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Il
busto è tornato al suo posto!
Nell'anno 2000 mi feci promotore sul sito, in seguito alla segnalazione di
Felice Storti, della battaglia per la restituzione alla cittadinanza di Montella,
una piccola cittadina dell' Irpinia, del busto di Giordano Bruno. Ebbene dopo
circa 7 anni, per la caparbia insistenza dell'amico Felice, da noi sostenuto con
vigore, l'opera è stata collocata sul frontone restaurato della biblioteca
comunale. Attendiamo di sapere che fine abbia fatto il basamento con
l'iscrizione, ma almeno il busto si è salvato dall'oblio e probabilmente dalla
distruzione. Per celebrare l'avvenimento, in attesa di ulteriori particolari, Vi
ripropongo sotto l'appello che lanciai nel 2000 da queste pagine e il link ad un
interessante filmato che mi è stato segnalato, in cui si parla dell'evento. |
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Il busto di
Montella nella sua nuova collocazione |
Guarda
il filmato |
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Ottopagine
Montella/ "Celebrazioni
Bruniane", l'evento del Centro studi castellese
In duecento per ricordare il libero pensiero del
nolano
Inaugurato anche il busto posto sulla
facciata della biblioteca
ROMINA CAPONE Montella
Ogni anno il Centro Studi
"Giordano Bruno" di Castelfranci ricorda il filosofo
nolano, Giordano Bruno, scomparso nel 1600. A Montella per la
prima volta, proprio in suo onore, è stato organizzato un
evento al quale hanno partecipato, tra gli altri, il senatore
Raffaele Tecce e il deputato Raffaele Aurisicchio. Purtroppo
la giornata non è iniziata nel migliore dei modi. A causa di
un malinteso la manifestazione non si è più svolta a Villa
De Marco, così come da programma. "La comunità montata
Terminio Cervialto - spiega il presidente del Centro
castellese, Felice Storti - non ha più concesso
l'autorizzazione ad utilizzare questa sala, scelta come sede
dell'incontro, ritenendo che la manifestazione non fosse più
culturale ma stesse prendendo una. direzione politica alla
presenza di alcuni esponenti, piuttosto che di altri. In
realtà - aggiunge Storti - erano presenti esponenti del Pd,
di Sd e del Prc e, ad ogni modo, si tratta di persone che mi
hanno contattato personalmente chiedendomi di poter
partecipare alla manifestazione. Da parte nostra non c'è
stata la volontà di escludere qualcuno e ci dispiace del
malinteso che si è creato, soprattutto perché questo ha
creato non pochi disagi alle persone presenti". Ma la
soluzione non è tardata ad arrivare. Infatti, la casa di
riposo adiacente ha messo a disposizione, immediatamente,
parte della struttura per dare inizio al convegno. Tutto ciò
non ha ostacolato la buona riuscita dell'evento. Dopo aver
superato i momenti di tensione, Felice Storti, ha dato il
benvenuto alle duecento persone presenti in sala, provenienti
da tutta la Campania. Durante la giornata sono stati trattati
vari argomenti di attualità. A passare la parola ai relatori,
il professore Paolo Saggese. Il sindaco di Montella, Salvatore
Vestuto, ha affrontato la questione del cristianesimo e della
laicità sostenendo che "non si è perfettamente
cristiani se nella vita non si è perfettamente laici."
Al dibattito ha partecipato anche il sindaco di Volturara,
Edmondo Marra: "Giordano Bruno è un palese esempio di
cultura, lui ha reso Montella capitale d'Irpinia". Si è
discusso anche di tolleranza, totalitarismi, pace e della
guerra che sta distruggendo il mondo. Molto intenso
l'intervento del dottor Rosario Cianciulli: "Giordano
Bruno è stato un personaggio irrequieto, difensore della
verità, dell'uguaglianza e della giustizia". Ancora
oggi, dunque, Giordano Bruno parla all'umanità attraverso i
suoi libri, tradotti in tutte le lingue. E proprio a far luce
sulla filosofia bruniana sono intervenuti Maurizio Cambi e
Aniello Montano, professori di Filosofia all'Università degli
Studi di Salerno. Nel corso del convegno sono stati letti
anche dei brani tratti dagli scritti di Bruno, da Gaetano
Calabrese, Mara Lasciano, Oscar Luca D'Amore e Angela Prudente
con le musiche di Gerardino Lardieri. Nel corso della
manifestazione, si è svolta anche l'inaugurazione del mezzo
busto di Giordano Bruno posto sulla facciata della biblioteca
comunale, momento a cui la popolazione ha partecipato in
maniera molto sentita.
A Montella nel nome di Bruno, in difesa
della laicità dello Stato.
E' stata soprattutto l'occasione per
ribadire la laicità dello Stato la celebrazione bruniana che
ha caratterizzato domenica scorsa il centro irpino di Montella.
Oltre un centinaio, tra amministratori e cittadini, hanno
scelto di ricordare il filosofo Giordano-Bruno,
nell'anniversario della sua messa al rogo, a Roma, a Campo dei
Fiori, il 17 febbraio del 1600. Punto di partenza del corteo,
che ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti
anche da Campagna e Nola, città natale del filosofo, è stata
piazza Bartoli, con la deposizione di una corona di alloro
davanti al monumento del filosofo, ricollocato dopo dodici
anni davanti alla Biblioteca Comunale, voluto dal pioniere del
socialismo Ferdinando Cianciulli. Una manifestazione senza
colori politici, che ha visto la partecipazione di esponenti
di schieramenti diversi, al fianco dell'infaticabile Felice
Storti del centro studi Giordano Bruno di Castelfranci:
Alfonso Ferrante, presidente Pro Loco di Nola, Adriana Maggio
dell'Associazione Giordano Bruno Campagna, Rosario Cianciulli,
presidente del Partito Socialista sezione di Montella. Folta
anche la presenza dei primi cittadini: i sindaci di Montella
Salvatore Vestuto, di Castelfranci Eugenio Tecce, di Volturara,
Edmondo Marra, di Teora Domenico Salvatore, il Presidente
della pro loco Alto Calore Nicola Giovino, il Presidente del
Consiglio Provinciale di Avellino Erminio D'Addesa, l'avvocato
Generoso Benigni, direttore di "Nuovo Mediterraneo",
l'assessore alla pubblica istruzione Provincia Luigi Mainolfi,
Michele D'Ambrosio, Raffaele Aurisicchio, il senatore Raffaele
Tecce ed il consigliere regionale Angelo Giusto, Gennaro
Imbriano, segretario provinciale di Rifondazione. A creare
qualche inconveniente l'impossibilità di utilizzare, come
stabilito, lo spazio di Villa De Marco, così la
manifestazione si è dovuta trasferire nella vicina casa di
riposo. A ricordare il contributo di Bruno alla cultura laica
e libera sono stati i professori Maurizio Cambi e Aniello
Montano dell'Università di Salerno e il filosofo Luigi
Simonetti. Proprio come recita l'epigrafe posta sull basamento
in pietra del monumento dedicato a Bruno:. "Rivelatore
impavido delle verità nuove, ferocemente immolato dal
pregiudizio insano di tristi tempi, l'età per lui rinovellata
pone vendicatrice e consacra - 9 agosto 1912". A moderare
il dibattito Paolo Saggese. Da più parti è stato ribadito
come oggi più che mai la figura di Giordano Bruno si carichi
di forte attualità, in un momento in cui cominciano ad essere
messi in discussione diritti civili che sembravano ormai
acquisiti e lo stesso valore della democrazia appare in
pericolo. Di qui l'invito a non dimenticare i martiri del
libero pensiero.
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Montella
(AV)
Giordano
Bruno tornera' al suo posto ?
Nel 1909, per iniziativa di
un uomo politico locale, Ferdinando Cianciulli, sostenitore
del Libero Pensiero in Irpinia, fu inaugurato a Montella un
busto di Giordano Bruno.
La realizzazione dell'opera fu affidata a Carmine Sica, di
Torella dei Lombardi, all'epoca maestro d'Arte presso
l'Accademia di Belle Arti di Napoli. L'epigrafe incisa sul
basamento fu dettata dal prof. Roberto Ardigò: "
A Giordano Bruno, rivelatore impavido delle verità nuove,
ferocemente immolato dal pregiudizio insano di tristi tempi,
l'età per lui rinnovellata pone vendicatrice e consagra
".
Crollata, insieme al palazzo che la sosteneva, durante il
terremoto del 1980, l'opera é rimasta per quasi 20 anni
relegata in un sottoscala, nell'oblio e nell'indifferenza
generali.
Ci son volute la ricorrenza del 4° centenario e, soprattutto,
la passione e l'attivismo di Felice Storti, per
ridestarne il ricordo . L'artista di Castelfranci, autore
delle "Carte
della Memoria", con un'infaticabile e caparbia opera
di sensibilizzazione delle coscienze di intellettuali ed
amministratori locali, si sta battendo affinché il busto del
Nolano torni nella sua sede originaria, sulla rinnovata
facciata del palazzo nel centro di Montella, dove é stato già
posizionato il basamento. Speriamo che, superati i disaccordi
"politici", il busto, "piccolo nelle
forme, grande nel significato", torni a mostrarsi di
nuovo, fiero e risoluto a "tener desta nella gioventù
irpina la sacra fiamma della libertà spirituale".
A Felice Storti si deve anche la riedizione del testo della
conferenza tenuta da Ferdinando Cianciulli il 22 febbraio 1909
per celebrare l'avvenimento. Pur connotato da una chiara
impostazione politica e anticlericale, l'articolo riflette una
genuina e appassionata fede "Bruniana", per cui
merita di esser letto con attenzione.
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Il lungo cammino
compiuto per la libertà di pensiero è segnato da tracce di sangue.
Le fiamme dei roghi, i patiboli servirono a risvegliare l'anima libera
del popolo. Ma oggi un nemico audace s'insinua con le lusinghe, con
mille arti, con l'ipocrisia, con l'insegnamento nelle scuole, e tenta
ricondurci nell'ignoranza e nell'abbrutimento Al disopra dell'eterna
menzogna, Giordano Bruno, faro luminoso della coscienza umana, sta ad
ammonirci che né preti, né birri hanno potuto per un sol momento
sbarrare il passo alla civiltà. E' un simbolo! scrive il Podrecca.
L'avesse pur creato la fantasia popolare; fosse pure il rosso fiore
della leggenda sovversiva, in nulla sarebbe diminuita la
significazione del nome. Anche di Gesù dicono i cristologi moderni
che non abbia esistito come persona storica, ma fosse pur vero ciò,
il nome glorificato sarebbe sempre testimonianza di tutta una corrente
di sentimenti umanitari scaturita dalla colossale frana dell'impero
romano, e degenerata poi - da cristianesimo ugualitario - nella palude
della speculazione e della menzogna cattolica. Anche di Guglielmo Tell
dice oggi la critica positiva, nelle stesse scuole della Svizzera,
l'inesistenza storica, eppure finché i liberi petti della vicina
repubblica faranno baluardo ai tentativi delle monarchie reazionarie,
il nome del ribelle di Altdorf squillerà, appello di riunione per
tutte le selve e i ghiacciai scintillanti delle Alpi. Così se fossero
la vita e il rogo di Giordano Bruno semplice tradizione, essa
esprimerebbe l'orrore e l'odio che la setta clericale ha accumulato in
secoli d'infamia nel cuore dei popoli, e il simbolo leggendario
poggerebbe sulla granitica verità delle cose. Ma purtroppo leggenda
non è. Il martirio del grande nolano è terribile realtà.
***
I furbi seguono la Chiesa, non per il vero sentimento religioso, ma
per mantenere il puntello, al privilegio, per legare le plebi nella
schiavitù politica ed economica. Guerra, diciamo, non ai credenti,
non persecuzione alla fede disinteressata, ingenua o sincera, non
guerra ai simboli ed alle immagini, ma lotta ad oltranza alla
gerarchia del partito politico clericale, allo spirito del medio evo,
alle transazioni dello stato laico, al vecchio spirito di intolleranza
della Chiesa di Roma, che fece ardere vivo il frate Nolano, non perché
- dice il Ferri - fosse ateo - ciò che sarebbe sempre assurdo e
mostruoso, ma si spiegherebbe più facilmente per le tenebre
intellettuali e morali che avvolgevano l'umanità del secolo XVI.
Giordano Bruno, intatti, era un fervido credente in Dio. Egli di Dio
aveva fatto il centro e il sostegno di tutta la sua filosofia
naturale, nella quale il concetto della "continuità universale
dei fenomeni" è ancor vivo e forma una delle basi incrollabili
del pensiero scientifico, sperimentale e positivo. Nequizia dei
tempi... Il secolo di Bruno è il secolo dei roghi fumanti! Le menti
più eccelse, ribelli ad ogni vincolo teocratico, sono rivolte alla
ricerca affannosa, continua del Vero. Nel 1556 Pomponio da Nola fu
abbruciato vivo all'età di anni 24 " fu spogliato e posto al
fuoco et gettandovi sopra olio bollente e pegola affogata diceva:
"Te deum laudamus". Nel 1567 abbiamo la tortura del
Carnesecchi. Sua Santità, decise " murarlo per sempre fra due
muri " oppure bruciarlo. Fu scelto il secondo metodo e nel libro
di entrata ed uscita del governatore di Roma si legge addì 31
settembre 1567: " Pagai al cancelliere del bargello scudi 4 per
comprare legna, fascine et carbone et per arrotare la mannaia per la
morte di Pietro Carneseca et il frate suo compagno; dico di moneta
4 scudi". Vigliacca ripetizione di un rinnegato! Nel
1571-1572 vi fu la tortura contro gli scrittori di cronaca. Nel 1572,
9 febbraio, fu fatta alla Minerva un' abiurazione di 13 persone, delle
quali alcune furono condannate al fuoco, altre al carcere perpetuo. Il
28 luglio 1584, in Torre di Nona furono strozzati 2 carmelitani,
" e non posti in luogo pubblico per onore della religione ".
Nel 1602 Tommaso Campanella, caduto anch'esso tra le sante unghie
della santissima inquisizione, passò 50 carceri tra tormenti
durissimi, e l'ultimo durò 40 ore, " legato con funi
strettissime - racconta nel Proemio dell'Ateismo trionfato - che
mi segavano l'ossa sopra un acutissimo legno, che delle parti deretane
mi divorò la sesta parte della carne, e la terra bevve dieci libbre
del mio sangue, e finalmente dopo sei mesi risanato fui seppellito in
una fossa sotterranea tra puzza, umidità, notte, freddo perpetuo
". Nel 1619, a 34 anni, Giulio Cesare Vanini, veniva bruciato
sulla Piazza Salin di Tolosa, perché, peregrinando l'Europa, portava
in giro - come egli stesso diceva - il controbbando del pensiero.
Precorrendo Darwin studiò gli animali nella loro evoluzione, e
l'universo nelle sue causazioni naturali. Il Sant'Uffizio gli strappò
la lingua, lo arse, ne disperse le ceneri, ma non potette spegnerne il
pensiero precursore. E dovremmo continuare di questo passo? Se
l'Italia "liberale" potesse ottenere dal bonzo Vaticano i
documenti, che per paura e per vergogna nasconde, oh quale fascio di
luce illuminerebbe questi simboli gloriosi di pensatori e di martiri.
Italia, Francia e Spagna debbono il loro decadimento a questa
religione di persecuzioni, se si pensa che tra i ribelli si trovavano
sempre le fibre più forti, le intelligenze più sublimi, uomini
eminenti, i quali dovevano riparare nella libera Inghilterra e nella
Svizzera, dove portavano la potenza del loro ingegno, le geniali
iniziative, il risveglio nelle scienze, nelle lettere, nei commerci,
quando potevano sfuggire al macello patrio. In Italia nella sola
città di Como, vi furono in un anno 300 bruciati. La Francia vide
il sangue scorrere a rivi; vide sgozzare 400mila Ugonotti, ed
altrettanti, al canto di fraterne vendette, varcare i confini della
patria, affrontando i dolori dell'esilio. In Spagna furono bruciati
vivi 34,658; bruciati in effigie 18,049; condannati alle galere
228,214 con un totale complessivo di 280,921 vittime. E milioni
d'abitanti abbandonarono il bel suolo di Spagna, che fu ridotto da 35
a 10 milioni appena. Questa fu la missione dei ministri della Chiesa
Romana in nome della fede cattolica. Nessuna conquista barbarica
commise mai i delitti di Filippo II, di Luigi XIV, del duca d'Alba, il
quale al Tribunale di sangue di Bruxelles aveva il macabro giustiziere
Jan de Vargy, che, quando si accorgeva di aver condannato degli
innocenti, si confortava con questa espressione: "Che importa se
son morti innocenti, tanto meglio per essi all'altro mondo." E
mandando al patibolo migliaia di innocenti, rei solo di non aver
impedito agli eretici di agire, si giustificava con un latino degno di
un mostro qual' era: Heretici fraxerunt templa, boni nihil
fecerunt contra; ergo debent omnes patibulare! A questa folla di
criminali appartengono Torquemada, Deza, Cisneros, Florencio,
Manriquez, Tabera, Loxisa, Filippo III, Filippo IV, Filippo V, Carlo
II, Carlo III, Carlo IV, Chatelet, Pier, Hessel, il quale si svegliava
di soprassalto gridando: Ad patibulum, ad patibulum ! e cento e
cento altri che troppi innocenti sacrificavano per una bugiarda
denunzia, un semplice sospetto, od una confessione immaginaria
strappata colla tortura, dettata dal terrore. Né queste del secolo di
Bruno sono le Sole turpitudini che si possono rimproverare alla Chiesa
Cattolica. Dai primi tempi del Cristianesimo ad oggi - scrive il
Tanganelli - questo sistema religioso non fu mai nulla di buono, per
opera dei cattivi interpreti; ma nel medio evo era, addirittura, un
mostruoso impasto di fanatismo e di delitti. Leggesi nella Raccolta
delle leggi dei Barbari, come, nell' VIII e IX secolo, i Monasteri
eran centri di prostituzione, e le monache generavano in peccati,
uccidevano la prole, empiendo le chiese non di figli adottivi, ma di
sepolcri! Narra S. Bonifazio che le dame e le monache inglesi, nell'
andare in pellegrinaggio a Roma, perdevano la castità, e in tornando
davansi al meretricio. Dice il Bettinelli che nel X secolo, tale era
la corruzione e l'ignoranza , che l'omicidio, l'incesto, l'adulterio
trionfavano per opera dei dignitari ecclesiastici. Soggiunge il
Baronio che le meretrici dispensavano Parrocchie e Vescovadi e lo
stesso Pontificato. Il Fleury nella sua Storia Ecclesiastica registra
questo mirabile fatto, che, nei secoli XI e XII, i frati davano la
caccia alle femmine, le rinserravano nei loro conventi ; sostenevano
gli assalti dei parenti, e quando si vedevano a mal partito, cacciavan
fuori una reliquia di Santo, e gli assalitori si ritiravano colti da
divoto rispetto! S. Bernardo nel suo epistolario, al numero 442,
inserisce una lettera del Vescovo di S. Maria di Yorck, ove è detto:
noi monaci siamo cupidi di rapine e di risse, ci ingrassiamo degli
altrui sudori, e tutto il mondo non basta alla nostra malvagità! Nei
secoli XIV, XV, XVI, e così anche al tempo di Bruno, il concubinato e
la simonia corrono da Cherico a Papa. Il Clemangis accerta che dare il
velo di monaca a una zitella, valeva abbandonarla alla prostituzione.
Il sentimento morale era soffocato, spento nel vizio, nella
turpitudine, nell' asineria generale. Ma il culto, il dogma, la fede
venivan difesi colla spada e col fuoco. In nome di Dio e del Papa
tutte le città d'Europa erano addivenute rivi di sangue.
L'inquisizione faceva stragi. Gli eretici, gli scismatici, le streghe,
i maghi son arsi vivi senza formalità di processo. Il debitore fa
bruciare il creditore, accusandolo d'eresia ...comodo e semplicissimo
mezzo per liquidare le partite !... Il padre o il marito d'una bella
donnetta viene denunziato e arso come eretico, e il denunziante, colla
violenza e lo stupro, si gode la femmina. Chi prega in volgare è
eretico e il fuoco lo arriva; chi muore senza lasciar beni ai frati è
scismatico e non avrà sepoltura. Fino ad alcuni cani vengono
accoppati come eretici per aver rifiutato - a quanto narra il D'Aubignè
- di mangiiare il cuore d'un barone ugonotto !
***
Oltre i roghi, di cui
Victor Hugo, nei Lavoratori del Mare, ci dà questa scena
raccapricciante: " Regnante Maria Tudor, vi furono bruciate, fra
gli altri Ugonotti, una madre e le sue due figlie, la madre chiamavasi
Perrotino Massy. Una delle figlie era incinta, e partorì nella brace
del rogo. La cronaca dice: "Il suo ventre scoppiò. Da quel
ventre uscì un bambino vivo; Il neonato rotolò fuori della fornace;
un certo House lo raccolse. Heller Gosselin fervente cattolico, fè di
nuovo gettare il bambino nel fuoco ", abbiamo infinite altre
torture, usate per secoli dalla clemenza del Sant' Uffizio; ad
esempio, il supplizio dalla muratura: Per non spargere sangue (Ecclesia
abhorret a sanguine} muravasi il paziente; ogni giorno si alzava
di alcuni centimetri il muro, davanti ad una nicchia, dallo gambe in
su, fino a chiudere il muro come se nulla fosse stato. Il supplizio
del forno: una specie dl camino nel quale stava Il fuoco e dove si
calava il paziente, coprendo poi il foro superiore. (A Roma se ne
scopersero nel 1849 con ossa umane calcinate nel palazzo del S.
Uffizio, visitato dai Francesi). Il supplizio del seppellimento:
in una fossa, strettamente legato il paziente, fra la calce viva, che
accendendosi con le urine del condannato, faceva morire questi tra
orribili spasimi. Il supplizio della ruota: due ruote dentate
che girano ai lati del corpo nudo legato al palo. Al riguardo Victor
Hugo, nei Miserabili, dà una descrizione raccapricciante di una
povera donna ugonotta, che, nel 1685, sotto Luigi il Grande, "fu
legata nuda sino alla vita, ad un palo; e, intanto le si teneva
davanti, poco lontano, il suo figliuolino.... Il seno le si
inturgidiva di latte e il cuore di strazio, e, mentre il bimbo,
pallido e affamato, alla vista dì quel seno agonizzava e gridava, il
carnefice andava ripetendo alla donna, madre e nutrice ad un tempo:
" Abiura! " lasciandole, così, la scelta tra la morte del
suo figliuolino e quella dell'anima sua ".
***
E non sono semplici ricerche archeologiche. Non giova ripetere le
frasi fatte, come questa, che i roghi e le persecuzioni erano un
prodotto dei tempi. Menzogna! I popoli più civili protestavano. Gli
ambasciatori di Francia e dl Venezia, inorriditi, nauseati dai
continui spettacoli del rogo, mandavano alla Curia proteste vibrate.
E' il sistema della Chiesa Cattolica, da quando nacque, e che
continuerà, sebbene sotto altra forma, fino alla morte. Potremmo
citare le leggi di Teodosio, di Giustiniano, di S. Luigi re di
Francia, che invocavano " l'estremo supplizio " per
gli eretici. A noi basta la parola dei vicari di Cristo: Paolo V
affermava: " L'inquisizione è il nervo e la principale molla
della santa sede ". Urbano II: " Chi ammazza qualche
eretico non è omicida ". Pio V: " Non passa giorno
che Roma non sia allietata dalla vista del rogo e del patibolo ".
Nell' epistola X al duca di Lorena: " Noi vediamo, con dolore,
che non si è messo ancora in esecuzione quello che già avrebbe
dovuto essere fatto, cioè la confisca dei beni degli eretici. Ciò
sarebbe stato utilissimo per ritenere nella fede i titubanti ". Gregorio
XIV: " Se le prigioni di oggidì non bastano avremo i
cimiteri ". Gregorio IX, Gregorio X: " I beni degli
eretici restano confiscati di pieno diritto. dopochè la sentenza sarà
pronunziata dal giudice ecclesiastico. Si può dichiarare un uomo
eretico dopo la sua morte allo scopo di confiscare (ad finem
ceufiscandi). L'eretico che confessa il suo errore potrà essere
perdonato ma non può entrare in possesso dei suoi beni né egli, né
i suoi discendenti o successori ". E perché non potrebbero
essere ora ritolte queste ricchezze così accumulate? Pio IX:
" Noi ci rallegriamo nella speranza di veder oggi, come pel
passato, sterminare tutte le eresie e gli errori mostruosi del nostro
secolo. Accordiamo l'indulgenza plenaria ai fedeli che pregheranno
pienamente per la estirpazione delle eresie". Altrove: "
Empi e scellerati quegli uomini, che, contrariamente alla S.
Scrittura, affermano che il migliore dei governi è quello che non
presta il suo braccio per reprimere con pene i dissidenti e i con-
tradittori alla Chiesa cattolica ". Questa breve e rapida
esposizione dimostra come non erano i tempi, ma il sistema praticato
anche oggi dalla Chiesa cattolica, con mille sevizie, mille
turpitudini, mille scandali di ogni genere negli ospedali, nei
seminari, nei conventi. Oh se potesse riaccendere il rogo di Giordano
Bruno !...
***
Filippo dei Bruni, noto al mondo col nome di Giordano Bruno,
nacque il 21 marzo 1548 da Giovanni Bruno e Fraulissa Savolina in Nola
della Campania Felice. Giovanissimo, per le condizioni sociali poco
agiate, entrò nell'ordine dei Domenicani, dove passò anni di
amarezze, di lotte terribili. Scrive il Levi: " Dotato qual era
di un'anima indipendente e irrequieta, aperta ai più fervidi
entusiasmi, mal poteva sottoporsi automaticamente alle diurne pratiche
volgari del convento, né sempre acquetavasi alle parole del maestro.
Si approfondiva nello studio, si corrucciava per indagare la verità
con la propria intelligenza. Però da un lato veniva schernito dai
compagni, dall'altro sgridato e minacciato dai maestri ".
Ragionando si risvegliarono i primi palpiti del suo ingegno, con una
concezione nuova del mondo, nuova per la scienza. Il suo culto massimo
è la verità: " A me non piace dissimulare la verità che veggo,
né ho timore di professarla spontaneamente ". Sorpassando il suo
maestro Copernico, che ammetteva ancora la limitazione del mondo,
amplia il sistema eliocentrico, afferma la trasformazione della
materia eterna ed indistruttibile, ammette i corpi celesti roteanti
negli infiniti spazi, del tutto omogenei alla terra, discute su molti
dogmi sul culto dei santi, che chiama vera idolatria " ed è
costretto a fuggire, ramingo, oscuro, in lotte con tutte le forze
della Società, tra gli stenti e la fame, e trasmigrare di Terra in
Terra: Svizzera, Francia, Inghilterra, Germania. L'amore per l'umanità
freme nel suo gran cuore di innovatore. Egli, sentinella sempre vigile
nell'infinito, dormiantium animorum excubitor (come egli stesso
si chiama) " il risvegliatore dei dormienti, il domatore
dell'ignoranza presuntuosa e caparbia, che non è italiano o
britannico, maschio o femmina, vescovo o principe, uomo di toga o di
spada, monaco o laico, ma cittadino e domestico del mondo, figlio del
padre sole, della madre terra " come in astronomia, non ammette
pianeti privilegiati, nella vita sociale non vuole ingiustizie,
contrasti stridenti, " non religione alcuna " causa
di intolleranza, di fanatismo " che insegna a confidare senza
l'opera " in questa società ipocrita, dove non regna che
" l'amore universale degli scudi ". Ecco la sua
professione di fede ampia e schietta; ecco il suo animo di libero
pensatore ed apostolo; ecco la base di una nuova religione: " Se
la natura ci avesse svelata la distinzione fra le tenebre e la luce,
cesserebbe il conflitto fra le diverse opinioni, per cui le
generazioni si combattono a vicenda, e ciascuno si crede in possesso
della piena verità, e in nome del suo Dio si leva giudice
inesorabile, crudele e vendicativo contro colui che lo contrasta e
l'oppugna. Ma ogni razza e setta professa culto proprio, l'adora come
il sole vero e infallibile, e spregia, condanna la religione, e la
disciplina degli altri. Da ciò le guerre che lacerano i popoli, da ciò
quegli impostori o fanatici che si levano e proclamano sé stessi
messaggeri di Dio, da ciò i furori di popoli contro popoli, di razza
contro razza, di sette centro sette. Perciò vilipesa e negletta giace
la legge d` amore divulgata fra le genti, ignorata quella filantropia
che ci fa amare i nemici ci pareggia a Dio, il quale versa e diffonde
la luce del sole sopra i giusti e gli ingiusti. Questa legge di
filantropia è pur la religione che superiore ad ogni discussione,
fuori di ogni setta, io osservo, così per deliberato convincimento
dell'animo mio, come per abito acquistato nella mia patria e per amore
dell'umanità ".
***
L' erede intellettuale
di Nicolò di Kues e del Paracelso, il precursore del Leibniz
prevedeva il supplizio e con stoicismo si preparava a morire, come
quando con sublime divinazione a sé stesso diceva: " Nei casi
aspri, tristi e difficili della vita, tu o animosità, con la voce del
tuo operoso fervore non mancare d'intonarmi all'orecchio quella
sentenza:" tu ne cede malis sed contra audentior ito ".
Quando cominciano le lunghe perigrinazioni la sua fama vola per tutte
le Università. che udirono tuonare, la nuova scienza; e sono trionfi
a Marburgo, a Oxford, a Londra, dove è amato dai savi, egli scrive,
magnificato dai grandi, difeso da tutti "! Trionfi a Wittemberga
dove si trova con Alberico Gentili, celebre giurista italiano, e dove
tesse gli elogi di Martin Lutero, che chiama " l' Eroe la cui
clava è la penna, nuovo Ercole che abbatte il più pericoloso dei
mostri, volpe e leone insieme, cerbero cinto da triplice corona
". Ospite gradito del Castelnuovo, lo chiama suo usbergo, ed a
lui deve - dice pubblicamente - " se la filosofia da nolana musa
partorita non è morta entro le fasce " e gli dedica più opere.
Tutti gli affetti, tutti i palpiti dell'esule sono per la piccola
Maria, l'angelo di casa Castelnuovo. " Le parole - scrive il
Berti - in bocca del nostro Giordano, la cui vita non fu consolata da
affetto di sorella o di fratello, respirano tanta e' si verace soavità
e dolcezza, che noi crediamo che l'aspetto gentile ed innocente di
questa fanciulletta ed i suoi vivaci ed infantili colloqui
rallegrassero e rasserenassero non di rado l'animo di lui
travagliatissimo ". A questa terra di libertà e di filosofia, a
questa culla di geni, rivolge il Bruno il suo saluto entusiastico
:……… " Qui, in Germania, la scienza edificò la sua casa,
qui la riforma spiega i suoi sacramenti.... Qui converranno tutti i
popoli un giorno, perciocché qui fonderà il suo regno Sofia,
a cui i secoli futuri erigeranno templi ed altari o le propineranno
sacrifizii………A voi già traggono per amore della scienza genti
d'ogni parte del mondo ed a voi io trassi a mia volta per visitare
questa casa della sapienza, per amore della quale a me non grava di
subire povertà, invidia, scherno e pregiudizi; dolorando mi feci
esperto, esulando imparai: perocchè nel lavoro rinvenni riposo, nel
dolore letizia, nell' esiglio una patria amplissima……In me
straniero, esule, profugo, povero, voi non miraste che lo studioso, e
voi, senatori, maestri, mi colmaste di favori, mi concedeste per due
anni piena libertà di filosofare……Come trovare parole e concetti
per esprimervi la mia riconoscenza?.....Voi, selve, alla cui ombra
spesso mi sono riposato; crescete, floride di lauri, di pampini, di
mirti... A voi, campi, siano propizi gli astri, si che non invidino
gli orti Esperidi…… Voi, fiumi, ove spesso respirai aure pure,
scorrete limpidi e la vostra arena si converta in argento... E tu,
sole, occhio del mondo, nelle alterne vicende di luce e di tenebre,
riconduci sempre su questa terra ospitale mesi ed anni più
felici……".
***
Trionfi alla Sorbona a Parigi, dove
la gioventù francese accorre entusiasta a plaudire l'Ulisse,
l'apostolo del libero Pensiero, l'errante dell'Idea, il pellegrino
della verità, il gigante del naturalismo filosofico per cui poté
sentenziare " alle libere aure della filosofia soltanto cercai
riparo nei fortunosi eventi ! Sono cittadino del mondo: libero nella
soggezione, contento nella pena, ricco nella necessità, vivo nella
morte ". " Mai - scrive lo Stiavelli - dopo il grande
Abelardo, nessuno aveva nell'Università di Parigi destato tanto
furore. La sua parola era facile, elegante, colorita, oltre che
gradevole, e sapeva trovare le vie del cuore di chi ascoltava, ed or
commuovere, ora entusiasmare. Si aggirava su d'ogni argomento, anche
su i più astrusi, e tanta era l'arte sua, che persuadeva sempre. Or
piacevale assumere un tono solenne, quasi profetico, or, fattasi
popolare, un tono scherzoso e gaio. Ora spaziava nei cieli, or terra
terra strisciava. Ora era scoppio di fulmine; ora sghignazzata
ironica. E così ad un tempo si rivolgeva al pensiero, alla fantasia,
ai sensi. Soleva il Bruno parlare in piedi, su eretto della bella e
simpatica persona, accompagnando il suo dire con gesti larghi.
Improvvisava, e mai avveniva che la parola,, che la frase, che il
periodo gli fossero restii. E, nella foga del dire, la fronte, che
aveva pensosa e velata di malinconia, s'illuminava d'una subita luce,
mentre gli occhi che aveva neri e grandi, sfavillavano ". Enrico
III lo benefica, lo protegge, ed egli lo chiama " magnanimo,
potente, tale che dal generosissimo petto dell'Europa con la voce
della sua fama fa rintronare gli estremi cardini della terra ".
Trionfi infine a Praga. a Francoforte, dovunque il frenetico cuore del
rinnovatore si annunzia " esule per la verità combattuta dalla
gola vorace della lupa romana ". Il mondo intero, messo in
rivoluzione, rimase attonito e dopo più di trecento anni, il ragno
nero, viscido, che tesse, tesse la sua bava nei luoghi oscuri, ove il
sole non batte, per vergogna si nasconde e tace !...
***
Il primo e più
celebre " senza patria " spinto dalla miseria va a Venezia,
ivi chiamato da un giovine dell'aristocrazia, di cuore duro, corto
d'intelletto, Giovanni Mocenigo, il quale, nel maggio 1592, sobillato
dal confessore, fè sorprendere a letto Il Bruno, e trascinare sui
Piombi. Fu già da alcuni - dice il Tanganelli - paragonato questo
tradimento a quello di cui fu vittima Cristo. Ma fra Giuda e Mocenigo
tocca a questi la destra nella gerarchia dell'infamia, Giuda tradisce
quasi di improvviso, per inopinata corruzione; e Mocenigo
premeditatamente, chiamando dall' estero la sua vittima... Giuda era
un seguace... Mocenigo l'ospite... Giuda si limita ad indicare, poi
fugge, si pente, s'uccide... Mocenigo arresta da sè medesimo,
consegna, accusa, testimonia!... Giuda, detestabile figura, trovò
qualche difensore... Mocenigo non sarà mai difeso fino a che l'umana
coscienza tramanderà un barlume di onore ! Qui comincia la vita
immortale di Giordano Bruno. Ad ogni riga della sua vita ci vince la
commozione, il cuore balza, lui medesimo ci fa udire la sua voce, ci
narra breve, schietto, disinvolto la malvagia azione del " Giuda
" che " questo ha fatto perché non solamente voleva, che io
li insegnasse tutto quello che io sapevo, ma voleva, che io non
potesse insegnarlo ad alcun altro et me ha sempre minacciato nella
vita e nell' honore se io non li insegnavo quello che io sapevo
".
***
Per ordine del
cardinale di Sanseverino il Bruno viene trasportato a Roma (con mille
intrighi si ha l'estradizione perché " Sua Santità vuol haverlo
a Roma " diceva un nunzio pontificio) e il 27 febbraio 1593 entra
nelle carceri dell'Inquisizione. Per sette anni sta ritto e saldo come
torre di diamante rifulgente al sole, non mormora una bestemmia, non
una imprecazione, superbamente gigante nella sua stoicità di eroe,
sfinito, consunto l'esile corpo da sette anni di duro martirio -
stremato prima dalle fatiche e dalla fame - non tentenna un attimo
" meglio è una degna ed eroica morto - Egli dice ai carnefici -
che un in- degno e vile trionfo " si fa giudice dei suoi giudici
con quest'unica frase adamantina "... non dovere e volere
ritrattarsi, non aver motivo per ritrattarsi e non sapere di che cosa
dovrebbe ritrattarsi ". E' questa la poesia che anima, che
esalta, che dà giovinezza, palpiti, vita, passione. Che tu sii
benedetto, o Eroe!
***
E il pensiero vola al
" fosco Vaticano " che dalla fondazione dell'era
cristiana ai giorni nostri ha fatto scorrere fiumi di sangue, ha fatto
echeggiare voci di dolore, di odio e di morte, ha strappato
l'apostrofo rovente al Divino Poeta:
In veste di pastor, lupi rapaci
Si vedon quaggiù per tutti i paschi
che giudica il vaticano un luogo di fiera ......
.....Ove Cristo tutto il dì si merca
ha compiuto tutte le ignominie, le infamie, le turpitudini, che
possono essere solamente concepite da menti di pazzi delinquenti.
Sarebbe lunga la storia. Guardiamo di volo il secolo di Bruno. Alessandro
VI padre e sposo di Lucrezia Borgia, dissoluto, avvelenatore di 12
cardinali. Leone X, assassino del Petrucci, causa prima dello
scisma di Lutero per l'enorme traffico delle indulgenze, offre per più
notti la propria amante, la celebre Gaudin, a Francesco I, muore di
malattie segrete. Paolo III Farnese, avvelenatore della
propria madre e del vescovo Vergerio, fece di sua figlia Costanza e di
sua sorella Giulia proprie amanti; ordinava di rapire per le strade di
Roma i fanciulli dei quali abusava e poscia faceva gettare nel Tevere.
Clemente VII mantiene pubbliche e lascive cortigiane, traditore
della propria patria Firenze, trafficante di cappelli cardinalizi. Pio
V, al dir degli storici, per raffinatezza sanguinaria sorpassò la
leggendaria ferocia di Procuste e di Gerione, facendo sgozzare
migliaia di donne, di fanciulli e di vecchi. Giulio III,
omosessuale, crea cardinale un suo drudo. Sisto V, eccita i
gesuiti al delitto e all'assassinio dei sovrani, avversi alle loro
infamie; ed infinite altre canaglie illustri per triste fama, abbiamo
in questo secolo, fino a Clemente VIII, carnefice di Giordano
Bruno. " Ladro egli fu ed assassino, che bevve il sangue e divorò
gli averi delle sue vittime " dice il Guerrazzi. Fatto Papa con
la sopraffazione per cupidigia, avidità di denaro, per favorire i
suoi adulatori, i nipoti, e le sue concubine, tolse con l'arme
omicida, alla famiglia d'Este il ducato di Ferrara, dicendo che il
papa è " re dei re ". Spergiurò colla famiglia Cenci, e
dopo averne confiscati i beni, colla promessa della libertà, fece
salire il palco finanche alla sventurata Beatrice di cui riconosceva
l'innocenza. Beatificò certo Chantel che aveva tentato di assassinare
Enrico IV. Avuto nelle mani Giordano Bruno fece scrivere al Doge di
Venezia, che per la viltà aveva concessa l'estradizione: " Sua
santità ha veramente reputata cosa gratissima ". Nel presiedere
al lungo giudizio ebbe a coadiutori molti altri carnefici. Dei quali
ricordiamo tre cardinali: Il Bellarmini, persecutore di
Galileo. Egli diceva: " Il sistema copernicano è il più
conforme alla ragione, ma il più alieno agli interessi della Santa
Sede, e perciò devesi condannare ". Il Mandruzzi che
ripeteva: " la libertà non è un diritto della persona umana
". Il Sanseverino diceva " essere celebre e
lietissima la notte di S. Bartolomeo ". " Spagnuolo di
nascita - scrive il Levi - rappresentava in sé quell'indole superba
ad un tempo e insidiosa, ostinata e feroce, per cui la Spagna rese il
cattolicismo sì funesto a sé ed all'Europa ". Aspirava ad
essere pontefice, dopo la morte di Innocenzo IX rimase vinto nel
conclave, e tanto fu il suo dolore che, come narra egli stesso, sudò
sangue tutta la notte seguente.
***
Papa Clemente VIII
ordina che Giordano Bruno venga consegnato al braccio secolare e
" l'apostata, heretico, impenitente ed obstinato " ascolta
la sentenza e senza un brivido di terrore, un attimo di esitazione,
rivolge ai feroci aguzzini le sdegnose e fiere parole: " Maiori
forsan cum timore sententiam in me fertis, quam ego accipiam
". " Tremate forse più voi che mi leggete la sentenza, di
quel che io tremi ascoltandola ". " Conscio ormai del
proprio destino - scrive il Morselli - insofferente della menzogna,
solo, indebolito dagli sforzi eccessivi della mente, consumato dai
patimenti del carcere e dalle torture si aderge sublime e forte contro
la doppia podestà ecclesiastica e laica; sublime, perché è la voce
della coscienza conculcata che parla in lui; forte, perché sente in sé
stesso agitarsi la libera coscienza dei secoli futuri.... Che
gl'importa la morte, se crede che dopo di lui ciascun atomo, ciascuna
monade del suo corpo diventerà il centro attivo di nuove
combinazioni, e quindi di nuove sorgenti di forza? ". Il 17
febbraio 1600, un uomo esile, dal volto delicato e scarno, dagli occhi
ardenti, sognanti di poeta, dal sorriso sprezzante, dalla fronte
luminosa - mentre le vie di Roma erano affollate di fanatici
pellegrini per le feste giubilari: tre milioni di persone attendevano
la rimissione dei peccati dalla divina provvidenza per bocca di
Clemente VIII; cinquecento eminentissimi prelati erano accorsi; circa
42mila messe si erano dette - accompagnato da monaci, preti, sgherri,
cinici e feroci, da gran folla variopinta ed esultante pel Giubileo,
che innalzava mistiche nenie, si recava a Campo dei Fiori, al rogo, là,
dove oggi sorge il monumento vigilato dalla devota fede dei liberi di
tutto il mondo, faro che illumina il gran cuore possente dell'Italia
laica. Ad esso - disse Giuseppe Zanardelli - si ispireranno le
presenti e future generazioni. Noi tutti compiremo il pellegrinaggio
della civiltà, portando un saluto al filosofo redivivo. E gli
stranieri convenendo in Roma diranno, in rimirarlo: ecco il diritto
d'Italia !... Ecco il verace Vaticano del progresso mondiale ! E Bruno
rimase tra il crepitar della catasta, le fiamme rossastre, diritto e
invincibile, la fronte sempre alta, come il suo pensiero che lo aveva
scortato al rogo. Torce lo sguardo al Cristo, presentatogli da un
frate, in nome del quale, in quel momento si compiva il più nefando
delitto; quel Cristo che non voleva la morte del peccatore, ma la
conversione, che perdonò l'adultera, consolò il ladro morente,
assolvè il pubblicano. No, egli non bacerà il Cristo dei suoi
carnefici. Già scheletro, grida al conte di Ventimiglia suo discepolo
" di seguire le sue gloriose pedate e di fuggire i pregiudizi e
gli errori ". " Morì - scrive il Berti - senza nemmeno
mandare uno di quei gemiti e di quei sospiri che ricordano la fragile
carne ". Il popolo tripudiava. I sacerdoti intuonarono il Te
Deum laudamus..... ma ammutolirono tutto ad un tratto sgomenti e
tremanti, perché, affermano alcuni storici, la terra vacillava sotto
i loro piedi e le campane suonavano di per sé per violenta e
subitanea scossa di tremuoto. La natura si scuoteva e si ribellava ad
un sì turpe delitto. Così la Chiesa di Roma, nella sua pazza
libidine di sangue, dava i suoi spettacoli, così interpetrava i
principii del biondo di Nazareth, in quelle fosche albe sanguigne tra
un popolo di fanatici, tra spettatori ebbri o ma lati, deboli od
ottusi. Gridi rauchi, voci di morte, godimento bestiale, spasimo di
uccisione, orgia di stragi, dittature di omicidi, possono essere i
vostri vanti, le vostre glorie, la vostra giustizia, o timorate anime
di preti, o oneste coscienze reazionarie !
***
Per quelli che tentano
di occultare ancora il rogo di Bruno togliamo dai libri di Avvisi
del 19 febbraio 1600: " Giovedì fu abbrugiato vivo in campo di
fiore quel frate di San Domenico da Nola heretico peertinace, con la lingua
in giova per le bruttissime parole che diceva senza voler
ascoltare né confortatori, né altri ". Parlano del supplizio
del Bruno altri due documenti cinici ed infami, ai quali io non posso
pensare senza inorridire, e correre colla mente a quella notte deserta
del secolo XVI, piena di tombe dell'Inquisizione e di roghi accesi dal
fanatismo cieco e feroce. Ma a quel fosco ed infausto passato, quelle
fiamme che ci han fatto fremere di sdegno, furono monito e scintilla
alla Ragione umana, alla Verità, all'Avvenire. Post fata resurgo,
ammonisce il filosofo. Latimer nell'andare al rogo disse al suo
compagno di pena: " Coraggio, noi accendiamo oggi col nostro
corpo una tal candela in Inghilterra che nessuno arriverà a spegnerla
". Le ceneri dei grandi uomini fanno germogliare giganti
dalla terra !... Sanguis martirum semen vitae !.... Giovanni
Bovio fa dire al filosofo dall'alto del monumento in Roma: " Qui
fui arso e le mie ceneri non placarono il dogma; qui risorgo e la
religione del pensiero non chiede vendetta. La mia religione chiede la
tolleranza di tutte le dottrine, di tutti i culti e culto massimo la
giustizia; in luogo della contemplazione il lavoro, della credulità
l'esame, dell'obbedienza la disciplina, della preghiera la
rivendicazione e l'opera ".
***
Francesco De Sanctis
dice: " Se dovessi con una sola formola caratterizzare il mondo
di Bruno, lo chiamerei il mondo moderno ancora in fermentazione.
" Bruno proclama: La persistenza della materia nella sostanza.
" Ogni cosa partecipa di vita. E quando veggiamo alcuna cosa che
si dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quant'essa si
muta, e cessa quell'accidentale composizione e concordi rimanendo le
cose sempre immortali. " La materia che si trasforma. " Ciò
che fu verme diventa erba, poi spiga, poi pane; succo nutritivo,
sangue, seme mascolino, embrione, uomo, cadavere, poi terra, pietra ed
altro corpo solido, e così di seguito. " " Nessuna cosa si
annichila e perde l'essere eccetto che la forma accidentale esteriore
e materiale. " Dice il Settembrini: " Giordano Bruno con la
semplice forza di un intelletto smisurato, potente, ardente, aperse il
nuovo sentiero della scienza moderna. " Per Bruno vi è un Dio;
ma non è quello dei teologi, ha qualche cosa del Dio indiano, è un
Dio filosofico... questo Dio è l'universo. " Dio stesso è
natura: natura della natura. " Non è il Dio del secoletto vil
che cristianeggia. Non è il Dio-spirito, ma il Dio-materia, al
quale non può permettersi un errore grossolano in scienza naturale,
come quello che la luce sia comparsa quattro giorni prima del sole,
della luna, delle stelle. Non è il dio della Chiesa, che maledisse e
scomunicò Guttemberg, scopritore del torchio per la stampa
(invenzione diabolica); che esiliò Papin inventore del battello a
vapore; che con un editto della corte di Roma interdisse ad ogni
pretonzolo " di assolvere chiunque avesse viaggiato sulle
macchine infernali " della ferrovia, scoperte da Stephenson, ma
è dio-materia indistruttibile che si trasforma eternamente e sfata le
ultime leggende degli assurdi principii biblici, sfata l'allegoria del
regno dei cieli, attesta che vi è una legge biologica fatalmente
vittoriosa, che spinge al Vero ed alla Luce e grida al prete:
Impostore. In Bruno non vi è posto per la fede cieca, credula,
mistica irrazionale, per la filosofia cristiana che s'ispira
interamente alla dottrina aristotelica, o al sistema geocentrico di
Tolomeo. Molte sono le religioni, ed hanno tutte le medesime origini
leggendarie, tutte si accordano quando si tratta di opprimere il
lavoratore, renderlo cieco strumento della schiavitù, incapace di
conquistare il posto che gli spetta nella società moderna e civile,
rassegnato nella speranza di un immaginario...paradiso. " Ognuno
ha Dio in sé. Il bene ed il male non sono che la luce della sostanza
umana. " " Il bene ed il male sono un prodotto come il
vetriolo e le zucchero. " Bruno ha la coscienza del sapere;
... " L' ale sicure all'aria porgo,
Né temo intoppo di cristallo o vetro
Ma fendo i cieli, e a l'infinito m'ergo.
E mentre dal mio globo agli altri m'ergo,
E per l'etereo campo oltre penetro,
Quel ch' altri lungi vede, lascio al tergo.
canta la gioia e la vita, proclama la decadenza della religione
che dichiara insanissimum cultum et superstitionem. " La
fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli, che devono essere
governati; e la dimostrazione (cioè la Scienza) per li contemplatori
che sanno governare sé et altri ". Ignoranza, paura, impotenza
crearono la caterva degli Iddii. Tutte le religioni furono fabbricate
dalla fantasia di uomini primitivi, che ancora non erano giunti al
pieno sviluppo delle loro facoltà mentali. La paura e l'ignoranza
producono il misticismo religioso, i fenomeni più strani, i fantasmi,
i miracoli, gl'incantesimi. Primos in orbe deos fecit timor.
Man mano che la scienza si avanza - scrive Ulisse Tanganelli - Dio
retrocede e innanisce ... Alla fede, sua Ebe, cade la coppa, onde
ubriacava gli epilettici e i pazzi... Prometeo ha strappate le sue
catene !... La scalata al cielo è imminente ... è compiuta !...
Invano Dio cerca il fulmine, Franklin glielo tolse; invano ricorre al
diluvio, il barometro ce ne avverte; invano alle stragi, il
microscopio ci determina i virus !... Dio è perduto... poiché
inutilmente Briareo colle sue centomila braccia pretesche, lo aiuta
... Troppo formidabile è il nuovo Gigante ... la Civiltà!.
Abbiamo un vero raggio di socialismo precursore: " Tutti
magnificano l'età dell'oro, e poi stimano e predicano per virtù
quella manigolda, che la estinse; quella che ha trovato il mio ed il
tuo; quella che ha divisa e fatta propria a costui e a colui non solo
la terra, la quale è data a tutti gli animanti suoi, ma ed oltre il
mare, e forse l'aria ancora ". Altrove: " A chi manca il
danaro, non solo mancano pietre, herbe et parole, ma l'aria, la terra,
l'acqua et il foco e la vita istessa ". " In Bruno - dice lo
Spaventa - si trova l'uomo con tutti gli istinti, tutte le aspirazioni
della civiltà moderna, il quale prende sul serio il pensiero e la
storia del mondo ". " Bruno è il vero eroe del pensiero;
l'araldo e martire della nuova e libera filosofia. Se la libertà non
vuol dire un facile dimenarsi nel vuoto e contro i vecchi sistemi e
tutta la potenza del vecchio mondo, non vi è filosofo più libero del
Bruno. Prometeo, rapitore della immortale scintilla, fu confitto alla
rupe, ma non domo. Socrate che portò la prima luce nella oscura
intimità della coscienza, bevve tranquillo il veleno che gli porsero
i suoi concittadini. Bruno è degno di avere un posto accanto a
Prometeo e Socrate ... La mistica leggenda ci racconta la liberazione
di Prometeo. Gli Ateniesi si pentirono di aver fatto morire Socrate.
Bruno aspetta ancora in Italia chi onori la sua memoria, chi lo
vendichi dall'anatema che pronunziarono contro di lui la superstizione
e l'ignoranza ". Purtroppo questo figlio glorioso fu per lungo
tempo dimenticato dalla patria, onorato dagli stranieri, e solo dopo
il 1889, in Roma italiana, si compiva il voto di Bertrando Spaventa.
***
" Egli ha la
febbre - dice Vincenzo Morello - l'ansia. il furore, la ebbrezza della
Verità, ch'è nel suo spirito e tutto lo scuote e lo fa fremere dalle
radici dell'essere, come nelle feste dionisiache le moltitudini invase
dal Dio. Egli è sempre in parossismo. Ed ha sempre bisogno di
comunicare col pubblico per offrirgli o per imporgli quella verità,
che dentro lo esalta e lo affatica. E in questa comunicazione e in
questo contatto col pubblico si crea la situazione tragica, che fa di
lui una vera dramatis persona del pensiero umano e fa della sua
opera e della sua vita una crisi dell'opera o della sua vita, una
crisi dell'opera e della vita dell'umanità ". L' Ardigò, il
Morselli ed altri illustri scrittori ci danno l'enumerazione
scientifica delle antiveggenze bruniane. Indovina il principio della
necessità delle cose nelle quali vige una forza propria, natura
naturans, e che è ragione assoluta della formazione delle cose
stesse, natura naturata, e così, col panteismo, anticipa
Spinoza. Indovina il principio monadologico pel quale nella
momentaneità di un punto possono compendiarsi le virtualità dei
diversi e dei molti, ed anticipa Leibniz. Indovina il principio che la
ragione e la religione non hanno rapporto alcuno fra loro, ed anticipa
Spencer. Anticipa Cartesio la cui dottrina consiste nel ritenere per
fondamento della certezza la coscienza, che è il fonte delle idee; e
così secondo esso " non ci è pensiero che non sia essere
". Bruno usa la formula inversa " non esserci essere che non
sia pensiero " cioè a dire che non vi è sostanza che non sia in
sé e per sé, e senza forme a noi sensibili; e così che non ci è
Dio senza Mondo ! Anticipa Kant, Laplace, Herschell avendo com'essi,
idea precisa del cosmo, deducendola dall'immensità siderea. Anticipa
la spettroscopia coll'analisi delle materie, che compongono il sole.
Anticipa il sistema sperimentale Galileiano. Anticipa la chimica di
Lavoisier coll'immutabilità e permanenza degli atomi. Anticipa Darwin
con l'evoluzione e la psicologia comparata. Anticipa Arago vaticinando
la scoperta di nuovi mondi! Anticipa Prevost col chiamar protoplasta
l' adamo biblico, e col divinare la poligensi umana! Giordano Bruno -
aggiungiamo noi - non domo, energico, inflessibile, sublime sempre nel
suo apostolato unifica in sé il motto di Mazzini e di Garibaldi
" Pensiero ed azione " ; in lui vi è la febbre,
l'insaziabilità delle ricerche, il furore del conoscere, angelo di
bontà, demone di ribellione, spicca il suo libero volo verso il sole
e la luce, raggiunge vette accessibili soltanto agli spiriti
superiori, dei quali parla Shakespeare, in cui " gli elementi del
carattere e dello spirito han raggiunto il più alto grado e la più
alta armonia ". Si erge gigante fra migliaia di mezze coscienze.
Libertà, libertà, grida affannosamente. Ma invece, allora - dice
Alfredo Baccelli - proprio allora, la servitù si respirava coll'aria,
e la callotta chiericale faceva da spegnitoio sopra ogni lume di
intelletto. Tra Giordano Bruno e la libertà di pensiero c'era il
fuoco; e Giordano Bruno per andare di là, dove la sua iddia lo
chiamava, passò su quel fuoco. Ma per morire come il Nolano morì,
non bastava il culto della verità; bisognava avere la natura salda e
temprata dai colpi come l'acciaio: e tale egli l'aveva. L'ardente
filosofo, difatti, ebbe a lottare, fin dall'infanzia, coi pericoli,
perché, dicono, un serpente lo minacciò nella culla: e poi, quasi
quel primo avvenimento della vita fosse un simbolo di tutto il futuro
passò sulla terra sotto una tempesta continua! Ma nel nembo delle
minacce e sotto le punte degli strali, la sua figura, come gettata nel
bronzo, balza erta, luminosa, inflessibile. Dal sangue valdese ch'egli
vide spargere nei primi anni della sua giovinezza fine al rogo di
Campo di Fiori, tutta la vita gli corse tra le lotte del pensiero, gli
avvenimenti turbinosi, le persecuzioni, le morti. E come poteva quest'uomo
non abbattere i dogmi, e " il tiranno della ragione "
che chiama anche " vulpis et leo "? La sua lotta è
fiera contro la tirannide papale, " violenta tyrannis
Tiberinae bestiae ". Somma fu la sapienza di Bruno in tempi
d'ignoranza e di barbarie; empi e spietati furono quei maledetti
satrapi che lo bruciarono vivo. Eterna Gloria a Lui, perenne
esecrazione ai suoi carnefici.
***
Nella Bestia
Trionfante, come nell' Asino Cillenico, frusta la fede
contraria alla ragione, deride il trionfo dell'asinità del papato,
dei Teologi, e dei falsi profeti, che altrove flagella: " A
questi tempi la massima parte di sacerdoti son tali, che son spregiati
essi, et per essi son spregiate le leggi divine ". Nel Candelaio
- il capolavoro letterario - al quale poone il motto rispondente al
suo carattere; " In tristia hilaris, in hilaritate tristis ",
che possiamo tradurre col verso del Giusti:
Questo che par sorriso ed è dolore
sferza a sangue le imposture, e, col sorriso sulle labbra, fa vedere
in che cosa consiste il cattolicismo: " Chi vuol agnus dei,
chi vuole granelli benedetti, chi vuole acqua di San Pietro martire;
la semenza di San Gianni, la manna di S. Andrea, l'olio de lo grasso,
la midolla delle canne dell' ossa di S. Piantorio ". Il Wagner
bene avvertì che in questa commedia si rinvengono " le tracce di
un ingegno potente, che mentre ritrae la feccia di una società
corrotta e pazza, non smarrisce però la chiave del mondo più pura e
più sublime delle idee ". Abbiamo ancora: " De gli
eroici furori " ove si contiene la dottrina etica; " De
la causa principio et uno " ove si contengono le linee
fondamentali della sua filosofia; " La Cabala del cavallo
Pegaseo " satira al motto biblico di Salomone " chi
aumenta scienza, aumenta dolore "; " La cena delle Ceneri
"; " L'Arca di Noè "; " De infinito
"; " De Minimo "; " De umbris idearum ",
e molti altri potenti d'idee, d'intuizioni, di immagini, di sarcasmi,
nei quali esce dal suo secolo, precorre la moderna filosofia; in essi
gli studiosi dell'avvenire dovranno ancora leggere parecchio. I
Tedeschi e gl'Inglesi adorano questi libri, li studiano con amore.
" Quest'uomo - dice Antonio Labriola - se avesse dovuto nell'ora
estrema confessare sé medesimo avrebbe detto: " Il mio secolo
non è questo, perché io ho già superata ogni forma di religione
". " Tenne la verità filosofica per superiore ad ogni
religione, e, questa volle ridotta alla educazione delle moltitudini
negli abiti morali; ma ai sentimenti e pensieri suoi non rispondeva
nessuno degli ordinamenti politici del tempo e tutti lo respinsero,
come quelli che erano incapaci di reggere il confronto della
tolleranza ". Via le tenebre e splenda la sovrana luce di Bruno !
***
A voi, giovani, il cui
posto non è nei caffè e nelle bische, né tra i freddi, silenziosi,
alpestri ed isolati conventi, tra il dogma, l'oziosa ignoranza, le
restrizioni mentali, e il miracolo, ma giù nel piano, al sole
propiziante della scienza, all'altruismo, alla giustizia, alla gloria,
tra coloro che sentono, soffrono, agiscono, combattono e vincono, a
voi, queste mie poche parole perché so che nel vostro animo palpita
una febbre intensa di fede e di scienza moderna, quale Bruno tre
secoli fa divinava. A voi dice il filosofo Nolano: " Pensate
all'infuori di ogni religione e vivete come veri cristiani ". Al
che i contemporanei rispondono: " vivete pure da eretici, ma
pensate da cristiani, ma salvate le apparenze ". La scuola di
ferocia e d'oppressione civile e morale è diventata scuola di
ipocrisia. Ignazio di Lojola trionfa? Si, ma per gli utilitaristi, ai
quali è rivolto il monito severo di Felice Cavallotti:
" Giovane! e manco non saper che sia
L' entusiasmo delle sante cose,
E dei nomi più santi l'armonia,
Ed il lampo dell'ire generose!
...........................................
Ahi gioventù, che `ai dentro in cor lo scirro,
E quest'itala appesti aria si pura !
Nata fra il prete il parrocchiere e il birro
Agli oratori, ai balli, e alla questura ! "
La scienza splende in faccia al sole, quel medesimo sole che
illuminava di riflessi tetri le carneficine della " Santa "
Inquisizione. Dice quel luminare della scienza, che è Gilberto Govi:
La religione mette al disopra dell'uomo e della società il principio
e il fondamento della morale, della virtù, della felicità, e insegna
a cercar fuori del mondo un mondo migliore, dove cessino o scemino i
mali di questo. La scienza apprende invece agli uomini che nella
natura e in sé stessi debbono trovare la sorgente del meglio ; nella
natura collo studiarla e farla soggetta, in sé stessi col domare gli
istinti, coll'amare per essere amati, col lavorare per acquistare il
diritto d'aver parte ai frutti dell'opera altrui... Seguano perciò in
pace i credenti a tenere i loro occhi rivolti al cielo, noi
rivolgeremo i nostri alla terra e alla vita: essi ci aborriscano e ci
gridino Anatema; noi li ameremo e li chiameremo fratelli, e,
procurando di domar le forze e gl'istinti andremo rendendo la natura
più mite e la società migliore e meno infelice, finché un giorno i
credenti, abbassando gli sguardi e vedendo edificata dalla scienza la Nuova
Gerusalemme delle loro speranze, chi sa, che, dimentichi dell'odio
antico, e quasi desti da un lunghissimo sogno, non si sentano lieti di
unirsi a noi nella pace serena della realtà e dell'affetto. Giordano
Bruno è un simbolo, è la nostra bandiera, è l'anima di redenzione
del pensiero umano. Il tuo martirio, o filosofo sublime, è sempre un
programma. Tu lanciasti l'anima dalle fiamme, traverso i secoli di
grandezze e di memorie; tu assurgi più fulgido e più puro dalle
pagine eterne della storia, oggi che la monarchia e il papato
stipulano il contratto di vergogna, di tenebre e d'oppressione. Dalle
tue ceneri sparse al vento, da ogni tuo atomo, dai fulgori
inestinguibili del rogo, fugata la fosca caligine nera, sorgano i
ribelli dell'irpinia. O scettici, o positivi, ai piedi dell'ara
simbolica, a quel rogo, a quelle fiamme! coll'affascinante sogno
Gorkiano nell'animo, dell'Uomo fiero e libero, dell'Uomo ribellato,
che cammina avanti e più in alto, sempre avanti e sempre più in
alto! E' la civiltà che passa, è il mare che freme, che urla,
che scroscia....
Ai liberi, ai volenti
Le vie dell'avvenir s'apron secure.
Avanti! Avanti! Avanti!
Colla fiaccola in mano e colla scure.
Fiaccola e scure: coll'una illumineremo il popolo, coll'altra
abbatteremo la selva immane dei pregiudizi e delle superstizioni.
***
A glorificare la fede e il martirio
del Grande Nolano, l'Irpinia scioglierà il suo voto di riconoscenza
con un monumentino in Montella, sfida e protesta all'ignoranza ed
all'iniquità di altri tempi. Sulla facciata del palazzo di Antonio
Cianciulli, in piazza Bartoli, sarà fissato il busto in bronzo,
genialissima opera del giovine scultore Carmine Sica, ed un'artistica
lapide, con la seguente epigrafe, dettata dal Grande Maestro, che in
Italia del Genio di Bruno è il rampollo schietto e superbo: ho detto Roberto
Ardigò:
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Ben venga l'inaugurazione, a cui parteciperanno
uomini illustri d'Italia e i migliori figli di questo lembo della penisola; ben
venga dunque l'apoteosi di Giordano Bruno , che esprime tutto un poema di
battaglie , di libertà, di vita, illuminato dal bagliore sinistro delle fiamme
di un rogo secolare, e il modesto ricordo inspiri, nell'ora grigia che
attraversa l'Irpinia, sensi fraterni di concordia e di pace, guida sicura al
cammino luminoso della Verità, della Giustizia, dell'Avvenire.
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