da "Giordano Bruno patriota"

Si è spesso insistito, parlando di Bruno, sul nesso fortissimo che nel suo caso straordinario si avverte tra ‘biografia’ e ‘filosofia’, ovvero tra ‘vita’ e ‘pensiero’.
Il suo stesso pensiero lo induceva a sentire se stesso non come ‘individuo’, ma come parte di una storia e di un disegno che lo trascendevano e lo impegnavano in modo assoluto. Non che egli non avesse debolezze, paure, incertezze, e la storia del suo processo è accidentata infatti anche da momenti di caduta, scoramento e crisi, da dissimulazioni ed espedienti, da implorazioni di perdono e dichiarazioni di disponibilità ad abiurare: gli eroi veri sono infatti molto diversi dagli uomini ‘tutti di un pezzo’, sulla cui intelligenza, e sul cui monolitismo ed eroismo, si è spessissimo autorizzati a dubitare e a diffidare. Gli eroi veri pensano e credono davvero, e pertanto amano, e amano anche se stessi, e non temono di dirlo; essi sperano, anche nella disperazione, e gemono e piangono, anche davanti a un tribunale al quale non vorrebbero dar soddisfazione.
Ma, alla fine, se sono davvero eroi, scelgono, e la scelta è drammatica, è rinuncia al proprio ‘io’ piccolino, ed è affermazione del proprio pensiero, è fedeltà ad esso. Bruno diede prova di questo tipo di fedeltà , e decise, alla fine, di non abiurare, consapevole del rogo che lo avrebbe pertanto atteso. Il suo esempio va ricordato spesso.
Della identità italiana ha fatto parte, e fa tuttora parte, l’adoperare il proprio pensiero (o, più spesso, un pensiero, un’idea, un programma) come strumento e pretesto per illuminare il proprio piccolissimo ‘io’, o tentare di nascondere il proprio vero pensiero dietro un ‘io’ troppo minuto o palesemente fittizio; ma Bruno ha dimostrato che della identità italiana ha fatto parte e può far parte il mettere al servizio del proprio pensiero (ovvero del mondo spirituale e storico cui si appartiene) la propria individualità finita, limitata, mortale.
A nessuno, per fortuna, è più richiesto, da noi, di salire su un rogo; ma sia pure per piccoli gradi e brevi passi, si può cercare di vivere per quello in cui crediamo, e a cui apparteniamo, per storia e per costume.

Saverio Ricci

 

       

 

 

 

 

 

 

Giordano Bruno a Nola

Non sono morto.
Non voglio la pietra di un sepolcro.
Voglio vivere nel cuore della terra,
raccolto nel sole,
tra il limite eterno delle cose
e il sorgere immediato del tempo,
senza pianti e senza preghiere.

Vorrei che Nola, la mia terra,
potesse respirare l'eternità
del tempo e la vastità dell'universo,
come un mare che inondi di luce
la mia anima, un angolo di pace
in cui la filosofia della natura
si accende come un sole, in un amore
profondo come il rosso dell'aurora,
un'alba nuova, limpida, totale,
un sentimento cosmico, immortale.

Luigi Simonetti


Giordano Bruno 

I think your fear in passing sentence on me
Is greater than mine in hearing it,
he said.

He could not live in a narrow universe,
Earth-centred, enclosed by the ten crystal spheres:
He found in the system of Copernicus
Not science exactly, but space for his spirit to fly.
Seven years and more the Inquisition held him
But could not break him, so he had to burn.

They gagged his tongue - they dared not take the risk
That a dying heretic should blaspheme their God.
They held a crucifix before him: but he,
Knowing true blasphemy, turned his head away
And died, they say, in silence.

Giordano Bruno,
Forgive a world that still burns books, if not philosophers:
Forgive us, too, who learn and write and teach,
When we are cowed from speaking by its threats.
You show us still, though the price be beyond us,
What truth is worth, how knowledge should be loved.

 

Valerie J. Roebuck

 

 

Published in V. Hannon (ed.), Poetry Now Tributes in Verse,
Peterborough, 1993, p. 79.

 

 


 
LODE A GIORDANO BRUNO
Le fiamme che condusser quel Nolano
Al sommo dell’Olimpo delle menti…
son fiaccole votive per le genti
che sempre ti si inchinano, o Giordano.

I bagliori di quel rogo lontano,
nelle anime nostre sempre presenti
son vere lanterne alte e splendenti,
sul tenebroso spirto vaticano.
Hai percorso vertiginose altezze,
dal Candelaio alle Ombre delle idee,
cercando di parar le nefandezze

a quella Medusa dalle empie fezze:
l’ecclesia delle anime Farisee,
alla ferocia ed all’infamia avvezze.
17 febbraio 2000              Fausto Moretti

 

Giordano Bruno, indignato per l’impropria celebrazione per il 400° anniversario del suo sacrificio a Campo de’Fiori, parla con Giuseppe Gioacchino Belli e lo prega di prendere le sue difese:

Quanto me só ‘ncazzato l’artro ieri:
co la scusa de la celebbrazzione,
me so arivate sotto le perzone
co certe idee e co li pensieri

de chi ha scanzato sempre li mestieri 
pé vvia che dice quarche parolone
sguazzanno sempre drento ar minestrone
de li partiti bbianchi, rossi e nneri.

L’importanza d’er libbero pensiero
 nun gode ppiù de tutta l’attenzione
 che in artri tempi, e nun me pare vero,

ha ffatto ‘n modo de svelà er mistero
de tutto quer nefasto carozzone 
ch’è ‘r vaticano sopra ‘r monno intero.

 

 

NORCINI DELLO SPIRITO,
SIRENE E CARONTI

Non c’è di peggio che imporre la fede 
sostenendo ch’è una via di salvezza,
 facendola passare per ricchezza
 sopra la povertà di chi non crede.

Navigando nel mar dell’ignoranza
 e ostentando immaginari lidi,
 più di quei flutti i nocchieri, infidi, 
fan delle sirene il canto e la danza.

Rifiuta l’invito di quei caronti 
che portano greggi di creduloni,
lor promettendo dei mari e dei monti

cui mai giungeranno i tetri navigli:
 male si prestano i remi sui ponti
 a quelle mani dotate di artigli.

Fausto Moretti


From "The Infinite in Giordano Bruno" by Sidney Breenberg, (1950,
King'sCrownPress, NY.)  pp: 154-163; Bruno writes:

"Everything is one; and the knowledge of this unity is the object and term of all philosophies and all natural contemplations...
"Being one and the same (infinity), it has not one being and another being...
"Unity and identity, I say (is) the same being..."

These ideas are not so far removed from those of Habeas Mentem, whereby unity and inifnity are expressed in the identity of all beings within this infinite
unity.  Bruno further writes, (Opere Italiane) pg. 71:
" That which is the universe, in relation to the universe, is throughout all,
according to the modes of its capacity (interrelationship?) in whatever
relation it may be to the other particular bodies; because it is above, below,
innermost, right, left, and according to all local differences; and because in
the in infinite, there are all these differences, and no one of them."

So Bruno, more a man of our times than of his, was very close to creating a
philosophy of interrelationship where infinites define each and every part
within themselves, and thus give them identity.  To read more about Habeas Mentem please refer to the HumanCafe web page listed below. 
"In the end, it is all one." 

Ivan D. Alexander.

http://www.humancafe.com


 

 

 

 

*Bill Bruehl presents his new play.

"Giordano Bruno and The Field of Flowers" focuses on the last twelve hours of Bruno's life before he is led out to die.  The premise is that the Church, knowing it will suffer historical consequences if it carries out a death sentence against this man, sends a Jesuit lawyer, Fr.Roberto Caponegro, to persuade Bruno to deny his life's work as false or mistaken. If he does deny he can go free.   The play imagines how Bruno would negotiate with this man, this church.   Bruno's own motives are mixed.   On the one hand he wants to live.  He could deny his work.  He did so eight years earlier in Venice.   On the other hand,  his primary objective is to change the world and he believes his work will eventually do just that.
 Two other characters fill out the cast:  Sister Esmerelda, Spanish, and a nun of the Order of St John the Beheaded whose task is to care for the condemned and persuade him to accept the Church's offer and Kung, the jailer,  who likes Bruno but obeys orders.   The play is in two acts and will run about ninety minutes on a simple unit set. Except for Bruno all the characters are fictional.



*BILL BRUEHL is a member of Actors Equity Association and the Dramatists
Guild and the author of more than  twenty-five plays that have been
performed in venues in Anaheim, San Francisco, Chicago, Cincinnati and
New York.  The recipient of several fellowships and grants including a
Fellowship from The National Endowment for the Arts,  he has also written
plays and videos on commission for industrial purposes for
Burroughs-Wellcome Inc., and McCarthy Medical Marketing.  In 1994-98 he was Playwright-in-residence at the Institute for Medicine in Contemporary
Society at the University at Stony Brook Medical School.
His unique study of the internal technique of the actor entitled The
Technique of Inner Action is published by Heinemann.   Bill is also an
experienced director with more than sixty  professional and university
productions to his credit.   He has produced Off off-Broadway and a LORT
style Professional University Theatre at Stony Brook.  He now devotes
himself exclusively to writing for the stage.
In New York Bill was a longtime member of the playwrights'  lab at the
Ensemble Studio Theatre with Brother Jonathan and for eight years was a
member of the playwright's unit at the T.Schreiber Studio with Patrick
Kelly, Nancy Donohue, and Mick Casale.  He studied story structure with
Robert McKee and has worked  with Curt Dempster of EST, and with Marsha
Norman, and Romulus Linney at the Sewanee Writers' Conference, 1999.



 

 

 

 La DifférAnce debutta con il nuovo spettacolo Candelaio ( nu'jurn'a Napule) di Giordano Bruno al Teatro Di Cagno - via Alcide De Gasperi 320 Bari - nei giorni 14-15-16 e 21-22.23 gennaio 2000 - feriali ore 21. festivi ore 20. Per informazioni e prenotazioni

tel. 0805797148 o consultare:   www.geocities.com/Vienna/Opera/5810/
 
Per gli studenti universitari è valida la convenzione AGIS Università.
 
Il 14 gennaio, alle ore 17 ,si terrà una tavola rotonda su Giordano Bruno presso la Facoltà di Lingue ( via Garruba)
con la Prof.ssa Grazia Distaso - docente di letteratura italiana facoltà di lettere
Pasquale Bellini - critico teatrale
Elvira Maizzani - regista
coordinerà il Prof. Pasquale Guaragnella - docente di letteratura italiana facoltà di lingue
 
 
 


Ricerca e Produzione Teatrale

Stagione Teatrale 1999-2000
 

CANDELAIO (nu' jurn a Napule)
da Giordano Bruno
Regia di Elvira Maizzani

Commedia del grandissimo autore satirico che
presenta uno spaccato di vita napoletana in una
girandola di vicende teatralmente assai efficaci
con un linguaggio ironico e dissacratore che
mescola l'italiano, il dialetto napoletano
ed il latino con un risultato di grande vivacità.

 




"Di piacere al volgo non mi proposi mai, perchè quello che a lui piace io non so; quello che io so, il volgo è ben lungi dall'approvare."

Troppe volte ho dovuto ascoltare infami parole sul conto di Bruno, di gente che non conoscendolo, lo ha sempre rifilato tra i "minori" pensatori del genere umano. Egli, invece, non solo fu uno dei maggiori precursori del pensiero moderno, anticipando di secoli alcune teorie recenti, ma fu ispiratore di molti tra i pensatori "maggiori" (Schelling, Spinoza, Goethe, Coleridge)... come li chiamano loro.
Le opere di Giordano, nella loro freschezza di linguaggio e per la loro rigorosa logicità, sono le migliori parole per rispondere a chi ancora sostiene che Bruno sia stato solo un martire. Aspetto che non va affatto sminuito, ma che va giustamente affiancato alla figura di libero ed eccellente pensatore, quale Bruno nella sua breve esistenza, diede sempre prova di essere.

Giuseppe Crea (Jull) jull.jull@tiscalinet.it


 

 
Per Cortesia dei servizi di traduzione di AltaVista



Augusto Cavadi della Scuola di formazione etico – politica "G. Falcone" di Palermo mi comunica  la   proposta del prof. Luigi Lombardi Vallauri dell’Università di Firenze di seguito riportata.
Mi sembra una iniziativa interessante, per cui esorto gli amici Giordanisti a sensibilizzare i Parlamentari Europei dei loro paesi perchè la sostengano.   Guido del Giudice

 

"Propongo che nell’anno giubilare 2000, quattrocentesimo anniversario della sua morte sul rogo, Giordano Bruno venga proclamato dal Parlamento europeo "cittadino d’Europa". Nessuno mi sembra più esattamente degno di questo titolo. Studioso e frate domenicano, ha amato appassionatamente il mistero reale dell’uomo e del cielo. Ha discusso, scritto, insegnato, oltre che in Italia, a Ginevra, Tolosa, Parigi, Londra, Oxford, Wittenberg, Praga, Helmstadt, Francoforte. Riprovato come eretico dai cattolici in Italia, dai calvinisti in Svizzera, dai luterani in Germania, dopo lunghissima prigionia nelle carceri dell’Inquisizione, per decisione del papa è stato bruciato vivo, previa immobilizzazione della lingua, a Roma, in Campo dei Fiori, il 17 febbraio 1600. Quali che siano i sentimenti che la sua complessa, irruente personalità può suscitare, Giordano Bruno incarna, al di là di tutte le frontiere nazionali e confessionali, l’alta cultura europea; evoca quasi plasticamente l’ideale della libertà di pensiero, della mutua comprensione tra le religioni, dei diritti umani, in lui violati con atroce evidenza; merita di essere scelto, dai credenti e dai laici, come un simbolo di quell’Europa che è stata disegnata dai grandi testi giuridici, comunitari e internazionali dell’ultimo dopoguerra".

Per ulteriori informazioni contattare prof. Augusto Cavadi, 091/6377018 – 0338-4907853

Scarica gli atti completi del seminario in formato Zip 





L'ultima notte di Giordano Bruno 
da un'idea di Renzo Sicco
regia Renzo Sicco e Lino Spadaro
con Giovanni Boni, Andrea Tidona, Paolo Sicco
 
musiche John Foxx, Franco Battiato
luci Paolo Sicco,Daniele Brizzi
costumi De Valle Costumi Teatrali
allestimento scenografico Livio Girivetto
foto Marco Pejrolo
amministrazione Riccardo Gallianini,Cristina Osvaldino
 
segreteria Sandra Binati
ufficio stampa Massimo D'Arco
 
Per il testo dello spettacolo ci si è valsi, oltre alle opere di Giordano Bruno, della consultazione di:
 
Eugen Drewermann Lo specchio dell'infinito (Rizzoli)
Anna Foa Giordano Bruno (Il Mulino)
Giovanni Gentile Giordano Bruno e il pensiero del rinascimento(La Nuova Meridione)
Saverio Ricci La fortuna del pensiero di Giordano Bruno(Le lettere)
Cesare Causa Giordano Bruno bruciato vivo in Roma il 16 febbraio 1600
Luigi Firpo Il processo di Giordano Bruno
 
Per la supervisione del testo si ringraziano:
Sergio Givone, Marina Jarre, Fabio Arrivas, Giorgio Lanza
 
Le registrazioni sono state effettuate presso:
Gulp Studio Recording di Torino
Le voci registrate sono di: Giovanni Boni, Lino Spadaro, Marco Morellini

 






Quattrocento anni or sono, nel 1600, Giordano Bruno filosofo di fama europea venne arso come eretico.

Per quasi tre secoli la sua memoria appartenne a pochi fino all'Ottocento, quando fu riscoperto dall'Italia risorgimentale e trasformato in un martire.

Quando si abbottona male il primo bottone della camicia, soleva dire Giordano Bruno, tutti gli altri vanno fuori posto. Lui ne sapeva qualche cosa, perché gli andò tutto male, fin dall'inizio. Era versato in disgrazia come Don Chisciotte. La sua vita mescola come poche altre tragicità e grandezza. Peregrino per una quindicina d'anni attraverso l'Europa, si resta stupefatti di come egli, pur navigando in mezzo ai marosi, potesse scrivere tanti libri. Un bel giorno ebbe la malaugurata idea di tornare in Italia finendo così nelle grinfie dell'Inquisizione. Aveva quarantaquattro anni.

Fu tenuto in carcere per ben otto anni e solo il 17 febbraio del 1600 i suoi carnefici lo bruciarono vivo in Campo dei Fiori a Roma.

Come pensatore anticipò molti aspetti della scienza moderna, specialmente nel campo della cosmologia e fu travolto dal suo amore per il sapere e dall'odio contro ogni dogmatismo.

La nostra libera rielaborazione si avvale tanto dei costituti, vale a dire degli atti del processo, che di ciò che Bruno stesso dice nelle sue opere, che della potente suggestione che la sua vicenda ha messo in moto nell'immaginario di studiosi che nei percorsi di Bruno si sono identificati e riconosciuti.

Certe sue trattazioni metafisiche e filosofiche provocano un senso di vertigine, altre destano orrore perché rivelano le sevizie e le torture cui andavano incontro le vittime dell'Inquisizione.

Il processo di Bruno si chiude con un rogo, un rogo che punisce reati che in linguaggio odierno possiamo definire di opinione cioè le espressioni, le idee, i pensieri diversi o contrari da quelli ammessi dall'ortodossia. Esso ci appare quindi come la quintessenza stessa dell'intolleranza di cui sentiamo sovente rifiorire la forza e la devastante follia.

Guerra, pena di morte, accanimento giuridico, violazioni della dignità umana, epurazione, genocidio, sono alcune delle parole che l'avanzamento dei processi democratici sembrava voler archiviare ma che la tragedia della storia e della nostra quotidianità riportano troppo spesso a galla.

Renzo Sicco

www.assembleateatro.com
 

 

 




La casa editrice Tre Lune di Mantova  ha finito di stampare il 17 febbraio
2000, in occasione della celebrazione del quattrocentesimo anniversario del
rogo di Giordano Bruno, il testo teatrale IL FUOCO DEL SOLE, libera
interpretazione della vita  e morte di Giordano Bruno, scritto da Giancarlo
Zagni in collaborazione con Enrico Aprile, Roberta Lustro, Silvia Natale,
Daniel Zagni, dalla sceneggiatura cinematografica di Serge Filippini e Yves
Gasser. Il libro è stato presentato con succeso, a Roma,  nel  Centro Congressi della Sapienza (facoltà di Sociologia) ed in Piazza Campo de' Fiori.
 Il dramma in trenta quadri che ha la prefazione di Giulio Giorello,
professore di filosofia della scienza all'Università di Milano,   verrà
messo in scena nei prossimi mesi, interpretato da Alessandro Haber nel ruolo di Giordano Bruno e Massimo Foschi in quello di Lucca.
 Il libro di 136 pagine, illustrato con trentuno sigilli, opera grafica di
Giordano Bruno, ha un prezzo di copertina di Lire 15.000 ed è distribuito in
tutte le Libreria a cura della C.D.A.

Per informazioni: fuocodelsole@libero.it     
   Recensione di G.Picardo

    Origine naturale della morte violenta di un pagano di Simone Vricella

 



The theatre company Michel Vericel will have one or two performances of the play "L'éloge de l'âne ou la vie brûlée de Giordano Bruno" -  in Roma and Napoli (19/2 and the following days )

 L’éloge dell’âne ou la vie brûlée de Giordano Bruno
L’elogio dell’asino o la vita bruciata di Giordano Bruno

testo, regia e interpretazione Michel Vericel
musica Marc Favre
locandina e scenografia Bruno Théry
luci Benjamin Champy
costumi Marino

con il contributo di AFAA - Association Française d’Action Artistique, Comune di Lione, Ambasciata Francese in Italia – Servizio Culturale

 

Questo denso monologo, che assembla testi di Giordano Bruno con brani tratti da Brecht, Shakespeare, Jean Rocchi e dello stesso Vericel, si concentra su tre notti cruciali del processo, che durò otto anni, dal 1592 al 1600. La prima notte, Venezia 1593, è la vigilia della sua estradizione verso Roma e l’Inquisizione; la seconda notte, Roma 1599, vede Bruno difendere strenuamente la propria posizione di libero pensatore, nonostante i momenti di scoramento e di pentimento; infine la sua ultima, tormentata notte prima dell’esecuzione.

Durante questi tre momenti, nella sua cella, Bruno mormora, grida, scrive, arringa, riflette su se stesso, gli uomini, la natura, la scienza, la letteratura, il mondo. E a poco a poco diventa quell’ideale di cui parla nelle sue opere: gli spuntano zoccoli, testa, coda e orecchie d’asino, e finisce con un ultimo raglio "Più si è lavoratori, umili e tolleranti, più si è fregati!".

Una sfida simbolica per il 2000, l’occasione per celebrare questa mente libera, divenuta col tempo l’emblema del coraggio, della lotta di un uomo per il diritto alla libertà di pensiero.

Lo spettacolo, in lingua originale, è sopratitolato in italiano a cura di Prescott Productions (Firenze)




 

PER UNA RIVALUTAZIONE AUTENTICA DEL PENSIERO DI GIORDANO BRUNO.

 

E' bastato l'anniversario della morte su rogo di Giordano Bruno per riportarne in auge il ricordo alle nostre coscienze di buoni (e cattivi) italiani. Ma rinnovarne il ricordo non può coincidere unicamente con un intento commemorativo; in questa società voluttuaria ed effimera, superficiale e materialista, che tutto tritura tra le spire di un'informazione becera e distratta , una manciata di articoletti pubblicati sulle principali testate nazionali ed altri consimili espressioni di coinvolgimento popolare non possono riscattare l'immagine di chi, oggi come allora, con diversi mezzi, sotto differenti forme, continua a perseverare in atteggiamenti antiprogressisti, a chi, ora come allora, continua a tarpare le ali del libero pensiero umano. Un così grande esempio di coerenza come lo fu il Bruno, non può appartenere agli opportunisti d'ogni genere. C'è poi tutta una corrente , anche laica, che per secoli ha attribuito al Bruno l'appellativo di "filosofo mago", di chi vuol relegarlo tra i tanti maghi e profeti che affollarono quel secolo così complesso quale fu il Cinquecento; cercando di dare così un giudizio superficiale su un'epoca che ancora oggi, per l'intreccio di diverse dottrine, per le vicende politiche e per la forza propulsiva di idee e concezioni che si riveleranno determinanti per i secoli successivi, non siamo ancora in grado di definire in modo chiaro e netto. Così la fama di Giordano Bruno continua tuttora ad essere offuscata da una identificazione a loschi affari di magia; purtroppo anche alcuni manuali di storia della filosofia per i licei continuano a dare un'immagine del filosofo nolano come di un adepto alle pratiche magiche, uno che voleva ridestare il paganesimo in un'Europa dilaniata dalle guerre di religione. Si equivoca in questo modo la sincera ricerca dell'armonia della natura al di là dei dogmi , con il recupero delle istanze pseudomagiche nella loro forma più degenere. Una rivalutazione autentica e sincera del pensiero di Giordano Bruno deve quindi essere soprattutto volta ad un'attenta analisi del significato del suo pensiero in rapporto alla sua epoca ed ai presupposti che egli gettò per lo sviluppo della filosofia nei secoli successivi. Innanzitutto occorre riconoscergli l'azione rinnovatrice che egli esercitò su un modo di conoscere ed operare pedante ed antistorico, più legato alla pedissequa ripetizione di stereotipi aristotelici che volto alla vera conoscenza; poi occorre saper bene interpretare l'impronta decisiva che egli diede alle moderne concezioni che ne seguirono. Basta questo per cominciare a capire come il suo presunto ermetismo non si esaurì nella sterile perseveranza in pratiche di contenuto occulto quanto piuttosto nell'elaborazione di un pensiero rivoluzionario, una nuova concezione dell'universo, dell'uomo, della vita, che da tanti predecessori e contemporanei apprese ma in una sintesi nuova che necessariamente doveva apparire ai dogmatici come involuta, simbolica, arcana.
Il misticismo di Giordano Bruno, così come si rispecchia nelle sue opere, nei dialoghi, nel mito di Atteone ripreso negli Eroici furori, ad esempio, È soprattutto l'espressione di un'ostinata ricerca del sapere intesa nel senso dell'acquisizione della conoscenza della realtà nella sua interezza. Straordinarie somiglianze riscontriamo anche in una certa letteratura a noi lontana. Nel suo poema Mathnav Ì yi ma'navi il poeta persiano Rumì dice infatti che " l'amore È estraneo alla terra ed al cielo, in esso vi sono settantadue pazzie", laddove per amore si intende il desiderio di conoscenza che nutre il filosofo. Lo stesso Atteone, eroe che va a caccia di fiere e scopre infine di essere se stesso la preda ambita, È una magnifica allegoria della divinità che è in noi stessi e che non possiamo trovare al di fuori di noi. Anche questo è un simbolismo molto diffuso nelle tradizioni letterarie arabe e persiane. Il leggendario amante Majnun (che in persiano significa pazzo) , innamorato perennemente alla ricerca dell'amata Laylì che infine scopre essergli stata sempre vicina. Ricorre quindi l'uso di un lessico simbolico che allude ad una conoscenza a cui l'uomo si avvicina acquisendo le sembianze della divinità, È questa " passione eroica" che reca ad una divinizzazione repentina ed atemporale. Tuttavia esistono concretamente degli esempi da seguire, dei "liberatori spirituali" che dischiudono agli occhi dell'uomo e del suo intelletto la visione di un mondo non più come "immaginato carcere" ma nella sua interezza come infinito e sconfinato. Sono uomini come Copernico, il cui ingegno come il Bruno afferma nella sua opera De immenso et innumerabilis "non fu mai toccato dall'infamia del secolo oscuro" e che condivideva le idee di altri "liberatori spirituali" come Egesia, Timeo, Pitagora, Niceta e Cusano. Di quest'ultimo il Bruno È profondamente debitore così come anche di Giambattista Della Porta e di Telesio.La prerogativa che unisce questi pensatori è soprattutto la loro tensione spirituale che amplifica notevolmente quella del nascente uomo moderno il quale si accinge ad appropriarsi delle leggi fisiche attraverso la conquista del nuovo metodo scientifico e da qui comincia ad avvertire la profonda ed insanabile lacerazione con il mondo delle istituzioni religiose, con la Chiesa.
Scienza e religione si sono divise il mondo; l'una governa e descrive la realtà fenomenica, l'altra ha la pretesa di dire all'uomo ciò che è bene per la sua anima. Dividendosi questi compiti hanno scavato un solco profondo, un abisso nella vita dell'uomo, hanno tracciato i netti confini di due opposte "verità" che si fronteggiano, che si sfidano ma che continuano a non trovare alcun punto di coesione. Questo solco, questa frattura ha avuto inizio e si è man mano accentuata durante l'epoca di Giordano Bruno alla quale egli ha dato voce nella maniera più ampia. Come già sosteneva il Cusano, anche Giordano Bruno afferma infatti che il limite della conoscenza non È tanto un difetto quanto piuttosto la consapevolezza che il sapere è una conquista progressiva, un processo che continua all'infinito.
I nemici del libero pensiero, nemici di ogni risma e di ogni era, che si nascondono dietro i paludamenti dei fedi religiose o di ideologie, i detrattori della ragione umana sono tutti rinnegatori ostinati del motivo più vivo del progresso: il progresso come conquista e quindi come prodotto del pensiero creativo umano che procede verso l'acquisizione della conoscenza attingendo da se stesso la necessaria linfa vitale che lo guida. Il falso progetto di falsi ideali si tradisce quando rivela la propria contraddittorietà di fondo. Da una parte esso professa il culto dell'infinito e del trascendente, dall'altro però blocca la conoscenza umana in schemi, dogmi, asserzioni, articoli di fede che rifiutano ogni valenza probatoria, dando così paradossalmente all'Infinito il valore di una normatività rigida e conclusiva. Così usava fare la filosofia della Scolastica, così ancora oggi continuano a propinarci. La rivoluzione dell'umanesimo, la rivoluzione dell' "homo novus", che vede nell'individuo il vero fautore ed il principale fruitore del progresso che egli stesso costruisce giorno dopo giorno, capace di congetturare ipotesi e di verificarle, È la nuova dimensione del mondo in cui vive Giordano Bruno, una dimensione che propone una differente dislocazione dei poteri nel rispetto della libera facoltà di progettare il proprio futuro. Egli ha ereditato il meglio di questa idea rinascimentale che ha radici profonde, usando la sana tradizione dell'ermetismo, cioè della "magia naturale", per cercare di conciliare il conflitto che stava alla base della concezione religiosa e di quella scientifica. Ha operato, sino all'estremo sacrificio, in modo da riallacciare lo stretto vincolo preesistente tra materia e spirito in una sorta di palingenesi, di espressione genuina della "philosophia perennis" come più tardi verrà definita da Leibniz. Ed in questo il Bruno non ha fallito, anzi ha trionfato sui suoi nemici, nonostante la morte orribile che gli è stata riservata. Come diceva Lamartine, l'uomo è un tessitore che ordisce dal rovescio la trama del tempo. Un giorno, passando al diritto del tessuto, egli potrà contemplare finalmente il disegno magnifico e grandioso che è riuscito ad ordire sul telaio del tempo ma di cui, fino a quel giorno, non ha visto altro che il confuso ed increscioso groviglio di fili.

 

Tecla Squillaci, Catania.

 



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