Palazzo Mocenigo è in vendita!
Dai, su, rompiamo i salvadanai e compriamolo! Poi potremo mettere una
lapide enorme, dedicata al nostro Bruno! Con buona pace di Cacciari,
la Fondazione Cini, il Comune di Venezia e la Sovrintendenza
ai Monumenti, che non sanno o non vogliono spiegarci che fine ha fatto
la lapide-fantasma che fu scoperta, con discorsi altisonanti, sulla
facciata del palazzo il 22 settembre del 2000 e ... sparì qualche
giorno dopo!
(Segnalato da Attilio Repola)
Editoriale
(17 febbraio 2007)
Chi
era veramente Giordano
Bruno?
A
questa domanda sono state date, specie negli ultimi sette anni, a
partire dal “giubileo bruniano” del 2000, le risposte più
disparate. Manipolando con disinvoltura un pensiero e una produzione
letteraria multiformi e magmatici, in parecchi si sono lanciati in
interpretazioni il più delle volte arbitrarie e lontane dalla realtà
del personaggio, per incompetenza o, peggio ancora, per partito preso.
Mago, stregone, millantatore, spia, puttaniere, arrogante e
presuntuoso attaccabrighe: queste le malevoli accuse rivolte al Nolano
da baciapile clericali e neocon, o da nazionalisti anglosassoni
travestiti da studiosi, ancora assetati di vendetta per come Bruno
aveva trattato la rustica inciviltà della plebe inglese e l’ottusa
pedanteria dei dottori di Oxford.
Nihil sub sole novum, come
egli amava dire: questa storia va avanti ininterrottamente ormai da
quattro secoli. Addirittura ci fu chi arrivò a sostenere che
l’intera vicenda del rogo fosse tutta un’invenzione! Ancora oggi
dobbiamo sentirci raccontare che, in fondo, storicizzando,
Bruno fu trattato fin troppo bene, ospitato al Grand Hotel Tor di Nonae torturato con una piuma sotto i piedi! Secondo costoro non ha
nulla di barbaro rosolare a fuoco lento un pensatore, solo per aver
asserito qualcosa di contrario ai dogmi della Chiesa cattolica!
Arthur
Schopenhauer, a quasi tredici secoli di distanza, ancora tremava al
pensiero di “quell’essere delicato, spirituale e pensoso nelle
mani di rozzi preti rabbiosi quali suoi giudici e carnefici”.
Guasti
ancor maggiori producono coloro che, accecati da un anticlericalismo
bieco al punto da far diventare simpatici perfino i suoi carnefici,
propagano idiozie come quelle di un Bruno "ateo" o
addirittura "femminista"! Pensatore
difficile, dallo stile ostico, soprattutto per chi non si prende
minimamente la briga di leggerlo, non potendone contestare
l’indubbia grandezza in campo speculativo, si è sempre cercato di
criticarne il carattere, da lui stesso definito “restio e
bizzarro”. In realtà egli sapeva essere altrettantoriconoscente nei confronti di chi gli dimostrava rispetto e
tolleranza, quanto irascibile con chi lo trattava in modo ostile.
Come
avrebbe potuto sopportare passivamente il disprezzo di oscuri pedanti
o di studiosi con la puzza sotto il naso, al suo confronto ricchi di
mezzi ma scarsi d’ingegno, un uomo che riscuoteva l’ammirazione e
la confidenza di sovrani del calibro di Enrico III di Francia o
Elisabetta I d’Inghilterra?
Come
volete che potesse occuparsi di spionaggio colui la cui mente era
intenta a spaziare nell’universo per comporre opere immortali come
il De minimo o il De immenso? E se anche fosse, si storicizza la
condanna della Chiesa, definendola adeguata ai tempi, e non si
considera che un umile prete scomunicato, inviato a Londra al seguito
dell’ambasciatore francese, doveva, se richiesto, rendere conto
all’imperatore suo protettore delle trame di cui fosse venuto a
conoscenza? Se poi ve lo figurate come un’attivista in giro per le
corti e le accademie per sostenere i diritti dei liberi pensatori, vi
sbagliate ugualmente di grosso. Egli non fu un martire, fu
semplicemente un pensatore coerente fino allo stremo. Al di là delle
ritrattazioni, delle parziali abiure, delle contraddizioni, che
testimoniano, semmai, tutta la sua profonda umanità, quel che conta, e
che nessuna delle generazioni venture gli negherà, è l’essere
andato fino in fondo, a fermo viso.
Bruno
era uno di quegli esseri geniali in anticipo sui tempi, quei Mercuri
inviati sulla terra in tempi stabiliti, ispirati da una visione
profetica dell’umanità e dell’universo. Come tutti gli esseri di
tal fatta egli è stato e sarà sempre odiato dai meschini pedanti,
invidiosi di tutto ciò che non arrivano a capire, da quegli uomini
“piccolini” chiusi nel loro ottuso particulare per non
svanire al confronto dell’immenso, insomma da quei corpi umani con
anime bestiali che il Nolano smascherò col suo Circino incantesimo.
Era uno che conosceva il proprio valore e rispettava quello degli
altri, quello vero però, non quello stabilito dalle consuetudini e
dalle convenienze. Era uno che diceva pane al pane e vino al vino. Era
uno che amava la vita in tutti i suoi aspetti e che in tutte le sue
manifestazioni riconosceva l’espressione della divinità. Era uno
che credeva nell’uomo, quello vero, corpo e anima doc: l’unico
capace di giungere, attraverso un “disquarto” intellettuale, alla
visione dell’eterno. Ed era, questo si, il nemico implacabile e
convinto di tutti “quegli uomini stolti e ignobilissimi che non
riconoscono nobiltà se non dove splende l'oro, tintinna l'argento, e
il favore di persone loro simili tripudia e applaude”. Sono
parole tratte dall’ Oratio Valedictoria, una delle “Due
Orazioni” (l’altra è la Consolatoria) pronunziate durante
il suo soggiorno in Germania e di cui esce, proprio in questi giorni
presso l’editore Di Renzo, una mia traduzione . Vi si trovano,
celati sotto il magniloquente tono d’occasione, gli ideali che Bruno
perseguì durante tutta la sua vita, fino all’estrema conseguenza
del rogo di Campo de’ Fiori. Quel triste epilogo sarà stato pure
inevitabile, per come andavano le cose a quel tempo, ma rimane
ugualmente il monito più emblematico e rappresentativo, acché una
simile infamia non si ripeta mai più.
Guido
del Giudice
Editoriale (2001)
"Le brutte parole che diceva" erano le verità che Egli
non ebbe paura di gridare fino all'ultimo, anche dinanzi alla morte. Come
potremmo noi, che ci sentiamo "Giordanisti" temere di dire la verità?
In questi tre anni ci siamo battuti contro l'indifferenza, se non il disprezzo,
delle "istituzioni", sacrificando tempo e denaro. Non abbiamo ricevuto
aiuto da nessuno: tutto quello che trovate su questo sito, ogni immagine, ogni
notizia, abbiamo dovuto cercarla, inseguirla, pagarla. Ci è stato chiesto di
pubblicizzare sul sito libri, e abbiamo dovuto comprarli, di recensire mostre,
convegni e spettacoli teatrali: tutto a nostre spese, sottraendo tempo ed
energie a famiglia e professione, e senza ricevere in cambio nemmeno
riconoscenza. L'abbiamo fatto e lo faremo fino a quando ci sorreggeranno la
passione e soprattutto l'entusiastico incoraggiamento di Voi veri Giordanisti,
perché il nostro fine è la diffusione e la difesa del vero pensiero di
Giordano Bruno. Ma , da oggi, quando ci imbatteremo in speculazioni,
ingiustizie, meschinerie, reagiremo e le denunceremo con vigore. Perché
Giordano avrebbe fatto così, senza problemi. Questa rubrica si propone di
raccontare i retroscena, gli interessi, i pettegolezzi che animano questo
multiforme mondo "Bruniano". E' l'unico modo per difendere Bruno dai
pedanti: denunciare pubblicamente gli interessi e le ipocrisie di coloro che ne
sfruttano l'opera e il nome. In questi anni abbiamo avuto l'esigenza di
esplorare e stabilire contatti con un mondo a noi sconosciuto: quello delle
università, delle accademie, delle conventicole politiche, dei circoli più o
meno ufficiali di sedicenti appassionati, per verificare lo spirito e
l'atteggiamento con cui si avvicinavano a Bruno. Riteniamo di esserci fatti un
quadro abbastanza completo della situazione italiana, con le sue luci e le sue
ombre. Voglio cominciare raccontandovi un aneddoto. Sapete che quest'anno,
in occasione del 17 febbraio, ho dedicato a Voi tutti un piccolo saggio: "Www.
Giordano Bruno". Avrei voluto regalarvelo, ma non ho avuto il benché
minimo sostegno da parte di nessuno e ho dovuto pubblicarlo interamente a mie
spese. Mi confortano soltanto l'affetto e la solidarietà di tutti Voi che
visitate il mio sito con autentico spirito libero e la simpatia, anche
nell'ambiente accademico di qualcuno che ha capito che il nostro spirito è
quello giusto. Inutile dire che questa rubrica si regge sul vostro
contributo, per cui attendo le vostre denunce, i vostri sfoghi ed è
naturalmente aperta a puntualizzazioni e contraddittori.
Ora è il momento di parlare, di togliersi la mordacchia e dire... pane al pane
e vino al vino!
Guido del Giudice
Certame Bruniano: Chi sono i contendenti?(2001)
Oggi, 1 Aprile, si conclude a Nola il Certame Bruniano,
manifestazione da noi apprezzata e pubblicizzata perché in linea con la nostra
impostazione di avvicinare il più possibile i giovani al pensiero di Giordano
Bruno.
Ma come tutte le iniziative Bruniane è finita preda di alcuni pedanti che
ultimamente a Nola hanno imposto il loro patrocinio ad ogni iniziativa. Falsi
Bruniani e accademici arrivisti riescono con l'aiuto di istituzioni ignoranti e
politicizzate a strumentalizzare ogni manifestazione per i propri interessi e la
diffusione di discutibili interpretazioni del pensiero e dello spirito del
Nolano. In quest'ottica, noi siamo evidentemente visti come elementi
disturbatori e, mentre abbiamo ricevuto ogni informazione possibile riguardante
l'evento, cui abbiamo puntualmente dato il dovuto risalto su questo sito, siamo
stati completamente ignorati e neppure invitati alla manifestazione. Davamo
fastidio a qualcuno. Ne prendiamo atto. Continueremo a informarvi e documentarvi
per quanto riusciremo a sapere di queste iniziative, ma al contempo denunceremo
questo stato di cose.
Intanto già sorge all'orizzonte un altro grosso "affaire": il
"Parco letterario Giordano Bruno". Nessuno ci ha ancora
comunicato niente. E' già sospetto. Vi terremo informati.
Mocenigo colpisce ancora!(2002)
Stavo appena terminando di leggere il delizioso saggio di Gino
Benzoni "Venezia come sfondo", pubblicato in "Giordano
Bruno:Destino e Verità", che mi è giunta una notizia sconcertante e, al
tempo stesso, emblematica: la lapide inaugurata il 22 settembre del 2000 a
Venezia sulla facciata del palazzo dove Bruno fu arrestato non c'è più! E'
stata rimossa, pare, per volontà del proprietario del palazzo. Il saggio di
Benzoni fu presentato proprio in occasione della cerimonia, e analizzava
lucidamente il comportamento tenuto dalla Serenissima nei confronti del Nolano
nella vicenda della sua fatale estradizione a Roma, che costituiva già per
Francesco Paolo Sarpi, il consultore della Repubblica, una macchia indelebile
nella tradizione di autonomia legislativa e culturale di Venezia. Tradimento che
si aggiungeva a quello ancor più vile dell'infame Zuane Mocenigo. Bello dunque
e suggestivo lenire con un gesto riparatore una ferita ancora sanguinante nella
coscienza civile e filosofica dei veneziani. Ma gli entusiasti patrocinatori
dell'iniziativa, e parliamo dell'Università Cà Foscari, della Fondazione
Giorgio Cini, dell' Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, avevano fatto
i conti senza questo omino che, appena terminata la solenne cerimonia di
scopertura, andate via le autorità, dissoltasi l'eco delle toccanti parole di
circostanza, arriva e smonta tutto, lapide inclusa, gettandola magari nella
spazzatura! Che immagine ridicola e squallida al tempo stesso! E' il destino
Bruniano che non si smentisce: la solita storia di un ciclico alternarsi di
oblio e di esaltazione, di ammirazione e odio rancoroso, quasi beffardo
contrappasso della sua amata "vicissitudine". Venezia ne esce ancora
una volta umiliata, confermando una tradizione di ambiguità nella storia dei
suoi rapporti col Nolano. Confidiamo però che qualcuno, magari gli eredi di
quei 30 coraggiosi che il 9 gennaio 1593 depositarono nell'urna una palla
bianca, intervenga per accertare i particolari di questo episodio e porvi
rimedio. Attendiamo notizie. Possibilmente confortanti.
Guido del Giudice
Editoriale 2003
E’ tempo di consuntivi e
quest’anno voglio fare un po’ il punto della situazione relativa ai rapporti
del nostro sito con i principali referenti “istituzionali”, accademici e
politici.
In campo accademico, devo purtroppo registrare che la squallida vicenda dei due
“partiti” bruniani continua, vieppiù furiosa, anche dopo la mutazione di
Giovanni Aquilecchia. Poco mi cale onestamente perché il disdoro è tutto dei
contendenti.
Per quanto mi riguarda ho sempre accolto sul mio sito le opinioni di tutti,
anche dei nemici di Bruno, da qualsiasi parte venissero. Se i vari Canone,
Ciliberto, D’Antonio, Mendoza, Rocchi esprimono apprezzamento e collaborano
all’aggiornamento e alla diffusione di notizie bruniane attraverso il mio
sito, mentre non ho mai ricevuto risposta dai vari Ordine, Granata, Segonds,
Sabbatino, per citarne solo alcuni, nonostante i miei inviti reiterati fino alla
pedanteria, non dipende certo da una mia scelta di campo ma evidentemente dalla
maggiore sensibilità (e intelligenza) di alcuni rispetto ad altri.
Alla schiera dei veri bruniani che mi segue sempre più numerosa in tutto il
mondo, non interessa nulla delle loro beghe accademiche, dettate da biechi
motivi di interesse. Vogliono solo conoscere, essere informati e avere accesso
alle opere del Nolano liberamente, superando gli ostacoli che questi arcipedanti
frappongono alla conoscenza con la scusa di volerla favorire. Lo stesso
atteggiamento di indifferenza, se non peggio, lo noto in alcune istituzioni
(associazioni, comuni, parchi letterari) aggravato da un provincialismo e
un’ignoranza davvero scoraggianti. Nonostante la freddezza e il disinteresse
riscontrati, ho sempre continuato a mettere le mie pagine a disposizione di
tutti coloro che studiano e dovrebbero amare il Nolano per stabilire un contatto
con la base dei giordanisti, riconoscendo loro un carisma e una competenza
spesso anche al di là degli effettivi meriti. Sfornano in continuazione saggi,
traduzioni e nuove edizioni delle opere di Bruno compiacendosi dei loro saccenti
commenti e dotti riferimenti bibliografici, lavorando divisi e disperdendo così
inutilmente risorse economiche ed intellettuali, e non sono ancora riusciti, ad
esempio, a realizzare una traduzione comprensibile e valida operativamente del
De Umbris Idearum!
Quando mi rivolgo a loro mi sento proprio come Bruno, quando di volta in volta
encomiava Lutero, Calvino o il Papa, non perché ne condividesse le
convinzioni teologiche, ma perché confidava almeno in una loro azione
educatrice e pacificatrice. Illusioni, ancora illusioni: le stesse che forse
coltivo io in nome della diffusione del verbo bruniano che a chiacchiere dite di
perseguire. Siete voi i nuovi “angeli nocentes”: continuate soltanto a
litigare alla disperata, squallida ricerca del vostro “particulare”. Ma
siamo stanchi: i tempi sono cambiati e Bruno stesso è stanco di essere
frainteso, di patire dopo quattro secoli lo stesso trattamento subito in vita.
Avete bisogno di un bel bagno di umiltà. Massimo rispetto per il vostro lavoro
e i vostri studi, quando autenticamente dettati da spirito scientifico, ma o
lavorate per la conoscenza e la gloria di Bruno oppure fatevi da parte. Le
vostre questioni personali non ci interessano: l’occhio vigile di noi
giordanisti vi sorveglia e interverrà in ogni occasione utile per farvi rendere
conto degli errori che commettete.
Mi auguro che abbiate la sensibilità e l’umiltà necessarie per comprendere
lo spirito di queste mie parole: capisco che gli interessi prendano il
sopravvento, ma non penso costi gran fatica spendere qualche minuto delle vostre
preziose giornate per dare soddisfazione anche a coloro che in Bruno credono
veramente e sono in definitiva quelli che rendono possibile la vostra attività.
Per fortuna c’è anche chi ci aiuta e non ci guarda con la puzza sotto il
naso. Ringrazio perciò, oltre ai già citati, tutti gli studiosi, le
associazioni e le case editrici che col loro semplice interesse danno sostegno
alla mia passione nella realizzazione di questo sito e contribuiscono a tenere
informati i numerosi amici giordanisti, che mi seguono e collaborano
attivamente.
Battibecco
clericale 2003
Ennesima polemica antibruniana, ma stavolta c'è da rimanere attoniti: i
contendenti sono tutti cattolici militanti! Un paio di "sagrestani" si
sono sentiti in dovere di spostare le loro penne dal calamaio dell'acqua santa a
quello del veleno, per contestare un articolo di Gerardo Picardo, appassionato
bruniano oltrechè teologo. L'ormai secolare querelle anti-bruniana sta
assumendo ultimamente toni addirittura grotteschi: perfino nell'ambiente
clericale si affrontano partiti diversi. Così a posizioni più aperte e
illuminate, pur nell'ambito della piena ortodossia cattolica, come quelle di
Miele e Giustiniani, che addirittura si sforzano di riportare la riflessione
Bruniana nell'alveo di una teologia cattolica (si veda il testo di Stefano
Ulliana, scaricabile nella sezione download), fanno
da contraltare attacchi ignoranti e beceri come questo, ispirati al bigottismo
reazionario di quello Stanley Jaki di cui avevo già
denunciato la meschinità in una pagina della
"Mordacchia". E, quel che è peggio, nel tentativo di darsi una
parvenza di imparzialità, si richiamano al peggio di quella critica laica
bruniana che, o per risentimento nei confronti di un presunto antisemitismo di
Bruno (Foa), o per misconoscenza assoluta del suo pensiero (Pogge), o per puro
scandalismo storico (Bossi), o per apologismo biografico (Pomponio), si
accanisce a denigrare il filosofo Nolano.
Su tutti, l'argomento di gran lunga preferito, perchè trova fertile humus
nell'atavico vizietto inquisitorio ed esorcistico, è quella sciagurata
interpretazione del "mago ermetico" di Frances Yates, tanto efficace
nel ricercare il profondo rapporto di Bruno con l'ermetismo, quanto incapace,
per mentalità e sensibilità, di comprenderne il senso vero e di valutarne il
giusto peso nel complesso della sua filosofia.
Ancor più stucchevole è la ripetuta affermazione di una presunta
anti-scientificità del pensiero di Bruno, quando invece è esattamente
l'opposto. Le più moderne teorie scientifiche non fanno che avvalorare
l'assoluta genialità delle intuizioni bruniane e la loro sostanziale armonia
con le più recenti impostazioni del pensiero cosmologico e scientifico, come
testimonia efficacemente il rispetto e l'ammirazione della comunità degli
scienziati per il pensatore Nolano (date un'occhiata, ad esempio, a questa
pagina).
Purtroppo, in questa occasione, la grave svista tipografica ha dato un motivato
appiglio ai "sagrestani" per sferrare il loro velenoso attacco: stai
più attento in futuro, caro Gerardo: costoro non aspettano altro! Nessuna
meraviglia allora che tu ti senta lacerare le vesti dai loro canini affilati. E
a poco vale rifugiarti dietro il tuo libro, più volte richiamato a mò di
scudo: costoro riconoscono solo le autorità che gli convengono ed hanno una
tradizione millenaria nello stravolgere e mistificare codici e testi o nel
cancellarli del tutto. Per fortuna con Bruno, nonostante tutti gli sforzi, non
ci sono riusciti: è questo il loro cruccio!
Ci fu in un. tempo distante . secoli un uomo che visse per la Verità e
per il libero pensiero, che s'interrogava sul tempo e sulla vita e su quel
Qualcosa che la vita inonda in ogni istante. Fu arso al rogo nel 1600, ma le sue
domande risuonano ancora
Giovedì
17 febbraio 1600 a Roma, in Campo de' Fiori, all' angolo con Via dei Balestrari,
si brucia un uomo. Tutt'intorno si celebra un grande giubileo, che distribuisce
perdono e comprensione per tutti. La legna avvolge e consuma il corpo di un ex
frate di san Domenico, Giordano Bruno da NoIa, "eretico pertinace" che
sale al rogo non volendo ascoltare neppure un confortatore. Continua ad
affascinare la vicenda umana e teoretica di quel «piccolo uomo dalla nera
barbetta», che ci ha portato i suoi scritti dal Monte Cicala, presso Nola, «a
imparar littere de humanità, logica e dialettica», la sua figura silenziosa,
che parla di un orgoglio intellettuale mai sopito. Occorre ancora investigare
l'anima del Nolano, bruciante di passione per la ricerca filosofica, unico
strumento d'indagine dei "mondi infiniti" e sola strada dell' umana
cogitazione, slacciata finalmente dalle catene di fede e di teologia, categorie
queste di cui Bruno preferì non occuparsi. Volle essere, e fu, solo un
Filosofo. Genio assoluto e vita ribelle.
Quello
"sciupafemmine"
Jacopo
Corbinelli in una lettera lo dipinge «piacevol compagnietto, epicuro per la
vita» e Indro Montanelli (Corriere della Sera del 5 febbraio 2000) definì
Bruno uno «sciupafemmine». In realtà, il Nolano temeva solo di «essere
spogliato dall'umana perfezione e giustizia». La Vita e la Natura furono per il
Nolano il pronao di ogni verità; con ogni energia Bruno combatté la
pedanteria e i nemici della libera investigazione «dell'infinito effetto
dell'infinita causa». Seppe atterrare le porte di diamante della diffusa
superstizione e cercò la Verità, che era, per lui, la cosa più divina di
tutte.
Nella dedica alla signora Morgana, nel Candelaio, aveva scritto: «Ricordatevi,
Signora, di quel che credo non bisogna insegnarvi: Il tempo tutto toglie e tutto
dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila; è un solo che non può mutarsi, un
solo è eterno e può perseverare eternamente uno, simile e medesmo. Con questa
filosofia l'animo mi s'aggrandisce, e me si magnifica l'intelletto. Però
qualunque sii il punto di questa sera ch'aspetto, si la mutazione è vera, io
che sono ne la notte, aspetto il giorno, e 'quei che son nel giorno, aspettano
la notte: tutto quel ch'è, o è qua o llà, o vicino o lungi, o adesso o poi, o
presto o tardi. Godete dunque, e, si possete, state sana, ed amate chi v'ama».
Tra le molte questioni ch'egli trattò «con le maniche rimboccate, a mò di
giocoliere», la sua concezione dell'universo infinito rovesciò la teoria
geocentrica della Chiesa, anticipando il pensiero eliocentrico di Niccolò
Copernico. Il panteismo bruniano fondò una teleologia immanente, essendo la
Natura causa, legge e finalità a se stessa. In tutto c'è Vita: nell'universo
come nella monade, come nell'individuo è contenuta la specie, la nazione,
l'umanità.
Bestemmia
e vomita insolenze
L'
«Academico di nulla Academia» portò la sua bisaccia di cuoio, carica di libri
e di destino, per le migliori università europee, insegnando a confutare i
lacci aristotelici, per rivendicare l' assoluta libertà di pensiero e la forza
della filosofia, che riscalda il cuore e lo avvicina alla Verità, unico oggetto
della Poesia, altrimenti sterile esercizio di parole vane. Nel Candelaio così
Bruno si era descritto al lettore-spettatore: «Per lo più il vedrete fastidito,
restio e bizzarro: non si contenta di nulla, ritroso come un vecchio d'ottant'anni,
fantastico come un cane ch'ha ricevute mille spellicciate». E nel sonetto Al
malcontento, che apre i cinque dialoghi della Cena delle Ceneri, aveva
scritto: «Non morder, se non sai s'è pane o pietra». Ritenne sempre che la
fede servisse solo per istruire i rozzi popoli, e così le chiese. Altrove,
nello Spaccio de la bestia trionfante, diede corso alla più radicale
critica al cristianesimo prima di Friedrich W. Nietzsche. È certo, a ogni modo,
che la sua filosofia lavò il capo al povero Aristotele. Guardando i suoi
giudici, mentre veniva annotato che il Filosofo «alza le fiche al cielo e
vomita insolenze», pronunziò parole che gelarono il sangue dei tunicati: «Avete
più paura voi nel giudicarmi, che io nel ricevere la condanna».Bruno pagò questa coerenza filosofica con
l'effusione del sangue, forse rivolgendo l'ultimo pensiero a Morgana,
sicuramente sapendo che avrebbe superato le ceneri dell'Inquisizione e le
condanne dell'Indice per ripresentarsi, misteriosa domanda infinita, secoli
dopo, al cuore e all'intelligenza di un maestro come Giovanni Gentile, che per
primo ne collocò il genuino pensiero nell' arbor philosophorum di tutti
i tempi. La vita di Bruno fu tragicamente bella. Come ha scritto Anacleto
Verrecchia: «Egli visse ciò che pensò e pensò ciò che visse».
Al pari degli antichi greci, Bruno ritenne indecoroso vivere sulla filosofia,
anziché per la filosofia. Ma il Nolano fu anche un ingenuo, uno spirito
che si fidò di gente mediocre e visse sempre in mezzo alle tempeste. Sprezzò i
risuolatori di coscienze che fino all'ultimo istante gl'intimavano il
ravvedimento. Spinto dal demone che gli urgeva dentro, ebbe solo il suo ingegno
per stupire la vecchia Europa. E vi riuscì. Una falena che si bruciò alla luce
del suo ideale.
«Quel
che viviamo è un punto»
Definì
le guerre di religione «pestifera Erinni»; le attraversò tutte, ma l'ultima,
in casa, gli fu fatale. Era una dannata guerra: ragione contro dogma. Non cercò
l'utile, ma la Verità. Più tardi, ormai è accertato, Johann W. Goethe lo
prenderà a modello del suo Faust. Era nato postumo, e il suo tempo non
glielo perdonò. Gli orecchi dell'epoca, pieni di cerume scolastico, non
intesero la sua musica nuova. Si preferì trebbiare paglia vuota. Bruno fu
soprattutto un uomo riconoscente con i pochi che seppero e vollero aiutarlo. Nel
De gl'heroici furori aveva annotato la difficoltà di cercare
febbrilmente un senso da dare ai giorni: «Cossì il sursum corda non è
intonato a tutti, ma a quelli ch'anno l'ali. [...]Quel che abbiamo vissuto è
nulla, quel che viviamo è un punto, quel che abbiamo ancora a vivere non è
ancora un punto, ma può essere un punto, il quale insieme sarà e sarà stato».
In una delle più riuscite "autobiografie" di Bruno, Eugen Drewermann (Giordano
Bruno. Il filosofo che morì per la libertà dello spirito, Rizzoli, Milano
2000), ha scritto: «In me vedete un uomo libero. La verità Voi la conoscete?
Io no. Io so solo che ho conservato le mie angosce per il mondo, e posso dire in
tutta onestà: non sono mai stato tanto presuntuoso da confondere la mia
angoscia con Dio. Al contrario, ho imparato a superare la mia angoscia di fronte
al mondo attraverso una fiducia in qualcosa che non ho mai visto, e che tuttavia
certamente non ha mai riso di me. È questo che chiamate Dio? Se esiste, è
forse il mio unico lettore». La sua storia, come un'aquila, s'aggira ancora
inquieta per il mondo. E parla di una Filosofia fattasi carne, che mordacchia e
legna accannata da stoltezza non sono riuscite a tacitare.
Gerardo
Picardo
Il Domenicale n° 38, sabato 20 settembre 2003
Battibecchi su
Giordano Bruno
Caro direttore,
leggo nel numero di sabato 6 settembre del suo settimanale un articolo di
Gerardo Picardo su Giordano Bruno che sembra scritto cent'anni fa, al tempo
della costruzione del monumento in Campo de' Fiori voluta dalle élite
liberalmassoniche. La migliore ricerca storica ha fatto da tempo giustizia
dell'immagine di Bruno “martire del libero pensiero", mettendo l'accento
sul carattere di mago rinascimentale del nolano, volto a costruire una società
in radicale antitesi con quella cattolica; sulla sua qualità di frate apostata
e bestemmiatore, che negava con pervicacia tutti i principali dogmi di fede;
nonché sul carattere tutt'altro che scientifico, anzi magico-occultistico e
quindi decisamente regressivo del suo pensiero. Nell'articolo di Picardo si
legge tra l'altro, a conferma dell'acribia dell'autore, che Bruno “anticipò
il pensiero eliocentrico di Copernico", quando qualsiasi liceale sa che
questi visse un secolo prima e che fu sostenitore di una visione ordinata del
cosmo che era l'antitesi di quella insegnata dal nolano e contestata oggi dalla
scienza più avanzata. Infine il processo a Bruno fu un processo interno alla
Chiesa e si svolse secondo tutte le garanzie giuridiche, come fu messo in luce
dal suo massimo studioso, Luigi Firpo, non certo accusabile di parzialità filo
cattolica, e come hanno recentemente ribadito Anna Foa e Paolo Mieli, seri
studiosi anche loro non certo cattolici. Nel box che
accompagna l'articolo viene poi stroncato un volume di Rita Pomponio in
difesa di Papa Clemente VIII Aldobrandini (Il Papa che bruciò Giordano Bruno).
Nel box si legge che i I papa "accese ...iI rogo", cosa alquanto
strana in quanto è noto che la condanna venne eseguita dall'autorità civile, e
che "il fumo di quella disumana pira fu l'ultimo, coerente atto di pensiero
dell'ex frate domenicano, facendo cadere il papa Aldobrandini nella vergogna
della storia". Ancora si legge che "l'autrice ha raccolto il peggio
dei riscontri processuali e della letteratura scandalistica anti-bruniana".
Peccato che la correttezza del processo, il suo carattere interno alla Chiesa e
la grandezza politica del pontificato di Clemente VIII, che tra l'altro recuperò
alla Chiesa il ducato di Ferrara, siano riconosciuti da tutti gli studiosi
citati, che di scandalistico mi pare non abbiano proprio nulla.
In conclusione un articolo sbagliato, che dispiace leggere in un settimanale che
era nato proponendosi' come alternativo al "politicamente corretto".
Purtroppo il fanatismo laicista non conosce frontiere.
Franco Damiani
Caro
Direttore,
il profilo di Giordano Bruno proposto sul numero 36 del nostro “Dom” desta
più di una perplessità. Non so se - come dice l'autore dell'articolo con
accenti dannunziani -la vita del nolano "genio assoluto e vita
ribelle" sia stata "tragicamente bella" o se sia più corretto
individuare nel Bruno un caso di megalomania (è il giudizio che dà il
traduttore in inglese de La cena de le ceneri, lo storico della scienza Stanley
Jaki).
In ogni caso, alla luce degli studi del laicissimo Luigi Firpo e di quelli più
recenti di Anna Foa - non certo rubricabili sotto la voce "letteratura
scandalistica anti-bruniana" - riterrei ormai indifendibile il ritratto di
un Bruno eroico e indomabile, assertore della supremazia del vero speculativo
sui dogmi delle religioni positive; un mito al cui successo contribuirono, tra
gli altri, liberaloni alla Francesco De Sanctis e la biografia di Vincenzo
Spampinato, patrocinata nel secolo scorso da Giovanni Gentile. Nell'articolo si
afferma che Giordano Bruno "preferì non occuparsi di fede e
teologia". Ma non si tratta, forse, della stessa persona oggi contesa
dall'occultismo di mezzo mondo che, all' epoca, si proclamò sacerdote
dell'antico culto ermetico? Non è forse sua la celebre descrizione di Dio
"sfera infinita il cui centro è ovunque e la circonferenza in ogni
luogo"?
Difficilmente difendibile, infine, la tesi secondo cui il Bruno" anticipò
il pensiero eliocentrico di Niccolò Copernico". Non tanto perché quest'ultimo,
con Galilei, KepIero, Einstein e Schlick, era giustamente convinto a differenza
di Bruno che la massa dell'universo fosse finita, ma per il fatto che Copernico
morì nel 1543, anno di pubblicazione del De revolutionibus orbium celestium,
mentre Giordano Bruno nacque giusto cinque anni dopo...
Maurizio Brunetti
Strano destino, quello di Bruno. Per
lui, Manfurio, figura del pedante, è sempre dietro l'angolo. Riguardo
all'anacronismo, sono costretto a citare il mio libro Oltre il Tempio. Sul
cristianesimo nella filosofia di Giordano Bruno da Nola (Ed. Sassoscritto,
Firenze 2003, giunto ormai alla seconda edizione e materiale di studio per le
Università). A p. 85 del testo si dice: "La concezione dell'infinito
bruniano rovesciò la teoria geocentrica della Chiesa, sviluppando il pensiero
eliocentrico di Copernico". È evidente che nell'articolo cl sia stato un
refuso, di cui mi scuso con i lettori. Vi si dice anche come il nolano addebiti
a Copernico il non aver tratto tutte le possibili conseguenze della sua
intuizione. Salva la "dottrina", un altro punto. Il sig. Brunetti cita
il prof. Stanley L. Jaki. Pe il tono dei contributi di quest'ultimo su Bruno, si
può vedere il n. 299 (2000) di "Cristianità" . Essendo Jaki un
prete, legge Bruno come "megalomane" e altro di irriferibile, a mio
avviso nel sottanone del tradizionalismo cattolico, che ha già passato molta
legna sotto il rogo del Filosofo. E non ha chiesto perdono. L'umanità dovrebbe
essere il primo sacramento della Vita.
Per quel che riguarda infine le interpretazioni di Bruno come mago, massone e
via dicendo, preferisco, studiando e insegnando Bruno da anni, l'ermeneutica di
"liberaIoni" come Giovanni Gentile, che considerava Bruno quello che
il nolano fu e volle essere: un Filosofo. Niente altro che questo. L'invito che
rivolgo è quello di sempre: andare alle Fonti, leggere le stesse opere di Bruno
piuttosto che le sintesi da catechismo di maniera che ne hanno sempre affiancato
e distorto la comprensione.
Questioni di scelte. Bruno in realtà credeva -lo ribadisco - alla Filosofia
come sola verità, mentre il campo della religione riguardava per lui solo la
virtù morale. Ha scritto un ottimo teologo, Jurgen Moltmann, sulla ricerca di
Bruno: "La religione del libero pensiero non vuole vendetta, ma pretende
tolleranza: questa fede non dispone di profeti, ma solo di pensatori. Se ne
cerchi il tempio trovi l'universo, se cerchi asilo lo trovi nel sapere
umano". L'antipedante filosofo nolano restò" allergico" alle
questioni religiose. Scrisse che i preti e la Chiesa "sporcano il
mondo". Si rifece piuttosto alla "prisca sapientia", quella
dell'Egitto e di Roma, ma non fu né stregone né maestro di occultismo. Anzi,
come ricorderanno i nostri lettori, fu fatto imprigionare a Venezia, dopo
delazione del mendace Mocenigo, perché insegnò solo a questo bigotto l'arte
della memoria, non la magia. La libertà del pensiero proclamata e vissuta da
Bruno fino alla morte è un fatto storico, e la storia non indietreggia. Si
vedano Aquilecchia, Ciliberto, Masullo e tutta la letteratura anti-pedante e non
scandalistica sul Filosofo. Grazie per il confronto. È confermato che il nolano
fa ancora discutere.
Gerardo
Picardo
Anche quest'anno non poteva mancare, il solito attacco meschino e
apparentemente ingiustificato a Bruno, dalle pagine di un quotidiano.
A proporcelo, stavolta sotto l'ombrellone, è stato Il Foglio di Giuliano
Ferrara, a firma di tale Francesco Agnoli.
Si è innescata così l'ennesima polemica, proseguita sul Corriere della Sera
e sul Forum del mio sito,
con numerosi interventi vivaci e interessanti.
Vi propongo tutte le tappe della discussione, incluse le mie repliche, inviate
al Foglio e al Corriere della Sera:
Processo
senza fine
di Barbara Lattanzi, Anteprima dal Laboratorio di nuovi Studi
Antropologici
La Mordacchia
Eno Santecchia scrive per passione e, indagando la storia della lapide bruniana
che si trova nel suo paese, Caldarola, è diventato un Bruniano doc. Lo scorso
21 dicembre ha pubblicato su un piccolo settimanale di Camerino (MC), il
"Nuovo Chienti e Potenza", l'articolo che segue, che mi dà lo spunto
per il consueto bilancio di fine anno.
Solo nel 2005 il sito ha realizzato oltre 50000 accessi: quasi la metà di
quelli realizzati in tutta la sua storia! Ciò mi inorgoglisce non solo perchè
è un attestato di stima nei confronti del mio lavoro, ma soprattutto perchè
dimostra l'interesse crescente nei confronti del filosofo Nolano, che è poi
l'obbiettivo che mi ha spinto 7 anni fa ad intraprendere questa avventura.
Mi fa piacere che, nel suo articolo, Eno sottolinei l'assoluta autonomia da
qualsiasi tentativo di ingerenza o di condizionamento da parte di accademie o
altro. Ciò mi costa molti sacrifici, in primo luogo la rinuncia a qualsiasi
sostegno: tutto quanto presentato sul sito, dalle pubblicazioni, alle ricerche
alle novità è dovuto esclusivamente alla collaborazione dei lettori che
costituiscono una schiera folta e partecipe, che va dallo studioso affermato
allo studente, dall'addetto ai lavori al semplice simpatizzante. Il carattere
che li accomuna è quello di voler dare veramente impulso alla conoscenza e alla
diffusione del pensiero del Nolano, specie tra i giovani. A coloro che snobbano
o guardano con aria di sufficienza al mio sito, magari a volte non
filologicamente irreprensibile ma sempre genuino ed entusiasta, salvo poi
ricordarsene quando hanno qualche pubblicazione o qualche evento da
reclamizzare, rispondo che i veri bruniani non hanno bisogno di loro.
Dispiace particolarmente notare il disinteresse e l'incomprensione da parte di
coloro che più mi sarei aspettato che si rivolgessero al popolo dei giordanisti.
E' il caso ad esempio del regista (e mio conterraneo) Latella che, nonostante
gli inviti, non ha ritenuto di presentare il suo lavoro teatrale (peraltro molto
discutibile) ai lettori del sito, salvo sottoporlo al vaglio dei cucullati
censori dell'Istituto studi filosofici . Lo stesso dicasi per chi continua a
voler fare di Bruno una bandiera dietro cui nascondere le proprie rivendicazioni
politiche o confessionali che vanno al di là dei nostri convincimenti oltre ad
essere estranee al pensiero del Nolano.
Mi auguro che il nuovo anno ci veda sempre più uniti per far sentire la voce
sicura ed entusiasta dei veri giordanisti, a cominciare dalla consueta occasione
del 17 febbraio in cui ci incontreremo, materialmente o in ispirito, a Campo de'
Fiori.
Ricorderete che Bruno ha sempre predicato l'importanza delle traduzioni per la
diffusione delle idee: auguriamoci che, se non le opere volgari come
recentemente proposto, almeno le latine vengano tutte tradotte in italiano.
Penso che sia un caso eccezionale quello di un autore tanto letto e
studiato come Bruno le cui opere a distanza di 400 anni non sono ancora state
completamente tradotte! Ci saranno molti appassionati bruniani che tramigreranno
da questa vita senza aver potuto leggere tutto ciò che Bruno ci ha tramandato,
a meno di non mettersi a tradurre il latino! E tutto per la litigiosità e gli
egoismi dei soliti pedanti! Per fortuna posso anticiparVi che il 2006 ci porterà,
in proposito, delle novità interessanti. La cautela è d'obbligo, visti i
precedenti, ma saprete tutti i particolari al momento opportuno. Come sempre.
Auguri a Voi tutti! Guido del Giudice