XIV Premio Cimitile:
Un’altra occasione persa!
 
di Guido del Giudice

Sono anni ormai che vado predicando l’opportunità di inserire, nell’ambito del Premio Cimitile, prestigiosa manifestazione di primo livello nel panorama letterario nazionale, una sezione dedicata a Giordano Bruno. Come in tutti i concorsi letterari, sappiamo bene che la scelta e l’assegnazione dei premi risponde a rigide norme spartitorie tra le principali case editrici, ma è mai possibile che in una manifestazione che si svolge nell’agro Nolano e che ogni anno ricorda la figura del filosofo, inserendo nel suo programma un simposio a lui dedicato, non sia previsto un riconoscimento per gli autori di libri che lo riguardano? Se è previsto un premio per la migliore opera edita di arte paleocristiana, senza offesa per l’importanza e il numero relativamente esiguo di cultori della materia, a maggior ragione dovrebbe esistere una sezione per i libri “bruniani”. Sarebbe, a mio parere, un ulteriore fiore all’occhiello per la manifestazione e l’occasione buona per celebrare, sul principale palcoscenico culturale dell’area Nolana, il suo celebre figlio.
Invece, niente da fare! Si continua anche qui la miope spartizione tra politici e accademici di second’ordine. Anche quest’anno ci si dovrà sorbire le acrobazie verbali dei soliti noti, alle prese questa volta con un opinabile confronto Bruno-Vico.  Nessuna apertura alle forze giovani, nessuna apertura all’originalità, alla preparazione specifica. Questa, signori, è la cultura che vi propinano oggi. Tenetevela cara! Io più che denunciare la situazione, mettendomi contro tutto e contro tutti, non posso fare.
Ciò che dà fastidio è quella sorta di superficiale relativismo, con cui ci propongono, senza alcuna preparazione, sostenendoli sempre con gli stessi argomenti triti e ritriti, i temi più banali e improbabili, presumendo che nessuno ci capisca nulla, come loro. Questo perché i programmi vengono stilati da perfetti ignoranti, gente che della filosofia di Bruno non sa un bel niente (e lo dico a ragion veduta per aver avuto la possibilità di interrogarli in merito) e dirige fondazioni, comitati, parchi e chi più ne ha più ne metta! Ma la cosa che fa ancora più male è che studiosi anche abbastanza preparati e onesti intellettualmente, si facciano strumentalizzare da costoro in nome di uno sterile presenzialismo. Si bada soltanto a tener lontani i veri conoscitori della materia, i quali potrebbero dare dei contributi validi e un impulso efficace alla discussione, per non vedere oscurata la loro effimera voglia di protagonismo.

 

Biennale bruniana:
 Cambiano i musicanti, ma la musica è sempre la stessa!
di Guido del Giudice


Ricordo quando l'esimio prof. Nuccio Ordine mi telefonava in continuazione per rimproverarmi perché, a suo dire, non davo abbastanza risalto su questo sito alle sue iniziative o, peggio ancora, coprivo le responsabilità del prof. Michele Ciliberto. Quando poi, nel rispetto della verità, ho lanciato una campagna contro il mondo accademico, rivelando i finanziamenti miliardari che proprio il suo nemico gestiva, non lo si è più sentito! Sparito, volatilizzato: eppure sarebbe stata l’occasione per metter fuori tutto quel che sapeva, le magagne più volte denunciate, gli atteggiamenti mafiosi e peggio ancora, dei quali si era lamentato spesso con me. Invece ecco che l’omertà del mondo accademico diventa più forte di qualsiasi rivalità!

Per capirne il motivo basta guardare il programma della neonata "Biennale Bruniana".
In una sola pagina leggiamo:

-Coordina Nuccio Ordine -direttore scientifico Biennale Bruniana

-Coordina Nuccio Ordine (Direttore scientifico “Fondazione P.L. Giordano Bruno”)

-Con il patrocinio scientifico del Centro Internazionale di Studi Bruniani dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (di cui chi è il "Segretario generale"? Nuccio Ordine!).

Il fatto di non essere stato neppure informato dell'iniziativa (e meno che mai invitato) è ancora dovuto alla mia fede cilibertiana? Non credo proprio.

E allora? Come mai si parla di "Infiniti mondi e ordinaria virtualità" e non si invita il pioniere e il riferimento indiscusso di Bruno su Internet, come vengo ironicamente apostrofato dagli stessi tromboni accademici?

Come mai si affronta un tema come "La filosofia di  Bruno incanta l’Oriente" e non si pensa a colui che, secondo indegnamente solo al grande Lorenzo Giusso, ha portato all’attenzione l’argomento con un libro, “La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente”, pubblicato già nel 2005? Forse perché la presentazione del libro era di Michele Ciliberto?

Per non parlare della presentazione del Codice Norov, di cui, per prima, la piccola, grande Olga Podlazova mi fornì le foto, scattandole di nascosto per pubblicarle sul sito, già cinque anni fa. Sarebbe stata l'occasione ideale per dedicare almeno un pensiero ad una persona eccezionale, per cui Bruno era diventato tanto importante da desiderare di raggiungerlo nell'universo!

Ma ormai si ascoltano solo quelli della propria fazione.  Ordine concede "il patrocinio" a chi decide lui: opere teatrali, commemorazioni bruniane di associazioni anticlericali, edizioni delle opere, e chi più ne ha più ne metta! L’intento è controllare il controllabile più o meno come si lamentava che facesse Ciliberto, strappargli delle zone di influenza per assoggettarle al suo controllo. Rientra in questa campagna di "acquisizioni" perfino il Certame Bruniano di Aniello Montano e Angelo Amato.

Con il mio sito sono stato uno tra i primi a sostenere e propagandare l'iniziativa tra i giovani, mi sono battuto per essa e ho avuto il piacere e l'onore di premiare con miei libri alcuni dei suoi promettenti vincitori. Quest'anno non sono stato neppure invitato! Che pena! Che meschinità!  ( a proposito, prof. Ordine, le segnalo una grave dimenticanza: sulla locandina dell'evento è ancora presente l'indirizzo del mio sito internet! Lo faccia cancellare subito.).

Come si può chiamare presuntuosamente "Biennale bruniana" una rassegna in cui mancano quasi tutti i principali interpreti di Bruno? A parte la mia trascurabile assenza, si lasciano da parte autorevoli esperti, come lo stesso Ciliberto, Canone, Gatti o anche studiosi locali come Simonetti, Manganelli, Sabbatino, per affidare presidenze di fondazioni, di parchi, di associazioni a gente che di Bruno non sa un bel nulla! Pensate che esageri? Vi sfido allora ad una pubblica disputa, dove e quando volete! Vi do tutto il tempo che vi occorre per studiare e prepararvi, tanto Bruno non lo si capisce leggendone qualche paginetta qua e là! Bisogna penetrarne il carattere, l’umore! Abbiamo a Nola, a Napoli, in Campania, grandi conoscitori e interpreti del Nolano. Senza offesa per gli illustri studiosi che hanno partecipato a questa biennale, non abbiamo bisogno che ci vengano a dire chi è Giordano Bruno dalla Calabria, dal Veneto o da Milano o addirittura dalla Spagna, dal Giappone o dalla Russia. Lo sappiamo benissimo chi è Giordano Bruno. Non c’è bisogno di salire sui pulpiti universitari o di scrivere complicati e astrusi saggi o tenere celate ancora le sue opere, per tradurle col contagocce per scopi di lucro, magari in lingua straniera piuttosto che in italiano! E’ ora di finirla con questa contrapposizione tra due sedicenti scuole di pensiero bruniano, quella di Ciliberto e di Ordine tanto per non fare nomi, che pretendono di porre il veto o l’imprimatur su tutto ciò che riguarda il Nolano, favoriti dall’acquiescenza e dalla sottomissione di coloro che dovrebbero essere i garanti della tradizione bruniana  ma spesso non sanno neanche parlare italiano: sono lì solo per il fatto di far parte della nomenclatura accademica o, peggio ancora, di quella politica!  Così avalliamo interpretazioni di studiosi e artisti stranieri che, per quanto validi, il pensiero di Bruno non sanno neanche dove  sta di casa! Lasciamo che il suo pensiero sia strumentalizzato per fini politici, anticlericali all’eccesso, assistendo ad atti di intolleranza superiori a quelli che egli dovette sopportare in vita. Continuiamo in quella stessa tradizione di sudditanza per cui le sue conquiste di pensiero furono poi sfruttate da Galilei o da tutta una serie di pensatori successivi che neppure lo nominarono.

Ciò che state facendo non può non far dispiacere e preoccupare tutti coloro che nutrono una vera passione per Bruno. Quella passione dalla quale dite di essere ispirati mentre invece l'unico vostro intento è quello di sostituire una “mafia” (come voi stessi la  definite) con un'altra.

Sono fiero di  Francesco Afro de Falco che ritengo un degno interprete del Nolano. Egli fa parte di quella schiera di giovani per i quali mi sono sempre battuto attraverso il mio sito e che ho cercato modestamente di indirizzare e di stimolare ad appropriarsi dell'eredità di pensiero di Giordano Bruno, cosa che  Francesco ha fatto brillantemente insieme a Lello Serao, a Renato Carpentieri e a tutta la Libera Scena Ensemble, nel suo cortometraggio "Eroico Furore" e nella piece teatrale che lo ha preceduto e che ne ha costituito il laboratorio. Insieme porteremo questo progetto nelle scuole ed è la cosa che più mi interessa perché sarà il vettore ideale per comunicare ai giovani il vero messaggio bruniano. A proposito, Nuccio, ti avverto che il lavoro è stato realizzato anche con una mia modesta consulenza . Adesso o lo escludi dalla “Biennale o fai cancellare il mio nome dai ringraziamenti dei titoli di coda e lo sostituisci con il tuo patrocinio!


Vere scoperte e falsi scoop! di Guido del Giudice (Leggi....)

 



 

Giordano Bruno e l'Incertezza dell'Elogio

note su Nola e la Biennale Bruniana

di Roberto Amabile da ilmeridiano.net/

 

            NOLA - Si è svolta tra il 15 e il 19 aprile l'anteprima della "Biennale Bruniana", un crogiolo di eventi che ha coinvolto e continuerà a coinvolgere filosofi, filologi, studenti e uomini di cultura italiani e non, ammaliati da un ascendente del tutto singolare: il più grande intellettuale che queste terre abbiano mai potuto dare alla luce.

            Filippo Bruno, poi Giordano, suo nome domenicano, fu un pensatore d'eccezione nel panorama non solo nazionale, ma mondiale, talché gli esperti stranieri hanno imparato l'italiano per leggerne in lingua le opere. L'etichetta di "pensatore", però, non gli si addice, tale la sua portata: fu filosofo, teologo, maestro di mnemonica, prosatore e poeta, filologo, commediografo, astronomo; ma nemmeno in questo modo - sia detto - si avrebbe una ben chiara idea di quale innovazione sia portavoce Bruno. Risulta impresa ardua, e onde evitare una banalizzazione del suo pensiero, non ne si darà una definizione globale (perfino definirlo "neoplatonico" ne minimizza la complessità). Poco male, come direbbe Bruno: «A chi è concesso il meritare, sii [NdR: "sia"] negato l'avere; a chi è concesso l'avere, sii negato il meritare». Ovvero, secondo un'interpretazione del tutto particolare, un intellettuale a cui calza bene un'etichetta probabilmente non ne merita, sarà un intellettuale di poco conto. Chi però tra uno slalom lessicale e l'altro non si sentirà mai "definito", probabilmente sarà un vero pensatore a cui è scherno, offesa, ingiuria appioppare tre o quattro parole. Questa considerazione dovrebbe far riflettere su quanto siano futili le classificazioni di "uomini magni". E Bruno si configura come uno di questi, uomo dal multiforme ingegno qual era.

            Uno degli aspetti più importanti della produzione bruniana, che merita indubbiamente l'attenzione ai giorni nostri (attenzione che non ha affatto avuto durante l'"anteprima di Biennale") è proprio il motivo per cui Bruno è stato arso a Roma nel 1600. Il Nolano si fece portavoce di una radicale riforma morale contro l'ignoranza e l'inettitudine dei tempi, all'insegna dell'esercizio critico della propria razionalità - senza dogmatismi di sorta - e di un approccio pragmatico alla realtà supportato dall'attiva concretizzazione dei risultati raggiunti. In tal senso Bruno può definirsi teorico della pratica e pratico della teoria, un vero e proprio rivoluzionario del modo di pensare e di fare.

            La rivoluzione bruniana, troppo spregiudicata per i tempi, fu vista come un vero e proprio atto di terrorismo contro il potere costituito, sia quello cosiddetto "spirituale", di vescovi e cardinali, che quello "temporale", di prìncipi e regnanti. Infatti Bruno non fu messo al rogo perché si sospettarono eterodossie dal dogma, bensì perché il Nolano «non ritrattò i termini della [sua] filosofia», che sarebbe significato essenzialmente rinnegarla.

            Questa filosofia tuttora appare perniciosa per la comunità, una filosofia che sembra comportare solo - nei migliori dei casi - pedanterie e - nei peggiori - intolleranze, da parte di chi ne segue le linee guida, e ci si appella al ritorno ai veri valori, i valori della tradizione e del passato, fortuitamente incontaminati dal divenire del tempo... Chi mal sopportava le innovazioni - in particolare quelle "minacciose" del Nolano (che sono innovazioni per due volte) - ha fatto acuta opera di travisamento, ha interpretato in un'ottica distorta le tesi bruniane e ha convinto le masse della bontà di questa interpretazione; così da un lato si evita che tesi progressiste e dilaniatrici del passato prendano piede nella comunità, e dall'altro si propaganda in che modo il potere costituito abbia ancora una volta salvato la stessa comunità da una sciagura che non avrebbe minimamente desiderato: talché è diventato di moda scagliarsi contro il "relativismo imperante", poiché ha distrutto le certezze dell'uomo e l'ha fatto precipitare in un baratro senza fondo di infinite verità - tutte esatte e al contempo contraddittorie -, e apostrofare simili considerazioni con frasi del tipo: «si stava meglio quando si stava peggio», cioè quando la verità era "cattolica", come la stessa radice del termine ci suggerisce: dal greco: καθολικός, ovvero universale. Un punto di vista universale prevede: la totale omologazione di pensiero e azione, che non permette libertà se non nell'eterodossia; l'indiscutibilità assoluta del canone, che per quanto possa essere "perfetto" rivela nella sua pretesa di perfezione una pecca, dunque un elemento discutibile, poiché anche gli uomini ispirati da pantheon interi di divinità, in quanto uomini, possono cadere in errore, e laddove il raziocinio supportato dallo studio suggerisce di infrangere i canoni, ci si dovrebbe rifugiare solo nell'eresia; il totalitarismo, ovvero violenza fisica e psicologica, ostracismo, esilio.

            Bisogna abbandonare l'idea di un unico punto di vista, di una verità assoluta, di un credo indiscutibile. Il canone a cui l'uomo dovrebbe fare appello è un canone falsificabile, un sistema di valori che ha il coraggio di rinnovarsi continuamente e mai fossilizzarsi su tesi obsolete, una moralità che faccia costantemente tesoro delle sue tesi avverse.

Ancor di più, però, devo dirvi: è stata un'immensa delusione per chi è nolano di nascita assistere non ad una grave omissione, ma allo scempio dettato dalle logiche di mercato della figura bruniana. Salvo particolari conferenze e interventi interessanti come quelli di Massimo Capaccioli (Università "Federico II" di Napoli) o di Stefano Levi Della Torre (Comunità ebraica di Milano) [NdR: invitato di sabato, cioè quando chi professa l'ebraismo è noto che non può partecipare a convegni; ma, per fortuna, Levi Della Torre non crede in quei precetti], l'entusiasmo degli studiosi stranieri che hanno partecipato alla manifestazione, le rappresentazioni teatrali a tema e i concerti d'orchestra, non vi sono stati notevoli arricchimenti. Ciò che più stordisce è stato l'intervento di Michele Mezza (Presidente della "Fondazione Giordano Bruno") al L.S.S. "Enrico Medi" di Cicciano, che si fa bene a sospettarlo ripetuto in altre scuole: con rocamboleschi cambi di rotta e tematica si è passati da Giordano Bruno come immensa fonte di cultura a cui chiunque può attingere, all'importanza del turismo e in particolar modo del «settore terziario avanzato» di cui Nola si può far fregio, come il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano". È difficile comprendere perché si sia finiti a parlare di centri commerciali e città degli affari... ma riprenderemo il punto in seguito. Gli interventi del seminario sono stati tutti autoconclusi, che non avrebbero potuto permettere un dibattito vivo, vero, con opinioni su argomenti "scottanti" del pensiero e della vicenda bruniani.

            Un barlume di interesse, su tutti, avrebbe meritato (non ha avuto) il discorso di Francesco Vitelli (professore del L.S.S.), uno dei pochi nell'intera "anteprima bruniana" a focalizzarsi sulla questione morale in Bruno, e avanzando anche un parallerismo arguto tra Bruno e Antonio Gramsci, il quale propose una riforma culturale rivoluzionaria [NdR: Gramsci formulò il concetto di egemonia culturale, attraverso la quale le classi dominanti forzano la classe subalterna ad adottare i propri valori, con l'obiettivo di rinsaldare la comunità intorno a un "senso comune" unico, assoluto, indiscutibile imposto da terzi]. Gli altri relatori, dai volti sbigottiti e contrariati, hanno cominciato i propri interventi sul solco del professore, ma da abili oratori hanno sùbito cambiato argomento, si è parlato dell'importanza della televisione dai pochi difetti e dagli innumerevoli pregi, uno strumento che Bruno aveva ipotizzato, secondo i codici di Norov a Mosca. Avremmo voluto veramente una disquisizione filosofica.

            Michele Mezza, non contento di come sia andato il seminario, ha chiesto ripetutamente opinioni e pareri che la conferenza appena conclusasi avrebbe potuto suscitare nei ragazzi astanti, ma visto che nessuno ha avuto l'iniziativa di dire la propria, ha cominciato a chiedersi quale valenza Giordano Bruno avesse sul web, a chiederci quali sono i risultati dei motori di ricerca al valore "Giordano+Bruno". E poiché questa domanda - meno che gli interventi precedenti - non ha suscitato interesse, ha interpellato personalmente uno studente dal quale era sicuro ricevere una valente risposta. Lo studente, contrariato dalla forzata richiesta, come i precedenti buoni oratori hanno dato prova di saper fare, ha cambiato immediatamente argomento, esprimendo le sue considerazioni su quanto ha fatto esperienza durante questa "anteprima di Biennale", chiedendo perché si è dedicata una struttura fallica in legno alta 25 metri (un giglio) a Giordano Bruno, cosa di cui il filosofo sarebbe parecchio contrariato se ne venisse a conoscenza... Secondo Michele Mezza il giglio è più di una componente folcloristica per Nola, «il giglio è il simbolo di Nola», stesso simbolo di francesi, spagnoli, eccetera; l'alzata del giglio, ancora, è un momento fondamentale per far sodalizzare la comunità intorno a valori comuni, quali la fatica, la devozione, la famiglia, l'altruismo.

            Forse il giglio di una volta, Michele Mezza. Forse il giglio di una volta. Questa festa, pagana un tempo, è stata trasformata in religiosa tramite il fenomeno di sincretismo religioso, sostituendo i simboli profani a quelli cristiani, dimodoché le chiese locali prendessero piede, consensi, potere nelle località contadine e retrograde che facevano ancora affidamento ai culti degli dèi. Il giglio è sottomissione totale alla divinità a danno del fedele, del suo corpo e della sua mente, lavoro sprecato e che avrebbe potuto fruttare vantaggi effettivi alla comunità, la cieca ignoranza che non si rende conto dei danni che possano provocare uno sforzo di quella misura, insegna la competizione, la rivalità, la faida tra gruppi, bande, comitati, che solo sodalizi di carattere economico possono ipocritamente saldare gli inutili contrasti interfamiliari. Il giglio è la rappresentazione del pene eretto, un fallo di 25 metri che alimenta inconsciamente i sentimenti di virilità di chi "culla" la struttura, e di possessione del membro da parte delle matrone che ne seguono i mariti. Tanto più la divinità è facente, tanto meno l'uomo può tentare di risolvere i problemi in terra; tanto più la divinità è sciente, tanto più l'uomo è ignorante e si sente fiero di non conoscere; tanto più la divinità è potente, tanto più l'uomo che sta sotto il lungo pene si sente in difetto.

            Se l'anteprima ne ha già in nuce le intenzioni, la "Biennale Bruniana" risulterà probabilmente un modo strategico di sfruttare impunemente la figura del grande Giordano Bruno, facendolo un marchio per il turismo e i prodotti di Nola, che magicamente diventa una «terra di terziario avanzato», dacché il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano" sono gli sponsor principali della manifestazione. Nelle intenzioni di Michele Mezza, si dovrebbero dedicare tutti e gli otto gigli a Giordano Bruno, così da aumentare la speculazione sulla sua figura: questo "elogio dell'incertezza" - mi sa - si riferisce alla totale ignoranza che Mezza ha del pensiero bruniano, visti gli scempi che ne fa.

 


 

  
Palazzo Mocenigo è in vendita! 
Dai, su, rompiamo i salvadanai e compriamolo! Poi potremo mettere una lapide enorme, dedicata al nostro Bruno! Con buona pace di Cacciari, la Fondazione Cini, il Comune di Venezia e la Sovrintendenza ai Monumenti, che non sanno o non vogliono spiegarci che fine ha fatto la lapide-fantasma che fu scoperta, con discorsi altisonanti, sulla facciata del palazzo il 22 settembre del 2000 e ... sparì qualche giorno dopo!

(Segnalato da Attilio Repola)


Editoriale (17 febbraio 2007)

Chi era veramente Giordano Bruno? 

A questa domanda sono state date, specie negli ultimi sette anni, a partire dal “giubileo bruniano” del 2000, le risposte più disparate. Manipolando con disinvoltura un pensiero e una produzione letteraria multiformi e magmatici, in parecchi si sono lanciati in interpretazioni il più delle volte arbitrarie e lontane dalla realtà del personaggio, per incompetenza o, peggio ancora, per partito preso. Mago, stregone, millantatore, spia, puttaniere, arrogante e presuntuoso attaccabrighe: queste le malevoli accuse rivolte al Nolano da baciapile clericali e neocon, o da nazionalisti anglosassoni travestiti da studiosi, ancora assetati di vendetta per come Bruno aveva trattato la rustica inciviltà della plebe inglese e l’ottusa pedanteria dei dottori di Oxford. 

Nihil sub sole novum, come egli amava dire: questa storia va avanti ininterrottamente ormai da quattro secoli. Addirittura ci fu chi arrivò a sostenere che l’intera vicenda del rogo fosse tutta un’invenzione! Ancora oggi dobbiamo sentirci raccontare che, in fondo, storicizzando, Bruno fu trattato fin troppo bene, ospitato al Grand Hotel Tor di Nona  e torturato con una piuma sotto i piedi! Secondo costoro non ha nulla di barbaro rosolare a fuoco lento un pensatore, solo per aver asserito qualcosa di contrario ai dogmi della Chiesa cattolica! Arthur Schopenhauer, a quasi tredici secoli di distanza, ancora tremava al pensiero di “quell’essere delicato, spirituale e pensoso nelle mani di rozzi preti rabbiosi quali suoi giudici e carnefici”.  

Guasti ancor maggiori producono coloro che, accecati da un anticlericalismo bieco al punto da far diventare simpatici perfino i suoi carnefici, propagano idiozie come quelle di un Bruno "ateo" o addirittura "femminista"! Pensatore difficile, dallo stile ostico, soprattutto per chi non si prende minimamente la briga di leggerlo, non potendone contestare l’indubbia grandezza in campo speculativo, si è sempre cercato di criticarne il carattere, da lui stesso definito “restio e bizzarro”. In realtà egli sapeva essere altrettanto  riconoscente nei confronti di chi gli dimostrava rispetto e tolleranza, quanto irascibile con chi lo trattava in modo ostile.

Come avrebbe potuto sopportare passivamente il disprezzo di oscuri pedanti o di studiosi con la puzza sotto il naso, al suo confronto ricchi di mezzi ma scarsi d’ingegno, un uomo che riscuoteva l’ammirazione e la confidenza di sovrani del calibro di Enrico III di Francia o Elisabetta I d’Inghilterra? Come volete che potesse occuparsi di spionaggio colui la cui mente era intenta a spaziare nell’universo per comporre opere immortali come il De minimo o il De immenso? E se anche fosse, si storicizza la condanna della Chiesa, definendola adeguata ai tempi, e non si considera che un umile prete scomunicato, inviato a Londra al seguito dell’ambasciatore francese, doveva, se richiesto, rendere conto all’imperatore suo protettore delle trame di cui fosse venuto a conoscenza? Se poi ve lo figurate come un’attivista in giro per le corti e le accademie per sostenere i diritti dei liberi pensatori, vi sbagliate ugualmente di grosso. Egli non fu un martire, fu semplicemente un pensatore coerente fino allo stremo. Al di là delle ritrattazioni, delle parziali abiure, delle contraddizioni, che testimoniano, semmai, tutta la sua profonda umanità, quel che conta, e che nessuna delle generazioni venture gli negherà, è l’essere andato fino in fondo, a fermo viso.

Bruno era uno di quegli esseri geniali in anticipo sui tempi, quei Mercuri inviati sulla terra in tempi stabiliti, ispirati da una visione profetica dell’umanità e dell’universo. Come tutti gli esseri di tal fatta egli è stato e sarà sempre odiato dai meschini pedanti, invidiosi di tutto ciò che non arrivano a capire, da quegli uomini “piccolini” chiusi nel loro ottuso particulare per non svanire al confronto dell’immenso, insomma da quei corpi umani con anime bestiali che il Nolano smascherò col suo Circino incantesimo. Era uno che conosceva il proprio valore e rispettava quello degli altri, quello vero però, non quello stabilito dalle consuetudini e dalle convenienze. Era uno che diceva pane al pane e vino al vino. Era uno che amava la vita in tutti i suoi aspetti e che in tutte le sue manifestazioni riconosceva l’espressione della divinità. Era uno che credeva nell’uomo, quello vero, corpo e anima doc: l’unico capace di giungere, attraverso un “disquarto” intellettuale, alla visione dell’eterno. Ed era, questo si, il nemico implacabile e convinto di tutti “quegli uomini stolti e ignobilissimi che non riconoscono nobiltà se non dove splende l'oro, tintinna l'argento, e il favore di persone loro simili tripudia e applaude”. Sono parole tratte dall’ Oratio Valedictoria, una delle “Due Orazioni” (l’altra è la Consolatoria) pronunziate durante il suo soggiorno in Germania e di cui esce, proprio in questi giorni presso l’editore Di Renzo, una mia traduzione . Vi si trovano, celati sotto il magniloquente tono d’occasione, gli ideali che Bruno perseguì durante tutta la sua vita, fino all’estrema conseguenza del rogo di Campo de’ Fiori. Quel triste epilogo sarà stato pure inevitabile, per come andavano le cose a quel tempo, ma rimane ugualmente il monito più emblematico e rappresentativo, acché una simile infamia non si ripeta mai più.

Guido del Giudice

 



Editoriale (2001)

"Le brutte parole che diceva" erano le verità che Egli non ebbe paura di gridare fino all'ultimo, anche dinanzi alla morte. Come potremmo noi, che ci sentiamo "Giordanisti" temere di dire la verità? In questi tre anni ci siamo battuti contro l'indifferenza, se non il disprezzo, delle "istituzioni", sacrificando tempo e denaro. Non abbiamo ricevuto aiuto da nessuno: tutto quello che trovate su questo sito, ogni immagine, ogni notizia, abbiamo dovuto cercarla, inseguirla, pagarla. Ci è stato chiesto di  pubblicizzare sul sito libri, e abbiamo dovuto comprarli, di recensire mostre, convegni e spettacoli teatrali: tutto a nostre spese, sottraendo tempo ed energie a famiglia e professione, e senza ricevere in cambio nemmeno riconoscenza. L'abbiamo fatto e lo faremo fino a quando ci sorreggeranno la passione e soprattutto l'entusiastico incoraggiamento di Voi veri Giordanisti, perché il nostro fine è la diffusione e la difesa del vero pensiero di Giordano Bruno. Ma , da oggi, quando ci imbatteremo in speculazioni, ingiustizie, meschinerie, reagiremo e le denunceremo con vigore. Perché Giordano avrebbe fatto così, senza problemi. Questa rubrica si propone di raccontare i retroscena, gli interessi, i pettegolezzi che animano questo multiforme mondo "Bruniano". E' l'unico modo per difendere Bruno dai pedanti: denunciare pubblicamente gli interessi e le ipocrisie di coloro che ne sfruttano l'opera e il nome. In questi anni abbiamo avuto l'esigenza di esplorare e stabilire contatti con un mondo a noi sconosciuto: quello delle università, delle accademie, delle conventicole politiche, dei circoli più o meno ufficiali di sedicenti appassionati, per verificare lo spirito e l'atteggiamento con cui si avvicinavano a Bruno. Riteniamo di esserci fatti un quadro abbastanza completo della situazione italiana, con le sue luci e le sue ombre.  Voglio cominciare raccontandovi un aneddoto. Sapete che quest'anno, in occasione del 17 febbraio, ho dedicato a Voi tutti un piccolo saggio: "Www. Giordano Bruno". Avrei voluto regalarvelo, ma non ho avuto il benché minimo sostegno da parte di nessuno e ho dovuto pubblicarlo interamente a mie spese.  Mi confortano soltanto l'affetto e la solidarietà di tutti Voi che visitate il mio sito con autentico spirito libero e la simpatia, anche nell'ambiente accademico di qualcuno che ha capito che il nostro spirito è quello giusto.  Inutile dire che questa rubrica si regge sul vostro contributo, per cui attendo le vostre denunce, i vostri sfoghi ed è  naturalmente aperta a puntualizzazioni e contraddittori.
Ora è il momento di parlare, di togliersi la mordacchia e dire... pane al pane e vino al vino!

Guido del Giudice      

Certame Bruniano: Chi sono i contendenti?(2001)

Oggi, 1 Aprile, si conclude a Nola il Certame Bruniano, manifestazione da noi apprezzata e pubblicizzata perché in linea con la nostra impostazione di avvicinare il più possibile i giovani al pensiero di Giordano Bruno.
Ma come tutte le iniziative Bruniane è finita preda di alcuni pedanti che ultimamente a Nola hanno imposto il loro patrocinio ad ogni iniziativa. Falsi Bruniani e accademici arrivisti riescono con l'aiuto di istituzioni ignoranti e politicizzate a strumentalizzare ogni manifestazione per i propri interessi e la diffusione di discutibili interpretazioni del pensiero e dello spirito del Nolano. In quest'ottica, noi siamo evidentemente visti come elementi disturbatori e, mentre abbiamo ricevuto ogni informazione possibile riguardante l'evento, cui abbiamo puntualmente dato il dovuto risalto su questo sito, siamo stati completamente ignorati e neppure invitati alla manifestazione. Davamo fastidio a qualcuno. Ne prendiamo atto. Continueremo a informarvi e documentarvi per quanto riusciremo a sapere di queste iniziative, ma al contempo denunceremo questo stato di cose.
Intanto già sorge all'orizzonte un altro grosso "affaire":  il "Parco letterario Giordano Bruno". Nessuno ci  ha ancora comunicato niente. E' già sospetto. Vi terremo informati.



Mocenigo colpisce ancora!(2002)

Stavo appena terminando di leggere il delizioso saggio di Gino Benzoni "Venezia come sfondo", pubblicato in "Giordano Bruno:Destino e Verità", che mi è giunta una notizia sconcertante e, al tempo stesso, emblematica: la lapide inaugurata il 22 settembre del 2000 a Venezia sulla facciata del palazzo dove Bruno fu arrestato non c'è più! E' stata rimossa, pare, per volontà del proprietario del palazzo. Il saggio di Benzoni fu presentato proprio in occasione della cerimonia, e analizzava lucidamente il comportamento tenuto dalla Serenissima nei confronti del Nolano nella vicenda della sua fatale estradizione a Roma, che costituiva già per Francesco Paolo Sarpi, il consultore della Repubblica, una macchia indelebile nella tradizione di autonomia legislativa e culturale di Venezia. Tradimento che si aggiungeva a quello ancor più vile dell'infame Zuane Mocenigo. Bello dunque e suggestivo lenire con un gesto riparatore una ferita ancora sanguinante nella coscienza civile e filosofica dei veneziani. Ma gli entusiasti patrocinatori dell'iniziativa, e parliamo dell'Università Cà Foscari, della Fondazione Giorgio Cini, dell' Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, avevano fatto i conti senza questo omino che, appena terminata la solenne cerimonia di scopertura, andate via le autorità, dissoltasi l'eco delle toccanti parole di circostanza, arriva e smonta tutto, lapide inclusa, gettandola magari nella spazzatura! Che immagine ridicola e squallida al tempo stesso! E' il destino Bruniano che non si smentisce: la solita storia di un ciclico alternarsi di oblio e di esaltazione, di ammirazione e odio rancoroso, quasi beffardo contrappasso della sua amata "vicissitudine". Venezia ne esce ancora una volta umiliata, confermando una tradizione di ambiguità nella storia dei suoi rapporti col Nolano. Confidiamo però che qualcuno, magari gli eredi di quei 30 coraggiosi che il 9 gennaio 1593 depositarono nell'urna una palla bianca, intervenga per accertare i particolari di questo episodio e porvi rimedio. Attendiamo notizie. Possibilmente confortanti.

 Guido del Giudice



Editoriale 2003


E’ tempo di consuntivi e quest’anno voglio fare un po’ il punto della situazione relativa ai rapporti del nostro sito con i principali referenti “istituzionali”, accademici e politici.
In campo accademico, devo purtroppo registrare che la squallida vicenda dei due “partiti” bruniani continua, vieppiù furiosa, anche dopo la mutazione di Giovanni Aquilecchia. Poco mi cale onestamente perché il disdoro è tutto dei contendenti. 
Per quanto mi riguarda ho sempre accolto sul mio sito le opinioni di tutti, anche dei nemici di Bruno, da qualsiasi parte venissero. Se i vari Canone, Ciliberto, D’Antonio, Mendoza, Rocchi esprimono apprezzamento e collaborano all’aggiornamento e alla diffusione di notizie bruniane attraverso il mio sito, mentre non ho mai ricevuto risposta dai vari Ordine, Granata, Segonds, Sabbatino, per citarne solo alcuni, nonostante i miei inviti reiterati fino alla pedanteria, non dipende certo da una mia scelta di campo ma evidentemente dalla maggiore sensibilità (e intelligenza) di alcuni rispetto ad altri. 
Alla schiera dei veri bruniani che mi segue sempre più numerosa in tutto il mondo, non interessa nulla delle loro beghe accademiche, dettate da biechi motivi di interesse. Vogliono solo conoscere, essere informati e avere accesso alle opere del Nolano liberamente, superando gli ostacoli che questi arcipedanti frappongono alla conoscenza con la scusa di volerla favorire. Lo stesso atteggiamento di indifferenza, se non peggio, lo noto in alcune istituzioni (associazioni, comuni, parchi letterari) aggravato da un provincialismo e un’ignoranza davvero scoraggianti. Nonostante la freddezza e il disinteresse riscontrati, ho sempre continuato a mettere le mie pagine a disposizione di tutti coloro che studiano e dovrebbero amare il Nolano per stabilire un contatto con la base dei giordanisti, riconoscendo loro un carisma e una competenza spesso anche al di là degli effettivi meriti. Sfornano in continuazione saggi, traduzioni e nuove edizioni delle opere di Bruno compiacendosi dei loro saccenti commenti e dotti riferimenti bibliografici, lavorando divisi e disperdendo così inutilmente risorse economiche ed intellettuali, e non sono ancora riusciti, ad esempio, a realizzare una traduzione comprensibile e valida operativamente del De Umbris Idearum! 
Quando mi rivolgo a loro mi sento proprio come Bruno, quando di volta in volta encomiava  Lutero, Calvino o il Papa, non perché ne condividesse le convinzioni teologiche, ma perché confidava almeno in una loro azione educatrice e pacificatrice. Illusioni, ancora illusioni: le stesse che forse coltivo io in nome della diffusione del verbo bruniano che a chiacchiere dite di perseguire. Siete voi i nuovi “angeli nocentes”: continuate soltanto a litigare alla disperata, squallida ricerca del vostro “particulare”. Ma siamo stanchi: i tempi sono cambiati e Bruno stesso è stanco di essere frainteso, di patire dopo quattro secoli lo stesso trattamento subito in vita. Avete bisogno di un bel bagno di umiltà. Massimo rispetto per il vostro lavoro e i vostri studi, quando autenticamente dettati da spirito scientifico, ma o lavorate per la conoscenza e la gloria di Bruno oppure fatevi da parte. Le vostre questioni personali non ci interessano: l’occhio vigile di noi giordanisti vi sorveglia e interverrà in ogni occasione utile per farvi rendere conto degli errori che commettete. 
Mi auguro che abbiate la sensibilità e l’umiltà necessarie per comprendere lo spirito di queste mie parole: capisco che gli interessi prendano il sopravvento, ma non penso costi gran fatica spendere qualche minuto delle vostre preziose giornate per dare soddisfazione anche a coloro che in Bruno credono veramente e sono in definitiva quelli che rendono possibile la vostra attività.
Per fortuna c’è anche chi ci aiuta e non ci guarda con la puzza sotto il naso. Ringrazio perciò, oltre ai già citati, tutti gli studiosi, le associazioni e le case editrici che col loro semplice interesse danno sostegno alla mia passione nella realizzazione di questo sito e contribuiscono a tenere informati i numerosi amici giordanisti, che mi seguono e collaborano attivamente.


Battibecco clericale 2003



Ennesima polemica antibruniana, ma stavolta c'è da rimanere attoniti: i contendenti sono tutti cattolici militanti! Un paio di "sagrestani" si sono sentiti in dovere di spostare le loro penne dal calamaio dell'acqua santa a quello del veleno, per contestare un articolo di Gerardo Picardo, appassionato bruniano oltrechè teologo. L'ormai secolare querelle anti-bruniana sta assumendo ultimamente toni addirittura grotteschi: perfino nell'ambiente clericale si affrontano partiti diversi. Così a posizioni più aperte e illuminate, pur nell'ambito della piena ortodossia cattolica, come quelle di Miele e Giustiniani, che addirittura si sforzano di riportare la riflessione Bruniana nell'alveo di una teologia cattolica (si veda il testo di Stefano Ulliana, scaricabile nella sezione download), fanno da contraltare attacchi ignoranti e beceri come questo, ispirati al bigottismo reazionario di quello Stanley Jaki di cui avevo già denunciato la meschinità in una pagina della "Mordacchia". E, quel che è peggio, nel tentativo di darsi una parvenza di imparzialità, si richiamano al peggio di quella critica laica bruniana che, o per risentimento nei confronti di un presunto antisemitismo di Bruno (Foa), o per misconoscenza assoluta del suo pensiero (Pogge), o per puro scandalismo storico (Bossi), o per apologismo biografico (Pomponio), si accanisce a denigrare il filosofo Nolano.
Su tutti, l'argomento di gran lunga preferito, perchè trova fertile humus nell'atavico vizietto inquisitorio ed esorcistico, è quella sciagurata interpretazione del "mago ermetico" di Frances Yates, tanto efficace nel ricercare il profondo rapporto di Bruno con l'ermetismo, quanto incapace, per mentalità e sensibilità, di comprenderne il senso vero e di valutarne il giusto peso nel complesso della sua filosofia.
Ancor più stucchevole è la ripetuta affermazione di una presunta anti-scientificità del pensiero di Bruno, quando invece è esattamente l'opposto. Le più moderne teorie scientifiche non fanno che avvalorare l'assoluta genialità delle intuizioni bruniane e la loro sostanziale armonia con le più recenti impostazioni del pensiero cosmologico e scientifico, come testimonia efficacemente il rispetto e l'ammirazione della comunità degli scienziati per il pensatore Nolano (date un'occhiata, ad esempio, a questa pagina). 
Purtroppo, in questa occasione, la grave svista tipografica ha dato un motivato appiglio ai "sagrestani" per sferrare il loro velenoso attacco: stai più attento in futuro, caro Gerardo: costoro non aspettano altro! Nessuna meraviglia allora che tu ti senta lacerare le vesti dai loro canini affilati. E a poco vale rifugiarti dietro il tuo libro, più volte richiamato a mò di scudo: costoro riconoscono solo le autorità che gli convengono ed hanno una tradizione millenaria nello stravolgere e mistificare codici e testi o nel cancellarli del tutto. Per fortuna con Bruno, nonostante tutti gli sforzi, non ci sono riusciti: è questo il loro cruccio!

Guido del Giudice





A testimoniare la confusione esistente negli ambienti clericali, vi segnalo una curiosità: un collegio Waldorf in Cile intitolato a Giordano Bruno dove
 "il pilastro fondamentale dell'insegnamento è costituito dai valori universali del cristianesimo". Che ne pensate?


 

Il Domenicale      n° 36,  sabato 6 settembre 2003

Bruno, la Filosofia oltre il rogo 

  Ci fu in un. tempo distante . secoli un uomo che visse per la Verità e per il libero pensiero, che s'interrogava sul tempo e sulla vita e su quel Qualcosa che la vita inonda in ogni istante. Fu arso al rogo nel 1600, ma le sue domande risuonano ancora

Giovedì 17 febbraio 1600 a Roma, in Campo de' Fiori, all' angolo con Via dei Balestrari, si brucia un uomo. Tutt'intorno si celebra un grande giubileo, che distribuisce per­dono e comprensione per tutti. La legna avvolge e consuma il corpo di un ex frate di san Domenico, Giordano Bruno da NoIa, "eretico pertinace" che sale al rogo non volendo ascoltare neppure un confortatore. Continua ad affascinare la vicenda umana e teoretica di quel «piccolo uomo dalla nera barbetta», che ci ha portato i suoi scritti dal Monte Cicala, presso Nola, «a imparar littere de humanità, logica e dialettica», la sua figura silenziosa, che parla di un orgoglio intellettuale mai sopito. Occorre ancora investigare l'anima del Nolano, bruciante di passione per la ricerca filosofica, unico strumento d'indagine dei "mondi infiniti" e sola strada dell' umana cogitazione, slacciata finalmente dalle catene di fede e di teologia, categorie queste di cui Bruno preferì non occuparsi. Volle essere, e fu, solo un Filosofo. Genio assoluto e vita ribelle. 

Quello "sciupafemmine"

 Jacopo Corbinelli in una lettera lo dipinge «piacevol compagnietto, epicuro per la vita» e Indro Montanelli (Corriere della Sera del 5 febbraio 2000) definì Bruno uno «sciupafemmine». In realtà, il Nolano temeva solo di «essere spogliato dall'umana perfezione e giustizia». La Vita e la Natura furono per il Nolano il pronao di ogni verità; con ogni energia Bruno combatté la pedanteria e i nemici della libera investigazione «dell'infinito effetto dell'infinita causa». Seppe atterrare le porte di diamante della diffusa superstizione e cercò la Verità, che era, per lui, la cosa più divina di tutte.
Nella dedica alla signora Morgana, nel Candelaio, aveva scritto: «Ricordatevi, Signora, di quel che credo non bisogna insegnarvi: Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila; è un solo che non può mutarsi, un solo è eterno e può perseverare eternamente uno, simile e medesmo. Con questa filosofia l'animo mi s'aggrandisce, e me si magnifica l'intelletto. Però qualunque sii il punto di questa sera ch'aspetto, si la mutazione è vera, io che sono ne la notte, aspetto il giorno, e 'quei che son nel giorno, aspettano la notte: tutto quel ch'è, o è qua o llà, o vicino o lungi, o adesso o poi, o presto o tardi. Godete dunque, e, si possete, state sana, ed amate chi v'ama». Tra le molte questioni ch'egli trattò «con le maniche rimboccate, a mò di giocoliere», la sua concezione dell'universo infinito rovesciò la teoria geocentrica della Chiesa, anticipando il pensiero eliocentrico di Niccolò Copernico. Il panteismo bruniano fondò una teleologia immanente, essendo la Natura causa, legge e finalità a se stessa. In tutto c'è Vita: nell'universo come nella monade, come nell'individuo è contenuta la specie, la nazione, l'umanità. 

Bestemmia e vomita insolenze

 L' «Academico di nulla Academia» portò la sua bisaccia di cuoio, carica di libri e di destino, per le migliori università europee, insegnando a confutare i lacci aristotelici, per rivendicare l' assoluta libertà di pensiero e la forza della filosofia, che riscalda il cuore e lo avvicina alla Verità, unico oggetto della Poesia, altrimenti sterile esercizio di parole vane. Nel Candelaio così Bruno si era descritto al lettore-spettatore: «Per lo più il vedrete fastidito, restio e bizzarro: non si contenta di nulla, ritroso come un vecchio d'ottant'anni, fantastico come un cane ch'ha ricevute mille spellicciate». E nel sonetto Al malcontento, che apre i cinque dialoghi della Cena delle Ceneri, aveva scritto: «Non morder, se non sai s'è pane o pietra». Ritenne sempre che la fede servisse solo per istruire i rozzi popoli, e così le chiese. Altrove, nello Spaccio de la bestia trionfante, diede corso alla più radicale critica al cristianesimo prima di Friedrich W. Nietzsche. È certo, a ogni modo, che la sua filosofia lavò il capo al povero Aristotele. Guardando i suoi giudici, mentre veniva annotato che il Filosofo «alza le fiche al cielo e vomita insolenze», pronunziò parole che gelarono il sangue dei tunicati: «Avete più paura voi nel giudicarmi, che io nel ricevere la condanna».  Bruno pagò questa coerenza filosofica con l'effusione del sangue, forse rivolgendo l'ultimo pensiero a Morgana, sicuramente sapendo che avrebbe superato le ceneri dell'Inquisizione e le condanne dell'Indice per ripresentarsi, misteriosa domanda infinita, secoli dopo, al cuore e all'intelligenza di un maestro come Giovanni Gentile, che per primo ne collocò il genuino pensiero nell' arbor philosophorum di tutti i tempi. La vita di Bruno fu tragicamente bella. Come ha scritto Anacleto Verrecchia: «Egli visse ciò che pensò e pensò ciò che visse». Al pari degli antichi greci, Bruno ritenne indecoroso vivere sulla filosofia, anziché per la filosofia. Ma il Nolano fu anche un ingenuo, uno spirito che si fidò di gente mediocre e visse sempre in mezzo alle tempeste. Sprezzò i risuolatori di coscienze che fino all'ultimo istante gl'intimavano il ravvedimento. Spinto dal demone che gli urgeva dentro, ebbe solo il suo ingegno per stupire la vecchia Europa. E vi riuscì. Una falena che si bruciò alla luce del suo ideale. 

«Quel che viviamo è un punto»

Definì le guerre di religione «pestifera Erinni»; le attraversò tutte, ma l'ultima, in casa, gli fu fatale. Era una dannata guerra: ragione contro dogma. Non cercò l'utile, ma la Verità. Più tardi, ormai è accertato, Johann W. Goethe lo prenderà a modello del suo Faust. Era nato postumo, e il suo tempo non glielo perdonò. Gli orecchi dell'epoca, pieni di cerume scolastico, non intesero la sua musica nuova. Si preferì trebbiare paglia vuota. Bruno fu soprattutto un uomo riconoscente con i pochi che seppero e vollero aiutarlo. Nel De gl'heroici furori aveva annotato la difficoltà di cercare febbrilmente un senso da dare ai giorni: «Cossì il sursum corda non è intonato a tutti, ma a quelli ch'anno l'ali. [...]Quel che abbiamo vissuto è nulla, quel che viviamo è un punto, quel che abbiamo ancora a vivere non è ancora un punto, ma può essere un punto, il quale insieme sarà e sarà stato». In una delle più riuscite "autobiografie" di Bruno, Eugen Drewermann (Giordano Bruno. Il filosofo che morì per la libertà dello spirito, Rizzoli, Milano 2000), ha scritto: «In me vedete un uomo libero. La verità Voi la conoscete? Io no. Io so solo che ho conservato le mie angosce per il mondo, e posso dire in tutta onestà: non sono mai stato tanto presuntuoso da confondere la mia angoscia con Dio. Al contrario, ho imparato a superare la mia angoscia di fronte al mondo attraverso una fiducia in qualcosa che non ho mai visto, e che tuttavia certamente non ha mai riso di me. È questo che chiamate Dio? Se esiste, è forse il mio unico lettore». La sua storia, come un'aquila, s'aggira ancora inquieta per il mondo. E parla di una Filosofia fattasi carne, che mordacchia e legna accannata da stoltezza non sono riuscite a tacitare.

Gerardo Picardo

 



Il Domenicale   n° 38,  sabato 20 settembre 2003

 

Battibecchi su Giordano Bruno

 

Caro direttore,
leggo nel numero di sabato 6 settembre del suo settimanale un articolo di Gerardo Picardo su Giordano Bruno che sembra scritto cent'anni fa, al tempo della costruzione del monumento in Campo de' Fiori voluta dalle élite liberalmassoniche. La migliore ricerca storica ha fatto da tempo giustizia dell'immagine di Bruno “martire del libero pensiero", mettendo l'accento sul carattere di mago rinascimentale del nolano, volto a costruire una società in radicale antitesi con quella cattolica; sulla sua qualità di frate apostata e bestemmiatore, che negava con pervicacia tutti i principali dogmi di fede; nonché sul carattere tutt'altro che scientifico, anzi magico-occultistico e quindi decisamente regressivo del suo pensiero. Nell'articolo di Picardo si legge tra l'altro, a conferma dell'acribia dell'autore, che Bruno “anticipò il pensiero eliocentrico di Copernico", quando qualsiasi liceale sa che questi visse un secolo prima e che fu sostenitore di una visione ordinata del cosmo che era l'antitesi di quella insegnata dal nolano e contestata oggi dalla scienza più avanzata. Infine il processo a Bruno fu un processo interno alla Chiesa e si svolse secondo tutte le garanzie giuridiche, come fu messo in luce dal suo massimo studioso, Luigi Firpo, non certo accusabile di parzialità filo cattolica, e come hanno recentemente ribadito Anna Foa e Paolo Mieli, seri studiosi anche loro non certo cattolici. Nel box che accompagna l'articolo viene poi stroncato un volume di Rita Pomponio in difesa di Papa Clemente VIII Aldobrandini (Il Papa che bruciò Giordano Bruno). Nel box si legge che i I papa "accese ...iI rogo", cosa alquanto strana in quanto è noto che la condanna venne eseguita dall'autorità civile, e che "il fumo di quella disumana pira fu l'ultimo, coerente atto di pensiero dell'ex frate domenicano, facendo cadere il papa Aldobrandini nella vergogna della storia". Ancora si legge che "l'autrice ha raccolto il peggio dei riscontri processuali e della letteratura scandalistica anti-bruniana". Peccato che la correttezza del processo, il suo carattere interno alla Chiesa e la grandezza politica del pontificato di Clemente VIII, che tra l'altro recuperò alla Chiesa il ducato di Ferrara, siano riconosciuti da tutti gli studiosi citati, che di scandalistico mi pare non abbiano proprio nulla.
In conclusione un articolo sbagliato, che dispiace leggere in un settimanale che era nato proponendosi' come alternativo al "politicamente corretto". Purtroppo il fanatismo laicista non conosce frontiere.

Franco Damiani
 

 

Caro Direttore,
il profilo di Giordano Bruno proposto sul numero 36 del nostro “Dom” desta più di una perplessità. Non so se - come dice l'autore dell'articolo con accenti dannunziani -la vita del nolano "genio assoluto e vita ribelle" sia stata "tragicamente bella" o se sia più corretto individuare nel Bruno un caso di megalomania (è il giudizio che dà il traduttore in inglese de La cena de le ceneri, lo storico della scienza Stanley Jaki).
In ogni caso, alla luce degli studi del laicissimo Luigi Firpo e di quelli più recenti di Anna Foa - non certo rubricabili sotto la voce "letteratura scandalistica anti-bruniana" - riterrei ormai indifendibile il ritratto di un Bruno eroico e indomabile, assertore della supremazia del vero speculativo sui dogmi delle religioni positive; un mito al cui successo contribuirono, tra gli altri, liberaloni alla Francesco De Sanctis e la biografia di Vincenzo Spampinato, patrocinata nel secolo scorso da Giovanni Gentile. Nell'articolo si afferma che Giordano Bruno "preferì non occuparsi di fede e teologia". Ma non si tratta, forse, della stessa persona oggi contesa dall'occultismo di mezzo mondo che, all' epoca, si proclamò sacerdote dell'antico culto ermetico? Non è forse sua la celebre descrizione di Dio "sfera infinita il cui centro è ovunque e la circonferenza in ogni luogo"?
Difficilmente difendibile, infine, la tesi secondo cui il Bruno" anticipò il pensiero eliocentrico di Niccolò Copernico". Non tanto perché quest'ultimo, con Galilei, KepIero, Einstein e Schlick, era giustamente convinto a differenza di Bruno che la massa dell'universo fosse finita, ma per il fatto che Copernico morì nel 1543, anno di pubblicazione del De revolutionibus orbium celestium, mentre Giordano Bruno nacque giusto cinque anni dopo...

Maurizio Brunetti

 

  Strano destino, quello di Bruno. Per lui, Manfurio, figura del pedante, è sempre dietro l'angolo. Riguardo all'anacronismo, sono costretto a citare il mio libro Oltre il Tempio. Sul cristianesimo nella filosofia di Giordano Bruno da Nola (Ed. Sassoscritto, Firenze 2003, giunto ormai alla seconda edizione e materiale di studio per le Università). A p. 85 del testo si dice: "La concezione dell'infinito bruniano rovesciò la teoria geocentrica della Chiesa, sviluppando il pensiero eliocentrico di Copernico". È evidente che nell'articolo cl sia stato un refuso, di cui mi scuso con i lettori. Vi si dice anche come il nolano addebiti a Copernico il non aver tratto tutte le possibili conseguenze della sua intuizione. Salva la "dottrina", un altro punto. Il sig. Brunetti cita il prof. Stanley L. Jaki. Pe il tono dei contributi di quest'ultimo su Bruno, si può vedere il n. 299 (2000) di "Cristianità" . Essendo Jaki un prete, legge Bruno come "megalomane" e altro di irriferibile, a mio avviso nel sottanone del tradizionalismo cattolico, che ha già passato molta legna sotto il rogo del Filosofo. E non ha chiesto perdono. L'umanità dovrebbe essere il primo sacramento della Vita.
Per quel che riguarda infine le interpretazioni di Bruno come mago, massone e via dicendo, preferisco, studiando e insegnando Bruno da anni, l'ermeneutica di "liberaIoni" come Giovanni Gentile, che considerava Bruno quello che il nolano fu e volle essere: un Filosofo. Niente altro che questo. L'invito che rivolgo è quello di sempre: andare alle Fonti, leggere le stesse opere di Bruno piuttosto che le sintesi da catechismo di maniera che ne hanno sempre affiancato e distorto la comprensione.
Questioni di scelte. Bruno in realtà credeva -lo ribadisco - alla Filosofia come sola verità, mentre il campo della religione riguardava per lui solo la virtù morale. Ha scritto un ottimo teologo, Jurgen Moltmann, sulla ricerca di Bruno: "La religione del libero pensiero non vuole vendetta, ma pretende tolleranza: questa fede non dispone di profeti, ma solo di pensatori. Se ne cerchi il tempio trovi l'universo, se cerchi asilo lo trovi nel sapere umano". L'anti­pedante filosofo nolano restò" allergico" alle questioni religiose. Scrisse che i preti e la Chiesa "sporcano il mondo". Si rifece piuttosto alla "prisca sapientia", quella dell'Egitto e di Roma, ma non fu né stregone né maestro di occultismo. Anzi, come ricorderanno i nostri lettori, fu fatto imprigionare a Venezia, dopo delazione del mendace Mocenigo, perché insegnò solo a questo bigotto l'arte della memoria, non la magia. La libertà del pensiero proclamata e vissuta da Bruno fino alla morte è un fatto storico, e la storia non indietreggia. Si vedano Aquilecchia, Ciliberto, Masullo e tutta la letteratura anti-pedante e non scandalistica sul Filosofo. Grazie per il confronto. È confermato che il nolano fa ancora discutere. 

Gerardo Picardo


 


Anche quest'anno non poteva mancare,  il solito attacco meschino e apparentemente ingiustificato a Bruno, dalle pagine di un quotidiano. 
A proporcelo, stavolta sotto l'ombrellone, è stato Il Foglio di Giuliano Ferrara, a firma di tale Francesco Agnoli. 
Si è innescata così l'ennesima polemica, proseguita sul Corriere della Sera e sul Forum del mio sito, con numerosi interventi vivaci e interessanti.
Vi propongo tutte le tappe della discussione, incluse le mie repliche, inviate al Foglio e al Corriere della Sera:

Giordano Bruno. Processato dai protestanti, prima che dai cattolici, il filosofo-mago fu campione di doppio gioco
di Francesco Agnoli, «Il Foglio», giovedì 18 agosto 2005

Giordano Bruno / 2. Calvino, Lutero e la magia. Le armi del filosofo-mago nel suo scontro con la Chiesa
di Francesco Agnoli, «Il Foglio», giovedì 25 agosto 2005

Lettera aperta al Direttore de "Il Foglio"
di Guido del Giudice , giovedì 25 agosto 2005

Spia e doppiogiochista a caccia di cattedre universitarie ...  
di Pierluigi Panza, «Corriere della Sera», martedì 30 agosto 2005

Giordano Bruno / 3. L'epilogo del processo, la dignità della morte dopo una vita di intrighi e magie
di Francesco Agnoli, «Il Foglio», giovedì 01 settembre 2005

Ma Giordano Bruno non è un tabù
di Anna Foa, «Corriere della Sera», giovedì 01 settembre 2005

Bruno intoccabile? No, ma servono prove
di Nuccio Ordine, «Corriere della Sera», venerdì 02 settembre 2005

Giordano Bruno, una revisione contestata
di Domenico Contestabile,
«Il Foglio», venerdì 02 settembre 2005


Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"
Comunicato Stampa di lunedì 05 settembre 2005

Agnoli risponde alle critiche e insiste:Bruno era un mezzo mago
di Francesco Agnoli, «Il Foglio», martedì 06 settembre 2005

Giordano Bruno, ripensamenti ecclesiastici
«Il Foglio», martedì 06 settembre 2005

Giordano Bruno, il platonismo e il pensiero scientifico
di Giorgio Israel, «Il Foglio», mercoledì 07 settembre 2005

Lettera a Pierluigi Panza c/o il Corriere della Sera
di Guido del Giudice , sabato 10 settembre 2005

Processo senza fine
di Barbara Lattanzi, Anteprima dal Laboratorio di nuovi Studi Antropologici

 

   

 

 

La Mordacchia
Eno Santecchia scrive per passione e, indagando la storia della lapide bruniana che si trova nel suo paese, Caldarola, è diventato un Bruniano doc. Lo scorso 21 dicembre ha pubblicato su un piccolo settimanale di Camerino (MC), il "Nuovo Chienti e Potenza", l'articolo che segue, che mi dà lo spunto per il consueto bilancio di fine anno.
Solo nel 2005 il sito ha realizzato oltre 50000 accessi: quasi la metà di quelli realizzati in tutta la sua storia! Ciò mi inorgoglisce non solo perchè è un attestato di stima nei confronti del mio lavoro, ma soprattutto perchè dimostra l'interesse crescente nei confronti del filosofo Nolano, che è poi l'obbiettivo che mi ha spinto 7 anni fa ad intraprendere questa avventura.
Mi fa piacere che, nel suo articolo, Eno sottolinei l'assoluta autonomia da qualsiasi tentativo di ingerenza o di condizionamento da parte di accademie o altro. Ciò mi costa molti sacrifici, in primo luogo la rinuncia a qualsiasi sostegno: tutto quanto presentato sul sito, dalle pubblicazioni, alle ricerche alle novità è dovuto esclusivamente alla collaborazione dei lettori che costituiscono una schiera folta e partecipe, che va dallo studioso affermato allo studente, dall'addetto ai lavori al semplice simpatizzante. Il carattere che li accomuna è quello di voler dare veramente impulso alla conoscenza e alla diffusione del pensiero del Nolano, specie tra i giovani. A coloro che snobbano o guardano con aria di sufficienza al mio sito, magari a volte non filologicamente irreprensibile ma sempre genuino ed entusiasta, salvo poi ricordarsene quando hanno qualche pubblicazione o qualche evento da reclamizzare, rispondo che i veri bruniani non hanno bisogno di loro.  Dispiace particolarmente notare il disinteresse e l'incomprensione da parte di coloro che più mi sarei aspettato che si rivolgessero al popolo dei giordanisti. E' il caso ad esempio del regista (e mio conterraneo) Latella che, nonostante gli inviti, non ha ritenuto di presentare il suo lavoro teatrale (peraltro molto discutibile) ai lettori del sito, salvo sottoporlo al vaglio dei cucullati censori dell'Istituto studi filosofici . Lo stesso dicasi per chi continua a voler fare di Bruno una bandiera dietro cui nascondere le proprie rivendicazioni politiche o confessionali che vanno al di là dei nostri convincimenti oltre ad essere estranee al pensiero del Nolano.
Mi auguro che il nuovo anno ci veda sempre più uniti per far sentire la voce sicura ed entusiasta dei veri giordanisti, a cominciare dalla consueta occasione del 17 febbraio in cui ci incontreremo, materialmente o in ispirito, a Campo de' Fiori.
Ricorderete che Bruno ha sempre predicato l'importanza delle traduzioni per la diffusione delle idee: auguriamoci che, se non le opere volgari come recentemente proposto, almeno le latine vengano tutte tradotte in italiano. Penso che sia un caso eccezionale quello di un autore  tanto letto e studiato come Bruno le cui opere a distanza di 400 anni non sono ancora state completamente tradotte! Ci saranno molti appassionati bruniani che tramigreranno da questa vita senza aver potuto leggere tutto ciò che Bruno ci ha tramandato, a meno di non mettersi a tradurre il latino! E tutto per la litigiosità e gli egoismi dei soliti pedanti! Per fortuna posso anticiparVi che il 2006 ci porterà, in proposito, delle novità interessanti. La cautela è d'obbligo, visti i precedenti, ma saprete tutti i particolari al momento opportuno. Come sempre.
Auguri a Voi tutti!   Guido del Giudice





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