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Bruno sulla Luna

Faccia nascosta della Luna.

La zona luminosa in alto a sinistra é il cratere intitolato nel 1961 a Giordano Bruno.
 Esso si trova al confine tra la faccia visibile e quella nascosta del satellite.
Tra ombra e luce. Come il Suo pensiero, teso a valicare i  limiti dell'inconoscibile.




         Immagine ingrandita del cratere Giordano Bruno (freccia).

L'impatto che diede origine al cratere, di circa  20 chilometri di diametro, fu osservato la sera del 18 Giugno 1178 da cinque testimoni, ed é riportato nelle cronache medioevali. Nessun altro evento simile é stato mai registrato nella storia  nè sulla Terra nè sulla Luna (Hartung, 1976).






  Bruno sulla Luna c'era già stato: ce l'aveva portato nel 1648, Cyrano de Bergerac nel suo "L'autre monde ou les états et empires de la Lune ". Come acutamente osserva Jean Rocchi nel suo:
 Giordano Bruno après le bûcher   (pag.221):
Dyrcona (anagramma di Cyrano) incontra un personaggio travestito da "demone di Socrate" immortale, che un lettore sagace riconoscerà senza sforzo. Cyrano ci dice che quest'uomo é arrivato sulla Luna da non molto tempo, dopo aver fatto un viaggio in Europa dove ha incontrato il dottor Faust, i Cavalieri di Rosacroce e Campanella, mentre era a Roma dinanzi all'Inquisizione. E'  nato sul Sole ma ha preso dimora sulla Luna perché:  non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e non c'é autorità di sapiente, nè prevalenza di numero che possa avere il sopravvento sull'opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio.
 Nuovo gioco di specchi: questo demone di Socrate ha incontrato in Inghilterra, dove ha studiato i costumi dei suoi abitanti, un uomo di cui egli fa il nome, ma che potrebbe essere lui stesso, in base alla descrizione che ne fa. Quest'uomo é considerato una vergogna dal suo paese, perchè é certamente una vergogna per i grandi del vostro Stato riconoscere in lui la virtù di cui é la personificazione, senza per questo adorarlo. Egli é tutto spirito, tutto cuore, Egli - aggiunge- é il solo poeta, il solo filosofo e il solo uomo libero che avete.
Chi é questo affascinante personaggio? Cyrano non dirà più niente ma aggiungerà solo un'ultima allusione quando, dopo averlo lasciato, Dyrcona, ritornando sulla Terra, sta quasi per toccare una montagna tutta in fiamme, per ritrovarsi steso su delle eriche in cima ad una collinetta in Italia. Questo demone di Socrate, Italiano, gran viaggiatore é figlio del Sole, del Vesuvio e della collina di Cicala.
Egli ha un nome che nemmeno Cyrano poteva pronunciare."

 

 




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COELUM
 

Mensile di Astronomia Scienza e Telescopi

Editoriale


Ci siamo dunque. Anche se non dovessimo riuscire a vedere l’uomo
scendere su Marte, o vivere la scoperta del primo messaggio
intelligente da un’altra stella, almeno potremmo dire di essere vissuti al
tempo in cui Armstrong conquistava la Luna, e soprattutto di aver
raggiunto il 2000, l’anno più invocato da due secoli a questa parte. Vi
sembra poco?

Penso a quei poveretti vissuti in anni anonimi come il 1711, o il 1193,
senza alcuna speranza di passare soglie, chiudere millenni.
Penso anche a Giordano Bruno, il 17 febbraio di quattro secoli fa,
indubbiamente molto fortunato nel chiudere la sua vita in un anno così
rotondo: il 1600, accomunato al duemila per essere stato anch’esso,
"indebitamente", bisestile.
E in quella stessa città, a pochi passi dal rogo del Campo dei Fiori, oggi
la Chiesa apre il suo Giubileo.
Nel 1584, molto prima del SETI, il frate di Nola ci parlò De l’infinito
universo et mondi. Non solo per questo l’Inquisizione pensò bene di
purificarlo. E non solo per questo non smetteremo mai di ricordarlo.
Senza polemiche, vorrei chiedere un favore ai lettori di Roma: non
abbiamo porte sante da aprire, né dirette televisive ad accompagnare
le nostre cerimonie, ma ci piacerebbe che proprio in questi giorni, una
copia di Coelum fosse deposta ai piedi della statua di Bruno. Qualcuno
lo farà? Per favore.
Giordano Bruno sarà il nostro Virgilio nel 2000, pensateci.
Giovanni Anselmi

Proprio qui, su questa piazza
Fu arso Giordano Bruno.
Il boia accese la fiamma
Fra la marmaglia curiosa.
E non appena spenta la fiamma,
Ecco di nuove piene le taverne.
Ceste di olive e limoni
Sulle teste dei venditori.

C’è chi ne trarrà la morale
Che il popolo di Varsavia o Roma
Commercia, si diverte, ama
Indifferente ai roghi dei martiri.
Altri ne trarrà la morale
Sulla fugacità delle cose umane,
Sull’oblio che cresce
Prima che la fiamma si spenga.

Eppure io allora pensavo
Alla solitudine di chi muore.
Al fatto che quando Giordano
Salì sul patibolo
Non trovò nella lingua umana
Neppure un’espressione
Per dire addio all’umanità,
L’umanità che restava.

Rieccoli a tracannare vino,
A vendere bianche asterie.

Ceste di olive e limoni
Portavano con gaio brusìo,
Ed egli già distava da loro
Come fossero secoli.

Czeslaw Milosz



URL:  www.coelum.com 
E-mail: coelum@tin.it  





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Giordano Bruno e la pluralità dei mondi abitati

Estratto dalla relazione del prof. Dino Dini, dell'Università di Pisa:
"SCIENZA DI SECOLI SULLA TERRA
E SCIENZA DI MILIARDI Dl ANNI SU ALTRI PIANETI DELL'UNIVERSO"
messa a disposizione del pubblico partecipante al
6° Congresso di San Marino (3 - 5 Aprile 1998)

 

Nel VI° secolo a.C., la scuola ionica di Talete introdusse una teoria dell'universo in cui gli dei venivano a giocare un ruolo secondario e mentre questa teoria prendeva campo, nasceva nel sud Italia la scuola di Pitagora, fondata su concetti matematici.
Queste due scuole dettero vita alle grandi scoperte astronomiche dell'antichità:
  1. la Terra come un corpo celeste nello spazio e la sua sfericità;
  2. la tendenza dei corpi pesanti a cadere verso il centro della Terra;
  3. le prime misurazioni delle dimensioni di Terra, Luna e Sole;
  4. le distanze Terra­Luna, e Terra­Sole, come primi tentativi;
  5. le teorie dei moti della Luna e del Sole;
  6. le teorie dei moti apparenti della Luna e dei pianeti sulla sfera celeste.
Ma intervennero anche postulati che bloccarono per lungo tempo lo sviluppo della scienza celeste. Primo fra tutti il concetto geocentrico della Terra immobile al centro dell'universo.
Poi il postulato che l'universo sarebbe stato diviso in due mondi:
  1. il cosmo: un mondo di purezza ove nulla può cambiare, mondo dell'etere e del moto circolare.
  2. la Terra e cioè quello dei quattro elementi e del moto rettilineo: un mondo di impurezza e cambiamento.
Infine, il postulato secondo il quale gli unici possibili moti dei corpi celesti sarebbero stati il moto circolare e quello uniforme, o una combinazione di essi.
Questi postulati cosmologici, non in disaccordo con la fisica di Aristotele, regnarono quasi senza rivali per ben venti secoli. A fare eccezione fu il sistema di Aristarco (290 a.C.). Egli poneva il Sole al centro dell'universo e attribuiva un doppio moto alla Terra, una rotazione sul suo asse ed una rivoluzione intorno al Sole.
Le vedute di Aristarco, il primo ed ultimo astronomo eliocentrista dell'antichità ed il solo vero precursore di Copernico, furono travolte dalle correnti di geocentristi che avevano dalla loro parte sia l'immediata intelligibilità sia il senso comune.
Poteva cosi trionfare il solo Tolomeo: il suo "Grand Mathematical Syntax" (140 d.C.) era il risultato dell'"incoronazione" dell'antica astronomia: un trattato completo di astronomia pratica, accompagnato da esaurienti concetti di geometria e trigonometria, legato alla fisica di Aristotele che Io precedeva di sei secoli:
Al centro, immobile, la Terra circondata da otto sfere, le prime sette percorse, nell'ordine, da Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno e l'ultima portante le stelle fisse come tutte fossero alla stessa distanza dalla Terra.
Sia pure con strane combinazioni di moti (soprattutto per giustificare quelli della Luna), l'astronomia di Tolomeo "funzionò" per quattordici secoli. E così finché il rinascimento indirizzò l'astronomia verso un nuovo orientamento, ancor prima che fosse il progresso delle osservazioni ad imporre una sostanziale revisione.

La storia della "moderna" astronomia comincia con la morte del grande astronomo polacco Nicola Copernico (Maggio 1543) e la quasi simultanea pubblicazione del suo modello dell'universo.
Quel modello rivoluzionò non soltanto l'astronomia ma tutta la scienza.
Dal 1543 al 1642, rispettivamente, l'anno in cui morì anche un altro grande astronomo ­ Galileo Galilei ­ e l'anno in cui nacque il più grande scienziato della storia ­ Isaac Newton ­ si cambiò sostanzialmente l'astronomia.
Per comprendere quanto importante fosse il modello di Copernico, si deve risalire ad Aristotele (384­322 a.C.) ed a Tolomeo.
Aristotele credeva che l'universo consistesse della Terra "corrotta e cambiabile" e del cielo "perfetto e immutabile". Egli sapeva che la Terra era sferica, però concludeva, per ragioni filosofiche, che essa stava immobile al centro dell'universo.
Il modello tolemaico era quello di un universo geocentrico (con la Terra al centro), in accordo con Aristotele. lnoltre, egli incorporava la credenza dei Greci che i corpi celesti si muovessero perfettamente. Poichè il solo moto perfetto è il moto uniforme e la sola curva perfetta è il cerchio, Tolomeo assunse che i pianeti si muovessero con moto circolare uniforme, un concetto prima proposto da Platone (427­347 a.C.). Ma semplici percorsi circolari, con centro la Terra, non si addicono ai moti dei pianeti nel cielo. Questi appaiono muoversi talvolta più veloci e talvolta più lenti e, occasionalmente, essi sembrano rallentare fino a fermarsi o procedere di moto retrogrado. Tolomeo spiegò a suo modo tali moti complicati, come apparivano dalla Terra.
Spiegò poi Johannes Kepler (1571­1630) che i pianeti si muovono intorno al Sole secondo ellissi.
Dopo la morte di Copernico (1473­1543), il sistema tolemaico, anche se oggetto di molte revisioni, fu ancora un inattendibile riferimento per le posizioni dei pianeti. A causa dell'autorità di Aristotele, la sua rappresentò ancora essere la teoria ufficialmente riconosciuta dell'universo.
La Chiesa cattolica aveva adottato gli insegnamenti di Aristotele come parte del dogma religioso, tanto da far tacciare di eretico chi avesse messo in discussione il sistema tolemaico.

Fu in Italia che la storia dell'astronomia prese una piega più seria.
Risultò che il "De Revolutionibus Orbium Caelestium", di Copernico, fu indirizzato non a quelli che ricavavano tavole astronomiche ma a fisici come Galileo Galilei ed a filosofi come Giordano Bruno.
Bruno, andando oltre Copernico, stabilì che la Terra è un pianeta come tantissimi altri e affermò che non aveva senso la divisione dell'universo in cosmo perfetto e mondo sublunare imperfetto. Egli proclamò l'unità del cielo e della Terra, I'identica natura del Sole e delle stelle, l'infinità dell'universo e la pluralità dei mondi abitati.
Giordano Bruno (1548­1600) fu il primo ad interpretare che la vita intelligente è distribuita un po' dappertutto nell'universo, ponendo così le basi alla giustificazione, dei trasferimenti di essa da pianeti in estinzione (ma ad avanzatissimo livello di tecnologia) ad altri non abitati (ma in condizioni da poter consentire la vita).
Giordano Bruno fu precursore di quella disciplina che oggi viene definita, sebbene non ancora "accettata" dalla scienza ufficiale, "UFOlogia".
Giordano Bruno, il "sognatore", rifiutando la cieca ubbidienza alle dottrine della Chiesa d'allora, trovò in Copernico una figura da esaltare, che sfidava la Chiesa nelle sue inflessibili tradizioni.
Giordano Bruno si avvalse della teoria di quello che considerava il suo maestro e la estese a coinvolgere l'intero universo.
Laddove la teoria di Copernico trattava del moto della Terra, Giordano Bruno immaginava un universo infinito, popolato da un'infinità di stelle come il nostro Sole, ciascuna circondata da pianeti su taluni del quali crescono e prosperano esseri intelligenti.
"Apri la porta attraverso la quale possiamo osservare il firmamento senza limiti" era il suo motto, per il quale fu arrestato dall'inquisizione nel 1592 e poi giustiziato sul rogo dopo ben otto anni di prigionia.
Il nome di Giordano Bruno sarà ricordato per il suo brutale martirio da parte della Chiesa, un uomo che accettò il supremo sacrificio nel rifiutarsi di sottoporre ad un compromesso o ritrattare (come fece Galileo pur straconvinto delle sue idee e della validità delle sue pratiche) le sue osservazioni, oggi considerate punto di partenza per la ricerca di altre vite intelligenti nell'universo.
Infinità di spazio e di tempo, infinità spirituale come pure fisica, furono asserzioni di Giordano Bruno. I suoi voli di immaginazione Io portarono anche oltre l'universo a noi accessibile, al regno di Dio.
Diversamente dai suoi predecessori, Giordano Bruno ricorse di rado al tradizionale simbolismo della Cristianità; egli era molto più vicino alla letteratura della saggezza del Vecchio Testamento, ma talvolta appariva come un esaltato nelle sue prediche alle folle di Savona, Torino, Venezia, Padova, Lione, Tolosa, Parigi, Chambery, Londra, Oxford, Wittenberg, Praga e Francoforte.
Descrivendo l'eterna saggezza di Dio, Giordano Bruno la paragonava alla radiazione della luce infinita, che "discende tra noi a mezzo di emissione di raggi, e viene comunicata e diffusa attraverso tutte le cose". Bruno ritornò di nuovo alla sua originaria visione dell'infinito: un universo in grande scala, senza limiti di spazio ed eterno nel tempo, un universo popolato da innumerevoli Soli come il nostro e non c'erano allora mezzi visivi (I'impiego del telescopio in astronomia avvenne con Galileo nel 1610) per distinguere nella fascia bianco­argentea della Via Lattea i miliardi e miliardi di stelle con tanti pianeti abitati, sedi di vita spesso anche più intelligente di quella nostra. Non si può infatti negare l'esistenza di tanti mondi abitati, in uno spazio che è identico in caratteri naturali a quello che ci è più vicino.
Nel suo libro "De I'infinito universo et mundi" egli dice: "Ad un corpo di dimensione infinita non può essere attribuito né un centro né un confine... Giusto come noi ci riteniamo al centro di quel cerchio equidistante, che è il grande orizzonte che ci circonda, così altrettanto gli abitanti della Luna (ammesso che esistessero) si ritengono senza dubbio essi stessi al centro di un grande orizzonte che abbraccia questa Terra, il Sole e le altre stelle. Pertanto, la Terra, non più di qualche altro mondo, potrebbe essere considerata al centro (e quindi fissa nello spazio)".
Così affermando, con perfetta argomentazione, Giordano Bruno aveva anteveduto la teoria della relatività che, a torto o a ragione, sta giocando un ruolo centrale nella fisica, a partire da circa quattro secoli più tardi.
Ma, nel libro del grande filosofo (52 lavori filosofici alla sua morte) "De immenso et immunerabilibus" si trova un argomento di natura alquanto diversa: "il solo infinito è perfetto e di esso nulla può essere più importante e migliore, il Dio come sola natura intera e universale. Universo è sinonimo di verità, unità e bontà; per questo l'infinito viene chiamato universo. Dio è glorificato non in uno ma in innumerevoli Soli, non in un'unica Terra, ma in un'infinità di mondi. È l'eccellenza di Dio che viene magnificata e resa manifesta la grandiosità del suo Regno".
Giordano Bruno non fu capito, ma già da oggi si comprende che deve risorgere la sua intuizione!
Egli è il vero precursore dell'UFOlogia.








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Orione – n. 93 – febbraio 2000

IL FILOSOFO DELL’INFINITO di Maurizio Vicoli

A 400 anni dalla morte sul rogo, il pensiero di Giordano Bruno mostra ancora tutto il suo fascino innovativo nel campo delle scienze astronomiche.

 Il 17 febbraio del 1600 moriva a Roma, sul rogo di Campo dei Fiori, Giordano Bruno, il filosofo naturalista che per primo, in età moderna, elaborò una tesi organica sulla infinità dell' universo. Il grande merito del filosofo campano consiste nell' aver realizzato un modello cosmologico che, a differenza di quello tomistico-aristotelico, si fonda sull'idea che l'universo sia infinito, e che "finito" e "infinito" sono costituiti della stessa "sustanza" perché essi, così come tutti gli opposti coincidono tra loro. Mai nessuno si era spinto così avanti. Lo stesso Copernico non aveva detto nulla a proposito della natura dell'universo, tanto che Andrea Osiander, primo editore dell' opera copernicana De revolutionibus orbium celestium e considerato da Bruno "solo un asino ignorante e presuntuoso", nel curare la prefazione del celebre libro aveva sottolineato che la teoria eliocentrica di Copernico voleva essere solo un'ipotesi matematica senza alcuna pretesa di rispecchiare la verità fisica. Chi effettivamente irrompe nel quadro culturale dominante del XVI secolo come un fulmine a ciel sereno, è appunto Giordano Bruno che, pur partendo da presupposti di natura filosofico-metafisica, quindi di carattere pre-scientifico, aprirà nuovi e rivoluzionari scenari nel campo dell' astronomia. 

La vita  

Nato nel 1548 a NoIa, Giordano Bruno entrò nell' ordine domenicano all' età di 18 anni e vi rimase circa dieci anni, fino a quando la sua insofferenza per la disciplina ecclesiastica e l'elaborazione delle sue teorie filosofiche (ritenute sin dal principio "pericolose") lo indussero nel 1576 a gettare l'abito monastico e a fuggire dall'Italia. Dopo aver soggiornato a Ginevra, si trasferì a Parigi, dove insegnò filosofia e astronomia, incontrando la feroce opposizione degli aristotelici più intransigenti. Da qui si trasferì in Inghilterra, dove diede alla luce le opere più importanti e poi di nuovo a Parigi. Nel 1591 accettò l'invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo e fece ritorno in Italia. L'anno successivo, però, fu lo stesso Mocenigo a denunciarlo all'Inquisizione come eretico. A Venezia, Bruno riuscì a contrastare gli inquisitori, grazie alla tesi averroistica della doppia verità (la fede e la religione come mezzi di conoscenza della realtà per la gente ignorante; la filosofia e la scienza per gli uomini colti). Tuttavia, una volta trasferito a Roma, subì un processo che durò sette anni, alla fine del quale fu condannato a morte come eretico e bruciato vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. Le opere più importanti di Bruno furono De l'infinito universo e mondi, La cena delle ceneri, Spaccio della bestia trionfante (tutte del 1584), Gli eroici furori (1585) e De triplici minimo et mensura (1591).   Il "finitamente infinito" 

Partendo dalla concezione medievale che i corpi della stessa natura si "cercano" e si "attraggono", Bruno assegnò all'innata tensione umana verso l'infinito non un carattere religioso, nel senso tradizionale del termine, quanto una motivazione di carattere metafisico, cioè il naturale desiderio dell'uomo (che è un essere finito ma che ha in sé una parte di natura infinita) di ricongiungersi all'Infinito globale che si esprime e si manifesta nella Natura. Da qui la definizione che egli dà dell'uomo: un essere "finitamente infinito". L'essere umano infatti è "finito" per estensione fisica e per la durata dell' esistenza ma è anche "infinito" in quanto, pur nella sua finitezza, egli ha dentro di sé una natura infinita, responsabile della sua perenne tensione verso l'Illimitato. Giordano Bruno, quindi, trasferisce l'innata tensione dell'uomo verso l'infinito dalla tradizionale concezione cristiana di naturale propensione dell'anima verso Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, a un piano naturalistico-immanente in quanto l'uomo non ricerca l'infinito perché attratto da Dio, ma perché egli vuole ricongiungere la parte di infinito che è dentro di sé con l'infinito totale, che non è trascendente ma immanente, cioè dentro il mondo sensibile, che per Bruno è comunque dotato di anima sensitiva e intellettiva ("panteismo"). Pertanto, Dio, che si identifica con la Natura, si manifesta nel Finito, e il Finito si manifesta nell'Infinito, essendo parte integrante del Tutto; cioè l'uomo si manifesta in Dio (coincidenza degli opposti). Una nuova concezione cosmologica Bruno in questo passo tratto da La cena de le ceneri riduce la concezione aristotelico-tomistica dell'universo ad una semplice ipotesi cosmologica (e quindi vi elimina ogni pretesa di verità assoluta), dello stesso valore di altre ipotesi elaborate a riguardo come quella eliocentrica di Copernico e quella della infinità dell'universo sostenuta dallo stesso Bruno. Il filosofo campano fonda questa concezione sul presupposto che se la causa dell' origine dell'universo, quindi Dio, ha una natura infinita, deve essere infinito anche l'effetto (il Creato): "TEOFILO - Disse appresso Nundinio che non può essere verisimile che la terra si muove, essendo quella il mezzo et centro de l'universo, al quale tocca essere fisso et costante fundamento d'ogni moto. Rispose il Nolano: che questo medesmo può dir colui che tiene il sole essere nel mezzo de l'universo, et per tanto immobile et fisso, come intese il Copernico et altri molti che hanno donato termine circonferenziale a l'universo. Di sorte che questa sua raggione (se pur è raggione) è nulla contra quelli, et suppone i proprii principii. È nulla anco contra il Nolano il quale vuole il mondo essere infinito, et però non esser corpo alcuno in quello al quale simplicimente convegna essere nel mezzo, o nell'estremo, o tra que' dua termini. Ma per certe relazioni ad altri corpi, et termini intenzionalmente appresi.  SMITHO - Che vi par di questo?  TEOFILO - Altissimamente detto. Per che come di corpi naturali nessuno si è verificato semplicemente rotondo, et per conseguenza aver semplicemente centro, cossi anca de moti che noi veggiamo sensibile et fisicamente ne' corpi naturali, non è alcuno che di gran lunga non differisca dal semplicemente circulare, et regolare circa qualche centro: forzensi quantosivoglia color che fingono queste barre et empiture de orbi disuguali, di diversità de diametri, et altri empiastri, et recettarii, per medicar la natura sin tanto che venga al servizio di Maestro Aristotele, o d'altro, a conchiudere che ogni moto è continuo et regolare circa il centro. Ma noi che guardamo non a le ombre fantastiche: ma a le cose medesme; noi che veggiamo un corpo aereo, etereo, spirituale, liquido, capace loco di moto et di quiete, sino immenso et infinito (il che davamo affermare al meno perché non veggiamo fine alcuno sensibilmente, né razionalmente) et sappiamo certo che essendo effetto et principiato, da una causa infinita, et principio infinito, deve secondo la capacità sua corporale; et modo suo essere infinitamente infinito".  Bruno si scaglia, poi, contro la teoria aristotelica del Motore Immobile" che tutto muove", sostituendovi una visione dell'universo che potremmo definire animistica (Bruno, infatti, chiama più volte i corpi celesti "animali", nel senso che hanno un'anima "sensitiva" e "intellettiva") e panteistica ma che, alla luce della fisica newtoniana, potremmo interpretare come una forza di attrazione che è all'interno di ogni corpo e che muove lo stesso verso il suo simile. Allo stesso modo i corpi celesti non si muovono sotto l'effetto del "Motore Immobile", ma si muovono proprio perché animati da questa forza propria. Comincia a delinearsi per bocca di un filosofo quella visione che diventerà poi la teoria meccanicistica dell'universo che, a partire da Cartesio, sarà a fondamento della moderna scienza astronomica: "Consideresi dumque che come il maschio se muove alla femina, et la femina al maschio; ogni erba et animale, qual più et qual meno espressamente si muove al suo principio vitale come al sole et altri astri. La calamita se muove al ferro, la paglia a l'ambra, et finalmente ogni cosa va a trovar il simile, et fugge il contrario: tutto avviene dal sufficiente principio interiore per il quale naturalmente viene ad esagitarse, et non da principio esteriore come veggiamo sempre accadere a quelle cose che son mosse o contra, o extra la propria natura. Muovesi dumque la terra, et gli altri astri secondo le proprie differenze locali dal principio intrinseco che è l'anima propria. " Bruno, quindi, passa alla formulazione della teoria concernente l'infinità dell'universo e l'esistenza di "innumerabili fuochi e terre [cioè di innumerevoli sistemi solari]", teoria del tutto nuova nel pensiero moderno. Lo stesso Copernico si era limitato (si fa per dire) all' elaborazione di una nuova teoria eliocentrica, riprendendo il pensiero di Aristarco di Samo e di altri come quello probabilmente del suo maestro Domenico Maria Novara. Bruno, sposando a pieno la teoria dell'astronomo polacco, riporta nel passo che segue una brillante analisi dei movimenti terrestri e degli effetti che causano, illustra il moto di rotazione terrestre intorno al proprio asse, responsabile del succedersi del dì e della notte, e il moto di rivoluzione intorno al Sole, causa dell' alternarsi delle stagioni, ma inserisce gli astri all'interno di uno spazio infinito, giustificando il tutto, come già abbiamo detto, con il celebre argomento che all'infinità della causa(Dio) deve corrispondere l'infinità dell'effetto (il Creato): "Pure di nuovo gli confirmava che l'universo è infinito. Et che quello costa d'una immensa eterea reggione. È veramente un cielo il quale è detto spacio et seno, in cui sono tanti astri che hanno fissione in quello, non altrimente che la terra. Et cossì la luna il sole et altri corpi innumerabili sono, in questa eterea reggione, come veggiamo essere la terra. Et che non è da credere altro firmamento, altra base, altro fundamento, ove s'appoggino questi grandi animali che concorreno alla constituzion del mondo. Vero soggetto, et infinita materia della infinita divina potenza attuale: come bene ne ha fatto intendere tanto la regolata raggione et discorso: quanto le divine revelazioni che dicono non essere numero de ministri de l'Altissimo, al quale migliaia de migliaia assistono, et diece centenaia de migliaia gli amministrano. Questi sono gli grandi animali de quali molti con lor chiaro lume che da lor corpi diffondeno: ne sono di ogni contorno sensibili. De quali altri son effettualmente caldi come il sole et altri innumerabili fuochi; altri son freddi, come la terra, la luna; Venere, et altre terre innumerabili. Questi per comunicar l'uno a l'altro; et participar l'un da l'altro il principio vitale, a certi spacii, con certe distanze, gli uni compiscono gli lor giri circa gli altri, come è manifesto in questi sette, che versano circa il sole, de quali la terra è uno che movendosi circa il spacio di 24 ore dal lato chiamato occidente verso l'oriente: caggiona l'apparenza di questo moto de l'universo circa quella, che è detto moto mundano, et diurno. La quale imaginazione è falsissima, contra natura, et impossibile: essendo che sii possibile, conveniente, vero, et necessario, che la terra si muova circa il proprio centro per participar la luce et tenebre, giorno et notte, caldo et freddo. Circa il sole per la participazione de la primavera, estade, autunno, inverno."   la Concidentia oppositorum   Pur partendo da presupposti qualitativi (tipici dell' era pre-scientifica) e non quantitativi, Bruno fornirà con la "coincidenza degli opposti", quindi con la coincidenza tra Finito e Infinito, un sostrato culturale su cui si innesterà il pensiero scientifico moderno. La Concidentia oppositorum, ripresa dalla filosofia di Nicolò Cusano, in Bruno acquista un valore diverso, perché questa coincidenza non ha luogo solo in Dio, ma nella stessa natura. Così, il filosofo campano finisce per teorizzare una uguale natura "sustanziale" tra terra e cielo, tra Finito e Infinito. Scrive, infatti, Ludovico Geymonat: "Anche quando [Giordano Bruno] cercherà di spiegare il mondo per mezzo degli atomi o monadi, sosterrà che in essi si realizza un intimo nesso tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, tra il minimo e il massimo" (L. Geymonat, R. Tisato, Filosofia e pedagogia nella storia della civiltà, Garzanti, Milano, 1997). Una concezione, dunque, che non riserva alcuna differenza" sustanziale" tra la materia dell'universo e quella del cosiddetto mondo sublunare. Una teoria che affonda le sue radici nella filosofia presocratica, in particolare in quella di Democrito, ma che presto sarà a fondamento del moderno pensiero scientifico e quantitativo. Per concludere, possiamo dire che Giordano Bruno è il primo ad elaborare una teoria cosmologica moderna fondata sull' eliocentrismo copernicano e sostenuta dall'idea che l'universo è infinito. Così, anche se il Nolano elabora un sistema filosofico pre-scientifico, fondato su argomenti di carattere qualitativo e non quantitativo, egli è il primo a dare una nuova collocazione all'uomo che viene posto non più in mezzo ma ai margini di un universo senza centro e senza fine, all'interno del quale la sfera celeste e il mondo terrestre sono intimamente connessi da simile natura ("sustanzia"). Se Bruno, comunque, con la filosofia degli "eroici furori" attribuisce all'uomo e alla sua facoltà razionale ancora un ruolo predominante all'interno del cosmo (da qui anche la concezione dell'uomo come essere "Finitamente Infinito"), il nuovo modello cosmologico da lui elaborato sarà destinato a creare nella sensibilità dei poeti e dei filosofi successivi un senso di smarrimento e di precarietà esistenziale all'interno di un universo troppo grande.   Orione – n. 94 – marzo 2000 IL PIANETINO GIORDANO BRUNO

Nel numero di febbraio abbiamo rievocato il 400° anniversario della morte del filosofo Giordano Bruno con un articolo di Maurizio Vicoli, nel quale si lanciava anche un appello per intitolare un pianetino o un osservatorio al nome del grande pensatore di Nola. Siamo lieti di annunciare che questo appello è stato già raccolto dal Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese, nella persona di Luciano Tesi, scopritore del pianetino 1997PQ4 (n. 13250). La scoperta è avvenuta il 13 agosto 1997 all’osservatorio di S. Marcello Pistoiese (PT). La proposta di intitolare questo pianetino a Giordano Bruno è stata già inviata al Minor Planet Center che cura l’assegnazione ufficiale dei nomi dei nuovi asteroidi. La redazione di Nuovo Orione si rallegra per la riuscita di questa iniziativa, promossa dall’associazione “Les Amis de Robespierre” di Vasto(CH). Orione – n. 95 – aprile 2000 La “CENA DELLE CENERI” TRA GLI ASTEROIDI L'iniziativa di commemorare Giorda­no Bruno con l'intitolazione di un asteroide stava per andare in porto in tempi record. Già nello scorso numero di marzo avevamo pubblicato l'adesione all'iniziativa di Luciano Tesi, del Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese, che aveva voluto dedicare l'asteroide 1997 PQ4 al filosofo di Nola, di cui ricorreva nel febbraio scorso il 400° anniversario della morte. Subito era partita la citazione al MinorPlanet Center (MPC) di Cambridge (USA). Purtroppo, non sempre la tempestività è premiata. Infatti, il MPC ha comunicato che Giordano Bruno è già onorato dal pianetino n. 5148, il quale, però, reca solo il nome di “Giordano", senza alcun riferimento al cognome, e per questo motivo era sfuggito ai controlli eseguiti prima di inviare la citazione al MPC. L'associazione Les Amis de Robespierre di Vasto (CH), promotrice di questa iniziativa, e il dott. Tesi hanno deciso, pertanto, di inviare una nuova citazione al MPC, per intitolare il pianetino 1997 PQ4 alla "Cena delle Ceneri", l’opera "astronomica" di Bruno che rivoluzionò la filosofia del tempo. Ecco il testo della citazione: Cena ceneri =1997 PQ4. . Scoperto il 13 agosto 1997 da L. Tesi di San Marcello Pistoiese. Nome in onore de “La Cena delle Ceneri", opera scritta dal filosofo italiano Giordano Bruno (1548-1600) dove,per la prima volta nella storia del pensiero filosofico occidentale, si teorizza l'infinità dell'universo e dei mondi. Nella "Cena delle Ceneri", a differenza di quanto teorizzato dallo stesso Copernico, non solo la Terra ma anche il Sole occupa una posizione marginale all'interno di un universo infinito e senza centro. Giordano Bruno pagherà con la vita l'elaborazione di questa nuova concezione cosmologica. Nome suggerito e citazione preparata da M. Vicoli di Vasto.     Orione – n. 99 – agosto 2000   Minor Planet Center IL PIANETINO PER GIORDANO BRUNO

Nelle e-circular di maggio del Minor Planet Center (MPC) è stata pubblicata la conferma ufficiale dell'attribuzione del nome "Cena ceneri" al pianetino 1997 PQ4 (n. 13223), a conclusione dell'iniziativa che aveva voluto celebrare il 400° anniversario della morte di Giordano Bruno con l'intitolazione di un pianetino a una delle sue opere. Nel comunicato del MPC si ricorda che il pianetino fu scoperto il 13 agosto 1997 da Luciano Tesi a San Marcello Pistoiese e si motiva il nome "Cenaceneri" con le seguenti parole: "La Cena delle Ceneri is a work by the Italian philosopher Giordano Bruno (1548-1600) in which, for the first time in Western philosophicai thought, there is discussion of the infinity of worlds in the universe" (La Cena delle Ceneri è l'opera del filosofo italiano G. Bruno in cui per la prima volta, nel pensiero filosofico occidentale, viene discussa l'infinità dei mondi nell'universo).  





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Se volete rendervi conto dell'importanza di Giordano Bruno nel mondo astronomico e scientifico, ecco una serie di links da visitare:








Supernova

Research

Observatory

"Giordano Bruno"













http://science.nasa.gov/headlines/y2001/ast26apr_1.htm

http://ciencia.nasa.gov/headlines/y2001/ast26apr_1.htm

http://www.mitom.konin.lm.pl/kosmos/nowe/view_of_giordano_bruno_crater_as.html

http://www.newpara.com/bruno.htm

http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/nufo002i.htm

http://www.mondatlas.de/chronologie/1178.html