Gatti
H.
Giordano
Bruno e la scienza del Rinascimento
Collana
: Scienza e idee
Anno/Pagine
: 2001 pp. 368
ISBN
: 677-3 Euro
: 24,79
Il
Libro
Eretico tra gli eretici, vagabondo dello spirito, riformatore
nemico sia della Riforma sia della Controriforma, cultore delle
immagini, teorico della memoria, maestro di magia, ma anche e forse
soprattutto padre della moderna cosmologia. Tra i mille volti del
"filosofo di Nola" Hilary Gatti privilegia quello
dell'interprete della crisi della propria epoca, di un Rinascimento
che segna la fine del vecchio mondo e l'annuncio del nuovo. Bruno è
allo stesso tempo un personaggio immerso nella realtà storica
rappresentata dalle straordinarie innovazioni scientifiche del suo
tempo e un filosofo in grado di offrire un contributo ad dibattito
teorico in atto ai nostri giorni. Come ha scritto Giovanni Aquilecchia,
una delle massime autorità su Bruno, "Il volume di Hilary Gatti
è un notevole esempio di quale rilevanza il pensiero del Nolano abbia
per la crisi epistemologica della scienza della nostra epoca".
L’autrice Hilary Gatti è professore associato all'Università
"La Sapienza" di Roma.
(13 ottore
2001)
LIBRI
Giordano Bruno, meno magia più scienza
di Gian Carlo Mancini
Hilary Gatti
Giordano Bruno e la scienza del rinascimento
Raffaello Cortina, 2001
pp. 354, £ 48.000
Ordina
da iBS Italia
Dalla lettura delle opere, la figura di Giordano Bruno risulta
essere quella di un uomo vivace, di fervida fantasia, a volte
attaccabrighe ma mai cupo o minaccioso. Legato a concezioni
filosofiche di grande vastità, non estranee al pensiero di
Lucrezio, egli tende a inquadrarle in schemi
geometrico-matematici secondo il suggerimento del cardinal
Cusano per il quale una causa infinita (l'Uno o Dio) deve
avere effetti infiniti. Punto centrale è l'adesione
all'eliocentrismo di Copernico, che egli amplia, applicandolo
a ogni singola stella del cielo. Dà così una sterminata
vastità alla natura, tutta animata, ove la materia è
infinita o quasi. Nasce da qui una cosmologia panteistica non
definita, sfumata nei contorni, più poetica e religiosa che
filosofica. È a quest'aspetto del pensiero bruniano che è
dedicato il volume di Hilary Gatti, scritto con grande
chiarezza tanto da risultare di agevole e piana lettura.
Diviso in due parti: "Oltre l'idea del mago
rinascimentale" e "Verso una nuova scienza", il
libro si propone di riesaminare la posizione di Bruno nei
confronti della scienza moderna, e sostituire l'immagine di
mago ermetico-rinascimentale datagli da Frances Yates (in
"Giordano Bruno e la tradizione ermetica", 1969),
con quella di padre della filosofia della scienza. Nella prima
parte l'autrice propone di inquadrare la cultura scientifica
di Bruno nella tradizione pitagorica anziché in quella
ermetica tanto cara alla Yates. L'analisi della posizione di
Bruno nei confronti della scuola pitagorica e di Copernico si
sofferma in particolare sulla "Cena delle ceneri",
che rappresenta un'anticipazione del "Dialogo sui Massimi
Sistemi". In essa si trova la prima manifestazione del
pitagorismo di Bruno, nonché il primo incontro decisivo tra
Bruno e Copernico. Il rapporto di Bruno con la tradizione
pitagorica è molto complesso ed è merito della Gatti averne
evidenziato i vari aspetti. Non meno complesso risulta il
rapporto con l'atomismo che Bruno, tra i primi, ha diffuso in
Inghilterra e che sarà alla base delle teorie di Newton e
della stessa rivoluzione scientifica.
Riguardo la concezione magica, Frances Yates ha sottolineato
gli stretti legami di Bruno con la magia di ispirazione
neoplatonica e ficiana, trasparenti soprattutto nelle opere di
mnemotecnica ("De Umbris idearum"; "Cantus
Circaeus", "Recens et complete ars reminiscendi").
La Gatti tenta invece di interpretare questa parte dell'opera
di Bruno nella prospettiva di un precorrimento dei temi e dei
problemi della scienza contemporanea. La Yates non aveva
ragione a definire Bruno un mago, ma era nel giusto nel
definirlo un "rinascimentale": tutta la scienza
dell'epoca, non solo la filosofia di Bruno, è profondamente
influenzata dalla tradizione ermetica. Secondo l'autrice, la
filosofia della natura e della scienza di Bruno dopo aver
ispirato Galilei e Newton, è arrivata fino ai giorni nostri,
influenzando le più moderne teorie della fisica e i suoi più
grandi rappresentanti (Einstein, Gödel, Heisenberg).
La seconda parte del volume caratterizza il Bruno
epistemologo, che capì i limiti della fisica classica ancora
ai suoi albori. Ecco perché secondo la Gatti, forse
azzardando un po', il pensiero di Bruno si comprende meglio
alla luce della fisica moderna. Sicuramente Bruno rimane un
mago rinascimentale che ha saputo in più occasioni
allontanarsi dalla magia per elevarsi a livello della nuova
scienza del XVII secolo. È a questa scienza che
inevitabilmente bisogna ricondurlo.
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| RILETTURE Un saggio di Hilary Gatti Cox sul pensiero
del filosofo, che non si limitava a magia e occultismo
Giordano Bruno, epistemologo
di Gianni Vattimo
Hillary Gatti, "Giordano Bruno e la scienza del
Rinascimento", Cortina, pp. 351, lire 48 mila.
Le recenti discussioni sulla libertà della ricerca , minacciata sia
dalle chiusure dogmatiche della Chiesa e dei fondamentalismi ecologici,
sia dalle industrie che vi vedono solo un'occasione di profitti,
riportano anche di attualità la figura di Giordano Bruno. Il quale,
venerato come martire del libero pensiero soprattutto dai positivisti e
dai massoni dell'Ottocento, nel secolo Ventesimo è stato spesso visto
(pensiamo specialmente ai lavori di Frances Yates) come esponente di una
mentalità ancora troppo legata alla magia e al naturalismo panteistico
(tanto caro ai romantici) per essere davvero considerato come un
rappresentante della scienza moderna. Ora una studiosa inglese di
formazione italiana, Hillary Gatti, docente a Roma, riapre la
discussione sui rapporti di Bruno con la scienza moderna; anzi,
addirittura con la scienza post-moderna, per così dire; giacché
rileggendo molte delle non facili opere di Bruno - che si muovono sempre
tra l'evocazione di miti antichi, suggestioni cabalistiche e magiche,
polemica teologica - vi scorge l'anticipazione di una epistemologia che,
senza mettere completamente da parte il razionalismo matematico di tipo
cartesiano su cui si è costruita la fisica newtoniana e galileiana, sia
anche capace di recuperare il legame con l'immaginazione, i simboli, i
miti. In un linguaggio che, pur con la difficoltà dei testi studiati e
la ricchezza di discussioni specialistiche, ha sempre il pregio della
chiarezza e di una notevole penetrazione critica, la Gatti argomenta in
modo convincente la stimolante tesi che Bruno abbia non poco da
insegnare all'epistemologia della nostra epoca, che deve confrontarsi
con i risultati di una scienza segnata dalla relatività einsteiniana e
dalla nascita della meccanica quantistica.
L'Espresso
22.03.2001
Bruno,
la verità non è magia
-
Oltre la visione ermetica in
cui fu incasellato, una nuova lettura delle sue
intuizioni scientifiche
Lo studio di Hilary Gatti colloca
il pensiero del Nolano nello sviluppo
dell'epistemologia moderna. Un precursore di Popper
e Feyerabend? |
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| Hilary
Gatti, «Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento»,
Cortina, Pagine 344. Lire 48.000 |
In prospettiva storica, ciò che risulto più pericoloso agli occhi
degli inquisitori del pensiero di Giordano Bruno fu la sua pretesa di
ridare alla filosofia un ruolo paritetico, se non addirittura
primario, rispetto alla teologia. Non più, dunque, ancella
di questa,
ma scientia, ovvero conoscenza a largo raggio che affronta il mistero
della vita e del mondo senza prevenzioni. I tempi erano, come si suol
dire, duri per chi intendeva ribaltare gerarchie mentali e culturali
storicamente consolidate; i casi di Copernico
e Galileo,
sono lì a ricordarlo. E così ci si addentra nell'elemento specifico
che rende tuttora la teoria di Bruno problematica rispetto alla
visione cristiana: ossia la sua teoria dei mondi infiniti.
Indubbiamente il caso Bruno costituisce oggi qualcosa di più di un
debito morale che la Chiesa contrasse con lui destinandolo al rogo
dopo un lungo processo inquisitoriale. La vera «censura», se così
vogliamo chiamarla, è stata quella successiva, storica per così
dire, sulla consistenza o meno del suo pensiero. E se ancora oggi non
abbiamo una serena valutazione dei contenuti espressi da Bruno, questo
dipende anche dall'uso che di quel rogo si è fatto da ogni parte,
strumentalizzandone magari la tempra anticlericale: per scopi
interessati da un lato, o per timore di certi rigurgiti laicisti in
una fase delicata come quella del passaggio tra Otto e Novecento,
dall'altro. A questo s'aggiunga la figura di «mago» che gli fu
calata addosso soprattutto dopo gli studi sulla tradizione ermetica di
Francis
Yates. E oggi il «magismo» bruniano è anche incentivo di
vendita, se è vero che una casa editrice ha da poco messo in
circolazione un'accurata edizione di alcune sue opere minori (per
esempio, «Lampada delle trenta statue»), sotto il titolo seducente
di «Opere magiche», dove si spinge sull'equivoco evidentemente per
rendere il volume più appetibili a certi lettori esotericamente
diretti. Laddove il riferimento al mago, in campo filosofico, esprime
piuttosto l'attitudine del sapiente speculatore.
Basterebbe, a conferma di ciò, vederne l'analogo significato nel
pensiero del teologo ortodosso russo Pavel
Florenskij. A sfatare questo ritratto occultista di Bruno ci prova
ora una saggio ben calibrato della storica Hilary Gatti, edito da
Cortina,
che ne riesamina il pensiero nel contesto della «scienza del
Rinascimento», con la precisa intenzione di dare maggior chiaroscuro
all'immagine troppo esoterica e magista emersa dagli studi della Yates.
Considerando il clima di sospetto dell'epoca, una certa dissimulazione
e l'adozione di una segretezza ermetica erano - secondo l'autrice -
una difesa dalle censure in agguato soprattutto sul campo delle teorie
scientifiche e cosmologiche che da Copernico in poi avevano
rivoluzionato, con precise conseguenze teologiche, la visione del
mondo di stampo tolemaico ancora operante, del resto, nel primo
Rinascimento. Ma, commenta la studiosa, «la semplice adozione di una
politica della segretezza non fa della nuova scienza un ramo della
dottrina ermetica». Non è un pensiero fondato sullo studio empirico
della natura quello che Bruno dispensa nelle sue opere, a cominciare
dalla Cena de le ceneri. Egli cerca di ridare alla filosofia
quel compito di ordinamento delle conoscenze acquisite sul mondo che
essa sembrava aver perduto sotto il giogo della teologia. E lo fa
rivalutando il concetto dell'immagine, a discapito magari dello
sviluppo di una scienza astratta (questa la sua critica a Copernico,
ovvero di essersi fondato troppo sulla matematica), poiché l'immagine
consente di dare al pensiero una organizzazione visiva, più adeguata
alla complessità del mondo che si spalanca dai progressi della
scienza. L'immagine, dunque, come mnemotecnica.
In questo egli sembra
fare da snodo, seguendo Cusano, Ficino
e Pico,
a un corso lunghissimo del pensiero occidentale che
da Lucrezio
approda a Bergson.
L'autrice di questo saggio, in effetti, sottolinea quanto siano
anticipatrici certe intuizioni bruniane rispetto agli sviluppi che
verranno dalla fisica post-einsteiniana, tanto che il Nolano sembra
assurgere a precursore
di una epistemologia moderna che in Popper e
Feyerabend ha due capisaldi teorici (e il tema della «falsificazione»
popperiana suona anche come richiamo a una provvisorietà delle stesse
speculazioni bruniane). È lo stesso Bruno, per esempio, a dichiarare
di essere arrivato all'intuizione dell'eliocentrismo indipendentemente
da Copernico, e anzi in questo cercando o trovando conferma, ma a
partire dalle idee espresse nell'antichità. A partire, anzitutto, da Pitagora,
ben più che da Platone.
Sotto questo profilo, Bruno intende conciliare il ritorno alla purezza
delle origini con le nuove scoperte scientifiche, scrive l'autrice.
Una mediazione che egli assume proprio in quanto filosofo,
sull'esempio di Pitagora. Il saggio segue dettagliatamente il pensiero
del Nolano, le sue discussioni acute sulla questione della «precessione
degli equinozi», sulla qualità materiale di un universo pervaso in
ogni punto dall'intelligenza divina, infinito, e in ogni caso non
vuoto ma «pieno» di una sostanza materiale che chiama aere o etere,
idee che anticipano questioni oggi più che mai dibattute... Ne emerge
un pensatore discutibile, ma non un «mago» come siamo soliti
immaginarlo. Il suo limite fu di porre una omologazione tra universo e
Dio: ne deriva una immanentizzazione divina che Cusano identificava
con l'incarnazione di Cristo, mentre per Bruno avviene nell'universo
infinito, con evidenti ricadute in una cosmoteologia biologica.
Ripensando a quanto divide Cusano da Bruno, viene tuttavia in mente Teilhard
de Chardin e la sua idea del punto Omega (Cristo) che tende a
instaurare definitivamente la noosfera (la pienezza spirituale
cosmica). Segno che il pensiero di Bruno fu tutt'altro che inattivo,
nonostante il caso storico.
Bruno, il visionario che anticipò Einstein
Nei suoi scritti ci sono i semi del razionalismo e del metodo
scientifico
Giordano Bruno precursore della scienza del Terzo millennio, dalla
cosmologia post einsteniana alla fisica dei quanti? La tesi
è audace e
potrebbe sembrare alimentata dalle forti suggestioni del rogo di Campo
de’ Fiori del 17 febbraio 1600, che si riaccende, simbolicamente, al
compimento del quattrocentounesimo anniversario della condanna a morte.
In realtà, quello
che ci propone la professoressa Hilary Gatti Cox,
inglese, autrice del saggio Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento
, appena pubblicato da Raffaello Cortina Editore, nella collana «Scienza
e Idee» diretta da Giulio Giorello, è un itinerario culturale lungo e
affascinante, che prende le mosse una ventina di anni fa, da studi
shakespeariani ed è tuttora in pieno sviluppo, con la rilettura critica
e la traduzione in inglese di alcune opere scientifiche del filosofo
nolano.
«Il mio incontro con Giordano Bruno avvenne per caso, alla fine degli
anni Settanta, a Roma, mentre tenevo un corso universitario di
letteratura e mi occupavo dell’Amleto», racconta Hilary Gatti Cox,
professoressa di letteratura inglese e filosofia alla Sapienza di Roma.
«A quei tempi ho scoperto che esiste una tradizione di studi favorevole
a un’influenza diretta del pensiero di Bruno su Shakespeare. Bruno fu
a Londra fra il 1583 e il 1585. Shakespeare ci arrivò qualche anno dopo
ma, secondo quella tradizione, avrebbe frequentato circoli culturali
rimasti impregnati del pensiero bruniano. Sta di fatto che nel dramma più
filosofico di Shakespeare, Amleto, un eroe moderno, agitato da un forte
pensiero critico, abbraccia l’idea dell’Universo infinito e degli
infiniti mondi di Bruno».
Tanto basta alla Gatti Cox per tuffarsi in antiche edizioni delle opere
di Bruno, scovate nella biblioteca del nono conte di Northumberland, un
aristocratico dell’epoca elisabettiana che aveva cominciato a indagare
i rapporti fra Bruno e i nuovi scienziati rinascimentali e che aveva
finito i suoi giorni in disgrazia, rinchiuso nella Torre di Londra,
leggendo e annotando a mano i testi del filosofo.
Quello dei rapporti fra Giordano Bruno e la Nuova Scienza è, da secoli,
un aspro terreno di scontro fra chi coglie nel pensiero del filosofo i
semi di un razionalismo e di un metodo scientifico (poi compiutamente
sviluppati da Bacone, Galilei e Newton); e chi nega decisamente questa
parentela, attribuendo alla sua opera una visione del mondo tutta
incentrata sulla magia e la filosofia occulta. Quest’ultima tesi ha
conosciuto un picco massimo di elaborazione e diffusione nella seconda
metà del secolo scorso, grazie agli studi di Frances Yeats, storica
inglese, membro del prestigioso Warburg Institute di Londra,
che con la
sua autorità ha condizionato molta parte della più recente indagine
critica su Bruno.
Su questo terreno minato si sviluppa il saggio della Gatti Cox, convinta
che «non è giusto bandire Bruno dalla Nuova Scienza rinascimentale; e
non è impossibile conciliare la dimensione magico e ermetica del suo
pensiero con quella scientifica più moderna». Come primo passo la
studiosa inglese recupera una tradizione di studi pre-Yeats, che aveva
già analizzato alcune delle opere più razionalistiche di Bruno,
evidenziandone la forte capacità di anticipazione scientifica.
Per esempio, la relatività dei moti nella Cena delle Ceneri , che poi
si ritroverà nei Dialoghi di Galilei; la prima proposta di una moderna
teoria atomistica della materia nel De triplici, minimo et mensura ; la
logica simbolica nel De monade ; la cosmologia degli infiniti mondi nel
De immenso .
Ma poi la Gatti Cox va ben oltre, fino a voler dimostrare che proprio
l’aspetto più metafisico di Bruno, quello meno ligio al metodo
scientifico rigoroso, attento solo ai rapporti di causa effetto, ne fa
il precursore della scienza del Novecento. La scienza il cui universo
nasce da particelle che emergono dal vuoto quantistico e poi si espande
all’infinito, oppure si contrae fino a singolarità infinitamente
dense. La scienza in cui l’apparente continuo della materia,
dell’energia e dei moti che caratterizzava la visione newtoniana del
mondo, degrada in tanti minuscoli frammenti. Insomma, la scienza che non
si può più spiegare solo alla luce di un paradigma meccanicistico.
Fra il filosofo dell’occultismo e lo scienziato, nella ricerca di
Hilary Gatti Cox emerge anche il Giordano Bruno come moderno uomo
europeo.
«Non si rinchiude mai in un contesto provinciale, tocca tutti i grandi
centri della cultura europea del suo tempo, acquista autorità. Sceglie
la strada di un pensiero autonomo dal potere, veramente libero. Non
ritratta le posizioni di fondo della sua filosofia, nemmeno di fronte
alla minaccia del rogo. Ci lascia anche una grande lezione di etica e di
vita».
Franco Foresta Martin
Il libro : «Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento» di Hilary
Gatti Cox è pubblicato da Raffaello Cortina editore,
pagine 420, lire
48.000
Corriere della Sera
Domenica 18 Febbraio 2001
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