G. B., Spaccio de la bestia trionfante, a cura di E. Canone, Silvio Berlusconi Editore (Arnoldo Mondadori Editore), Milano 2000, LII-424 pp., con sette fig. f.t. e un ritratto di Bruno ad opera di O. Mazzonis.

Questa nuova edizione dello Spaccio a cura di Eugenio Canone, filologicamente irreprensibile, approntata con il decoro esteriore che si conviene a un classico della letteratura mondiale, ripropone un testo su cui la critica sembra destinata a interrogarsi ancora a lungo, nello sforzo di penetrare i diversi strati su cui si dispone il suo senso. Le avvertenze che Bruno premette al testo nell'Epistola esplicatoria già fanno presagire che cogliere il senso della vicenda narrata nello Spaccio sarà un'impresa non facile né immediata: egli non parlerà "assertivamente" bensì, come connaturato alla dimensione dialogica, poliprospettica dell'opera, "indefinitamente, come messo in difficultade, posto in campo, cacciato in teatro"; e più avanti, nel vivo de' dialoghi, il Nolano farà significativamente l'elogio dell'onesta Dissimulazione di cui "talvolta sogliono servirsi anco gli dei; perché talvolta, per fuggir invidia, biasmo et oltraggio, con gli vestimenti di costei la Prudenza suole occultar la Veritade". Era inevitabile che fin dalla pubblicazione dell'opera si moltiplicassero i tentativi di penetrarne i sensi riposti. Chi era la bestia trionfante il cui `spaccio' veniva auspicato dall'autore con così veemente passione morale? Era forse il papa. come ritenevano Kaspar Schoppe e Leibniz, o la metafora alludeva a un quadro piu vasto e generale? Nel corso dei secoli le interpretazioni si sarebbero succedute senza sosta, prendendo a volte direzioni opposte. Eugenio Canone ha corredato la sua edizione di un vasto apparato di note che costituisce uno strumento prezioso per orientarsi nei labirintici meandri della scrittura bruniana, mentre nell'ampia introduzione che la precede, lo studioso prende a sua volta posizione su alcune possibili chiavi di lettura dell'opera. Un dato che grazie all'acribia del curatore sembra definitivamente acquisito alla filologia bruniana riguarda il carattere autobiografico, finora sfuggito agli studiosi, di alcune pagine dello Spaccio: lette in questa luce esse rivelano in modo toccante il travaglio del Nolano, nelle strettezze materiali e spirituali del suo esilio londinese: "ti cacciaro dallo tuo natio albergo, ... ti alienaro da gli amici, ... ti allontanaro dalla patria, e ti bandiro a poco amichevole contrade".

M.L.B.


Molti sono i motivi che rendono Giordano Bruno una delle figure più rilevanti della storia della filosofia. Preso a modello del libero pensiero anarchico e anticlericale, simbolo del sapere senza confini come senza confini è l'universo da lui concepito, emblema di una coerenza così ferrea da preferire il fuoco all'abiura, il filosofo coniuga una fiera spinta all'autoaffermazione con un alto senso di giustizia. Ed è 'giustizia' una delle parole chiave dello "Spaccio de la bestia trionfante", apparso a Londra nel 1584: giustizia, legge e giudizio, nella prospettiva di ua radicale riforma morale e civile, utile e pragmatica, che implica nel contempo un profondo rinnovamento interiore dell'uomo. La conquista di una ritrovata umanità comporta lo 'spaccio' (l'espulsione) dei vizi/bestie che infestano l'animo umano, rappresentati nell'opera attraverso la personificazione delle costellazioni celesti, tramite cioè quelle figure mitologiche che sin dall'antichità erano assurte a simboli di specifici tratti caratteriali. Questa edizione offre al lettore il testo italiano curato da Eugenio Canone mediante una sistematica collazione del testo critico con diversi esemplari della cinquecentina, la cui paginazione è riportata a margine. Per una migliore comprensione dell'opera il volume è corredato dalle illustrazioni delle costellazioni citate nel testo e da un apparato di note che decifra minuziosamente l'allusivo e a volte criptico linguaggio bruniano, arrivando a segnalare significative implicazioni autobiografiche finora sfuggite agli studosi.

 


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