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IL TESTO RAPITO ATTO SECONDO:
La disputa su "La disputa"
Cari amici,
sono 10 anni ormai che, contando solo sulla forza del mio
entusiasmo, sacrificando tempo e risorse personali, mi batto in nome
della conoscenza e della diffusione del pensiero del Nolano,
per difenderlo dalla presunzione e dall'arroganza di un vero e
proprio comitato d'affari, che lo ha "sequestrato per sé", per usare
le sdegnate parole di Antonio Labriola, riportate sopra. In questo
periodo mi sono fatto conoscere (forse troppo, per i gusti di
qualcuno) anche all'interno della comunità accademica. Era fatale
perciò che prima o poi l'evidente fastidio, che questa mia scomoda
presenza destava, sfociasse nell'insofferenza. Quando ti riferiscono
che nelle alte gerarchie accademiche si pronunciano frasi tipo:
"Quel Del Giudice sta
crescendo,eh?",
devi cominciare ad aver paura perchè, nel loro gergo mafioso, ciò
significa: "bisogna tagliargli le gambe!". Ed è quello che costoro
stanno ora cercando di fare, dopo la pubblicazione del mio libro "La
disputa di Cambrai", che ha provocato, a quanto pare un vero e
proprio putiferio tra i brunisti. Recentemente, in una mia
intervista al magazine
Diogene, avevo già posto
l'accento sull'esistenza fra gli appassionati di Bruno, di alcune
ben distinte fazioni, ma pensavo che alla fine tutte, a loro modo,
cooperassero alla gloria del filosofo Nolano. Proprio per questo,
pur avendo già fatto più volte esperienza della crescente ostilità
nei miei confronti, avevo preferito sorvolare per non infastidirvi
con quelle che potevano sembrare beghe personali. Ho cercato perciò,
obbligato com'ero a muovermi in questo campo minato, di mantenermi
il più possibile equidistante dai vari schieramenti in lotta, dando
voce e risalto a tutti, senza preclusioni e favoritismi. Non ho
debiti di sorta con nessuno: chi ha mostrato disponibilità nei miei
confronti è stato ampiamente ripagato, chi mi ha osteggiato è stato
finora semplicemente ignorato.
ORA BASTA!
Ora però la misura è colma! La
pubblicazione, a firma di Filippo Mignini, sulla rivista "Bruniana &
Campanelliana", di un virulento attacco nei miei confronti, mi
impone, di mettere al corrente dell’accaduto innanzitutto Voi che mi
avete accompagnato e sostenuto in questi anni con il vostro
entusiasmo. Il solo pensiero che a seguirmi ci sono persone come la
cara Olga Podlazova che, fino a qualche istante prima di decidere di
mutar vita, leggeva la mia Disputa e lavorava ad una sua
versione teatrale, mi ripaga di queste cattiverie ma al tempo stesso
mi impone di non fargliela passare liscia!
La tempestività con cui Eugenio Canone, co-direttore della rivista,
si è occupato del mio libro appena uscito è sorprendente! Delle mie
precedenti opere era uscita una
recensione di poche righe dopo oltre un anno! E quando mi ero
rivolto a lui, chiedendogli di esaminare un mio saggio originale su
“Bruno, Rabelais e Apollonio di Tiana”, in cui identifico per la
prima volta una citazione diretta dello scrittore francese da parte
di Bruno, mi ero sentito rispondere che il palinsesto della rivista
era completo per i prossimi 4 anni! Fin qui, comunque, nulla di
strano: sappiamo bene che quella degli "accademici" è una
conventicola e ognuno, in maniera più o meno educata, ha il diritto
in casa propria di regolarsi come vuole. Non posso non ricordare
però con amarezza, la solerzia del signor Canone nel farmi inviare
copia dei suoi lavori, quando si è trattato di pubblicizzarli e
recensirli sul mio sito!
Non è questo il luogo per analizzare nello specifico il vile
articolo, cui ho risposto punto per punto in un commento che ho
inviato ai direttori e all'editore della rivista, chiedendo che
venga pubblicato sul prossimo numero, nel rispetto delle leggi che
regolano il diritto di replica. Nelle due paginette di cui si
compone, Mignini, nonostante i maldestri
tentativi di nascondere i veri obiettivi della sua azione, lascia
chiaramente trasparire i motivi del suo astio. Comincia col definirmi in
tono ironico ed offensivo "medico e filosofo napoletano",
autoinvestitosi del ruolo di paladino della memoria di Bruno (come
appare dal suo sito
www.giordanobruno.info : "sito ufficiale dei seguaci del
filosofo nolano"). Ecco venir fuori
la causa prima (anzi la seconda perchè, come vedremo, il portafogli
viene sempre prima di ogni cosa!) della malcelata invidia: il
successo del mio sito internet, incontestabilmente il più importante
e apprezzato esistente in rete. Dieci anni di attività, oltre
250.000 contatti certificati da ogni parte del globo e una mailing
list con oltre 4000 iscritti valgono certamente molto più di un
manipolo di studentesse universitarie ricattate e sfruttate in
maniera miseranda, e questo dà fastidio. E’ contro di voi dunque,
amici bruniani, che è rivolto questo tentativo di
delegittimazione. L'obiettivo è quello di sminuire l' importanza, la
cultura e la giusta rivendicazione dei veri depositari ed interpreti
del messaggio del Nolano. Abbiamo osato mettere il naso in quello
che viene considerato un affare privato, iniziato nel 2000 con la
spartizione dei famigerati finanziamenti del 4° centenario del rogo
di Campo de’ fiori, di cui ancor oggi si contendono le ultime
briciole.
Dopo una serie di critiche al mio lavoro nelle quali palesa,
tra l'altro, tutta la propria pedantesca asinità, l'autore della
"porcata" insinua che per la traduzione dell' Acrotismus da
me curata mi sarei servito, senza citarla, della tesi di dottorato
di una sua allieva, Barbara Amato. Si
cerca, in sostanza, di allestire il secondo atto di quella
pantomima dal titolo
Il testo rapito
già messa in scena ai danni di uno dei loro, Michele Ciliberto, nel
2000 e che poi è stata la causa scatenante del
grande scisma verificatosi nell'ambiente accademico brunista.
Accusarono di plagio lo stesso Bruno
per toglierselo dai piedi ad Oxford!. Naturalmente l'avermi
messo in tale compagnia non può che farmi onore!
Per controbattere queste squallide menzogne, basta un semplice,
inoppugnabile dato di fatto, che la dice lunga sulla malafede di
costoro: pur apprezzando i lavori della dottoressa Amato, peraltro
regolarmente citati nella bibliografia del mio libro, non ho mai
avuto il piacere di conoscerla, né alcun contatto è mai intercorso
tra noi. Se fosse vero quel che costui afferma, credo che sarebbe la
prima a doversi dolere e ad avere il diritto di contestarmi le
accuse che mi vengono rivolte. Come mai non è Lei stessa a farlo? E’
forse minorenne, è legalmente interdetta? No signori la verità è che
il lavoro della dottoressa Amato è stato “comprato” ( “ne ha ceduto
i diritti”, secondo l’eufemismo usato da Mignini) non so a quale
prezzo ad Eugenio Canone, il quale sta per pubblicare presso la casa
editrice UTET una raccolta di traduzioni bruniane, tra cui quella
dell’Acrotismus!
Il sentimento ispiratore dell’attacco nei miei confronti è dunque
uno solo: la rabbia repressa per essere stati preceduti nella
pubblicazione dell'Acrotismus e nel rendersi conto
dell'effettiva importanza della mia ricerca, che ridimensiona la
loro pubblicazione profumatamente remunerata. Una ricerca che, come
sapete, mi ha portato al ritrovamento, a Praga, di un probabile
nuovo autografo bruniano. Una scoperta che, se l'avessero fatta
loro, avrebbe avuto un'eco planetaria e che invece è passata
pressocché inosservata!
Mignini conclude la sua missione
denigratoria (me lo vedo acclamato e portato in trionfo dai suoi
accoliti come Rodolphe Callier a Cambrai!) così: "Con poca
pazienza, ci si potrà convincere facilmente sul credito da
attribuire a quest'opera e al suo autore". Certo! Non è gran
cosa: è semplicemente il credito che si deve a chi si propone, senza
fini di lucro o di potere, con tutte le ingenuità e gli errori in
cui può incorrere un "dilettante", di rispondere alle aspettative di
persone che mi stimano e che ripongono in me una fiducia che non
intendo tradire. E' un credito almeno pari a quello che si
attribuiscono personaggi, magari più titolati ed attrezzati
professionalmente, ma privi di qualsiasi senso di umiltà e nutriti
quotidianamente proprio di quei difetti che, ne La disputa di
Cambrai, Bruno denuncia quali principali ostacoli alla
conoscenza: intolleranza ed abitudine a credere.
Un libro è come un figlio e, soprattutto quando è il frutto di una
amore appassionato e non mercenario, va difeso con ogni mezzo!
RIVOLTA CONTRO IL MONDO ACCADEMICO!
Il
disappunto per l'uscita del mio libro è stato tale che mi sono arrivate
addirittura delle mail nelle quali mi si intima
minacciosamente di ritirarlo dal commercio e una telefonata in cui mi
si offre addirittura del denaro! In seguito al mio rifiuto è partito un
ordine perentorio: "nessun accademico dove c'è del Giudice!". Lo si
è visto già in occasione della recente consegna al sottoscritto del
1° Premio
internazionale Giordano Bruno: all'ultimo istante tutti gli
accademici invitati hanno dato forfait! Eccoti sistemato, piccolo
pidocchio impazzito!
Sullo sfondo aleggia la misteriosa (ma non tanto) figura di un
Grande burattinaio, che per giunta avrebbe tutto l'interesse a
stare zitto, in quanto si è trovato anch'egli in passato in una
situazione simile. Nelle prossime puntate scopriremo parecchie cose
anche su di lui!
Comunque, se pensavano di spaventarmi, come
sono abituati a fare con i loro studenti e portaborse, hanno fatto
male i loro conti, perchè io non sono un accademico e sono quindi immune
dal loro veleno. Forte della verità e della sincerità del mio
impegno, posso affrontarli a viso aperto. Non ho mai avuto
sovvenzioni da nessuno io! Tutto quel che faccio per Bruno, lo
faccio a spese del mio tempo e del mio portafogli. I libri che
scrivo non hanno alcun fine di lucro e devo ad un coraggioso
editore, Sante Di Renzo, che ha sposato con entusiasmo la causa bruniana, la loro pubblicazione. Mi reco a mie spese sui luoghi,
acquisto a mie spese testi, ricerche etc. Non ho guadagnato un solo
euro dalla mia attività e non c'è uno di quei signori che possa
dire di avermi offerto un caffé, anzi! Eventuali royalties che mi saranno corrisposte dal
mio editore saranno tutte devolute all' importante progetto, che ho
recentemente lanciato in occasione del
Premio Internazionale Giordano Bruno,
di
realizzare un monumento al filosofo
in una piazza della città di Napoli che lo allevò.
Proprio
io che con i miei miseri mezzi intellettuali e materiali, senza
percepire un soldo, senza nessun aiuto né economico né
organizzativo, rimettendoci tempo e denaro, cerco di riparare almeno
in parte i guasti commessi da questi signori, portando a conoscenza
degli appassionati, opere di Bruno che altrimenti rimarrebbero
ostaggio delle loro mani fino a che non sia possibile cavarci fuori
più denaro possibile, sarei il personaggio indegno? Eh no, questo
non ve lo permetto!
Ho deciso perciò di cominciare a
presentare da oggi su questo sito tutto il materiale in mio
possesso, le prove inconfutabili, supportate da fatti, registrazioni
e documenti ufficiali, peraltro accessibili a tutti, anche in rete,
dell'indecoroso mercimonio sviluppatosi intorno al Nostro filosofo,
soprattutto a partire dalle celebrazioni del 4° centenario del rogo
nel 2000, allorquando cioè iniziò la spartizione di quella torta (e
che torta!) che continua ancora oggi.
Non c'è bisogno di alcun commento: gli
stessi identici nomi ritornano nella lista dei finanziamenti, nei
comitati celebrativi, nelle commissioni di nomina dei docenti
e in quelle dei premi letterari!!!
Ognuno potrà trarre agevolmente le sue
conclusioni ed arricchire la discussione con altri episodi di cui
fosse a conoscenza, poiché so di non essere certo né il primo né
l'unico a fare esperienza dei loro metodi.
Avete idea dell'importo dei
finanziamenti erogati dal Ministero della ricerca scientifica, che
costoro si spartiscono per progetti spesso inutili?
Lo sapete che qui c'è qualcuno che decide se
un'opera su Bruno deve o non deve essere pubblicata?
Sapete come avvengono le nomine dei
professori nelle università italiane?
Sapete come si determinano i
vincitori dei principali Premi Letterari?
Sapete come si
fa a girare il mondo gratis, con la scusa di diffondere Bruno?
Illuminando la rete di
rapporti esistenti tra i personaggi implicati in questa vicenda, il
tutto supportato da prove e documenti ufficiali, cercherò di
rispondere nel modo più esauriente possibile a queste domande.
Politici, medici, giornalisti...., tutte le caste sono state
indagate e messe alla berlina in questo paese ma ce n'è una, non di
poco peso, che riesce sempre a rimanere nell'ombra ed è quella degli
accademici. Sarei felice se proprio dalle pagine di un sito dedicato
a Giordano Bruno, che per tutta la vita avversò e denunciò la
pedanteria di costoro, partisse finalmente una crociata contro
questa potentissima casta! Naturalmente, come in tutti i comitati
d'affari e di potere, anche qui la politica ha un peso determinante,
ma lascio ad altri il compito di indagare e commentare quest’aspetto
perchè, da filosofo, nemico dei settarismi di qualsiasi genere,
rifiuto qualsiasi schieramento. Così pure rifuggo dall'errore di
fare di tutt'erba un fascio: numerosi sono, negli Atenei, gli
studiosi animati da un sincero e disinteressato desiderio di
valorizzare e diffondere il pensiero del Nolano.
Mi
aspetto che la voce dei veri bruniani mi sostenga in quest’impresa.
Essa giunge a proposito, in quanto mi dà l'occasione di
verificare quanto i miei sacrifici ed il mio entusiasmo siano
apprezzati e costituisce un banco di prova per decidere se andare
avanti o meno in questa mia sempre più onerosa attività. Vi chiedo
pertanto di esprimermi in ogni modo, sinceramente come sempre, il
Vostro giudizio e i Vostri consigli. A tal fine, oltre al
Forum,
avete a disposizione un argomento sul
Blog. Ho, inoltre, inserito
sul sito un
sondaggio che, si badi bene, non vuol essere un
referendum personale tra me e questi tristi figuri, né una faida tra
brunisti e bruniani, perchè sono due componenti
entrambe preziose per la valorizzazione di Bruno, quando rimangano
nei loro campi di competenza.
continua......
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