Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - ''Mi sono messo ancora una volta sulle
orme del Nolano e ho scoperto altri sentieri di umanita' intrecciata alla
sua inquieta filosofia''. Cosi' il medico e filosofo napoletano Guido del
Giudice parla all'ADNKRONOS del suo nuovo libro 'Giordano Bruno. La
Disputa di Cambrai, Camoeracensis Acrotismus' (Di Renzo Editore, Roma, pp.
208, euro 12,50). L'Acrotismus, un neologismo bruniano che si riferisce
alla summa della critica anti-aristotelica del Nolano, viene qui
presentato nella sua prima traduzione integrale. Pubblicato a Wittenberg
nel 1587, l'opera costituisce la riproposizione ampliata delle tesi
discusse dal filosofo a Parigi due anni prima, nel corso di una tumultuosa
disputa accademica tenutasi presso il College de Cambrai. In queste
pagine, a lungo inspiegabilmente sottovalutate dalla critica, Bruno
riprende nella lingua dei dotti i temi principali delle opere londinesi 'Cena',
'De l'infinito' e 'De la causa', anticipando molti degli argomenti che
torneranno, rielaborati con la consueta tecnica a strati successivi, nei
tre poemi francofortesi.
Filo conduttore dell'Acrotismus e' la critica spietata e radicale
dell'abitudine a credere, di matrice peripatetica, su cui si innesta una
categorica rivendicazione della 'libertas philosophandi'. Nel saggio
introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga
passando per Parigi e Wittenberg, del Giudice racconta cosi' la storia
viva e coinvolgente di un libro che Bruno considero' una sorta di
manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti
sorprese. Il filosofo degli 'Eroici Furori', il ribelle ex frate
domenicano, non riusciva a comprendere come, in nome di settarismi
ideologici o religiosi, si potesse negare il diritto di esprimere le
proprie opinioni filosofiche. Il rogo cui fu destinato dall'Inquisizione
il 17 febbraio del 1600 fu la sua condanna e la sua consacrazione e ancora
oggi ne e' il sostegno e il tormento insieme.
La sua tragica vicenda umana, infatti, se da un lato ne ha tenuto desto il
ricordo, nonostante la persecuzione di cattolici ed accademici, dall'altro
ha alimentato quei falsi miti del 'mago' e del 'martire', che continuano
ad ostacolare la corretta interpretazione di un pensiero quanto mai vivo
ed attuale. In questo brillante testo lo vediamo lasciare la scena al
brillante e fedele allievo Jean Hennequin: lui segue il dialogo vicino
alla finestra o seduto su una piccola cattedra, pronto -come fara'- a
intervenire per difendere i suoi centoventi articvoli ''sulla natura e
sull'universo cointro i Peripetateci, da mercoledi' a sabato. Ogni giorno
dal mattino alla sera'', era affiso nel quartiere dell'Accademia, sede
della sfida nella quale ''aveva lavato il capo al povero Aristotele''.
Infatti la critica allo stagirita e' decisa: ''Il finito di Aristotele e'
ignoto, falso e impossbile. L'infinito di molti filosofi e' noto, vero e
necessario''. E per bocca di Hennequin afferma: ''Il numero di tutti gli
stolti non eguagliera' mai il prezzo e il valore di un solo savio''.
Libri:
‘La Disputa di Cambrai', Giordano Bruno contro l'abitudine a credere
domenica 27 aprile 2008
Saggio di Guido del Giudice. Sulla prima pagina dell'esemplare praghese
un possibile e inedito autografo bruniano
di
GERARDO PICARDO
"Mi sono messo
ancora una volta sulle orme del Nolano e ho scoperto altri sentieri di
umanità intrecciata alla sua inquieta filosofia". Così il medico
e filosofo napoletano Guido del Giudice parla del suo nuovo libro Giordano
Bruno. La Disputa di Cambrai, Camoeracensis Acrotismus (Di Renzo
Editore, Roma, pp. 208,€ 12,50). L'Acrotismus, un
neologismo bruniano che si riferisce alla summa della critica
anti-aristotelica del Nolano, viene qui presentato nella sua prima
traduzione integrale. Pubblicato a Wittenberg nel 1587, l'opera
costituisce la riproposizione ampliata delle tesi discusse dal filosofo
a Parigi due anni prima, nel corso di una tumultuosa disputa accademica
tenutasi presso il College de Cambrai.
In queste pagine, a
lungo inspiegabilmente sottovalutate dalla critica, Bruno riprende nella
lingua dei dotti i temi principali delle opere londinesi ‘Cena', ‘De
l'infinito' e ‘De la causa', anticipando molti degli argomenti che
torneranno, rielaborati con la consueta tecnica a strati successivi, nei
tre poemi francofortesi.
Filo
conduttore dell'Acrotismus è la critica spietata e radicale
dell'abitudine a credere, di matrice peripatetica, su cui si innesta una
categorica rivendicazione della ‘libertas philosophandi'. Nel saggio
introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga
passando per Parigi e Wittenberg, del Giudice racconta cosi' la storia
viva e coinvolgente di un libro che Bruno considero' una sorta di
manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti
sorprese.
Il
filosofo degli ‘Eroici Furori', il ribelle ex frate domenicano, non
riusciva a comprendere come, in nome di settarismi ideologici o
religiosi, si potesse negare il diritto di esprimere le proprie opinioni
filosofiche. Il rogo cui fu destinato dall'Inquisizione il 17 febbraio
del 1600 fu la sua condanna e la sua consacrazione e ancora oggi ne è
il sostegno e il tormento insieme.
La
sua tragica vicenda umana, infatti, se da un lato ne ha tenuto desto il
ricordo, nonostante la persecuzione di cattolici ed accademici,
dall'altro ha alimentato quei falsi miti del ‘mago' e del ‘martirè,
che continuano ad ostacolare la corretta interpretazione di un pensiero
quanto mai vivo ed attuale. In questo brillante testo lo vediamo
lasciare la scena al brillante e fedele allievo Jean Hennequin: lui
segue il dialogo vicino alla finestra o seduto su una piccola cattedra,
pronto - come farà - a intervenire per difendere i suoi centoventi
articvoli ‘'sulla natura e sull'universo cointro i Peripetateci, da
mercoledi' a sabato.
Ogni
giorno dal mattino alla sera'', era affiso nel quartiere dell'Accademia,
sede della sfida nella quale ‘'aveva lavato il capo al povero
Aristotele'. Infatti la critica allo stagirita è decisa: ‘'Il finito
di Aristotele è ignoto, falso e impossbile. L'infinito di molti
filosofi è noto, vero e necessario''. E per bocca di Hennequin afferma:
‘'Il numero di tutti gli stolti non eguagliera' mai il prezzo e il
valore di un solo savio''.
Spiegando
quindi come nasce l'idea di questo ulteriore contributo sul Nolano, del
Giudice -che nel 1998 ha creato il sito internet www.giordanobruno.info,
diventato ormai un punto di riferimento per appassionati e studiosi di
tutto il mondo- rimarca: ‘'Il mio viaggio sulla rotta della
‘peregrinatio' europea di Giordano Bruno, dopo le esperienze tedesche
di Wittenberg ed Helmstedt, che accompagnarono la traduzione delle due
Orazioni, è proseguito alla volta di Praga.
Nella
‘citta' magica' ho avuto il privilegio di visionare la copia originale
del ‘Camoeracensis Acrotismus', conservata nella biblioteca del
Klementinum, che Bruno invio' in dono all'astronomo danese Tycho Brahe,
con una dedica altisonante dalla quale traspare quanto egli fosse
orgoglioso di quest'opera''.
‘'Mi
è sembrato un vero peccato - insiste l'esperto, già autore di altri
contributi sulla Nolana filosofia tra i quali ricordiamo ‘La
coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidentè - non
disporre ancora della traduzione di un testo cosi' interessante, per cui
ho concepito l'ambizioso progetto di associare alla ricostruzione di un
altro periodo importante e finora oscuro della vita del filosofo, la
prima traduzione italiana dell'Acrotismus''.
Ma
quali sono i punti forza di questo saggio? ‘'Il segreto di quest'opera
- mette in chiaro l'esperto bruniano - il motivo per cui affascina e
convince allo stesso tempo è che ragione e sentimento vi si fondono, in
un testo che passa dal tono appassionato dell'Excubitor al rigore
scientifico delle rationes. Ho cercato di riprodurre questo stesso
contrasto anche nella mia introduzione, bilanciando l'esposizione
dottrinale con una narrazione il piu' possibile coinvolgente e dinamica''.
Col
suo consueto approccio ‘on the road', lavorando cioè direttamente sui
luoghi, ‘'mi sono sforzato - aggiunge Del Giudice - di ricostruire con
la massima attendibilita' gli scenari e le atmosfere, di approfondire la
personalita' dei personaggi, nel tentativo di far luce su avvenimenti
controversi e ancora in parte misteriosi, quali la disputa del College
de Cambrai e il breve soggiorno praghese, che influenzarono in modo
decisivo la successiva evoluzione della Nolana filosofia. La fortuna mi
ha poi dato una mano consentendomi di individuare sulla prima pagina
dell'esemplare praghese un possibile, inedito, autografo bruniano, che
arricchisce questo libro di un ulteriore motivo di interesse'.
In
effetti, ‘'il lettore attento dell'Acrotismus -incalza lo studioso- si
accorge subito che, in quest'opera, che si rivolge in latino alla
comunita' dei dotti, le teorie bruniane acquistano, forse per la prima
volta, il carattere divere e proprie sentenze. Pur
riproponendo tesi ed argomenti trattati nella ‘Cena de le ceneri' e
nel ‘De la causa' (talora tradotti alla lettera), la magmatica, a
volte confusa, esposizione delle opere italiane vi è sostituita da
enunciazioni chiare ed efficaci''. In questo percorso bruniano, ‘'le
tormentate argomentazioni dei dialoghi londinesi lasciano il passo,
quasi distillandosi, ad affermazioni categoriche, in cui il pensiero è
espresso in termini inequivocabili e definitivi''.
Dunque
il testo costituisce ‘'una lettura particolarmente interessante per
chi si avvicini a Bruno col desiderio di apprendere i capisaldi del suo
pensiero, in quanto vi trovera' codificate le conclusioni piu'
importanti della riflessione ontologica e cosmologica del filosofo''.
Non è tutto. Perchè l'opera contiene anche ‘'quello straordinario
testo che è il ‘Risvegliatorè, nel quale Bruno difende
appassionatamente i due ideali che ispirarono non soltanto la sua
ricerca filosofica ma la sua stessa vita: l'affermazione della
‘libertas philosophandi' e la lotta a quella consuetudine a credere
che egli identifica come la principale nemica del progresso delle idee'.
Nel
prologo del ‘Candelaio', l'apostata Bruno si era definito "academico
di nulla academia''. Del Giudice ne segue il destino di ricerca; da
appassionato ‘bruniano' (da non confondersi con i ‘brunisti', ovvero
gli accademici che indagano il filosofo), ha saputo costituire nel tempo
una vera e propria topologia bruniana che per il momento va dal Monte
Cicala, la montagna di Bruno a Nola, a Tolosa. Un preciso itinerario
esegetico che è anche una ermeneutica privilegiata per avvicinarsi alla
filosofia del Nolano.
La
sua introduzione, filosofica e narrativa alla ‘Disputa di Cambrai', è
un invito a capire che c'è ancora un messaggio da cogliere nelle ceneri
di quel rogo di Campo dei Fiori. Cosi' come un ‘Denken' da far volare
alto. Ma mettendosi con pazienza e passione sui passi di quel Filosofo
che ai suoi giudici disse: ‘'Forse avete piu' paura voi nel
giudicarmi, che io io nel raccogliere la condanna''. Spostare i propri
confini è ancora una volta il segreto per capire la filosofia del
pensatore europeo: ‘'Per le talpe - tagliava corto l'orgoglioso Nolano
ricusando i ‘pedanti' che non avrebbero intrapreso il viaggio- queste
ragioni avranno lo stesso effetto della luce del giorno. Vi saluto''.
Il Camoeracensis Acrotismus di Giordano Bruno tradotto in italiano a
cura di Guido del Giudice.
di Franco Manganelli
Dopo la
traduzione delle Due orazioni (Oratio Valedictoria e Oratio
Consolatoria) di Giordano Bruno, Guido del Giudice – medico e filosofo
napoletano creatore, tra l’altro, del sito internet
www.giordanobruno.info – presenta anche la prima traduzione integrale
del Camoeracensis Acrotismus seu rationes articulorum physicorum adversus
Peripateticos con il quale il Nolano riprende il lavoro da lui svolto
sia nella Figuratio Aristotelici Physici auditu che nei commentari ai
primi cinque libri della Fisica, al De generatione et corruptione
e al quarto libro dei Meteorologica.
Oltre
al grosso merito di aver reso accessibile, anche a tutti coloro che non
conoscono il latino, l’opera – incomprensibilmente sottovalutata dalla
critica – nella quale Bruno ripropone le tesi – rivedute ed ampliate –
discusse a Parigi nel corso di una tumultuosa disputa accademica presso il
Collège de Cambrai, Guido del Giudice offre al lettore un saggio
introduttivo molto puntuale su detta disputa.
Nel
saggio sono inserite diverse considerazioni dell’Autore suffragate
dall’osservazione attenta dei fatti nonché dei personaggi che, in un modo o
nell’altro, furono protagonisti di quello che del Giudice chiama il «film di
questo scontro gladiatorio nella bolgia dell’aula regia del Collège de
Cambrai». A tal proposito, col titolo dato al libro – La disputa di
Cambrai –, del Giudice ha inteso sottolineare «l’importanza che Bruno
attribuiva all’evento che segnò la sua discesa in campo, nella lingua
ufficiale dei dotti, contro i Peripatetici».
D’altronde, sono state appunto la dote di osservatore attento e la passione
con cui egli procede nelle sue ricerche nel mondo bruniano a consentire a
Guido del Giudice di rinvenire un altro autografo del Filosofo nolano che va
ad aggiungersi ai rari conosciuti finora. Egli, infatti, esaminando
minuziosamente l’esemplare dell’Acrotismus conservato presso la
Biblioteca Nazionale di Praga (quello che riporta, sul frontespizio, la
dedica di Bruno a Tycho Brahe, e, sull’ultima pagina, il feroce gioco di
parole del dedicatario: «Nullano nullo e nulla. Spesso i nomi ben si
adattano a chi li porta»), ha intravisto sul retto della prima pagina,
deteriorata e consunta dal tempo, uno scritto in gran parte illeggibile che
inizia con la parola «Jordanus». Ebbene, quando del Giudice ha
sottoposto la pagina ad un’analisi computerizzata ed ha fatto il confronto
con altri autografi bruniani, ha potuto constatare una serie di concordanze
calligrafiche, tali di indurlo a «ritenere che possa trattarsi di una firma
di mano del Nolano, che completerebbe la dedica apposta sul frontespizio».
(La firma computerizzata è riportata nella fig. 3 del libro curato da del
Giudice).
Un
ritrovamento, questo, che merita indubbiamente un plauso.
UN NUOVO LIBRO SU BRUNO E...UN NUOVO
AUTOGRAFO (15/07/2008)
E' nelle migliori
librerie il nuovo lavoro dello studioso bruniano Guido
del Giudice dal titolo "La disputa di Cambrai -
Camoeracensis Acrotismus". Un appuntamento da non
perdere questo per gli appassionati di Giordano Bruno
perchè, oltre a poter leggere questa importante opera
bruniana in italiano, essendo scritta in latino, hanno
la possibilità di avvicinarsi ad un testo fondamentale
per la comprensione del pensiero bruniano, forse non
valorizzato come meriterebbe fino ad oggi. Eccezionale è
inoltre la scoperta, da parte di Guido del Giudice, di
un autografo di Giordano Bruno, sulla copia di tale
opera conservata presso la Biblioteca Nazionale di Praga
e sfuggita, fino ad oggi, agli occhi degli studiosi.
Giordano Bruno "La disputa di Cambrai.
Camoeracensis Acrotismus"
Introduzione e cura di Guido del Giudice- Di Renzo Editore, Roma, 2008
Recensione di Barbara Lattanzi
“… quando il discorso fu terminato, Bruno si alzò incitando chiunque lo volesse
a difendere Aristotele e ad attaccare lui. Nessuno aprì bocca ed allora lui si
mise a gridare ancora più forte, come se avesse già la vittoria in pugno. Ma in
quel mentre si alzò un giovane avvocato di nome Rodolphus Calerius, che in un
lungo discorso difese Aristotele contro le calunnie di Bruno, dopo aver premesso
che i lecteurs non avevano preso prima la parola stimando Bruno indegno di
qualunque replica. Egli invitò quindi Bruno a rispondere e a difendersi, ma
questi rimase in silenzio e fece per andarsene … impegnandosi però a tornare il
giorno successivo per rispondere all’avvocato …. « Mais Brunus n’y comparut pas,
et dés lors n’est plus vue demeurant en cette ville».”
Così scriveva, diversi decenni or sono, la studiosa Frances Yates nel suo
celebre saggio Giordano Bruno e la tradizione ermetica (Yates, 1969). Si
riferiva alla descrizione fatta da Guillaume Cotin, bibliotecario dell’ abbazia
di Saint Victor, di un episodio avvenuto nel corso del secondo soggiorno di
Giordano Bruno in terra francese, uno dei tanti casi che vedevano il filosofo
contrapporsi alla classe accademica dominante e alla tirannia dei dogmi
aristotelici nell’ambito delle scienze umane e naturali.
Ora, a distanza di tanti anni dalla pubblicazione della faziosa saggistica della
Yates e dei suoi colleghi del Warburg Institute, possiamo finalmente fare
chiarezza su quanto avvenuto in quella occasione, leggere la traduzione dei
centoventi articoli contro i peripatetici che Bruno presentò insieme al suo
allievo, il filosofo Jean Hennequinn, con il titolo di Camoeracensis Acrotismus,
e comprendere le ragioni del comportamento di Bruno – che non può certo essere
considerato un vigliacco - di fronte ai suoi avversari filosofici.
Il Camoeracensis Acrotismus rappresenta una sintesi della nascita della nuova
filosofia e un’esposizione completa dei punti nodali che caratterizzano il
superamento della vecchia, riduttiva concezione dell’universo. Qui il Nolano
individua e indaga sistematicamente i limiti della dottrina aristotelica, dogma
indiscusso che dominò la filosofia scolastica medievale, per contrapporgli la
propria concezione del mondo e dell’universo. Spazio, luogo, tempo, massa,
vuoto, materia, enti fisici e metafisici sono oggetto di un’accurata riflessione
filosofica. Liberati dalla rigidità dello schema peripatetico, essi acquisiscono
vita, esistenza reale e dinamica, caratteristiche che saranno poi rintracciabili
in tutte le grandi dottrine scientifiche che hanno contraddistinto la modernità
(a questo proposito ricordo il riconoscimento e la gratitudine di Keplero -
primo formulatore del concetto di funzione matematica applicata alle orbite
ellittiche dei pianeti - nei confronti degli studi del filosofo Nolano), dalla
teoria della relatività - il cui fondamento troviamo delineato già negli
articoli dell’Acrotismus - a quella quantica fino alla nuova teoria delle
stringhe. Rispetto alle monografie che il Bruno pubblicò in italiano e in latino
i centoventi articoli costituiscono una disquisizione più accademica,
sistematica, precisa e approfondita delle differenze che intercorrono tra la
concezione medievale riduttiva e la sua visione che aprirà nuovi orizzonti
permettendo ai posteri lo sviluppo della cultura e delle scienze naturali e
umanistiche.
Gli articoli sono corredati da un interessante saggio introduttivo di Guido del
Giudice, curatore dell’edizione, che illustra i fatti e gli antefatti relativi
alla disputa e le ragioni che spinsero il filosofo Nolano ad abbandonare la
discussione.
Del Giudice, medico di professione e filosofo per passione, da anni si dedica
allo studio e alla diffusione del pensiero di Giordano Bruno. Ha pubblicato per
lo stesso editore (di Renzo) La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra
Oriente e Occidente (2005); Bruno, Rabelais e Apollonio di Tiana (2005);
Giordano Bruno "Due Orazioni. Oratio Valedictoria e Oratio Consolatoria"
Introduzione, traduzione e note (2006) e, per Marotta e Cafiero Editori, Napoli,
WWW. Giordano Bruno" (2001).
Sull’etimologia di “Acrotismus” di Guido del Giudice e Gianmario Ricchezza
Dalla recensione di Filippo Mignini : "Su di una 'Originale traduzione' dell
Acrotismus di Bruno", pag. 225 del volume 2008/1,
Anno XIV della Rivista “Bruniana & Campanelliana”:
"Da qualche settimana è in
libreria: G. Bruno, La disputa di Cambrai. Camoeracensis acrotismus, a
cura e con un saggio introduttivo di Guido Del Giudice, Roma, Di Renzo editore,
2008. Il titolo non è privo di ambiguità: poiché è citato sotto Giordano Bruno,
sembrerebbe riferirsi a un'opera del Nolano, il quale ha scritto, sì, il
Camoeracensis acrotismus (pubblicato a Wittenberg nel 1588, e non, come si
legge nella quarta di copertina, nel 1587), ma non La disputa di Cambrai,
che del titolo latino non è certo traduzione. Chi apre il libro può costatare
tuttavia che La disputa di Cambrai è il titolo dell'introduzione redatta
dal curatore, il quale, senza guardare per il sottile e compiere le opportune
distinzioni tra sé e Bruno, attribuisce il titolo direttamente a quest'ultimo.".
Il famigerato articolo di Filippo
Mignini su Bruniana & Campanelliana esordisce con un brillante saggio della
“dotta ignoranza” del suo autore: “La disputa di Cambrai” non sarebbe,
secondo lui, la traduzione del titolo latino. Egli mi accusa, in sostanza, di
aver assegnato ad un’opera del Nolano un titolo che mi sarei inventato io.
L’illustre professore non ha evidentemente mai letto la monografia di Felice
Tocco Le opere latine di Giordano Bruno esposte e commentate con le
italiane, la cui conoscenza è fondamentale per
ogni interprete bruniano che si rispetti. In essa il grande filologo afferma
testualmente: “La parola acrotismus è oscura, e indarno si cerca nello
Stefano o nel Ducange. Non so se il Bruno l’abbia ricavata a modo suo dalla
stessa parola àkròasis, che serve di titolo alla fisica di Aristotele,
intendendovi adunanza, conferenza o che altro simile; ovvero, il che mi sembra
meno probabile, dalla parola àkrotes sommità, vetta, per indicare i punti più
culminanti, su cui dovea aggirarsi la discussione.” Appare chiaro che,
riferendosi all’etimologia suggerita da Tocco la traduzione di acrotismus
con disputa è tutt’altro che peregrina, come vuol far credere l’esimio
professore. Non è certo più fantasiosa, ad esempio, del titolo incomprensibile
di “ Sentinella” dato all’Excubitor, l’orazione introduttiva, laddove eminenti
interpreti come il Bartholmess, di cui ho accolto il suggerimento, propendono
per “Risvegliatore”, appellativo usato da Bruno in più di un’occasione. Insomma,
dove manca il genio, la pedanteria filologica non esclude necessariamente
l’ignoranza.
Guido del Giudice
Il termine acrotismus è
costruzione linguistica del Bruno. Come altre, nasce dalla necessità di
compendiare più di un concetto in un unico vocabolo, suggerendo al lettore, in
modo intuitivo, l’intenzionalità dello scrittore ed evitando inutili giri
esplicativi.
Le opere di Aristotele a noi
pervenute non sono i dialoghi, che scrisse a imitazione di Platone, ma le
lezioni dette acroamatiche, cioè destinate agli ascoltatori; (acroaomai
in greco significa ascoltare e acroama è ciò che si sente con piacere,
anche una discussione, una lettura). Nel contempo, come già rilevato dal Tocco,
esiste in greco il termine acrotes che indica il punto più alto, il
vertice: dalla fusione di questi concetti nasce la denominazione del Bruno, dal
suffisso latino perché l’opera è in latino.
Già Aristotele, aprendo la sua
trattazione sull’Anima (testo, come si sa, studiato e insegnato a lungo dal
Bruno) aveva usato il termine particolare eidesis ad indicare che la
discussione si originava in ambito platonico; analogamente fa il Bruno con
acrotismus segnalando l’ambito aristotelico .
Acrotismus indica quindi,
nella sua immediatezza, che si tratta di una discussione che si svolge in ambito
aristotelico e che si svolge ad alto livello. Quanto poi questa discussione sia
stata combattuta è storia nota.
Da quanto sopra, è evidente che
Del Giudice, traducendo acrotismus con disputa, ha operato nel modo più
corretto e che le critiche rivolte a questa scelta sono ingiustificate e
rivelano scarsa comprensione del Bruno.
Gianmario Ricchezza.
Tuttolibri
SABATO 11 OTTOBRE 2008
GIORDANO BRUNO,UN CLASSICO «AGGIORNATO»
Il Candelaio ora parla come noi
Gianmario Ricchezza,
appassionato studioso di Giordano Bruno, ha
avuto un’ottima idea: aggiornare la scrittura del «Candelaio», che è la più
bella e robusta commedia italiana del Cinquecento, e renderlo, così,
leggibile al grande pubblico (Ed. Excelsior, pp. 194-XLVI,
e
14,50, con prefazione di G. Vattimo e L.
Castellana). Non tutti, infatti, sarebbero in grado di leggerlo
nell’originale, scritto com’è in una prosa rupestre e infarcita di latino.
Ricchezza merita un plauso. Un critico francese ha definito il «Candelaio»
«un superbo atto di rottura con il potere dei pedanti e dei ciarlatani». La
commedia è ambientata nella Napoli del Cinquecento, mai tipi e i vizi su cui
l’autore fa fischiare la sua sferza si possono trovare dappertutto e in
qualsiasi epoca. Quando mai il mondo è stato privo di imbecilli, di pedanti
e di ciarlatani? Il giudizio migliore lo ha dato forse Luigi Settembrini:
«L’ardito filosofo, che doveva rovesciare tutta la scienza del suo tempo,
incominciava a riderne prima, e il suo riso è terribile; i suoi motti levano
la pelle come acqua calda». I filistei e i bigotti trovano osceno o almeno
troppo crudo il linguaggio del «Candelaio»; ma, a parte che tale linguaggio
ha un preciso scopo di eversione, va detto che l’oscenità di certe
espressioni viene neutralizzata dalla loro comicità. Le parole perdono il
significato originario e muovono al riso. Ed è proprio qui che si riconosce
il grande scrittore.Ma poi la meno autorizzata a scandalizzarsi è la Chiesa,
visto che il «Candelaio» non ha nulla da invidiare, in fatto di scurrilità,
alla Calandria, la commedia del cardinale Bibbiena, recitata in Vaticano
alla presenza di Leone X. Oltre che un intento letterario, la commedia ne ha
anche uno filosofico, enunciato fin dalla dedica. Qui c’è già il nocciolo
della filosofia di Bruno. E’ l’eterno fluire delle cose nel mondo
fenomenico. Ciò che non muta mai è il principio metafisico, di cui il mondo
fenomenico è solo ombra o riflesso.
Ma ora leggete la commedia e dilettatevi. Io vorrei solo osservare che il
risvolto di copertina è un vero guazzabuglio. Cito: «Il Candelaio è stato
finora pubblicato in traduzioni antiquate, infarcite di latino». Ma quali
«traduzioni», se la commedia è scritta in italiano?
L’importante, comunque, è che Giordano Bruno venga letto.