"Così come il nostro, il suo, Giordano Bruno
ha voluto salire sul rogo, insofferente ormai dell’ottusità del
mondo, con il quale era costretto a confrontarsi, così Olga Ivanovna
Podlazova ha voluto lasciare questo mondo, nel quale il suo spirito
era costretto.
Nell'inevitabile mistero, che circonda l’altra
vita, il suo spirito si è ora liberato. Il filo si è rotto e
l'aquilone è libero di librarsi nello spazio.
Olga lascia, a noi sopravvissuti, il ricordo della
sua passione per la ricerca della verità, della sua aperta
disponibilità al dialogo, della sua disarmante semplicità.
Il suo coraggio di vivere è stato pari a quello di
decidere di morire. Aveva 28 anni.
L’ho conosciuta in rete, nel vecchio blog del sito
bruniano. Un suo messaggio semplice, così semplice, che nessuno gli
aveva dato risposta. Succede.
“Ha scelto il Papa nuovo, che potrebbe andato al
corso ecclesiastico radicale. Che nè vi pensate?”
Neppure io risposi appena lo lessi. Tornai sul blog
dopo parecchi giorni. Quel messaggio era ancora lì, senza risposta.
Non mi sembrava giusto, così risposi.
“non mi ha meravigliato la nomina di papa
ratzinger. la bruniana coincidenza degli opposti, così bene
illustrata da guido del giudice nel suo libro, esigeva una risposta
di fondamentalismo cattolico al fondamentalismo islamico.”
Così cominciò il nostro dialogo, prima sul blog,
poi, non interessando ad alcuno le nostre chiacchiere, nel privato.
Così la nostra amicizia. Era l’inizio dell’estate 2005.
Scoprii che, per età, poteva essere mia figlia, che
traduceva Giordano Bruno dai testi originali e tante altre cose, i
tanti altri suoi interessi.
Finché un giorno mi scrisse che il suo sogno era di
essere a Campo de’ Fiori un 17 febbraio. Le risposi “Tu vieni in
Italia. A Campo de’ Fiori, il prossimo 17 febbraio, ti porto io.”
E così fu. Fu là, in quella grande sagra di
fanatismo e autocelebrazione, che la lasciò interdetta, che
conoscemmo de visu l’amico Guido del Giudice. E questa fu una
cosa veramente bella. Mentre io trafficavo col cellulare per cercare
Guido, lei, Olga, l’aveva già individuato: aveva memorizzato la sua
fisionomia da una sua foto, peraltro poco definita, comparsa nel
sito. Mi pare che lo rappresentasse a fianco del monumento di Nola.
Olga che costruiva coltelli, Olga che scolpiva il
legno, Olga che curava un piccolo di cornacchia ferito, Olga che
aveva un rapporto speciale, viscerale, con i suoi cani, in
particolare con la sua Gravi, una cagna ibrido tra laika e lupo,
destinata ad essere soppressa, Olga che amava i lupi, Olga che aveva
scritto un brano teatrale sulla disputa di Cambrai, che avevamo
cominciato a tradurre insieme in italiano, finché fummo distratti da
altre cose, Olga che amava la natura solitaria, quella fortunata,
perchè dimenticata dall’uomo. Le foto di Olga, quelle della sua
Russia, fino alle ultime, scattate in Montenegro, durante le ultime,
definitive, sue vacanze. Olga.
Questa Olga non c’è più. La morte ce l’ha sottratta,
ma sorella morte è pietosa: ci ha lasciato intatto il suo ricordo.".
Attilio Repola