L’incontro di Giordano Bruno con il
matematico salernitano Fabrizio Mordente avvenne nel 1585,
durante il secondo soggiorno parigino del filosofo reduce
dall’esperienza inglese, una vicenda interessante e finora
inspiegabilmente trascurata. Infatti, nonostante la recente
scoperta dei nuovi dialoghi e di nuovi documenti abbia
contribuito a delucidarla, non era mai stata messa a
disposizione del pubblico una traduzione completa dei quattro
dialoghi composti da Bruno sull’argomento. Una lettura che ci
offre lo spunto per affrontare la questione epistemologica
dell’approccio bruniano alla conoscenza.
Guido del Giudice, medico e
filosofo napoletano, si è imposto negli ultimi anni come uno dei
più profondi conoscitori della vita e dell’opera di Giordano
Bruno, sul quale conduce da anni una ricerca approfondita. Nel
1998 ha creato il sito internet
www.giordanobruno.info, diventato un punto di riferimento
per appassionati e studiosi di tutto il mondo.
LIBRI: ESCE 'IL DIO DEI
GEOMETRI', COSI' GIORDANO BRUNO LITIGO' CON IL COMPASSO DI MORDENTE.
NUOVO SAGGIO DI GUIDO DEL GIUDICE SUGLI INQUIETI PERCORSI DEL FILOSOFO
NOLANO.
Roma, 6 set. - (Adnkronos) - Un altro
tratto umano di Giordano Bruno, il filosofo di Nola imprevedibile come
il suo pensiero ribelle, ucciso nel rogo di campo dei Fiori il 17
febbraio 1600. E' la chiave di lettura che ci offre il saggio appena
edito Giordano Bruno 'Il Dio dei Geometri. Quattro dialoghi', con
introduzione e traduzione del medico e filosofo napoletano Guido del
Giudice (Di Renzo Editore, pp. 128, euro 12,50, www.direnzo.it).
L'incontro di Bruno con il matematico salernitano Fabrizio Mordente
avvenne nel 1585, durante il secondo soggiorno parigino del filosofo
reduce dall'esperienza inglese, una vicenda interessante e finora
inspiegabilmente trascurata. Infatti, nonostante la recente scoperta dei
nuovi dialoghi e documenti abbia contribuito a delucidarla, finora non
era stata messa a disposizione del pubblico una traduzione completa dei
quattro dialoghi composti dal Nolano sull'argomento.
Il Dio dei Geometri, per Bruno, e'
Fabrizio Mordente, un matematico di Salerno conosciuto a Parigi nel 1585
alla corte di Caterina de' Medici, al seguito di Jacopo Corbinelli,
esule fiorentino nelle grazie della Regina Madre che proteggeva gli
italiani a corte. Ma, spiega Guido Del Giudice all'ADNKRONOS, ''come
spesso succede agli esuli, anziché' aiutarsi a vicenda, non trovano
niente di meglio da fare che azzuffarsi, come i capponi di Renzo,
sprecando le proprie energie in una lotta tra poveri. Per la verità' le
colpe di questo dissidio sono prevalentemente del Salernitano, in quanto
Bruno, come suo solito, si rivela si avventato, ma animato
esclusivamente dalla brama di conoscere e sviluppare la sua filosofia''.
''Egli vede in questo divino strumento
inventato dal Mordente -aggiunge l'autore- che nel 1998 ha creato il
sito internet www.giordanobruno.info, diventato ormai un punto di
riferimento per appassionati e studiosi- un compasso di proporzione a
otto punte, il deus ex machina in grado di confermare e
sviluppare le sue teorie atomistiche e, in particolare, la presenza di
un minimo assoluto assimilabile all'atomo, che Aristotele negava con
decisione. Mordente era un personaggio di cultura piuttosto limitata e,
in particolare, si doleva della sua ignoranza del latino. Al Nolano non
sembrò vero di offrirsi di realizzare una presentazione della scoperta
del conterraneo nella lingua dei dotti''.
LA RABBIA DEL MATEMATICO SALERNITANO E L'APPROCCIO BRUNIANO ALLA
CONOSCENZA
Naturalmente Bruno non era certo tipo da realizzare una semplice
traduzione, ''ma ci mise del suo - annota del Giudice, già autore di
diversi contributi sulla filosofia di Bruno - presentando la sua visione
dello strumento, cercando di dimostrare le operazioni e le prospettive
consentite dallo stesso. Egli allargò' il panorama dal semplice aspetto
meccanico, che era quello che interessava al Mordente, desideroso di
trarre profitto dalla sua invenzione al piano più elevato e fecondo
della speculazione filosofica. In compenso, nei primi due dialoghi,
conferisce alla figura di Mordente un'areola di divinità, in quanto non
potendo esaltarne le doti culturali e' costretto a presentarlo come una
sorta di sileno ispirato o di asina di Balaam. Apriti cielo! Mordente -
sottolinea Guido del Giudice - che aveva un carattere sospettoso e
diffidente si ritenne sminuito e defraudato della sua scoperta e montò
in una rabbia bestiale, come la definisce Corbinelli, al punto da
comprare e bruciare quasi tutte le copie dei dialoghi''.
''Ciò' dovette sembrare al Nolano una
vera e propria dichiarazione di guerra e, ovviamente, reagì - annota
l'autore - con due nuovi dialoghi in cui questa volta senza mezzi
termini esprimendo la scarsa considerazione che tutti più o meno
nutrivano nei confronti del compaesano. Ne nacque un odio eterno,
soprattutto da parte di Fabrizio, che in tutte le sue opere successive
serberà astio nei confronti del filosofo di Nola, il quale invece, anche
perché aveva ben altro da fare, tornerà sullo strumento e sulle teorie
ad esso associate in opere successive, sempre citando con riconoscenza i
meriti del geometra salernitano''.
Il libro, in cui Guido del Giudice
presenta la ricostruzione della vicenda, unitamente alla prima
traduzione completa dei quattro dialoghi scritti da Bruno
sull'argomento, ''penso possa essere di grande interesse per gli
studiosi bruniani, in quanto illumina, da un lato, il carattere del
Nolano, paradigmatico rispetto ad altre vicende e momenti della sua
tormentata esistenza, e dall'altro, il suo metodo di approccio alla
conoscenza. Comportamenti irruenti e precipitosi sono usuali in Bruno, e
ricorrono più volte nel corso della sua tormentata esistenza, sempre
interpretati in modo malevolo e interessato''. Ad esempio, ricorda
l'autore, ''l'eccessivo entusiasmo da cui il filosofo si fa prendere in
questa occasione, come nel caso di Tycho Brahe e dell'Acrotismus, da me
raccontati nella mia precedente traduzione, viene ricompensato ancora
una volta con l'incomprensione e il disprezzo''.
SUL WEB LA BATTAGLIA PER UN PENSIERO DI RICERCA CHE APPARTIENE A TUTTI
Mentre ''il secondo importante argomento di riflessione si inserisce
nella polemica mai sopita tra i sostenitori, sulla scia di Frances Yates,
di una visione magica ed irrazionale della filosofia e del personaggio
Bruno, e quelli più moderni e credibili, che rivalutano l'impostazione
sperimentale, ''prescientifica'' del filosofo, identificando in lui un
fondamentale punto di passaggio: il rappresentante emblematico di un
rinascimento che dalle sue basi tradizionali, proietta l'uomo verso un
mondo nuovo. Egli, in un periodo in cui non esistevano strumenti e
contributi atti a dare dei fondamenti scientifici alle sue teorie,
ciononostante ricercava, spesso ingenuamente, tutto ciò che potesse
aiutarlo in questa direzione''.
Per del Giudice ''Bruno si rendeva
conto che gli mancavano i mezzi di osservazione e perciò si paragonava a
Tiresia, interprete cieco ma divino. Per cui nei confronti di Copernico
e degli altri astronomi, sosteneva che ''Doviamo aprir gli occhi a
quello ch'hanno osservato e visto e non porgere il consentimento a quel
ch'hanno conceputo, inteso e determinato''. E a chi gli chiede a
quale pubblico si rivolga il libro, del Giudice replica deciso: ''La mia
passione per Bruno e' stata sempre anche lo strumento di una battaglia
contro la pedanteria accademica che, particolarmente nel caso del
pensatore Nolano, ha mostrato tutta la sua protervia. I visitatori, in
esponenziale incremento del mio sito internet dedicato al Nolano (www.giordanobruno.info),
manifestano non soltanto l'interesse per il filosofo, ma anche
l'insofferenza per una classe erudita che pretende di gestire a proprio
piacimento lo studio e la diffusione di testi fondamentali della nostra
cultura. Lo stesso tipo di riscontro ho avuto dal successo dei miei
libri''.
E le ''sorprese -assicura del Giudice-
non sono ancora finite''. Come dire: spostare i propri confini e' ancora
una volta il segreto per capire la filosofia di Bruno: ''Per le talpe
- tagliava corto l'orgoglioso Nolano ricusando i 'pedanti'-
queste ragioni avranno lo stesso effetto della luce del giorno. Vi
saluto''.
(Adnkronos)
domenica, 20
settembre 2009
NEL LIBRO DI GUIDO DEL GIUDICE NUOVA LUCE SULLA RICERCA DEL NOLANO
L’universo di Giordano Bruno in una pluralità di interessi
di Giovanni Alloggio
La filosofia di Giordano Bruno, il pensiero del Nolano, un’ulteriore
inquadratura su questa figura eccezionale, martire della ragione, emergono dal
saggio appena edito Giordano Bruno “Il Dio dei Geometri. Quattro Dialoghi” con
introduzione e traduzione del medico e filosofo napoletano Guido del Giudice (Di
Renzo Editore). La vicenda, inspiegabilmente rimasta trascurata fino ad ora, si
rifà all’incontro di Bruno con il matematico salernitano Fabrizio Mordente
avvenuto nel 1585 durante il secondo soggiorno parigino del filosofo.
L’incontro evidenzia l’enorme interesse del Nolano verso l’ultima invenzione del
Mordente, un compasso di proporzione a otto punte. Ma mentre il filosofo aveva
intravisto in quest’invenzione “la dimostrazione del limite fisico e matematico
della divisibilità che Aristotele invece confutava”, al contrario Mordente si
muoveva ad un livello più basso: mancando di una sovrastruttura filosofica non
accettava di limitare il suo metodo ad una determinazione che non fosse formale.
I due percorrono strade diverse, parlano lingue diverse “si muovono su livelli
culturali diversi” e ciò dovette far temere al salernitano che Bruno, che si era
offerto di diffondere in latino fra i dotti le idee del Mordente, volesse in
realtà appropriarsi della sua invenzione. La vicenda permette di affrontare la
questione circa l’effettivo valore scientifico della concezione bruniana
dell’universo e fa luce su alcune delle speculazioni più brillanti del filosofo
campano mettendo in scena tutta la violenza di un conflitto fra due pensatori
irriducibili, “nonché le immense qualità morali e intellettuali che
caratterizzarono il comportamento del filosofo in tutte le più importanti
vicende della sua tormentata esistenza”. Bruno compone quattro dialoghi sotto
l’”influsso” delle teorie di Fabrizio Mordente, denominato dal Nolano “il Dio
dei Geometri”: Mordente, il Compasso di Mordente con il Sogno, l’Idiota
trionfante e l’interpretazione del Sogno che mettono in luce tra l’altro i punti
chiave della sua concezione filosofica, che fondeva neoplatonismo e arti
mnemoniche con influssi ebraici e cabalistici, la pluralità dei mondi e
l’infinità dell’universo. Un altro tratto umano di Giordano Bruno ucciso nel
rogo di campo dei Fiori il 17 febbraio 1600 emerge da quest’opera inaspettata e
sorprendente.
Guido Del Giudice, Giordano Bruno. Il dio
dei Geometri.
Sono ormai parecchi anni, credo una decina, che Guido del Giudice
ha intrapreso l’opera di raccontarci e definirci meglio l’opera di Giordano
Bruno. Il suo lavoro di difesa e diffusione della nolana filosofia è iniziato
con un sito internet, divenuto vero centro di approdo e raccordo per studiosi e
appassionati.
Da quelle pagine elettroniche sono venuti i libri, e sono testi che hanno il
pregio di mostrare aspetti e prospettive diverse del Nolano, come La coincidenza
degli opposti, dove la filosofia del nostro viene vista e ‘comparata’ con la
filosofia orientale.
Del Giudice non è studioso sedentario né brunianamente ‘pedante’, è invece
ricercatore mobile, nei suoi libri non mancano apparati iconografici con stampe
e autografi che, oltre ad impreziosire il testo, ci rendono un’idea più prossima
dei tempi in cui Bruno se ne andava errante, come un Bia’, per l’Europa.
Nel testo Due Orazioni ci ha presentato il profilo del filosofo nel soggiorno in
Germania, e tra quelle pagine si chiarisce l’intento che spinge Bruno a scrivere
le orationes nel periodo più tranquillo di quell’esilio; abbiamo visto
aggiungere una porzione di quel pellegrinaggio filosofico, quell’incedere e
scappare che è intimamente legato all’opera del Nolano.
Questo perché la filosofia di Bruno è imprescindibile, per una corretta e
olistica comprensione, dal tempo e dal luogo in cui il testo viene scritto; le
epistole dedicatorie dei dialoghi ne sono un chiarissimo esempio.
È evidente come Del Giudice abbia ben chiaro in mente un progetto molto più
ampio, l’affresco totale o il mosaico che dovrà coprire l’intera volta, anche se
non si tratta di un soffitto ma della vita e del pensiero di uno dei più
originali pensatori della fine del Rinascimento.
Ultima fatica è la pubblicazione de Il dio dei geometri, saggio che contiene i
dialoghi bruniani sul compasso di Fabrizio Mordente, un’altra preziosa porzione
che mancava alla comprensione del Nolano. Veniamo introdotti nel secondo
soggiorno parigino, cioè quando, lasciata l’Inghilterra, Bruno rientra in
Francia al seguito dell’ambasciatore; aveva intanto pubblicato i dialoghi in
volgare e meglio definito la sua posizione eliocentrica e infinitistica
dell’universo.
Lo ritroviamo in compagnia del Corbinelli che è il tramite da cui nascerà
l’incontro con il matematico Fabrizio Mordente; questo è uno dei punti che mi
preme sottolineare, il rilievo dato a questi due personaggi. Con Corbinelli e
Mordente l’autore entra direttamente nel mondo che ha visto accarnarsi la parola
e la vita del Nolano: ecco il gusto del dettaglio, la lente che ingrandisce il
particolare per meglio comprende l’universale.
In Del Giudice il dettaglio non è ornamento o arabesco da sfondo, ma è
assolutamente inscindibile dall’oggetto principale del dire, ovvero la vita e la
filosofia di Giordano Bruno. Con la definizione del carattere del Mordente, tra
semplicità e cialtroneria, viene messo in risalto e chiarito definitivamente il
perchè e il tono dei dialoghi che Bruno stampa contro lo stesso matematico.
Bella l’immagine del filosofo che si accende appena comprende le possibilità di
questo nuovo compasso perfezionato dal matematico, che lui definisce dio dei
geometri, questo perchè sostiene in modo empirico la sua ultima speculazione
filosofica, ovvero la possibilità di definire e misurare il minimo. Da qui
l’idea di tradurre in latino il rozzo scritto mordentiano, per una diffusione
maggiore e più dettagliata, da qui il risentimento del matematico che non
comprende l’opera del filosofo-traduttore, rivolta essenzialmente a suffragare
la sua filosofia antiaristotelica.
Come aveva già fatto con la visione eliocentrica copernicana, Bruno usa le nuove
scoperte o le nuove idee come supporti per la sua originalissima riforma, la
filosofia nolana. Tutto questo il povero Mordente non è in grado di
comprenderlo, e rimane con il suo bilioso rancore, in compagnia del suo essere
‘idiota trionfante’.
L’autore di questo saggio ci ha donato ancora una tesserina di quel mosaico a
cui accennavo sopra, una stazione della vita di quel piccolo uomo di Nola, con
un poco di barba nera; ha arricchito la nostra conoscenza del mondo che lo
circondava.
Forse Del Giudice ha bene in mente quel detto nietzschiano: “… ogni cosa è
talmente legata con tutto che voler escludere una qualsiasi cosa vuol dire
escludere tutto”, da qui il suo prodigarsi nella ricerca del particolare.
È proprio questa la caratteristica più bruniana del testo, la certezza che le
minime cose, le minuzzarie, partecipano al Tutto, e che l’infinito si
rappresenta nel finito; siamo noi a dover capire ‘certe ombre dell’idee’. In
questo modo e con questa tecnica Il dio dei geometri ha assunto i contorni di
un’opera nolana, non solo nel contenuto ma anche nella forma.
Non posso fare a meno di pensare a certi manufatti in bilico e con la luce di
taglio nei quadri di Caravaggio, o agli oggetti che si vedono negli affreschi
del Carpaccio a Venezia; non credo che sia da sottovalutare questo gusto
‘pittorico’ nella prosa dell’autore. Nella totalità di un soggetto figurativo o
di un sistema filosofico le minime cose partecipano vivamente alla comprensione
del tutto. Non resta che appagare il nostro desiderio di conoscenza con la
lettura di questo ‘piccolo e gradevole scritto’ sul pensiero di Bruno e restare
in attesa del dono del prossimo, la nuova tessera del mosaico, il nuovo frutto
del ‘gusto del particolare di Guido del Giudice’.
Probabilmente il suo narrare arriverà fino alla fine dei giorni del Nolano, fino
al momento in cui la strada quotidiana di un assassino si incontrerà con
l’incedere di un filosofo, e quell’incrocio sarà la piazza romana di Campo de’
Fiori, un fatto che credo abbia segnato a fondo la storia dell’umanità in
generale e, in particolare, dell’uomo Del Giudice.
Emiliano Ventura
Giordano Bruno. La divina
eresia.
In appendice: Giordano Bruno, Cabala del
cavallo pegaseo con l’aggiunta dell’asino
cillenico.
Dalla prefazione di Carlo D’Urso: “Coloro i quali avranno la
compiacenza di frenare la loro curiosità al testo capiranno che non si
tratta affatto dell'ennesimo lavoro accademico, che spinge in modo
rapace la propria indagine chiudendosi ostinatamente nella semantica
filosofica, bensì uno scritto che sa coniugare diligentemente due
aspetti centrali della vita di Bruno: il coraggio delle idee e la
sofferenza di viverle sino in fondo.” “L’autore distilla senza fretta la
materia pensante del Nolano, consentendo alla figura di Bruno di
affiorare con un’insolita chiave di lettura, arguta a mio avviso: la
solitaria e straziante voglia di emergere... dettata dal proprio
inestinguibile fuoco interiore! La sutura tra il Bruno che lotta con i
mediocri (intoccabili) pensatori e il Bruno che sfida la morale più
potente del suo tempo, costituisce l’anticamera alla delirante
consapevolezza che l’astuzia di David non sarà sufficiente ad abbattere
il gigante Golia.” “Cercate, se potete, di assumere in piccole dosi e
gradatamente la bellezza di questo saggio, poiché oso paragonarlo ad un
potente oppiaceo che tenta in tutti i modi di spalancare gli occhi
dell’uomo da una terribile rilassatezza che in ogni epoca ha
imperversato sulle vite di tutti con il nome di dio”.
INDICE:
Premessa di Carlo D’Urso
Capitolo I.
“La stupidità non è affar mio
I. 1. Da eretico a simbolo del libero pensiero
. I. 2. Lo spaccio del bestione trionfante di A. Tilgher
. Capitolo II.
“Dio è il solo essere che, per regnare, non abbia nemmeno bisogno
d’esistere”
II.1. Magie, astrologie e alchimie ermetiche
II.2. Arte della memoria e logica fantastica
Capitolo III.
“Hai detto la verità?sella il cavallo!”
III.1. Tolemaici antichi e nuovi copernicani
III.2. L’infinito e la sua ontologia
Capitolo IV.
“Io sono il discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro
piuttosto che un santo!
IV.1. Asini riformatori e furiosi eroici
IV.2. Follia e saggezza
IV.3. Atteone e Bruno, tra cacciatori e prede
Capitolo IV.
“D’ogni legge nemico e d’ogni fede”!”
. V.1. Commedie filosofiche e giullari
V.2. Bruno e le influenze sul teatro di Shakespeare
Appendice.
Giordano Bruno, La cabala del cavallo pegaseo
Nota al testo Giordano Bruno trascorre poco più di due anni in
Inghilterra, dal 1582 al 1585. In questo breve periodo scrive e stampa i
sei dialoghi filosofici in volgare che sono: La cena delle ceneri, De la
causa, principio et uno, De l’infinito universo, e mondi, Lo spaccio
della bestia trionfante, La cabala del cavallo pegaseo (questo dialogo
viene presentato interamente in appendice), De gli eroici furori; di
poco precedente è la commedia Il candelaio. Il presente volume vuole
mettere in risalto la complessità del pensiero di Bruno attraverso le
interpretazioni che si sono susseguite dalla morte, partendo
dall’immagine di “mago rinascimentale” dato dalla studiosa inglese
F.A.Yates, e arrivando alla riforma scientifica e morale che
rispecchiano una visione più complessa e soddisfacente che ne ha dato
sia Michele Ciliberto che Hilary Gatti. Ermetismo, filosofia della
scienza, etica e morale, arte della memoria si inseguono nei testi del
Nolano, si è tentato di rappresentare il tutto. Un capitolo è dedicato
al teatro, e trattando essenzialmente dei dialoghi stampati nel periodo
londinese, non poteva mancare un accenno a quella meravigliosa stagione
del pensiero che è il teatro elisabettiano. Gli intermezzi che
introducono la struttura critica del testo hanno la funzione di
alleggerire lo scritto e di presentare un profilo del filosofo più agile
e discorsivo, di divagare su autori e temi che siano “intonati” al
filosofo di Nola. Affiora dallo scritto, come un fiume carsico, la lotta
e lo scontro di un uomo contro le varie forme di potere del suo tempo.
Giordano Bruno. La divina eresia di Emiliano Ventura
Il 2009 è l’anno dell’astronomia, ricorre infatti il quarto centenario
(1609) della scoperta delle lune di Giove fatta dall’osservazione di
Galilei. Quei satelliti vennero battezzati medicei in onore dei signori
di Firenze. La scienza nascente stava, con grande lentezza e difficoltà,
sostituendo il sistema tolemaico-aristotelico con il sistema
eliocentrico, gli alfieri di questa rivoluzione si chiamano Copernico,
Galilei e Keplero.
Giordano Bruno con la sua visione dell’universo popolato da innumerevoli
mondi in uno spazio infinito, era approdato più lontano, aveva
scavalcato anche il confine della nostra galassia. Galilei e Keplero non
riuscivano o non erano pronti ad accettare l’infinito, Saturno era il
limite della nostra galassia (e del loro mondo) ma anche
dell’immaginazione della maggior parte dell’uomo tra il Rinascimento e
la Modernità (ancora oggi una delle definizioni dell’universo è che sia
finito ma illimitato). Bruno, mescolando ragione e immaginazione, aveva
‘intravisto’ un universo infinito, con innumerabili stelle e pianeti,
aveva scavalcato le barriere della finitezza, quella siepe leopardiana
che ci eravamo imposti da soli; il tutto senza l’ausilio della tecnica.
Dispiace che in un anno così carico di significati astronomici e
cosmologici il nome di Bruno venga taciuto. La Chiesa che processò Bruno
e più tardi Galilei, ha dedicato in Vaticano una messa solenne a Galileo
Galilei e più volte proferito parole di scuse verso quel processo,
nessuna parola mai verso il rogo che uccise quel filosofo ancora
scomodo.
La pubblicazione del Libro Giordano Bruno La divina eresia, in questo
anno dell’astronomia, vuole anche essere un piccolo tentativo per far
risuonare ancora la voce del filosofo di Nola.
Sia alla fine dell’Ottocento che del secolo scorso, la fisica ha più
volte gioito per la prossimità della definitiva scoperta di una ipotesi
ultima e definitiva sulla legge che regola l’universo. Sembrava prossima
la risposta sul perché esiste e come ha avuto inizio; la continua
ricerca e le nuove scoperte (tipo la ‘relatività’ di Einstein, o il
‘principio di indeterminazione’) hanno frustrato queste ottimistiche
previsioni; stiamo ancora cercando una teoria unica.
Giordano Bruno parlando di agglomerati di mondi, regolati dalla
termodinamica appresa da Telesio, è andato vicino alla formulazione del
concetto moderno di Galassia. Dovremo attendere il 1929 con le
osservazioni di Hubble per capire che l’universo è ancora in espansione,
l’osservazione della luce proveniente da altre galassie ha lasciato
intuire che queste si stiano allontanando, si è parlato di ‘respiro
cosmico’.
Le intuizioni di Bruno sull’universo non raggiungono questa complessità
con i concetti di ‘singolarità’, ‘principio di indeterminazione’,
‘relatività’, si dovrebbe tuttavia riconoscere il primo impulso a quei
pensieri sull’infinito raccolti in dialoghi dal Nolano, come questi
siano stati il cartone preparatorio dell’affresco a cui parteciperanno
più avanti Newton, J.L. de Cheseaux, Einstein, Hubble e Hawking.
Se Keplero e Galilei avevano le loro riserve sull’infinito e su Bruno si
può anche comprendere dall’epoca, dai sistemi di comunicazione, dai
preconcetti e da fattori personali; ma che ancora oggi non si voglia
riconoscere l’importanza di un pensatore, e di un concetto così
importante, è qualcosa che desta quantomeno dispiacere se non sospetto,
che a un antico potere si sia sostituito uno nuovo?
È come se questo silenzio e indifferenza alimentassero ancora le fascine
di un rogo quadrisecolare, è un fuoco ancora acceso.
e.v.
Pietro Balan
Il vero volto di Giordano Bruno
Centro librario Sodalitium, Verrua
Savoia 2009 (¤ 8,00)
ISBN 978-88-89596-18-0
Anno: 2009
€ 8,00
Dalla prefazione di don Ugo Carandino: “Nella
seconda metà dell’800 e nei primi decenni del ’900 una schiera di
battaglieri giornalisti e scrittori cattolici difese i diritti della
Chiesa e le figure dei Sommi Pontefici dagli attacchi del laicismo
massonico.
Tra questi combattenti per la causa papale spicca certamente la figura
di monsignor Pietro Balan (Este 1840 - Pragatto di Crespellano 1893),
“di spirito indomito, d’ingegno acuto e di vasta e nutrita cultura
storica” (Enciclopedia Cattolica).
Dall’abilità della sua penna sono usciti numerosissimi scritti per
rispondere alle sempre più numerose mistificazioni storiche con le quali
i nemici della Chiesa stavano riscrivendo la storia. Mons. Balan, in
particolare, mise in rilievo il legame indissolubile che lega l’Italia
alla Fede predicata da san Pietro e dai suoi successori, rivendicando le
glorie del passato cattolico della Penisola.
La sua erudizione sfociò nella stesura dei tre volumi della “Storia
della Chiesa in continuazione a quella di Rohrbacher” (1879-1886). Nella
prefazione all’opera, mons. Balan scriveva: “Io nulla devo ai potenti,
ai grandi della terra; ma devo a Dio, alla Chiesa, alla patria, alla
coscienza mia la verità; se ad altri qualche cosa dovessi, e senza
offendere la gratitudine non potessi parlare liberamente, deporrei la
penna, non mentirei”. L’opuscolo su Giordano Bruno fu la risposta dei
cattolici intransigenti, raccolti nell’Opera dei Congressi, alla
strumentalizzazione che gli anticlericali stavano facendo dell’apostata
di Nola.
Per sfidare la Santa Sede, i settari vollero erigere un monumento a
Giordano Bruno a Campo dei Fiori. Leone XIII protestò con fermezza alla
provocazione e minacciò persino di lasciare l’Urbe; il Comitato
permanente dell’Opera dei Congressi diffuse in modo capillare il testo
di mons. Balan, dato alle stampe nel 1886.
Per ironia della sorte, monsignor Pietro Balan morì il 13 febbraio 1893,
nello stesso giorno in cui nel 1600 terminava la vicenda umana di
Giordano Bruno.
Le pagine che seguono permetteranno di conoscere l’autentico profilo di
un personaggio (definito da Leone XIII “doppiamente apostata, convinto
eretico”), che la Massoneria ha riesumato dall’oblio della storia per
elevarlo a martire del libero pensiero. Infatti a Giordano Bruno, frate
apostata, mago, spia, scomunicato da luterani e calvinisti, sono
dedicate un gran numero di logge e di onorificenze massoniche.
In appendice al libro il lettore troverà due rari documenti di Leone
XIII su Giordano Bruno, scritti in occasione dell’inaugurazione della
statua in Campo de’ Fiori (l’unica piazza storica di Roma dove non è
presente una chiesa): l'allocuzione Amplissimum collegium del 24 maggio
1889 e l’enciclica Quod nuper del 30 giugno 1889."
Il vero volto.....di chi?! di Guido del Giudice
Se il "vero volto" rivelato da Balan è quello di un personaggio
battezzato col nome di Giovanni (e non Filippo), che ha insegnato a Novi
Ligure (e non a Noli), di cui i francesi non si curavano (!!), protetto
da Riccardo (?) di Castelneau, che ha scritto la Cabala del cavallo
Perseo (?) e che, per finire, non fu mai bruciato a Campo de' fiori, non
sappiamo davvero di chi si parli in questo libro! Perfino nella
prefazione si sbaglia il giorno della fine di Bruno per farlo coincidere
con quello della morte dello stesso Balan!
Cosa ci si può attendere di diverso, quando dalla vita si passa al
pensiero, se la personalità e i principi del filosofo vengono
assimilati, in sostanza, a quelli dei personaggi del suo Candelaio?!
Al di là delle numerose e davvero grossolane inesattezze, lo scritto ci
aiuta, comunque, a rivivere il clima infuocato in cui si svolse lo
scontro di fine ottocento, per l'erezione del monumento di Campo de'
fiori.
Bisogna peraltro ammettere che anche dall'altra parte, quella dei
sostenitori del Nolano, la salda convinzione dei meriti e del valore di
Bruno erano accompagnate da parecchia disinformazione e parzialità di
giudizio.
Un piccolo merito di questa pubblicazione è, insomma, quello di
rappresentarci, attraverso l'astiosa e sdegnata predica di monsignor
Balan e le dolenti parole del sommo pontefice Leone XIII, lo sgomento
clericale di fronte alla commemorazione, ad imperitura memoria, di uno
dei principali misfatti commessi nella sua storia dalla Chiesa
cattolica.
In occasione del
75° congresso mondiale dell’
IFLA (International
Federation of Library
Associations and
Institutions, la principale
associazione internazionale
bibliotecaria) che
inaugurato domenica 23
agosto a Milano (si chiuderà
il 27), la
Fondazione Biblioteca di via
Senato presenta la
mostra bibliografica
Giordano Bruno e Tommaso
Campanella: Opera omnia.
La mostra, curata dal Prof.
Eugenio Canone e
dalla
Dott.ssa Annette Popel Pozzo,
è allestita nella Sala
Tommaso Campanella della
Fondazione Biblioteca di via
Senato 12 a Milano e sarà
aperta dal
24 agosto al 2 ottobre 2009.
Vengono esposti i testi a
stampa dei due filosofi
italiani più emblematici tra
Cinquecento e Seicento per
il comune destino di
ribellione, fuga,
persecuzione e censura.
Il percorso della mostra
prende spunto dall’Editto
del Maestro del Sacro
Palazzo (1603), nel quale
erano notificati e proibiti
una sessantina di autori e
tra questi, appunto, i due
filosofi con la loro opera
omnia.
Sono riuniti un numero
notevole delle rarissime
prime edizioni dei libri di
Giordano Bruno con l’opera
in prima edizione pressoché
completa di Tommaso
Campanella, il tutto
proveniente dal prestigioso
Fondo antico della
Biblioteca di via Senato.
Un ulteriore fattore
d’interesse deriva dalle
provenienze illustri, talune
di amici dei due filosofi,
che fanno rivivere
l’atmosfera dell’epoca.
Il prezioso volume che
rilega assieme De la causa,
principio, et uno (1584) e
De l’infinito universo et
mondi (1584) di Bruno porta
la nota manoscritta “ex dono
Joannis Florio”. Giovanni
Florio (1553-1625) fu amico
caro di Bruno e fine
letterato dell’Inghilterra
elisabettiana.
L’idea guida consiste nel
presentare vedute di libri e
di luoghi di entrambi gli
autori.
Per la prima volta in
assoluto sarà in visione
fuori Roma la sentenza di
condanna di Giordano Bruno
dell’8 febbraio 1600, un
documento unico e di valore
inestimabile, oggi custodito
nell’Archivio della
Congregazione per la
Dottrina della Fede (Città
del Vaticano).
Ingresso libero dal 24 agosto al 2
ottobre 2009
Orario di apertura
lunedì – venerdì: 9.30–13.00
/ 14.30-18.00
Fondazione Biblioteca di via
Senato
Sala Tommaso Campanella
via Senato 12
20121 Milano
MOSTRE: A MILANO I LIBRI DI
BRUNO E CAMPANELLA SCAMPATI
AL ROGO
ALLA BIBLIOTECA DI VIA
SENATO ESPOSTA PER LA PRIMA
VOLTA FUORI ROMA LA SENTENZA
DI CONDANNA DEL NOLANO. IN
BACHECA LE RARISSIME OPERE
DEI DUE FILOSOFI ACCOMUNATI
DA CARTE, ESILIO E DESTINO
L'EVENTO E' CURATO DA
EUGENIO CANONE E ANNETTE
POPEL POZZO - NELLA SALA
L'AURA MAGICA DEI LIBRI
PROIBITI
Roma,
24 ago. - (Adnkronos) -
"Sono libri sottratti al
rogo. Il fascino di questa
Mostra e' far 'vedere' le
opere preziose di Giordano
Bruno e Tommaso Campanella,
pensando al destino di
esilio e persecuzione che i
due filosofi hanno avuto. Ai
visitatori offriamo la
bellezza semplice e
misteriosa di una
passeggiata tra i libri
scampati alle fiamme e ora
finalmente riuniti insieme".
Così Annette Popel Pozzo,
responsabile Fondo Antico
della Fondazione Biblioteca
di Via Senato, a Milano,
parla all'ADNKRONOS della
mostra bibliografica
'Giordano Bruno e Tommaso
Campanella, Opera Omnia',
curata dal Prof. Eugenio
Canone e dalla stessa Popel
Pozzo, aperta da oggi al 2
ottobre alla Fondazione
Biblioteca di via Senato 12,
nella Sala Tommaso
Campanella (da lunedì a
venerdì,
9.30-13.00/14.30-18.00.
Ingresso libero. Per
informazioni Tel. 02
76215329,
www.bibliotecadiviasenato.it).
Un'immersione nel pensiero
di straordinari 'eretici',
le cui opere sono scampate
ai roghi dell'Inquisizione.
"E' la
prima volta -aggiunge la
studiosa, spiegando l'aura
che si sprigiona
dall'evento- che l'opera
pressocchè completa di
Campanella e un numero
notevole delle prime
edizioni delle opere di
Bruno vengono esposte. I due
filosofi emblematici del
Cinquecento e Seicento
vengono mostrati, attraverso
le loro opere, nel loro
comune tragico destino, con
opere a stampa che
raccontano l'esilio e le
persecuzioni cui furono
soggetti i due pensatori. In
tutto ci sono quaranta opere
di Campanella e venti del
Nolano. Nessuna biblioteca
del mondo ha un fondo
simile".
"La
Sala che ospita la mostra e'
quella Tommaso Campanella,
dove campeggia anche un
quadro dipinto da un anonimo
pittore poco prima della
morte del filosofo, il 21
maggio 1639. Il percorso
espositivo si sviluppa in
maniera cronologica, per cui
al termine delle opere di
Bruno in bacheca
trasparente, con il 'recto'
di una carta manoscritta che
contiene i nomi del
cardinale Roberto Bellarmino
e degli altri inquisitori,
per la prima volta in
assoluto e' in visione fuori
Roma la sentenza di condanna
di Giordano Bruno, datata '8
febbraio 1600. Un documento
unico e di valore
inestimabile, oggi custodito
nell'Archivio della
Congregazione per la
Dottrina della Fede nella
Città del Vaticano".
Pochi
giorni dopo l'inchiostro di
quella sentenza, il 17
febbraio 1600, Bruno,
'eretico pertinace e con la
lingua in giova', verrà'
arso vivo in Campo dei
Fiori, a Roma, martire del
libero pensiero. La
particolarità sta proprio
nel fatto che "per la prima
volta questa sentenza lascia
Roma". La tradizione
bruniana racconta che il
filosofo dopo averla sentita
pronunciare, abbia risposto
ai suoi accusatori: 'Avete
più paura voi nel
pronunciarla, che io nel
raccoglierla'. Nel periodo
degli omaggi ai maestri
dell'Utopia, la mostra vuole
anche essere "un ulteriore
stimolo alle ricerche
filosofiche sull'epoca dei
due pensatori. Un'occasione
straordinaria non solo per
gli studiosi, considerando
che di alcune edizioni di
Bruno sono censite appena
trenta copie in tutto il
mondo".
E' il
7 agosto 1603, a Roma.
Quella mattina -spiega il
depliant della Mostra,
curato dalla Biblioteca di
via Senato- alle porte della
Cancelleria Apostolica, il
cursore Laerzio Cecchetti
affigge un editto del
Maestro del Sacro Palazzo,
Giovanni Maria Guanzelli da
Brisighella, che notifica la
proibizione di una
sessantina di libri. Per
alcuni di questi, si
stabiliva una necessaria
'emendatio ed expurgatio',
come previsto dalla 'Instructio'
dell'edizione dello 'Index
librorum prohibitorum',
promulgata da Clemente VIII
nel 1596. Per una decina di
autori, la condanna è senza
appello. Come indica la
forma: 'Opera omnia omnino
prohibentur'. Accanto ai
nomi degli eretici e degli
eresiarchi nell'edizione
dell'Index nel 1559,
figurano i due più grandi
filosofi italiani tra
Cinquecento e Seicento:
Giordano Bruno (1548-1600) e
Tommaso Campanella
(1568-1639), i più
emblematici per il comune
destino di ribellione, fuga,
persecuzione e censura.
Il
percorso della Mostra
'Giordano Bruno e Tommaso
Campanella: Opera omnia'
prende spunto dalla
perentoria condanna dei due
filosofi nell'Editto del
Maestro del Sacro Palazzo,
''Iordani Bruni Nolani libri
& scripta omnino prohibentur'';
''Thomae Campanellae opera
omnia omnino tolluntur''.
Nell'Editto si intimava ''di
provedere con diligenza, e
sollecitudine, che in
quest'Alma Città di Roma non
si stampi, vendi o in
qualsivoglia modo tratti, e
maneggi libro alcuno
prohibito o sospeso''.
L'importanza della Mostra
consiste proprio nel riunire
un numero notevole delle
rarissime prime edizioni
delle opere del Nolano con
l'opera in prima edizione
pressochè completa di
Campanella, affiancata in
molti casi dalle non meno
rare seconde e terze
edizioni o contraffazioni.
Tutti
i volumi esposti di Bruno e
Campanella fanno parte oggi
del Fondo antico della
Biblioteca di via Senato. Un
patrimonio
storico-filosofico di enorme
interesse, un ulteriore
fattore d'interesse deriva
dalle provenienze illustri,
talune di amici dei due
filosofi, che fanno rivivere
l'atmosfera dell'epoca. Il
prezioso volume in cui sono
uniti 'De la causa,
principio, et uno' (1584) e
'De l'infinito universo et
mondi' (1584) di Bruno porta
la nota manoscritta ''ex
dono Joannis Florio''.
Giovanni Florio (1553-1625)
fu amico caro di Bruno e
fine letterato
dell'Inghilterra
elisabettiana. Il 'De monade
numero et figura' (1591) del
pensatore ex frate
domenicano rivela invece la
provenienza del filosofo
tedesco Luderus Kulenkamp
(1724-1794) che possedeva
anche manoscritti del Nolano.
L'esemplare di 'Prodromus
philosophiae instaurandae'
(1617) di Campanella mostra
una dedica autografa del
curatore dell'edizione
Tobias Adami (1581-1643).
Divisa
in due parti ordinate
cronologicamente e dedicate
rispettivamente al Nolano e
allo Stilese, la mostra
presenta soprattutto le
splendide e molto rare prime
edizioni, ma anche stampe di
vedute e il ritratto a olio
di Campanella eseguito a
Parigi nel 1639. L'idea
guida della Mostra consiste
nel presentare ''vedute'' di
libri e di luoghi di
entrambi gli autori:
Giordano Bruno che viaggia
per tutta l'Europa da Nola a
Napoli, Roma, Ginevra,
Parigi, Londra, Wittenberg,
Praga, Helmstedt,
Francoforte, Zurigo, Padova,
Venezia fino al ritorno, non
più come uomo libero, a
Roma. Tommaso Campanella,
pur rimanendo in Italia fino
al 1634, quando e' costretto
a fuggire in Francia dove
potrà finalmente curare la
pubblicazione delle proprie
opere, ha tra il 1617 e il
1630 un notevole numero di
scritti editi a Francoforte
sul Meno, grazie
all'interessamento e alle
cure dell'amico tedesco
Tobias Adami.
Affidati a Eugenio Canone
per la parte filosofica e
Annette Popel Pozzo per la
parte catalografica, i pezzi
esposti si pongono
l'obiettivo di fornire non
solo un'esposizione
ragionata del rilievo che
hanno avuto i singoli testi
ma anche informazioni
sull'epoca. Il tempo passato
sui libri secondo Bruno
procura amabilità e stimola
tolleranza. Nello 'Spaccio
de la bestia Trionfante', il
personaggio principale,
Sofia, fa un'appassionata
difesa dei libri e di una
biblioteca pubblica libera e
senza censure: ''non è
lezzione, non è libro
-afferma Sofia- che non sia
essaminato da dei, e che se
non è tutto balordesco non
sia approvato, e messo con
le catene nella biblioteca
commune: perché pigliano
piacere nella moltiforme
representazione di tutte
cose, e frutti moltiformi de
tutti ingegni'' (ed.
''Biblioteca dell'Utopia'',
vol. 10, Milano 2000, p.
139). L'importante mostra
della biblioteca di via
Senato, in occasione anche
del 75° congresso mondiale
dell' IFLA (International
Federation of Library
Associations and
Institutions) che si tiene a
Milano dal 23 al 27 agosto
2009, e' un altro tassello
importante lo sviluppo di
strumenti di carattere
bibliografico e iconografico
relativi al Rinascimento.