30.12.2004
Il mondo della cultura è in lutto. È morto ieri pomeriggio nella sua
abitazione fiorentina Eugenio Garin, uno dei padri della filosofia
contemporanea, uno dei maggiori storici del pensiero e una figura di primo piano
della cultura italiana del novecento. Aveva 95 anni. Il filosofo si è spento
alle 14,30. Nella sua casa viveva da molti anni, solo, assistito da allievi e
collaboratori. Sua moglie, Maria Soro, era infatti scomparsa nel 1998.
giovedì, 30 dicembre, 2004
| E' morto Eugenio Garin, reinventò l' Umanesimo |
| Garin Ultimo grande umanista del Novecento si opponeva al pessimismo con la volontà | |
| Aveva 95 anni. La sua grande lezione su Cartesio e Pico della Mirandola | |
| Torno Armando |
Con la morte di Eugenio Garin scompare uno dei più grandi studiosi italiani del Novecento, uno storico e un curatore di testi che per quasi una settantina d' anni ha insegnato il perenne valore di Umanesimo e Rinascimento. Un uomo che non riuscì a invecchiare, sempre attuale con i suoi studi che spaziavano dalla filosofia inglese a quella francese, mentre per l' italiana scrisse una Storia che è diventata un punto di riferimento indiscutibile. Garin ha fatto apprezzare al nostro tempo figure come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Coluccio Salutati, ha spiegato il valore culturale dell' astrologia come nessun altro, ha soprattutto insegnato che nella vita vale sempre la pena leggere le opere fondamentali. Se sommassimo quanto ha fatto direttamente e quello che ha ispirato, dovremmo convenire che Garin ha dato alla cultura italiana qualcosa che non muore. Non a caso, il primo volume delle Opere mnemoniche di Giordano Bruno, uscito in questi giorni da Adelphi, è dedicato a lui, maestro riconosciuto di questo genere di edizioni. Ma tali notizie, che vengono alla mente mentre le agenzie di stampa nella notte diffondono la sua morte, sono soltanto un misero cenno rispetto al lavoro svolto da Garin. Egli era diventato, soprattutto dopo la scomparsa di figure come Abbagnano, Dal Pra e Geymonat, un vero e proprio punto di riferimento. A dispetto dell' età che avanzava, egli voleva curare le opere come se fosse la prima volta; desiderava rivedere ogni cosa, rimeditare ancora una volta le sue traduzioni, ricontrollare una citazione come uno studente. Recentemente gli fu offerta per i Classici Utet la possibilità di ripubblicare quella serie di opere di Pico della Mirandola che aveva curato per Vallecchi agli inizi degli anni Quaranta nella collana dedicata al pensiero italiano. Ma con sorpresa di tutti rispose che lo avrebbe fatto volentieri soltanto dopo i ripensamenti e le verifiche di cui dicevamo. La sorte non gli ha lasciato né la salute né il tempo. Garin è importante per la nostra cultura perché come nessun altro ci ha insegnato a leggere Gramsci e Gentile, perché ci ha lasciato una raccolta di opere di Cartesio che è esemplare, perché ha spiegato in che cosa consisteva il valore filosofico del Rinascimento italiano. Ha diretto per Laterza (editore che ha in catalogo molti suoi titoli) la compianta collana dei Classici della Filosofia dopo la scomparsa di Benedetto Croce, pubblicando sempre quei testi fondamentali che mancavano. È stato poi un testimone morale unico. Nei momenti di crisi era il rifugio ideale: all' intervistatore sapeva sempre spiegare quel che stava accadendo e mai con vuote formule. Così, Garin sapeva ammirare Gentile ma scelse l' antifascismo; si avvicinò alla cultura marxista ma non accettò le riduzioni della contestazione e cambiò università in quegli anni per continuare a studiare. Maestro di metodo, nel delineare la via battuta per la sua Storia della filosofia italiana (edita da Einaudi) confessava di aver rivisitato le figure attraverso i «limiti di esperienze politiche o di meditazioni personali, morali e religiose, piuttosto che affrontati sul terreno metafisico». Un equilibrio raro, una capacità unica nel distinguere questi aspetti. Fu un uomo che seppe combattere il pessimismo con la volontà e che riusciva ad affascinare chiunque dopo poche parole. Chi scrive ha sempre avuto pudore nel rivolgergli una richiesta, ma Garin ha risposto ogni volta positivamente, con tono tranquillizzante. Sapeva, come i veri maestri, mettere sempre l' interlocutore perfettamente a suo agio: gli bastavano due o tre battute, un sorriso, un gesto. Per il Novecento provò un innamoramento particolare e da questo secolo ebbe forse anche le sue più forti delusioni. Sentiva in esso, e nel realizzarsi di certi avvenimenti, il senso della sconfitta della ragione più che nei tempi bui della Seconda guerra mondiale. Continuò nonostante tutto ad amarlo, anche se la sua anima forse non si era mai allontanata dalla Firenze di Lorenzo il Magnifico. Armando Torno
| Il Rinascimento per capire il mondo |
| MODELLI Tra i suoi sogni, vivere nell' Atene del V secolo | |
| LE OPERE | |
| Cannavo' Alessandro |
Con la scomparsa di Eugenio Garin il nostro Paese perde uno dei suoi intellettuali più prestigiosi, uno storico del pensiero umanistico di fama internazionale. Lo studioso si è spento ieri, nella Firenze che lo aveva visto giovane studente e in seguito per lunghi anni docente di Storia della filosofia. Pur essendo nato a Rieti 95 anni fa, da una famiglia originaria della Savoia (di qui il cognome francese), Garin aveva compiuto tutti i suoi studi nel capoluogo toscano, dove si era laureato in filosofia appena ventenne, nel 1929, con una tesi sulla filosofia morale inglese del Settecento discussa con Lodovico Limentani, un grande accademico espulso dall' Università italiana in seguito alle leggi razziali del 1938. Dal 1931 Garin aveva intrapreso la carriera dell' insegnamento nei licei, prima in Toscana e quindi a Palermo, dove era rimasto cinque anni. Nel 1937 pubblicò il suo primo saggio, dedicato alla figura di Pico della Mirandola, nel quale già traspare il suo preminente interesse per la cultura del Rinascimento. Era entrato nel mondo accademico con la libera docenza, poi aveva ottenuto l' incarico di Filosofia morale e successivamente di Storia della filosofia negli atenei di Cagliari e Firenze. Proprio nell' Università fiorentina Garin andò a ricoprire la cattedra di professore ordinario di Storia della filosofia medievale nel novembre 1949. Nello stesso periodo s' infittisce la sua produzione scientifica di altissimo livello, riguardante in primo luogo il pensiero medievale e rinascimentale. Opere come L' Umanesimo italiano (1947), Medioevo e Rinascimento (1954), Studi sul platonismo medievale (1958), L' educazione in Europa, 1400-1600 (1957), La cultura filosofica del Rinascimento italiano (1961), Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano (1965) sono diventate degli autentici classici, pietre miliari note a tutti gli studiosi di questi argomenti a livello mondiale. Garin tuttavia non era certo un intellettuale chiuso nella torre d' avorio. Viveva anzi la sua attività culturale come una forma d' impegno civile. E lo si evince facilmente dalle opere in cui affronta argomenti più legati alle vicende della nostra epoca, in particolare le Cronache di filosofia italiana (1955) e La cultura italiana fra Ottocento e Novecento (1961). Non a caso il suo ultimo titolo, la Intervista con l' intellettuale curata da Mario Ajello nel 1997, è una sorta di manifesto in difesa dei valori illuministici e del patrimonio antifascista, contro tutte le tentazioni regressive che allignano nella società italiana contemporanea. Nel 1974 Garin era passato da Firenze alla Scuola Normale di Pisa, dove aveva insegnato per dieci anni Storia del pensiero del Rinascimento. Aveva lasciato l' accademia a 75 anni, ma aveva continuato a far sentire la sua voce fino all' ultimo. Amava ripetere che gli sarebbe piaciuto vivere nell' Atene del V secolo a. C. Nello spirito non era mai invecchiato. A. C.
| «I miei bennati alunni, forse, sapranno...» |
| IL RICORDO | |
| R. C. |
«I miei bennati alunni, forse, sapranno...». Per molti anni il professor Eugenio Garin ha iniziato così i suoi corsi di Storia della filosofia all' ateneo fiorentino, dove ha insegnato a diverse generazioni di giovani aspiranti filosofi. Un incipit che è rimasto nella memoria dei tanti che ebbero la fortuna di frequentare quelle lezioni. E che, forse (erano in molti a chiederselo), ricalcava i modi di antichi insegnanti davanti a cui il giovane Eugenio Garin aveva iniziato i suoi studi. Con i ricordi degli anni di scuola (il liceo e poi l' università) comincia l' «Autobiografia intellettuale» che il filosofo scrisse, e che pubblicò per la prima volta su un numero della rivista «Iride» (semestrale di filosofia dell' Istituto Gramsci Toscano, Maeria Pacini Fazzi editore). Uno dei suoi lavori meno conosciuti ma più curiosi e rivelatori di un carattere schivo e attento a non cercare le facili ribalte. In quelle pagine c' era anche e soprattutto un lungo viaggio attraverso i pensatori più amati e studiati da Garin, il quale dedicò, com' è noto, la parte prevalente della sua vastissima attività allo studio dell' Umanesimo e del Rinascimento italiani. R. C.
La morte di Garin: domani funerali privati a Firenze