Sono comparsi recentemente due contributi filmati dedicati a
Giordano Bruno: il capitolo del caffè filosofico dell’Espresso e la
puntata del programma “Impero” dedicata da Valerio Massimo Manfredi
su La7 ai processi a Bruno e Galilei. Indovinate a chi è affidato il
commento scientifico? Ma a Michele Ciliberto, che domande! E’dal
2000, anno in cui è diventato presidente del Comitato Nazionale per
le Celebrazioni Bruniane, che ha assunto il ruolo di depositario del
verbo Bruniano. Ce lo ritroviamo davanti ogni volta che si parla del
Nolano, in qualunque settore: tv, radio, convegni, pubblicazioni di
ogni tipo, premi letterari. Tutto quello che riguarda il filosofo
deve passare per le sue mani; le principali case editrici nazionali,
le pagine culturali dei quotidiani, le facoltà universitarie sono
sotto il suo controllo.
Sarebbe ingeneroso non riconoscere che si tratta di un grande
esperto di Bruno: lo ha studiato, lo conosce a fondo, ha centrato
nei suoi libri alcuni dei punti nodali della sua filosofia,
formulando teorie innovative insieme ad altre criticabili, ma questo
esasperato presenzialismo sta finendo per logorarne l’immagine di
studioso serio e preparato. Ogni volta ci aspettiamo da queste sue
apparizioni qualcosa di originale e invece, mentre l’intervento nel
programma di Manfredi si limita a poche insignificanti battute, nei
sedici capitoli in cui è diviso il DVD, dobbiamo riascoltare per
l’ennesima volta le solite tesi, alcune interessanti, altre più
discutibili, tutte comunque già note.
Una trattazione parziale condita qua e là dalle solite inesattezze
storiche, come quando attribuisce ai compagni di cella a Venezia e
non a Mocenigo l’episodio dell’uccisione del ragnetto. Del resto
abbiamo potuto constatare spesso come la precisione dei particolari
biografici non sia certo il punto di forza di Ciliberto. Anche la
sua recente biografia pullula di imprecisioni: tanto per fare un
esempio, continua ad identificare in Gilbert Voet anziché Heinrich
Boethius il pastore che scomunicò Bruno ad Helmstedt. Del resto egli
basa tutta la sua autorità Bruniana sulla conoscenza testuale,
retaggio dei lunghi anni di studio giovanili spesi nella
realizzazione del Lessico di Giordano Bruno. Per quanto riguarda i
particolari biografici, si è sempre affidato ad un gineceo di
studentesse che gli hanno curato le pubblicazioni e che egli ha
ricompensato portandole alla docenza in importanti atenei nazionali.
Non ha tutti torti il suo acerrimo nemico Nuccio Ordine quando,
oltre a contestargli la pressoché nulla fama all’estero, afferma che
nelle sue opere non c’è il benché minimo lavoro di ricerca, anche se
il giudizio proviene da un modesto docente che non può certo vantare
meriti equivalenti a quelli del suo ex-maestro, e le cui referenze
per quanto riguarda gli studi bruniani, si limitano ad un unico
libro, ormai superato, sul concetto di asinità.
E’ mai possibile che fin quando sarà in vita Michele Ciliberto,
saremo condannati ad ascoltare su Bruno sempre le stesse cose?
Quest’ora e venti di esposizione della filosofia del Nolano può
risultare di una certa utilità solo a chi ne abbia una conoscenza
iniziale e, soprattutto, non abbia già letto o ascoltato queste
lezioni propinateci in tutte le salse. Saranno anche teorie di un
certo valore ma ormai le conosciamo a memoria, bisogna anche
lasciare il passo a delle intuizioni nuove! Invece continua ad
affossare chiunque abbia cose interessanti da dire su Bruno. Perché
questa paura delle novità? Apparirebbe chiaro a tutti come queste
siano frutto anche dei suoi insegnamenti. Avrebbe la possibilità di
essere ricordato come un caposcuola anziché come un capoclan
accademico, sempre rintanato in quella buia biblioteca di Palazzo
Strozzi! Un così profondo conoscitore di Giordano Bruno, dovrebbe
farsi anche un esame di coscienza e domandarsi se il filosofo si
sarebbe mai comportato come fa lui. La più beffarda offesa che si
possa fare a Bruno oggi è proprio permettere che a rappresentarlo
sia il prototipo del pedante, che il Nolano ha criticato e combattuto
per tutta la vita. Il nemico numero uno dell’intolleranza e dei
pregiudizi accademici che gli impedirono di salire in cattedra a
Oxford, a Parigi e in quasi tutte le università d’Europa, è finito
nelle mani di un personaggio che fa proprio questo: impedisce a
studiosi preparati di insegnare negli atenei, impedisce la
pubblicazione dei libri, impedisce la diffusione delle idee,
impedisce la realizzazione di opere senza la sua approvazione. E poi
vuole venirci a spiegare come la pensava Bruno!
Siamo di fronte, purtroppo, ad uno degli esempi più eclatanti della
odierna degenerazione della cultura in Italia. Ciliberto continua a
spadroneggiare da decenni sull’istituto studi del rinascimento.
Qualunque partito sia al governo riesce sempre a conservare il
sedere ben attaccato alla poltrona. Antiberlusconiano di ferro,
pubblica i suoi libri con Mondadori e va in Fininvest. Intanto
riceve dalle mani del suo vecchio compagno di partito, Napolitano,
la nomina a Linceo. Grande estimatore di Machiavelli, ha portato
avanti con cinismo la scalata alla Normale di Pisa. Non gli resta da
fare altro che scalzare l’attuale direttore Salvatore Settis e poi
almeno per un po’, dovrebbe acquietarsi. Diventare Dio non dovrebbe
far parte delle sue ambizioni, salvo voltafaccia dell’ultima ora
anche in questo campo!
Ma la cosa più avvilente è che il resto del mondo accademico è
succube di questa situazione. L’unico che si è opposto, ma solo per
essere stato escluso dalla spartizione dei fondi del Centenario, è
stato lo scissionista Nuccio Ordine, il quale ha messo in atto una
vera e propria lotta per il controllo del territorio, con il
sostegno delle Belles Lettres in Francia e dell’Istituto studi
filosofici in patria. Dopo essersi lamentato per anni di quelle che
lui definiva operazioni mafiose, nel momento in cui ho portato
all’attenzione dell’opinione pubblica con documenti e prove di
fatto, il malaffare che girava intorno a Bruno, si è ritirato dietro
le quinte, perché l’omertà che vige nell’ambiente accademico è
superiore perfino a quella mafiosa. Nella malavita ogni tanto c’è
qualche pentito, nel mondo accademico mai! Anche quando litigano
continuano a mantenere nei confronti degli esterni al loro mondo
un’omertà totale. Oscuri professorucoli di secondo piano, pur
essendo continuamente tartassati e umiliati, subiscono in silenzio
ogni sorta di soprusi per paura di ritorsioni. In effetti si possono
capire i timori per la loro attività professionale. Ho visto
personalmente giovani studiosi elemosinare quasi in ginocchio una
cattedra senza mai ottenerla, per aver osato pubblicare, con l’aiuto
dei clericali, un libro di successo su Bruno. E’ questa la
situazione che disgusta. Se uno riesce a schiantare autorità del
mondo accademico come Aquilecchia e Badaloni, figuriamoci cosa
potrebbe fare ad un misero docente universitario di secondo livello!
La cosa che sorprende è che queste mezze calzette sono quelle che si
rivelano più astiose nei miei confronti, anziché ringraziarmi perché
sto facendo quello che loro non hanno il coraggio di fare. Sono
convinto che dentro di loro, quando leggono le verità che io
denuncio, godono intensamente, anche se poi in pubblico devono
fingere di esecrare questo impudente parvenu per compiacere il loro
padrino.
Chiunque non faccia parte dell’ambiente accademico viene guardato
con occhio sospettoso ed invidioso, quando invece la non
appartenenza a questo mondo dovrebbe essere la garanzia di non
accampare nessuna pretesa a cattedre o finanziamenti.
L’opera distruttiva di Ciliberto è facilitata, se ce ne fosse
bisogno, dalla sciagurata gestione del patrimonio bruniano, sia
culturale che finanziario, da parte delle istituzioni nolane e
napoletane, che non fanno niente per opporsi a questa situazione. Si
rintanano in un provincialismo rassegnato, accontentandosi di
organizzare qualche patetico convegno, sempre con le stesse facce,
per dividersi famelicamente quei pochi fondi che riescono a
rastrellare in giro. Questi personaggi fanno il gioco di Ciliberto
che in Campania ormai non mette più piede da tempo, pur essendo
napoletano, perché si tratta di una realtà ormai irrecuperabile. Ho
sempre creduto nelle potenzialità di Nola, l’ho frequentata e ho
cercato di stimolarla con i miei articoli, ma quando leggo notizie
come quella delle recenti
dimissioni del presidente della Fondazione perché “non
c’è più un euro”, non posso dargli torto se quando gli si parla di
Nola e soprattutto di coloro che a Nola vengono considerati i
paladini di Giordano Bruno, commenta il tutto con un sorriso di
scherno per “la volontà di potenza di quei pidocchi impazziti”.
19/04/2010
LA
DIRETTRICE: «FONDI BLOCCATI, SITUAZIONE ASSURDA: SCRIVERO' AL
MINISTRO BONDI»
Biblioteca universitaria: libri
nel container. E il cortile delle statue in gabbia da 7 anni
Napoli, migliaia di testi tra le lamiere a rischio umidità per i
black out e il loggiato monumentale è un cantiere.
NAPOLI - Gli uomini illustri scolpiti nel marmo, Giordano Bruno,
Tommaso d'Aquino, De Sanctis, si guardano e si piangono quel cortile
delle statue diventato da anni il cortile del container. Siamo nel
monumentale loggiato della Federico II che ospita la Biblioteca
universitaria di Napoli. Qui, dove il mostro metallico ha invaso la
scena. Al suo interno in lamiera ci sono migliaia di libri
«sfollati», sottratti dagli antichi scaffali a causa dei lavori
dell'ala est. Un set da terremoto che stride decisamente con la
Settimana della Cultura, cominciata venerdì scorso in città. Lavori
eterni. Neanche gli addetti
della biblioteca ricordano più da quanti anni: sei, forse sette. Una
condizione che con eufemismo la direttrice Ornella Falangola
definisce «disagevole» e dalla quale scaturisce un triplice,
pessimo, effetto, di carattere pratico ed estetico. Primo, la
difficoltà per gli studenti di accedere a migliaia di testi dovuta
ai tempi più ristretti di apertura del container; secondo: lo
sfregio perenne al cortile delle statue, dove fino ai primi anni
2000 si organizzavano anche serate musicali.
GIORDANO BRUNO E VICO
«IMPRIGIONATI» - Le sculture e i busti del quadrilatero restano
impacchettate da tubi innocenti e velate da teloni. Sembrano in
camera iperbarica. Lo sguardo severo dei maestri è interpretabile, a
questo punto, come una smorfia incavolata. Infine, c’è il problema
dell’esposizione dei volumi ai capricci della rete elettrica,
compromessa dai lavori. I black out avvengono spesso perché
l’elettricità corre su una sola delle due linee esistenti.
Spegnendosi l’impianto di condizionamento del container l’umidità
ritorna la prima nemica dei volumi (anche se i più antichi sono
depositati nei caveau). Senza contare i problemi per la sicurezza
(vanno ko anche gli allarmi) e
l’umidità che soffrono gli stessi studenti.
«D'inverno - ricorda la direttrice - per evitare che la rete salti,
teniamo spente le stufette degli uffici per riscaldare le aule dei
ragazzi». Scene da Libro cuore. E non se ne vede la fine. La
biblioteca è un cantiere. Anche la sala funzionante è divisa da un
separè, e dietro sono ammucchiati scatoloni contenenti microfilm, cd
rom e vecchi floppy disc. I finanziamenti del Ministero dei beni
culturali, da cui dipende la biblioteca, nel corso degli anni sono
stati erogati a singhiozzo; il fondo stanziato era, all’epoca, di
7miliardi di lire. Adesso il rubinetto è chiuso a causa di iter
amministrativi tortuosi. Dopo aver sollecitato più volte la
Direzione generale beni librari e diritto d’autore, la direttrice
Falangola scriverà al ministro Sandro Bondi. Un estremo tentativo
per sbloccare la situazione. E per liberare i volumi dalle lamiere e
i filosofi dalle prigioni di ferro e di tulle.
Alessandro Chetta
Fondazione "Parco
Letterario Giordano Bruno": Cronaca di un fallimento annunciato!
18/11/2009
«Non ci
sono più soldi». Michele Mezza, presidente della Fondazione «Parco
letterario Giordano Bruno» annuncia le dimissioni. Dopo nemmeno un
anno di mandato. La Biennale, la rete delle scuole e perfino la
web-tv. Tutto nel segno di Giordano Bruno. E di Nola, la città che
gli ha fatto da culla. La fondazione «Parco letterario Giordano
Bruno», nata dalla fusione di due esperienze fallimentari come il
parco letterario e la fondazione istituita dal Comune, aveva
annunciato in pompa magna il proprio manifesto regalando perfino
culturali assaggi durante le celebrazioni bruniane dello scorso
anno. Poi ieri il j’accuse di Michele Mezza, il giornalista che
dallo scorso anno la Regione Campania di concerto con il Comune, ha
posto a capo dell’organismo: «Non ho gli strumenti per lavorare, mi
dimetto». Un fulmine a ciel sereno. Un annuncio a sorpresa durante
la cerimonia di consegna del Premio Felix - città di Nola, ricevuto
dal giornalista di origini nolane, anche per gli sforzi compiuti
nell'ultimo anno. «A pochi mesi dalle celebrazioni del 2010 - ha
spiegato Michele Mezza - non sarei più in grado di garantire quanto
avevamo previsto. Non c’è un contesto minimo. Manca una strategia di
marketing territoriale che consideri la cultura volano di sviluppo».
Una denuncia diretta a tutti: Regione, Provincia e Comune. «Non ho
più un euro» ha detto Mezza davanti alla folta platea che affollava
l’aula consiliare: «Il 10 dicembre ci sarà un’assemblea degli
studenti con il vescovo. Presenteremo un libro che avrebbe dovuto
far parte di una intera collana. Rimarrà l’ultimo». L’amaro in
bocca. L’entusiasmo frenato da ragioni da cassa o, per dirla con
Mezza «dalla effettiva mancanza di volontà. Mi spiace solamente per
i giovani». Carmen Fusco
IL NOLANO.IT
17/11/2009
Anno II Numero 321
NOLA
- Il ‘premio Felix città di Nola’, promosso dalla associazione
socio-culturale “Gli innamorati della Festa”, spegne la sua settima
candelina. Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione
dell’evento, diventato un classico in cartellone nei giorni di
festeggiamento per il santo patrono della città, che vuole
riconoscere e valorizzare quanti abbiano, con il loro talento e le
proprie qualità, dato lustro alla città di Nola ed al suo
territorio. La serata, moderata dal giornalista Antonio D’Ascoli e
dal consigliere comunale Franco Nappi, ha visto la presenza del
presidente della provincia Cesaro, del sindaco Biancardi e delle più
alte cariche della città. La simbolica campana di bronzo con su le
effigi di San Paolino, San Felice e Giordano Bruno, quest’anno è
stata consegnata, come dichiarato dall’assessore alla cultura Maria
Grazia De Lucia “ a due professionisti che operano in ambiti diversi
ma che sono accomunati dall’espressività, e dal loro riuscire ad
imporsi nei propri campi di riferimento”: il portiere del Livorno
Alfonso De Lucia, ed il giornalista Michele Mezza, presidente della
Fondazione Giordano Bruno. Ma quest’ultimo, protagonista di un fuori
programma durante il suo discorso di presentazione, ha dichiarato la
propria volontà di dimettersi dal ruolo che occupa all’interno della
Fondazione “a causa dello stato di fermo dei lavori, e delle troppe
promesse non mantenute. Ai ‘dobbiamo fare’, ai ‘facciamo’, e ai
‘faremo’, c’è un limite insormontabile: il calendario”. I lavori
della biennale tutta dedicata al filosofo nolano, sarebbero infatti
troppo indietro ormai per permetterne la riuscita e il giornalista
non se la sentirebbe di gestire una piattaforma “in declino”.
Immediata la replica del sindaco Biancardi, che ha sottolineato come
“la figura di Michele Mezza sia importantissima a capo della
Fondazione, ma che qualora non dovesse esserci più la volontà da
parte sua di guidarne i lavori, ci sarebbero altri pronti a prendere
il suo posto”. Gianluca Amato
I have a dream! di Guido del Giudice
Una Fondazione “nata dalla fusione di due esperienze
fallimentari” non poteva che essere un fallimento! Poco mi consola
constatare: “Che vi aspettavate? Ve l'avevo detto.” Quel che
sconforta è che questi affaristi si sono mangiati tutti i
contributi, senza creare nulla di duraturo per Nola e per il suo
geniale figlio: non un museo, non una mostra permanente. Per
appagare la megalomania e la brama di passerella di politici,
giornalisti e accademici sono stati sperperati fondi in roboanti
spettacoli, planetari utilizzati un paio di volte e poi lasciati
marcire e, dulcis in fundo, in quella che con toni enfatici e
parole altisonanti era stata presentata come “Biennale Bruniana” e
che rischia, a quanto pare, di durare solo qualche mese. Sul valore scientifico di questa iniziativa,
ci siamo già ampiamente espressi. Del resto, altro non ci si poteva aspettare nel momento in
cui ci si è affidati ai soliti loschi personaggi del malaffare
accademico. Se la fondazione doveva servire a realizzare operazioni
del genere o una collana di libri su Bruno da presentare al Vescovo,
allora molto meglio che sia fallita! Dopo aver dilapidato tutto in
queste iniziative di nessun valore, il “presidente” annuncia che non
ha più nemmeno un euro per poter tributare un minimo omaggio al Nolano in occasione delle celebrazioni del 2010! Il prossimo 17
febbraio non si potrà acquistare nemmeno quella striminzita
coroncina di alloro che ogni anno in pompa magna il solito sparuto
gruppo di appassionati ha deposto ai piedi del monumento in piazza
Giordano Bruno!
Quando poi si dichiara dispiaciuto per i giovani è addirittura
commovente! Ma cosa avete fatto per i giovani? L'unica iniziativa
valida, il Certame Bruniano, era stata portata avanti con sacrificio
e soluzioni forzatamente minimaliste, per mancanza di aiuti
economici, da Angelo Amato e avete affossato anche quella!
Possibile che non si possa fare qualcosa di meglio? Basterebbe che,
invece di pensare subito a come spartirvi i soldi dei finanziamenti
con eventi estemporanei, se ne destinasse almeno una parte alla
creazione di una struttura stabile, che possa attrarre le migliaia
di appassionati del Nolano sparse in tutto il mondo, che mi chiedono
continuamente notizie sulla patria del grande filosofo. Con la mole
di materiale di ogni tipo, editoriale, teatrale, cinematografico,
che è stata prodotta nell'ultimo decennio si potrebbe realizzare, ad
esempio, una mostra come quella organizzata a Roma nella Biblioteca
Casanatense nel 2000 o quella di quest'anno a Milano, che
accolga stabilmente testi originali, microfilm, e tutto quanto
riguarda il Nolano. Con i mezzi della moderna tecnologia si potrebbe
arricchire il tutto con film in 3D, contenuti multimediali e altro
ancora, come ormai viene fatto in tutto il mondo per argomenti e
reperti certamente meno interessanti. Nola, con la sua ricca e
prestigiosa storia, potrebbe certamente offrire una location
adatta allo scopo. Penso al castello di Cicala, che potrebbe
diventare l'ideale polo di attrazione per un turismo culturale che
arricchirebbe l'intera comunità.
So cosa volete dirmi: finché in questo paese la politica continuerà
a spadroneggiare con arroganza sulla cultura tutto ciò rimarrà
solamente un sogno. Ma che anche sognare ci sia impedito da una
banda di cialtroni ignoranti, che sperperano senza vergogna anche
quelle piccole risorse economiche e intellettuali con le quali si
potrebbe cominciare a realizzare qualcosa di valido, non possiamo
più tollerarlo!
Biennale bruniana:
Cambiano i musicanti, ma la musica è sempre la stessa!
di Guido del Giudice
Ricordo quando l'esimio prof. Nuccio Ordine mi telefonava in
continuazione per rimproverarmi perché, a suo dire, non davo abbastanza risalto
su questo sito alle sue iniziative o, peggio ancora, coprivo le responsabilità del
prof. Michele Ciliberto. Quando poi, nel rispetto della verità, ho lanciato
una campagna contro il mondo accademico, rivelando i
finanziamenti miliardari che proprio il suo nemico gestiva, non
lo si è più sentito! Sparito, volatilizzato: eppure sarebbe
stata l’occasione per metter fuori tutto quel che sapeva, le
magagne più volte denunciate, gli atteggiamenti mafiosi e peggio ancora, dei quali
si era lamentato spesso con me.
Invece, ecco che l’omertà del mondo accademico diventa più forte
di qualsiasi rivalità!
Per capirne il motivo basta guardare
il programma della neonata "Biennale Bruniana".
In una sola pagina leggiamo:
-Coordina Nuccio Ordine -direttore
scientifico Biennale Bruniana
-Coordina Nuccio
Ordine (Direttore scientifico “Fondazione P.L. Giordano
Bruno”)
-Con il patrocinio scientifico del
Centro Internazionale di Studi Bruniani dell’Istituto Italiano
per gli Studi Filosofici (di cui chi è il "Segretario generale"?
Nuccio Ordine!).
Il fatto di non essere stato neppure
informato dell'iniziativa (e meno che mai invitato) è ancora
dovuto alla mia fede cilibertiana? Non credo proprio.
E allora? Come mai si parla di
"Infiniti
mondi e ordinaria virtualità" e non si invita il pioniere e il
riferimento indiscusso di Bruno su Internet, come vengo ironicamente
apostrofato dagli stessi tromboni accademici?
Come mai si affronta un tema come "La filosofia
di Bruno incanta l’Oriente" e non si pensa a colui che, secondo
indegnamente solo al grande Lorenzo Giusso, ha portato
all’attenzione l’argomento con un libro, “La coincidenza degli
opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente”, pubblicato già
nel 2005? Forse perché la presentazione del libro era di Michele
Ciliberto?
Per non parlare della presentazione
del Codice Norov, di cui, per prima, la piccola, grande
Olga Podlazova mi fornì le foto,
scattandole di nascosto per pubblicarle sul sito, già cinque
anni fa. Sarebbe stata l'occasione ideale per dedicare almeno un
pensiero ad una persona eccezionale, per cui Bruno era diventato
tanto importante da desiderare di raggiungerlo nell'universo!
Ma ormai si ascoltano solo quelli
della propria fazione. Ordine concede "il patrocinio" a chi decide
lui: opere teatrali, commemorazioni bruniane di associazioni
anticlericali, edizioni delle opere, e chi più ne ha più ne
metta! L’intento è controllare il controllabile più o meno come
si lamentava che facesse Ciliberto, strappargli delle zone di
influenza per assoggettarle al suo controllo. Rientra in questa
campagna di "acquisizioni" perfino il Certame Bruniano di
Aniello Montano e Angelo Amato.
Con il mio sito sono stato uno tra i
primi a sostenere e propagandare l'iniziativa tra i giovani, mi
sono battuto per essa e ho avuto il piacere e l'onore di
premiare con miei libri alcuni dei suoi promettenti vincitori.
Quest'anno non sono stato neppure invitato! Che pena! Che
meschinità! ( a proposito, prof. Ordine, le segnalo una
grave dimenticanza: sulla locandina dell'evento è ancora
presente l'indirizzo del mio sito internet! Lo faccia cancellare
subito.).
Come si può chiamare
presuntuosamente "Biennale bruniana" una rassegna in cui mancano
quasi tutti i principali interpreti di Bruno? A parte la mia
trascurabile assenza, si lasciano da parte autorevoli esperti, come lo
stesso Ciliberto, Canone, Gatti o anche studiosi locali come Simonetti, Manganelli, Sabbatino, per
affidare presidenze di fondazioni, di parchi, di associazioni a
gente che di Bruno non sa un bel nulla! Pensate che esageri?
Vi sfido allora ad una pubblica disputa, dove e quando volete!
Vi do tutto il tempo che vi occorre per studiare e prepararvi,
tanto Bruno non lo si capisce leggendone qualche paginetta qua e
là! Bisogna penetrarne il carattere, l’umore! Abbiamo a Nola, a
Napoli, in Campania, grandi conoscitori e interpreti del Nolano.
Senza offesa per gli illustri studiosi che hanno partecipato a
questa biennale, non abbiamo bisogno che ci vengano a dire chi è
Giordano Bruno dalla Calabria, dal Veneto o da Milano o
addirittura dalla Spagna, dal Giappone o dalla Russia. Lo
sappiamo benissimo chi è Giordano Bruno. Non c’è bisogno di salire sui
pulpiti universitari o di scrivere complicati e astrusi saggi o
tenere celate ancora le sue opere, per tradurle col contagocce
per scopi di lucro, magari in lingua straniera piuttosto che in
italiano! E’ ora di finirla con questa contrapposizione tra due
sedicenti scuole di pensiero bruniano, quella di Ciliberto e di
Ordine tanto per non fare nomi, che pretendono di porre il veto
o l’imprimatur su tutto ciò che riguarda il Nolano, favoriti
dall’acquiescenza e dalla sottomissione di coloro che dovrebbero
essere i garanti della tradizione bruniana ma spesso non
sanno neanche parlare italiano: sono lì solo per il fatto di far
parte della nomenclatura accademica o, peggio ancora, di quella
politica! Così avalliamo interpretazioni di studiosi e
artisti stranieri che, per quanto validi, il pensiero di Bruno
non sanno neanche dove sta di casa! Lasciamo che il suo
pensiero sia strumentalizzato per fini politici, anticlericali
all’eccesso, assistendo ad atti di intolleranza superiori a
quelli che egli dovette sopportare in vita. Continuiamo in
quella stessa tradizione di sudditanza per cui le sue conquiste
di pensiero furono poi sfruttate da Galilei o da tutta una serie
di pensatori successivi che neppure lo nominarono.
Ciò che state facendo non può non
far dispiacere e preoccupare tutti coloro che nutrono una vera
passione per Bruno. Quella passione dalla quale dite di essere ispirati
mentre invece l'unico vostro intento
è quello di sostituire una “mafia” (come voi stessi
la definite) con un'altra.
Sono fiero di
Francesco Afro de Falco che ritengo
un degno interprete del Nolano. Egli fa parte di quella schiera
di giovani per i quali mi sono sempre battuto attraverso il mio
sito e che ho cercato modestamente di indirizzare e di stimolare
ad appropriarsi dell'eredità di pensiero di Giordano Bruno, cosa
che Francesco ha fatto brillantemente insieme a Lello
Serao, a Renato Carpentieri e a tutta la Libera Scena Ensemble,
nel suo cortometraggio "Eroico Furore" e nella piece
teatrale che lo ha preceduto e che ne ha costituito il
laboratorio. Insieme porteremo questo progetto nelle scuole ed è
la cosa che più mi interessa perché sarà il vettore ideale per
comunicare ai giovani il vero messaggio bruniano. A proposito,
Nuccio, ti avverto che il lavoro è stato
realizzato anche con una mia modesta consulenza . Adesso o lo
escludi dalla “Biennale o fai cancellare il mio nome dai
ringraziamenti dei titoli di coda e lo sostituisci con il tuo
patrocinio!
NOLA - Si è svolta
tra il 15 e il 19 aprile l'anteprima della "Biennale Bruniana",
un crogiolo di eventi che ha coinvolto e continuerà a
coinvolgere filosofi, filologi, studenti e uomini di cultura
italiani e non, ammaliati da un ascendente del tutto singolare:
il più grande intellettuale che queste terre abbiano mai potuto
dare alla luce.
Filippo Bruno, poi
Giordano, suo nome domenicano, fu un pensatore
d'eccezione nel panorama non solo nazionale, ma mondiale, talché
gli esperti stranieri hanno imparato l'italiano per leggerne in
lingua le opere. L'etichetta di
"pensatore", però, non gli si addice, tale la sua portata: fu
filosofo, teologo, maestro di mnemonica, prosatore e poeta,
filologo, commediografo, astronomo; ma nemmeno in questo modo -
sia detto - si avrebbe una ben chiara idea di quale innovazione
sia portavoce Bruno. Risulta impresa ardua, e onde evitare una
banalizzazione del suo pensiero, non ne si darà una definizione
globale (perfino definirlo "neoplatonico" ne minimizza la
complessità). Poco male, come direbbe Bruno: «A
chi è concesso il meritare, sii [NdR: "sia"] negato l'avere; a chi
è concesso l'avere, sii negato il meritare».
Ovvero, secondo un'interpretazione del tutto particolare, un
intellettuale a cui calza bene un'etichetta probabilmente non ne
merita, sarà un intellettuale di poco conto. Chi però tra
uno slalom lessicale e l'altro non si sentirà mai "definito",
probabilmente sarà un vero pensatore a cui è scherno, offesa,
ingiuria appioppare tre o quattro parole. Questa
considerazione dovrebbe far riflettere su quanto siano futili le
classificazioni di "uomini magni". E Bruno si configura come uno
di questi, uomo dal multiforme ingegno qual era.
Uno
degli aspetti più importanti della produzione bruniana, che
merita indubbiamente l'attenzione ai giorni nostri (attenzione
che non ha affatto avuto durante l'"anteprima di Biennale") è
proprio il motivo per cui Bruno è stato arso a Roma nel 1600. Il
Nolano si fece portavoce di una radicale riforma morale contro
l'ignoranza e l'inettitudine dei tempi, all'insegna
dell'esercizio critico della propria razionalità - senza
dogmatismi di sorta - e di un approccio pragmatico alla realtà
supportato dall'attiva concretizzazione dei risultati raggiunti.
In tal senso Bruno può definirsi teorico della pratica e pratico
della teoria, un vero e proprio rivoluzionario del modo di
pensare e di fare.
La
rivoluzione bruniana, troppo spregiudicata per i tempi, fu vista
come un vero e proprio atto di terrorismo contro il potere
costituito, sia quello cosiddetto "spirituale", di vescovi e
cardinali, che quello "temporale", di prìncipi e regnanti.
Infatti Bruno non fu messo al rogo perché si sospettarono
eterodossie dal dogma, bensì perché il Nolano «non
ritrattò i termini della [sua] filosofia»,
che sarebbe significato essenzialmente rinnegarla.
Questa
filosofia tuttora appare perniciosa per la comunità, una
filosofia che sembra comportare solo - nei migliori dei casi -
pedanterie e - nei peggiori - intolleranze, da parte di chi ne
segue le linee guida, e ci si appella al ritorno ai veri valori,
i valori della tradizione e del passato, fortuitamente
incontaminati dal divenire del tempo... Chi mal sopportava le
innovazioni - in particolare quelle "minacciose" del Nolano (che
sono innovazioni per due volte) - ha fatto acuta opera
di travisamento, ha interpretato in un'ottica distorta le
tesi bruniane e ha convinto le masse della bontà di questa
interpretazione; così da un lato si evita che tesi progressiste
e dilaniatrici del passato prendano piede nella comunità, e
dall'altro si propaganda in che modo il potere costituito abbia
ancora una volta salvato la stessa comunità da una sciagura che
non avrebbe minimamente desiderato: talché è diventato di moda
scagliarsi contro il "relativismo imperante", poiché ha
distrutto le certezze dell'uomo e l'ha fatto precipitare in un
baratro senza fondo di infinite verità - tutte esatte e al
contempo contraddittorie -, e apostrofare simili considerazioni
con frasi del tipo: «si
stava meglio quando si stava peggio», cioè quando la verità era
"cattolica", come la stessa radice del termine ci suggerisce:
dal greco: καθολικός, ovvero universale.
Un punto di vista universale prevede: la totale omologazione di
pensiero e azione, che non permette libertà se non
nell'eterodossia; l'indiscutibilità assoluta del canone, che per
quanto possa essere "perfetto" rivela nella sua pretesa di
perfezione una pecca, dunque un elemento discutibile, poiché
anche gli uomini ispirati da pantheon interi di divinità, in
quanto uomini, possono cadere in errore, e laddove il raziocinio
supportato dallo studio suggerisce di infrangere i canoni, ci si
dovrebbe rifugiare solo nell'eresia; il totalitarismo, ovvero
violenza fisica e psicologica, ostracismo, esilio.
Bisogna abbandonare l'idea di un unico punto di vista, di una
verità assoluta, di un credo indiscutibile. Il canone a cui
l'uomo dovrebbe fare appello è un canone falsificabile, un
sistema di valori che ha il coraggio di rinnovarsi continuamente
e mai fossilizzarsi su tesi obsolete, una moralità che faccia
costantemente tesoro delle sue tesi avverse.
Ancor di più, però,
devo dirvi: è stata un'immensa delusione per chi è nolano di
nascita assistere non ad una grave omissione, ma allo scempio
dettato dalle logiche di mercato della figura bruniana. Salvo
particolari conferenze e interventi interessanti come quelli di
Massimo Capaccioli (Università "Federico II" di Napoli) o di
Stefano Levi Della Torre (Comunità ebraica di Milano) [NdR:
invitato di sabato, cioè quando chi professa l'ebraismo è noto
che non può partecipare a convegni; ma, per fortuna, Levi Della
Torre non crede in quei precetti], l'entusiasmo degli studiosi
stranieri che hanno partecipato alla manifestazione, le
rappresentazioni teatrali a tema e i concerti d'orchestra, non
vi sono stati notevoli arricchimenti. Ciò che più stordisce è
stato l'intervento di Michele Mezza (Presidente della
"Fondazione Giordano Bruno") al L.S.S. "Enrico Medi" di Cicciano,
che si fa bene a sospettarlo ripetuto in altre scuole: con
rocamboleschi cambi di rotta e tematica si è passati da Giordano
Bruno come immensa fonte di cultura a cui chiunque può
attingere, all'importanza del turismo e in particolar modo del
«settore terziario
avanzato» di cui Nola si può far fregio, come il "CIS",
il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano". È
difficile comprendere perché si sia finiti a parlare di centri
commerciali e città degli affari... ma riprenderemo il punto in
seguito. Gli interventi del seminario sono stati tutti
autoconclusi, che non avrebbero potuto permettere un dibattito
vivo, vero, con opinioni su argomenti "scottanti" del pensiero e
della vicenda bruniani.
Un barlume di
interesse, su tutti, avrebbe meritato (non ha avuto) il discorso
di Francesco Vitelli (professore del L.S.S.), uno dei pochi
nell'intera "anteprima bruniana" a focalizzarsi sulla questione
morale in Bruno, e avanzando anche un parallerismo arguto tra
Bruno e Antonio Gramsci, il quale propose una riforma culturale
rivoluzionaria [NdR: Gramsci formulò il concetto di egemonia
culturale, attraverso la quale le classi dominanti forzano
la classe subalterna ad adottare i propri valori, con
l'obiettivo di rinsaldare la comunità intorno a un "senso
comune" unico, assoluto, indiscutibile imposto da terzi].
Gli altri relatori, dai volti sbigottiti e contrariati, hanno
cominciato i propri interventi sul solco del professore, ma da
abili oratori hanno sùbito cambiato argomento, si è parlato
dell'importanza della televisione dai pochi difetti e dagli
innumerevoli pregi, uno strumento che Bruno aveva ipotizzato,
secondo i codici di Norov a Mosca. Avremmo voluto veramente una
disquisizione filosofica.
Michele Mezza, non
contento di come sia andato il seminario, ha chiesto
ripetutamente opinioni e pareri che la conferenza appena
conclusasi avrebbe potuto suscitare nei ragazzi astanti, ma
visto che nessuno ha avuto l'iniziativa di dire la propria, ha
cominciato a chiedersi quale valenza Giordano Bruno avesse sul
web, a chiederci quali sono i risultati dei motori di ricerca al
valore "Giordano+Bruno". E poiché
questa domanda - meno che gli interventi precedenti - non ha
suscitato interesse, ha interpellato personalmente uno studente
dal quale era sicuro ricevere una valente risposta. Lo studente,
contrariato dalla forzata richiesta, come i precedenti buoni
oratori hanno dato prova di saper fare, ha cambiato
immediatamente argomento, esprimendo le sue considerazioni su
quanto ha fatto esperienza durante questa "anteprima di
Biennale", chiedendo perché si è dedicata una struttura fallica
in legno alta 25 metri (un giglio) a Giordano Bruno, cosa di cui
il filosofo sarebbe parecchio contrariato se ne venisse a
conoscenza... Secondo Michele Mezza il giglio è più di una
componente folcloristica per Nola, «il giglio è il
simbolo di Nola», stesso simbolo di francesi, spagnoli,
eccetera; l'alzata del giglio, ancora, è un momento fondamentale
per far sodalizzare la comunità intorno a valori comuni, quali
la fatica, la devozione, la famiglia, l'altruismo.
Forse il giglio di
una volta, Michele Mezza. Forse il giglio di una volta. Questa
festa, pagana un tempo, è stata trasformata in religiosa tramite
il fenomeno di sincretismo religioso, sostituendo i simboli
profani a quelli cristiani, dimodoché le chiese locali
prendessero piede, consensi, potere nelle località contadine e
retrograde che facevano ancora affidamento ai culti degli dèi.
Il giglio è sottomissione totale alla divinità a danno del
fedele, del suo corpo e della sua mente, lavoro sprecato e che
avrebbe potuto fruttare vantaggi effettivi alla comunità, la
cieca ignoranza che non si rende conto dei danni che possano
provocare uno sforzo di quella misura, insegna la competizione,
la rivalità, la faida tra gruppi, bande, comitati, che solo
sodalizi di carattere economico possono ipocritamente saldare
gli inutili contrasti interfamiliari. Il giglio è la
rappresentazione del pene eretto, un fallo di 25 metri che
alimenta inconsciamente i sentimenti di virilità di chi "culla"
la struttura, e di possessione del membro da parte delle matrone
che ne seguono i mariti. Tanto più la divinità è facente, tanto
meno l'uomo può tentare di risolvere i problemi in terra; tanto
più la divinità è sciente, tanto più l'uomo è ignorante e si
sente fiero di non conoscere; tanto più la divinità è potente,
tanto più l'uomo che sta sotto il lungo pene si sente in
difetto.
Se l'anteprima ne ha
già in nuce le intenzioni, la "Biennale Bruniana" risulterà
probabilmente un modo strategico di sfruttare impunemente la
figura del grande Giordano Bruno, facendolo un marchio per il
turismo e i prodotti di Nola, che magicamente diventa una «terra
di terziario avanzato», dacché il "CIS", il "Vulcano
Buono" e l'"Interporto Campano" sono gli sponsor
principali della manifestazione. Nelle intenzioni di Michele
Mezza, si dovrebbero dedicare tutti e gli otto gigli a Giordano
Bruno, così da aumentare la speculazione sulla sua figura:
questo "elogio dell'incertezza" - mi sa - si riferisce alla
totale ignoranza che Mezza ha del pensiero bruniano, visti gli
scempi che ne fa.
XIV
Premio Cimitile:
Un’altra occasione persa!
di Guido del Giudice
Sono anni ormai che
vado predicando l’opportunità di inserire, nell’ambito del Premio
Cimitile, prestigiosa manifestazione di primo livello nel
panorama letterario nazionale, una sezione dedicata a Giordano
Bruno. Come in tutti i concorsi letterari, sappiamo bene che la
scelta e l’assegnazione dei premi risponde a rigide norme
spartitorie tra le principali case editrici, ma è mai possibile che
in una manifestazione che si svolge nell’agro Nolano e che ogni anno
ricorda la figura del filosofo, inserendo nel suo programma un
simposio a lui dedicato, non sia previsto un riconoscimento per gli
autori di libri che lo riguardano? Se è previsto un premio per la
migliore opera edita di arte paleocristiana, senza offesa per
l’importanza e il numero relativamente esiguo di cultori della
materia, a maggior ragione dovrebbe esistere una sezione per i libri
“bruniani”. Sarebbe, a mio parere, un ulteriore fiore all’occhiello
per la manifestazione e l’occasione buona per celebrare, sul
principale palcoscenico culturale dell’area Nolana, il suo celebre
figlio.
Invece, niente da fare! Si continua anche qui la miope spartizione
tra politici e accademici di second’ordine. Anche quest’anno ci si
dovrà sorbire le acrobazie verbali dei soliti noti, alle prese
questa volta con un opinabile confronto Bruno-Vico.
Nessuna apertura alle forze giovani, nessuna apertura
all’originalità, alla preparazione specifica. Questa, signori, è la
cultura che vi propinano oggi. Tenetevela cara! Io più che
denunciare la situazione, mettendomi contro tutto e contro tutti,
non posso fare. Ciò che dà
fastidio è quella sorta di superficiale relativismo, con cui ci
propongono, senza alcuna preparazione, sostenendoli sempre con gli
stessi argomenti triti e ritriti, i temi più banali e improbabili,
presumendo che nessuno ci capisca nulla, come loro. Questo perché i
programmi vengono stilati da perfetti
ignoranti, gente che della filosofia di Bruno non sa un bel niente
(e lo dico a ragion veduta per aver avuto la possibilità di
interrogarli in merito) e dirige fondazioni, comitati, parchi e chi
più ne ha più ne metta! Ma la cosa che fa ancora più male è che
studiosi anche abbastanza preparati e onesti intellettualmente, si
facciano strumentalizzare da costoro in nome di uno sterile
presenzialismo. Si bada soltanto a tener lontani i veri conoscitori della
materia, i quali potrebbero dare dei contributi validi e un impulso
efficace alla discussione, per non vedere oscurata la loro effimera
voglia di protagonismo.