di GIULIO GIORELLO |
Cultura |
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| Martedì 22 Luglio 2003 |
Mario Amodio
Il folle volo, la virtute e la conoscenza, l'arte di assassinarsi l'un l'altro.
E poi quell'universo senza muraglie regalatoci nei Dialoghi Italiani dall'ultimo
«mago» finito sul rogo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. C'è
tutta l'idea dell'esplorazione nella retorica rovesciata che conduce a
personaggi-simbolo del passato, da Ulisse a Giordano Bruno, passando per
Cristoforo Colombo: colui che ha dato il via a pratiche che avrebbero condotto
allo sterminio di interi popoli e culture. «Oggi c'è quasi un processo a
quest'uomo - sostiene il filosofo Giulio Giorello intervenuto ieri presso i
giardini di Palazzo Murat a Positano alla consegna dei premi di giornalismo
civile a Francesco Erbani e Maria Luisa Agnese «perché avrebbe aperto l'età
delle aggressioni alle popolazioni originarie. Ma non è lui ad avere tutte le
responsabilità. È un problema dei politici successivi, sia spagnoli che
anglosassoni, perché la verità è che Colombo ci ha regalato una grande
avventura di coraggio e pensiero». La stessa che in modi diversi ha animato il
folle volo di Ulisse, esploratore ardito non privo di dubbio, migrato dal poema
omerico al Purgatorio dantesco.
«Anche il giornalismo è avventura. E non soltanto per via del racconto, ma per
ciò che si può vedere oltre i confini della notizia», ha sottolineato invece
il direttore di «Sette» Maria Luisa Agnese nel corso del seminario (ha
moderato Francesco D’Episcopo) promosso dall'Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici guidato da Gerardo Marotta e inserito nella rassegna letteraria «Positano
mare sole e cultura» come appuntamento-memorial dedicato a Salvatore Attanasio,
imprenditore illuminato e fondatore della decennale manifestazione culturale. «Il
giornalismo non può essere tale se non è civile», ha replicato Francesco
Erbani di Repubblica. «E questo perché esiste un carico di responsabilità che
altre discipline non hanno, specie per il ruolo svolto nell'equilibrio dei
poteri».
Ma cosa c'entra Ulisse con l'informazione del Terzo Millenio? «Insegna
innanzitutto a non accontentarsi delle notizie confezionate», aggiunge Erbani.
«Le verità vanno cercate con spirito di conoscenza. Il giornalista oggi
dovrebbe essere una sorta di Ulisse moderno. Purtroppo però non lo è appieno,
perché spesso si svolge questo mestiere con attitudini impiegatizie». Il «folle
volo» dalle epoche remote al mondo nuovo è proseguito poi attraverso quel
senso di «virtute e conoscenza» che nell'esortazione di Ulisse un vero uomo
dovrebbe cercare di perseguire. «Sono fattori che vanno recuperati come ai
tempi di Giordano Bruno: studiando con coraggio e modestia», aggiunge Giulio
Giorello. «Con coraggio rispetto alle tradizioni, con modestia, rendendosi
conto che siamo la piccola parte di un cosmo senza limiti». Non bisogna
raggiungere la verità, ma «contribuire cercarla», ha concluso Erbani «spingendo
il lettore ad approfondire, anche battendosi contro il sistema che ha ridotto
l'informazione a intrattenimento. E guai a confonderla con la comunicazione:
questa è roba per aziende che sfruttano i canali per promuovere i loro prodotti».
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Prigogine:
con Bruno Quante
idee originali in Bruno, quante intuizioni geniali che superano
largamente il livello intellettuale della sua epoca. A me sembra che a
questo riguardo ci sia una vera ingiustizia. Bisognerebbe far
risaltare maggiormente Giordano Bruno come profeta della scienza
umana. Potrei citare numerosi punti dove i problemi posti da Bruno
sono problemi di cui discutiamo ancora oggi. Uno di questi problemi è,
in tutta evidenza, quello dell'universo infinito. Noi non sappiamo se
ci troviamo su un piccolo globulo che naviga in uno spazio dove si
trovano numerosi altri universi, o se il nostro universo è unico. Ma
anche se unico, esso sarebbe immenso e, in un certo senso,
corrisponderebbe all’immagine bruniana dell'universo infinito. Bruno
insiste sull'assenza di centro. Ogni punto dell’universo ne è il
centro. È proprio ciò che si ritrova nel modello omogeneo ed
isotropo della moderna cosmologia. Ogni galassia è circondata da
altre galassie che si allontanano a una velocità proporzionale alla
distanza. Non c'è alcun centro. .
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