COLLANA: Arcobaleno


 

Giordano Bruno

Il Dio dei Geometri

Quattro dialoghi

- Mordente
- Il compasso di Mordente con Il sogno
- L’idiota trionfante
- L’interpretazione del sogno


Introduzione e traduzione di Guido del Giudice

Pagine: 128 - Prezzo: € 12.50
ISBN: 8883232275 - Anno di pubblicazione: 2009
 
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L’incontro di Giordano Bruno con il matematico salernitano Fabrizio Mordente avvenne nel 1585, durante il secondo soggiorno parigino del filosofo reduce dall’esperienza inglese, una vicenda interessante e finora inspiegabilmente trascurata.
Infatti, nonostante la recente scoperta dei nuovi dialoghi e di nuovi documenti abbia contribuito a delucidarla, non era mai stata messa a disposizione del pubblico una traduzione completa dei quattro dialoghi composti da Bruno sull’argomento.
Una lettura che ci offre lo spunto per affrontare la questione epistemologica dell’approccio bruniano alla conoscenza.

Guido del Giudice, medico e filosofo napoletano, si è imposto negli ultimi anni come uno dei più profondi conoscitori della vita e dell’opera di Giordano Bruno, sul quale conduce da anni una ricerca approfondita. Nel 1998 ha creato il sito internet www.giordanobruno.info, diventato un punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo.


Guarda il filmato di presentazione su Youtube

 

 


 

LIBRI: ESCE 'IL DIO DEI GEOMETRI', COSI' GIORDANO BRUNO LITIGO' CON IL COMPASSO DI MORDENTE.
NUOVO SAGGIO DI GUIDO DEL GIUDICE SUGLI INQUIETI PERCORSI DEL FILOSOFO NOLANO.
 



Roma, 6 set. - (Adnkronos) - Un altro tratto umano di Giordano Bruno, il filosofo di Nola imprevedibile come il suo pensiero ribelle, ucciso nel rogo di campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. E' la chiave di lettura che ci offre il saggio appena edito Giordano Bruno 'Il Dio dei Geometri. Quattro dialoghi', con introduzione e traduzione del medico e filosofo napoletano Guido del Giudice (Di Renzo Editore, pp. 128, euro 12,50, www.direnzo.it). L'incontro di Bruno con il matematico salernitano Fabrizio Mordente avvenne nel 1585, durante il secondo soggiorno parigino del filosofo reduce dall'esperienza inglese, una vicenda interessante e finora inspiegabilmente trascurata. Infatti, nonostante la recente scoperta dei nuovi dialoghi e documenti abbia contribuito a delucidarla, finora non era stata messa a disposizione del pubblico una traduzione completa dei quattro dialoghi composti dal Nolano sull'argomento.

Il Dio dei Geometri, per Bruno, e' Fabrizio Mordente, un matematico di Salerno conosciuto a Parigi nel 1585 alla corte di Caterina de' Medici, al seguito di Jacopo Corbinelli, esule fiorentino nelle grazie della Regina Madre che proteggeva gli italiani a corte. Ma, spiega Guido Del Giudice all'ADNKRONOS, ''come spesso succede agli esuli, anziché' aiutarsi a vicenda, non trovano niente di meglio da fare che azzuffarsi, come i capponi di Renzo, sprecando le proprie energie in una lotta tra poveri. Per la verità' le colpe di questo dissidio sono prevalentemente del Salernitano, in quanto Bruno, come suo solito, si rivela si avventato, ma animato esclusivamente dalla brama di conoscere e sviluppare la sua filosofia''.

''Egli vede in questo divino strumento inventato dal Mordente -aggiunge l'autore- che nel 1998 ha creato il sito internet www.giordanobruno.info, diventato ormai un punto di riferimento per appassionati e studiosi- un compasso di proporzione a otto punte, il deus ex machina in grado di confermare e sviluppare le sue teorie atomistiche e, in particolare, la presenza di un minimo assoluto assimilabile all'atomo, che Aristotele negava con decisione. Mordente era un personaggio di cultura piuttosto limitata e, in particolare, si doleva della sua ignoranza del latino. Al Nolano non sembrò vero di offrirsi di realizzare una presentazione della scoperta del conterraneo nella lingua dei dotti''.


LA RABBIA DEL MATEMATICO SALERNITANO E L'APPROCCIO BRUNIANO ALLA CONOSCENZA
Naturalmente Bruno non era certo tipo da realizzare una semplice traduzione, ''ma ci mise del suo - annota del Giudice, già autore di diversi contributi sulla filosofia di Bruno - presentando la sua visione dello strumento, cercando di dimostrare le operazioni e le prospettive consentite dallo stesso. Egli allargò' il panorama dal semplice aspetto meccanico, che era quello che interessava al Mordente, desideroso di trarre profitto dalla sua invenzione al piano più elevato e fecondo della speculazione filosofica. In compenso, nei primi due dialoghi, conferisce alla figura di Mordente un'areola di divinità, in quanto non potendo esaltarne le doti culturali e' costretto a presentarlo come una sorta di sileno ispirato o di asina di Balaam. Apriti cielo! Mordente - sottolinea Guido del Giudice - che aveva un carattere sospettoso e diffidente si ritenne sminuito e defraudato della sua scoperta e montò in una rabbia bestiale, come la definisce Corbinelli, al punto da comprare e bruciare quasi tutte le copie dei dialoghi''.

''Ciò' dovette sembrare al Nolano una vera e propria dichiarazione di guerra e, ovviamente, reagì - annota l'autore - con due nuovi dialoghi in cui questa volta senza mezzi termini esprimendo la scarsa considerazione che tutti più o meno nutrivano nei confronti del compaesano. Ne nacque un odio eterno, soprattutto da parte di Fabrizio, che in tutte le sue opere successive serberà astio nei confronti del filosofo di Nola, il quale invece, anche perché aveva ben altro da fare, tornerà sullo strumento e sulle teorie ad esso associate in opere successive, sempre citando con riconoscenza i meriti del geometra salernitano''.

Il libro, in cui Guido del Giudice presenta la ricostruzione della vicenda, unitamente alla prima traduzione completa dei quattro dialoghi scritti da Bruno sull'argomento, ''penso possa essere di grande interesse per gli studiosi bruniani, in quanto illumina, da un lato, il carattere del Nolano, paradigmatico rispetto ad altre vicende e momenti della sua tormentata esistenza, e dall'altro, il suo metodo di approccio alla conoscenza. Comportamenti irruenti e precipitosi sono usuali in Bruno, e ricorrono più volte nel corso della sua tormentata esistenza, sempre interpretati in modo malevolo e interessato''. Ad esempio, ricorda l'autore, ''l'eccessivo entusiasmo da cui il filosofo si fa prendere in questa occasione, come nel caso di Tycho Brahe e dell'Acrotismus, da me raccontati nella mia precedente traduzione, viene ricompensato ancora una volta con l'incomprensione e il disprezzo''.


SUL WEB LA BATTAGLIA PER UN PENSIERO DI RICERCA CHE APPARTIENE A TUTTI
Mentre ''il secondo importante argomento di riflessione si inserisce nella polemica mai sopita tra i sostenitori, sulla scia di Frances Yates, di una visione magica ed irrazionale della filosofia e del personaggio Bruno, e quelli più moderni e credibili, che rivalutano l'impostazione sperimentale, ''prescientifica'' del filosofo, identificando in lui un fondamentale punto di passaggio: il rappresentante emblematico di un rinascimento che dalle sue basi tradizionali, proietta l'uomo verso un mondo nuovo. Egli, in un periodo in cui non esistevano strumenti e contributi atti a dare dei fondamenti scientifici alle sue teorie, ciononostante ricercava, spesso ingenuamente, tutto ciò che potesse aiutarlo in questa direzione''.

Per del Giudice ''Bruno si rendeva conto che gli mancavano i mezzi di osservazione e perciò si paragonava a Tiresia, interprete cieco ma divino. Per cui nei confronti di Copernico e degli altri astronomi, sosteneva che ''Doviamo aprir gli occhi a quello ch'hanno osservato e visto e non porgere il consentimento a quel ch'hanno conceputo, inteso e determinato''. E a chi gli chiede a quale pubblico si rivolga il libro, del Giudice replica deciso: ''La mia passione per Bruno e' stata sempre anche lo strumento di una battaglia contro la pedanteria accademica che, particolarmente nel caso del pensatore Nolano, ha mostrato tutta la sua protervia. I visitatori, in esponenziale incremento del mio sito internet dedicato al Nolano (www.giordanobruno.info), manifestano non soltanto l'interesse per il filosofo, ma anche l'insofferenza per una classe erudita che pretende di gestire a proprio piacimento lo studio e la diffusione di testi fondamentali della nostra cultura. Lo stesso tipo di riscontro ho avuto dal successo dei miei libri''.

E le ''sorprese -assicura del Giudice- non sono ancora finite''. Come dire: spostare i propri confini e' ancora una volta il segreto per capire la filosofia di Bruno: ''Per le talpe - tagliava corto l'orgoglioso Nolano ricusando i 'pedanti'- queste ragioni avranno lo stesso effetto della luce del giorno. Vi saluto''.

(Adnkronos)


 


 

 
  domenica, 20 settembre 2009


NEL LIBRO DI GUIDO DEL GIUDICE NUOVA LUCE SULLA RICERCA DEL NOLANO
L’universo di Giordano Bruno in una pluralità di interessi
di Giovanni Alloggio

La filosofia di Giordano Bruno, il pensiero del Nolano, un’ulteriore inquadratura su questa figura eccezionale, martire della ragione, emergono dal saggio appena edito Giordano Bruno “Il Dio dei Geometri. Quattro Dialoghi” con introduzione e traduzione del medico e filosofo napoletano Guido del Giudice (Di Renzo Editore). La vicenda, inspiegabilmente rimasta trascurata fino ad ora, si rifà all’incontro di Bruno con il matematico salernitano Fabrizio Mordente avvenuto nel 1585 durante il secondo soggiorno parigino del filosofo.
L’incontro evidenzia l’enorme interesse del Nolano verso l’ultima invenzione del Mordente, un compasso di proporzione a otto punte. Ma mentre il filosofo aveva intravisto in quest’invenzione “la dimostrazione del limite fisico e matematico della divisibilità che Aristotele invece confutava”, al contrario Mordente si muoveva ad un livello più basso: mancando di una sovrastruttura filosofica non accettava di limitare il suo metodo ad una determinazione che non fosse formale. I due percorrono strade diverse, parlano lingue diverse “si muovono su livelli culturali diversi” e ciò dovette far temere al salernitano che Bruno, che si era offerto di diffondere in latino fra i dotti le idee del Mordente, volesse in realtà appropriarsi della sua invenzione. La vicenda permette di affrontare la questione circa l’effettivo valore scientifico della concezione bruniana dell’universo e fa luce su alcune delle speculazioni più brillanti del filosofo campano mettendo in scena tutta la violenza di un conflitto fra due pensatori irriducibili, “nonché le immense qualità morali e intellettuali che caratterizzarono il comportamento del filosofo in tutte le più importanti vicende della sua tormentata esistenza”. Bruno compone quattro dialoghi sotto l’”influsso” delle teorie di Fabrizio Mordente, denominato dal Nolano “il Dio dei Geometri”: Mordente, il Compasso di Mordente con il Sogno, l’Idiota trionfante e l’interpretazione del Sogno che mettono in luce tra l’altro i punti chiave della sua concezione filosofica, che fondeva neoplatonismo e arti mnemoniche con influssi ebraici e cabalistici, la pluralità dei mondi e l’infinità dell’universo. Un altro tratto umano di Giordano Bruno ucciso nel rogo di campo dei Fiori il 17 febbraio 1600 emerge da quest’opera inaspettata e sorprendente.

 

 

 

Guido Del Giudice, Giordano Bruno. Il dio dei Geometri.

Il gusto del dettaglio.
di Emiliano Ventura

Sono ormai parecchi anni, credo una decina, che Guido del Giudice ha intrapreso l’opera di raccontarci e definirci meglio l’opera di Giordano Bruno. Il suo lavoro di difesa e diffusione della nolana filosofia è iniziato con un sito internet, divenuto vero centro di approdo e raccordo per studiosi e appassionati.
Da quelle pagine elettroniche sono venuti i libri, e sono testi che hanno il pregio di mostrare aspetti e prospettive diverse del Nolano, come La coincidenza degli opposti, dove la filosofia del nostro viene vista e ‘comparata’ con la filosofia orientale.
Del Giudice non è studioso sedentario né brunianamente ‘pedante’, è invece ricercatore mobile, nei suoi libri non mancano apparati iconografici con stampe e autografi che, oltre ad impreziosire il testo, ci rendono un’idea più prossima dei tempi in cui Bruno se ne andava errante, come un Bia’, per l’Europa.
Nel testo Due Orazioni ci ha presentato il profilo del filosofo nel soggiorno in Germania, e tra quelle pagine si chiarisce l’intento che spinge Bruno a scrivere le orationes nel periodo più tranquillo di quell’esilio; abbiamo visto aggiungere una porzione di quel pellegrinaggio filosofico, quell’incedere e scappare che è intimamente legato all’opera del Nolano.
Questo perché la filosofia di Bruno è imprescindibile, per una corretta e olistica comprensione, dal tempo e dal luogo in cui il testo viene scritto; le epistole dedicatorie dei dialoghi ne sono un chiarissimo esempio.
È evidente come Del Giudice abbia ben chiaro in mente un progetto molto più ampio, l’affresco totale o il mosaico che dovrà coprire l’intera volta, anche se non si tratta di un soffitto ma della vita e del pensiero di uno dei più originali pensatori della fine del Rinascimento.
Ultima fatica è la pubblicazione de Il dio dei geometri, saggio che contiene i dialoghi bruniani sul compasso di Fabrizio Mordente, un’altra preziosa porzione che mancava alla comprensione del Nolano. Veniamo introdotti nel secondo soggiorno parigino, cioè quando, lasciata l’Inghilterra, Bruno rientra in Francia al seguito dell’ambasciatore; aveva intanto pubblicato i dialoghi in volgare e meglio definito la sua posizione eliocentrica e infinitistica dell’universo.
Lo ritroviamo in compagnia del Corbinelli che è il tramite da cui nascerà l’incontro con il matematico Fabrizio Mordente; questo è uno dei punti che mi preme sottolineare, il rilievo dato a questi due personaggi. Con Corbinelli e Mordente l’autore entra direttamente nel mondo che ha visto accarnarsi la parola e la vita del Nolano: ecco il gusto del dettaglio, la lente che ingrandisce il particolare per meglio comprende l’universale.
In Del Giudice il dettaglio non è ornamento o arabesco da sfondo, ma è assolutamente inscindibile dall’oggetto principale del dire, ovvero la vita e la filosofia di Giordano Bruno. Con la definizione del carattere del Mordente, tra semplicità e cialtroneria, viene messo in risalto e chiarito definitivamente il perchè e il tono dei dialoghi che Bruno stampa contro lo stesso matematico.
Bella l’immagine del filosofo che si accende appena comprende le possibilità di questo nuovo compasso perfezionato dal matematico, che lui definisce dio dei geometri, questo perchè sostiene in modo empirico la sua ultima speculazione filosofica, ovvero la possibilità di definire e misurare il minimo. Da qui l’idea di tradurre in latino il rozzo scritto mordentiano, per una diffusione maggiore e più dettagliata, da qui il risentimento del matematico che non comprende l’opera del filosofo-traduttore, rivolta essenzialmente a suffragare la sua filosofia antiaristotelica.
Come aveva già fatto con la visione eliocentrica copernicana, Bruno usa le nuove scoperte o le nuove idee come supporti per la sua originalissima riforma, la filosofia nolana. Tutto questo il povero Mordente non è in grado di comprenderlo, e rimane con il suo bilioso rancore, in compagnia del suo essere ‘idiota trionfante’.
L’autore di questo saggio ci ha donato ancora una tesserina di quel mosaico a cui accennavo sopra, una stazione della vita di quel piccolo uomo di Nola, con un poco di barba nera; ha arricchito la nostra conoscenza del mondo che lo circondava.
Forse Del Giudice ha bene in mente quel detto nietzschiano: “… ogni cosa è talmente legata con tutto che voler escludere una qualsiasi cosa vuol dire escludere tutto”, da qui il suo prodigarsi nella ricerca del particolare.
È proprio questa la caratteristica più bruniana del testo, la certezza che le minime cose, le minuzzarie, partecipano al Tutto, e che l’infinito si rappresenta nel finito; siamo noi a dover capire ‘certe ombre dell’idee’. In questo modo e con questa tecnica Il dio dei geometri ha assunto i contorni di un’opera nolana, non solo nel contenuto ma anche nella forma.
Non posso fare a meno di pensare a certi manufatti in bilico e con la luce di taglio nei quadri di Caravaggio, o agli oggetti che si vedono negli affreschi del Carpaccio a Venezia; non credo che sia da sottovalutare questo gusto ‘pittorico’ nella prosa dell’autore. Nella totalità di un soggetto figurativo o di un sistema filosofico le minime cose partecipano vivamente alla comprensione del tutto. Non resta che appagare il nostro desiderio di conoscenza con la lettura di questo ‘piccolo e gradevole scritto’ sul pensiero di Bruno e restare in attesa del dono del prossimo, la nuova tessera del mosaico, il nuovo frutto del ‘gusto del particolare di Guido del Giudice’.
Probabilmente il suo narrare arriverà fino alla fine dei giorni del Nolano, fino al momento in cui la strada quotidiana di un assassino si incontrerà con l’incedere di un filosofo, e quell’incrocio sarà la piazza romana di Campo de’ Fiori, un fatto che credo abbia segnato a fondo la storia dell’umanità in generale e, in particolare, dell’uomo Del Giudice.



 


 


 


Dalla prefazione di Carlo D’Urso: “Coloro i quali avranno la compiacenza di frenare la loro curiosità al testo capiranno che non si tratta affatto dell'ennesimo lavoro accademico, che spinge in modo rapace la propria indagine chiudendosi ostinatamente nella semantica filosofica, bensì uno scritto che sa coniugare diligentemente due aspetti centrali della vita di Bruno: il coraggio delle idee e la sofferenza di viverle sino in fondo.” “L’autore distilla senza fretta la materia pensante del Nolano, consentendo alla figura di Bruno di affiorare con un’insolita chiave di lettura, arguta a mio avviso: la solitaria e straziante voglia di emergere... dettata dal proprio inestinguibile fuoco interiore! La sutura tra il Bruno che lotta con i mediocri (intoccabili) pensatori e il Bruno che sfida la morale più potente del suo tempo, costituisce l’anticamera alla delirante consapevolezza che l’astuzia di David non sarà sufficiente ad abbattere il gigante Golia.” “Cercate, se potete, di assumere in piccole dosi e gradatamente la bellezza di questo saggio, poiché oso paragonarlo ad un potente oppiaceo che tenta in tutti i modi di spalancare gli occhi dell’uomo da una terribile rilassatezza che in ogni epoca ha imperversato sulle vite di tutti con il nome di dio”.

INDICE:

Premessa di Carlo D’Urso
Capitolo I.
“La stupidità non è affar mio
I. 1. Da eretico a simbolo del libero pensiero
. I. 2. Lo spaccio del bestione trionfante di A. Tilgher
. Capitolo II.
“Dio è il solo essere che, per regnare, non abbia nemmeno bisogno d’esistere”
II.1. Magie, astrologie e alchimie ermetiche
II.2. Arte della memoria e logica fantastica
Capitolo III.
“Hai detto la verità?sella il cavallo!”
III.1. Tolemaici antichi e nuovi copernicani
III.2. L’infinito e la sua ontologia
Capitolo IV.
“Io sono il discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro piuttosto che un santo!
IV.1. Asini riformatori e furiosi eroici
IV.2. Follia e saggezza
IV.3. Atteone e Bruno, tra cacciatori e prede
Capitolo IV.
“D’ogni legge nemico e d’ogni fede”!”
. V.1. Commedie filosofiche e giullari
V.2. Bruno e le influenze sul teatro di Shakespeare
Appendice.
Giordano Bruno, La cabala del cavallo pegaseo
Nota al testo Giordano Bruno trascorre poco più di due anni in Inghilterra, dal 1582 al 1585. In questo breve periodo scrive e stampa i sei dialoghi filosofici in volgare che sono: La cena delle ceneri, De la causa, principio et uno, De l’infinito universo, e mondi, Lo spaccio della bestia trionfante, La cabala del cavallo pegaseo (questo dialogo viene presentato interamente in appendice), De gli eroici furori; di poco precedente è la commedia Il candelaio. Il presente volume vuole mettere in risalto la complessità del pensiero di Bruno attraverso le interpretazioni che si sono susseguite dalla morte, partendo dall’immagine di “mago rinascimentale” dato dalla studiosa inglese F.A.Yates, e arrivando alla riforma scientifica e morale che rispecchiano una visione più complessa e soddisfacente che ne ha dato sia Michele Ciliberto che Hilary Gatti. Ermetismo, filosofia della scienza, etica e morale, arte della memoria si inseguono nei testi del Nolano, si è tentato di rappresentare il tutto. Un capitolo è dedicato al teatro, e trattando essenzialmente dei dialoghi stampati nel periodo londinese, non poteva mancare un accenno a quella meravigliosa stagione del pensiero che è il teatro elisabettiano. Gli intermezzi che introducono la struttura critica del testo hanno la funzione di alleggerire lo scritto e di presentare un profilo del filosofo più agile e discorsivo, di divagare su autori e temi che siano “intonati” al filosofo di Nola. Affiora dallo scritto, come un fiume carsico, la lotta e lo scontro di un uomo contro le varie forme di potere del suo tempo.
 



Giordano Bruno. La divina eresia

di Emiliano Ventura

Il 2009 è l’anno dell’astronomia, ricorre infatti il quarto centenario (1609) della scoperta delle lune di Giove fatta dall’osservazione di Galilei. Quei satelliti vennero battezzati medicei in onore dei signori di Firenze. La scienza nascente stava, con grande lentezza e difficoltà, sostituendo il sistema tolemaico-aristotelico con il sistema eliocentrico, gli alfieri di questa rivoluzione si chiamano Copernico, Galilei e Keplero.
Giordano Bruno con la sua visione dell’universo popolato da innumerevoli mondi in uno spazio infinito, era approdato più lontano, aveva scavalcato anche il confine della nostra galassia. Galilei e Keplero non riuscivano o non erano pronti ad accettare l’infinito, Saturno era il limite della nostra galassia (e del loro mondo) ma anche dell’immaginazione della maggior parte dell’uomo tra il Rinascimento e la Modernità (ancora oggi una delle definizioni dell’universo è che sia finito ma illimitato). Bruno, mescolando ragione e immaginazione, aveva ‘intravisto’ un universo infinito, con innumerabili stelle e pianeti, aveva scavalcato le barriere della finitezza, quella siepe leopardiana che ci eravamo imposti da soli; il tutto senza l’ausilio della tecnica. Dispiace che in un anno così carico di significati astronomici e cosmologici il nome di Bruno venga taciuto. La Chiesa che processò Bruno e più tardi Galilei, ha dedicato in Vaticano una messa solenne a Galileo Galilei e più volte proferito parole di scuse verso quel processo, nessuna parola mai verso il rogo che uccise quel filosofo ancora scomodo.
La pubblicazione del Libro Giordano Bruno La divina eresia, in questo anno dell’astronomia, vuole anche essere un piccolo tentativo per far risuonare ancora la voce del filosofo di Nola.
Sia alla fine dell’Ottocento che del secolo scorso, la fisica ha più volte gioito per la prossimità della definitiva scoperta di una ipotesi ultima e definitiva sulla legge che regola l’universo. Sembrava prossima la risposta sul perché esiste e come ha avuto inizio; la continua ricerca e le nuove scoperte (tipo la ‘relatività’ di Einstein, o il ‘principio di indeterminazione’) hanno frustrato queste ottimistiche previsioni; stiamo ancora cercando una teoria unica.
Giordano Bruno parlando di agglomerati di mondi, regolati dalla termodinamica appresa da Telesio, è andato vicino alla formulazione del concetto moderno di Galassia. Dovremo attendere il 1929 con le osservazioni di Hubble per capire che l’universo è ancora in espansione, l’osservazione della luce proveniente da altre galassie ha lasciato intuire che queste si stiano allontanando, si è parlato di ‘respiro cosmico’.
Le intuizioni di Bruno sull’universo non raggiungono questa complessità con i concetti di ‘singolarità’, ‘principio di indeterminazione’, ‘relatività’, si dovrebbe tuttavia riconoscere il primo impulso a quei pensieri sull’infinito raccolti in dialoghi dal Nolano, come questi siano stati il cartone preparatorio dell’affresco a cui parteciperanno più avanti Newton, J.L. de Cheseaux, Einstein, Hubble e Hawking.
Se Keplero e Galilei avevano le loro riserve sull’infinito e su Bruno si può anche comprendere dall’epoca, dai sistemi di comunicazione, dai preconcetti e da fattori personali; ma che ancora oggi non si voglia riconoscere l’importanza di un pensatore, e di un concetto così importante, è qualcosa che desta quantomeno dispiacere se non sospetto, che a un antico potere si sia sostituito uno nuovo?
È come se questo silenzio e indifferenza alimentassero ancora le fascine di un rogo quadrisecolare, è un fuoco ancora acceso.

e.v.


 

Pietro Balan
Il vero volto di Giordano Bruno
 
Centro librario Sodalitium, Verrua Savoia 2009 (¤ 8,00)

ISBN 978-88-89596-18-0

Anno: 2009


€ 8,00


Dalla prefazione di don Ugo Carandino: “Nella seconda metà dell’800 e nei primi decenni del ’900 una schiera di battaglieri giornalisti e scrittori cattolici difese i diritti della Chiesa e le figure dei Sommi Pontefici dagli attacchi del laicismo massonico.
Tra questi combattenti per la causa papale spicca certamente la figura di monsignor Pietro Balan (Este 1840 - Pragatto di Crespellano 1893), “di spirito indomito, d’ingegno acuto e di vasta e nutrita cultura storica” (Enciclopedia Cattolica).
Dall’abilità della sua penna sono usciti numerosissimi scritti per rispondere alle sempre più numerose mistificazioni storiche con le quali i nemici della Chiesa stavano riscrivendo la storia. Mons. Balan, in particolare, mise in rilievo il legame indissolubile che lega l’Italia alla Fede predicata da san Pietro e dai suoi successori, rivendicando le ­glorie del passato cattolico della Penisola.
La sua erudizione sfociò nella stesura dei tre volumi della “Storia della Chiesa in continuazione a quella di Rohrbacher” (1879-1886). Nella prefazione all’opera, mons. Balan scriveva: “Io nulla devo ai potenti, ai grandi della terra; ma devo a Dio, alla Chiesa, alla patria, alla coscienza mia la verità; se ad altri qualche cosa dovessi, e senza offendere la gratitudine non potessi parlare liberamente, deporrei la penna, non mentirei”. L’opuscolo su Giordano Bruno fu la risposta dei cattolici intransigenti, raccolti nell’Opera dei Congressi, alla strumentalizzazione che gli anticlericali stavano facendo dell’apostata di Nola.
Per sfidare la Santa Sede, i settari vollero erigere un monumento a Giordano Bruno a Campo dei Fiori. Leone XIII protestò con fermezza alla provocazione e minacciò persino di lasciare l’Urbe; il Comitato permanente dell’Opera dei Congressi diffuse in modo capillare il testo di mons. Balan, dato alle stampe nel 1886.
Per ironia della sorte, monsignor Pietro Balan morì il 13 febbraio 1893, nello stesso giorno in cui nel 1600 terminava la vicenda umana di Giordano Bruno.
Le pagine che seguono permetteranno di conoscere l’autentico profilo di un personaggio (definito da Leone XIII “doppiamente ­apostata, convinto eretico”), che la Massoneria ha riesumato dall’oblio della storia per elevarlo a martire del libero pensiero. Infatti a Giordano Bruno, frate apostata, mago, spia, scomunicato da luterani e calvinisti, sono dedicate un gran numero di logge e di onorificenze massoniche.
In appendice al libro il lettore troverà due rari documenti di Leone XIII su Giordano Bruno, scritti in occasione dell’inaugurazione della statua in Campo de’ Fiori (l’unica piazza storica di Roma dove non è presente una chiesa): l'allocuzione Amplissimum collegium del 24 maggio 1889 e l’enciclica Quod nuper del 30 giugno 1889."
 



Il vero volto.....di chi?!

di Guido del Giudice

Se il "vero volto" rivelato da Balan è quello di un personaggio battezzato col nome di Giovanni (e non Filippo), che ha insegnato a Novi Ligure (e non a Noli), di cui i francesi non si curavano (!!), protetto da Riccardo (?) di Castelneau, che ha scritto la Cabala del cavallo Perseo (?) e che, per finire, non fu mai bruciato a Campo de' fiori, non sappiamo davvero di chi si parli in questo libro!  Perfino nella prefazione si sbaglia il giorno della fine di Bruno per farlo coincidere con quello della morte dello stesso Balan!
Cosa ci si può attendere di diverso, quando dalla vita si passa  al pensiero, se la personalità e i principi del filosofo vengono assimilati, in sostanza, a quelli dei personaggi del suo Candelaio?!
Al di là delle numerose e davvero grossolane inesattezze, lo scritto ci aiuta, comunque, a rivivere il clima infuocato in cui si svolse lo scontro di fine ottocento, per l'erezione del monumento di Campo de' fiori.
Bisogna peraltro ammettere che anche dall'altra parte, quella dei sostenitori del Nolano, la salda convinzione dei meriti e del valore di Bruno erano accompagnate da parecchia disinformazione e parzialità di giudizio.
Un piccolo merito di questa pubblicazione è, insomma, quello di rappresentarci, attraverso l'astiosa e sdegnata predica di monsignor Balan e le dolenti parole del sommo pontefice Leone XIII, lo sgomento clericale di fronte alla commemorazione, ad imperitura memoria, di uno dei principali misfatti commessi nella sua storia dalla Chiesa cattolica.

 




 

L'Opera Omnia di Giordano Bruno e Tommaso Campanella in mostra a Milano in Via Senato

 

 
In occasione del 75° congresso mondiale dell’ IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions, la principale associazione internazionale bibliotecaria) che inaugurato domenica 23 agosto a Milano (si chiuderà il 27), la Fondazione Biblioteca di via Senato presenta la mostra bibliografica Giordano Bruno e Tommaso Campanella: Opera omnia.
La mostra, curata dal Prof. Eugenio Canone e dalla Dott.ssa Annette Popel Pozzo, è allestita nella Sala Tommaso Campanella della Fondazione Biblioteca di via Senato 12 a Milano e sarà aperta dal 24 agosto al 2 ottobre 2009.
Vengono esposti i testi a stampa dei due filosofi italiani più emblematici tra Cinquecento e Seicento per il comune destino di ribellione, fuga, persecuzione e censura.
Il percorso della mostra prende spunto dall’Editto del Maestro del Sacro Palazzo (1603), nel quale erano notificati e proibiti una sessantina di autori e tra questi, appunto, i due filosofi con la loro opera omnia.
Sono riuniti un numero notevole delle rarissime prime edizioni dei libri di Giordano Bruno con l’opera in prima edizione pressoché completa di Tommaso Campanella, il tutto proveniente dal prestigioso Fondo antico della Biblioteca di via Senato.
 
Un ulteriore fattore d’interesse deriva dalle provenienze illustri, talune di amici dei due filosofi, che fanno rivivere l’atmosfera dell’epoca.
Il prezioso volume che rilega assieme De la causa, principio, et uno (1584) e De l’infinito universo et mondi (1584) di Bruno porta la nota manoscritta “ex dono Joannis Florio”. Giovanni Florio (1553-1625) fu amico caro di Bruno e fine letterato dell’Inghilterra elisabettiana.
L’idea guida consiste nel presentare vedute di libri e di luoghi di entrambi gli autori.
Per la prima volta in assoluto sarà in visione fuori Roma la sentenza di condanna di Giordano Bruno dell’8 febbraio 1600, un documento unico e di valore inestimabile, oggi custodito nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (Città del Vaticano).

 
Ingresso libero
dal 24 agosto al 2 ottobre 2009
Orario di apertura
lunedì – venerdì: 9.30–13.00 / 14.30-18.00

Fondazione Biblioteca di via Senato
Sala Tommaso Campanella
via Senato 12
20121 Milano

 


Leggi l'articolo sul sito di ADNKRONOS

Di Gerardo Picardo

MOSTRE: A MILANO I LIBRI DI BRUNO E CAMPANELLA SCAMPATI AL ROGO
ALLA BIBLIOTECA DI VIA SENATO ESPOSTA PER LA PRIMA VOLTA FUORI ROMA LA SENTENZA DI CONDANNA DEL NOLANO. IN BACHECA LE RARISSIME OPERE DEI DUE FILOSOFI ACCOMUNATI DA CARTE, ESILIO E DESTINO L'EVENTO E' CURATO DA EUGENIO CANONE E ANNETTE POPEL POZZO - NELLA SALA L'AURA MAGICA DEI LIBRI PROIBITI

Roma, 24 ago. - (Adnkronos) - "Sono libri sottratti al rogo. Il fascino di questa Mostra e' far 'vedere' le opere preziose di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, pensando al destino di esilio e persecuzione che i due filosofi hanno avuto. Ai visitatori offriamo la bellezza semplice e misteriosa di una passeggiata tra i libri scampati alle fiamme e ora finalmente riuniti insieme". Così Annette Popel Pozzo, responsabile Fondo Antico della Fondazione Biblioteca di Via Senato, a Milano, parla all'ADNKRONOS della mostra bibliografica 'Giordano Bruno e Tommaso Campanella, Opera Omnia', curata dal Prof. Eugenio Canone e dalla stessa Popel Pozzo, aperta da oggi al 2 ottobre alla Fondazione Biblioteca di via Senato 12, nella Sala Tommaso Campanella (da lunedì a venerdì, 9.30-13.00/14.30-18.00. Ingresso libero. Per informazioni Tel. 02 76215329, www.bibliotecadiviasenato.it). Un'immersione nel pensiero di straordinari 'eretici', le cui opere sono scampate ai roghi dell'Inquisizione.

"E' la prima volta -aggiunge la studiosa, spiegando l'aura che si sprigiona dall'evento- che l'opera pressocchè completa di Campanella e un numero notevole delle prime edizioni delle opere di Bruno vengono esposte. I due filosofi emblematici del Cinquecento e Seicento vengono mostrati, attraverso le loro opere, nel loro comune tragico destino, con opere a stampa che raccontano l'esilio e le persecuzioni cui furono soggetti i due pensatori. In tutto ci sono quaranta opere di Campanella e venti del Nolano. Nessuna biblioteca del mondo ha un fondo simile".

"La Sala che ospita la mostra e' quella Tommaso Campanella, dove campeggia anche un quadro dipinto da un anonimo pittore poco prima della morte del filosofo, il 21 maggio 1639. Il percorso espositivo si sviluppa in maniera cronologica, per cui al termine delle opere di Bruno in bacheca trasparente, con il 'recto' di una carta manoscritta che contiene i nomi del cardinale Roberto Bellarmino e degli altri inquisitori, per la prima volta in assoluto e' in visione fuori Roma la sentenza di condanna di Giordano Bruno, datata '8 febbraio 1600. Un documento unico e di valore inestimabile, oggi custodito nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede nella Città del Vaticano".

Pochi giorni dopo l'inchiostro di quella sentenza, il 17 febbraio 1600, Bruno, 'eretico pertinace e con la lingua in giova', verrà' arso vivo in Campo dei Fiori, a Roma, martire del libero pensiero. La particolarità sta proprio nel fatto che "per la prima volta questa sentenza lascia Roma". La tradizione bruniana racconta che il filosofo dopo averla sentita pronunciare, abbia risposto ai suoi accusatori: 'Avete più paura voi nel pronunciarla, che io nel raccoglierla'. Nel periodo degli omaggi ai maestri dell'Utopia, la mostra vuole anche essere "un ulteriore stimolo alle ricerche filosofiche sull'epoca dei due pensatori. Un'occasione straordinaria non solo per gli studiosi, considerando che di alcune edizioni di Bruno sono censite appena trenta copie in tutto il mondo".

E' il 7 agosto 1603, a Roma. Quella mattina -spiega il depliant della Mostra, curato dalla Biblioteca di via Senato- alle porte della Cancelleria Apostolica, il cursore Laerzio Cecchetti affigge un editto del Maestro del Sacro Palazzo, Giovanni Maria Guanzelli da Brisighella, che notifica la proibizione di una sessantina di libri. Per alcuni di questi, si stabiliva una necessaria 'emendatio ed expurgatio', come previsto dalla 'Instructio' dell'edizione dello 'Index librorum prohibitorum', promulgata da Clemente VIII nel 1596. Per una decina di autori, la condanna è senza appello. Come indica la forma: 'Opera omnia omnino prohibentur'. Accanto ai nomi degli eretici e degli eresiarchi nell'edizione dell'Index nel 1559, figurano i due più grandi filosofi italiani tra Cinquecento e Seicento: Giordano Bruno (1548-1600) e Tommaso Campanella (1568-1639), i più emblematici per il comune destino di ribellione, fuga, persecuzione e censura.

Il percorso della Mostra 'Giordano Bruno e Tommaso Campanella: Opera omnia' prende spunto dalla perentoria condanna dei due filosofi nell'Editto del Maestro del Sacro Palazzo, ''Iordani Bruni Nolani libri & scripta omnino prohibentur''; ''Thomae Campanellae opera omnia omnino tolluntur''. Nell'Editto si intimava ''di provedere con diligenza, e sollecitudine, che in quest'Alma Città di Roma non si stampi, vendi o in qualsivoglia modo tratti, e maneggi libro alcuno prohibito o sospeso''. L'importanza della Mostra consiste proprio nel riunire un numero notevole delle rarissime prime edizioni delle opere del Nolano con l'opera in prima edizione pressochè completa di Campanella, affiancata in molti casi dalle non meno rare seconde e terze edizioni o contraffazioni.

Tutti i volumi esposti di Bruno e Campanella fanno parte oggi del Fondo antico della Biblioteca di via Senato. Un patrimonio storico-filosofico di enorme interesse, un ulteriore fattore d'interesse deriva dalle provenienze illustri, talune di amici dei due filosofi, che fanno rivivere l'atmosfera dell'epoca. Il prezioso volume in cui sono uniti 'De la causa, principio, et uno' (1584) e 'De l'infinito universo et mondi' (1584) di Bruno porta la nota manoscritta ''ex dono Joannis Florio''. Giovanni Florio (1553-1625) fu amico caro di Bruno e fine letterato dell'Inghilterra elisabettiana. Il 'De monade numero et figura' (1591) del pensatore ex frate domenicano rivela invece la provenienza del filosofo tedesco Luderus Kulenkamp (1724-1794) che possedeva anche manoscritti del Nolano. L'esemplare di 'Prodromus philosophiae instaurandae' (1617) di Campanella mostra una dedica autografa del curatore dell'edizione Tobias Adami (1581-1643).

Divisa in due parti ordinate cronologicamente e dedicate rispettivamente al Nolano e allo Stilese, la mostra presenta soprattutto le splendide e molto rare prime edizioni, ma anche stampe di vedute e il ritratto a olio di Campanella eseguito a Parigi nel 1639. L'idea guida della Mostra consiste nel presentare ''vedute'' di libri e di luoghi di entrambi gli autori: Giordano Bruno che viaggia per tutta l'Europa da Nola a Napoli, Roma, Ginevra, Parigi, Londra, Wittenberg, Praga, Helmstedt, Francoforte, Zurigo, Padova, Venezia fino al ritorno, non più come uomo libero, a Roma. Tommaso Campanella, pur rimanendo in Italia fino al 1634, quando e' costretto a fuggire in Francia dove potrà finalmente curare la pubblicazione delle proprie opere, ha tra il 1617 e il 1630 un notevole numero di scritti editi a Francoforte sul Meno, grazie all'interessamento e alle cure dell'amico tedesco Tobias Adami.

Affidati a Eugenio Canone per la parte filosofica e Annette Popel Pozzo per la parte catalografica, i pezzi esposti si pongono l'obiettivo di fornire non solo un'esposizione ragionata del rilievo che hanno avuto i singoli testi ma anche informazioni sull'epoca. Il tempo passato sui libri secondo Bruno procura amabilità e stimola tolleranza. Nello 'Spaccio de la bestia Trionfante', il personaggio principale, Sofia, fa un'appassionata difesa dei libri e di una biblioteca pubblica libera e senza censure: ''non è lezzione, non è libro -afferma Sofia- che non sia essaminato da dei, e che se non è tutto balordesco non sia approvato, e messo con le catene nella biblioteca commune: perché pigliano piacere nella moltiforme representazione di tutte cose, e frutti moltiformi de tutti ingegni'' (ed. ''Biblioteca dell'Utopia'', vol. 10, Milano 2000, p. 139). L'importante mostra della biblioteca di via Senato, in occasione anche del 75° congresso mondiale dell' IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions) che si tiene a Milano dal 23 al 27 agosto 2009, e' un altro tassello importante lo sviluppo di strumenti di carattere bibliografico e iconografico relativi al Rinascimento.

(Gkd/Adnkronos)