Giordano Bruno

Il quarto libro della
Clavis Magna
ovvero
l'arte di inventare con trenta statue

a cura di Claudio D'Antonio 
224 p., € 14,00
Di Renzo, ISBN: 88-8323-043-4

Claudio D'Antonio completa il suo lavoro sulla Clavis Magna, traducendone l'ultimo libro, in cui Giordano Bruno porta a termine il suo studio sull'Intelligenza Artificiale. Votato all'elaborazione di categorie logico-fisiche, che meglio supportano il suo interesse per "come" si pensa (piuttosto che "cosa" si pensa), Bruno ci presenta trenta soggetti astratti, suddivisi in trenta categorie complesse (le statue) ciascuna formata da trenta voci. Il discorso si effettua assegnando al soggetto preso in considerazione il giusto attributo scelto tra i trenta disponibili e prosegue da sé, operando le proprie scelte all'interno di un numero di possibilità limitato e al tempo stesso aperto perché con le diverse combinazioni che se ne possono ottenere il ragionamento si apre all'imprevedibile ignoto.


Claudio D'Antonio, laureato in Scienze politiche, è esperto di politica internazionale. Ha effettuato numerose ricerche su temi di filosofia, sia in Italia che all'estero, in particolare in India. Profondo conoscitore delle opere di Giordano Bruno che personalmente ha tradotto in italiano. Attualmente risiede e lavora a Pescara.

 




Roghi Fatui
Roghi Fatui
Dai Catari a Giordano Bruno
all'ultimo anticristo

di Adriano Petta
collana Eretica - Stampa Alternativa
ISBN 700-5
pp. 224, dim 12x17 cm
 euro
10,50 - Lit. 20.330

Che cosa hanno in comune i catari occitani, il doctor mirabilis Ruggero Bacone, il cardinale Nicola Cusano, l'artigiano Gutenberg, l'astronomo Copernico, l'eretico Giordano Bruno, il padre della scienza moderna Galileo Galilei? Tra roghi, veleni, incontri segreti di cui poco è trapelato, una trama li unisce attraverso i secoli.
E una passione comune: la conquista e la divulgazione del sapere.
Questo romanzo storico - epilogo del precedente Eresia Pura che racconta lo sterminio dei catari - offre una nuova chiave di lettura della lotta tra Scienza e Religione.
Una lotta senza esclusione di colpi tra la Chiesa cattolica e quanti hanno vissuto per diffondere la conoscenza tra i popoli e offrire al genere umano uno strumento di libertà.

4000 caratteri di speranza 
(articolo di Adriano Petta) 





Gatti H.
Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento

Collana : Scienza e idee
Anno/Pagine : 2001 pp. 368
ISBN : 677-3    Euro : 24,79



Il Libro

Eretico tra gli eretici, vagabondo dello spirito, riformatore nemico sia della Riforma sia della Controriforma, cultore delle immagini, teorico della memoria, maestro di magia, ma anche e forse soprattutto padre della moderna cosmologia. Tra i mille volti del "filosofo di Nola" Hilary Gatti privilegia quello dell'interprete della crisi della propria epoca, di un Rinascimento che segna la fine del vecchio mondo e l'annuncio del nuovo. Bruno è allo stesso tempo un personaggio immerso nella realtà storica rappresentata dalle straordinarie innovazioni scientifiche del suo tempo e un filosofo in grado di offrire un contributo ad dibattito teorico in atto ai nostri giorni. Come ha scritto Giovanni Aquilecchia, una delle massime autorità su Bruno, "Il volume di Hilary Gatti è un notevole esempio di quale rilevanza il pensiero del Nolano abbia per la crisi epistemologica della scienza della nostra epoca".

L’autrice Hilary Gatti è professore associato all'Università "La Sapienza" di Roma.

(13 ottore 2001)

LIBRI
Giordano Bruno, meno magia più scienza
di Gian Carlo Mancini

Hilary Gatti
Giordano Bruno e la scienza del rinascimento
Raffaello Cortina, 2001
pp. 354, £ 48.000



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Dalla lettura delle opere, la figura di Giordano Bruno risulta essere quella di un uomo vivace, di fervida fantasia, a volte attaccabrighe ma mai cupo o minaccioso. Legato a concezioni filosofiche di grande vastità, non estranee al pensiero di Lucrezio, egli tende a inquadrarle in schemi geometrico-matematici secondo il suggerimento del cardinal Cusano per il quale una causa infinita (l'Uno o Dio) deve avere effetti infiniti. Punto centrale è l'adesione all'eliocentrismo di Copernico, che egli amplia, applicandolo a ogni singola stella del cielo. Dà così una sterminata vastità alla natura, tutta animata, ove la materia è infinita o quasi. Nasce da qui una cosmologia panteistica non definita, sfumata nei contorni, più poetica e religiosa che filosofica. È a quest'aspetto del pensiero bruniano che è dedicato il volume di Hilary Gatti, scritto con grande chiarezza tanto da risultare di agevole e piana lettura.

Diviso in due parti: "Oltre l'idea del mago rinascimentale" e "Verso una nuova scienza", il libro si propone di riesaminare la posizione di Bruno nei confronti della scienza moderna, e sostituire l'immagine di mago ermetico-rinascimentale datagli da Frances Yates (in "Giordano Bruno e la tradizione ermetica", 1969), con quella di padre della filosofia della scienza. Nella prima parte l'autrice propone di inquadrare la cultura scientifica di Bruno nella tradizione pitagorica anziché in quella ermetica tanto cara alla Yates. L'analisi della posizione di Bruno nei confronti della scuola pitagorica e di Copernico si sofferma in particolare sulla "Cena delle ceneri", che rappresenta un'anticipazione del "Dialogo sui Massimi Sistemi". In essa si trova la prima manifestazione del pitagorismo di Bruno, nonché il primo incontro decisivo tra Bruno e Copernico. Il rapporto di Bruno con la tradizione pitagorica è molto complesso ed è merito della Gatti averne evidenziato i vari aspetti. Non meno complesso risulta il rapporto con l'atomismo che Bruno, tra i primi, ha diffuso in Inghilterra e che sarà alla base delle teorie di Newton e della stessa rivoluzione scientifica.

Riguardo la concezione magica, Frances Yates ha sottolineato gli stretti legami di Bruno con la magia di ispirazione neoplatonica e ficiana, trasparenti soprattutto nelle opere di mnemotecnica ("De Umbris idearum"; "Cantus Circaeus", "Recens et complete ars reminiscendi"). La Gatti tenta invece di interpretare questa parte dell'opera di Bruno nella prospettiva di un precorrimento dei temi e dei problemi della scienza contemporanea. La Yates non aveva ragione a definire Bruno un mago, ma era nel giusto nel definirlo un "rinascimentale": tutta la scienza dell'epoca, non solo la filosofia di Bruno, è profondamente influenzata dalla tradizione ermetica. Secondo l'autrice, la filosofia della natura e della scienza di Bruno dopo aver ispirato Galilei e Newton, è arrivata fino ai giorni nostri, influenzando le più moderne teorie della fisica e i suoi più grandi rappresentanti (Einstein, Gödel, Heisenberg).

La seconda parte del volume caratterizza il Bruno epistemologo, che capì i limiti della fisica classica ancora ai suoi albori. Ecco perché secondo la Gatti, forse azzardando un po', il pensiero di Bruno si comprende meglio alla luce della fisica moderna. Sicuramente Bruno rimane un mago rinascimentale che ha saputo in più occasioni allontanarsi dalla magia per elevarsi a livello della nuova scienza del XVII secolo. È a questa scienza che inevitabilmente bisogna ricondurlo.

RILETTURE Un saggio di Hilary Gatti Cox sul pensiero del filosofo, che non si limitava a magia e occultismo

Giordano Bruno, epistemologo 

di Gianni Vattimo 

Hillary Gatti, "Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento", Cortina, pp. 351, lire 48 mila.


Le recenti discussioni sulla libertà della ricerca , minacciata sia dalle chiusure dogmatiche della Chiesa e dei fondamentalismi ecologici, sia dalle industrie che vi vedono solo un'occasione di profitti, riportano anche di attualità la figura di Giordano Bruno. Il quale, venerato come martire del libero pensiero soprattutto dai positivisti e dai massoni dell'Ottocento, nel secolo Ventesimo è stato spesso visto (pensiamo specialmente ai lavori di Frances Yates) come esponente di una mentalità ancora troppo legata alla magia e al naturalismo panteistico (tanto caro ai romantici) per essere davvero considerato come un rappresentante della scienza moderna. Ora una studiosa inglese di formazione italiana, Hillary Gatti, docente a Roma, riapre la discussione sui rapporti di Bruno con la scienza moderna; anzi, addirittura con la scienza post-moderna, per così dire; giacché rileggendo molte delle non facili opere di Bruno - che si muovono sempre tra l'evocazione di miti antichi, suggestioni cabalistiche e magiche, polemica teologica - vi scorge l'anticipazione di una epistemologia che, senza mettere completamente da parte il razionalismo matematico di tipo cartesiano su cui si è costruita la fisica newtoniana e galileiana, sia anche capace di recuperare il legame con l'immaginazione, i simboli, i miti. In un linguaggio che, pur con la difficoltà dei testi studiati e la ricchezza di discussioni specialistiche, ha sempre il pregio della chiarezza e di una notevole penetrazione critica, la Gatti argomenta in modo convincente la stimolante tesi che Bruno abbia non poco da insegnare all'epistemologia della nostra epoca, che deve confrontarsi con i risultati di una scienza segnata dalla relatività einsteiniana e dalla nascita della meccanica quantistica. 


L'Espresso
22.03.2001


MAURIZIO CECCHETTI
Bruno, la verità non è magia
Oltre la visione ermetica in cui fu incasellato, una nuova lettura delle sue intuizioni scientifiche
Lo studio di Hilary Gatti colloca il pensiero del Nolano nello sviluppo dell'epistemologia moderna. Un precursore di Popper e Feyerabend?
Hilary Gatti, «Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento», Cortina, Pagine 344. Lire 48.000
In prospettiva storica, ciò che risulto più pericoloso agli occhi degli inquisitori del pensiero di Giordano Bruno fu la sua pretesa di ridare alla filosofia un ruolo paritetico, se non addirittura primario, rispetto alla teologia. Non più, dunque, ancella
di questa, ma scientia, ovvero conoscenza a largo raggio che affronta il mistero della vita e del mondo senza prevenzioni. I tempi erano, come si suol dire, duri per chi intendeva ribaltare gerarchie mentali e culturali storicamente consolidate; i casi di Copernico e Galileo, sono lì a ricordarlo. E così ci si addentra nell'elemento specifico che rende tuttora la teoria di Bruno problematica rispetto alla visione cristiana: ossia la sua teoria dei mondi infiniti. Indubbiamente il caso Bruno costituisce oggi qualcosa di più di un debito morale che la Chiesa contrasse con lui destinandolo al rogo dopo un lungo processo inquisitoriale. La vera «censura», se così vogliamo chiamarla, è stata quella successiva, storica per così dire, sulla consistenza o meno del suo pensiero. E se ancora oggi non abbiamo una serena valutazione dei contenuti espressi da Bruno, questo dipende anche dall'uso che di quel rogo si è fatto da ogni parte, strumentalizzandone magari la tempra anticlericale: per scopi interessati da un lato, o per timore di certi rigurgiti laicisti in una fase delicata come quella del passaggio tra Otto e Novecento, dall'altro. A questo s'aggiunga la figura di «mago» che gli fu calata addosso soprattutto dopo gli studi sulla tradizione ermetica di Francis Yates. E oggi il «magismo» bruniano è anche incentivo di vendita, se è vero che una casa editrice ha da poco messo in circolazione un'accurata edizione di alcune sue opere minori (per esempio, «Lampada delle trenta statue»), sotto il titolo seducente di «Opere magiche», dove si spinge sull'equivoco evidentemente per rendere il volume più appetibili a certi lettori esotericamente diretti. Laddove il riferimento al mago, in campo filosofico, esprime piuttosto l'attitudine del sapiente speculatore.
Basterebbe, a conferma di ciò, vederne l'analogo significato nel pensiero del teologo ortodosso russo Pavel Florenskij. A sfatare questo ritratto occultista di Bruno ci prova ora una saggio ben calibrato della storica Hilary Gatti, edito da Cortina, 
che ne riesamina il pensiero nel contesto della «scienza del Rinascimento», con la precisa intenzione di dare maggior chiaroscuro all'immagine troppo esoterica e magista emersa dagli studi della Yates. Considerando il clima di sospetto dell'epoca, una certa dissimulazione e l'adozione di una segretezza ermetica erano - secondo l'autrice - una difesa dalle censure in agguato soprattutto sul campo delle teorie scientifiche e cosmologiche che da Copernico in poi avevano rivoluzionato, con precise conseguenze teologiche, la visione del mondo di stampo tolemaico ancora operante, del resto, nel primo Rinascimento. Ma, commenta la studiosa, «la semplice adozione di una politica della segretezza non fa della nuova scienza un ramo della dottrina ermetica». Non è un pensiero fondato sullo studio empirico della natura quello che Bruno dispensa nelle sue opere, a cominciare dalla Cena de le ceneri. Egli cerca di ridare alla filosofia quel compito di ordinamento delle conoscenze acquisite sul mondo che essa sembrava aver perduto sotto il giogo della teologia. E lo fa rivalutando il concetto dell'immagine, a discapito magari dello sviluppo di una scienza astratta (questa la sua critica a Copernico, ovvero di essersi fondato troppo sulla matematica), poiché l'immagine consente di dare al pensiero una organizzazione visiva, più adeguata alla complessità del mondo che si spalanca dai progressi della scienza. L'immagine, dunque, come mnemotecnica. 
In questo egli sembra fare da snodo, seguendo Cusano, Ficino e Pico, a un corso lunghissimo del pensiero occidentale che 
da Lucrezio approda a Bergson. L'autrice di questo saggio, in effetti, sottolinea quanto siano anticipatrici certe intuizioni bruniane rispetto agli sviluppi che verranno dalla fisica post-einsteiniana, tanto che il Nolano sembra assurgere a precursore
di una epistemologia moderna che in Popper e Feyerabend ha due capisaldi teorici (e il tema della «falsificazione» popperiana suona anche come richiamo a una provvisorietà delle stesse speculazioni bruniane). È lo stesso Bruno, per esempio, a dichiarare di essere arrivato all'intuizione dell'eliocentrismo indipendentemente da Copernico, e anzi in questo cercando o trovando conferma, ma a partire dalle idee espresse nell'antichità. A partire, anzitutto, da Pitagora, ben più che da Platone. Sotto questo profilo, Bruno intende conciliare il ritorno alla purezza delle origini con le nuove scoperte scientifiche, scrive l'autrice. Una mediazione che egli assume proprio in quanto filosofo, sull'esempio di Pitagora. Il saggio segue dettagliatamente il pensiero del Nolano, le sue discussioni acute sulla questione della «precessione degli equinozi», sulla qualità materiale di un universo pervaso in ogni punto dall'intelligenza divina, infinito, e in ogni caso non vuoto ma «pieno» di una sostanza materiale che chiama aere o etere, idee che anticipano questioni oggi più che mai dibattute... Ne emerge un pensatore discutibile, ma non un «mago» come siamo soliti immaginarlo. Il suo limite fu di porre una omologazione tra universo e Dio: ne deriva una immanentizzazione divina che Cusano identificava con l'incarnazione di Cristo, mentre per Bruno avviene nell'universo infinito, con evidenti ricadute in una cosmoteologia biologica.
Ripensando a quanto divide Cusano da Bruno, viene tuttavia in mente Teilhard de Chardin e la sua idea del punto Omega (Cristo) che tende a instaurare definitivamente la noosfera (la pienezza spirituale cosmica). Segno che il pensiero di Bruno fu tutt'altro che inattivo, nonostante il caso storico.



Bruno, il visionario che anticipò Einstein


Nei suoi scritti ci sono i semi del razionalismo e del metodo scientifico



Giordano Bruno precursore della scienza del Terzo millennio, dalla cosmologia post einsteniana alla fisica dei quanti? La tesi 
è audace e potrebbe sembrare alimentata dalle forti suggestioni del rogo di Campo de’ Fiori del 17 febbraio 1600, che si riaccende, simbolicamente, al compimento del quattrocentounesimo anniversario della condanna a morte. In realtà, quello 
che ci propone la professoressa Hilary Gatti Cox, inglese, autrice del saggio Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento , appena pubblicato da Raffaello Cortina Editore, nella collana «Scienza e Idee» diretta da Giulio Giorello, è un itinerario culturale lungo e affascinante, che prende le mosse una ventina di anni fa, da studi shakespeariani ed è tuttora in pieno sviluppo, con la rilettura critica e la traduzione in inglese di alcune opere scientifiche del filosofo nolano. 
«Il mio incontro con Giordano Bruno avvenne per caso, alla fine degli anni Settanta, a Roma, mentre tenevo un corso universitario di letteratura e mi occupavo dell’Amleto», racconta Hilary Gatti Cox, professoressa di letteratura inglese e filosofia alla Sapienza di Roma. «A quei tempi ho scoperto che esiste una tradizione di studi favorevole a un’influenza diretta del pensiero di Bruno su Shakespeare. Bruno fu a Londra fra il 1583 e il 1585. Shakespeare ci arrivò qualche anno dopo 
ma, secondo quella tradizione, avrebbe frequentato circoli culturali rimasti impregnati del pensiero bruniano. Sta di fatto che nel dramma più filosofico di Shakespeare, Amleto, un eroe moderno, agitato da un forte pensiero critico, abbraccia l’idea dell’Universo infinito e degli infiniti mondi di Bruno». 
Tanto basta alla Gatti Cox per tuffarsi in antiche edizioni delle opere di Bruno, scovate nella biblioteca del nono conte di Northumberland, un aristocratico dell’epoca elisabettiana che aveva cominciato a indagare i rapporti fra Bruno e i nuovi scienziati rinascimentali e che aveva finito i suoi giorni in disgrazia, rinchiuso nella Torre di Londra, leggendo e annotando a mano i testi del filosofo. 
Quello dei rapporti fra Giordano Bruno e la Nuova Scienza è, da secoli, un aspro terreno di scontro fra chi coglie nel pensiero del filosofo i semi di un razionalismo e di un metodo scientifico (poi compiutamente sviluppati da Bacone, Galilei e Newton); e chi nega decisamente questa parentela, attribuendo alla sua opera una visione del mondo tutta incentrata sulla magia e la filosofia occulta. Quest’ultima tesi ha conosciuto un picco massimo di elaborazione e diffusione nella seconda metà del secolo scorso, grazie agli studi di Frances Yeats, storica inglese, membro del prestigioso Warburg Institute di Londra, 
che con la sua autorità ha condizionato molta parte della più recente indagine critica su Bruno. 
Su questo terreno minato si sviluppa il saggio della Gatti Cox, convinta che «non è giusto bandire Bruno dalla Nuova Scienza rinascimentale; e non è impossibile conciliare la dimensione magico e ermetica del suo pensiero con quella scientifica più moderna». Come primo passo la studiosa inglese recupera una tradizione di studi pre-Yeats, che aveva già analizzato alcune delle opere più razionalistiche di Bruno, evidenziandone la forte capacità di anticipazione scientifica. 
Per esempio, la relatività dei moti nella Cena delle Ceneri , che poi si ritroverà nei Dialoghi di Galilei; la prima proposta di una moderna teoria atomistica della materia nel De triplici, minimo et mensura ; la logica simbolica nel De monade ; la cosmologia degli infiniti mondi nel De immenso . 
Ma poi la Gatti Cox va ben oltre, fino a voler dimostrare che proprio l’aspetto più metafisico di Bruno, quello meno ligio al metodo scientifico rigoroso, attento solo ai rapporti di causa effetto, ne fa il precursore della scienza del Novecento. La scienza il cui universo nasce da particelle che emergono dal vuoto quantistico e poi si espande all’infinito, oppure si contrae fino a singolarità infinitamente dense. La scienza in cui l’apparente continuo della materia, dell’energia e dei moti che caratterizzava la visione newtoniana del mondo, degrada in tanti minuscoli frammenti. Insomma, la scienza che non si può più spiegare solo alla luce di un paradigma meccanicistico. 
Fra il filosofo dell’occultismo e lo scienziato, nella ricerca di Hilary Gatti Cox emerge anche il Giordano Bruno come moderno uomo europeo. 
«Non si rinchiude mai in un contesto provinciale, tocca tutti i grandi centri della cultura europea del suo tempo, acquista autorità. Sceglie la strada di un pensiero autonomo dal potere, veramente libero. Non ritratta le posizioni di fondo della sua filosofia, nemmeno di fronte alla minaccia del rogo. Ci lascia anche una grande lezione di etica e di vita». 



Franco Foresta Martin

Il libro : «Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento» di Hilary Gatti Cox è pubblicato da Raffaello Cortina editore, 
pagine 420, lire 48.000

Corriere della Sera
Domenica 18 Febbraio 2001



 


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