| Giordano
Bruno e la pluralità dei mondi abitati
Estratto dalla
relazione del prof. Dino Dini, dell'Università di Pisa:
"SCIENZA DI SECOLI SULLA TERRA
E SCIENZA DI MILIARDI Dl ANNI SU ALTRI PIANETI
DELL'UNIVERSO"
messa a disposizione del pubblico partecipante al
6° Congresso di San Marino (3 5 Aprile 1998)
Nel VI° secolo a.C., la scuola ionica di Talete introdusse
una teoria dell'universo in cui gli dei venivano a giocare un
ruolo secondario e mentre questa teoria prendeva campo,
nasceva nel sud Italia la scuola di Pitagora, fondata su
concetti matematici.
Queste due scuole dettero vita alle grandi scoperte
astronomiche dell'antichità:
- la Terra come un corpo celeste nello spazio e la sua
sfericità;
- la tendenza dei corpi pesanti a cadere verso il centro
della Terra;
- le prime misurazioni delle dimensioni di Terra, Luna e
Sole;
- le distanze TerraLuna, e TerraSole, come primi
tentativi;
- le teorie dei moti della Luna e del Sole;
- le teorie dei moti apparenti della Luna e dei pianeti
sulla sfera celeste.
Ma intervennero anche postulati che bloccarono per lungo tempo
lo sviluppo della scienza celeste. Primo fra tutti il concetto
geocentrico della Terra immobile al centro dell'universo.
Poi il postulato che l'universo sarebbe stato diviso in due
mondi:
- il cosmo: un mondo di purezza ove nulla può cambiare,
mondo dell'etere e del moto circolare.
- la Terra e cioè quello dei quattro elementi e del moto
rettilineo: un mondo di impurezza e cambiamento.
Infine, il postulato secondo il quale gli unici possibili moti
dei corpi celesti sarebbero stati il moto circolare e quello
uniforme, o una combinazione di essi.
Questi postulati cosmologici, non in disaccordo con la fisica
di Aristotele, regnarono quasi senza rivali per ben venti
secoli. A fare eccezione fu il sistema di Aristarco (290
a.C.). Egli poneva il Sole al centro dell'universo e
attribuiva un doppio moto alla Terra, una rotazione sul suo
asse ed una rivoluzione intorno al Sole.
Le vedute di Aristarco, il primo ed ultimo astronomo
eliocentrista dell'antichità ed il solo vero precursore di
Copernico, furono travolte dalle correnti di geocentristi che
avevano dalla loro parte sia l'immediata intelligibilità sia
il senso comune.
Poteva cosi trionfare il solo Tolomeo: il suo "Grand
Mathematical Syntax" (140 d.C.) era il risultato
dell'"incoronazione" dell'antica astronomia: un
trattato completo di astronomia pratica, accompagnato da
esaurienti concetti di geometria e trigonometria, legato alla
fisica di Aristotele che Io precedeva di sei secoli:
Al centro, immobile, la Terra circondata da otto sfere, le
prime sette percorse, nell'ordine, da Luna, Mercurio, Venere,
Sole, Marte, Giove, Saturno e l'ultima portante le stelle
fisse come tutte fossero alla stessa distanza dalla Terra.
Sia pure con strane combinazioni di moti (soprattutto per
giustificare quelli della Luna), l'astronomia di Tolomeo
"funzionò" per quattordici secoli. E così finché
il rinascimento indirizzò l'astronomia verso un nuovo
orientamento, ancor prima che fosse il progresso delle
osservazioni ad imporre una sostanziale revisione.
La storia della "moderna" astronomia comincia con
la morte del grande astronomo polacco Nicola Copernico (Maggio
1543) e la quasi simultanea pubblicazione del suo modello
dell'universo.
Quel modello rivoluzionò non soltanto l'astronomia ma tutta
la scienza.
Dal 1543 al 1642, rispettivamente, l'anno in cui morì anche
un altro grande astronomo Galileo Galilei e l'anno in
cui nacque il più grande scienziato della storia Isaac
Newton si cambiò sostanzialmente l'astronomia.
Per comprendere quanto importante fosse il modello di
Copernico, si deve risalire ad Aristotele (384322 a.C.) ed a
Tolomeo.
Aristotele credeva che l'universo consistesse della Terra
"corrotta e cambiabile" e del cielo "perfetto e
immutabile". Egli sapeva che la Terra era sferica, però
concludeva, per ragioni filosofiche, che essa stava immobile
al centro dell'universo.
Il modello tolemaico era quello di un universo geocentrico
(con la Terra al centro), in accordo con Aristotele. lnoltre,
egli incorporava la credenza dei Greci che i corpi celesti si
muovessero perfettamente. Poichè il solo moto perfetto è il
moto uniforme e la sola curva perfetta è il cerchio, Tolomeo
assunse che i pianeti si muovessero con moto circolare
uniforme, un concetto prima proposto da Platone (427347
a.C.). Ma semplici percorsi circolari, con centro la Terra,
non si addicono ai moti dei pianeti nel cielo. Questi appaiono
muoversi talvolta più veloci e talvolta più lenti e,
occasionalmente, essi sembrano rallentare fino a fermarsi o
procedere di moto retrogrado. Tolomeo spiegò a suo modo tali
moti complicati, come apparivano dalla Terra.
Spiegò poi Johannes Kepler (15711630) che i pianeti si
muovono intorno al Sole secondo ellissi.
Dopo la morte di Copernico (14731543), il sistema tolemaico,
anche se oggetto di molte revisioni, fu ancora un
inattendibile riferimento per le posizioni dei pianeti. A
causa dell'autorità di Aristotele, la sua rappresentò ancora
essere la teoria ufficialmente riconosciuta dell'universo.
La Chiesa cattolica aveva adottato gli insegnamenti di
Aristotele come parte del dogma religioso, tanto da far
tacciare di eretico chi avesse messo in discussione il sistema
tolemaico.
Fu in Italia che la storia dell'astronomia prese una piega
più seria.
Risultò che il "De Revolutionibus Orbium Caelestium",
di Copernico, fu indirizzato non a quelli che ricavavano
tavole astronomiche ma a fisici come Galileo Galilei ed a
filosofi come Giordano Bruno.
Bruno, andando oltre Copernico, stabilì che la Terra è un
pianeta come tantissimi altri e affermò che non aveva senso
la divisione dell'universo in cosmo perfetto e mondo sublunare
imperfetto. Egli proclamò l'unità del cielo e della Terra,
I'identica natura del Sole e delle stelle, l'infinità
dell'universo e la pluralità dei mondi abitati.
Giordano Bruno (15481600) fu il primo ad interpretare che la
vita intelligente è distribuita un po' dappertutto
nell'universo, ponendo così le basi alla giustificazione, dei
trasferimenti di essa da pianeti in estinzione (ma ad avanzatissimo livello di tecnologia) ad altri non abitati (ma
in condizioni da poter consentire la vita).
Giordano Bruno fu precursore di quella disciplina che oggi
viene definita, sebbene non ancora "accettata" dalla
scienza ufficiale, "UFOlogia".
Giordano Bruno, il "sognatore", rifiutando la cieca
ubbidienza alle dottrine della Chiesa d'allora, trovò in
Copernico una figura da esaltare, che sfidava la Chiesa nelle
sue inflessibili tradizioni.
Giordano Bruno si avvalse della teoria di quello che
considerava il suo maestro e la estese a coinvolgere l'intero
universo.
Laddove la teoria di Copernico trattava del moto della Terra, Giordano
Bruno immaginava un universo infinito, popolato da un'infinità
di stelle come il nostro Sole, ciascuna circondata da pianeti
su taluni del quali crescono e prosperano esseri intelligenti.
"Apri la porta attraverso la quale possiamo osservare
il firmamento senza limiti" era il suo motto, per il
quale fu arrestato dall'inquisizione nel 1592 e poi
giustiziato sul rogo dopo ben otto anni di prigionia.
Il nome di Giordano Bruno sarà ricordato per il suo brutale
martirio da parte della Chiesa, un uomo che accettò il
supremo sacrificio nel rifiutarsi di sottoporre ad un
compromesso o ritrattare (come fece Galileo pur straconvinto
delle sue idee e della validità delle sue pratiche) le sue
osservazioni, oggi considerate punto di partenza per la
ricerca di altre vite intelligenti nell'universo.
Infinità di spazio e di tempo, infinità spirituale come pure
fisica, furono asserzioni di Giordano Bruno. I suoi voli di
immaginazione Io portarono anche oltre l'universo a noi
accessibile, al regno di Dio.
Diversamente dai suoi predecessori, Giordano Bruno ricorse di
rado al tradizionale simbolismo della Cristianità; egli era
molto più vicino alla letteratura della saggezza del Vecchio
Testamento, ma talvolta appariva come un esaltato nelle sue
prediche alle folle di Savona, Torino, Venezia, Padova, Lione,
Tolosa, Parigi, Chambery, Londra, Oxford, Wittenberg, Praga e
Francoforte.
Descrivendo l'eterna saggezza di Dio, Giordano Bruno la
paragonava alla radiazione della luce infinita, che "discende
tra noi a mezzo di emissione di raggi, e viene comunicata e
diffusa attraverso tutte le cose". Bruno ritornò di
nuovo alla sua originaria visione dell'infinito: un universo
in grande scala, senza limiti di spazio ed eterno nel tempo,
un universo popolato da innumerevoli Soli come il nostro e non
c'erano allora mezzi visivi (I'impiego del telescopio in
astronomia avvenne con Galileo nel 1610) per distinguere nella
fascia biancoargentea della Via Lattea i miliardi e miliardi
di stelle con tanti pianeti abitati, sedi di vita spesso anche
più intelligente di quella nostra. Non si può infatti negare
l'esistenza di tanti mondi abitati, in uno spazio che è
identico in caratteri naturali a quello che ci è più vicino.
Nel suo libro "De I'infinito universo et mundi" egli
dice: "Ad un corpo di dimensione infinita non può
essere attribuito né un centro né un confine... Giusto come
noi ci riteniamo al centro di quel cerchio equidistante, che
è il grande orizzonte che ci circonda, così altrettanto gli
abitanti della Luna (ammesso che esistessero) si ritengono
senza dubbio essi stessi al centro di un grande orizzonte che
abbraccia questa Terra, il Sole e le altre stelle. Pertanto,
la Terra, non più di qualche altro mondo, potrebbe essere
considerata al centro (e quindi fissa nello spazio)".
Così affermando, con perfetta argomentazione, Giordano Bruno
aveva anteveduto la teoria della relatività che, a torto o a
ragione, sta giocando un ruolo centrale nella fisica, a
partire da circa quattro secoli più tardi.
Ma, nel libro del grande filosofo (52 lavori filosofici alla
sua morte) "De immenso et immunerabilibus" si trova
un argomento di natura alquanto diversa: "il solo
infinito è perfetto e di esso nulla può essere più
importante e migliore, il Dio come sola natura intera e
universale. Universo è sinonimo di verità, unità e bontà;
per questo l'infinito viene chiamato universo. Dio è
glorificato non in uno ma in innumerevoli Soli, non in
un'unica Terra, ma in un'infinità di mondi. È l'eccellenza
di Dio che viene magnificata e resa manifesta la grandiosità
del suo Regno".
Giordano Bruno non fu capito, ma già da oggi si comprende che
deve risorgere la sua intuizione!
Egli è il vero precursore dell'UFOlogia.
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