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Domenica, 20 Febbraio 2005
In libreria "La coincidenza degli opposti" di Guido del
Giudice sul filosofo nolano
Giordano Bruno, profeta dell'infinito.
di Roberto Giovenco
Ogni 17 febbraio un fremito scuote le coscienze di tutti gli uomini
di libero pensiero: in questo giorno, nel 1600 ardeva sul rogo a Campo
de' Fiori Giordano Bruno, uno dei più grandi pensatori dell'umanità,
condannato come eretico dal Tribunale dell'Inquisizione, dopo otto anni
di prigionia e un processo che segnò una delle pagine più oscure della
Chiesa di Roma, ma anche uno dei momenti più alti della civiltà
occidentale. Quest'anno, in occasione della ricorrenza, Guido del
Giudice, medico napoletano, dedica al filosofo di Nola, un interessante
ed originale saggio, dal titolo "La coincidenza degli opposti.
Giordano Bruno tra Oriente ed Occidente". L'autore è uno dei più
apprezzati esperti del filosofo, oltre ad aver creato sette anni fa il
più completo e visitato sito internet sull'argomento:
www.giordanobruno.info, che diede il titolo, nel 2000, ad un altro
fortunato libro. In questo secondo saggio bruniano ancora una volta non
smentisce la sua passione e profonda conoscenza dell'insigne pensatore
del Rinascimento, evidenziandone un aspetto innovativo del pensiero,
ricco di fascino e di fermenti filosofici ed intellettuali. Fondando la
sua ricerca sulla natura iniziatica dei grandi profeti dell'umanità,
della cui schiera Bruno a buon diritto fa parte, del Giudice rintraccia
negli insegnamenti di Pitagora, Ermete ed Eraclito il tramite tra la
Nolana filosofia e il grande pensiero orientale dell'Egitto, dell'India
e della Cina. Le antiche dottrine ermetica, egizia, greca, contenevano
già in embrione i principi generatori dell'intuizione sovvertitrice
dell'infinità dell'universo e della concezione dell'unità degli
opposti, che stanno alle radici sia della concezione orientale del mondo
che di quella bruniana. Come osserva Michele Ciliberto, presidente
dell'Istituto Studi sul Rinascimento, nella presentazione che dà
ulteriore pregio al libro: "Nel suo lavoro Guido del Giudice ha
precisamente questo doppio merito: aprire gli studi bruniani verso
prospettive non ancora e non sempre considerate in modo adeguato;
sollecitare il lettore a confrontarsi con delicati problemi teorici, che
riguardano la struttura complessiva - universale, si potrebbe dire - del
pensiero umano". La filosofia nella sua massima espressione si
concretizza, in Bruno, come nei mistici orientali, nella ricerca
dell'Uno, nella contemplazione della Natura e nello sforzo di cogliere
l'invisibile nel visibile, l'unità nella molteplicità. "Sarebbe
troppo facile dire - continua Ciliberto - che sullo scrittoio di Bruno
non c'erano né testi buddistici né scritti di Lao tse. Resta il fatto
che queste assonanze ci sono, e non solo sul punto della metasomatosi,
che è il più ovvio. Esistono sintonie più profonde che riguardano
anzitutto il concetto del divino e quel caposaldo teorico che è il
concetto bruniano di materia". In ogni caso, vengano da oriente o
da occidente, si chiamino Bruno, Buddha o Gesù, il messaggio
fondamentale che questi grandi iniziati ci hanno lasciato è lo stesso:
lo spirito umano può evolversi, fino a raggiungere le più alte mete,
solo con la tolleranza e non con l'imposizione del dogma. Fu questo lo
spirito con cui nel settembre del 1599, messo alle strette dalle
intimazioni del Santo Uffizio di abiurare i capisaldi della sua
filosofia, Bruno prese la decisione di non cedere fino alle estreme
conseguenze, affrontando il martirio. Un saggio, quello di Guido del
Giudice, che merita una collocazione di rilievo nell'itinerario critico
bruniano, un testo che fornisce, soprattutto ai giovani, un suggestivo
stimolo alla conoscenza del filosofo Nolano, per la finezza
dell'esposizione e la poliedricità dei contenuti.
Sabato, 5 Marzo 2005
Bruno e l'oriente
di Giancristiano Desiderio
Giordano Bruno un orientale? L'ipotesi è
suggestiva. Il pensiero del Nolano sembra avere più di un punto in
comune con il buddismo e il pensiero cinese. Ci sono, certo, rilevanti
differenze, ma anche elementi di contatto. La relazione tra Bruno e il
pensiero orientale fu già notata da Arthur Schopenhauer e da Paul de
Lagarde (entrambi nutrivano interessi per l'Oriente). Ma non è stata
mai approfondita in modo sistematico, né è stata presa seriamente in
considerazione. Eppure, nessun altro filosofo è stato così variamente
interpretato come Giordano Bruno, tanto che in lui si è visto di volta
in volta l'anticipatore di Spinoza e di Hegel, vi si è visto un
naturalista e "un darwiniano prima di Darwin", come scriveva
sul finire nell'Ottocento Felice Tocco. Ma tra le tante interpretazioni
del pensiero bruniano, da quella magica e ermetica a quella panteista e
romantica e prescientifica fino a quella civile e risorgimentale, non
c'è quella orientale. Almeno fino a ora. Sì, perché il libro di Guido
Del Giudice, "La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra
Oriente e Occidente" (Di Renzo Editore), viene ora a riempire
questa lacuna o ad avviare un filone di studi che, come sottolinea
Michele Ciliberto nella presentazione del testo, merita di essere
proseguito.
Guido Del Giudice è un medico e filosofo
napoletano che, spinto dalla sua passione per il filosofo di Nola e
dalla sua indubbia competenza della sua opera, nel 1998 ha creato il
sito internet www.giordanobruno.info. In poco tempo il sito è diventato
un punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo.
Ma su cosa si basa il confronto che il bruniano Guido Del Giudice fa tra
la filosofia di Bruno e il pensiero occidentale?
Sullo scrittoio di Bruno non c'erano di certo né
i testi buddistici né gli scritti di Lao tse. Le assonanze, però, tra
i due mondi - nota lo stesso Ciliberto - ci sono e riguardano punti
qualificanti del pensiero bruniano: il concetto del divino e "quel
caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia". La
"filosofia nolana" viene spiegata e dispiegata da Del Giudice
attraverso la sentenza e visione del "Corpus Hermeticum" di
Ermete Trimegisto: "Il divino è principio, è natura, attività,
necessità, fine e rinnovamento". Nel pensiero di Bruno è
all'opera il problema classico della filosofia greca e della filosofia
tout-court: il rapporto tra l'uno e i molti. Se il Cusano portava a
vanto della cristianità il fatto di onorare la pura verità assoluta,
Bruno concordava con il suo maestro sulla ineffabilità dell'Uno ma
vedeva nella molteplicità l'opera stessa di Dio e il modo in cui
l'infinito si manifesta in modo infinito.
Al di là dei singoli casi e delle analogie e
delle similitudini, il confronto del pensiero del Nolano con l'Oriente
pone il problema delle strutture trascendentali del pensiero umano o,
con parole più povere e più comprensibili, quell'orizzonte di senso in
cui si imbriglia la mente umana quando tocca i concetti di essere, nulla
e divenire. In Bruno, che non a caso è un filosofo importante tanto
nella tradizione italiana che in quella più ampia dell'Europa, il tema
di Parmenide, Eraclito, Platone, ma anche di Schelling, Hegel, Croce,
Gentile, Heidegger, Severino è centrale. E' il tema dell'essere e del
non-essere che è presente anche nel pensiero orientale e cinese, per
quanto in questa tradizione venga declinato in altro modo e,
soprattutto, metta capo a una forma di vita diversa. Ma l'aspetto forse
più interessante del libro di Guido Del Giudice è nel modo in cui
maneggia il pensiero del Nolano: non si tratta, infatti, di uno studio
da specialisti e per specialisti, bensì di un libro "per tutti e
per nessuno". A conferma della grande ricchezza umana dell'opera di
Bruno che alimenta, come poche altre, un pensiero vivo e per la vita,
piuttosto che una bibliografia accademica.
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N° 7, mercoledì 6 aprile 2005
Bruno, un filosofo in odor di Buddhismo
di Rita Bugliosi
Tanti sono stati i filosofi e le correnti di
pensiero cui Giordano Bruno è stato accostato. Suoi ispiratori sono
considerati i Pitagorici, i Platonici, Aristotele, gli Scolastici,
S.Tommaso ed Erasmo da Rotterdam. In qualche modo debitori nei suoi
confronti vengono giudicati Galilei, Keplero Spinosa, Leibniz e
Cartesio. Ma di tutt’altro genere è il legame che individua Guido
del Giudice nel suo volume “La coincidenza degli opposti” (Di
Renzo Editore, Roma): il medico napoletano mette infatti in contatto
il pensatore nolano con la tradizione orientale. “…i principi
della filosofia di Bruno scrive del Giudice – lo avvicinano alle
correnti del pensiero orientale più intuitive e mistiche, anziché
a quelle più razionali, perché nascono dall’atteggiamento, molto
simile, di ferma convinzione che l’intelletto umano non può mai
comprendere il Principio, il Tao, mai contemplare direttamente la
divinità, bensì la sua ombra”.
Assonanze interessanti, dunque, esposte dall’autore in una forma
chiara, che rende la sua opera adatta ad avvicinare a questa
interessante figura anche i non addetti ai lavori.
CULTURA Venerdì, 22 aprile 2005
IL
SAGGIO |
Oggi
si presenta “La coincidenza degli opposti” di Guido del Giudice
L’Occidente
e l’Oriente uniti dalla spiritualità:
Giordano Bruno lo aveva intuito nei suoi studi
La
teoria della coincidenza degli opposti è uno dei capisaldi del pensiero
di Giordano Bruno, il filosofo nolano condannato a morire bruciato sul
rogo dall’Inquisizione agli albori dell’età moderna, nel XVII secolo.
Lo ritenevano un eretico perché rivendicava l’autonomia del pensiero in
un’epoca in cui il dogma era sovrano.
E proprio “La coincidenza degli
opposti” (Di Renzo Editore) si intitola il nuovo libro di Guido del
Giudice, il medico napoletano che a Giordano Bruno ha dedicato buona parte
delle sue energie intellettuali al punto che ha persino realizzato un sito
internet dedicato a lui (www.giordanobruno.info).
Ma gli “opposti” di cui il libro tratta sono il pensiero occidentale e
quello orientale, fondati sul razionalismo logico deduttivo il primo, su
un approccio naturalistico intuitivo il secondo, e tuttavia tendenti –
è questa la tesi di del Giudice – ad una reciproca interazione proprio
negli studi di Giordano Bruno.
Passando infatti in rassegna i concetti-chiave delle religioni orientali,
dal taoismo al buddismo, mediate dal sapere ermetico dei testi di alchimia
e magia naturale, l’autore formula e discute con dovizia di argomenti
un’ipotesi di lavoro assai suggestiva: quella secondo cui, indagando con
onestà intellettuale ed acume spirituale il mistero della vita attraverso
l’osservazione dei fenomeni naturali, non si può non giungere alla
scoperta della loro matrice unitaria, divina, essenziale, sovrannaturale e
immanente al tempo stesso. E ciò, naturalmente, indipendentemente dalla
religione professata.
Perché molti, a ben vedere, sono i punti di contatto fra le diverse
visioni che le religioni danno dell’esistenza. In particolare è
l’individuazione dell’origine della vita in un principio unitario,
“Eis kai monos”, “l’uno e il solo”, che accomuna la visione
bruniana dell’anima mundi a quelle del Buddha e del Tao. “È
dunque l’universo uno, infinito, immobile” afferma Bruno e, scrivendo
così, sembra riprendere e amplificare un pensiero noto in un’altra
parte del tempo e dello spazio: “Vi è un essere all’origine
sconosciuta che fu avanti il cielo e la terra, non percepibile dai sensi e
indeterminato; esso è la madre di tutto ciò che è. Non gli conosco
nome. Lo indico con la parola principio” sentenzia Lao Tzu,
che fa eco ai testi dell’induismo: “Oltre il potere della spada
e del fuoco, oltre il potere dell’acqua e del vento, lo spirito è
presente, onnipresente, immutabile, inamovibile e sempre Uno”. Mentre i
testi sacri dei Veda parlano di un’unica anima universale, il Brahman,
che si manifesta nell’universo attraverso diversi gradi di perfezione.
Corrispondenze tanto evidenti da non poter essere casuali. Del Giudice
ipotizza che la conoscenza delle religioni orientali, da parte di Giordano
Bruno, sia avvenuta progressivamente, attraverso la mediazione degli
scritti di Ermete Trimegisto, che costituivano la sua chiave di accesso
alla pratica alchemica.
Il libro sarà presentato oggi alle 16 all’Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, dove, oltre all’autore, interverranno Michele
Ciliberto e Aniello Montano, entrambi ordinari di Storia della filosofia.
ARMIDA
PARISI
CULTURA Venerdì 22 aprile 2005
Il Bruno di del Giudice tra Oriente e Occidente
E’un’analisi
del filosofo nolano che va al di là dei territori tradizionali quella che
propone Guido del Giudice nel suo “La coincidenza degli
opposti”, Di Renzo editore. Un’analisi che sceglie di partire dai
rapporti tra Giordano Bruno e la cultura orientale, prendendo le distanze
dal contesto culturale occidentale. Ad interessare Del Giudice,
appassionato bruniano, non è tanto il martire della libertà, quanto il
filosofo capace di fondere scienza ed essoterismo, nel rispetto della
teoria dei grandi iniziati dell’umanità che sembra rintracciare una
sorta di continuità nella dottrina esoterica. Così non è strano
ritrovare in filosofi appartenenti ad epoche diverse, visioni della realtà
profondamente affini.
Scrive Ciliberto nella sua bella prefazione: «Sarebbe troppo facile
dire che sullo scrittoio di Bruno non c’erano né testi buddistici né
scritti di Lao tse. Resta il fatto che queste assonanze ci sono e non solo
sul punto della metasomatosi, che è il più ovvio. Esistono sintonie più
profonde che riguardano anzitutto il concetto di divino e quel caposaldo
teorico che è il concetto bruniano di materia. Sono sintonie e assonanze
che pongono complessi problemi di ordine teorico, con i quali si sono
misurati pensatori come Cassirer e Aby Warburg….Pongono anzitutto il
problema di quelle che si potrebbero definire strutture trascendentali del
pensiero umano, dalle quali sgorgano sintonie e assonanze di ordine
filosofico o religioso che prescindono dalle fonti tradizionalmente
considerate».
«Al di là del tempo e dello spazio, dunque,
- scrive Del Giudice – Giordano Bruno si pone a colloquio con
Pitagora ed Eraclito non meno di quanto le sue idee si confrontino con i
bramani o i padri del taoismo». Il riferimento è alle correnti del
pensiero orientale più intuitive e mistiche, secondo cui l’intelletto
umano non può mai arrivare a comprendere il principio, il Tao.
Consonanze, quelle esistenti tra Bruno e la filosofia orientale, sia essa
indiana o cinese, che appaiono ancora oggi misteriose se è vero che
tracce del pensiero orientale poterono arrivargli filtrate soltanto
attraverso le opere dei filosofi greci. Si va così dalla concezione
monistica che individua un Principio comune, malgrado l’esistenza di
divinità multiformi, alla fede nella metempsicosi, fino al concetto di
ascenso e descenso che vede l’Uno, il Principio, scaturire dalla
moltitudine dei contrari. O ancora la riscoperta dell’Egitto ermetico,
che gli appare civiltà favolosa, “sedia e colonna del cielo”,
depositaria di quel panteismo traboccante da cui deriverebbero tutti gli
altri culti.
Ad impreziosire il volume la copertina firmata da Felice Storti che
pare celebrare con colori e forme il matrimonio di Oriente e
Occidente.
Il libro sarà presentato questo pomeriggio, alle 16, a Palazzo Serra di
Cassano a Napoli dal professore Michele Ciliberto, ordinario di
storia della filosofia presso la facoltà di lettere dell’Università di
Pisa e il professore Aniello Montano, ordinario di storia della
filosofia all’Università di Salerno. L’iniziativa è promossa
dall’Istituto Italiano per gli studi filosofici.
STEFANIA
DEL
GAIZO
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