Olga Podlazova

Monogramma Bruno3L’11 Settembre di due anni fa ci lasciava, a soli 28 anni, Olga Podlazova, simbolo di tutti coloro che amano Bruno per pura sete di conoscenza.
Voglio ricordarla pubblicando il monogramma del Codice Norov, la cui immagine “rubata” durante una delle rare mostre moscovite, mi inviò col suo solito, orgoglioso candore.

Ci mancherai Olga!

olga 10Un’altra scintilla sprigionatasi nell’universo da quel terribile, meraviglioso rogo del febbraio del 1600 è tornata a congiungersi al fuoco del Sole!
Attilio Repola mi ha appena comunicato che Olga, la radiosa, eterea, preziosissima Olga, si è tolta la vita. Il sinodo di corpo e anima l’aveva sempre affascinata e tormentata e, negli scritti del Nolano, aveva trovato una via da seguire alla ricerca di una soluzione. Voglio interpretarla così questa sua decisione di lasciarci, come l’impaziente desiderio di spingere all’estremo la sua ricerca.
La triste notizia mi ha colto proprio in un momento di grande gioia per l’assegnazione del I Premio Internazionale “Giordano Bruno”.
Con la Sua continua richiesta di poter leggere le opere ancora inedite del Nolano, Olga è stata uno degli stimoli maggiori alla realizzazione de “La disputa di Cambrai”, che aveva molto apprezzato. Naturalmente questo premio lo dedico a Lei: lo merita tutto! Il Suo destino è la dimostrazione palpitante e tragica che i valori socratici dell’umiltà e della sete di conoscenza costituiscono ancora oggi motivo di sofferenza. In un’era in cui millantare è più facile e redditizio che essere, in cui la forma conta molto più della sostanza, a soccombere o, meglio, a tirarsi in disparte, sono sempre i più onesti e sensibili. Ci torneremo sopra, a mente fredda. Intanto affido alle commosse parole del devoto amico Attilio il compito di rievocarne il ricordo.
Guido del Giudice


“Così come il nostro, il suo, Giordano Bruno ha voluto salire sul rogo, insofferente ormai dell’ottusità del mondo, con il quale era costretto a confrontarsi, così Olga Ivanovna Podlazova ha voluto lasciare questo mondo, nel quale il suo spirito era costretto.

Nell’inevitabile mistero, che circonda l’altra vita, il suo spirito si è ora liberato. Il filo si è rotto e l’aquilone è libero di librarsi nello spazio. Olga lascia, a noi sopravvissuti, il ricordo della sua passione per la ricerca della verità, della sua aperta disponibilità al dialogo, della sua disarmante semplicità.

Il suo coraggio di vivere è stato pari a quello di decidere di morire. Aveva 28 anni. L’ho conosciuta in rete, nel vecchio blog del sito bruniano. Un suo messaggio semplice, così semplice, che nessuno gli aveva dato risposta. Succede.

Ha scelto il Papa nuovo, che potrebbe andato al corso ecclesiastico radicale. Che nè vi pensate?

Neppure io risposi appena lo lessi. Tornai sul blog dopo parecchi giorni. Quel messaggio era ancora lì, senza risposta. Non mi sembrava giusto, così risposi.

non mi ha meravigliato la nomina di papa ratzinger. la bruniana coincidenza degli opposti, così bene illustrata da guido del giudice nel suo libro, esigeva una risposta di fondamentalismo cattolico al fondamentalismo islamico.

Così cominciò il nostro dialogo, prima sul blog, poi, non interessando ad alcuno le nostre chiacchiere, nel privato. Così la nostra amicizia. Era l’inizio dell’estate 2005.

Scoprii che, per età, poteva essere mia figlia, che traduceva Giordano Bruno dai testi originali e tante altre cose, i tanti altri suoi interessi. Finché un giorno mi scrisse che il suo sogno era di essere a Campo de’ Fiori un 17 febbraio. Le risposi “Tu vieni in Italia. A Campo de’ Fiori, il prossimo 17 febbraio, ti porto io.”

E così fu. Fu là, in quella grande sagra di fanatismo e autocelebrazione, che la lasciò interdetta, che conoscemmo de visu l’amico Guido del Giudice. E questa fu una cosa veramente bella. Mentre io trafficavo col cellulare per cercare Guido, lei, Olga, l’aveva già individuato: aveva memorizzato la sua fisionomia da una sua foto, peraltro poco definita, comparsa nel sito. Mi pareche lo rappresentasse a fianco del monumento di Nola.
Olga 1aOlga che costruiva coltelli, Olga che scolpiva il legno, Olga che curava un piccolo di cornacchia ferito, Olga che aveva un rapporto speciale, viscerale, con i suoi cani, in particolare con la sua Gravi, una cagna ibrido tra laika e lupo, destinata ad essere soppressa, Olga che amava i lupi, Olga che aveva scritto un brano teatrale sulla disputa di Cambrai, che avevamo cominciato a tradurre insieme in italiano, finché fummo distratti da altre cose, Olga che amava la natura solitaria, quella fortunata, perchè dimenticata dall’uomo. Le foto di Olga, quelle della sua Russia, fino alle ultime, scattate in Montenegro, durante le ultime, definitive, sue vacanze. Olga.

Questa Olga non c’è più. La morte ce l’ha sottratta, ma sorella morte è pietosa: ci ha lasciato intatto il suo ricordo.”.
Attilio Repola

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