L’Espresso e La7: ancora e sempre Ciliberto!



Sono comparsi recentemente due contributi filmati dedicati a Giordano Bruno: il capitolo del caffè filosofico dell’Espresso e la puntata del programma “Impero” dedicata da Valerio Massimo Manfredi su La7 ai processi a Bruno e Galilei. Indovinate a chi è affidato il commento scientifico? Ma a Michele Ciliberto, che domande! E’dal 2000, anno in cui è diventato presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni Bruniane, che ha assunto il ruolo di depositario del verbo Bruniano. Ce lo ritroviamo davanti ogni volta che si parla del Nolano, in qualunque settore: tv, radio, convegni, pubblicazioni di ogni tipo, premi letterari. Tutto quello che riguarda il filosofo deve passare per le sue mani; le principali case editrici nazionali, le pagine culturali dei quotidiani, le facoltà universitarie sono sotto il suo controllo.
Sarebbe ingeneroso non riconoscere che si tratta di un grande esperto di Bruno: lo ha studiato, lo conosce a fondo, ha centrato nei suoi libri alcuni dei punti nodali della sua filosofia, formulando teorie innovative insieme ad altre criticabili, ma questo esasperato presenzialismo sta finendo per logorarne l’immagine di studioso serio e preparato. Ogni volta ci aspettiamo da queste sue apparizioni qualcosa di originale e invece, mentre l’intervento nel programma di Manfredi si limita a poche insignificanti battute, nei sedici capitoli in cui è diviso il DVD, dobbiamo riascoltare per l’ennesima volta le solite tesi, alcune interessanti, altre più discutibili, tutte comunque già note.
Una trattazione parziale condita qua e là dalle solite inesattezze storiche, come quando attribuisce ai compagni di cella a Venezia e non a Mocenigo l’episodio dell’uccisione del ragnetto. Del resto abbiamo potuto constatare spesso come la precisione dei particolari biografici non sia certo il punto di forza di Ciliberto. Anche la sua recente biografia pullula di imprecisioni: tanto per fare un esempio, continua ad identificare in Gilbert Voet anziché Heinrich Boethius il pastore che scomunicò Bruno ad Helmstedt. Del resto egli basa tutta la sua autorità Bruniana sulla conoscenza testuale, retaggio dei lunghi anni di studio giovanili spesi nella realizzazione del Lessico di Giordano Bruno. Per quanto riguarda i particolari biografici, si è sempre affidato ad un gineceo di studentesse che gli hanno curato le pubblicazioni e che egli ha ricompensato portandole alla docenza in importanti atenei nazionali. Non ha tutti torti il suo acerrimo nemico Nuccio Ordine quando, oltre a contestargli la pressoché nulla fama all’estero, afferma che nelle sue opere non c’è il benché minimo lavoro di ricerca, anche se il giudizio proviene da un modesto docente che non può certo vantare meriti equivalenti a quelli del suo ex-maestro, e le cui referenze per quanto riguarda gli studi bruniani, si limitano ad un unico libro, ormai superato, sul concetto di asinità.
E’ mai possibile che fin quando sarà in vita Michele Ciliberto, saremo condannati ad ascoltare su Bruno sempre le stesse cose? Quest’ora e venti di esposizione della filosofia del Nolano può risultare di una certa utilità solo a chi ne abbia una conoscenza iniziale e, soprattutto, non abbia già letto o ascoltato queste lezioni propinateci in tutte le salse. Saranno anche teorie di un certo valore ma ormai le conosciamo a memoria, bisogna anche lasciare il passo a delle intuizioni nuove! Invece continua ad affossare chiunque abbia cose interessanti da dire su Bruno. Perché questa paura delle novità? Apparirebbe chiaro a tutti come queste siano frutto anche dei suoi insegnamenti. Avrebbe la possibilità di essere ricordato come un caposcuola anziché come un capoclan accademico, sempre rintanato in quella buia biblioteca di Palazzo Strozzi! Un così profondo conoscitore di Giordano Bruno, dovrebbe farsi anche un esame di coscienza e domandarsi se il filosofo si sarebbe mai comportato come fa lui. La più beffarda offesa che si possa fare a Bruno oggi è proprio permettere che a rappresentarlo sia il prototipo del pedante, che il Nolano ha criticato e combattuto per tutta la vita. Il nemico numero uno dell’intolleranza e dei pregiudizi accademici che gli impedirono di salire in cattedra a Oxford, a Parigi e in quasi tutte le università d’Europa, è finito nelle mani di un personaggio che fa proprio questo: impedisce a studiosi preparati di insegnare negli atenei, impedisce la pubblicazione dei libri, impedisce la diffusione delle idee, impedisce la realizzazione di opere senza la sua approvazione. E poi vuole venirci a spiegare come la pensava Bruno!
Siamo di fronte, purtroppo, ad uno degli esempi più eclatanti della odierna degenerazione della cultura in Italia. Ciliberto continua a spadroneggiare da decenni sull’istituto studi del rinascimento. Qualunque partito sia al governo riesce sempre a conservare il sedere ben attaccato alla poltrona. Antiberlusconiano di ferro, pubblica i suoi libri con Mondadori e va in Fininvest. Intanto riceve dalle mani del suo vecchio compagno di partito, Napolitano, la nomina a Linceo. Grande estimatore di Machiavelli, ha portato avanti con cinismo la scalata alla Normale di Pisa. Non gli resta da fare altro che scalzare l’attuale direttore Salvatore Settis e poi almeno per un po’, dovrebbe acquietarsi. Diventare Dio non dovrebbe far parte delle sue ambizioni, salvo voltafaccia dell’ultima ora anche in questo campo!
Ma la cosa più avvilente è che il resto del mondo accademico è succube di questa situazione. L’unico che si è opposto, ma solo per essere stato escluso dalla spartizione dei fondi del Centenario, è stato lo scissionista Nuccio Ordine, il quale ha messo in atto una vera e propria lotta per il controllo del territorio, con il sostegno delle Belles Lettres in Francia e dell’Istituto studi filosofici in patria. Dopo essersi lamentato per anni di quelle che lui definiva operazioni mafiose, nel momento in cui ho portato all’attenzione dell’opinione pubblica con documenti e prove di fatto, il malaffare che girava intorno a Bruno, si è ritirato dietro le quinte, perché l’omertà che vige nell’ambiente accademico è superiore perfino a quella mafiosa. Nella malavita ogni tanto c’è qualche pentito, nel mondo accademico mai! Anche quando litigano continuano a mantenere nei confronti degli esterni al loro mondo un’omertà totale. Oscuri professorucoli di secondo piano, pur essendo continuamente tartassati e umiliati, subiscono in silenzio ogni sorta di soprusi per paura di ritorsioni. In effetti si possono capire i timori per la loro attività professionale. Ho visto personalmente giovani studiosi elemosinare quasi in ginocchio una cattedra senza mai ottenerla, per aver osato pubblicare, con l’aiuto dei clericali, un libro di successo su Bruno. E’ questa la situazione che disgusta. Se uno riesce a schiantare autorità del mondo accademico come Aquilecchia e Badaloni, figuriamoci cosa potrebbe fare ad un misero docente universitario di secondo livello! La cosa che sorprende è che queste mezze calzette sono quelle che si rivelano più astiose nei miei confronti, anziché ringraziarmi perché sto facendo quello che loro non hanno il coraggio di fare. Sono convinto che dentro di loro, quando leggono le verità che io denuncio, godono intensamente, anche se poi in pubblico devono fingere di esecrare questo impudente parvenu per compiacere il loro padrino.
Chiunque non faccia parte dell’ambiente accademico viene guardato con occhio sospettoso ed invidioso, quando invece la non appartenenza a questo mondo dovrebbe essere la garanzia di non accampare nessuna pretesa a cattedre o finanziamenti.
L’opera distruttiva di Ciliberto è facilitata, se ce ne fosse bisogno, dalla sciagurata gestione del patrimonio bruniano, sia culturale che finanziario, da parte delle istituzioni nolane e napoletane, che non fanno niente per opporsi a questa situazione. Si rintanano in un provincialismo rassegnato, accontentandosi di organizzare qualche patetico convegno, sempre con le stesse facce, per dividersi famelicamente quei pochi fondi che riescono a rastrellare in giro. Questi personaggi fanno il gioco di Ciliberto che in Campania ormai non mette più piede da tempo, pur essendo napoletano, perché si tratta di una realtà ormai irrecuperabile. Ho sempre creduto nelle potenzialità di Nola, l’ho frequentata e ho cercato di stimolarla con i miei articoli, ma quando leggo notizie come quella delle recenti dimissioni del presidente della Fondazione perché “non c’è più un euro”, non posso dargli torto se quando gli si parla di Nola e soprattutto di coloro che a Nola vengono considerati i paladini di Giordano Bruno, commenta il tutto con un sorriso di scherno per “la volontà di potenza di quei pidocchi impazziti”.
 


  19/04/2010

LA DIRETTRICE: «FONDI BLOCCATI, SITUAZIONE ASSURDA: SCRIVERO' AL MINISTRO BONDI»
Biblioteca universitaria: libri nel container. E il cortile delle statue in gabbia da 7 anni
Napoli, migliaia di testi tra le lamiere a rischio umidità per i black out e il loggiato monumentale è un cantiere.

NAPOLI - Gli uomini illustri scolpiti nel marmo, Giordano Bruno, Tommaso d'Aquino, De Sanctis, si guardano e si piangono quel cortile delle statue diventato da anni il cortile del container. Siamo nel monumentale loggiato della Federico II che ospita la Biblioteca universitaria di Napoli. Qui, dove il mostro metallico ha invaso la scena. Al suo interno in lamiera ci sono migliaia di libri «sfollati», sottratti dagli antichi scaffali a causa dei lavori dell'ala est. Un set da terremoto che stride decisamente con la Settimana della Cultura, cominciata venerdì scorso in città. Lavori eterni. Neanche gli addetti
della biblioteca ricordano più da quanti anni: sei, forse sette. Una condizione che con eufemismo la direttrice Ornella Falangola definisce «disagevole» e dalla quale scaturisce un triplice, pessimo, effetto, di carattere pratico ed estetico. Primo, la difficoltà per gli studenti di accedere a migliaia di testi dovuta ai tempi più ristretti di apertura del container; secondo: lo sfregio perenne al cortile delle statue, dove fino ai primi anni 2000 si organizzavano anche serate musicali.
 

GIORDANO BRUNO E VICO «IMPRIGIONATI» - Le sculture e i busti del quadrilatero restano impacchettate da tubi innocenti e velate da teloni. Sembrano in camera iperbarica. Lo sguardo severo dei maestri è interpretabile, a questo punto, come una smorfia incavolata. Infine, c’è il problema dell’esposizione dei volumi ai capricci della rete elettrica, compromessa dai lavori. I black out avvengono spesso perché l’elettricità corre su una sola delle due linee esistenti. Spegnendosi l’impianto di condizionamento del container l’umidità ritorna la prima nemica dei volumi (anche se i più antichi sono depositati nei caveau). Senza contare i problemi per la sicurezza (vanno ko anche gli allarmi) e
l’umidità che soffrono gli stessi studenti.
«D'inverno - ricorda la direttrice - per evitare che la rete salti, teniamo spente le stufette degli uffici per riscaldare le aule dei ragazzi». Scene da Libro cuore. E non se ne vede la fine. La biblioteca è un cantiere. Anche la sala funzionante è divisa da un separè, e dietro sono ammucchiati scatoloni contenenti microfilm, cd rom e vecchi floppy disc. I finanziamenti del Ministero dei beni culturali, da cui dipende la biblioteca, nel corso degli anni sono stati erogati a singhiozzo; il fondo stanziato era, all’epoca, di 7miliardi di lire. Adesso il rubinetto è chiuso a causa di iter amministrativi tortuosi. Dopo aver sollecitato più volte la Direzione generale beni librari e diritto d’autore, la direttrice Falangola scriverà al ministro Sandro Bondi. Un estremo tentativo per sbloccare la situazione. E per liberare i volumi dalle lamiere e i filosofi dalle prigioni di ferro e di tulle.
Alessandro Chetta
 


 

Fondazione "Parco Letterario Giordano Bruno":
Cronaca di un fallimento annunciato!
 

  18/11/2009

«Non ci sono più soldi». Michele Mezza, presidente della Fondazione «Parco letterario Giordano Bruno» annuncia le dimissioni. Dopo nemmeno un anno di mandato. La Biennale, la rete delle scuole e perfino la web-tv. Tutto nel segno di Giordano Bruno. E di Nola, la città che gli ha fatto da culla. La fondazione «Parco letterario Giordano Bruno», nata dalla fusione di due esperienze fallimentari come il parco letterario e la fondazione istituita dal Comune, aveva annunciato in pompa magna il proprio manifesto regalando perfino culturali assaggi durante le celebrazioni bruniane dello scorso anno. Poi ieri il j’accuse di Michele Mezza, il giornalista che dallo scorso anno la Regione Campania di concerto con il Comune, ha posto a capo dell’organismo: «Non ho gli strumenti per lavorare, mi dimetto». Un fulmine a ciel sereno. Un annuncio a sorpresa durante la cerimonia di consegna del Premio Felix - città di Nola, ricevuto dal giornalista di origini nolane, anche per gli sforzi compiuti nell'ultimo anno. «A pochi mesi dalle celebrazioni del 2010 - ha spiegato Michele Mezza - non sarei più in grado di garantire quanto avevamo previsto. Non c’è un contesto minimo. Manca una strategia di marketing territoriale che consideri la cultura volano di sviluppo». Una denuncia diretta a tutti: Regione, Provincia e Comune. «Non ho più un euro» ha detto Mezza davanti alla folta platea che affollava l’aula consiliare: «Il 10 dicembre ci sarà un’assemblea degli studenti con il vescovo. Presenteremo un libro che avrebbe dovuto far parte di una intera collana. Rimarrà l’ultimo». L’amaro in bocca. L’entusiasmo frenato da ragioni da cassa o, per dirla con Mezza «dalla effettiva mancanza di volontà. Mi spiace solamente per i giovani». Carmen Fusco

IL NOLANO.IT  17/11/2009
Anno II Numero 321

Michele MezzaNOLA - Il ‘premio Felix città di Nola’, promosso dalla associazione socio-culturale “Gli innamorati della Festa”, spegne la sua settima candelina. Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dell’evento, diventato un classico in cartellone nei giorni di festeggiamento per il santo patrono della città, che vuole riconoscere e valorizzare quanti abbiano, con il loro talento e le proprie qualità, dato lustro alla città di Nola ed al suo territorio. La serata, moderata dal giornalista Antonio D’Ascoli e dal consigliere comunale Franco Nappi, ha visto la presenza del presidente della provincia Cesaro, del sindaco Biancardi e delle più alte cariche della città. La simbolica campana di bronzo con su le effigi di San Paolino, San Felice e Giordano Bruno, quest’anno è stata consegnata, come dichiarato dall’assessore alla cultura Maria Grazia De Lucia “ a due professionisti che operano in ambiti diversi ma che sono accomunati dall’espressività, e dal loro riuscire ad imporsi nei propri campi di riferimento”: il portiere del Livorno Alfonso De Lucia, ed il giornalista Michele Mezza, presidente della Fondazione Giordano Bruno. Ma quest’ultimo, protagonista di un fuori programma durante il suo discorso di presentazione, ha dichiarato la propria volontà di dimettersi dal ruolo che occupa all’interno della Fondazione “a causa dello stato di fermo dei lavori, e delle troppe promesse non mantenute. Ai ‘dobbiamo fare’, ai ‘facciamo’, e ai ‘faremo’, c’è un limite insormontabile: il calendario”. I lavori della biennale tutta dedicata al filosofo nolano, sarebbero infatti troppo indietro ormai per permetterne la riuscita e il giornalista non se la sentirebbe di gestire una piattaforma “in declino”. Immediata la replica del sindaco Biancardi, che ha sottolineato come “la figura di Michele Mezza sia importantissima a capo della Fondazione, ma che qualora non dovesse esserci più la volontà da parte sua di guidarne i lavori, ci sarebbero altri pronti a prendere il suo posto”.  Gianluca Amato
 

I have a dream!
di Guido del Giudice

Una Fondazione “nata dalla fusione di due esperienze fallimentari” non poteva che essere un fallimento! Poco mi consola constatare: “Che vi aspettavate? Ve l'avevo detto.” Quel che sconforta è che questi affaristi si sono mangiati tutti i contributi, senza creare nulla di duraturo per Nola e per il suo geniale figlio: non un museo, non una mostra permanente. Per appagare la megalomania e la brama di passerella di politici, giornalisti e accademici sono stati sperperati fondi in roboanti spettacoli, planetari utilizzati un paio di volte e poi lasciati marcire e, dulcis in fundo, in quella che con toni enfatici e parole altisonanti era stata presentata come “Biennale Bruniana” e che rischia, a quanto pare, di durare solo qualche mese. Sul valore scientifico di questa iniziativa, ci siamo già ampiamente espressi. Del resto, altro  non ci si poteva aspettare nel momento in cui ci si è affidati ai soliti loschi personaggi del malaffare accademico. Se la fondazione doveva servire a realizzare operazioni del genere o una collana di libri su Bruno da presentare al Vescovo, allora molto meglio che sia fallita! Dopo aver dilapidato tutto in queste iniziative di nessun valore, il “presidente” annuncia che non ha più nemmeno un euro per poter tributare un minimo omaggio al Nolano in occasione delle celebrazioni del 2010! Il prossimo 17 febbraio non si potrà acquistare nemmeno quella striminzita coroncina di alloro che ogni anno in pompa magna il solito sparuto gruppo di appassionati ha deposto ai piedi del monumento in piazza Giordano Bruno!
Quando poi si dichiara dispiaciuto per i giovani è addirittura commovente! Ma cosa avete fatto per i giovani? L'unica iniziativa valida, il Certame Bruniano, era stata portata avanti con sacrificio e soluzioni forzatamente minimaliste, per mancanza di aiuti economici, da Angelo Amato e avete affossato anche quella!
Possibile che non si possa fare qualcosa di meglio? Basterebbe che, invece di pensare subito a come spartirvi i soldi dei finanziamenti con eventi estemporanei, se ne destinasse almeno una parte alla creazione di una struttura stabile, che possa attrarre le migliaia di appassionati del Nolano sparse in tutto il mondo, che mi chiedono continuamente notizie sulla patria del grande filosofo. Con la mole di materiale di ogni tipo, editoriale, teatrale, cinematografico, che è stata prodotta nell'ultimo decennio si potrebbe realizzare, ad esempio, una mostra come quella organizzata a Roma nella Biblioteca Casanatense nel 2000 o quella di quest'anno a Milano, che accolga stabilmente testi originali, microfilm, e tutto quanto riguarda il Nolano. Con i mezzi della moderna tecnologia si potrebbe arricchire il tutto con film in 3D, contenuti multimediali e altro ancora, come ormai viene fatto in tutto il mondo per argomenti e reperti certamente meno interessanti. Nola, con la sua ricca e prestigiosa storia, potrebbe certamente offrire una location adatta allo scopo. Penso al castello di Cicala, che potrebbe diventare l'ideale polo di attrazione per un turismo culturale che arricchirebbe l'intera comunità.
So cosa volete dirmi: finché in questo paese la politica continuerà a spadroneggiare con arroganza sulla cultura tutto ciò rimarrà solamente un sogno. Ma che anche sognare ci sia impedito da una banda di cialtroni ignoranti, che sperperano senza vergogna anche quelle piccole risorse economiche e intellettuali con le quali si potrebbe cominciare a realizzare qualcosa di valido, non possiamo più tollerarlo!
 


 

Biennale bruniana:
 Cambiano i musicanti, ma la musica è sempre la stessa!
di Guido del Giudice


Ricordo quando l'esimio prof. Nuccio Ordine mi telefonava in continuazione per rimproverarmi perché, a suo dire, non davo abbastanza risalto su questo sito alle sue iniziative o, peggio ancora, coprivo le responsabilità del prof. Michele Ciliberto. Quando poi, nel rispetto della verità, ho lanciato una campagna contro il mondo accademico, rivelando i finanziamenti miliardari che proprio il suo nemico gestiva, non lo si è più sentito! Sparito, volatilizzato: eppure sarebbe stata l’occasione per metter fuori tutto quel che sapeva, le magagne più volte denunciate, gli atteggiamenti mafiosi e peggio ancora, dei quali si era lamentato spesso con me. Invece, ecco che l’omertà del mondo accademico diventa più forte di qualsiasi rivalità!

Per capirne il motivo basta guardare il programma della neonata "Biennale Bruniana".
In una sola pagina leggiamo:

-Coordina Nuccio Ordine -direttore scientifico Biennale Bruniana

-Coordina Nuccio Ordine (Direttore scientifico “Fondazione P.L. Giordano Bruno”)

-Con il patrocinio scientifico del Centro Internazionale di Studi Bruniani dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (di cui chi è il "Segretario generale"? Nuccio Ordine!).

Il fatto di non essere stato neppure informato dell'iniziativa (e meno che mai invitato) è ancora dovuto alla mia fede cilibertiana? Non credo proprio.

E allora? Come mai si parla di "Infiniti mondi e ordinaria virtualità" e non si invita il pioniere e il riferimento indiscusso di Bruno su Internet, come vengo ironicamente apostrofato dagli stessi tromboni accademici?

Come mai si affronta un tema come "La filosofia di  Bruno incanta l’Oriente" e non si pensa a colui che, secondo indegnamente solo al grande Lorenzo Giusso, ha portato all’attenzione l’argomento con un libro, “La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente”, pubblicato già nel 2005? Forse perché la presentazione del libro era di Michele Ciliberto?

Per non parlare della presentazione del Codice Norov, di cui, per prima, la piccola, grande Olga Podlazova mi fornì le foto, scattandole di nascosto per pubblicarle sul sito, già cinque anni fa. Sarebbe stata l'occasione ideale per dedicare almeno un pensiero ad una persona eccezionale, per cui Bruno era diventato tanto importante da desiderare di raggiungerlo nell'universo!

Ma ormai si ascoltano solo quelli della propria fazione.  Ordine concede "il patrocinio" a chi decide lui: opere teatrali, commemorazioni bruniane di associazioni anticlericali, edizioni delle opere, e chi più ne ha più ne metta! L’intento è controllare il controllabile più o meno come si lamentava che facesse Ciliberto, strappargli delle zone di influenza per assoggettarle al suo controllo. Rientra in questa campagna di "acquisizioni" perfino il Certame Bruniano di Aniello Montano e Angelo Amato.

Con il mio sito sono stato uno tra i primi a sostenere e propagandare l'iniziativa tra i giovani, mi sono battuto per essa e ho avuto il piacere e l'onore di premiare con miei libri alcuni dei suoi promettenti vincitori. Quest'anno non sono stato neppure invitato! Che pena! Che meschinità!  ( a proposito, prof. Ordine, le segnalo una grave dimenticanza: sulla locandina dell'evento è ancora presente l'indirizzo del mio sito internet! Lo faccia cancellare subito.).

Come si può chiamare presuntuosamente "Biennale bruniana" una rassegna in cui mancano quasi tutti i principali interpreti di Bruno? A parte la mia trascurabile assenza, si lasciano da parte autorevoli esperti, come lo stesso Ciliberto, Canone, Gatti o anche studiosi locali come Simonetti, Manganelli, Sabbatino, per affidare presidenze di fondazioni, di parchi, di associazioni a gente che di Bruno non sa un bel nulla! Pensate che esageri? Vi sfido allora ad una pubblica disputa, dove e quando volete! Vi do tutto il tempo che vi occorre per studiare e prepararvi, tanto Bruno non lo si capisce leggendone qualche paginetta qua e là! Bisogna penetrarne il carattere, l’umore! Abbiamo a Nola, a Napoli, in Campania, grandi conoscitori e interpreti del Nolano. Senza offesa per gli illustri studiosi che hanno partecipato a questa biennale, non abbiamo bisogno che ci vengano a dire chi è Giordano Bruno dalla Calabria, dal Veneto o da Milano o addirittura dalla Spagna, dal Giappone o dalla Russia. Lo sappiamo benissimo chi è Giordano Bruno. Non c’è bisogno di salire sui pulpiti universitari o di scrivere complicati e astrusi saggi o tenere celate ancora le sue opere, per tradurle col contagocce per scopi di lucro, magari in lingua straniera piuttosto che in italiano! E’ ora di finirla con questa contrapposizione tra due sedicenti scuole di pensiero bruniano, quella di Ciliberto e di Ordine tanto per non fare nomi, che pretendono di porre il veto o l’imprimatur su tutto ciò che riguarda il Nolano, favoriti dall’acquiescenza e dalla sottomissione di coloro che dovrebbero essere i garanti della tradizione bruniana  ma spesso non sanno neanche parlare italiano: sono lì solo per il fatto di far parte della nomenclatura accademica o, peggio ancora, di quella politica!  Così avalliamo interpretazioni di studiosi e artisti stranieri che, per quanto validi, il pensiero di Bruno non sanno neanche dove  sta di casa! Lasciamo che il suo pensiero sia strumentalizzato per fini politici, anticlericali all’eccesso, assistendo ad atti di intolleranza superiori a quelli che egli dovette sopportare in vita. Continuiamo in quella stessa tradizione di sudditanza per cui le sue conquiste di pensiero furono poi sfruttate da Galilei o da tutta una serie di pensatori successivi che neppure lo nominarono.

Ciò che state facendo non può non far dispiacere e preoccupare tutti coloro che nutrono una vera passione per Bruno. Quella passione dalla quale dite di essere ispirati mentre invece l'unico vostro intento è quello di sostituire una “mafia” (come voi stessi la  definite) con un'altra.

Sono fiero di  Francesco Afro de Falco che ritengo un degno interprete del Nolano. Egli fa parte di quella schiera di giovani per i quali mi sono sempre battuto attraverso il mio sito e che ho cercato modestamente di indirizzare e di stimolare ad appropriarsi dell'eredità di pensiero di Giordano Bruno, cosa che  Francesco ha fatto brillantemente insieme a Lello Serao, a Renato Carpentieri e a tutta la Libera Scena Ensemble, nel suo cortometraggio "Eroico Furore" e nella piece teatrale che lo ha preceduto e che ne ha costituito il laboratorio. Insieme porteremo questo progetto nelle scuole ed è la cosa che più mi interessa perché sarà il vettore ideale per comunicare ai giovani il vero messaggio bruniano. A proposito, Nuccio, ti avverto che il lavoro è stato realizzato anche con una mia modesta consulenza . Adesso o lo escludi dalla “Biennale o fai cancellare il mio nome dai ringraziamenti dei titoli di coda e lo sostituisci con il tuo patrocinio!


Vere scoperte e falsi scoop! di Guido del Giudice (Leggi....)

 



 

Giordano Bruno e l'Incertezza dell'Elogio

note su Nola e la Biennale Bruniana

di Roberto Amabile da ilmeridiano.net/

 

            NOLA - Si è svolta tra il 15 e il 19 aprile l'anteprima della "Biennale Bruniana", un crogiolo di eventi che ha coinvolto e continuerà a coinvolgere filosofi, filologi, studenti e uomini di cultura italiani e non, ammaliati da un ascendente del tutto singolare: il più grande intellettuale che queste terre abbiano mai potuto dare alla luce.

            Filippo Bruno, poi Giordano, suo nome domenicano, fu un pensatore d'eccezione nel panorama non solo nazionale, ma mondiale, talché gli esperti stranieri hanno imparato l'italiano per leggerne in lingua le opere. L'etichetta di "pensatore", però, non gli si addice, tale la sua portata: fu filosofo, teologo, maestro di mnemonica, prosatore e poeta, filologo, commediografo, astronomo; ma nemmeno in questo modo - sia detto - si avrebbe una ben chiara idea di quale innovazione sia portavoce Bruno. Risulta impresa ardua, e onde evitare una banalizzazione del suo pensiero, non ne si darà una definizione globale (perfino definirlo "neoplatonico" ne minimizza la complessità). Poco male, come direbbe Bruno: «A chi è concesso il meritare, sii [NdR: "sia"] negato l'avere; a chi è concesso l'avere, sii negato il meritare». Ovvero, secondo un'interpretazione del tutto particolare, un intellettuale a cui calza bene un'etichetta probabilmente non ne merita, sarà un intellettuale di poco conto. Chi però tra uno slalom lessicale e l'altro non si sentirà mai "definito", probabilmente sarà un vero pensatore a cui è scherno, offesa, ingiuria appioppare tre o quattro parole. Questa considerazione dovrebbe far riflettere su quanto siano futili le classificazioni di "uomini magni". E Bruno si configura come uno di questi, uomo dal multiforme ingegno qual era.

            Uno degli aspetti più importanti della produzione bruniana, che merita indubbiamente l'attenzione ai giorni nostri (attenzione che non ha affatto avuto durante l'"anteprima di Biennale") è proprio il motivo per cui Bruno è stato arso a Roma nel 1600. Il Nolano si fece portavoce di una radicale riforma morale contro l'ignoranza e l'inettitudine dei tempi, all'insegna dell'esercizio critico della propria razionalità - senza dogmatismi di sorta - e di un approccio pragmatico alla realtà supportato dall'attiva concretizzazione dei risultati raggiunti. In tal senso Bruno può definirsi teorico della pratica e pratico della teoria, un vero e proprio rivoluzionario del modo di pensare e di fare.

            La rivoluzione bruniana, troppo spregiudicata per i tempi, fu vista come un vero e proprio atto di terrorismo contro il potere costituito, sia quello cosiddetto "spirituale", di vescovi e cardinali, che quello "temporale", di prìncipi e regnanti. Infatti Bruno non fu messo al rogo perché si sospettarono eterodossie dal dogma, bensì perché il Nolano «non ritrattò i termini della [sua] filosofia», che sarebbe significato essenzialmente rinnegarla.

            Questa filosofia tuttora appare perniciosa per la comunità, una filosofia che sembra comportare solo - nei migliori dei casi - pedanterie e - nei peggiori - intolleranze, da parte di chi ne segue le linee guida, e ci si appella al ritorno ai veri valori, i valori della tradizione e del passato, fortuitamente incontaminati dal divenire del tempo... Chi mal sopportava le innovazioni - in particolare quelle "minacciose" del Nolano (che sono innovazioni per due volte) - ha fatto acuta opera di travisamento, ha interpretato in un'ottica distorta le tesi bruniane e ha convinto le masse della bontà di questa interpretazione; così da un lato si evita che tesi progressiste e dilaniatrici del passato prendano piede nella comunità, e dall'altro si propaganda in che modo il potere costituito abbia ancora una volta salvato la stessa comunità da una sciagura che non avrebbe minimamente desiderato: talché è diventato di moda scagliarsi contro il "relativismo imperante", poiché ha distrutto le certezze dell'uomo e l'ha fatto precipitare in un baratro senza fondo di infinite verità - tutte esatte e al contempo contraddittorie -, e apostrofare simili considerazioni con frasi del tipo: «si stava meglio quando si stava peggio», cioè quando la verità era "cattolica", come la stessa radice del termine ci suggerisce: dal greco: καθολικός, ovvero universale. Un punto di vista universale prevede: la totale omologazione di pensiero e azione, che non permette libertà se non nell'eterodossia; l'indiscutibilità assoluta del canone, che per quanto possa essere "perfetto" rivela nella sua pretesa di perfezione una pecca, dunque un elemento discutibile, poiché anche gli uomini ispirati da pantheon interi di divinità, in quanto uomini, possono cadere in errore, e laddove il raziocinio supportato dallo studio suggerisce di infrangere i canoni, ci si dovrebbe rifugiare solo nell'eresia; il totalitarismo, ovvero violenza fisica e psicologica, ostracismo, esilio.

            Bisogna abbandonare l'idea di un unico punto di vista, di una verità assoluta, di un credo indiscutibile. Il canone a cui l'uomo dovrebbe fare appello è un canone falsificabile, un sistema di valori che ha il coraggio di rinnovarsi continuamente e mai fossilizzarsi su tesi obsolete, una moralità che faccia costantemente tesoro delle sue tesi avverse.

Ancor di più, però, devo dirvi: è stata un'immensa delusione per chi è nolano di nascita assistere non ad una grave omissione, ma allo scempio dettato dalle logiche di mercato della figura bruniana. Salvo particolari conferenze e interventi interessanti come quelli di Massimo Capaccioli (Università "Federico II" di Napoli) o di Stefano Levi Della Torre (Comunità ebraica di Milano) [NdR: invitato di sabato, cioè quando chi professa l'ebraismo è noto che non può partecipare a convegni; ma, per fortuna, Levi Della Torre non crede in quei precetti], l'entusiasmo degli studiosi stranieri che hanno partecipato alla manifestazione, le rappresentazioni teatrali a tema e i concerti d'orchestra, non vi sono stati notevoli arricchimenti. Ciò che più stordisce è stato l'intervento di Michele Mezza (Presidente della "Fondazione Giordano Bruno") al L.S.S. "Enrico Medi" di Cicciano, che si fa bene a sospettarlo ripetuto in altre scuole: con rocamboleschi cambi di rotta e tematica si è passati da Giordano Bruno come immensa fonte di cultura a cui chiunque può attingere, all'importanza del turismo e in particolar modo del «settore terziario avanzato» di cui Nola si può far fregio, come il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano". È difficile comprendere perché si sia finiti a parlare di centri commerciali e città degli affari... ma riprenderemo il punto in seguito. Gli interventi del seminario sono stati tutti autoconclusi, che non avrebbero potuto permettere un dibattito vivo, vero, con opinioni su argomenti "scottanti" del pensiero e della vicenda bruniani.

            Un barlume di interesse, su tutti, avrebbe meritato (non ha avuto) il discorso di Francesco Vitelli (professore del L.S.S.), uno dei pochi nell'intera "anteprima bruniana" a focalizzarsi sulla questione morale in Bruno, e avanzando anche un parallerismo arguto tra Bruno e Antonio Gramsci, il quale propose una riforma culturale rivoluzionaria [NdR: Gramsci formulò il concetto di egemonia culturale, attraverso la quale le classi dominanti forzano la classe subalterna ad adottare i propri valori, con l'obiettivo di rinsaldare la comunità intorno a un "senso comune" unico, assoluto, indiscutibile imposto da terzi]. Gli altri relatori, dai volti sbigottiti e contrariati, hanno cominciato i propri interventi sul solco del professore, ma da abili oratori hanno sùbito cambiato argomento, si è parlato dell'importanza della televisione dai pochi difetti e dagli innumerevoli pregi, uno strumento che Bruno aveva ipotizzato, secondo i codici di Norov a Mosca. Avremmo voluto veramente una disquisizione filosofica.

            Michele Mezza, non contento di come sia andato il seminario, ha chiesto ripetutamente opinioni e pareri che la conferenza appena conclusasi avrebbe potuto suscitare nei ragazzi astanti, ma visto che nessuno ha avuto l'iniziativa di dire la propria, ha cominciato a chiedersi quale valenza Giordano Bruno avesse sul web, a chiederci quali sono i risultati dei motori di ricerca al valore "Giordano+Bruno". E poiché questa domanda - meno che gli interventi precedenti - non ha suscitato interesse, ha interpellato personalmente uno studente dal quale era sicuro ricevere una valente risposta. Lo studente, contrariato dalla forzata richiesta, come i precedenti buoni oratori hanno dato prova di saper fare, ha cambiato immediatamente argomento, esprimendo le sue considerazioni su quanto ha fatto esperienza durante questa "anteprima di Biennale", chiedendo perché si è dedicata una struttura fallica in legno alta 25 metri (un giglio) a Giordano Bruno, cosa di cui il filosofo sarebbe parecchio contrariato se ne venisse a conoscenza... Secondo Michele Mezza il giglio è più di una componente folcloristica per Nola, «il giglio è il simbolo di Nola», stesso simbolo di francesi, spagnoli, eccetera; l'alzata del giglio, ancora, è un momento fondamentale per far sodalizzare la comunità intorno a valori comuni, quali la fatica, la devozione, la famiglia, l'altruismo.

            Forse il giglio di una volta, Michele Mezza. Forse il giglio di una volta. Questa festa, pagana un tempo, è stata trasformata in religiosa tramite il fenomeno di sincretismo religioso, sostituendo i simboli profani a quelli cristiani, dimodoché le chiese locali prendessero piede, consensi, potere nelle località contadine e retrograde che facevano ancora affidamento ai culti degli dèi. Il giglio è sottomissione totale alla divinità a danno del fedele, del suo corpo e della sua mente, lavoro sprecato e che avrebbe potuto fruttare vantaggi effettivi alla comunità, la cieca ignoranza che non si rende conto dei danni che possano provocare uno sforzo di quella misura, insegna la competizione, la rivalità, la faida tra gruppi, bande, comitati, che solo sodalizi di carattere economico possono ipocritamente saldare gli inutili contrasti interfamiliari. Il giglio è la rappresentazione del pene eretto, un fallo di 25 metri che alimenta inconsciamente i sentimenti di virilità di chi "culla" la struttura, e di possessione del membro da parte delle matrone che ne seguono i mariti. Tanto più la divinità è facente, tanto meno l'uomo può tentare di risolvere i problemi in terra; tanto più la divinità è sciente, tanto più l'uomo è ignorante e si sente fiero di non conoscere; tanto più la divinità è potente, tanto più l'uomo che sta sotto il lungo pene si sente in difetto.

            Se l'anteprima ne ha già in nuce le intenzioni, la "Biennale Bruniana" risulterà probabilmente un modo strategico di sfruttare impunemente la figura del grande Giordano Bruno, facendolo un marchio per il turismo e i prodotti di Nola, che magicamente diventa una «terra di terziario avanzato», dacché il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano" sono gli sponsor principali della manifestazione. Nelle intenzioni di Michele Mezza, si dovrebbero dedicare tutti e gli otto gigli a Giordano Bruno, così da aumentare la speculazione sulla sua figura: questo "elogio dell'incertezza" - mi sa - si riferisce alla totale ignoranza che Mezza ha del pensiero bruniano, visti gli scempi che ne fa.

 


XIV Premio Cimitile:
Un’altra occasione persa!
 
di Guido del Giudice

Sono anni ormai che vado predicando l’opportunità di inserire, nell’ambito del Premio Cimitile, prestigiosa manifestazione di primo livello nel panorama letterario nazionale, una sezione dedicata a Giordano Bruno. Come in tutti i concorsi letterari, sappiamo bene che la scelta e l’assegnazione dei premi risponde a rigide norme spartitorie tra le principali case editrici, ma è mai possibile che in una manifestazione che si svolge nell’agro Nolano e che ogni anno ricorda la figura del filosofo, inserendo nel suo programma un simposio a lui dedicato, non sia previsto un riconoscimento per gli autori di libri che lo riguardano? Se è previsto un premio per la migliore opera edita di arte paleocristiana, senza offesa per l’importanza e il numero relativamente esiguo di cultori della materia, a maggior ragione dovrebbe esistere una sezione per i libri “bruniani”. Sarebbe, a mio parere, un ulteriore fiore all’occhiello per la manifestazione e l’occasione buona per celebrare, sul principale palcoscenico culturale dell’area Nolana, il suo celebre figlio.
Invece, niente da fare! Si continua anche qui la miope spartizione tra politici e accademici di second’ordine. Anche quest’anno ci si dovrà sorbire le acrobazie verbali dei soliti noti, alle prese questa volta con un opinabile confronto Bruno-Vico.  Nessuna apertura alle forze giovani, nessuna apertura all’originalità, alla preparazione specifica. Questa, signori, è la cultura che vi propinano oggi. Tenetevela cara! Io più che denunciare la situazione, mettendomi contro tutto e contro tutti, non posso fare. Ciò che dà fastidio è quella sorta di superficiale relativismo, con cui ci propongono, senza alcuna preparazione, sostenendoli sempre con gli stessi argomenti triti e ritriti, i temi più banali e improbabili, presumendo che nessuno ci capisca nulla, come loro. Questo perché i programmi vengono stilati da perfetti ignoranti, gente che della filosofia di Bruno non sa un bel niente (e lo dico a ragion veduta per aver avuto la possibilità di interrogarli in merito) e dirige fondazioni, comitati, parchi e chi più ne ha più ne metta! Ma la cosa che fa ancora più male è che studiosi anche abbastanza preparati e onesti intellettualmente, si facciano strumentalizzare da costoro in nome di uno sterile presenzialismo. Si bada soltanto a tener lontani i veri conoscitori della materia, i quali potrebbero dare dei contributi validi e un impulso efficace alla discussione, per non vedere oscurata la loro effimera voglia di protagonismo.