della Nolana filosofia, ne ha fatto uno dei più noti ed apprezzati esperti in materia.
Fulvio
Papi Antropologia
e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno Introduzione
di Nuccio Ordine
ISBN:
88-207-3858-9 ed.:
2006 pp.:
354
Ci sono dei libri che passano
come meteore. Ce ne sono alcuni che lasciano una scia più duratura. Ce ne sono
altri ancora – purtroppo sempre meno negli ultimi decenni – destinati
ad occupare un posto di primo piano nelle biblioteche pubbliche e private. Tra
questi ultimi, in uno scaffale che si rispetti dedicato alla critica bruniana,
non si può non annoverare Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano
Bruno di Fulvio Papi. A distanza di quasi quarant’anni dalla sua prima
edizione, il saggio continua ad essere un punto di riferimento per diverse
generazioni di studiosi. Negli anni sessanta, di fronte a una ripresa di una
storiografia intenta a proiettare il Nolano verso le tenebre dell’esoterismo,
questo libro di Papi aveva saputo valorizzare importanti aspetti della filosofia
bruniana, rivisitati anche alla luce dei grandi temi della modernità: la
religione, lo stato, la civiltà, il colonialismo, la fortuna, la natura, la
materia, la generazione.
Indice
Introduzione di Nuccio Ordine Prefazione alla seconda edizione
Opere
italiane di Giordano Bruno Avvertenza
Capitolo
primo Il naturalismo divino
Generazione spontanea e amore cosmico; Il problema teologico e l'infinito
qualitativo e omogeneo.
Capitolo
secondo L'uno animale infinito
Polihimnio: un parassita letterario?; Una filosofia «in fasce»: materia e
forma; Un neoplatonismo non cristiano: aspetti del De Umbris idearum e
del Sigillus; La metamorfosi della materia e l'ambiente dell'Uno.
Capitolo
terzo La genesi dell'uomo naturale
La concezione della generazione: lucrezianesimo e neoplatonismo; Aspetti della
tradizione lucreziana del Cinquecento; La teoria averroistico-pneumatica del
profetismo; La questione dei preadamiti.
Capitolo
quarto Eros e oggetto infinito
Il mito di Prometeo e la nuova barbarie; «Il senso sarà lo stesso intelletto»;
L'anima e l'ambiguità naturale dell'uomo; L'apologia dell'eroe dell'intelletto
e la diseguaglianza.
Capitolo
quinto Il nuovo mondo come occasione per una polemica libertina
Aspetti della «dimensione americana» nella cultura europea; La disputa «teologica»
degli antipodi e il mito dell'antichissima navigazione; Ancora sugli abitanti
dell'America: da Bruno a Voltaire; L'alternativa naturalistica: Le Roy e Diodoro
Siculo; La crisi della cronologia biblica del mondo.
Capitolo sesto Lavoro, virtù e prodigio
La mano anassagorea; «Voluptas vinculum vinculorum»; Le virtù dell'uomo
civile; Magia «antropologica» ed enciclopedismo magico.
Capitolo
settimo La civiltà come dignità dell'uomo e la religione
Un averroista dell'Occidente; La «renovatio» religiosa e politica; La
filantropia e le «Leges»; «Civilitate» e «aumento dei beni pubblici»; La
critica al mito nascente del buon selvaggio.
In anteprima per i lettori del sito la mia Prefazione al libro di Gianni Golfera
E’ l’alba. Una carrozza con le insegne papali attende sul sagrato della Chiesa di S. Domenico Maggiore a Napoli. Un frate, piccolo ma solenne nella candida tonaca dell’ordine domenicano, esce dal cancello laterale del convento e vi sale, abbandonandosi ancora assonnato sul sedile di velluto. Quel frate è Giordano Bruno da Nola. Papa Pio V, cui è giunta voce della straordinaria abilità del giovane rappresentante della grande tradizione domenicana nella memoria artificiale, vuole vederlo all’opera.
A Roma Bruno reciterà a memoria, in ebraico, il salmo Fundamenta, dalla prima parola all’ultima e viceversa. Sarà la prima di numerose esibizioni che nel corso della sua vita concederà a papi, imperatori, autorità accademiche ed ecclesiastiche, con l’orgoglio irridente del genio incompreso.
Ma la Chiesa non tarderà a scoprire che la prodigiosa memoria di quell’uomo è solo la manifestazione esteriore di una straordinaria capacità di intuizione, di una inarrestabile brama di sapere e comunicare, e dovrà fare i conti con il suo pensiero corrosivo e ribelle fino alla spavalderia.
Bruno è un grande sensitivo: immerso nell’Universo, è convinto di poter abbattere la divisione tra umano e divino. L’ Ars memoriae rappresenta per lui un mezzo per andare oltre l’umanità, alla ricerca del vero e dell’inesprimibile, per stabilire vincoli, per arrivare alle intuizioni universali partendo dalla natura delle cose.
Quelle immagini che ognuno di noi può formarsi autonomamente, una volta vivificate dalle emozioni, ci connettono automaticamente con la sfera delle idee di cui siamo ombra, umbra profunda, ma a cui fatalmente, come una fiamma, tendiamo e da cui dipendiamo in un ciclico alternarsi di ascenso e descenso, dove gli spiriti pervengono alla contemplazione del divino principio e le anime si incarnano, mutando e assumendo il controllo della materia e delle forme. Astri, numeri, figure, rinviano tutti alle forze elementari della natura, operanti in una materia che ha la stessa dignità dello spirito. Bruno avverte tutto ciò e cerca di esprimerlo utilizzando con disinvoltura tutte le arti, gli strumenti che il suo tempo riesce ad offrirgli: la magia naturale, l’astrologia, la matematica e, appunto, l’arte della memoria. Egli non si accontenta però degli artifici lulliani o degli altri mnemonisti precedenti, ma elabora, sperimenta, trasforma. L’uso delle immagini assume per lui un significato che va al di là della semplice correlazione mnemonica e, a partire dalle cosiddette “opere mnemotecniche”, esso si evolverà e accompagnerà tutto il suo pensiero successivo. Dalle allegorie dello Spaccio agli emblemi dei Furori, fino ai concetti-statue della impressionante Lampas triginta statuarum, l’associazione parola-immagine si trasforma da semplice tecnica di memoria a meccanismo di pensiero, che consente di elaborare e confrontare i concetti per giungere a nuove verità.
Lo capirà, purtroppo, anche Giovanni Mocenigo, il patrizio veneziano che lo attirerà nella trappola mortale, consegnandolo all’Inquisizione. Con il pretesto di voler imparare l’ars memoriae, egli mirava in realtà ad impadronirsi, pervertendone scopi e significati, dei segreti del vincolo e della magia naturale.
***
Gianni Golfera è salito in carrozza, idealmente, quella mattina e ha preso posto di fronte a Giordano. In quel viaggio da Napoli a Roma ha appreso dal Maestro i segreti della memoria.
Oggi, a più di quattro secoli di distanza, concede, come Bruno, saggi delle sue doti non comuni, destando, come allora, ammirazione e sconcerto e diffonde, attualizzandola, la tecnica della memoria per immagini. Una volta associata alla lettera, al numero, alla parola, l’immagine acquista una forza sua propria, talismanica: da semplice artificio mnemonico si carica di contenuti emozionali. E’ questa la grande intuizione che Gianni Golfera deve a Bruno e in questo libro ci spiega come la lettura del De Umbris idearum gli abbia fornito gli elementi fondamentali per l’elaborazione di un personale metodo di memoria (battezzato Gigotec dalle sue iniziali), che egli diffonde quotidianamente, attraverso corsi di insegnamento e dalle pagine del sito www.gigotec.com. Forte della padronanza tecnica della materia, egli ci propone una rivisitazione dinamica del De Umbris , in cui coniuga la divorante curiosità dello sperimentatore all’ammirazione devota per il Maestro. Si tratta di un esempio eclatante di rivitalizzazione di un testo attraverso la sua applicazione pratica. L’effetto che ne sortisce è quello di una illuminazione dei passi più esoterici e apparentemente incomprensibili del testo bruniano e la suggestione dei vasti orizzonti applicativi dei suoi insegnamenti. Il libro, partendo dall’analisi delle fonti, ripercorre il cammino compiuto dal Nolano e chiarisce le tecniche da lui utilizzate e sviluppate, dimostrando come l’arte della memoria non sia uno strumento obsoleto, ma un sistema ancora attuale e fecondo di applicazioni, cui le sorprendenti capacità di Golfera, restituiscono quell’utilità pratica che il tempo gli aveva sottratto. Il suo commento presenta un fascino particolare proprio perchè si avverte l’entusiasmo di chi quello strumento lo utilizza quotidianamente e vuole saggiarne e svilupparne le potenzialità. Al giorno d’oggi, mezzi come il computer, sembrerebbero rendere superflua questa tecnica, se essa non celasse qualcosa di ben più importante e sostanziale. Si scopre il velo di un’arte che va molto al di là della semplice abilità mnemonica, arrivando a stabilire contatti e vincoli con la natura e con l’assoluto.
In appendice al libro viene proposta la traduzione dell’Ars memoriae (che costituisce la seconda parte, quella “pratica”, del De Umbris), realizzata da Fabio Ferrucci, in sintonia con le intuizioni di Golfera e colpevolmente rimasta nel cassetto fino ad oggi. Quando Gianni me la sottopose, cinque anni fa, mi si rivelò subito superiore alle altre allora disponibili, che risultavano, in molti punti, del tutto incomprensibili e oscure, perchè non ne era stata capita l’applicazione pratica. Siamo certamente disposti a sorvolare benevolmente su qualche audacia interpretativa, in cambio della soddisfazione di poter eseguire operativamente le istruzioni che Bruno impartì ad Enrico III di Valois, cui il testo era dedicato. Soltanto recentemente Nicoletta Tirinnanzi ha realizzato per l’edizione delle Opere mnemotecniche, diretta da Michele Ciliberto, una nuova traduzione, in cui al rigore filologico si accompagna quella comprensione dell’utilizzo pratico dell’arte, che le era mancata in ampi tratti di un suo precedente tentativo.
Il libro di Golfera costituisce pertanto un prezioso strumento introduttivo, indispensabile a chi voglia davvero imparare ad utilizzare il suo metodo con la piena conoscenza delle basi teoriche e storiche e, soprattutto, la consapevolezza di quanto, anche in questo campo, si debba al genio straordinario di Giordano Bruno. Al di là delle eccezionali capacità mnemoniche di cui fa sfoggio e che deve a doti innate, coltivate e perfezionate fin dall'infanzia con continuità e tenacia, Gianni Golfera si rivela, dunque, un interprete bruniano valoroso e appassionato, che ci restituisce, illuminandone la praxis, il senso vero della straordinaria eredità del Nolano.
Guido del Giudice
Eugenio Canone Magia dei contrari. Cinque studi su Giordano Bruno
Edizioni dell'Ateneo, Roma, 2005
pp. 132 con figg. in bianco/nero Prezzo: EUR 28,00
ISBN: 88-8476-102-6
Eugenio Canone lavora all'Istituto del Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle idee del C. N. R.. Studioso della cultura filosofica del Rinascimento e dell'età moderna, ha pubblicato numerosi lavori sulla vita, il pensiero e la fortuna di Giordano Bruno.
E' condirettore della rivista "Bruniana & Campanelliana" e Dell' Enciclopedia bruniana e camapanelliana. Ha curato l'organizzazione delle Letture bruniane. Tra i suoi recenti lavori sono da ricordare l'edizione dello Spaccio della bestia trionfante (Milano, 2000) e il volume Il dorso e il grembo dell'eterno. Percorsi della filosofia di Giordano Bruno (Pisa-Roma, 2003).
SUPPLEMENTI DI «BRUNIANA & CAMPANELLIANA» Diretta da Eugenio Canone,
Germana Ernst
Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa - Roma
Il primo volume della Enciclopedia bruniana e campanelliana, che qui si
presenta, comprende trentadue voci che spaziano dalla filosofia della natura e
dalla metafisica alla gnoseologia, dall’etica alle arti. Convincimento di chi
ha ideato e curato l’opera è che fossero maturi i tempi per intraprendere
un’impresa di carattere enciclopedico sulla filosofia e sulla cultura del
Rinascimento che scegliesse come angolo visuale l’opera di Giordano Bruno e di
Tommaso Campanella. L’Enciclopedia, che si avvale della collaborazione
di specialisti a livello internazionale, si articola in due sezioni distinte,
anche perché i due autori, pur nella vicinanza di alcuni temi, propongono
risposte diverse alla crisi politica, religiosa e in generale di valori che
attraversò l’Europa nella seconda metà del Cinquecento. D’altronde,
l’istanza di rifondare le scienze e le arti è motivo costante negli scritti
di Bruno e di Campanella ed è un elemento ricorrente nelle voci del presente
volume, che raccoglie e pubblica il lavoro svolto in una serie di incontri
seminariali tenuti con cadenza annuale a partire dal 2001. L’iniziativa, che
ha preso avvio nell’ambito delle attività della rivista «Bruniana &
Campanelliana», si rivolge allo studio di concetti e termini chiave nella
filosofia del Rinascimento, contribuendo così a colmare un vuoto, se si
considera la penuria di strumenti di carattere enciclopedico relativi alla
cultura filosofica di quel periodo. Il progetto intrapreso si propone quindi di
costituire uno strumento di ricerca terminologico-concettuale e storico: uno
strumento di studio che, prendendo come riferimento i due filosofi, metta in
evidenza concetti e temi della cultura rinascimentale e della prima età moderna
nei suoi rapporti con tradizioni precedenti e anche nella sua, per quanto
problematica, apertura ad una piena modernità.
Voci enciclopediche di Maria Giovanna Accietto-Gualtieri, Luciano
Albanese, Barbara Amato, Massimo L. Bianchi, Angelika Bonker-Vallon, Teresa
Bonaccorsi, Eugenio Canone, Anna Cerbo, Antonella Del Prete, Germana Ernst,
Jean-Louis Fournel, Guido Giglioni, Delfina Giovannozzi, Miguel A. Granada,
Luigi Guerrini, Michel-Pierre Lerner, Armando Maggi, Gianni Paganini, Margherita
Palumbo, Vittoria Perrone Compagni, Ornella Pompeo Faracovi, Tiziana Provvidera,
Saverio Ricci, Pietro Secchi, Leen Spruit, Michele Vittori. Cura redazionale
di Dagmar Von Wille.
Il
gruppo editoriale Castel Negrino, specializzato nella ristampa anastatica di
opere famose, specie in ambito esoterico, propone questa edizione
del Cantus Circaeus,
che farà felici i collezionisti bruniani per l'accuratezza e la qualità della
fotoriproduzione.
La Cabala Nolana
Il libro è il risultato di un’interpretazione dei “dialoghi sull’asinità
scritti da Giordano Bruno”, che vanno sotto il titolo: La cabala del
cavallo pegaseo. Esso è esposto - in tre parti - sotto forma di dialoghi tra l’autore ed
il “reverendissimo signor don Sapatino” (al quale Bruno dedicò “La
cabala”), prima nelle vesti di prete, poi di “abate di San Quintino”
e, infine, di “vescovo di Casamarciano”. Il sottotitolo - «Dialoghi
sull’asinità “di” Giordano Bruno» - sta, pertanto, anche ad indicare
che nel libro “si dialoga sull’asinità trattata dal Nolano”.
Intanto, nell’appendice alla Cabala - L’Asino cillenico del
Nolano –Bruno descrive la
vicenda di un asino (allegoria del Filosofo) che possiede un «alto,
raro e pelegrino» dono, ossia «quell’estraordinario
rimbombo, che la largicità [di Giove], in questo confusissimo secolo,
nell’interno [suo] spirito (perché si producesse fuora) ha seminato».
Da qui un terzo significato del sottotitolo, cioè “dialoghi sulla condizione
asinina di Bruno”.
Nel volume si mostra, infatti, come il “Bruno-Asino” ed il
“Bruno-Mercurio” formino un mini-sistema, all’interno del quale
s’instaura un processo
circolare che, mortificando ed affinando l’“asinità”, la “stoltezza”
e la “materialità” del primo, fa emergere la “conoscenza”, la
“sapienza” e la “spiritualità” del secondo.
Ne La cabala nolana si delinea,
perciò, la vicenda di un “asino” che, da «animalaccio», si rivela essere
un potenziale “Vorbild”,un “modello esemplare”. Nel contempo, si mostra come La cabala del
cavallo pegaseo, presentata da Bruno come un “cartaccio spregiato”,
costituisca in realtà un corpus dottrinale racchiudente «del buon Sole», cioè un contenuto
di verità illuminante altri scritti del Nolano.
Franco
Manganelli La Cabala Nolana Dialoghi sull'asinità "di" Giordano Bruno
Guida Editore, 2005
Franco
Manganelli (Nola, 1940) è
docente di Sociologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Duns
Scoto” di Nola e presso lo “Studio Francescano Interfamiliare
campano-lucano”.
Ha svolto diverse ricerche sul territorio nolano, soprattutto nella prospettiva
dell’antropologia religiosa. Successivamente ha dedicato molta attenzione al
dibattito su “Economia ed etica” producendo una serie di saggi. Da alcuni
anni sta studiando la «spiritualità» di Giordano Bruno. I primi risultati di
questa ricerca sono stati pubblicati nel libro: “Dialoghi
piani di fra’ Agnello Mancin su Gli Eroici furori di
Giordano Bruno” (Alfredo Guida Editore).È
stato deputato al Parlamento italiano.
Un pensiero magmatico e dispersivo come quello del Nolano presta facilmente
il fianco ad accuse di incoerenza e contraddittorietà se non si riesce ad
enuclearne, dal cospicuo corpus, le direttrici fondamentali. Impresa non facile
in quanto richiede, oltre ad una perfetta conoscenza dei testi, un atteggiamento
privo di condizionamenti e prevenzioni nei confronti della storia personale e
intellettiva del filosofo.
Sono entrambe doti che Michele Ciliberto possiede in modo inconfutabile e che è
andato progressivamente affinando, dal punto di vista dell'acume e della
vastità dell'analisi critica, fin dalle sue prime opere sull'argomento. Nella
Parte Terza di questa sua raccolta di saggi, l'autore ci dà l'ennesima prova,
forse la più matura, della sua perfetta sintonia con il carattere e le idee di
Giordano Bruno, inquadrati nel contesto del suo tempo, nonché in quello della
storia del pensiero del Rinascimento, confermandosi come il depositario più
accreditato e attendibile del messaggio della Nolana filosofia.
La sua è un'analisi chiara e coinvolgente al di là delle mode che hanno
caratterizzato la lunga stagione della critica bruniana, che rifugge gli
allettamenti di facili distorsioni del pensiero di Bruno per fini infondati dal
punto di vista storico e filologico. Ciliberto riesce così a darci
un'interpretazione globale e rigorosa dell'avventura personale del Nolano,
sfrondando la via maestra del suo pensiero dai numerosi rami collaterali che
parecchi hanno imboccato perdendovisi. Egli si arresta soltanto dinanzi a quello
che, al di là delle motivazioni più varie che si è cercato di dare, rimane un
enigma: cosa spinse ad un certo punto il filosofo ad andare oltre quell'umanità
che lo respingeva. Ognuno ha, in proposito, la libertà di darsi la risposta che
più sente vera.
(Guido del Giudice)
SOMMARIO
Prologo
PARTE PRIMA Due contributi alla storia del concetto di Rinascimento:
I. Tra 'mondo storico' e 'mondo storiografico'
II. La 'scoperta' della magia e dell'ermetismo nel Novecento
PARTE SECONDA Approssimazione al Rinascimento:
I. Il Rinascimento a Firenze: figure e motivi
1. Il ritorno degli antichi
2. Umanesimo e dignitas hominis
3. L'uomo: un camaleonte, un Proteo
4. L'uomo:"umbra di sogno"
5. Ghiribizzi, discorsi, ricordi
6. Tra Platone ed Ermete: Marsilio Ficino
7. Un frate, un segretario, un governatore
PARTE TERZA Su Giordano Bruno:
I. GiordanoBruno
II. Bruno e il Nuovo Mondo
III. Bruno politico
IV. Interpretazione del processo di Giordano Bruno
V. Bruno nel XX secolo. Filosofia, magia, ermetismo
PARTE QUARTA Campanella, Sarpi, la 'ragion di Stato':
I. Ritratto di Tommaso Campanella
II. Alcune ipotesi su Sarpi
III. Tra Cinquecento e Seicento: storici e trattatisti della 'ragion di Stato'
Un viaggio colto e brillante che in una delle opere più enigmatiche di William Shakespeare, «Pene d'amor perdute», rintraccia l'eco delle tesi più dissacranti e proibite di Giordano Bruno. Una rappresentazione della cultura del Seicento europeo, tra teologia controriformista e potere statale.
In "Pene d'amor perdute" c'è una scena celebre per la sua oscurità che, se messa in rapporto con quanto Giordano Bruno aveva scritto nell'Inghilterra di Elisabetta I, consente la messa a fuoco del maggiore problema politico dell'Occidente cristiano sconvolto dalle guerre di religione: la fondazione della sovranità autonoma dello Stato secolare - un problema che per tutto il secolo XVII continuerà a essere al centro del pensiero di Hobbes e Spinoza, e che comportava l'ineluttabile scontro delle autorità secolare e religiosa, cattolica o riformata. Partendo dai concreti tentativi di soluzione di quel problema in Inghilterra, Francia e a Venezia, Gilberto Sacerdoti ne porta alla luce le radici intellettuali: da un lato il conflitto fra Papato e Impero, dall'altro il ruolo giocato non soltanto dall''averroismo latino', ma anche dalle originarie fonti di quel pensiero islamico-ebraico medievale in cui la filosofia aveva per la prima volta rifiutato di essere ancella della teologia. Dietro Bruno, Bodin e Sarpi emergono a poco a poco le figure di Averroè, Maimonide e Al-Farabi.
Indice:
I. La Navarra, il Navarra e le guerre di religione.
II. Se Parigi val bene una messa, Londra val bene un sermone.
III. Assurdità, sileni, tesori.
IV. Assassinio di cervi ed eresie adatte ai tempi.
V. Macelleria e religione: Erasmo, Calvino e Bruno.
VI. Sovranità e sacrificio.
VII. Un deriso clero anticlericale.
VIII. Tra le altre verità occulte e utili a sapersi, la conoscenza della Monarchia temporale è la piú utile e la piú riposta di tutte.
IX. Il regno di Israele, modello del «regnum christianum»: dall'agostinismo politico alla deposizione di Dio col consenso di Dio.
X. San Tommaso d'Aquino e il tomismo politico di san Roberto Bellarmino.
XI. L'averroismo.
XII. Bruno, Orione e le «cose necessarie alla republica del mondo».
XIII. La cacciata del cacciatore Orione.
XIV. La caccia regia di Bruno e i riti patrii di Bodin.
XV. «Sacrosante bagatelle».
XVI. Maimonide e il sacrificio mosaico come «ragion di stato».
XVII. Bodin, Venezia, e i «segreti nascosti delle cose sublimi»: i «talattafa» del «Rabin Moyse» e i «piaculi» di Fra Paolo Sarpi.
XVIII. Il rogo della «Guida dei perplessi».
XIX. «Bagatelle» e «figmenta»: Pomponazzi e Averroè.
XX. Bruno, l'Inghilterra e il libero impero della filosofia.
Bruno è ancora oggi un pensatore che accende gli animi, che sollecita prese di posizioni forti e appassionate. Il merito della ricerca di Gerardo Picardo è di volare alto su queste partigianerie e di avvicinarsi allo scottante tema della religione nel pensiero del Nolano nel rispetto dei testi, senza una tesi precostituita da giustificare e da difendere anche a costo di forzare lettera e spirito degli scritti bruniani. La conclusione di Picardo, diametralmente opposta a quanti, da credenti, vorrebbero tentare un riassorbimento, anche parziale, del pensiero del Nolano all'interno dell'ortodossia cattolica, è che "Bruno non è un cristiano. E' solo un filosofoalla ricerca della verità del tempo" [...] Picardo è chiaramente consapevole della funzione pratica e civile assegnata da Bruno alla religione e, perciò, della considerazione di questa come "un sistema di norme con una finalità precisa: mantenere il popolo ed elevarlo socialmente e politicamente". Per questo può concludere il suo lucido saggio sottolineando come "la vera morale consiste per il Nolano nell'essere giusti" e che "la vera redenzione è liberazione dell'anima dagli errori, la beatitudine è elevazione e unione con Dio, ma sulle ali libere del pensiero umano, di un uomo restituito a se stesso e padrone della propria sorte".
(dalla Prefazione di Aniello Montano)
Gerardo Picardo, giornalista e saggista, è laureato in Filosofia ed ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica.
Frutto di una collaborazione di studio tra Università di Venezia, Fondazione Giorgio Cini e Istituto nazionale di studi sul Rinascimento, il volume raccoglie da una parte alcune riflessioni di illustri studiosi sul pensiero di Giordano Bruno (gli aspetti essenziali della sua filosofia, le sue idee sull’apocalisse e sull’ "amore infinito", la ripresa dei filosofi antichi, il rapporto con la magia, l’aritmetica e la geometria ecc.), e dall’altra ne ricostruisce ampiamente il soggiorno a Venezia nel 1592, culminato nella denuncia al tribunale dell’Inquisizione e nel successivo processo, preludio alla finale condanna al rogo per eresia pronunciata ed eseguita a Roma nel 1600.
Saggi di: Gino Benzoni, Paolo Casini, Michele Ciliberto, Fulvio Papi, Luigi Ruggiu, Emanuela Severino, Nicoletta Tirinnanzi.
Luigi Ruggiu insegna storia della filosofia presso l’Università di Venezia.
Daniele Goldoni insegna estetica presso l’Università di Venezia.