Il busto è tornato al suo posto!

Nell'anno 2000 mi feci promotore sul sito, in seguito alla segnalazione di Felice Storti, della battaglia per la restituzione alla cittadinanza di Montella, una piccola cittadina dell' Irpinia, del busto di Giordano Bruno. Ebbene dopo circa 7 anni, per la caparbia insistenza dell'amico Felice, da noi sostenuto con vigore, l'opera è stata collocata sul frontone restaurato della biblioteca comunale. Attendiamo di sapere che fine abbia fatto il basamento con l'iscrizione, ma almeno il busto si è salvato dall'oblio e probabilmente dalla distruzione. Per celebrare l'avvenimento, in attesa di ulteriori particolari, Vi ripropongo sotto l'appello che lanciai nel 2000 da queste pagine e il link ad un interessante filmato che mi è stato segnalato, in cui si parla dell'evento.

Il busto di Montella nella sua nuova collocazione

  Guarda il filmato   



 

Ottopagine

Montella/ "Celebrazioni Bruniane", l'evento del Centro studi castellese
In duecento per ricordare il libero pensiero del nolano 
Inaugurato anche il busto posto sulla facciata della biblioteca

ROMINA CAPONE Montella 

Ogni anno il Centro Studi "Giordano Bruno" di Castelfranci ricorda il filosofo nolano, Giordano Bruno, scomparso nel 1600. A Montella per la prima volta, proprio in suo onore, è stato organizzato un evento al quale hanno partecipato, tra gli altri, il senatore Raffaele Tecce e il deputato Raffaele Aurisicchio. Purtroppo la giornata non è iniziata nel migliore dei modi. A causa di un malinteso la manifestazione non si è più svolta a Villa De Marco, così come da programma. "La comunità montata Terminio Cervialto - spiega il presidente del Centro castellese, Felice Storti - non ha più concesso l'autorizzazione ad utilizzare questa sala, scelta come sede dell'incontro, ritenendo che la manifestazione non fosse più culturale ma stesse prendendo una. direzione politica alla presenza di alcuni esponenti, piuttosto che di altri. In realtà - aggiunge Storti - erano presenti esponenti del Pd, di Sd e del Prc e, ad ogni modo, si tratta di persone che mi hanno contattato personalmente chiedendomi di poter partecipare alla manifestazione. Da parte nostra non c'è stata la volontà di escludere qualcuno e ci dispiace del malinteso che si è creato, soprattutto perché questo ha creato non pochi disagi alle persone presenti". Ma la soluzione non è tardata ad arrivare. Infatti, la casa di riposo adiacente ha messo a disposizione, immediatamente, parte della struttura per dare inizio al convegno. Tutto ciò non ha ostacolato la buona riuscita dell'evento. Dopo aver superato i momenti di tensione, Felice Storti, ha dato il benvenuto alle duecento persone presenti in sala, provenienti da tutta la Campania. Durante la giornata sono stati trattati vari argomenti di attualità. A passare la parola ai relatori, il professore Paolo Saggese. Il sindaco di Montella, Salvatore Vestuto, ha affrontato la questione del cristianesimo e della laicità sostenendo che "non si è perfettamente cristiani se nella vita non si è perfettamente laici." Al dibattito ha partecipato anche il sindaco di Volturara, Edmondo Marra: "Giordano Bruno è un palese esempio di cultura, lui ha reso Montella capitale d'Irpinia". Si è discusso anche di tolleranza, totalitarismi, pace e della guerra che sta distruggendo il mondo. Molto intenso l'intervento del dottor Rosario Cianciulli: "Giordano Bruno è stato un personaggio irrequieto, difensore della verità, dell'uguaglianza e della giustizia". Ancora oggi, dunque, Giordano Bruno parla all'umanità attraverso i suoi libri, tradotti in tutte le lingue. E proprio a far luce sulla filosofia bruniana sono intervenuti Maurizio Cambi e Aniello Montano, professori di Filosofia all'Università degli Studi di Salerno. Nel corso del convegno sono stati letti anche dei brani tratti dagli scritti di Bruno, da Gaetano Calabrese, Mara Lasciano, Oscar Luca D'Amore e Angela Prudente con le musiche di Gerardino Lardieri. Nel corso della manifestazione, si è svolta anche l'inaugurazione del mezzo busto di Giordano Bruno posto sulla facciata della biblioteca comunale, momento a cui la popolazione ha partecipato in maniera molto sentita.



A Montella nel nome di Bruno, in difesa della laicità dello Stato.

E' stata soprattutto l'occasione per ribadire la laicità dello Stato la celebrazione bruniana che ha caratterizzato domenica scorsa il centro irpino di Montella. Oltre un centinaio, tra amministratori e cittadini, hanno scelto di ricordare il filosofo Giordano-Bruno, nell'anniversario della sua messa al rogo, a Roma, a Campo dei Fiori, il 17 febbraio del 1600. Punto di partenza del corteo, che ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti anche da Campagna e Nola, città natale del filosofo, è stata piazza Bartoli, con la deposizione di una corona di alloro davanti al monumento del filosofo, ricollocato dopo dodici anni davanti alla Biblioteca Comunale, voluto dal pioniere del socialismo Ferdinando Cianciulli. Una manifestazione senza colori politici, che ha visto la partecipazione di esponenti di schieramenti diversi, al fianco dell'infaticabile Felice Storti del centro studi Giordano Bruno di Castelfranci: Alfonso Ferrante, presidente Pro Loco di Nola, Adriana Maggio dell'Associazione Giordano Bruno Campagna, Rosario Cianciulli, presidente del Partito Socialista sezione di Montella. Folta anche la presenza dei primi cittadini: i sindaci di Montella Salvatore Vestuto, di Castelfranci Eugenio Tecce, di Volturara, Edmondo Marra, di Teora Domenico Salvatore, il Presidente della pro loco Alto Calore Nicola Giovino, il Presidente del Consiglio Provinciale di Avellino Erminio D'Addesa, l'avvocato Generoso Benigni, direttore di "Nuovo Mediterraneo", l'assessore alla pubblica istruzione Provincia Luigi Mainolfi, Michele D'Ambrosio, Raffaele Aurisicchio, il senatore Raffaele Tecce ed il consigliere regionale Angelo Giusto, Gennaro Imbriano, segretario provinciale di Rifondazione. A creare qualche inconveniente l'impossibilità di utilizzare, come stabilito, lo spazio di Villa De Marco, così la manifestazione si è dovuta trasferire nella vicina casa di riposo. A ricordare il contributo di Bruno alla cultura laica e libera sono stati i professori Maurizio Cambi e Aniello Montano dell'Università di Salerno e il filosofo Luigi Simonetti. Proprio come recita l'epigrafe posta sull basamento in pietra del monumento dedicato a Bruno:. "Rivelatore impavido delle verità nuove, ferocemente immolato dal pregiudizio insano di tristi tempi, l'età per lui rinovellata pone vendicatrice e consacra - 9 agosto 1912". A moderare il dibattito Paolo Saggese. Da più parti è stato ribadito come oggi più che mai la figura di Giordano Bruno si carichi di forte attualità, in un momento in cui cominciano ad essere messi in discussione diritti civili che sembravano ormai acquisiti e lo stesso valore della democrazia appare in pericolo. Di qui l'invito a non dimenticare i martiri del libero pensiero.

 




Il busto opera di Carmine Sica

Montella (AV)

Giordano Bruno tornera' al suo posto ?

Nel 1909, per iniziativa di un uomo politico locale, Ferdinando Cianciulli, sostenitore del Libero Pensiero in Irpinia, fu inaugurato a Montella un busto di Giordano Bruno.
La realizzazione dell'opera fu affidata a Carmine Sica, di Torella dei Lombardi, all'epoca maestro d'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. L'epigrafe incisa sul basamento fu dettata dal prof. Roberto Ardigò: " A Giordano Bruno, rivelatore impavido delle verità nuove, ferocemente immolato dal pregiudizio insano di tristi tempi, l'età per lui rinnovellata pone vendicatrice e consagra ".
Crollata, insieme al palazzo che la sosteneva, durante il terremoto del 1980, l'opera é rimasta per quasi 20 anni relegata in un sottoscala, nell'oblio e nell'indifferenza generali.
Ci son volute la ricorrenza del 4° centenario e, soprattutto, la passione e l'attivismo di Felice Storti, per  ridestarne il ricordo . L'artista di Castelfranci, autore delle "Carte della Memoria", con un'infaticabile e caparbia opera di sensibilizzazione delle coscienze di intellettuali ed amministratori locali, si sta battendo affinché il busto del Nolano  torni nella sua sede originaria, sulla rinnovata facciata del palazzo nel centro di Montella, dove é stato già posizionato il basamento. Speriamo che, superati i disaccordi "politici",  il busto, "piccolo nelle forme, grande nel significato", torni a mostrarsi di nuovo, fiero e risoluto a "tener desta nella gioventù irpina la sacra fiamma della libertà spirituale".
A Felice Storti si deve anche la riedizione del testo della conferenza tenuta da Ferdinando Cianciulli il 22 febbraio 1909 per celebrare l'avvenimento. Pur connotato da una chiara impostazione politica e anticlericale, l'articolo riflette una genuina e appassionata fede "Bruniana", per cui merita di esser letto con attenzione. 

 


Il lungo cammino compiuto per la libertà di pensiero è segnato da tracce di sangue. Le fiamme dei roghi, i patiboli servirono a risvegliare l'anima libera del popolo. Ma oggi un nemico audace s'insinua con le lusinghe, con mille arti, con l'ipocrisia, con l'insegnamento nelle scuole, e tenta ricondurci nell'ignoranza e nell'abbrutimento Al disopra dell'eterna menzogna, Giordano Bruno, faro luminoso della coscienza umana, sta ad ammonirci che né preti, né birri hanno potuto per un sol momento sbarrare il passo alla civiltà. E' un simbolo! scrive il Podrecca. L'avesse pur creato la fantasia popolare; fosse pure il rosso fiore della leggenda sovversiva, in nulla sarebbe diminuita la significazione del nome. Anche di Gesù dicono i cristologi moderni che non abbia esistito come persona storica, ma fosse pur vero ciò, il nome glorificato sarebbe sempre testimonianza di tutta una corrente di sentimenti umanitari scaturita dalla colossale frana dell'impero romano, e degenerata poi - da cristianesimo ugualitario - nella palude della speculazione e della menzogna cattolica. Anche di Guglielmo Tell dice oggi la critica positiva, nelle stesse scuole della Svizzera, l'inesistenza storica, eppure finché i liberi petti della vicina repubblica faranno baluardo ai tentativi delle monarchie reazionarie, il nome del ribelle di Altdorf squillerà, appello di riunione per tutte le selve e i ghiacciai scintillanti delle Alpi. Così se fossero la vita e il rogo di Giordano Bruno semplice tradizione, essa esprimerebbe l'orrore e l'odio che la setta clericale ha accumulato in secoli d'infamia nel cuore dei popoli, e il simbolo leggendario poggerebbe sulla granitica verità delle cose. Ma purtroppo leggenda non è. Il martirio del grande nolano è terribile realtà.

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I furbi seguono la Chiesa, non per il vero sentimento religioso, ma per mantenere il puntello, al privilegio, per legare le plebi nella schiavitù politica ed economica. Guerra, diciamo, non ai credenti, non persecuzione alla fede disinteressata, ingenua o sincera, non guerra ai simboli ed alle immagini, ma lotta ad oltranza alla gerarchia del partito politico clericale, allo spirito del medio evo, alle transazioni dello stato laico, al vecchio spirito di intolleranza della Chiesa di Roma, che fece ardere vivo il frate Nolano, non perché - dice il Ferri - fosse ateo - ciò che sarebbe sempre assurdo e mostruoso, ma si spiegherebbe più facilmente per le tenebre intellettuali e morali che avvolgevano l'umanità del secolo XVI. Giordano Bruno, intatti, era un fervido credente in Dio. Egli di Dio aveva fatto il centro e il sostegno di tutta la sua filosofia naturale, nella quale il concetto della "continuità universale dei fenomeni" è ancor vivo e forma una delle basi incrollabili del pensiero scientifico, sperimentale e positivo. Nequizia dei tempi... Il secolo di Bruno è il secolo dei roghi fumanti! Le menti più eccelse, ribelli ad ogni vincolo teocratico, sono rivolte alla ricerca affannosa, continua del Vero. Nel 1556 Pomponio da Nola fu abbruciato vivo all'età di anni 24 " fu spogliato e posto al fuoco et gettandovi sopra olio bollente e pegola affogata diceva: "Te deum laudamus". Nel 1567 abbiamo la tortura del Carnesecchi. Sua Santità, decise " murarlo per sempre fra due muri " oppure bruciarlo. Fu scelto il secondo metodo e nel libro di entrata ed uscita del governatore di Roma si legge addì 31 settembre 1567: " Pagai al cancelliere del bargello scudi 4 per comprare legna, fascine et carbone et per arrotare la mannaia per la morte di Pietro Carneseca et il frate suo compagno; dico di moneta 4 scudi". Vigliacca ripetizione di un rinnegato! Nel 1571-1572 vi fu la tortura contro gli scrittori di cronaca. Nel 1572, 9 febbraio, fu fatta alla Minerva un' abiurazione di 13 persone, delle quali alcune furono condannate al fuoco, altre al carcere perpetuo. Il 28 luglio 1584, in Torre di Nona furono strozzati 2 carmelitani, " e non posti in luogo pubblico per onore della religione ". Nel 1602 Tommaso Campanella, caduto anch'esso tra le sante unghie della santissima inquisizione, passò 50 carceri tra tormenti durissimi, e l'ultimo durò 40 ore, " legato con funi strettissime - racconta nel Proemio dell'Ateismo trionfato - che mi segavano l'ossa sopra un acutissimo legno, che delle parti deretane mi divorò la sesta parte della carne, e la terra bevve dieci libbre del mio sangue, e finalmente dopo sei mesi risanato fui seppellito in una fossa sotterranea tra puzza, umidità, notte, freddo perpetuo ". Nel 1619, a 34 anni, Giulio Cesare Vanini, veniva bruciato sulla Piazza Salin di Tolosa, perché, peregrinando l'Europa, portava in giro - come egli stesso diceva - il controbbando del pensiero. Precorrendo Darwin studiò gli animali nella loro evoluzione, e l'universo nelle sue causazioni naturali. Il Sant'Uffizio gli strappò la lingua, lo arse, ne disperse le ceneri, ma non potette spegnerne il pensiero precursore. E dovremmo continuare di questo passo? Se l'Italia "liberale" potesse ottenere dal bonzo Vaticano i documenti, che per paura e per vergogna nasconde, oh quale fascio di luce illuminerebbe questi simboli gloriosi di pensatori e di martiri. Italia, Francia e Spagna debbono il loro decadimento a questa religione di persecuzioni, se si pensa che tra i ribelli si trovavano sempre le fibre più forti, le intelligenze più sublimi, uomini eminenti, i quali dovevano riparare nella libera Inghilterra e nella Svizzera, dove portavano la potenza del loro ingegno, le geniali iniziative, il risveglio nelle scienze, nelle lettere, nei commerci, quando potevano sfuggire al macello patrio. In Italia nella sola città di Como, vi furono in un anno 300 bruciati. La Francia vide il sangue scorrere a rivi; vide sgozzare 400mila Ugonotti, ed altrettanti, al canto di fraterne vendette, varcare i confini della patria, affrontando i dolori dell'esilio. In Spagna furono bruciati vivi 34,658; bruciati in effigie 18,049; condannati alle galere 228,214 con un totale complessivo di 280,921 vittime. E milioni d'abitanti abbandonarono il bel suolo di Spagna, che fu ridotto da 35 a 10 milioni appena. Questa fu la missione dei ministri della Chiesa Romana in nome della fede cattolica. Nessuna conquista barbarica commise mai i delitti di Filippo II, di Luigi XIV, del duca d'Alba, il quale al Tribunale di sangue di Bruxelles aveva il macabro giustiziere Jan de Vargy, che, quando si accorgeva di aver condannato degli innocenti, si confortava con questa espressione: "Che importa se son morti innocenti, tanto meglio per essi all'altro mondo." E mandando al patibolo migliaia di innocenti, rei solo di non aver impedito agli eretici di agire, si giustificava con un latino degno di un mostro qual' era:  Heretici fraxerunt templa, boni nihil fecerunt contra; ergo debent omnes patibulare! A questa folla di criminali appartengono Torquemada, Deza, Cisneros, Florencio, Manriquez, Tabera, Loxisa, Filippo III, Filippo IV, Filippo V, Carlo II, Carlo III, Carlo IV, Chatelet, Pier, Hessel, il quale si svegliava di soprassalto gridando: Ad patibulum, ad patibulum ! e cento e cento altri che troppi innocenti sacrificavano per una bugiarda denunzia, un semplice sospetto, od una confessione immaginaria strappata colla tortura, dettata dal terrore. Né queste del secolo di Bruno sono le Sole turpitudini che si possono rimproverare alla Chiesa Cattolica. Dai primi tempi del Cristianesimo ad oggi - scrive il Tanganelli - questo sistema religioso non fu mai nulla di buono, per opera dei cattivi interpreti; ma nel medio evo era, addirittura, un mostruoso impasto di fanatismo e di delitti. Leggesi nella Raccolta delle leggi dei Barbari, come, nell' VIII e IX secolo, i Monasteri eran centri di prostituzione, e le monache generavano in peccati, uccidevano la prole, empiendo le chiese non di figli adottivi, ma di sepolcri! Narra S. Bonifazio che le dame e le monache inglesi, nell' andare in pellegrinaggio a Roma, perdevano la castità, e in tornando davansi al meretricio. Dice il Bettinelli che nel X secolo, tale era la corruzione e l'ignoranza , che l'omicidio, l'incesto, l'adulterio trionfavano per opera dei dignitari ecclesiastici. Soggiunge il Baronio che le meretrici dispensavano Parrocchie e Vescovadi e lo stesso Pontificato. Il Fleury nella sua Storia Ecclesiastica registra questo mirabile fatto, che, nei secoli XI e XII, i frati davano la caccia alle femmine, le rinserravano nei loro conventi ; sostenevano gli assalti dei parenti, e quando si vedevano a mal partito, cacciavan fuori una reliquia di Santo, e gli assalitori si ritiravano colti da divoto rispetto! S. Bernardo nel suo epistolario, al numero 442, inserisce una lettera del Vescovo di S. Maria di Yorck, ove è detto: noi monaci siamo cupidi di rapine e di risse, ci ingrassiamo degli altrui sudori, e tutto il mondo non basta alla nostra malvagità! Nei secoli XIV, XV, XVI, e così anche al tempo di Bruno, il concubinato e la simonia corrono da Cherico a Papa. Il Clemangis accerta che dare il velo di monaca a una zitella, valeva abbandonarla alla prostituzione. Il sentimento morale era soffocato, spento nel vizio, nella turpitudine, nell' asineria generale. Ma il culto, il dogma, la fede venivan difesi colla spada e col fuoco. In nome di Dio e del Papa tutte le città d'Europa erano addivenute rivi di sangue. L'inquisizione faceva stragi. Gli eretici, gli scismatici, le streghe, i maghi son arsi vivi senza formalità di processo. Il debitore fa bruciare il creditore, accusandolo d'eresia ...comodo e semplicissimo mezzo per liquidare le partite !... Il padre o il marito d'una bella donnetta viene denunziato e arso come eretico, e il denunziante, colla violenza e lo stupro, si gode la femmina. Chi prega in volgare è eretico e il fuoco lo arriva; chi muore senza lasciar beni ai frati è scismatico e non avrà sepoltura. Fino ad alcuni cani vengono accoppati come eretici per aver rifiutato - a quanto narra il D'Aubignè - di mangiiare il cuore d'un barone ugonotto !

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Oltre i roghi, di cui Victor Hugo, nei Lavoratori del Mare, ci dà questa scena raccapricciante: " Regnante Maria Tudor, vi furono bruciate, fra gli altri Ugonotti, una madre e le sue due figlie, la madre chiamavasi Perrotino Massy. Una delle figlie era incinta, e partorì nella brace del rogo. La cronaca dice: "Il suo ventre scoppiò. Da quel ventre uscì un bambino vivo; Il neonato rotolò fuori della fornace; un certo House lo raccolse. Heller Gosselin fervente cattolico, fè di nuovo gettare il bambino nel fuoco ", abbiamo infinite altre torture, usate per secoli dalla clemenza del Sant' Uffizio; ad esempio, il supplizio dalla muratura: Per non spargere sangue (Ecclesia abhorret a sanguine} muravasi il paziente; ogni giorno si alzava di alcuni centimetri il muro, davanti ad una nicchia, dallo gambe in su, fino a chiudere il muro come se nulla fosse stato. Il supplizio del forno: una specie dl camino nel quale stava Il fuoco e dove si calava il paziente, coprendo poi il foro superiore. (A Roma se ne scopersero nel 1849 con ossa umane calcinate nel palazzo del S. Uffizio, visitato dai Francesi). Il supplizio del seppellimento: in una fossa, strettamente legato il paziente, fra la calce viva, che accendendosi con le urine del condannato, faceva morire questi tra orribili spasimi. Il supplizio della ruota: due ruote dentate che girano ai lati del corpo nudo legato al palo. Al riguardo Victor Hugo, nei Miserabili, dà una descrizione raccapricciante di una povera donna ugonotta, che, nel 1685, sotto Luigi il Grande, "fu legata nuda sino alla vita, ad un palo; e, intanto le si teneva davanti, poco lontano, il suo figliuolino.... Il seno le si inturgidiva di latte e il cuore di strazio, e, mentre il bimbo, pallido e affamato, alla vista dì quel seno agonizzava e gridava, il carnefice andava ripetendo alla donna, madre e nutrice ad un tempo: " Abiura! " lasciandole, così, la scelta tra la morte del suo figliuolino e quella dell'anima sua ".

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E non sono semplici ricerche archeologiche. Non giova ripetere le frasi fatte, come questa, che i roghi e le persecuzioni erano un prodotto dei tempi. Menzogna! I popoli più civili protestavano. Gli ambasciatori di Francia e dl Venezia, inorriditi, nauseati dai continui spettacoli del rogo, mandavano alla Curia proteste vibrate. E' il sistema della Chiesa Cattolica, da quando nacque, e che continuerà, sebbene sotto altra forma, fino alla morte. Potremmo citare le leggi di Teodosio, di Giustiniano, di S. Luigi re di Francia, che invocavano " l'estremo supplizio " per gli eretici. A noi basta la parola dei vicari di Cristo: Paolo V affermava: " L'inquisizione è il nervo e la principale molla della santa sede ". Urbano II: " Chi ammazza qualche eretico non è omicida ". Pio V: " Non passa giorno che Roma non sia allietata dalla vista del rogo e del patibolo ". Nell' epistola X al duca di Lorena: " Noi vediamo, con dolore, che non si è messo ancora in esecuzione quello che già avrebbe dovuto essere fatto, cioè la confisca dei beni degli eretici. Ciò sarebbe stato utilissimo per ritenere nella fede i titubanti ". Gregorio XIV: " Se le prigioni di oggidì non bastano avremo i cimiteri ". Gregorio IX, Gregorio X: " I beni degli eretici restano confiscati di pieno diritto. dopochè la sentenza sarà pronunziata dal giudice ecclesiastico. Si può dichiarare un uomo eretico dopo la sua morte allo scopo di confiscare (ad finem ceufiscandi). L'eretico che confessa il suo errore potrà essere perdonato ma non può entrare in possesso dei suoi beni né egli, né i suoi discendenti o successori ". E perché non potrebbero essere ora ritolte queste ricchezze così accumulate? Pio IX: " Noi ci rallegriamo nella speranza di veder oggi, come pel passato, sterminare tutte le eresie e gli errori mostruosi del nostro secolo. Accordiamo l'indulgenza plenaria ai fedeli che pregheranno pienamente per la estirpazione delle eresie". Altrove: " Empi e scellerati quegli uomini, che, contrariamente alla S. Scrittura, affermano che il migliore dei governi è quello che non presta il suo braccio per reprimere con pene i dissidenti e i con- tradittori alla Chiesa cattolica ". Questa breve e rapida esposizione dimostra come non erano i tempi, ma il sistema praticato anche oggi dalla Chiesa cattolica, con mille sevizie, mille turpitudini, mille scandali di ogni genere negli ospedali, nei seminari, nei conventi. Oh se potesse riaccendere il rogo di Giordano Bruno !...

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 Filippo dei Bruni, noto al mondo col nome di Giordano Bruno, nacque il 21 marzo 1548 da Giovanni Bruno e Fraulissa Savolina in Nola della Campania Felice. Giovanissimo, per le condizioni sociali poco agiate, entrò nell'ordine dei Domenicani, dove passò anni di amarezze, di lotte terribili. Scrive il Levi: " Dotato qual era di un'anima indipendente e irrequieta, aperta ai più fervidi entusiasmi, mal poteva sottoporsi automaticamente alle diurne pratiche volgari del convento, né sempre acquetavasi alle parole del maestro. Si approfondiva nello studio, si corrucciava per indagare la verità con la propria intelligenza. Però da un lato veniva schernito dai compagni, dall'altro sgridato e minacciato dai maestri ". Ragionando si risvegliarono i primi palpiti del suo ingegno, con una concezione nuova del mondo, nuova per la scienza. Il suo culto massimo è la verità: " A me non piace dissimulare la verità che veggo, né ho timore di professarla spontaneamente ". Sorpassando il suo maestro Copernico, che ammetteva ancora la limitazione del mondo, amplia il sistema eliocentrico, afferma la trasformazione della materia eterna ed indistruttibile, ammette i corpi celesti roteanti negli infiniti spazi, del tutto omogenei alla terra, discute su molti dogmi sul culto dei santi, che chiama vera idolatria " ed è costretto a fuggire, ramingo, oscuro, in lotte con tutte le forze della Società, tra gli stenti e la fame, e trasmigrare di Terra in Terra: Svizzera, Francia, Inghilterra, Germania. L'amore per l'umanità freme nel suo gran cuore di innovatore. Egli, sentinella sempre vigile nell'infinito, dormiantium animorum excubitor (come egli stesso si chiama) " il risvegliatore dei dormienti, il domatore dell'ignoranza presuntuosa e caparbia, che non è italiano o britannico, maschio o femmina, vescovo o principe, uomo di toga o di spada, monaco o laico, ma cittadino e domestico del mondo, figlio del padre sole, della madre terra " come in astronomia, non ammette pianeti privilegiati, nella vita sociale non vuole ingiustizie, contrasti stridenti, " non religione alcuna " causa di intolleranza, di fanatismo " che insegna a confidare senza l'opera " in questa società ipocrita, dove non regna che " l'amore universale degli scudi ". Ecco la sua professione di fede ampia e schietta; ecco il suo animo di libero pensatore ed apostolo; ecco la base di una nuova religione: " Se la natura ci avesse svelata la distinzione fra le tenebre e la luce, cesserebbe il conflitto fra le diverse opinioni, per cui le generazioni si combattono a vicenda, e ciascuno si crede in possesso della piena verità, e in nome del suo Dio si leva giudice inesorabile, crudele e vendicativo contro colui che lo contrasta e l'oppugna. Ma ogni razza e setta professa culto proprio, l'adora come il sole vero e infallibile, e spregia, condanna la religione, e la disciplina degli altri. Da ciò le guerre che lacerano i popoli, da ciò quegli impostori o fanatici che si levano e proclamano sé stessi messaggeri di Dio, da ciò i furori di popoli contro popoli, di razza contro razza, di sette centro sette. Perciò vilipesa e negletta giace la legge d` amore divulgata fra le genti, ignorata quella filantropia che ci fa amare i nemici ci pareggia a Dio, il quale versa e diffonde la luce del sole sopra i giusti e gli ingiusti. Questa legge di filantropia è pur la religione che superiore ad ogni discussione, fuori di ogni setta, io osservo, così per deliberato convincimento dell'animo mio, come per abito acquistato nella mia patria e per amore dell'umanità ".

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L' erede intellettuale di Nicolò di Kues e del Paracelso, il precursore del Leibniz prevedeva il supplizio e con stoicismo si preparava a morire, come quando con sublime divinazione a sé stesso diceva: " Nei casi aspri, tristi e difficili della vita, tu o animosità, con la voce del tuo operoso fervore non mancare d'intonarmi all'orecchio quella sentenza:" tu ne cede malis sed contra audentior ito ". Quando cominciano le lunghe perigrinazioni la sua fama vola per tutte le Università. che udirono tuonare, la nuova scienza; e sono trionfi a Marburgo, a Oxford, a Londra, dove è amato dai savi, egli scrive, magnificato dai grandi, difeso da tutti "! Trionfi a Wittemberga dove si trova con Alberico Gentili, celebre giurista italiano, e dove tesse gli elogi di Martin Lutero, che chiama " l' Eroe la cui clava è la penna, nuovo Ercole che abbatte il più pericoloso dei mostri, volpe e leone insieme, cerbero cinto da triplice corona ". Ospite gradito del Castelnuovo, lo chiama suo usbergo, ed a lui deve - dice pubblicamente - " se la filosofia da nolana musa partorita non è morta entro le fasce " e gli dedica più opere. Tutti gli affetti, tutti i palpiti dell'esule sono per la piccola Maria, l'angelo di casa Castelnuovo. " Le parole - scrive il Berti - in bocca del nostro Giordano, la cui vita non fu consolata da affetto di sorella o di fratello, respirano tanta e' si verace soavità e dolcezza, che noi crediamo che l'aspetto gentile ed innocente di questa fanciulletta ed i suoi vivaci ed infantili colloqui rallegrassero e rasserenassero non di rado l'animo di lui travagliatissimo ". A questa terra di libertà e di filosofia, a questa culla di geni, rivolge il Bruno il suo saluto entusiastico :……… " Qui, in Germania, la scienza edificò la sua casa, qui la riforma spiega i suoi sacramenti.... Qui converranno tutti i popoli un giorno, perciocché qui fonderà il suo regno Sofia, a cui i secoli futuri erigeranno templi ed altari o le propineranno sacrifizii………A voi già traggono per amore della scienza genti d'ogni parte del mondo ed a voi io trassi a mia volta per visitare questa casa della sapienza, per amore della quale a me non grava di subire povertà, invidia, scherno e pregiudizi; dolorando mi feci esperto, esulando imparai: perocchè nel lavoro rinvenni riposo, nel dolore letizia, nell' esiglio una patria amplissima……In me straniero, esule, profugo, povero, voi non miraste che lo studioso, e voi, senatori, maestri, mi colmaste di favori, mi concedeste per due anni piena libertà di filosofare……Come trovare parole e concetti per esprimervi la mia riconoscenza?.....Voi, selve, alla cui ombra spesso mi sono riposato; crescete, floride di lauri, di pampini, di mirti... A voi, campi, siano propizi gli astri, si che non invidino gli orti Esperidi…… Voi, fiumi, ove spesso respirai aure pure, scorrete limpidi e la vostra arena si converta in argento... E tu, sole, occhio del mondo, nelle alterne vicende di luce e di tenebre, riconduci sempre su questa terra ospitale mesi ed anni più felici……".

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Trionfi alla Sorbona a Parigi, dove la gioventù francese accorre entusiasta a plaudire l'Ulisse, l'apostolo del libero Pensiero, l'errante dell'Idea, il pellegrino della verità, il gigante del naturalismo filosofico per cui poté sentenziare " alle libere aure della filosofia soltanto cercai riparo nei fortunosi eventi ! Sono cittadino del mondo: libero nella soggezione, contento nella pena, ricco nella necessità, vivo nella morte ". " Mai - scrive lo Stiavelli - dopo il grande Abelardo, nessuno aveva nell'Università di Parigi destato tanto furore. La sua parola era facile, elegante, colorita, oltre che gradevole, e sapeva trovare le vie del cuore di chi ascoltava, ed or commuovere, ora entusiasmare. Si aggirava su d'ogni argomento, anche su i più astrusi, e tanta era l'arte sua, che persuadeva sempre. Or piacevale assumere un tono solenne, quasi profetico, or, fattasi popolare, un tono scherzoso e gaio. Ora spaziava nei cieli, or terra terra strisciava. Ora era scoppio di fulmine; ora sghignazzata ironica. E così ad un tempo si rivolgeva al pensiero, alla fantasia, ai sensi. Soleva il Bruno parlare in piedi, su eretto della bella e simpatica persona, accompagnando il suo dire con gesti larghi. Improvvisava, e mai avveniva che la parola,, che la frase, che il periodo gli fossero restii. E, nella foga del dire, la fronte, che aveva pensosa e velata di malinconia, s'illuminava d'una subita luce, mentre gli occhi che aveva neri e grandi, sfavillavano ". Enrico III lo benefica, lo protegge, ed egli lo chiama " magnanimo, potente, tale che dal generosissimo petto dell'Europa con la voce della sua fama fa rintronare gli estremi cardini della terra ". Trionfi infine a Praga. a Francoforte, dovunque il frenetico cuore del rinnovatore si annunzia " esule per la verità combattuta dalla gola vorace della lupa romana ". Il mondo intero, messo in rivoluzione, rimase attonito e dopo più di trecento anni, il ragno nero, viscido, che tesse, tesse la sua bava nei luoghi oscuri, ove il sole non batte, per vergogna si nasconde e tace !...

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Il primo e più celebre " senza patria " spinto dalla miseria va a Venezia, ivi chiamato da un giovine dell'aristocrazia, di cuore duro, corto d'intelletto, Giovanni Mocenigo, il quale, nel maggio 1592, sobillato dal confessore, fè sorprendere a letto Il Bruno, e trascinare sui Piombi. Fu già da alcuni - dice il Tanganelli - paragonato questo tradimento a quello di cui fu vittima Cristo. Ma fra Giuda e Mocenigo tocca a questi la destra nella gerarchia dell'infamia, Giuda tradisce quasi di improvviso, per inopinata corruzione; e Mocenigo premeditatamente, chiamando dall' estero la sua vittima... Giuda era un seguace... Mocenigo l'ospite... Giuda si limita ad indicare, poi fugge, si pente, s'uccide... Mocenigo arresta da sè medesimo, consegna, accusa, testimonia!... Giuda, detestabile figura, trovò qualche difensore... Mocenigo non sarà mai difeso fino a che l'umana coscienza tramanderà un barlume di onore ! Qui comincia la vita immortale di Giordano Bruno. Ad ogni riga della sua vita ci vince la commozione, il cuore balza, lui medesimo ci fa udire la sua voce, ci narra breve, schietto, disinvolto la malvagia azione del " Giuda " che " questo ha fatto perché non solamente voleva, che io li insegnasse tutto quello che io sapevo, ma voleva, che io non potesse insegnarlo ad alcun altro et me ha sempre minacciato nella vita e nell' honore se io non li insegnavo quello che io sapevo ".

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Per ordine del cardinale di Sanseverino il Bruno viene trasportato a Roma (con mille intrighi si ha l'estradizione perché " Sua Santità vuol haverlo a Roma " diceva un nunzio pontificio) e il 27 febbraio 1593 entra nelle carceri dell'Inquisizione. Per sette anni sta ritto e saldo come torre di diamante rifulgente al sole, non mormora una bestemmia, non una imprecazione, superbamente gigante nella sua stoicità di eroe, sfinito, consunto l'esile corpo da sette anni di duro martirio - stremato prima dalle fatiche e dalla fame - non tentenna un attimo " meglio è una degna ed eroica morto - Egli dice ai carnefici - che un in- degno e vile trionfo " si fa giudice dei suoi giudici con quest'unica frase adamantina "... non dovere e volere ritrattarsi, non aver motivo per ritrattarsi e non sapere di che cosa dovrebbe ritrattarsi ". E' questa la poesia che anima, che esalta, che dà giovinezza, palpiti, vita, passione. Che tu sii benedetto, o Eroe!

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E il pensiero vola al " fosco Vaticano " che dalla fondazione dell'era cristiana ai giorni nostri ha fatto scorrere fiumi di sangue, ha fatto echeggiare voci di dolore, di odio e di morte, ha strappato l'apostrofo rovente al Divino Poeta:
 In veste di pastor, lupi rapaci
 Si vedon quaggiù per tutti i paschi

 che giudica il vaticano un luogo di fiera ......
 .....Ove Cristo tutto il dì si merca
ha compiuto tutte le ignominie, le infamie, le turpitudini, che possono essere solamente concepite da menti di pazzi delinquenti. Sarebbe lunga la storia. Guardiamo di volo il secolo di Bruno. Alessandro VI padre e sposo di Lucrezia Borgia, dissoluto, avvelenatore di 12 cardinali. Leone X, assassino del Petrucci, causa prima dello scisma di Lutero per l'enorme traffico delle indulgenze, offre per più notti la propria amante, la celebre Gaudin, a Francesco I, muore di malattie segrete. Paolo III Farnese, avvelenatore della propria madre e del vescovo Vergerio, fece di sua figlia Costanza e di sua sorella Giulia proprie amanti; ordinava di rapire per le strade di Roma i fanciulli dei quali abusava e poscia faceva gettare nel Tevere. Clemente VII mantiene pubbliche e lascive cortigiane, traditore della propria patria Firenze, trafficante di cappelli cardinalizi. Pio V, al dir degli storici, per raffinatezza sanguinaria sorpassò la leggendaria ferocia di Procuste e di Gerione, facendo sgozzare migliaia di donne, di fanciulli e di vecchi. Giulio III, omosessuale, crea cardinale un suo drudo. Sisto V, eccita i gesuiti al delitto e all'assassinio dei sovrani, avversi alle loro infamie; ed infinite altre canaglie illustri per triste fama, abbiamo in questo secolo, fino a Clemente VIII, carnefice di Giordano Bruno. " Ladro egli fu ed assassino, che bevve il sangue e divorò gli averi delle sue vittime " dice il Guerrazzi. Fatto Papa con la sopraffazione per cupidigia, avidità di denaro, per favorire i suoi adulatori, i nipoti, e le sue concubine, tolse con l'arme omicida, alla famiglia d'Este il ducato di Ferrara, dicendo che il papa è " re dei re ". Spergiurò colla famiglia Cenci, e dopo averne confiscati i beni, colla promessa della libertà, fece salire il palco finanche alla sventurata Beatrice di cui riconosceva l'innocenza. Beatificò certo Chantel che aveva tentato di assassinare Enrico IV. Avuto nelle mani Giordano Bruno fece scrivere al Doge di Venezia, che per la viltà aveva concessa l'estradizione: " Sua santità ha veramente reputata cosa gratissima ". Nel presiedere al lungo giudizio ebbe a coadiutori molti altri carnefici. Dei quali ricordiamo tre cardinali: Il Bellarmini, persecutore di Galileo. Egli diceva: " Il sistema copernicano è il più conforme alla ragione, ma il più alieno agli interessi della Santa Sede, e perciò devesi condannare ". Il Mandruzzi che ripeteva: " la libertà non è un diritto della persona umana ". Il Sanseverino diceva " essere celebre e lietissima la notte di S. Bartolomeo ". " Spagnuolo di nascita - scrive il Levi - rappresentava in sé quell'indole superba ad un tempo e insidiosa, ostinata e feroce, per cui la Spagna rese il cattolicismo sì funesto a sé ed all'Europa ". Aspirava ad essere pontefice, dopo la morte di Innocenzo IX rimase vinto nel conclave, e tanto fu il suo dolore che, come narra egli stesso, sudò sangue tutta la notte seguente.

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Papa Clemente VIII ordina che Giordano Bruno venga consegnato al braccio secolare e " l'apostata, heretico, impenitente ed obstinato " ascolta la sentenza e senza un brivido di terrore, un attimo di esitazione, rivolge ai feroci aguzzini le sdegnose e fiere parole: " Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis, quam ego accipiam ". " Tremate forse più voi che mi leggete la sentenza, di quel che io tremi ascoltandola ". " Conscio ormai del proprio destino - scrive il Morselli - insofferente della menzogna, solo, indebolito dagli sforzi eccessivi della mente, consumato dai patimenti del carcere e dalle torture si aderge sublime e forte contro la doppia podestà ecclesiastica e laica; sublime, perché è la voce della coscienza conculcata che parla in lui; forte, perché sente in sé stesso agitarsi la libera coscienza dei secoli futuri.... Che gl'importa la morte, se crede che dopo di lui ciascun atomo, ciascuna monade del suo corpo diventerà il centro attivo di nuove combinazioni, e quindi di nuove sorgenti di forza? ". Il 17 febbraio 1600, un uomo esile, dal volto delicato e scarno, dagli occhi ardenti, sognanti di poeta, dal sorriso sprezzante, dalla fronte luminosa - mentre le vie di Roma erano affollate di fanatici pellegrini per le feste giubilari: tre milioni di persone attendevano la rimissione dei peccati dalla divina provvidenza per bocca di Clemente VIII; cinquecento eminentissimi prelati erano accorsi; circa 42mila messe si erano dette - accompagnato da monaci, preti, sgherri, cinici e feroci, da gran folla variopinta ed esultante pel Giubileo, che innalzava mistiche nenie, si recava a Campo dei Fiori, al rogo, là, dove oggi sorge il monumento vigilato dalla devota fede dei liberi di tutto il mondo, faro che illumina il gran cuore possente dell'Italia laica. Ad esso - disse Giuseppe Zanardelli - si ispireranno le presenti e future generazioni. Noi tutti compiremo il pellegrinaggio della civiltà, portando un saluto al filosofo redivivo. E gli stranieri convenendo in Roma diranno, in rimirarlo: ecco il diritto d'Italia !... Ecco il verace Vaticano del progresso mondiale ! E Bruno rimase tra il crepitar della catasta, le fiamme rossastre, diritto e invincibile, la fronte sempre alta, come il suo pensiero che lo aveva scortato al rogo. Torce lo sguardo al Cristo, presentatogli da un frate, in nome del quale, in quel momento si compiva il più nefando delitto; quel Cristo che non voleva la morte del peccatore, ma la conversione, che perdonò l'adultera, consolò il ladro morente, assolvè il pubblicano. No, egli non bacerà il Cristo dei suoi carnefici. Già scheletro, grida al conte di Ventimiglia suo discepolo " di seguire le sue gloriose pedate e di fuggire i pregiudizi e gli errori ". " Morì - scrive il Berti - senza nemmeno mandare uno di quei gemiti e di quei sospiri che ricordano la fragile carne ". Il popolo tripudiava. I sacerdoti intuonarono il Te Deum laudamus..... ma ammutolirono tutto ad un tratto sgomenti e tremanti, perché, affermano alcuni storici, la terra vacillava sotto i loro piedi e le campane suonavano di per sé per violenta e subitanea scossa di tremuoto. La natura si scuoteva e si ribellava ad un sì turpe delitto. Così la Chiesa di Roma, nella sua pazza libidine di sangue, dava i suoi spettacoli, così interpetrava i principii del biondo di Nazareth, in quelle fosche albe sanguigne tra un popolo di fanatici, tra spettatori ebbri o ma lati, deboli od ottusi. Gridi rauchi, voci di morte, godimento bestiale, spasimo di uccisione, orgia di stragi, dittature di omicidi, possono essere i vostri vanti, le vostre glorie, la vostra giustizia, o timorate anime di preti, o oneste coscienze reazionarie !

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Per quelli che tentano di occultare ancora il rogo di Bruno togliamo dai libri di Avvisi del 19 febbraio 1600: " Giovedì fu abbrugiato vivo in campo di fiore quel frate di San Domenico da Nola heretico peertinace, con la lingua in giova per le bruttissime parole che diceva senza voler ascoltare né confortatori, né altri ". Parlano del supplizio del Bruno altri due documenti cinici ed infami, ai quali io non posso pensare senza inorridire, e correre colla mente a quella notte deserta del secolo XVI, piena di tombe dell'Inquisizione e di roghi accesi dal fanatismo cieco e feroce. Ma a quel fosco ed infausto passato, quelle fiamme che ci han fatto fremere di sdegno, furono monito e scintilla alla Ragione umana, alla Verità, all'Avvenire. Post fata resurgo, ammonisce il filosofo. Latimer nell'andare al rogo disse al suo compagno di pena: " Coraggio, noi accendiamo oggi col nostro corpo una tal candela in Inghilterra che nessuno arriverà a spegnerla ". Le ceneri dei grandi uomini fanno germogliare giganti dalla terra !... Sanguis martirum semen vitae !.... Giovanni Bovio fa dire al filosofo dall'alto del monumento in Roma: " Qui fui arso e le mie ceneri non placarono il dogma; qui risorgo e la religione del pensiero non chiede vendetta. La mia religione chiede la tolleranza di tutte le dottrine, di tutti i culti e culto massimo la giustizia; in luogo della contemplazione il lavoro, della credulità l'esame, dell'obbedienza la disciplina, della preghiera la rivendicazione e l'opera ".

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Francesco De Sanctis dice: " Se dovessi con una sola formola caratterizzare il mondo di Bruno, lo chiamerei il mondo moderno ancora in fermentazione. " Bruno proclama: La persistenza della materia nella sostanza. " Ogni cosa partecipa di vita. E quando veggiamo alcuna cosa che si dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quant'essa si muta, e cessa quell'accidentale composizione e concordi rimanendo le cose sempre immortali. " La materia che si trasforma. " Ciò che fu verme diventa erba, poi spiga, poi pane; succo nutritivo, sangue, seme mascolino, embrione, uomo, cadavere, poi terra, pietra ed altro corpo solido, e così di seguito. " " Nessuna cosa si annichila e perde l'essere eccetto che la forma accidentale esteriore e materiale. " Dice il Settembrini: " Giordano Bruno con la semplice forza di un intelletto smisurato, potente, ardente, aperse il nuovo sentiero della scienza moderna. " Per Bruno vi è un Dio; ma non è quello dei teologi, ha qualche cosa del Dio indiano, è un Dio filosofico... questo Dio è l'universo. " Dio stesso è natura: natura della natura. " Non è il Dio del secoletto vil che cristianeggia. Non è il Dio-spirito, ma il Dio-materia, al quale non può permettersi un errore grossolano in scienza naturale, come quello che la luce sia comparsa quattro giorni prima del sole, della luna, delle stelle. Non è il dio della Chiesa, che maledisse e scomunicò Guttemberg, scopritore del torchio per la stampa (invenzione diabolica); che esiliò Papin inventore del battello a vapore; che con un editto della corte di Roma interdisse ad ogni pretonzolo " di assolvere chiunque avesse viaggiato sulle macchine infernali " della ferrovia, scoperte da Stephenson, ma è dio-materia indistruttibile che si trasforma eternamente e sfata le ultime leggende degli assurdi principii biblici, sfata l'allegoria del regno dei cieli, attesta che vi è una legge biologica fatalmente vittoriosa, che spinge al Vero ed alla Luce e grida al prete: Impostore. In Bruno non vi è posto per la fede cieca, credula, mistica irrazionale, per la filosofia cristiana che s'ispira interamente alla dottrina aristotelica, o al sistema geocentrico di Tolomeo. Molte sono le religioni, ed hanno tutte le medesime origini leggendarie, tutte si accordano quando si tratta di opprimere il lavoratore, renderlo cieco strumento della schiavitù, incapace di conquistare il posto che gli spetta nella società moderna e civile, rassegnato nella speranza di un immaginario...paradiso. " Ognuno ha Dio in sé. Il bene ed il male non sono che la luce della sostanza umana. " " Il bene ed il male sono un prodotto come il vetriolo e le zucchero. " Bruno ha la coscienza del sapere;
 ... " L' ale sicure all'aria porgo,
 Né temo intoppo di cristallo o vetro
 Ma fendo i cieli, e a l'infinito m'ergo.
 E mentre dal mio globo agli altri m'ergo,
 E per l'etereo campo oltre penetro,
 Quel ch' altri lungi vede, lascio al tergo.

 canta la gioia e la vita, proclama la decadenza della religione che dichiara insanissimum cultum et superstitionem. " La fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli, che devono essere governati; e la dimostrazione (cioè la Scienza) per li contemplatori che sanno governare sé et altri ". Ignoranza, paura, impotenza crearono la caterva degli Iddii. Tutte le religioni furono fabbricate dalla fantasia di uomini primitivi, che ancora non erano giunti al pieno sviluppo delle loro facoltà mentali. La paura e l'ignoranza producono il misticismo religioso, i fenomeni più strani, i fantasmi, i miracoli, gl'incantesimi. Primos in orbe deos fecit timor. Man mano che la scienza si avanza - scrive Ulisse Tanganelli - Dio retrocede e innanisce ... Alla fede, sua Ebe, cade la coppa, onde ubriacava gli epilettici e i pazzi... Prometeo ha strappate le sue catene !... La scalata al cielo è imminente ... è compiuta !... Invano Dio cerca il fulmine, Franklin glielo tolse; invano ricorre al diluvio, il barometro ce ne avverte; invano alle stragi, il microscopio ci determina i virus !... Dio è perduto... poiché inutilmente Briareo colle sue centomila braccia pretesche, lo aiuta ... Troppo formidabile è il nuovo Gigante ... la Civiltà!. Abbiamo un vero raggio di socialismo precursore: " Tutti magnificano l'età dell'oro, e poi stimano e predicano per virtù quella manigolda, che la estinse; quella che ha trovato il mio ed il tuo; quella che ha divisa e fatta propria a costui e a colui non solo la terra, la quale è data a tutti gli animanti suoi, ma ed oltre il mare, e forse l'aria ancora ". Altrove: " A chi manca il danaro, non solo mancano pietre, herbe et parole, ma l'aria, la terra, l'acqua et il foco e la vita istessa ". " In Bruno - dice lo Spaventa - si trova l'uomo con tutti gli istinti, tutte le aspirazioni della civiltà moderna, il quale prende sul serio il pensiero e la storia del mondo ". " Bruno è il vero eroe del pensiero; l'araldo e martire della nuova e libera filosofia. Se la libertà non vuol dire un facile dimenarsi nel vuoto e contro i vecchi sistemi e tutta la potenza del vecchio mondo, non vi è filosofo più libero del Bruno. Prometeo, rapitore della immortale scintilla, fu confitto alla rupe, ma non domo. Socrate che portò la prima luce nella oscura intimità della coscienza, bevve tranquillo il veleno che gli porsero i suoi concittadini. Bruno è degno di avere un posto accanto a Prometeo e Socrate ... La mistica leggenda ci racconta la liberazione di Prometeo. Gli Ateniesi si pentirono di aver fatto morire Socrate. Bruno aspetta ancora in Italia chi onori la sua memoria, chi lo vendichi dall'anatema che pronunziarono contro di lui la superstizione e l'ignoranza ". Purtroppo questo figlio glorioso fu per lungo tempo dimenticato dalla patria, onorato dagli stranieri, e solo dopo il 1889, in Roma italiana, si compiva il voto di Bertrando Spaventa.

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" Egli ha la febbre - dice Vincenzo Morello - l'ansia. il furore, la ebbrezza della Verità, ch'è nel suo spirito e tutto lo scuote e lo fa fremere dalle radici dell'essere, come nelle feste dionisiache le moltitudini invase dal Dio. Egli è sempre in parossismo. Ed ha sempre bisogno di comunicare col pubblico per offrirgli o per imporgli quella verità, che dentro lo esalta e lo affatica. E in questa comunicazione e in questo contatto col pubblico si crea la situazione tragica, che fa di lui una vera dramatis persona del pensiero umano e fa della sua opera e della sua vita una crisi dell'opera o della sua vita, una crisi dell'opera e della vita dell'umanità ". L' Ardigò, il Morselli ed altri illustri scrittori ci danno l'enumerazione scientifica delle antiveggenze bruniane. Indovina il principio della necessità delle cose nelle quali vige una forza propria, natura naturans, e che è ragione assoluta della formazione delle cose stesse, natura naturata, e così, col panteismo, anticipa Spinoza. Indovina il principio monadologico pel quale nella momentaneità di un punto possono compendiarsi le virtualità dei diversi e dei molti, ed anticipa Leibniz. Indovina il principio che la ragione e la religione non hanno rapporto alcuno fra loro, ed anticipa Spencer. Anticipa Cartesio la cui dottrina consiste nel ritenere per fondamento della certezza la coscienza, che è il fonte delle idee; e così secondo esso " non ci è pensiero che non sia essere ". Bruno usa la formula inversa " non esserci essere che non sia pensiero " cioè a dire che non vi è sostanza che non sia in sé e per sé, e senza forme a noi sensibili; e così che non ci è Dio senza Mondo ! Anticipa Kant, Laplace, Herschell avendo com'essi, idea precisa del cosmo, deducendola dall'immensità siderea. Anticipa la spettroscopia coll'analisi delle materie, che compongono il sole. Anticipa il sistema sperimentale Galileiano. Anticipa la chimica di Lavoisier coll'immutabilità e permanenza degli atomi. Anticipa Darwin con l'evoluzione e la psicologia comparata. Anticipa Arago vaticinando la scoperta di nuovi mondi! Anticipa Prevost col chiamar protoplasta l' adamo biblico, e col divinare la poligensi umana! Giordano Bruno - aggiungiamo noi - non domo, energico, inflessibile, sublime sempre nel suo apostolato unifica in sé il motto di Mazzini e di Garibaldi " Pensiero ed azione " ; in lui vi è la febbre, l'insaziabilità delle ricerche, il furore del conoscere, angelo di bontà, demone di ribellione, spicca il suo libero volo verso il sole e la luce, raggiunge vette accessibili soltanto agli spiriti superiori, dei quali parla Shakespeare, in cui " gli elementi del carattere e dello spirito han raggiunto il più alto grado e la più alta armonia ". Si erge gigante fra migliaia di mezze coscienze. Libertà, libertà, grida affannosamente. Ma invece, allora - dice Alfredo Baccelli - proprio allora, la servitù si respirava coll'aria, e la callotta chiericale faceva da spegnitoio sopra ogni lume di intelletto. Tra Giordano Bruno e la libertà di pensiero c'era il fuoco; e Giordano Bruno per andare di là, dove la sua iddia lo chiamava, passò su quel fuoco. Ma per morire come il Nolano morì, non bastava il culto della verità; bisognava avere la natura salda e temprata dai colpi come l'acciaio: e tale egli l'aveva. L'ardente filosofo, difatti, ebbe a lottare, fin dall'infanzia, coi pericoli, perché, dicono, un serpente lo minacciò nella culla: e poi, quasi quel primo avvenimento della vita fosse un simbolo di tutto il futuro passò sulla terra sotto una tempesta continua! Ma nel nembo delle minacce e sotto le punte degli strali, la sua figura, come gettata nel bronzo, balza erta, luminosa, inflessibile. Dal sangue valdese ch'egli vide spargere nei primi anni della sua giovinezza fine al rogo di Campo di Fiori, tutta la vita gli corse tra le lotte del pensiero, gli avvenimenti turbinosi, le persecuzioni, le morti. E come poteva quest'uomo non abbattere i dogmi, e " il tiranno della ragione " che chiama anche " vulpis et leo "? La sua lotta è fiera contro la tirannide papale, " violenta tyrannis Tiberinae bestiae ". Somma fu la sapienza di Bruno in tempi d'ignoranza e di barbarie; empi e spietati furono quei maledetti satrapi che lo bruciarono vivo. Eterna Gloria a Lui, perenne esecrazione ai suoi carnefici.

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Nella Bestia Trionfante, come nell' Asino Cillenico, frusta la fede contraria alla ragione, deride il trionfo dell'asinità del papato, dei Teologi, e dei falsi profeti, che altrove flagella: " A questi tempi la massima parte di sacerdoti son tali, che son spregiati essi, et per essi son spregiate le leggi divine ". Nel Candelaio - il capolavoro letterario - al quale poone il motto rispondente al suo carattere; " In tristia hilaris, in hilaritate tristis ", che possiamo tradurre col verso del Giusti:
Questo che par sorriso ed è dolore
sferza a sangue le imposture, e, col sorriso sulle labbra, fa vedere in che cosa consiste il cattolicismo: " Chi vuol agnus dei, chi vuole granelli benedetti, chi vuole acqua di San Pietro martire; la semenza di San Gianni, la manna di S. Andrea, l'olio de lo grasso, la midolla delle canne dell' ossa di S. Piantorio ". Il Wagner bene avvertì che in questa commedia si rinvengono " le tracce di un ingegno potente, che mentre ritrae la feccia di una società corrotta e pazza, non smarrisce però la chiave del mondo più pura e più sublime delle idee ". Abbiamo ancora: " De gli eroici furori " ove si contiene la dottrina etica; " De la causa principio et uno " ove si contengono le linee fondamentali della sua filosofia; " La Cabala del cavallo Pegaseo " satira al motto biblico di Salomone " chi aumenta scienza, aumenta dolore "; " La cena delle Ceneri "; " L'Arca di Noè "; " De infinito "; " De Minimo "; " De umbris idearum ", e molti altri potenti d'idee, d'intuizioni, di immagini, di sarcasmi, nei quali esce dal suo secolo, precorre la moderna filosofia; in essi gli studiosi dell'avvenire dovranno ancora leggere parecchio. I Tedeschi e gl'Inglesi adorano questi libri, li studiano con amore. " Quest'uomo - dice Antonio Labriola - se avesse dovuto nell'ora estrema confessare sé medesimo avrebbe detto: " Il mio secolo non è questo, perché io ho già superata ogni forma di religione ". " Tenne la verità filosofica per superiore ad ogni religione, e, questa volle ridotta alla educazione delle moltitudini negli abiti morali; ma ai sentimenti e pensieri suoi non rispondeva nessuno degli ordinamenti politici del tempo e tutti lo respinsero, come quelli che erano incapaci di reggere il confronto della tolleranza ". Via le tenebre e splenda la sovrana luce di Bruno !

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A voi, giovani, il cui posto non è nei caffè e nelle bische, né tra i freddi, silenziosi, alpestri ed isolati conventi, tra il dogma, l'oziosa ignoranza, le restrizioni mentali, e il miracolo, ma giù nel piano, al sole propiziante della scienza, all'altruismo, alla giustizia, alla gloria, tra coloro che sentono, soffrono, agiscono, combattono e vincono, a voi, queste mie poche parole perché so che nel vostro animo palpita una febbre intensa di fede e di scienza moderna, quale Bruno tre secoli fa divinava. A voi dice il filosofo Nolano: " Pensate all'infuori di ogni religione e vivete come veri cristiani ". Al che i contemporanei rispondono: " vivete pure da eretici, ma pensate da cristiani, ma salvate le apparenze ". La scuola di ferocia e d'oppressione civile e morale è diventata scuola di ipocrisia. Ignazio di Lojola trionfa? Si, ma per gli utilitaristi, ai quali è rivolto il monito severo di Felice Cavallotti:
 " Giovane! e manco non saper che sia
L' entusiasmo delle sante cose,
E dei nomi più santi l'armonia,
Ed il lampo dell'ire generose!
...........................................
 Ahi gioventù, che `ai dentro in cor lo scirro,
 E quest'itala appesti aria si pura !
 Nata fra il prete il parrocchiere e il birro
 Agli oratori, ai balli, e alla questura ! "
La scienza splende in faccia al sole, quel medesimo sole che illuminava di riflessi tetri le carneficine della " Santa " Inquisizione. Dice quel luminare della scienza, che è Gilberto Govi: La religione mette al disopra dell'uomo e della società il principio e il fondamento della morale, della virtù, della felicità, e insegna a cercar fuori del mondo un mondo migliore, dove cessino o scemino i mali di questo. La scienza apprende invece agli uomini che nella natura e in sé stessi debbono trovare la sorgente del meglio ; nella natura collo studiarla e farla soggetta, in sé stessi col domare gli istinti, coll'amare per essere amati, col lavorare per acquistare il diritto d'aver parte ai frutti dell'opera altrui... Seguano perciò in pace i credenti a tenere i loro occhi rivolti al cielo, noi rivolgeremo i nostri alla terra e alla vita: essi ci aborriscano e ci gridino Anatema; noi li ameremo e li chiameremo fratelli, e, procurando di domar le forze e gl'istinti andremo rendendo la natura più mite e la società migliore e meno infelice, finché un giorno i credenti, abbassando gli sguardi e vedendo edificata dalla scienza la Nuova Gerusalemme delle loro speranze, chi sa, che, dimentichi dell'odio antico, e quasi desti da un lunghissimo sogno, non si sentano lieti di unirsi a noi nella pace serena della realtà e dell'affetto. Giordano Bruno è un simbolo, è la nostra bandiera, è l'anima di redenzione del pensiero umano. Il tuo martirio, o filosofo sublime, è sempre un programma. Tu lanciasti l'anima dalle fiamme, traverso i secoli di grandezze e di memorie; tu assurgi più fulgido e più puro dalle pagine eterne della storia, oggi che la monarchia e il papato stipulano il contratto di vergogna, di tenebre e d'oppressione. Dalle tue ceneri sparse al vento, da ogni tuo atomo, dai fulgori inestinguibili del rogo, fugata la fosca caligine nera, sorgano i ribelli dell'irpinia. O scettici, o positivi, ai piedi dell'ara simbolica, a quel rogo, a quelle fiamme! coll'affascinante sogno Gorkiano nell'animo, dell'Uomo fiero e libero, dell'Uomo ribellato, che cammina avanti e più in alto, sempre avanti e sempre più in alto! E' la civiltà che passa, è il mare che freme, che urla, che scroscia....
 Ai liberi, ai volenti
Le vie dell'avvenir s'apron secure.
 Avanti! Avanti! Avanti!
 Colla fiaccola in mano e colla scure.
 Fiaccola e scure
: coll'una illumineremo il popolo, coll'altra abbatteremo la selva immane dei pregiudizi e delle superstizioni.

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A glorificare la fede e il martirio del Grande Nolano, l'Irpinia scioglierà il suo voto di riconoscenza con un monumentino in Montella, sfida e protesta all'ignoranza ed all'iniquità di altri tempi. Sulla facciata del palazzo di Antonio Cianciulli, in piazza Bartoli, sarà fissato il busto in bronzo, genialissima opera del giovine scultore Carmine Sica, ed un'artistica lapide, con la seguente epigrafe, dettata dal Grande Maestro, che in Italia del Genio di Bruno è il rampollo schietto e superbo: ho detto Roberto Ardigò:

Ben venga l'inaugurazione, a cui parteciperanno uomini illustri d'Italia e i migliori figli di questo lembo della penisola; ben venga dunque l'apoteosi di Giordano Bruno , che esprime tutto un poema di battaglie , di libertà, di vita, illuminato dal bagliore sinistro delle fiamme di un rogo secolare, e il modesto ricordo inspiri, nell'ora grigia che attraversa l'Irpinia, sensi fraterni di concordia e di pace, guida sicura al cammino luminoso della Verità, della Giustizia, dell'Avvenire.