Dal 14 Aprile, dopo una lunga attesa, sarà finalmente in vendita la versione restaurata del film di Giuliano Montaldo, interpretato da
 Gian Maria Volontè, in DVD.

Ho potuto visionarla in anteprima e ammirare la qualità superiore dell'immagine digitalizzata che  esalta la splendida fotografia di Vittorio Storaro, facendo rivivere il film in modo ancor più intenso.
 E' un'emozione imperdibile che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati Bruniani.

La versione in DVD offre inoltre una lunga intervista col regista, che rivela particolari e gustosi aneddoti della realizzazione dell'opera, un album delle immagini più belle del film, il testo dei dialoghi e un'autobiografia di Bruno, scaricabili in formato Word.

CONTENUTI SPECIALI:

* MENU INTERATTIVO E SUDDIVISIONE IN CAPITOLI
* COMMENTO AUDIO DEL REGISTA GIULIANO MONTALDO
* FILMOGRAFIE
* TRAILER

Prezzo: euro 25,00    Acquista su IBS





Titolo:  Ipazia, scienziata alessandrina. 8 marzo 415 d.C.
 
Autore: Petta Adriano/Colavito Antonio
 
Prezzo: 15,00 €
 
Editore: Lampi di stampa

Descrizione: Ipazia (370-415 d.C.) erede della scuola alessandrina, filosofa, matematica, fisica, antesignana della scienza sperimentale (studiò e realizzò l'astrolabio, l'idroscopio e l'aerometro). I due autori per onorare la memoria della prima "martire della Ragione" hanno scritto quest'opera sviluppandola lungo due percorsi. Il primo è l'avventura della donna Ipazia in un contesto storico accuratamente ricostruito; il secondo è la voce di Ipazia stessa che descrive le sue ricerche, insegna, comunica con tutti coloro che la ascoltano, maestra di un sapere scientifico le cui origini risalgono ad almeno mille anni prima e che il crollo del mondo ellenico e il trionfo del cristianesimo seppellì per molti secoli, sino al nascere della scienza moderna. 


da ALIAS Supplemento settimanale de "IL MANIFESTO"   Sabato 10 aprile 2004

SANTI CON LE MANI CHE GRONDANO SANGUE

Incontro con Adriano Petta, autore con Antonino Colavito del romanzo storico "Ipazia scienziata alessandrina": come la Chiesa cattolica assassinò una delle menti migliori dell'antichità.

Dopo il successo di Eresia pura sul genocidio dei Catari, e Roghi fatui, che attraversa i secoli successivi fino al rogo di Giordano Bruno e al processo a Galileo Galilei, è fresco di stampa il terzo romanzo storico di Adriano Petta, Ipazia, scienziata alessandrina (Lampi di Stampa editore pag. 288, 15 euro) scritto a quattro mani con Antonino Colavito. Adriano Petta è nato a Carpinone (Isernia) nel 1945. Studioso di storia della scienza e medievalista ha collaborato a numerose riviste letterarie, dedicando parte degli ultimi 20 anni alle ricerche per i suoi romanzi storici.

Perchè, contrariamente agli altri due romanzi storici, questo libro lo hai scritto a quattro mani?
Ipazia fu una donna grandissima....astronoma, matematica, filosofa: ho avuto paura di non riuscire a onorare la prima martire della Ragione. Io sono romanziere, nella scrittura getto tutta la mia passione, la tenacia di topo di biblioteca....ma Ipazia meritava anche la penna d'un filosofo che raccontasse i suoi cieli alti. E io ce l'avevo a portata di mano: Antonino Colavito, amico da una vita, acuto studioso di filosofia e di scienza. Io ho impersonato Shalim, uno degli allievi d' Ipazia che racconta la storia della sua maestra sino al drammatico epilogo. Ogni due-tre capitoli miei, s'incunea un "sogno" di Antonino in cui è Ipazia che racconta i suoi pensieri più intimi, che ci parla attraverso i secoli, che raggiunge le nostre vite con un impeto giovanile, un sorriso, un incutere fiducia nelle qualità dell'uomo, come se fosse viva in mezzo a noi, donna dei nostri giorni.

Che accadde quel lunedì 8 marzo del 415 dopo Cristo?
Ipazia aveva 45 anni. Stava dedicando tutta se stessa allo studio e alla diffusione della conoscenza non solo tra gli studiosi, ma in mezzo al popolo: sapeva che la Conoscenza era strumento d'emancipazione, di libertà. Questo fu il motivo principale che portò l'alto prelato d'Alessandria d'Egitto a ordire un crimine così efferato nei riguardi di una delle più grandi creature che il genere umano abbia mai avuto. 500 monaci parabolani - le guardie del corpo del vescovo e patriarca Cirillo che pochi mesi prima avevano massacrato e cacciato da Alessandria l'intera comunità ebraica - l'afferrarono mentre tornava a casa, la trascinarono nel Cesareo, la cattedrale cristiana, la denudarono, il loro capo Pietro il Lettore con le dita armate di unghie affilatissime le cavò gli occhi e li gettò sull'altare, la lasciò in pasto alla turba scatenata che - con degli affilatissimi gusci di conchiglia - la fece a pezzi, poi corsero per la città inneggiando alla vittoria, trascinando un sacco grondante di resti sanguinolenti. Alessandria era finalmente libera da colei che guariva con la magia della musica e che studiava astrologia. Si recarono al Cinerone, dove si bruciava la spazzatura, e lì gettarono i resti mortali d'Ipazia, esultando con le parole di Agostino che diceva che la donna è dolo "immondizia".

Sant'Agostino? San Cirillo?
Si, proprio loro: Agostino, Cirillo, Ambrogio, Giovanni.....l'esercito di vescovi cristiani che sottomisero l'impero romano agonizzante. Ambrogio riuscì a far strisciare ai suoi piedi, nella cattedrale di Milano, l'imperatore Teodosio: era il natale del 390 d.C., data che avrebbe segnato il destino dell'umanità intera. La Chiesa non aveva più ostacoli davanti a sè....tranne quell'inguaribile sognatrice-scienziata pagana di Alessandria che dopo una giornata di studio, indossava il mantello nero dei filosofi e andava in giro per la città in mezzo alla gente, a insegnare Platone, Aristotele, astronomia, l'uso della ragione, consigliando di non  portare in chiesa oro o doni per curare un figlio malato, ma di andare da un medico. Il massacro d'Ipazia servì anche da esempio: nessun allievo, infatti, ebbe il coraggio di lasciare una testimonianza. Chi tentò di farlo, scomparve assieme ai suoi scritti. Alcuni si rifugiarono in India. Il vescovo e patriarca Cirillo governò da padrone assoluto Alessandria per i successivi 30 anni. I libri d'Ipazia e di tutta la Scuola alessandrina furono bruciati, la sua memoria cancellata. Il martirio che subì Ipazia segnò la fine della più importante comunità scientifica dell'umanità. Ma Cirillo non pensò a distruggere le lettere di Sinesio di Cirene, l'allievo più caro d'Ipazia, diventato vescovo di Tolemaide: a lui dobbiamo molte delle notizie della vita e delle opere della scienziata alessandrina. Vita raccontata, inoltre, dagli storici Socrate Scolastico, Damascio, Filostorgio e Sozomeno.
San Cirillo d'Alessandria, Sant'Agostino da Ippona, Sant'Ambrogio da Milano e San Giovanni Crisostomo.....santi e padri della Chiesa. Che poteva fare Ipazia contro questi quattro colossi? Solo gettare dei semi, i semi della Conoscenza. Scrivere e nascondere dei libri sotto al Faro d'Alessandria con la speranza di tramandare ai posteri il suo Sapere....

Libri nascosti, "chiavi del sapere".... un tema che torna spesso nei tuoi romanzi....
Nel corso della storia umana l'organizzazione che più di qualunque altra ha lottato per occultare il Sapere è stata la Chiesa cattolica. E quindi, in contrapposizione, uomini di scienza si sono battuti non solo per scoprire i segreti di madre natura, ma affinchè non venissero distrutti, per consegnarli alle generazioni future. Attualmente una spedizione archeologica francese sta setacciando il fondo del mare là dove una volta si ergeva il Faro di Alessandria: non mi stupirei se riuscissero a trovare in qualche anfora dei testi d'Ipazia e di Moco.

Moco?
Lo scienziato fenicio vissuto oltre mille anni prima d'Ipazia, il predecessore di Democrito e Leucippo, l'antesignano degli atomisti greci. Quello che accadde in 7 secoli ad Alessandria d'Egitto poteva segnare il destino dell'umanità. accadde una rivoluzione tecnologica, scientifica e filosofica. 1200 anni dopo la morte d'Ipazia, Galileo e Newton stentavano a comprendere i concetti degli scienziati della scuola alessandrina, utilizzando - tra l'altro - i 13 volumi di commento all'Aritmetica di Diofanto e gli otto volumi sulle coniche di Apollonio elaborati da Ipazia. Leonardo da Vinci non fece altro che elaborare disegni di quegli scienziati: Ctesibio, vissuto nella scuola alessandrina nel III sec. a.C., che progettò una pompa idraulica, una serie di marchingegni a vapore con cui si poteva regolare l'apertura e la chiusura delle porte, un organo idraulico, un teatro automatico con marionette danzanti. Per non parlare di Archimede! E di Erone di Alessandria che elaborò cremagliere, viti, catene di trasmissione, eliche, ingranaggi moltiplicatori, stantuffi, valvole già in uso secoli prima. E ancora di Maria l'Ebrea, la più importante alchimista dell'antichità, la madre della chimica moderna: inventò sofisticate apparecchiature sperimentali per la distillazione e la sublimazione, tecniche di laboratorio che vengono utilizzate ancora oggi, come il famoso "bagnomaria". Una Rivoluzione dimenticata, come racconta Lucio Russo nel suo splendido saggio pubblicato da Feltrinelli. Bastava lasciare in vita Ipazia, la sua scuola e non bruciare la Biblioteca con i suoi 700mila volumi, per godere, con molti secoli d'anticipo, di tutto quel sapere ne quel progresso medico, scientifico e filosofico. Il minimo che possiamo fare oggi è divulgare quello che accadde 1600 anni fa! Anche per restituire a creature come Ipazia un pò di giustizia.

Che ruolo giocò l'impero romano?
Con la speranza di arrestare la dissoluzione dell'impero e l'avanzata dei barbari, Teodosio I e i suoi figli firmarono uno scellerato patto di sangue con la Chiesa cattolica. Ambrogio fece promulgare all'imperatore un editto dietro l'altro facendo cancellare ogni forma di studio, di libero pensiero, di religione che non fosse quella cristiana. Bruciarono tutti i templi pagani, i sacerdoti, le biblioteche, cancellarono le Olimpiadi, i misteri eleusini. Lasciarono completa libertà a Cirillo che divenne il padrone assoluto di Alessandria. Il vescovo-patriarca Cirillo aveva studiato per 5 anni nel monastero della Nitria, lì era stato ordinato Lettore, lì aveva stretto vincoli d'amicizia con i monaci parabolani - di cui si servì per sterminare ebrei, nestoriani, novaziani e pagani - e con Pietro il Lettore, a cui ordinò di trucidare Ipazia, l'ultima voce libera dell'antichità.

Non è a caso che a Ipazia fu riservata una morte così atroce....
Erodoto disse che "un uomo si giudica dalla sua morte". Lei era l'erede della scienza antica, l'ultima rappresentante della scuola che aveva cambiato la concezione del mondo. Aveva rifiutato di convertirsi al cristianesimo dicendo "Se mi faccio comprare, non sono più libera. E non potrò più studiare. E' così che funziona una mente libera: anch'essa ha le sue regole". Se fosse stata uomo l'avrebbero solo uccisa. Essendo donna, dovevano farla a pezzi, nella cattedrale cristiana, per rendere quel massacro simbolico. Per escludere, nel cammino dei secoli a venire, metà del genere umano. Questo delitto segnò la fine del paganesimo, il tramonto della scienza e della dignità stessa della donna. Ancora oggi nel mondo della scienza solo un 5% dei vertici è donna, mentre è donna oltre il 60% della manovalanza. Nel 1999 l'Unesco ha creato un organismo per aiutare la donna a entrare nel mondo della scienza. A questo progetto ha dato il nome Ipazia.




 


COLLANA: Arcobaleno

Bruno Giordano

De Umbris Idearum

Le Ombre delle Idee
A cura di Claudio D'Antonio

Pagine: 168 - Prezzo : € 12.50
ISBN: 8883230604 - Anno di pubblicazione: 2004
Note:

Claudio D'Antonio continua il suo appassionato lavoro di riscoperta, nei testi Bruniani, dell'impianto originario della "Clavis Magna", che il Nolano più volte cita nelle sue opere. Stavolta tocca al "De Umbris" essere rivisitato alla luce dell'ipotesi del curatore, che lo considera come l'introduzione ai quattro libri dell'opera (di cui tre già tradotti e pubblicati, identificati nel "De imaginum compositione", "Sigillus Sigillorum" e "Lampas triginta statuarum"). I complimenti vanno fatti  non soltanto a D'Antonio, di cui abbiamo ospitato interessanti interventi su questo sito, ma anche alla Casa Editrice Di Renzo, che sta dimostrando coraggio e convinzione nell'appoggiare questo progetto ambizioso e innovativo.   GdG

Frettolosamente rubricata tra i manuali di mnemotecnica, quest’opera promette già nel titolo altri saperi del tutto nuovi: l’arte di Cercare, Trovare, Giudicare, Ordinare e Applicare, per non parlare delle “operazioni inusuali tramite la memoria”, anch’esse debordanti dal tema apparente. Il libro annuncia la Clavis Magna cui rinvia con numerose citazioni e ne costituisce l’introduzione perché nella prima parte, che meglio risponde al titolo “Le Ombre delle Idee”, enuncia le trenta definizioni (intenzioni, nell’espressione dell’Autore) e i trenta concetti entro cui inquadrare le rappresentazioni mentali. Nella seconda parte, che porta il titolo di “Arte della Memoria”, sviluppa i fondamentali della lingua imaginale, la lingua per pensare che deve sostituire la lingua naturale, relegata alla sola funzione di comunicare. La sostituzione, infatti, delle parole con le immagini è una tecnica di memoria, ma con le procedure bruniane si rende possibile poi cercare e trovare nuove combinazioni di concetti, e quindi nuove verità, giudicare le nuove tesi, mettere ordine nelle proprie conoscenze e applicarle a nuove situazioni. Obiettivo dunque della razionalizzazione dei processi cognitivi è il potenziamento dell’intelligenza e non della sola memoria, che pure ne costituisce la radice.
Giordano Bruno Nolano (1548 - 1600): nacque a Nola ed ebbe sempre caro l’appellativo di Nolano, che indica la sua origine ma anche il suo destino, nolanus infatti è il frate scampanellatore (da nola, lat. campanella), che risveglia gli altri dal sonno, e difatti si definì pure “risvegliatore delle coscienze”. Con la sua morte a Campo de’ Fiori fu bloccato lo sviluppo e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale e l’umanità ha goduto di una moratoria nel processo di coscientizzazione e di chiarificazione dei processi psichici.

Claudio D’Antonio, laureato in Scienze Politiche, è esperto di politica internazionale. Ha effettuato numerose ricerche su temi di filosofia, sia in Italia che all’estero, in particolare in India. Profondo conoscitore delle opere di Giordano Bruno che personalmente ha tradotto in italiano. Attualmente collabora con l’Università di Chieti.



Home