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Titolo | |
| Autore | Giordano Bruno | |
| Prezzo | € 140,00 | |
| Dati | vol. I pp. 752 , vol. II pp. 904 ril. | |
| Anno | 2002 | |
| Editore | UTET | |
| Collana | Classici italiani |
Presentata a Londra l’edizione critica delle opere del pensatore condannato a morte. Ne parla Nuccio Ordine, suo grande studioso Giordano Bruno, eretico più forte di ogni rogo La sua lezione: tolleranza, gratuità della conoscenza e critica dei fondamentalismi
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LA STAMPA IL CANDELAIO E GLI EROICI FURORI CHE CASTIGARONO I
PEDANTI C
on due superbi volumi, la
Utet ha fatto il più bel regalo
alla cultura e alla filosofIa in particolare. Anacleto Verrecchia
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ALIAS Giordano Bruno, edizione doc di
Nuccio Ordine
Gabriele Pedullà |
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Vendredi
18 juillet 2003
Idéès Nuccio
Ordine consacre un essai - "Le Seuil de l'ombre" - au philosophe
italien du XVI siècle
«Pour Bruno, toute facilité est une erreur,
la difficulté rend seule les choses vraies»
Au
rang des meilleurs connaisseurs de Giordano Bruno - il codirigea avec Yves
Hersant l'édition bilingue de ses (Œuvres complètes (1993-1999) -, Nuccio
Ordine consacre, avec Le Seuil de l'ombre. Littérature, philosophie et
peinture chez Giordano Bruno (traduction de Luc Hersant, Les Belles Lettres, «L'Ane
d'or », 432 p., 28 €), un ultime essai au philosophe, dix ans après Le
Mystère de l'âne (1993).Concevant les jalons de son œuvre italienne, du
Chandelier (1582) aux Fureurs héroïques (1585) comme un opus musical, avec une
ouverture et les six mouvements que représentent les dialogues londoniens,
Ordine rend lisible une pensée souvent enfermée dans une vision hermétique
qui ne rend pas justice à la clarté de son engagement pour affranchir
l'esprit de la tutelle théologique. Champion de « l'expérience philosophique
par excellence » (Pierre Hadot), c'est-à-dire l'abandon du point de vue du mai
individuel, pour se hausser, partie consciente et agissante du Tout, à un
niveau transcendant d'universalité, Bruno dénonce la philosophie «
mercenaire » qui étaie les dérives de son temps en justifiant à coups de théorie
les vrais appétits de l'homme moderne, étrangers à cet amour de la sagesse et
de la vérité dont se prévalent le conquistador et ses commanditaires.
Dans le premier texte, le protagoniste est un peintre philosophe;
le second met en scène un philosophe qui peint des images. Ces deux activités
sont-elles liées ?
Métaphoriquement, pour Bruno, le peintre et le philosophe font le
même métier, qui part de l'ombre. Pas plus que l'observation de l'ombre dans
la caverne de Platon, le contour délimité par l'artiste ne suffit pas à
atteindre la vérité. Il faut dépasser le seuil, oser ne pas se satisfaire
de la reproduction du modèle, s'aventurer au-delà des limites admises.
Donner l'élan supplémentaire indispensable ne .promet pas le savoir, que nous
n'atteindrons jamais. Mais à la façon de Socrate-Silène, dont il partage le
goût du dialogue comme du comique, Bruno décape la surface, récuse les
apparences,
conteste les erreurs que le langage entérine quand bien même le savant les
corrige.
En quoi celle « mise en lumière » est-elle éthique
?
Il suffit de lire les pages que Bruno a consacré à
la mainmise sur le Nouveau Monde. La préscience du Nolain est inouïe et sa leçon
implacable: comme en Irak en 2003, on a voulu croire que les aventuriers étaient
mus par un idéal généreux avant de déplorer la logique de rapines et de
spoliations déguisées en actes de justice. Pour les jeunes générations, le
message de Bruno est des plus édifiants : ne pas' séparer son comportement de
sa pensée. Notre façon d'être dans le monde doit être cohérente avec notre
éthique - ce que Bruno paya au prix fort, errant longtemps en quête d'un
espace de liberté, avant de sacrifier sa vie à ses convictions philosophiques.
En quoi Bruno est-il moderne?
Par sa capacité à reprendre la culture classique en en
repensant le message, débarrassé du carcan de la théologie. Lui n'a pas
besoin de la foi, mais du doute. Modèle de' comportement moral, la religion
doit selon lui elle au service de l'Etat. Ce ne doit être, à ses yeux, qu'une
sorte d'éthique, que tout radicalisme dénature en force de destruction. Et
aujourd'hui, où le fanatisme n'est pas une spécialité de l'islam (qu'on
songe au drame irlandais, à la politique coloniale d'Israël, aux préceptes
du pape en matière de sexualité), le message de Bruno est plus que jamais
d'actualité. Dans la même optique qui entend éviter les divisions, il a prôné,
contre la séparation en disciplines, l'unité des savoirs, annonçant celle
«nouvelle alliance» chère à Ilya Prigogine. Mais c'est un chemin
fondamentalement exigeant. La fable contemporaine qui veut que la connaissance
puisse s'acquérir sans effort, ni sacrifice, est étrangère à Bruno, qui sait
que toute facilité est une erreur, la difficulté rendant seule les choses
vraies.
En appendice, votre étude de cas, Caravage et Bruno à l'ombre
de Narcisse, illustre par l'exemple la leçon qui précède.
On a beaucoup spéculé sur le lien entre Bruno et Caravage et j’ai
tenté de retrouver la piste d'une
possible connexion entre les deux hommes. Car sur le fond, le parallèle existe
: le peintre fait littéralement sortir son personnage de l'ombre; l'ombre,
c’est la nature, la mobilité, quand l'idée n'est que ce qu'il en reste.
Propos recueillis par Philippe- Jean Catinchi
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In
occasione dell'anniversario della morte di Giordano Bruno (1600) in Campo de'
Fiori a Roma, oggi la Marsilio manda in libreria una monografia di Nuccio
Ordine dal titolo La soglia dell'ombra. Letteratura,filosofia e pittura in
Giordano Bruno. Anticipiamo parte dell'introduzione di Pierre Hadot,
professore emerito del Collège de France.
Ritrovo
in Bruno tutto ciò che considero come l’esperienza filosofica per
eccellenza: eliminare il punto di vista parziale e partigiano dell’io
individuale, scoprirsi come parte cosciente e agente del Tutto, elevandosi in
tal modo ad un livello trascendente di universalità e di oggettività (...).
L’Infinito divino è inaccessibile, ma la sua presenza può essere percepita
nell’infinità della Natura, che è come l’ombra o il riflesso
dell’Infinito divino. Non si possono guardare negli occhi Apollo o il Sole,
ma Diana sì (...). Anche Faust di Goethe, all’inizio del Secondo Faust ,
rinuncerà a cercare di guardare fisso il sole, ma lascerà riposare il suo
sguardo sull’arcobaleno che risplende nella cascata: «Soltanto nei colori
del suo riflesso ci è dato possedere la vita». A tale proposito, si
dovrebbero evocare le profonde analisi in cui Ordine dipana tutte le
implicazioni (...) dei miti di Narciso e di Atteone, il cacciatore
dell’infinito che in qualche modo diventa preda di ciò che sta cercando.
Contemplare l’infinità della natura invita ad una ricerca che è essa
stessa a sua volta infinita. Come dice Bruno nel De immenso «l’indagine
e la ricerca non si appagheranno nel conseguimento di una verità limitata e
di un bene definito». È a giusto titolo che Ordine colloca all’inizio del
suo libro un testo di Lessing che, due secoli dopo Bruno, sembra fargli eco:
«Il valore dell’uomo non sta nella verità che qualcuno possiede o presume
di possedere, ma nella sincera fatica compiuta per raggiungerla» (...).
È molto significativo il fatto che, nelle prime pagine de La cena de le
Ceneri , l’autore (...) denunci il cinismo della «conquista»
mascherata da «scoperta» dei moderni Tifi, dei moderni Argonauti, che hanno
conquistato l’America, mossi non dal desiderio di conoscenza ma
dall’avidità del guadagno. Essi hanno turbato la pace altrui, confiscato ad
altri uomini le loro terre e le loro ricchezze, distrutto le loro religioni e
i loro costumi (...). Un grandissimo merito di Bruno è proprio quello di
essere stato uno dei rari testimoni della sua epoca che abbia osato denunciare
la pirateria dei conquistatori.
Questa critica avanzata dal Nolano è mossa dall’ideale di conoscenza
disinteressata che lo ispira. O, più precisamente ancora, da un modello che
regola tutta la sua esistenza: quello di una vita davvero «filosofica», vale
a dire guidata esclusivamente dall’amore per la verità e per la sapienza
(..): «La sapienza e la giustizia - scrive Bruno - cominciarono ad
abbandonare la Terra allorquando i dotti, organizzati in sette, cominciarono
ad usare la loro dottrina a scopo di lucro». Qui, di nuovo, ritroviamo lo
spirito dei filosofi che si erano espressi, ad esempio, come Seneca: «Del
resto, a mio parere, nessuno rende un peggior servizio a tutti gli uomini di
coloro che hanno appreso la filosofia come un mestiere per fare quattrini e
vivono in un modo del tutto diverso da quello che vanno predicando nelle loro
regole di vita». In questo brano, Seneca esprime perfettamente ciò che
implica la sua critica della filosofia mercenaria: il filosofo vende le sue
parole, senza che ciò che dice corrisponda al suo pensiero e alla sua vita.
Il pericolo mortale per la filosofia stessa, e anche per l’umanità, è che
il discorso filosofico - che riveste un’importanza fondamentale per dare un
senso alla vita umana - divenga una merce e cessi di esprimere il pensiero
oggettivo e la vita disinteressata del filosofo, per sottomettersi a scopi
politici o ad imperativi commerciali, siano essi collettivi o individuali.
Ordine evoca a ragione queste penose tendenze della nostra epoca in cui «il
sapere scientifico ed umanistico rischiano sempre più di essere al servizio
del profitto e del mercato o al servizio di un vano esercizio di potere
accademico». Ma questo pericolo era già percepito sin dall’Antichità.
Sarebbe necessario scrivere una storia della rivendicazione di una filosofia
«libera» contro una filosofia «mercenaria», rivendicazione che si può
osservare ad esempio alla fine del Medio Evo, ma anche e a pari titolo tra
l’altro in Kant, in Schopenhauer e infine in Wittgenstein, di cui Jacques
Bouveresse riassume mirabilmente il pensiero, quando dice che ciò che conta
agli occhi di Wittgenstein non è tanto il «cumulo di conoscenze teoriche»
di cui dispone il filosofo ma il «prezzo personale che ha dovuto pagare per
ciò che egli crede di poter pensare e dire». È soltanto questo prezzo che
gli dà il diritto di parola.
Questo prezzo, Bruno era cosciente di averlo pagato. Nell’ Oratio
valedictoria , egli infatti dichiara: «Faticando profittai, soffrendo
feci esperienza, vivendo esule imparai». E mentre scriveva queste righe
ancora non sapeva che, come Socrate, anch’egli avrebbe pagato con il prezzo
supremo il suo crimine di essere un filosofo libero. E Nuccio Ordine ha
ragione ad insistere fortemente sull’unità filosofica che si può osservare
in Bruno tra il discorso, il pensiero, la vita e la morte: «Non a caso il
filosofo infiammato dall’amore per la conoscenza conclude la sua esistenza,
come la farfalla dei Furori , nella luce di un rogo».
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martedì 25 marzo 2003 |
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La soglia dell'ombra", l'anima di Giordano Bruno
La letteratura, il pensiero e l'arte
del celebre filosofo napoletano nell'ultima opera di Nuccio Ordine
di Elio Bruno
In Giordano Bruno l'opera racconta la sua vita tormentata e avventurosa, erratica e drammatica: fin da quando, nel 1565, diventa novizio del convento di San Domenico Maggiore in Napoli, mutando il nome di battesimo Filippo in quello di Giordano. Era nato nel 1548 in un sobborgo agricolo di NoIa, nel vicereame di Napoli. La sua vicenda terrena si concluse il 17 febbraio 1600: fu arso vivo in Campo dei Fiori a Roma, dopo di essere stato consegnato al braccio secolare, perché ritenuto eretico "impenitente, pertinace e ostinato". Erano gli anni del papato di Clemente VIII. Percorso da tensioni moderne, agguerrito da una grande vitalità intellettuale, il filosofo e letterato non pronunciò che parziali, irrilevanti abiure, né recitò mai palinodie nell'Italia rinascimentale cattòlica ed ecumenica, quanto meno salmodie riabilitanti. Alcuni giorni prima fu costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza di condanna al rogo emessa dal Santo Uffizio, alla presenza di testimoni, in casa del cardinale Madruzzi, ma trovò la forza di alzarsi in piedi, e gridò: "Forse tremate più voi nell'infliggermi questa sentenza che non io nel riceverla". Il 17 febbraio, aggravando la tortura, gli fu imposta la mordacchia per evitare che pronunziasse imprecazioni o bestemmie e quando le fiamme si sprigionarono non emise gemiti e lamenti. Quel rogo brucia, se le idee ed il pensiero di Bruno sono sottoposti a penetranti analisi e rivisitazioni con strumenti razionali e critiche metodologiche, come è il caso del recentissimo libro "La sog1ia dell'ombra", sottotitolo: "Letteratura, fIlosofia e pittura in Giordano Bruno", edito da Marsilio. Ne è autore Nuccio Ordine, profondo conoscitore dell'opera del grande Nolano e professore nell'Università della Calabria. Suoi, infatti, sono altri due saggi sulla "Cabala del cavallo pegaseo" e su "Spaccio de la bestia trionfante". La prefazione è del filosofo francese Pierre Hadot (tradotta da Laura Bocci), il quale, pur dichiarandosi un dilettante, un neofita negli studi riguardanti Giordano Bruno, si aggancia tuttavia ad un concetto basilare della sistematica bruniana, cioè la teoria dell"'antiqua vera philosophia", che pur non definita I né approfondita dal curatore, indica il modello per comprendere tanto il "De rerum natura" di Lucrezio quanto la dottrina di Epicuro con la relativa "prospettiva di un'infinità di mondi". Hadot accenna alle scoperte scientifiche di Copernico e non a Galileo, convinto com'è, e lo scrive, che "neanche la Visione copernicana del cosmo basta a spiegare l'atteggiamento spirituale di Bruno; essa permette soltanto di concepire che un'infinità di mondi sia possibile". Per giuste che siano, queste affermazioni non chiariscono il centro focale della filosofia bruniana ed il suo rapporto con la natura e la scienza. Ordine, che dedica il volume a Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (e non si può non condividere l'iniziativa), concentra la sua attenzione sul quadriennio 1581-1585, che vide lo studioso nolano spostarsi fra Parigi e Londra, pubblicando in volgare sette testi, ossia una commedia e sei dialoghi. Esattamente, a Parigi il "Candelaio" (l582}, i. sei dialoghi a Londra, nel biennio 1584-1585. Annota l'autore: "Nel giro di pochi anni si concretizza un itinerario filosofico straordinario che testimonia in maniera esemplare gli interessi enciclopedici del Nolano... Si tratta di una scelta ben precisa, visto che negli stessi anni, nelle due capitali, continua parallelamente a dare alle stampe anche trattati in latino". Sorge il problema dell'assegnazione delle date di concepimento delle opere. L'anno di pubblicazione non coincide sempre con il periodo di elaborazione ed è pertanto probabile che il canovaccio dei dialoghi sia stato ideato a Parigi, prima tappa del vagabondaggio, nel quadriennio fatidico, e del percorso che lo conduce dal disegno della filosofia della natura ("De la causa, principio et uno") al progetto della filosofia morale ("Spaccio" e "Cabala") ed agli approdi della filosofia contemplativa ("Degli eroici furori"). Bruno si era agevolmente introdotto nel "milieu" delle corti di Enrico III, che amava circondarsi di poeti e di filosofi, e di Elisabetta, probabilmente con una lettera di raccomandazione di Enrico III al suo ambasciatore oltre la Manica. Sta di fatto che, sostiene Ordine, sia a Parigi che a Londra Bruno fu accolto con simpatia; inoltre i circoli di corte si erano posti antagonisticamente "rispetto al conformismo delle università" ed il Nolano, in presenza di tale frattura, "non esitò, al di qua e al di là della Manica, a operare una scelta di campo, vicina agli schieramenti fedeli al Re in Francia e alla Regina in Inghilterra" . Era il terreno adatto per diffondere la "nova filosofia" sia in Francia che in Inghilterra e per passare al varo della "nolana filosofia", inscrivendo "la filosofia nella commedia e la commedia nella filosofia". Il primo passo fu compiuto con "La cena de le Ceneri", ma poi (seguiamo ancora il filo del discorso di Ordine) "ripropone qua e là, in maniera più o meno evidente, alcuni scherni della commistione tra i due generi anche negli altri testi successivi". Ricordiamo che nella "Poetica" Aristotele aveva teorizzato la differenziazione netta fra commedia e tragedia per quanto attiene al linguaggio ed ai personaggi. Ma Bruno non osservò quei canoni estetici, poco ligio com'era ai dettami scolastici e accademici. In conclusione, plaudiamo ad iniziative di riesami e di rivisitazioni come questa di Ordine. Ben vengano altre, anche per Vico, perché due grandi pensatori come Vico e Bruno non cadano fra le rughe della dimenticanza, non diventino, cioè, stranieri in patria.
Bruno, filosofo pittore
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