XV Premio Cimitile: A costo di risultare noioso........!


Nell’ ambito della rassegna del Premio Cimitile, è stato proiettato domenica il cortometraggio “Eroico furore" del giovane e promettente regista Francesco Afro de Falco. Finalmente Cimitile ospita qualcosa di veramente Bruniano! Per fortuna, dobbiamo dire, perché anche quest’anno sono in programma i soliti monologhi delle solite onnipresenti cariatidi accademiche, che con Bruno hanno ben poco a che spartire. Le uniche cose che sono capaci di fare sono i loro squallidi e meschini ricatti. Pensate che un oscuro docente dell’ università di Salerno, tale Maurizio Cambi, invitato in quel di Montella per la cerimonia del 17 febbraio, ha accettato di partecipare, a condizione che non fosse invitato l’odiato Guido del Giudice, il quale avrebbe osato commettere un reato di lesa maestà, criticando il suo protettore e superiore gerarchico ope legis, Aniello Montano!  Forse temeva di incontrarmi per evitare figuracce! Non ho certo tempo da perdere con questi che Michele Ciliberto, con innegabile acume, definisce "pidocchi impazziti", ma, anziché fuggire vigliaccamente il confronto, abbiano il coraggio di affrontarmi! Sono pronto a qualunque pubblica disputa, come Bruno era abituato a fare.  Altrimenti non posso che commentare il loro atteggiamento, parafrasando il Nolano: “Tremate più voi nel pronunciare questi vostri anatemi nei miei confronti, che io nell’ascoltarli!”.
Eppure nutrivo stima per Aniello Montano. Pur lontano anni luce dalle sue vedute, ne apprezzavo l'ostentata indipendenza di pensiero. Non riesco a capire come possa essersi fatto coinvolgere in queste logiche mafiose. Nonostante tutto, sono stato io ad incitare Francesco e a proporlo ad Angelo Amato per una proiezione, effettuata nell’ambito degli incontri organizzati dalla libreria Guida a Nola. Evidentemente il corto deve essere piaciuto, se Angelo lo ha subito proposto a Cimitile.  Visto il contorno, non sarebbe stato neanche il caso che Francesco partecipasse, ma per lo meno gli spettatori hanno avuto la possibilità di assistere a qualcosa che ha veramente a che fare con Bruno e che sono veramente orgoglioso di aver contribuito ad ispirare e valorizzare, a differenza delle vuote elucubrazioni in programma nei simposi di Cimitile.  Su Bruno è lecito ormai dire tutto e il contrario di tutto: si parla a vanvera senza conoscere fatti, luoghi e situazioni dell’ avventurosa vita del Nolano. Confrontate ad esempio le astruse relazioni dei pedanti con il brillante saggio su Bruno e Joyce che mi ha inviato Federico Sabatini e che pubblico con estremo piacere sul sito. È significativo che Federico, che ha avuto come relatore per la sua tesi di dottorato Nuccio Ordine, si dica onorato di pubblicare il suo brillante lavoro sul mio sito ritenendola “collocazione privilegiata e più che ottimale”. Caro Federico, siamo noi bruniani ad essere privilegiati dal tuo scritto e ci auguriamo vivamente di leggerne altri in futuro. C’è solo da sperare che la proiezione di "Eroico furore" sia il primo passo verso una presa di coscienza della necessità, che ho più volte manifestato(andatevi a leggere il mio editoriale dell'anno scorso) e che rilancio ancora una volta con forza quest’anno, di creare una sezione dedicata a Giordano Bruno. C’ è un premio per l’ opera prima di un giovane scrittore e non si pensa ad un premio per avvicinare i giovani a Bruno. Stanno facendo scomparire il Certame bruniano. Perché non inserire questa presenza giovanile nell’ ambito del premio Cimitile? È assurdo che ci sia un premio per la migliore opera edita sull’arte paleocristiana in Italia e non ce ne sia uno per la migliore opera su Bruno. Nell’ area nolana si parla di diffondere la conoscenza del filosofo con le varie fondazioni, associazioni ecc., e poi si organizza un premio  di livello nazionale e non si inserisce una sezione che lo riguardi, ma ci si limita regolarmente ogni anno alla solita conferenza con Aniello Montano e Aldo Masullo? Quella non manca mai! Aniello Montano ha avuto il coraggio di leggere la bellezza di 20 pagine che hanno messo a dura prova la resistenza anche dei suoi aficionados, colti a russare o, per discrezione, usciti a dormire fuori. La noia e il sonno sono stati spazzati via dalla visione del corto, che è piaciuto a tutti, ma naturalmente l’intervento del giovane regista, ha dovuto essere abbreviato per via dell'ora che si era fatta tarda, ascoltando ore di chiacchiere inutili e miriadi di ringraziamenti all'avvocato, al notaio, al presidente...
Spero che questo giovane, che sostengo con convinzione, abbia fatto da apripista per disinfestare Nola da questi parassiti, che bloccano da anni la diffusione e la vera conoscenza di Bruno. Con le loro noiose e pedantesche disquisizioni ottengono anzi l’effetto opposto, di allontanare dal filosofo coloro che, ascoltando queste relazioni di grammatici , ne riportano l’idea che Bruno sia oscuro e complicato, perché sono loro a farlo apparire più oscuro e complicato di quanto in effetti sia. Ci vuole qualcosa che lo semplifichi, lo renda accessibile ai più e soprattutto ai giovani, come appunto il corto di Francesco, come i miei libri volti a far conoscere a tutti anche i testi finora più inaccessibili del Nolano o come l’encomiabile lavoro che sta portando avanti Gianmario Ricchezza di tradurre in linguaggio moderno le opere italiane. Sono queste le iniziative che vanno promosse!



 

Fondazione "Parco Letterario Giordano Bruno":
Cronaca di un fallimento annunciato!
 

  18/11/2009

«Non ci sono più soldi». Michele Mezza, presidente della Fondazione «Parco letterario Giordano Bruno» annuncia le dimissioni. Dopo nemmeno un anno di mandato. La Biennale, la rete delle scuole e perfino la web-tv. Tutto nel segno di Giordano Bruno. E di Nola, la città che gli ha fatto da culla. La fondazione «Parco letterario Giordano Bruno», nata dalla fusione di due esperienze fallimentari come il parco letterario e la fondazione istituita dal Comune, aveva annunciato in pompa magna il proprio manifesto regalando perfino culturali assaggi durante le celebrazioni bruniane dello scorso anno. Poi ieri il j’accuse di Michele Mezza, il giornalista che dallo scorso anno la Regione Campania di concerto con il Comune, ha posto a capo dell’organismo: «Non ho gli strumenti per lavorare, mi dimetto». Un fulmine a ciel sereno. Un annuncio a sorpresa durante la cerimonia di consegna del Premio Felix - città di Nola, ricevuto dal giornalista di origini nolane, anche per gli sforzi compiuti nell'ultimo anno. «A pochi mesi dalle celebrazioni del 2010 - ha spiegato Michele Mezza - non sarei più in grado di garantire quanto avevamo previsto. Non c’è un contesto minimo. Manca una strategia di marketing territoriale che consideri la cultura volano di sviluppo». Una denuncia diretta a tutti: Regione, Provincia e Comune. «Non ho più un euro» ha detto Mezza davanti alla folta platea che affollava l’aula consiliare: «Il 10 dicembre ci sarà un’assemblea degli studenti con il vescovo. Presenteremo un libro che avrebbe dovuto far parte di una intera collana. Rimarrà l’ultimo». L’amaro in bocca. L’entusiasmo frenato da ragioni da cassa o, per dirla con Mezza «dalla effettiva mancanza di volontà. Mi spiace solamente per i giovani». Carmen Fusco

IL NOLANO.IT  17/11/2009
Anno II Numero 321

Michele MezzaNOLA - Il ‘premio Felix città di Nola’, promosso dalla associazione socio-culturale “Gli innamorati della Festa”, spegne la sua settima candelina. Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dell’evento, diventato un classico in cartellone nei giorni di festeggiamento per il santo patrono della città, che vuole riconoscere e valorizzare quanti abbiano, con il loro talento e le proprie qualità, dato lustro alla città di Nola ed al suo territorio. La serata, moderata dal giornalista Antonio D’Ascoli e dal consigliere comunale Franco Nappi, ha visto la presenza del presidente della provincia Cesaro, del sindaco Biancardi e delle più alte cariche della città. La simbolica campana di bronzo con su le effigi di San Paolino, San Felice e Giordano Bruno, quest’anno è stata consegnata, come dichiarato dall’assessore alla cultura Maria Grazia De Lucia “ a due professionisti che operano in ambiti diversi ma che sono accomunati dall’espressività, e dal loro riuscire ad imporsi nei propri campi di riferimento”: il portiere del Livorno Alfonso De Lucia, ed il giornalista Michele Mezza, presidente della Fondazione Giordano Bruno. Ma quest’ultimo, protagonista di un fuori programma durante il suo discorso di presentazione, ha dichiarato la propria volontà di dimettersi dal ruolo che occupa all’interno della Fondazione “a causa dello stato di fermo dei lavori, e delle troppe promesse non mantenute. Ai ‘dobbiamo fare’, ai ‘facciamo’, e ai ‘faremo’, c’è un limite insormontabile: il calendario”. I lavori della biennale tutta dedicata al filosofo nolano, sarebbero infatti troppo indietro ormai per permetterne la riuscita e il giornalista non se la sentirebbe di gestire una piattaforma “in declino”. Immediata la replica del sindaco Biancardi, che ha sottolineato come “la figura di Michele Mezza sia importantissima a capo della Fondazione, ma che qualora non dovesse esserci più la volontà da parte sua di guidarne i lavori, ci sarebbero altri pronti a prendere il suo posto”.  Gianluca Amato
 

I have a dream!
di Guido del Giudice

Una Fondazione “nata dalla fusione di due esperienze fallimentari” non poteva che essere un fallimento! Poco mi consola constatare: “Che vi aspettavate? Ve l'avevo detto.” Quel che sconforta è che questi affaristi si sono mangiati tutti i contributi, senza creare nulla di duraturo per Nola e per il suo geniale figlio: non un museo, non una mostra permanente. Per appagare la megalomania e la brama di passerella di politici, giornalisti e accademici sono stati sperperati fondi in roboanti spettacoli, planetari utilizzati un paio di volte e poi lasciati marcire e, dulcis in fundo, in quella che con toni enfatici e parole altisonanti era stata presentata come “Biennale Bruniana” e che rischia, a quanto pare, di durare solo qualche mese. Sul valore scientifico di questa iniziativa, ci siamo già ampiamente espressi. Del resto, altro  non ci si poteva aspettare nel momento in cui ci si è affidati ai soliti loschi personaggi del malaffare accademico. Se la fondazione doveva servire a realizzare operazioni del genere o una collana di libri su Bruno da presentare al Vescovo, allora molto meglio che sia fallita! Dopo aver dilapidato tutto in queste iniziative di nessun valore, il “presidente” annuncia che non ha più nemmeno un euro per poter tributare un minimo omaggio al Nolano in occasione delle celebrazioni del 2010! Il prossimo 17 febbraio non si potrà acquistare nemmeno quella striminzita coroncina di alloro che ogni anno in pompa magna il solito sparuto gruppo di appassionati ha deposto ai piedi del monumento in piazza Giordano Bruno!
Quando poi si dichiara dispiaciuto per i giovani è addirittura commovente! Ma cosa avete fatto per i giovani? L'unica iniziativa valida, il Certame Bruniano, era stata portata avanti con sacrificio e soluzioni forzatamente minimaliste, per mancanza di aiuti economici, da Angelo Amato e avete affossato anche quella!
Possibile che non si possa fare qualcosa di meglio? Basterebbe che, invece di pensare subito a come spartirvi i soldi dei finanziamenti con eventi estemporanei, se ne destinasse almeno una parte alla creazione di una struttura stabile, che possa attrarre le migliaia di appassionati del Nolano sparse in tutto il mondo, che mi chiedono continuamente notizie sulla patria del grande filosofo. Con la mole di materiale di ogni tipo, editoriale, teatrale, cinematografico, che è stata prodotta nell'ultimo decennio si potrebbe realizzare, ad esempio, una mostra come quella organizzata a Roma nella Biblioteca Casanatense nel 2000 o quella di quest'anno a Milano, che accolga stabilmente testi originali, microfilm, e tutto quanto riguarda il Nolano. Con i mezzi della moderna tecnologia si potrebbe arricchire il tutto con film in 3D, contenuti multimediali e altro ancora, come ormai viene fatto in tutto il mondo per argomenti e reperti certamente meno interessanti. Nola, con la sua ricca e prestigiosa storia, potrebbe certamente offrire una location adatta allo scopo. Penso al castello di Cicala, che potrebbe diventare l'ideale polo di attrazione per un turismo culturale che arricchirebbe l'intera comunità.
So cosa volete dirmi: finché in questo paese la politica continuerà a spadroneggiare con arroganza sulla cultura tutto ciò rimarrà solamente un sogno. Ma che anche sognare ci sia impedito da una banda di cialtroni ignoranti, che sperperano senza vergogna anche quelle piccole risorse economiche e intellettuali con le quali si potrebbe cominciare a realizzare qualcosa di valido, non possiamo più tollerarlo!
 


 

Biennale bruniana:
 Cambiano i musicanti, ma la musica è sempre la stessa!
di Guido del Giudice


Ricordo quando l'esimio prof. Nuccio Ordine mi telefonava in continuazione per rimproverarmi perché, a suo dire, non davo abbastanza risalto su questo sito alle sue iniziative o, peggio ancora, coprivo le responsabilità del prof. Michele Ciliberto. Quando poi, nel rispetto della verità, ho lanciato una campagna contro il mondo accademico, rivelando i finanziamenti miliardari che proprio il suo nemico gestiva, non lo si è più sentito! Sparito, volatilizzato: eppure sarebbe stata l’occasione per metter fuori tutto quel che sapeva, le magagne più volte denunciate, gli atteggiamenti mafiosi e peggio ancora, dei quali si era lamentato spesso con me. Invece, ecco che l’omertà del mondo accademico diventa più forte di qualsiasi rivalità!

Per capirne il motivo basta guardare il programma della neonata "Biennale Bruniana".
In una sola pagina leggiamo:

-Coordina Nuccio Ordine -direttore scientifico Biennale Bruniana

-Coordina Nuccio Ordine (Direttore scientifico “Fondazione P.L. Giordano Bruno”)

-Con il patrocinio scientifico del Centro Internazionale di Studi Bruniani dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (di cui chi è il "Segretario generale"? Nuccio Ordine!).

Il fatto di non essere stato neppure informato dell'iniziativa (e meno che mai invitato) è ancora dovuto alla mia fede cilibertiana? Non credo proprio.

E allora? Come mai si parla di "Infiniti mondi e ordinaria virtualità" e non si invita il pioniere e il riferimento indiscusso di Bruno su Internet, come vengo ironicamente apostrofato dagli stessi tromboni accademici?

Come mai si affronta un tema come "La filosofia di  Bruno incanta l’Oriente" e non si pensa a colui che, secondo indegnamente solo al grande Lorenzo Giusso, ha portato all’attenzione l’argomento con un libro, “La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente”, pubblicato già nel 2005? Forse perché la presentazione del libro era di Michele Ciliberto?

Per non parlare della presentazione del Codice Norov, di cui, per prima, la piccola, grande Olga Podlazova mi fornì le foto, scattandole di nascosto per pubblicarle sul sito, già cinque anni fa. Sarebbe stata l'occasione ideale per dedicare almeno un pensiero ad una persona eccezionale, per cui Bruno era diventato tanto importante da desiderare di raggiungerlo nell'universo!

Ma ormai si ascoltano solo quelli della propria fazione.  Ordine concede "il patrocinio" a chi decide lui: opere teatrali, commemorazioni bruniane di associazioni anticlericali, edizioni delle opere, e chi più ne ha più ne metta! L’intento è controllare il controllabile più o meno come si lamentava che facesse Ciliberto, strappargli delle zone di influenza per assoggettarle al suo controllo. Rientra in questa campagna di "acquisizioni" perfino il Certame Bruniano di Aniello Montano e Angelo Amato.

Con il mio sito sono stato uno tra i primi a sostenere e propagandare l'iniziativa tra i giovani, mi sono battuto per essa e ho avuto il piacere e l'onore di premiare con miei libri alcuni dei suoi promettenti vincitori. Quest'anno non sono stato neppure invitato! Che pena! Che meschinità!  ( a proposito, prof. Ordine, le segnalo una grave dimenticanza: sulla locandina dell'evento è ancora presente l'indirizzo del mio sito internet! Lo faccia cancellare subito.).

Come si può chiamare presuntuosamente "Biennale bruniana" una rassegna in cui mancano quasi tutti i principali interpreti di Bruno? A parte la mia trascurabile assenza, si lasciano da parte autorevoli esperti, come lo stesso Ciliberto, Canone, Gatti o anche studiosi locali come Simonetti, Manganelli, Sabbatino, per affidare presidenze di fondazioni, di parchi, di associazioni a gente che di Bruno non sa un bel nulla! Pensate che esageri? Vi sfido allora ad una pubblica disputa, dove e quando volete! Vi do tutto il tempo che vi occorre per studiare e prepararvi, tanto Bruno non lo si capisce leggendone qualche paginetta qua e là! Bisogna penetrarne il carattere, l’umore! Abbiamo a Nola, a Napoli, in Campania, grandi conoscitori e interpreti del Nolano. Senza offesa per gli illustri studiosi che hanno partecipato a questa biennale, non abbiamo bisogno che ci vengano a dire chi è Giordano Bruno dalla Calabria, dal Veneto o da Milano o addirittura dalla Spagna, dal Giappone o dalla Russia. Lo sappiamo benissimo chi è Giordano Bruno. Non c’è bisogno di salire sui pulpiti universitari o di scrivere complicati e astrusi saggi o tenere celate ancora le sue opere, per tradurle col contagocce per scopi di lucro, magari in lingua straniera piuttosto che in italiano! E’ ora di finirla con questa contrapposizione tra due sedicenti scuole di pensiero bruniano, quella di Ciliberto e di Ordine tanto per non fare nomi, che pretendono di porre il veto o l’imprimatur su tutto ciò che riguarda il Nolano, favoriti dall’acquiescenza e dalla sottomissione di coloro che dovrebbero essere i garanti della tradizione bruniana  ma spesso non sanno neanche parlare italiano: sono lì solo per il fatto di far parte della nomenclatura accademica o, peggio ancora, di quella politica!  Così avalliamo interpretazioni di studiosi e artisti stranieri che, per quanto validi, il pensiero di Bruno non sanno neanche dove  sta di casa! Lasciamo che il suo pensiero sia strumentalizzato per fini politici, anticlericali all’eccesso, assistendo ad atti di intolleranza superiori a quelli che egli dovette sopportare in vita. Continuiamo in quella stessa tradizione di sudditanza per cui le sue conquiste di pensiero furono poi sfruttate da Galilei o da tutta una serie di pensatori successivi che neppure lo nominarono.

Ciò che state facendo non può non far dispiacere e preoccupare tutti coloro che nutrono una vera passione per Bruno. Quella passione dalla quale dite di essere ispirati mentre invece l'unico vostro intento è quello di sostituire una “mafia” (come voi stessi la  definite) con un'altra.

Sono fiero di  Francesco Afro de Falco che ritengo un degno interprete del Nolano. Egli fa parte di quella schiera di giovani per i quali mi sono sempre battuto attraverso il mio sito e che ho cercato modestamente di indirizzare e di stimolare ad appropriarsi dell'eredità di pensiero di Giordano Bruno, cosa che  Francesco ha fatto brillantemente insieme a Lello Serao, a Renato Carpentieri e a tutta la Libera Scena Ensemble, nel suo cortometraggio "Eroico Furore" e nella piece teatrale che lo ha preceduto e che ne ha costituito il laboratorio. Insieme porteremo questo progetto nelle scuole ed è la cosa che più mi interessa perché sarà il vettore ideale per comunicare ai giovani il vero messaggio bruniano. A proposito, Nuccio, ti avverto che il lavoro è stato realizzato anche con una mia modesta consulenza . Adesso o lo escludi dalla “Biennale o fai cancellare il mio nome dai ringraziamenti dei titoli di coda e lo sostituisci con il tuo patrocinio!


Vere scoperte e falsi scoop! di Guido del Giudice (Leggi....)

 



 

Giordano Bruno e l'Incertezza dell'Elogio

note su Nola e la Biennale Bruniana

di Roberto Amabile da ilmeridiano.net/

 

            NOLA - Si è svolta tra il 15 e il 19 aprile l'anteprima della "Biennale Bruniana", un crogiolo di eventi che ha coinvolto e continuerà a coinvolgere filosofi, filologi, studenti e uomini di cultura italiani e non, ammaliati da un ascendente del tutto singolare: il più grande intellettuale che queste terre abbiano mai potuto dare alla luce.

            Filippo Bruno, poi Giordano, suo nome domenicano, fu un pensatore d'eccezione nel panorama non solo nazionale, ma mondiale, talché gli esperti stranieri hanno imparato l'italiano per leggerne in lingua le opere. L'etichetta di "pensatore", però, non gli si addice, tale la sua portata: fu filosofo, teologo, maestro di mnemonica, prosatore e poeta, filologo, commediografo, astronomo; ma nemmeno in questo modo - sia detto - si avrebbe una ben chiara idea di quale innovazione sia portavoce Bruno. Risulta impresa ardua, e onde evitare una banalizzazione del suo pensiero, non ne si darà una definizione globale (perfino definirlo "neoplatonico" ne minimizza la complessità). Poco male, come direbbe Bruno: «A chi è concesso il meritare, sii [NdR: "sia"] negato l'avere; a chi è concesso l'avere, sii negato il meritare». Ovvero, secondo un'interpretazione del tutto particolare, un intellettuale a cui calza bene un'etichetta probabilmente non ne merita, sarà un intellettuale di poco conto. Chi però tra uno slalom lessicale e l'altro non si sentirà mai "definito", probabilmente sarà un vero pensatore a cui è scherno, offesa, ingiuria appioppare tre o quattro parole. Questa considerazione dovrebbe far riflettere su quanto siano futili le classificazioni di "uomini magni". E Bruno si configura come uno di questi, uomo dal multiforme ingegno qual era.

            Uno degli aspetti più importanti della produzione bruniana, che merita indubbiamente l'attenzione ai giorni nostri (attenzione che non ha affatto avuto durante l'"anteprima di Biennale") è proprio il motivo per cui Bruno è stato arso a Roma nel 1600. Il Nolano si fece portavoce di una radicale riforma morale contro l'ignoranza e l'inettitudine dei tempi, all'insegna dell'esercizio critico della propria razionalità - senza dogmatismi di sorta - e di un approccio pragmatico alla realtà supportato dall'attiva concretizzazione dei risultati raggiunti. In tal senso Bruno può definirsi teorico della pratica e pratico della teoria, un vero e proprio rivoluzionario del modo di pensare e di fare.

            La rivoluzione bruniana, troppo spregiudicata per i tempi, fu vista come un vero e proprio atto di terrorismo contro il potere costituito, sia quello cosiddetto "spirituale", di vescovi e cardinali, che quello "temporale", di prìncipi e regnanti. Infatti Bruno non fu messo al rogo perché si sospettarono eterodossie dal dogma, bensì perché il Nolano «non ritrattò i termini della [sua] filosofia», che sarebbe significato essenzialmente rinnegarla.

            Questa filosofia tuttora appare perniciosa per la comunità, una filosofia che sembra comportare solo - nei migliori dei casi - pedanterie e - nei peggiori - intolleranze, da parte di chi ne segue le linee guida, e ci si appella al ritorno ai veri valori, i valori della tradizione e del passato, fortuitamente incontaminati dal divenire del tempo... Chi mal sopportava le innovazioni - in particolare quelle "minacciose" del Nolano (che sono innovazioni per due volte) - ha fatto acuta opera di travisamento, ha interpretato in un'ottica distorta le tesi bruniane e ha convinto le masse della bontà di questa interpretazione; così da un lato si evita che tesi progressiste e dilaniatrici del passato prendano piede nella comunità, e dall'altro si propaganda in che modo il potere costituito abbia ancora una volta salvato la stessa comunità da una sciagura che non avrebbe minimamente desiderato: talché è diventato di moda scagliarsi contro il "relativismo imperante", poiché ha distrutto le certezze dell'uomo e l'ha fatto precipitare in un baratro senza fondo di infinite verità - tutte esatte e al contempo contraddittorie -, e apostrofare simili considerazioni con frasi del tipo: «si stava meglio quando si stava peggio», cioè quando la verità era "cattolica", come la stessa radice del termine ci suggerisce: dal greco: καθολικός, ovvero universale. Un punto di vista universale prevede: la totale omologazione di pensiero e azione, che non permette libertà se non nell'eterodossia; l'indiscutibilità assoluta del canone, che per quanto possa essere "perfetto" rivela nella sua pretesa di perfezione una pecca, dunque un elemento discutibile, poiché anche gli uomini ispirati da pantheon interi di divinità, in quanto uomini, possono cadere in errore, e laddove il raziocinio supportato dallo studio suggerisce di infrangere i canoni, ci si dovrebbe rifugiare solo nell'eresia; il totalitarismo, ovvero violenza fisica e psicologica, ostracismo, esilio.

            Bisogna abbandonare l'idea di un unico punto di vista, di una verità assoluta, di un credo indiscutibile. Il canone a cui l'uomo dovrebbe fare appello è un canone falsificabile, un sistema di valori che ha il coraggio di rinnovarsi continuamente e mai fossilizzarsi su tesi obsolete, una moralità che faccia costantemente tesoro delle sue tesi avverse.

Ancor di più, però, devo dirvi: è stata un'immensa delusione per chi è nolano di nascita assistere non ad una grave omissione, ma allo scempio dettato dalle logiche di mercato della figura bruniana. Salvo particolari conferenze e interventi interessanti come quelli di Massimo Capaccioli (Università "Federico II" di Napoli) o di Stefano Levi Della Torre (Comunità ebraica di Milano) [NdR: invitato di sabato, cioè quando chi professa l'ebraismo è noto che non può partecipare a convegni; ma, per fortuna, Levi Della Torre non crede in quei precetti], l'entusiasmo degli studiosi stranieri che hanno partecipato alla manifestazione, le rappresentazioni teatrali a tema e i concerti d'orchestra, non vi sono stati notevoli arricchimenti. Ciò che più stordisce è stato l'intervento di Michele Mezza (Presidente della "Fondazione Giordano Bruno") al L.S.S. "Enrico Medi" di Cicciano, che si fa bene a sospettarlo ripetuto in altre scuole: con rocamboleschi cambi di rotta e tematica si è passati da Giordano Bruno come immensa fonte di cultura a cui chiunque può attingere, all'importanza del turismo e in particolar modo del «settore terziario avanzato» di cui Nola si può far fregio, come il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano". È difficile comprendere perché si sia finiti a parlare di centri commerciali e città degli affari... ma riprenderemo il punto in seguito. Gli interventi del seminario sono stati tutti autoconclusi, che non avrebbero potuto permettere un dibattito vivo, vero, con opinioni su argomenti "scottanti" del pensiero e della vicenda bruniani.

            Un barlume di interesse, su tutti, avrebbe meritato (non ha avuto) il discorso di Francesco Vitelli (professore del L.S.S.), uno dei pochi nell'intera "anteprima bruniana" a focalizzarsi sulla questione morale in Bruno, e avanzando anche un parallerismo arguto tra Bruno e Antonio Gramsci, il quale propose una riforma culturale rivoluzionaria [NdR: Gramsci formulò il concetto di egemonia culturale, attraverso la quale le classi dominanti forzano la classe subalterna ad adottare i propri valori, con l'obiettivo di rinsaldare la comunità intorno a un "senso comune" unico, assoluto, indiscutibile imposto da terzi]. Gli altri relatori, dai volti sbigottiti e contrariati, hanno cominciato i propri interventi sul solco del professore, ma da abili oratori hanno sùbito cambiato argomento, si è parlato dell'importanza della televisione dai pochi difetti e dagli innumerevoli pregi, uno strumento che Bruno aveva ipotizzato, secondo i codici di Norov a Mosca. Avremmo voluto veramente una disquisizione filosofica.

            Michele Mezza, non contento di come sia andato il seminario, ha chiesto ripetutamente opinioni e pareri che la conferenza appena conclusasi avrebbe potuto suscitare nei ragazzi astanti, ma visto che nessuno ha avuto l'iniziativa di dire la propria, ha cominciato a chiedersi quale valenza Giordano Bruno avesse sul web, a chiederci quali sono i risultati dei motori di ricerca al valore "Giordano+Bruno". E poiché questa domanda - meno che gli interventi precedenti - non ha suscitato interesse, ha interpellato personalmente uno studente dal quale era sicuro ricevere una valente risposta. Lo studente, contrariato dalla forzata richiesta, come i precedenti buoni oratori hanno dato prova di saper fare, ha cambiato immediatamente argomento, esprimendo le sue considerazioni su quanto ha fatto esperienza durante questa "anteprima di Biennale", chiedendo perché si è dedicata una struttura fallica in legno alta 25 metri (un giglio) a Giordano Bruno, cosa di cui il filosofo sarebbe parecchio contrariato se ne venisse a conoscenza... Secondo Michele Mezza il giglio è più di una componente folcloristica per Nola, «il giglio è il simbolo di Nola», stesso simbolo di francesi, spagnoli, eccetera; l'alzata del giglio, ancora, è un momento fondamentale per far sodalizzare la comunità intorno a valori comuni, quali la fatica, la devozione, la famiglia, l'altruismo.

            Forse il giglio di una volta, Michele Mezza. Forse il giglio di una volta. Questa festa, pagana un tempo, è stata trasformata in religiosa tramite il fenomeno di sincretismo religioso, sostituendo i simboli profani a quelli cristiani, dimodoché le chiese locali prendessero piede, consensi, potere nelle località contadine e retrograde che facevano ancora affidamento ai culti degli dèi. Il giglio è sottomissione totale alla divinità a danno del fedele, del suo corpo e della sua mente, lavoro sprecato e che avrebbe potuto fruttare vantaggi effettivi alla comunità, la cieca ignoranza che non si rende conto dei danni che possano provocare uno sforzo di quella misura, insegna la competizione, la rivalità, la faida tra gruppi, bande, comitati, che solo sodalizi di carattere economico possono ipocritamente saldare gli inutili contrasti interfamiliari. Il giglio è la rappresentazione del pene eretto, un fallo di 25 metri che alimenta inconsciamente i sentimenti di virilità di chi "culla" la struttura, e di possessione del membro da parte delle matrone che ne seguono i mariti. Tanto più la divinità è facente, tanto meno l'uomo può tentare di risolvere i problemi in terra; tanto più la divinità è sciente, tanto più l'uomo è ignorante e si sente fiero di non conoscere; tanto più la divinità è potente, tanto più l'uomo che sta sotto il lungo pene si sente in difetto.

            Se l'anteprima ne ha già in nuce le intenzioni, la "Biennale Bruniana" risulterà probabilmente un modo strategico di sfruttare impunemente la figura del grande Giordano Bruno, facendolo un marchio per il turismo e i prodotti di Nola, che magicamente diventa una «terra di terziario avanzato», dacché il "CIS", il "Vulcano Buono" e l'"Interporto Campano" sono gli sponsor principali della manifestazione. Nelle intenzioni di Michele Mezza, si dovrebbero dedicare tutti e gli otto gigli a Giordano Bruno, così da aumentare la speculazione sulla sua figura: questo "elogio dell'incertezza" - mi sa - si riferisce alla totale ignoranza che Mezza ha del pensiero bruniano, visti gli scempi che ne fa.

 


XIV Premio Cimitile:
Un’altra occasione persa!
 
di Guido del Giudice

Sono anni ormai che vado predicando l’opportunità di inserire, nell’ambito del Premio Cimitile, prestigiosa manifestazione di primo livello nel panorama letterario nazionale, una sezione dedicata a Giordano Bruno. Come in tutti i concorsi letterari, sappiamo bene che la scelta e l’assegnazione dei premi risponde a rigide norme spartitorie tra le principali case editrici, ma è mai possibile che in una manifestazione che si svolge nell’agro Nolano e che ogni anno ricorda la figura del filosofo, inserendo nel suo programma un simposio a lui dedicato, non sia previsto un riconoscimento per gli autori di libri che lo riguardano? Se è previsto un premio per la migliore opera edita di arte paleocristiana, senza offesa per l’importanza e il numero relativamente esiguo di cultori della materia, a maggior ragione dovrebbe esistere una sezione per i libri “bruniani”. Sarebbe, a mio parere, un ulteriore fiore all’occhiello per la manifestazione e l’occasione buona per celebrare, sul principale palcoscenico culturale dell’area Nolana, il suo celebre figlio.
Invece, niente da fare! Si continua anche qui la miope spartizione tra politici e accademici di second’ordine. Anche quest’anno ci si dovrà sorbire le acrobazie verbali dei soliti noti, alle prese questa volta con un opinabile confronto Bruno-Vico.  Nessuna apertura alle forze giovani, nessuna apertura all’originalità, alla preparazione specifica. Questa, signori, è la cultura che vi propinano oggi. Tenetevela cara! Io più che denunciare la situazione, mettendomi contro tutto e contro tutti, non posso fare. Ciò che dà fastidio è quella sorta di superficiale relativismo, con cui ci propongono, senza alcuna preparazione, sostenendoli sempre con gli stessi argomenti triti e ritriti, i temi più banali e improbabili, presumendo che nessuno ci capisca nulla, come loro. Questo perché i programmi vengono stilati da perfetti ignoranti, gente che della filosofia di Bruno non sa un bel niente (e lo dico a ragion veduta per aver avuto la possibilità di interrogarli in merito) e dirige fondazioni, comitati, parchi e chi più ne ha più ne metta! Ma la cosa che fa ancora più male è che studiosi anche abbastanza preparati e onesti intellettualmente, si facciano strumentalizzare da costoro in nome di uno sterile presenzialismo. Si bada soltanto a tener lontani i veri conoscitori della materia, i quali potrebbero dare dei contributi validi e un impulso efficace alla discussione, per non vedere oscurata la loro effimera voglia di protagonismo.