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Gianmario Ricchezza:


Mi avevi chiesto un parere sulle biografie da me conosciute, eccolo: la migliore, per me, è quella di Saverio Ricci, lavoro monumentale che inquadra il Nostro nelle vicende dell'epoca, con precisione e visione allargata. Ritengo infatti che il Nostro non abbia bisogno di essere spiegato, si spiega benissimo da solo: pertanto le biografie sbilanciate in senso filosofico (leggi Ciliberto) rischiano di far smarrire il lettore nelle interpretazioni personali; quanti cercano a tutti i costi di azzardare paragoni pur di acquisire notorietà (leggi anche Ordine) fanno solo perdere tempo dietro alle loro elucubrazioni. Altro è invece rinvenire sicuri 'prestiti' come hai fatto tu con Rabelais. Per quella di Anacleto, concordo con il Vattimo: biografia sicuramente appassionata e interessante per la 'fotografia' dei luoghi, ma con troppi 'spot' personali (così disse il Vattimo) e qualche esagerazione, dico io; comunque da leggere come complementare
al Ricci, che Anacleto purtoppo definì 'pesante come un messale': viva i messali allora, anche quelli gregoriani come lo Spampanato. Il Ricci secondo me ha solo un lato di ingenuità: quando identifica la data di pubblicazione di un'opera con il periodo di composizione della stessa.
A tutte, comunque, manca una obiettiva ricerca 'psicologica' del Bruno qual era veramente, che combini quanto da lui stesso fattoci sapere (moltissimo) con la storia e la geografia dei luoghi e la biografia dei
suoi amici e  contemporanei: questo potrebbe essere uno spunto ancora da trattare utilmente.


 

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