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Ho potuto
visionarla in anteprima e ammirare la qualità superiore dell'immagine
digitalizzata che esalta la splendida fotografia di Vittorio
Storaro, facendo rivivere il film in modo ancor più intenso. La versione in DVD offre inoltre una lunga intervista col regista, che rivela particolari e gustosi aneddoti della realizzazione dell'opera, un album delle immagini più belle del film, il testo dei dialoghi e un'autobiografia di Bruno, scaricabili in formato Word. CONTENUTI SPECIALI: * MENU INTERATTIVO E SUDDIVISIONE IN CAPITOLI |
SANTI CON LE MANI CHE GRONDANO SANGUE
Incontro con Adriano Petta, autore con Antonino Colavito del romanzo storico "Ipazia scienziata alessandrina": come la Chiesa cattolica assassinò una delle menti migliori dell'antichità.
Dopo il successo di Eresia pura sul genocidio dei Catari, e Roghi fatui, che attraversa i secoli successivi fino al rogo di Giordano Bruno e al processo a Galileo Galilei, è fresco di stampa il terzo romanzo storico di Adriano Petta, Ipazia, scienziata alessandrina (Lampi di Stampa editore pag. 288, 15 euro) scritto a quattro mani con Antonino Colavito. Adriano Petta è nato a Carpinone (Isernia) nel 1945. Studioso di storia della scienza e medievalista ha collaborato a numerose riviste letterarie, dedicando parte degli ultimi 20 anni alle ricerche per i suoi romanzi storici.
Perchè, contrariamente agli altri due romanzi storici, questo libro lo
hai scritto a quattro mani?
Ipazia fu una donna grandissima....astronoma, matematica, filosofa: ho avuto
paura di non riuscire a onorare la prima martire della Ragione. Io sono
romanziere, nella scrittura getto tutta la mia passione, la tenacia di topo di
biblioteca....ma Ipazia meritava anche la penna d'un filosofo che raccontasse i
suoi cieli alti. E io ce l'avevo a portata di mano: Antonino Colavito, amico da
una vita, acuto studioso di filosofia e di scienza. Io ho impersonato Shalim,
uno degli allievi d' Ipazia che racconta la storia della sua maestra sino al
drammatico epilogo. Ogni due-tre capitoli miei, s'incunea un "sogno"
di Antonino in cui è Ipazia che racconta i suoi pensieri più intimi, che ci
parla attraverso i secoli, che raggiunge le nostre vite con un impeto giovanile,
un sorriso, un incutere fiducia nelle qualità dell'uomo, come se fosse viva in
mezzo a noi, donna dei nostri giorni.
Che accadde quel lunedì 8 marzo del 415 dopo Cristo?
Ipazia aveva 45 anni. Stava dedicando tutta se stessa allo studio e alla
diffusione della conoscenza non solo tra gli studiosi, ma in mezzo al popolo:
sapeva che la Conoscenza era strumento d'emancipazione, di libertà. Questo fu
il motivo principale che portò l'alto prelato d'Alessandria d'Egitto a ordire
un crimine così efferato nei riguardi di una delle più grandi creature che il
genere umano abbia mai avuto. 500 monaci parabolani - le guardie del corpo del
vescovo e patriarca Cirillo che pochi mesi prima avevano massacrato e cacciato
da Alessandria l'intera comunità ebraica - l'afferrarono mentre tornava a casa,
la trascinarono nel Cesareo, la cattedrale cristiana, la denudarono, il loro
capo Pietro il Lettore con le dita armate di unghie affilatissime le cavò gli
occhi e li gettò sull'altare, la lasciò in pasto alla turba scatenata che -
con degli affilatissimi gusci di conchiglia - la fece a pezzi, poi corsero per
la città inneggiando alla vittoria, trascinando un sacco grondante di resti
sanguinolenti. Alessandria era finalmente libera da colei che guariva con la
magia della musica e che studiava astrologia. Si recarono al Cinerone, dove si
bruciava la spazzatura, e lì gettarono i resti mortali d'Ipazia, esultando con
le parole di Agostino che diceva che la donna è dolo "immondizia".
Sant'Agostino? San Cirillo?
Si, proprio loro: Agostino, Cirillo, Ambrogio, Giovanni.....l'esercito di
vescovi cristiani che sottomisero l'impero romano agonizzante. Ambrogio riuscì
a far strisciare ai suoi piedi, nella cattedrale di Milano, l'imperatore
Teodosio: era il natale del 390 d.C., data che avrebbe segnato il destino
dell'umanità intera. La Chiesa non aveva più ostacoli davanti a sè....tranne
quell'inguaribile sognatrice-scienziata pagana di Alessandria che dopo una
giornata di studio, indossava il mantello nero dei filosofi e andava in giro per
la città in mezzo alla gente, a insegnare Platone, Aristotele, astronomia,
l'uso della ragione, consigliando di non portare in chiesa oro o doni per
curare un figlio malato, ma di andare da un medico. Il massacro d'Ipazia servì
anche da esempio: nessun allievo, infatti, ebbe il coraggio di lasciare una
testimonianza. Chi tentò di farlo, scomparve assieme ai suoi scritti. Alcuni si
rifugiarono in India. Il vescovo e patriarca Cirillo governò da padrone
assoluto Alessandria per i successivi 30 anni. I libri d'Ipazia e di tutta la
Scuola alessandrina furono bruciati, la sua memoria cancellata. Il martirio che
subì Ipazia segnò la fine della più importante comunità scientifica
dell'umanità. Ma Cirillo non pensò a distruggere le lettere di Sinesio di
Cirene, l'allievo più caro d'Ipazia, diventato vescovo di Tolemaide: a lui
dobbiamo molte delle notizie della vita e delle opere della scienziata
alessandrina. Vita raccontata, inoltre, dagli storici Socrate Scolastico,
Damascio, Filostorgio e Sozomeno.
San Cirillo d'Alessandria, Sant'Agostino da Ippona, Sant'Ambrogio da Milano e
San Giovanni Crisostomo.....santi e padri della Chiesa. Che poteva fare Ipazia
contro questi quattro colossi? Solo gettare dei semi, i semi della Conoscenza.
Scrivere e nascondere dei libri sotto al Faro d'Alessandria con la speranza di
tramandare ai posteri il suo Sapere....
Libri nascosti, "chiavi del sapere".... un tema che torna spesso
nei tuoi romanzi....
Nel corso della storia umana l'organizzazione che più di qualunque altra ha
lottato per occultare il Sapere è stata la Chiesa cattolica. E quindi, in
contrapposizione, uomini di scienza si sono battuti non solo per scoprire i
segreti di madre natura, ma affinchè non venissero distrutti, per consegnarli
alle generazioni future. Attualmente una spedizione archeologica francese sta
setacciando il fondo del mare là dove una volta si ergeva il Faro di
Alessandria: non mi stupirei se riuscissero a trovare in qualche anfora dei
testi d'Ipazia e di Moco.
Moco?
Lo scienziato fenicio vissuto oltre mille anni prima d'Ipazia, il
predecessore di Democrito e Leucippo, l'antesignano degli atomisti greci. Quello
che accadde in 7 secoli ad Alessandria d'Egitto poteva segnare il destino
dell'umanità. accadde una rivoluzione tecnologica, scientifica e filosofica.
1200 anni dopo la morte d'Ipazia, Galileo e Newton stentavano a comprendere i
concetti degli scienziati della scuola alessandrina, utilizzando - tra l'altro -
i 13 volumi di commento all'Aritmetica di Diofanto e gli otto volumi sulle
coniche di Apollonio elaborati da Ipazia. Leonardo da Vinci non fece altro che
elaborare disegni di quegli scienziati: Ctesibio, vissuto nella scuola
alessandrina nel III sec. a.C., che progettò una pompa idraulica, una serie di
marchingegni a vapore con cui si poteva regolare l'apertura e la chiusura delle
porte, un organo idraulico, un teatro automatico con marionette danzanti. Per
non parlare di Archimede! E di Erone di Alessandria che elaborò cremagliere,
viti, catene di trasmissione, eliche, ingranaggi moltiplicatori, stantuffi,
valvole già in uso secoli prima. E ancora di Maria l'Ebrea, la più importante
alchimista dell'antichità, la madre della chimica moderna: inventò sofisticate
apparecchiature sperimentali per la distillazione e la sublimazione, tecniche di
laboratorio che vengono utilizzate ancora oggi, come il famoso
"bagnomaria". Una Rivoluzione dimenticata, come racconta Lucio
Russo nel suo splendido saggio pubblicato da Feltrinelli. Bastava lasciare in
vita Ipazia, la sua scuola e non bruciare la Biblioteca con i suoi 700mila
volumi, per godere, con molti secoli d'anticipo, di tutto quel sapere ne quel
progresso medico, scientifico e filosofico. Il minimo che possiamo fare oggi è
divulgare quello che accadde 1600 anni fa! Anche per restituire a creature come
Ipazia un pò di giustizia.
Che ruolo giocò l'impero romano?
Con la speranza di arrestare la dissoluzione dell'impero e l'avanzata dei
barbari, Teodosio I e i suoi figli firmarono uno scellerato patto di sangue con
la Chiesa cattolica. Ambrogio fece promulgare all'imperatore un editto dietro
l'altro facendo cancellare ogni forma di studio, di libero pensiero, di
religione che non fosse quella cristiana. Bruciarono tutti i templi pagani, i
sacerdoti, le biblioteche, cancellarono le Olimpiadi, i misteri eleusini.
Lasciarono completa libertà a Cirillo che divenne il padrone assoluto di
Alessandria. Il vescovo-patriarca Cirillo aveva studiato per 5 anni nel
monastero della Nitria, lì era stato ordinato Lettore, lì aveva stretto
vincoli d'amicizia con i monaci parabolani - di cui si servì per sterminare
ebrei, nestoriani, novaziani e pagani - e con Pietro il Lettore, a cui ordinò
di trucidare Ipazia, l'ultima voce libera dell'antichità.
Non è a caso che a Ipazia fu riservata una morte così atroce....
Erodoto disse che "un uomo si giudica dalla sua morte". Lei era
l'erede della scienza antica, l'ultima rappresentante della scuola che aveva
cambiato la concezione del mondo. Aveva rifiutato di convertirsi al
cristianesimo dicendo "Se mi faccio comprare, non sono più libera. E non
potrò più studiare. E' così che funziona una mente libera: anch'essa ha le
sue regole". Se fosse stata uomo l'avrebbero solo uccisa. Essendo donna,
dovevano farla a pezzi, nella cattedrale cristiana, per rendere quel massacro
simbolico. Per escludere, nel cammino dei secoli a venire, metà del genere
umano. Questo delitto segnò la fine del paganesimo, il tramonto della scienza e
della dignità stessa della donna. Ancora oggi nel mondo della scienza solo un
5% dei vertici è donna, mentre è donna oltre il 60% della manovalanza. Nel
1999 l'Unesco ha creato un organismo per aiutare la donna a entrare nel mondo
della scienza. A questo progetto ha dato il nome Ipazia.
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Frettolosamente rubricata tra i manuali di mnemotecnica, quest’opera
promette già nel titolo altri saperi del tutto nuovi: l’arte di Cercare,
Trovare, Giudicare, Ordinare e Applicare, per non parlare delle “operazioni
inusuali tramite la memoria”, anch’esse debordanti dal tema apparente. Il
libro annuncia la Clavis Magna cui rinvia con numerose citazioni e ne
costituisce l’introduzione perché nella prima parte, che meglio risponde al
titolo “Le Ombre delle Idee”, enuncia le trenta definizioni (intenzioni,
nell’espressione dell’Autore) e i trenta concetti entro cui inquadrare le
rappresentazioni mentali. Nella seconda parte, che porta il titolo di “Arte
della Memoria”, sviluppa i fondamentali della lingua imaginale, la lingua
per pensare che deve sostituire la lingua naturale, relegata alla sola
funzione di comunicare. La sostituzione, infatti, delle parole con le immagini
è una tecnica di memoria, ma con le procedure bruniane si rende possibile poi
cercare e trovare nuove combinazioni di concetti, e quindi nuove verità,
giudicare le nuove tesi, mettere ordine nelle proprie conoscenze e applicarle
a nuove situazioni. Obiettivo dunque della razionalizzazione dei processi
cognitivi è il potenziamento dell’intelligenza e non della sola memoria,
che pure ne costituisce la radice.
Giordano Bruno Nolano (1548 - 1600): nacque a Nola ed ebbe sempre caro
l’appellativo di Nolano, che indica la sua origine ma anche il suo destino,
nolanus infatti è il frate scampanellatore (da nola, lat. campanella), che
risveglia gli altri dal sonno, e difatti si definì pure “risvegliatore
delle coscienze”. Con la sua morte a Campo de’ Fiori fu bloccato lo
sviluppo e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale e l’umanità ha
goduto di una moratoria nel processo di coscientizzazione e di chiarificazione
dei processi psichici.
Claudio D’Antonio, laureato in Scienze Politiche, è esperto di politica internazionale. Ha effettuato numerose ricerche su temi di filosofia, sia in Italia che all’estero, in particolare in India. Profondo conoscitore delle opere di Giordano Bruno che personalmente ha tradotto in italiano. Attualmente collabora con l’Università di Chieti.