IL CANTO DI CIRCE

“Il Canto di Circe” è un Dance Musical liberamente tratto dall’opera omonima di Giordano Bruno. Questo musical nasce dalla collaborazione tra la scuola napoletana di danza “Labart Dance” e la cantante Sofia Baccini considerata dalla critica una delle migliori voci mondiali nell’ambito della musica rock. Lo spettacolo, che narra la storia di Circe, viene rappresentato da un corpo di ballo costituito da ballerine provenienti da varie nazioni europee con il supporto vocale in diretta di Sofia Baccini, narratrice della storia ed autrice dei testi. Le musiche sono di Enrico Iglio e Corrado Villa che hanno collaborato con Sofia Baccini in diversi progetti musicali.

La serata al Cine Teatro Empire è l’anteprima nazionale dello spettacolo che verrà rappresentato nel cartellone invernale dei maggiori teatri Italiani. Durante la serata sarà anche realizzato il “DVD” dello spettacolo.

Coreografie e Regia: Marco Auggiero
 Musiche: Enrico Iglio e Corrado Villa 
Testi: Sofia Baccini
 Direttore delle Prove: Claudia Sales
 Assistente alle Coreografie: Claudia Di Manna
 Disegno Luci: Marco Auggiero
 Ideazione Costumi e Scenografie: Marco Auggiero e Claudia Sales
 Service Luci: G. Netti
 Realizzazione Video: Target Team Service 
Audio: P.F. Service Fonica: Eduardo Capuanello 
Allestimento Scenico C. Rubinacci
 

 


PRIMA PARTE 

E' l'inizio di un viaggio duro ed arcano. Circe rappresenta il raggiungimento della conoscenza, ma il narratore avvisa che con la scoperta e la comparsa di Circe si scateneranno gli istinti più bassi e sarà difficile dominarli. 

CANTO PRIMO

(Invocazione di Circe al sole) Circe invoca il Sole perché l'aiuti in un incantesimo che agirà sugli astri e sui 12 segni zodiacali, e quindi sull'intera umanità. 

CANTO SECONDO (danza di Circe e del Sole) Apollo padre di Circe, identificato dai greci col sole, si manifesta 

CANTO TERZO

(Lamentazione di Circe al sole)

Circe si lamenta col sole per la degenerazione totale della natura umana. Tutti gli istinti bestiali ed inferiori sono considerati positivi, mentre le doti più pure dell'umanità e la stessa conoscenza vengono derise e considerate stupide. Gli chiede quindi di aiutarla in un incantesimo che trasformerà in bestie gli uomini degenerati, lasciando le sembianze umane a tutti gli altri. 

CANTO QUARTO (Primo incantesimo) 

agisce sull'inconscio 

                 CANTO QUINTO

         (Secondo incantesimo)

agisce sulla coscienza

 

INTERVALLO


SECONDA PARTE 

CANTO SESTO

(Il trionfo di Circe) Circe osserva gli effetti dei primi due incantesimi. Inizia la trasformazione degli uomini in bestie.

  CANTO SETTIMO

(Terzo incantesimo) Agisce definitivamente anche sulla forma esteriore. Comincia la trasformazione.

 CANTO OTTAVO 

Circe comande le bestie e le condanna a rimanere per sempre in quella forma e spiega a chi appartenevano da umani le sembianze delle bestie. 

CANTO NONO 

(Rivelazioni di Circe)

 

CANTO DECIMO (Fuga degli uomini e di Circe) la maga e gli uomini rimasti fuggono in un'altra dimensione.

 

Cambiando le leggi stesse della natura, Circe ha peccato di orgoglio ed arroganza. Per questo rimarrà per sempre imprigionata in un limbo senza tempo, insieme con gli uomini che ha trascinato con sé, mentre la Terra rimarrà il regno degli animali senza più traccia di umanità

 

 



Da Francesco Pullia, riceviamo e pubblichiamo questo volantino distribuito a Narni mercoledì 26 maggio 2004. "Sembra che il sindaco di Narni abbia intenzione di ricollocare il busto di Giordano Bruno entro la fine di luglio ma permangono opposizioni da parte del mondo della Chiesa e della politica. E' certo, comunque, che il busto non sarà riposizionato nel luogo originario, cioé di fronte alla cattedrale, ma altrove. E ciò, come ha scritto un quotidiano locale, per non "turbare" chi ancora vede nel filosofo nolano "un eretico". Semplicemente allucinante! A questo punto, però, ci preme che il busto venga messo all'aperto e non più segregato in un sottoscala". Al di là delle questioni politiche che, come sempre, vogliamo tenere lontane dal filosofo Nolano, vi invito a manifestare il vostro parere sul forum del sito dove ho aperto un apposito topic.




 

 

Basta roghi per Giordano Bruno!

Nel 1910, per festeggiare il cinquantenario della liberazione di Narni dall’asservimento pontificio, un comitato cittadino, appositamente costituito, commissionò allo scultore Salvatore Buemi la realizzazione di un busto bronzeo raffigurante il filosofo Giordano Bruno. Si voleva in tal modo rendere omaggio ad un uomo divenuto simbolo della libertà di pensiero per non essersi piegato alle torture dell’inquisizione e avere coraggiosamente affrontato il rogo nel febbraio del 1600. Le cronache del tempo ci dicono che l’effigie, di poco più grande del naturale, venne posta, con lo sguardo rivolto all’entrata della cattedrale, su un basamento tra due colonne divelte dai sotterranei dell’ex convento di San Domenico, sede narnese del tribunale dell’inquisizione. Il monumento fu abbattuto durante il fascismo perché, secondo il regime, poteva essere interpretato come un invito alla rivolta contro la tirannia, il dogmatismo e ogni forma violenta e arrogante di coercizione e l’effigie fu dapprima relegata in un magazzino e successivamente confinata nel sottoscala dell’atrio del palazzo comunale. Per quasi ottant’anni è rimasta lì, in una sorta di punizione, tenuta quasi con imbarazzo. Adesso sembra che, entro la fine di luglio, tornerà finalmente alla luce. Dopo anni di insistenze e una lunga battaglia condotta da radicali, repubblicani, socialisti, la giunta comunale pare essersi decisa a restituire alla cittadinanza un’opera che appartiene al patrimonio storico e culturale dell’intera comunità narnese. Il sindaco Stefano Bigaroni si avvia, in tal modo, a mantenere quanto promise pubblicamente nel corso di un’affollata manifestazione da noi organizzata, nella cripta dell’ex inquisizione, insieme ad esponenti politici d’ispirazione laica. Se alle parole seguiranno davvero i fatti non possiamo che rallegrarci per tale decisione. Ci spiace, tuttavia, constatare che ancora oggi, a quattrocento anni di distanza dalle fiamme ecclesiastiche che bruciarono il corpo di Giordano Bruno rendendone eterne le idee e nonostante lo stesso pontefice, Giovanni Paolo II, abbia espresso dura condanna per quella fine efferata, persistano ancora atteggiamenti di netta intolleranza in chi ipocritamente ritiene che la religione sia vuoto strumento di opportunismo politico e non seria e motivata scelta di fede. Noi radicali, tenaci e intransigenti assertori della lotta nonviolenta contro ogni tipo di sopraffazione, invitiamo la cittadinanza a ritrovarsi in quel valore di libertà che la statua di Giordano Bruno continua a testimoniare e a rifiutare ogni  espressione di fanatismo integralista  e di clericalismo cortigiano. Crediamo che il ricollocamento all’aperto del busto, se non nel posto originario (come avremmo voluto), dove “l’eretico per eccellenza” potrebbe ancora rivelarsi fonte di “turbamento” per qualche cattiva coscienza clericale, almeno in un luogo realmente pubblico e visibile,  possa e debba costituire motivo di festa cittadina per tutti, nessuno escluso, e di riflessione sugli innumerevoli “roghi” cui ancora oggi è condannato chi professa la libertà di pensiero. 

 Circolo radicale “Ernesto Rossi”, Terni

 


Giordano Bruno

"Toda potencia de la naturaleza o del espíritu debe formar su opuesto como única condición y medio de su manifestación" (citado por Joyee, Cf. The Critical Writings).

Follajes de Noli y aire suave de Labor, Nápoles –fábricas de Nápoles tan llenas de Gramsci y en Gramsci relampaguea el aura de Bruno:

Giordano Bruno nacido en 1548, poeta, filósofo que en el temblor de la duda encontró la verdad tan delicado como sombras de lilas que el viento arrastra –el sabe alejandrino brotó fresco en el jardín ya florido de una mente severa.

Tuvo lo que su época le dio (fue clérigo intratable) mas convino que toda época está en retroceso y el pasado -¿donde está? que no esté arrumado entre murallas de prejuicio y largos trámites burocráticos, la represión, las relaciones mercantiles. Oh campo aún velado en nieve espesa y con ligeros brotes de verdor: núcleos semánticos núcleos de meditación entre pétalos no más desesperados que este abismo abierto entre el día y la noche mientras nuestro paso es un siglo tenuemente vacío levemente extraviado como hipótesis que van rechazándose y negándose en un texto que a lo a priori prefirió la luz de lo móvil y el soñar y errar en la vida buscando belleza y sabiduría = gramática de flores aunque penumbras del vivir sin más pobre lumbre que haber regado un poco este misterio del verdor hoy signos sólo y flores turbias de un muy viejo manuscrito: el tuyo, Giordano.

Y 30 años tenías, vestidos trashumantes cabellera oscura y larga: hombrecillo de rostro moreno y oscura y rala barba –cuando insultado y desterrado vagó vagaste vagón perdido como chispa rápida de un detonante que ya en la mecha de tu propia expresión revienta los sentimientos de tu/mi éxodo poético al sueño –tierra de promisión inhollada.

Milán, Venecia, Niza, compuertas de Génova que han recibido a tantos extranjeros te cerraban puertas y persianas -sus bandos bien claro (decían) que no debías pisar sus yerbas y has dormido al sereno contemplando la elíptica del cometa en tu estilo el cabello escarchado la materia infinita y algún texto de Sedulius Scottus te complace:

Scriptor sum (fateor), sum Musicus et Orpheus, sum bos triturans, prospera quaeque volo, sum vester miles sophiae praeditus armis: pro nobis nostrum, Musa, rogato patrem... (y seguiste recordando más versos).

Te amparaba tu propio desamparo y cielo infierno: suggetto – á doi contrarii eterno, Bandito son dal ciel, et da linfierno están lejos de ti ni te reciben vagabundo al llegar el día.

En londres y París en Wittemberg al dictar tus clases aprendías la pesada luz de tus alumnos. Y Praga te vio volar como una antorcha de Joan Huss, Caballería Roja,cerebro de flores en el sueño.

¿Quién decidirá -pensabas- entre Aristóteles y Platón? ¿Quién entre Tomás y Agustín? ¿Entre la forma racional y la forma ideal de un mismo lenguaje represivo?

Y ya habiamos decidido Giordano: contigo en tus escritos. No la verdad –no sino el conocimiento de la causa en el efecto y me crucé contigo en la penumbra de la antecámara materialista almácigos tiernos dialéctica aún suave como un crepúsculo.

Tu Opera de ligar/ desligar los misterios y problemas de la física las leyes de la naturaleza que tu mnemotecnia dominaba (tu práctica analógica) te valió el lodo de tu nombre -ser el brillo que alumbra este pasado de hombres que pagaron caro su arrogante deseo de saber.

Y en Venecia te llevaron al miserable tribunal del Santo Oficio y te juzgaron te desnudaron te maniataron te humillaron y el proceso penoso y largo duró años: Giordano Bruno ni transa ni se retracta - no pierde el nolano judío errante la altivez de su verdad.

Lo declaran ateo impío corrompido –lo excomulgan y viene la condena: "que sea castigado con la mayor dulzura posible y sin efusión de sangre, sine ulla sanguinis effusione" que en maligna lengua eufemista represiva y clasicista dictaminaban los Inquisidores de siempre morir quemado vivo y entonces Bruno replica ya bellísimo su alto testamento: más os intimida pronunciar mi sentencia a vosotros que a mí el oírla y entró sereno en la brasa lúcido entre las ávidas llamas Toda época está en retroceso y todo presente es pasado devorado en el futuro y aquel 9 de febrero 1600

Giordano Bruno, poet, loco y filósofo que en la duda encontró su verdad nació para todos y yo nací con él,yo soy Giordano Bruno.

ENRIQUE VERÁSTEGUI

 




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