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IL CANTO DI CIRCE |
“Il Canto di Circe” è un Dance Musical liberamente tratto dall’opera omonima di Giordano Bruno. Questo musical nasce dalla collaborazione tra la scuola napoletana di danza “Labart Dance” e la cantante Sofia Baccini considerata dalla critica una delle migliori voci mondiali nell’ambito della musica rock. Lo spettacolo, che narra la storia di Circe, viene rappresentato da un corpo di ballo costituito da ballerine provenienti da varie nazioni europee con il supporto vocale in diretta di Sofia Baccini, narratrice della storia ed autrice dei testi. Le musiche sono di Enrico Iglio e Corrado Villa che hanno collaborato con Sofia Baccini in diversi progetti musicali. La serata al Cine Teatro Empire è l’anteprima nazionale dello spettacolo che verrà rappresentato nel cartellone invernale dei maggiori teatri Italiani. Durante la serata sarà anche realizzato il “DVD” dello spettacolo. Coreografie
e Regia: Marco Auggiero
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E'
l'inizio di un viaggio duro ed arcano. Circe rappresenta il raggiungimento
della conoscenza, ma il narratore avvisa che con la scoperta e la
comparsa di Circe si scateneranno gli istinti più bassi e sarà
difficile dominarli. CANTO
PRIMO (Invocazione di Circe al sole) Circe invoca il Sole perché l'aiuti
in un incantesimo che agirà sugli astri e sui 12 segni zodiacali, e
quindi sull'intera umanità. CANTO
SECONDO (danza di Circe e del Sole) Apollo padre di Circe,
identificato dai greci col sole, si manifesta CANTO TERZO (Lamentazione di Circe
al sole) Circe si lamenta col sole
per la degenerazione totale della natura umana. Tutti gli istinti bestiali
ed inferiori sono considerati positivi, mentre le doti più pure
dell'umanità e la stessa conoscenza vengono derise e considerate stupide.
Gli chiede quindi di aiutarla in un incantesimo che trasformerà in bestie
gli uomini degenerati, lasciando le sembianze umane a tutti gli altri. CANTO QUARTO (Primo incantesimo) agisce sull'inconscio
CANTO QUINTO
(Secondo incantesimo) agisce sulla coscienza INTERVALLO |
CANTO
SESTO (Il trionfo di Circe) Circe
osserva gli effetti dei primi due incantesimi. Inizia la trasformazione degli uomini in bestie.
CANTO SETTIMO (Terzo incantesimo) Agisce definitivamente anche sulla forma esteriore. Comincia la trasformazione. CANTO OTTAVO Circe comande le bestie e
le condanna a rimanere per sempre in quella forma e spiega a chi
appartenevano da umani le sembianze delle bestie. CANTO NONO (Rivelazioni di Circe) CANTO DECIMO (Fuga degli uomini e di Circe) la maga e gli uomini rimasti fuggono in un'altra dimensione. Cambiando le leggi stesse
della natura, Circe ha peccato di orgoglio ed arroganza. Per questo rimarrà
per sempre imprigionata in un limbo senza tempo, insieme con gli uomini
che ha trascinato con sé, mentre la Terra rimarrà il regno degli animali
senza più traccia di umanità
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Da Francesco Pullia, riceviamo e pubblichiamo questo volantino distribuito a
Narni mercoledì 26 maggio 2004. "Sembra che il sindaco di Narni abbia
intenzione di ricollocare il busto di Giordano Bruno entro
la fine di luglio ma permangono opposizioni da parte del mondo della Chiesa e
della politica. E' certo, comunque, che il busto non sarà riposizionato nel
luogo originario, cioé di fronte alla cattedrale, ma altrove. E ciò, come ha
scritto un quotidiano locale, per non "turbare" chi ancora vede nel
filosofo nolano "un eretico". Semplicemente allucinante! A questo
punto, però, ci preme che il busto venga messo all'aperto e non più segregato
in un sottoscala". Al di là delle questioni politiche che, come sempre,
vogliamo tenere lontane dal filosofo Nolano, vi invito a manifestare il vostro
parere sul forum del sito
dove ho aperto un apposito topic.
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Basta
roghi per Giordano Bruno! Nel 1910, per festeggiare il cinquantenario della liberazione di Narni dall’asservimento pontificio, un comitato cittadino, appositamente costituito, commissionò allo scultore Salvatore Buemi la realizzazione di un busto bronzeo raffigurante il filosofo Giordano Bruno. Si voleva in tal modo rendere omaggio ad un uomo divenuto simbolo della libertà di pensiero per non essersi piegato alle torture dell’inquisizione e avere coraggiosamente affrontato il rogo nel febbraio del 1600. Le cronache del tempo ci dicono che l’effigie, di poco più grande del naturale, venne posta, con lo sguardo rivolto all’entrata della cattedrale, su un basamento tra due colonne divelte dai sotterranei dell’ex convento di San Domenico, sede narnese del tribunale dell’inquisizione. Il monumento fu abbattuto durante il fascismo perché, secondo il regime, poteva essere interpretato come un invito alla rivolta contro la tirannia, il dogmatismo e ogni forma violenta e arrogante di coercizione e l’effigie fu dapprima relegata in un magazzino e successivamente confinata nel sottoscala dell’atrio del palazzo comunale. Per quasi ottant’anni è rimasta lì, in una sorta di punizione, tenuta quasi con imbarazzo. Adesso sembra che, entro la fine di luglio, tornerà finalmente alla luce. Dopo anni di insistenze e una lunga battaglia condotta da radicali, repubblicani, socialisti, la giunta comunale pare essersi decisa a restituire alla cittadinanza un’opera che appartiene al patrimonio storico e culturale dell’intera comunità narnese. Il sindaco Stefano Bigaroni si avvia, in tal modo, a mantenere quanto promise pubblicamente nel corso di un’affollata manifestazione da noi organizzata, nella cripta dell’ex inquisizione, insieme ad esponenti politici d’ispirazione laica. Se alle parole seguiranno davvero i fatti non possiamo che rallegrarci per tale decisione. Ci spiace, tuttavia, constatare che ancora oggi, a quattrocento anni di distanza dalle fiamme ecclesiastiche che bruciarono il corpo di Giordano Bruno rendendone eterne le idee e nonostante lo stesso pontefice, Giovanni Paolo II, abbia espresso dura condanna per quella fine efferata, persistano ancora atteggiamenti di netta intolleranza in chi ipocritamente ritiene che la religione sia vuoto strumento di opportunismo politico e non seria e motivata scelta di fede. Noi radicali, tenaci e intransigenti assertori della lotta nonviolenta contro ogni tipo di sopraffazione, invitiamo la cittadinanza a ritrovarsi in quel valore di libertà che la statua di Giordano Bruno continua a testimoniare e a rifiutare ogni espressione di fanatismo integralista e di clericalismo cortigiano. Crediamo che il ricollocamento all’aperto del busto, se non nel posto originario (come avremmo voluto), dove “l’eretico per eccellenza” potrebbe ancora rivelarsi fonte di “turbamento” per qualche cattiva coscienza clericale, almeno in un luogo realmente pubblico e visibile, possa e debba costituire motivo di festa cittadina per tutti, nessuno escluso, e di riflessione sugli innumerevoli “roghi” cui ancora oggi è condannato chi professa la libertà di pensiero. Circolo radicale “Ernesto Rossi”,
Terni
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