• al libro di Guido Del Giudice "La disputa di Cambrai"
        -'LA DISPUTA DI CAMBRAI', GIORDANO BRUNO CONTRO L'ABITUDINE A CREDERE
        -IL CAMOERACENSIS ACROTISMUS......  
    di Franco Manganelli
        - "La disputa di Cambrai. Camoeracensis Acrotismus" di Barbara Lattanzi
     
  • al CANDELAIO di Giordano Bruno, a cura di Gianmario Ricchezza
        di Anacleto Verrecchia

       








    Guido del Giudice consegna una copia del suo libro a Massimo Cacciari.



     

    LIBRI: 'LA DISPUTA DI CAMBRAI', GIORDANO BRUNO CONTRO L'ABITUDINE A CREDERE



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    Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - ''Mi sono messo ancora una volta sulle orme del Nolano e ho scoperto altri sentieri di umanita' intrecciata alla sua inquieta filosofia''. Cosi' il medico e filosofo napoletano Guido del Giudice parla all'ADNKRONOS del suo nuovo libro 'Giordano Bruno. La Disputa di Cambrai, Camoeracensis Acrotismus' (Di Renzo Editore, Roma, pp. 208, euro 12,50). L'Acrotismus, un neologismo bruniano che si riferisce alla summa della critica anti-aristotelica del Nolano, viene qui presentato nella sua prima traduzione integrale. Pubblicato a Wittenberg nel 1587, l'opera costituisce la riproposizione ampliata delle tesi discusse dal filosofo a Parigi due anni prima, nel corso di una tumultuosa disputa accademica tenutasi presso il College de Cambrai. In queste pagine, a lungo inspiegabilmente sottovalutate dalla critica, Bruno riprende nella lingua dei dotti i temi principali delle opere londinesi 'Cena', 'De l'infinito' e 'De la causa', anticipando molti degli argomenti che torneranno, rielaborati con la consueta tecnica a strati successivi, nei tre poemi francofortesi.

    Filo conduttore dell'Acrotismus e' la critica spietata e radicale dell'abitudine a credere, di matrice peripatetica, su cui si innesta una categorica rivendicazione della 'libertas philosophandi'. Nel saggio introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga passando per Parigi e Wittenberg, del Giudice racconta cosi' la storia viva e coinvolgente di un libro che Bruno considero' una sorta di manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti sorprese. Il filosofo degli 'Eroici Furori', il ribelle ex frate domenicano, non riusciva a comprendere come, in nome di settarismi ideologici o religiosi, si potesse negare il diritto di esprimere le proprie opinioni filosofiche. Il rogo cui fu destinato dall'Inquisizione il 17 febbraio del 1600 fu la sua condanna e la sua consacrazione e ancora oggi ne e' il sostegno e il tormento insieme.

    La sua tragica vicenda umana, infatti, se da un lato ne ha tenuto desto il ricordo, nonostante la persecuzione di cattolici ed accademici, dall'altro ha alimentato quei falsi miti del 'mago' e del 'martire', che continuano ad ostacolare la corretta interpretazione di un pensiero quanto mai vivo ed attuale. In questo brillante testo lo vediamo lasciare la scena al brillante e fedele allievo Jean Hennequin: lui segue il dialogo vicino alla finestra o seduto su una piccola cattedra, pronto -come fara'- a intervenire per difendere i suoi centoventi articvoli ''sulla natura e sull'universo cointro i Peripetateci, da mercoledi' a sabato. Ogni giorno dal mattino alla sera'', era affiso nel quartiere dell'Accademia, sede della sfida nella quale ''aveva lavato il capo al povero Aristotele''. Infatti la critica allo stagirita e' decisa: ''Il finito di Aristotele e' ignoto, falso e impossbile. L'infinito di molti filosofi e' noto, vero e necessario''. E per bocca di Hennequin afferma: ''Il numero di tutti gli stolti non eguagliera' mai il prezzo e il valore di un solo savio''.

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Libri: ‘La Disputa di Cambrai', Giordano Bruno contro l'abitudine a credere
domenica 27 aprile 2008


Saggio di Guido del Giudice. Sulla prima pagina dell'esemplare praghese un possibile e inedito autografo bruniano

 

di GERARDO PICARDO

 

"Mi sono messo ancora una volta sulle orme del Nolano e ho scoperto altri sentieri di umanità intrecciata alla sua inquieta filosofia". Così il medico e filosofo napoletano Guido del Giudice parla del suo nuovo libro Giordano Bruno. La Disputa di Cambrai, Camoeracensis Acrotismus (Di Renzo Editore, Roma, pp. 208,  € 12,50). L'Acrotismus, un neologismo bruniano che si riferisce alla summa della critica anti-aristotelica del Nolano, viene qui presentato nella sua prima traduzione integrale. Pubblicato a Wittenberg nel 1587, l'opera costituisce la riproposizione ampliata delle tesi discusse dal filosofo a Parigi due anni prima, nel corso di una tumultuosa disputa accademica tenutasi presso il College de Cambrai.

In queste pagine, a lungo inspiegabilmente sottovalutate dalla critica, Bruno riprende nella lingua dei dotti i temi principali delle opere londinesi ‘Cena', ‘De l'infinito' e ‘De la causa', anticipando molti degli argomenti che torneranno, rielaborati con la consueta tecnica a strati successivi, nei tre poemi francofortesi. 

Filo conduttore dell'Acrotismus è la critica spietata e radicale dell'abitudine a credere, di matrice peripatetica, su cui si innesta una categorica rivendicazione della ‘libertas philosophandi'. Nel saggio introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga passando per Parigi e Wittenberg, del Giudice racconta cosi' la storia viva e coinvolgente di un libro che Bruno considero' una sorta di manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti sorprese.

Il filosofo degli ‘Eroici Furori', il ribelle ex frate domenicano, non riusciva a comprendere come, in nome di settarismi ideologici o religiosi, si potesse negare il diritto di esprimere le proprie opinioni filosofiche. Il rogo cui fu destinato dall'Inquisizione il 17 febbraio del 1600 fu la sua condanna e la sua consacrazione e ancora oggi ne è il sostegno e il tormento insieme.

La sua tragica vicenda umana, infatti, se da un lato ne ha tenuto desto il ricordo, nonostante la persecuzione di cattolici ed accademici, dall'altro ha alimentato quei falsi miti del ‘mago' e del ‘martirè, che continuano ad ostacolare la corretta interpretazione di un pensiero quanto mai vivo ed attuale. In questo brillante testo lo vediamo lasciare la scena al brillante e fedele allievo Jean Hennequin: lui segue il dialogo vicino alla finestra o seduto su una piccola cattedra, pronto - come farà - a intervenire per difendere i suoi centoventi articvoli ‘'sulla natura e sull'universo cointro i Peripetateci, da mercoledi' a sabato.

Ogni giorno dal mattino alla sera'', era affiso nel quartiere dell'Accademia, sede della sfida nella quale ‘'aveva lavato il capo al povero Aristotele'. Infatti la critica allo stagirita è decisa: ‘'Il finito di Aristotele è ignoto, falso e impossbile. L'infinito di molti filosofi è noto, vero e necessario''. E per bocca di Hennequin afferma: ‘'Il numero di tutti gli stolti non eguagliera' mai il prezzo e il valore di un solo savio''.

Spiegando quindi come nasce l'idea di questo ulteriore contributo sul Nolano, del Giudice -che nel 1998 ha creato il sito internet www.giordanobruno.info, diventato ormai un punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo- rimarca: ‘'Il mio viaggio sulla rotta della ‘peregrinatio' europea di Giordano Bruno, dopo le esperienze tedesche di Wittenberg ed Helmstedt, che accompagnarono la traduzione delle due Orazioni, è proseguito alla volta di Praga.

Nella ‘citta' magica' ho avuto il privilegio di visionare la copia originale del ‘Camoeracensis Acrotismus', conservata nella biblioteca del Klementinum, che Bruno invio' in dono all'astronomo danese Tycho Brahe, con una dedica altisonante dalla quale traspare quanto egli fosse orgoglioso di quest'opera''.

‘'Mi è sembrato un vero peccato - insiste l'esperto, già autore di altri contributi sulla Nolana filosofia tra i quali ricordiamo ‘La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidentè - non disporre ancora della traduzione di un testo cosi' interessante, per cui ho concepito l'ambizioso progetto di associare alla ricostruzione di un altro periodo importante e finora oscuro della vita del filosofo, la prima traduzione italiana dell'Acrotismus''.

Ma quali sono i punti forza di questo saggio? ‘'Il segreto di quest'opera - mette in chiaro l'esperto bruniano - il motivo per cui affascina e convince allo stesso tempo è che ragione e sentimento vi si fondono, in un testo che passa dal tono appassionato dell'Excubitor al rigore scientifico delle rationes. Ho cercato di riprodurre questo stesso contrasto anche nella mia introduzione, bilanciando l'esposizione dottrinale con una narrazione il piu' possibile coinvolgente e dinamica''.

Col suo consueto approccio ‘on the road', lavorando cioè direttamente sui luoghi, ‘'mi sono sforzato - aggiunge Del Giudice - di ricostruire con la massima attendibilita' gli scenari e le atmosfere, di approfondire la personalita' dei personaggi, nel tentativo di far luce su avvenimenti controversi e ancora in parte misteriosi, quali la disputa del College de Cambrai e il breve soggiorno praghese, che influenzarono in modo decisivo la successiva evoluzione della Nolana filosofia. La fortuna mi ha poi dato una mano consentendomi di individuare sulla prima pagina dell'esemplare praghese un possibile, inedito, autografo bruniano, che arricchisce questo libro di un ulteriore motivo di interesse'.

In effetti, ‘'il lettore attento dell'Acrotismus -incalza lo studioso- si accorge subito che, in quest'opera, che si rivolge in latino alla comunita' dei dotti, le teorie bruniane acquistano, forse per la prima volta, il carattere di  vere e proprie sentenze. Pur riproponendo tesi ed argomenti trattati nella ‘Cena de le ceneri' e nel ‘De la causa' (talora tradotti alla lettera), la magmatica, a volte confusa, esposizione delle opere italiane vi è sostituita da enunciazioni chiare ed efficaci''. In questo percorso bruniano, ‘'le tormentate argomentazioni dei dialoghi londinesi lasciano il passo, quasi distillandosi, ad affermazioni categoriche, in cui il pensiero è espresso in termini inequivocabili e definitivi''.

Dunque il testo costituisce ‘'una lettura particolarmente interessante per chi si avvicini a Bruno col desiderio di apprendere i capisaldi del suo pensiero, in quanto vi trovera' codificate le conclusioni piu' importanti della riflessione ontologica e cosmologica del filosofo''. Non è tutto. Perchè l'opera contiene anche ‘'quello straordinario testo che è il ‘Risvegliatorè, nel quale Bruno difende appassionatamente i due ideali che ispirarono non soltanto la sua ricerca filosofica ma la sua stessa vita: l'affermazione della ‘libertas philosophandi' e la lotta a quella consuetudine a credere che egli identifica come la principale nemica del progresso delle idee'.

Nel prologo del ‘Candelaio', l'apostata Bruno si era definito "academico di nulla academia''. Del Giudice ne segue il destino di ricerca; da appassionato ‘bruniano' (da non confondersi con i ‘brunisti', ovvero gli accademici che indagano il filosofo), ha saputo costituire nel tempo una vera e propria topologia bruniana che per il momento va dal Monte Cicala, la montagna di Bruno a Nola, a Tolosa. Un preciso itinerario esegetico che è anche una ermeneutica privilegiata per avvicinarsi alla filosofia del Nolano.

La sua introduzione, filosofica e narrativa alla ‘Disputa di Cambrai', è un invito a capire che c'è ancora un messaggio da cogliere nelle ceneri di quel rogo di Campo dei Fiori. Cosi' come un ‘Denken' da far volare alto. Ma mettendosi con pazienza e passione sui passi di quel Filosofo che ai suoi giudici disse: ‘'Forse avete piu' paura voi nel giudicarmi, che io io nel raccogliere la condanna''. Spostare i propri confini è ancora una volta il segreto per capire la filosofia del pensatore europeo: ‘'Per le talpe - tagliava corto l'orgoglioso Nolano ricusando i ‘pedanti' che non avrebbero intrapreso il viaggio- queste ragioni avranno lo stesso effetto della luce del giorno. Vi saluto''.

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Il Camoeracensis Acrotismus di Giordano Bruno tradotto in italiano a cura di Guido del Giudice.

 di Franco Manganelli

Dopo la traduzione delle Due orazioni (Oratio Valedictoria e Oratio Consolatoria) di Giordano Bruno, Guido del Giudice – medico e filosofo napoletano creatore, tra l’altro, del sito internet www.giordanobruno.info – presenta anche la prima traduzione integrale del Camoeracensis Acrotismus seu rationes articulorum physicorum adversus Peripateticos con il quale il Nolano riprende il lavoro da lui svolto sia nella Figuratio Aristotelici Physici auditu che nei commentari ai primi cinque libri della Fisica, al De generatione et corruptione  e al quarto libro dei Meteorologica.

Oltre al grosso merito di aver reso accessibile, anche a tutti coloro che non conoscono il latino, l’opera – incomprensibilmente sottovalutata dalla critica – nella quale Bruno ripropone le tesi – rivedute ed ampliate – discusse a Parigi nel corso di una tumultuosa disputa accademica presso il Collège de Cambrai, Guido del Giudice offre al lettore un saggio introduttivo molto puntuale su detta disputa.

Nel saggio sono inserite diverse considerazioni dell’Autore suffragate dall’osservazione attenta dei fatti nonché dei personaggi che, in un modo o nell’altro, furono protagonisti di quello che del Giudice chiama il «film di questo scontro gladiatorio nella bolgia dell’aula regia del Collège de Cambrai». A tal proposito, col titolo dato al libro – La disputa di Cambrai –, del Giudice ha inteso sottolineare «l’importanza che Bruno attribuiva all’evento che segnò la sua discesa in campo, nella lingua ufficiale dei dotti, contro i Peripatetici».

D’altronde, sono state appunto la dote di osservatore attento e la passione con cui egli procede nelle sue ricerche nel mondo bruniano a consentire a Guido del Giudice di rinvenire un altro autografo del Filosofo nolano che va ad aggiungersi ai rari conosciuti finora. Egli, infatti, esaminando minuziosamente l’esemplare dell’Acrotismus conservato presso la Biblioteca Nazionale di Praga (quello che riporta, sul frontespizio, la dedica di Bruno a Tycho Brahe, e, sull’ultima pagina, il feroce gioco di parole del dedicatario: «Nullano nullo e nulla. Spesso i nomi ben si adattano a chi li porta»), ha intravisto sul retto della prima pagina, deteriorata e consunta dal tempo, uno scritto in gran parte illeggibile che inizia con la parola «Jordanus». Ebbene, quando del Giudice ha sottoposto la pagina ad un’analisi computerizzata ed ha fatto il confronto con altri autografi bruniani, ha potuto constatare una serie di concordanze calligrafiche, tali di indurlo a «ritenere che possa trattarsi di una firma di mano del Nolano, che completerebbe la dedica apposta sul frontespizio». (La firma computerizzata è riportata nella fig. 3 del libro curato da del Giudice).

Un ritrovamento, questo, che merita indubbiamente un plauso.

Franco Manganelli


La recensione di Franco Manganelli è stata rilanciata dal sito della Meridies di Nola

COMUNICATI STAMPA
 
UN NUOVO LIBRO SU BRUNO E...UN NUOVO AUTOGRAFO (15/07/2008)

E' nelle migliori librerie il nuovo lavoro dello studioso bruniano Guido del Giudice dal titolo "La disputa di Cambrai - Camoeracensis Acrotismus". Un appuntamento da non perdere questo per gli appassionati di Giordano Bruno perchè, oltre a poter leggere questa importante opera bruniana in italiano, essendo scritta in latino, hanno la possibilità di avvicinarsi ad un testo fondamentale per la comprensione del pensiero bruniano, forse non valorizzato come meriterebbe fino ad oggi. Eccezionale è inoltre la scoperta, da parte di Guido del Giudice, di un autografo di Giordano Bruno, sulla copia di tale opera conservata presso la Biblioteca Nazionale di Praga e sfuggita, fino ad oggi, agli occhi degli studiosi.


 



Giordano Bruno "La disputa di Cambrai. Camoeracensis Acrotismus"
Introduzione e cura di Guido del Giudice- Di Renzo Editore, Roma, 2008
Recensione di Barbara Lattanzi


“… quando il discorso fu terminato, Bruno si alzò incitando chiunque lo volesse a difendere Aristotele e ad attaccare lui. Nessuno aprì bocca ed allora lui si mise a gridare ancora più forte, come se avesse già la vittoria in pugno. Ma in quel mentre si alzò un giovane avvocato di nome Rodolphus Calerius, che in un lungo discorso difese Aristotele contro le calunnie di Bruno, dopo aver premesso che i lecteurs non avevano preso prima la parola stimando Bruno indegno di qualunque replica. Egli invitò quindi Bruno a rispondere e a difendersi, ma questi rimase in silenzio e fece per andarsene … impegnandosi però a tornare il giorno successivo per rispondere all’avvocato …. « Mais Brunus n’y comparut pas, et dés lors n’est plus vue demeurant en cette ville».”
Così scriveva, diversi decenni or sono, la studiosa Frances Yates nel suo celebre saggio Giordano Bruno e la tradizione ermetica (Yates, 1969). Si riferiva alla descrizione fatta da Guillaume Cotin, bibliotecario dell’ abbazia di Saint Victor, di un episodio avvenuto nel corso del secondo soggiorno di Giordano Bruno in terra francese, uno dei tanti casi che vedevano il filosofo contrapporsi alla classe accademica dominante e alla tirannia dei dogmi aristotelici nell’ambito delle scienze umane e naturali.
Ora, a distanza di tanti anni dalla pubblicazione della faziosa saggistica della Yates e dei suoi colleghi del Warburg Institute, possiamo finalmente fare chiarezza su quanto avvenuto in quella occasione, leggere la traduzione dei centoventi articoli contro i peripatetici che Bruno presentò insieme al suo allievo, il filosofo Jean Hennequinn, con il titolo di Camoeracensis Acrotismus, e comprendere le ragioni del comportamento di Bruno – che non può certo essere considerato un vigliacco - di fronte ai suoi avversari filosofici.

Il Camoeracensis Acrotismus rappresenta una sintesi della nascita della nuova filosofia e un’esposizione completa dei punti nodali che caratterizzano il superamento della vecchia, riduttiva concezione dell’universo. Qui il Nolano individua e indaga sistematicamente i limiti della dottrina aristotelica, dogma indiscusso che dominò la filosofia scolastica medievale, per contrapporgli la propria concezione del mondo e dell’universo. Spazio, luogo, tempo, massa, vuoto, materia, enti fisici e metafisici sono oggetto di un’accurata riflessione filosofica. Liberati dalla rigidità dello schema peripatetico, essi acquisiscono vita, esistenza reale e dinamica, caratteristiche che saranno poi rintracciabili in tutte le grandi dottrine scientifiche che hanno contraddistinto la modernità (a questo proposito ricordo il riconoscimento e la gratitudine di Keplero - primo formulatore del concetto di funzione matematica applicata alle orbite ellittiche dei pianeti - nei confronti degli studi del filosofo Nolano), dalla teoria della relatività - il cui fondamento troviamo delineato già negli articoli dell’Acrotismus - a quella quantica fino alla nuova teoria delle stringhe. Rispetto alle monografie che il Bruno pubblicò in italiano e in latino i centoventi articoli costituiscono una disquisizione più accademica, sistematica, precisa e approfondita delle differenze che intercorrono tra la concezione medievale riduttiva e la sua visione che aprirà nuovi orizzonti permettendo ai posteri lo sviluppo della cultura e delle scienze naturali e umanistiche.


Gli articoli sono corredati da un interessante saggio introduttivo di Guido del Giudice, curatore dell’edizione, che illustra i fatti e gli antefatti relativi alla disputa e le ragioni che spinsero il filosofo Nolano ad abbandonare la discussione.
Del Giudice, medico di professione e filosofo per passione, da anni si dedica allo studio e alla diffusione del pensiero di Giordano Bruno. Ha pubblicato per lo stesso editore (di Renzo) La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente (2005); Bruno, Rabelais e Apollonio di Tiana (2005); Giordano Bruno "Due Orazioni. Oratio Valedictoria e Oratio Consolatoria" Introduzione, traduzione e note (2006) e, per Marotta e Cafiero Editori, Napoli, WWW. Giordano Bruno" (2001).

 



Tuttolibri

SABATO 11 OTTOBRE 2008

 

GIORDANO BRUNO,UN CLASSICO «AGGIORNATO»
Il Candelaio ora parla come noi

Gianmario Ricchezza, appassionato studioso di Giordano Bruno, ha avuto un’ottima idea: aggiornare la scrittura del «Candelaio», che è la più bella e robusta commedia italiana del Cinquecento, e renderlo, così, leggibile al grande pubblico (Ed. Excelsior, pp. 194-XLVI, e 14,50, con prefazione di G. Vattimo e L. Castellana). Non tutti, infatti, sarebbero in grado di leggerlo nell’originale, scritto com’è in una prosa rupestre e infarcita di latino. Ricchezza merita un plauso. Un critico francese ha definito il «Candelaio» «un superbo atto di rottura con il potere dei pedanti e dei ciarlatani». La commedia è ambientata nella Napoli del Cinquecento, mai tipi e i vizi su cui l’autore fa fischiare la sua sferza si possono trovare dappertutto e in qualsiasi epoca. Quando mai il mondo è stato privo di imbecilli, di pedanti e di ciarlatani? Il giudizio migliore lo ha dato forse Luigi Settembrini: «L’ardito filosofo, che doveva rovesciare tutta la scienza del suo tempo, incominciava a riderne prima, e il suo riso è terribile; i suoi motti levano la pelle come acqua calda». I filistei e i bigotti trovano osceno o almeno troppo crudo il linguaggio del «Candelaio»; ma, a parte che tale linguaggio ha un preciso scopo di eversione, va detto che l’oscenità di certe espressioni viene neutralizzata dalla loro comicità. Le parole perdono il significato originario e muovono al riso. Ed è proprio qui che si riconosce il grande scrittore.Ma poi la meno autorizzata a scandalizzarsi è la Chiesa, visto che il «Candelaio» non ha nulla da invidiare, in fatto di scurrilità, alla Calandria, la commedia del cardinale Bibbiena, recitata in Vaticano alla presenza di Leone X. Oltre che un intento letterario, la commedia ne ha anche uno filosofico, enunciato fin dalla dedica. Qui c’è già il nocciolo della filosofia di Bruno. E’ l’eterno fluire delle cose nel mondo fenomenico. Ciò che non muta mai è il principio metafisico, di cui il mondo fenomenico è solo ombra o riflesso.
Ma ora leggete la commedia e dilettatevi. Io vorrei solo osservare che il risvolto di copertina è un vero guazzabuglio. Cito: «Il Candelaio è stato finora pubblicato in traduzioni antiquate, infarcite di latino». Ma quali «traduzioni», se la commedia è scritta in italiano?
L’importante, comunque, è che Giordano Bruno venga letto.

ANACLETO VERRECCHIA