A lungo considerate dagli studiosi un oggetto misterioso che non si sapeva in quale modo trattare, le opere mnemotecniche di Bruno si sono rivelate – specialmente dopo il capitale libro di Frances Yates, L’arte della memoria – il centro e il motore occulto di tutta la sua opera. Ma il loro carattere cifrato non cessa di stupire. 


Gli equivoci insorgono subito, già dalla definizione della disciplina. Nata come tecnica utilissima agli oratori per esercitare la memoria, la mnemotecnica è diventata nel corso dei secoli, e in particolare nel periodo fra Raimondo Lullo e Bruno che ne segna il culmine, un nuovo regime delle immagini – intese come fantasmi mentali – e perciò anche una sorta di pratica teurgica, collegata a quella primordiale sapienza egizia che fu lo stendardo dell’ermetismo rinascimentale.Già nel De umbris idearum e nel Cantus Circaeus, che compongono questo primo volume e saranno seguiti dal Sigillus sigillorum e dal De compositione imaginum, Bruno mostra una prodigiosa inventiva nell’escogitare tecniche appropriate alla sua teoria. La presente edizione è la prima in Italia, dopo quella avviata negli ultimi decenni dell’Ottocento da Fiorentino, a offrire, accanto al testo critico (corredato di apparato filologico, delle fonti e dei loci paralleli), la traduzione e il commento storico-filosofico di questi due scritti dedicati all’ars memoriae, certo fra i meno conosciuti – ma anche fra i più importanti – di un pensatore a lungo equivocato e misconosciuto, che spicca tra le figure essenziali del Rinascimento europeo.

 


   domenica, 2 gennaio, 2005
Giordano Bruno e l' invenzione della memoria
Torno Armando

Chi si mette alla ricerca dell' «arte della memoria», scoprirà che è quasi impossibile individuarne le origini. Quando la ragione ha cominciato il viaggio nel passato alla ricerca di ciò che desidera ricordare? Ma è il tempo trascorso che bisogna scavare? Bergson, poco più di un secolo fa, in Materia e memoria intuì che l' itinerario da compiere è l' inverso di quel che si crede, perché parte dal passato e termina nel presente. Quante cose riusciamo ad afferrare? E come? Giordano Bruno aveva il chiodo fisso per questo genere di ricerca. Dopo il saggio di Frances Yates L' arte della memoria (edito da Einaudi) si può sostenere che le opere mnemotecniche siano il motore occulto di tutti i suoi scritti. Bruno fu indubbiamente attratto dall' Ars magna di Raimondo Lullo (1235-1315) e dal suo tentativo di presentare il sapere in forma unitaria. Per questo filosofo catalano, la memoria altro non è che una delle tre potenze dell' anima, strettamente legata all' intelletto e alla volontà. L' «arte» che la governa egli la concepisce come uno strumento per ripensare la realtà, intendendola logica e al tempo stesso metafisica. A questo punto si inserisce il pensiero di Bruno. Yates aveva definito l' «arte della memoria» come la disciplina che «cerca di fissare i ricordi attraverso la tecnica d' imprimere nella mente luoghi e immagini». Il filosofo che finirà bruciato a Roma in Campo dei Fiori cercherà di trasformarla in un nuovo regime delle tanto agognate immagini, la quali vanno intese come fantasmi mentali. Il discorso porta lontano. Bruno, in sostanza, aveva dato vita a una pratica teurgica che, in un modo o nell' altro, si ricollegava alla primordiale sapienza egizia e alla tradizione ermetica, di cui il Rinascimento aveva particolare considerazione. Ma questi aspetti, come dire?, suscitavano fastidio a molti suoi studiosi. Il Bruno intento a escogitare tecniche per l' «arte della memoria» nel migliore dei casi era considerato uno stravagante; questa parte del suo pensiero fu a volte ignorata e sovente irrisa. Non è esagerato scrivere che la litania dei detrattori si interruppe in parte soltanto per le ricerche di Eugenio Garin e poi nel 1960, quando apparve presso l' editore Ricciardi (ora è riproposto da Il Mulino) il saggio di Paolo Rossi Clavis universalis, in cui erano studiate arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz e dove a Bruno era dedicato un capitolo. Per questo motivo va salutata come un avvenimento l' uscita del primo volume dell' edizione, diretta da Michele Ciliberto e dedicata a Eugenio Garin, delle Opere mnemotecniche bruniane, in cui si possono leggere con testo (critico!) latino e in una sicura traduzione italiana il De umbris idearum e il Cantus Circaeus. Con esso prosegue la nuova pubblicazione degli scritti latini di Bruno, cominciata nel 2000 nei «Classici» di Adelphi con il tomo delle Opere magiche. Questi libri - se si esclude una scelta con la sola traduzione apparsa nel 1980 per la Utet - videro la luce l' ultima volta in edizione integrale, presso Morano e Le Monnier, tra il 1879 e il 1891. Ma ora apparati critici e note sono ben altra cosa. Perciò l' «arte della memoria», utile anche agli oratori e alle spie, della quale Cicerone già attribuiva la conoscenza al poeta lirico Simonide di Ceo vissuto tra il VI e il V secolo prima della nostra era, ritorna evocando tutti gli enigmi con cui la avvolse Bruno. Non è il caso di considerarla, come fece la scuola idealistica con la penna di Guido De Ruggiero, una delle «grossolane illusioni» della filosofia, perché essa altro non è che un sublime gioco della mente. E, come tale, ci illude che sia almeno possibile catalogare i fantasmi che desideriamo conservare in noi. GIORDANO BRUNO Opere mnemotecniche, tomo I, edizione diretta da Michele Ciliberto, a cura di Marco Matteoli, Rita Sturlese, Nicoletta Tirinnanzi, Adelphi, pagine 942, euro 80

 



Per visualizzare la scheda del libro: http://www.pendragon.it/libri/Le_sfere/libro-417.html 

Che influenza ebbe Erasmo da Rotterdam, uno dei più celebri umanisti del Rinascimento europeo, sostenitore di una riforma della chiesa e della società, nella cultura del suo secolo e non solo? Certamente, nella crisi religiosa del Cinquecento, egli rappresenta un termine di paragone inevitabile sia per i filosofi "riformati" come Celio Secondo, sia per quei filosofi che come Giordano Bruno si rifanno a una concezione civile della cultura, Si raccolgono quindi in questo volume importanti contributi dedicati alle figure più incisive della filosofia e della letteratura del Cinquecento italiano (Bruno "antibarbaro"; "L'autore ave una fisionomia smarrita". L'autocommento parodistico di Giordano Bruno; Fra piacevolezza e riforma religiosa; Erasmo e Bruno; Tra platonismo e riforma: Curione, Zwingli e Francesco Zorzi; Poetica del riso e grottesco escatologico in Erasmo e Curione; Celio Secondo Curione, erasmista o antierasmista ?).

Luca D'Ascia, ricercatore presso la Scuola Normale di Pisa, oltre ai suoi numerosi contributi su diversi aspetti della cultura umanistica e rinascimentale, ha già pubblicato Erasmo e l'Umanesimo romano [Olschki, 1991]; ha inoltre curato Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam [Rizzoli, 1989); Il corano e la tiara, L'epistola a Maometto II di Enea Silvio Piccolomini [Pendragon, 2001]; le Intercenali di Leon Battista Alberti (Pendragon, 2003). Si è occupato anche di estetica del Novecento e di problemi legati all'integrazione delle culture (Il nemico di casa, Diversità culturale e conflitto politico [Pendragon, 1999]). 

 

 



Nell'Irpinia del primo Novecento ritorna di attualità il "mito" di Giordano Bruno. Ferdinando Cianciulli e Guido Dorso narrano, con vibrante passione politica, la tragica vicenda del filosofo di Nola, nell'intento di promuovere una più diffusa coscienza laica e anticlericale.

“Il 17 febbraio 1600, un uomo esile, dal volto delicato e scarno, dagli occhi ardenti, sognanti di poeta, dal sorriso sprezzante, dalla fronte luminosa - mentre le vie di Roma erano affollate di fanatici pellegrini per le feste giubilari […] - accompagnato da monaci, preti, sgherri, cinici e feroci, da gran folla variopinta ed esultante pel Giubileo, che innalzava mistiche nenie, si recava a Campo dei Fiori, al rogo, là, dove oggi sorge il monumento vigilato dalla devota fede dei liberi di tutto il mondo, faro che illumina il gran cuore possente dell'Italia laica. […] Il popolo tripudiava. I sacerdoti intonarono il Te Deum laudamus... ma ammutolirono tutto ad un tratto sgomenti e tremanti, perché, affermano alcuni storici, la terra vacillava sotto i loro piedi e le campane suonavano di per sé per violenta e subitanea scossa di tremuoto.La natura si scuoteva e si ribellava ad un sì turpe delitto.Così la Chiesa di Roma, nella sua pazza libidine di sangue, dava i suoi spettacoli, così interpretava i principii del biondo di Nazareth, in quelle fosche albe sanguigne tra un popolo di fanatici, tra spettatori ebbri o malati, deboli od ottusi.Gridi rauchi, voci di morte, godimento bestiale, spasimo di uccisione, orgia di stragi, dittature di omicidi, possono essere i vostri vanti, le vostre glorie, la vostra giustizia, o timorate anime di preti. O oneste coscienze reazionarie!” . 

F. Cianciulli, Il martirio di Giordano Bruno 

Maurizio Cambi
Insegna Storia della filosofia del Rinascimento presso l'Università di Salerno. È autore di un volume sul problema del disciplinamento nelle utopie (Il prezzo della perfezione. Diritto reati e pene nelle utopie dal 1516 al 1630, Napoli, Esi 1996) e di un saggio sul lullismo di Bruno (La machina del discorso. Lullismo e retorica negli scritti latini di Giordano Bruno, Napoli, Liguori 2002).
                   .




Ripercorrere attraverso gli interventi, differenti gli uni dagli altri, i tanti aspetti che scaturiscono dall' avventura umana e di pensiero del Nolano, è far rivivere la sua voce.

Oggi come allora il mondo è alle soglie di cambiamenti epocali capaci di rivoluzionare la vita degli uomini e delle donne che abita­no questo pianeta e nostri compagni di viaggio verso un divenire che sempre più, e sempre più profondamente, è nelle mani degli uomi­ni stessi.                                .

Con questi intendimenti il Comitato decise di celebrare, a 400 anni dalla morte, il pensiero di Giordano Bruno, titolando "Testimone dell'Infinito" le manifestazioni con particolare riguardo all'aspetto metafisico e al rapporto tra ermetismo e nuova fisica nel pensiero bruniano.

www.alienoeditrice.net/

 



ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI
Napoli - Palazzo Serra di Cassano
Paolo Lucentini, Ilaria Parri, Vittoria Perrone Compagni
(Università degli Studi di Napoli "l'Orientale")

L'ERMETISMO FILOSOFICO E MAGICO DALL' ASCLEPIUS A GIORDANO BRUNO.
21 - 25 febbraio 2005




ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI
Napoli - Palazzo Serra di Cassano
Eugenio Canone
(Istituto del Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee - CNR)

PENSATORI SOTTO PROCESSO
I casi emblematici di Bruno, Campanella, Vanini, Galileo.
7 - 11 febbraio 2005 - ore 16.00





Home