L'ESPRESSO    3 FEBBRAIO 2000

Gaffe ed eretici

CHI HA PAURA DI GIORDANO BRUNO?

Assessori, intellettuali, Artisti. Tutti insieme per una grande festa in piazza a Roma. A 400 anni dal rogo. Poi..... Colpo di scena.

 

L'idea, a onor del vero, da buon progressista l'aveva avuta l'Assessore alle politiche culturali di Roma, Gianni Borgna. Tra tante celebrazioni giubilari, forse almeno un omaggio al pensiero laico non ci starebbe male, s'era detto. E in nome di un'universale par condicio, aveva pensato ad una bella manifestazione in onore di Giordano Bruno, bruciato sul rogo come eretico esattamente 400 anni fa. Chi mai avrebbe potuto più offendersi per le tesi del filosofo? Che l'universo sia infinito lo sappiamo tutti, che Copernico avesse ragione pure, il calvinismo ora che siamo in Europa non spaventa più nessuno e persino il papa ha cominciato a dire che l'inferno non esiste. Dunque: un evento in piazza. Anzi, in quella stessa piazza, Campo de' Fiori, dove il martire del libero pensiero, il ricercatore furioso e eroico delle verità, l'uomo che contrastò con la sua rabbia e la sua razionalità l'oscurantismo della chiesa, fu arso vivo perchè non volle rinnegare, a differenza di Galileo, ciò che presto sarebbe diventato evidente.
E allora Borgna chiama per studiare un progetto il poeta Nani Balestrini che nel '59 aveva scritto ispirato al pensiero del filosofo un bellissimo testo per un'opera del compositore Hans Werner Henze. Balestrini chiama un artista di fama internazionale: Jannis Kounellis. E Kounellis, il musicista Luigi Cinque. Viene coinvolto anche il Teatro di Roma e tutti al lavoro. Risultato: un evento artistico-teatral-musicale per la sera del 17 febbraio, data in cui 400 anni fa morì Giordano Bruno. L'installazione di Kounellis era una sorta di altare, una struttura in ferro piena di libri. Un attore ne avrebbe preso uno ad uno immergendolo in acqua bollente, mentre nella piazza diffusi elettronicamente dovevano aleggiare suoni, mescolati a testi recitati dalle opere di Bruno e ai vapori dei suoi libri. L'idea all'inizio piace. Poi i primi problemi. Troppo caro, per esempio. E gli autori cercano di ridurre il budget alle sole spese vive dell'allestimento (d'altra parte Kounellis non aveva chiesto nessun compenso fin dall'inizio). Troppo caro lo stesso. Per quanti sforzi si facciano, Borgna lascia capire che non si possono superare i 40 milioni. Si ricomincia a contare. Ma arriva un secondo drammatico impedimento. Nella piazza c'è il mercato e montare e smontare la struttura avrebbe per ben due giorni bloccato quattro bancarelle (di numero). Va bene, dicono gli organizzatori, ma il mercato è stato a lungo spostato per la ristrutturazione della piazza, non si può aspettare il 18 febbraio per farlo tornare? O ancora: non si possono indennizzare i fruttivendoli per due giornate perse? Impossibile: la Prima Circoscrizione su questo punto dimostra un rigore teutonico. A Kounellis sorge il sospetto che il problema sia un altro. Afferma furioso: "Questa è un'infiammante storia di non cultura. Giordano Bruno dà ancora fastidio". E data ormai per morta la manifestazione parte per Dusseldorf dove insegna all'Accademia. Rimane Balestrini che disperatamente cerca ancora di salvare qualcosa. Ma tra una riunione e l'altra, un ufficio e l'altro, si deprime: "Non riesco neanche ad arrabbiarmi", dice: "qui non c'è neanche l'ostilità contro cui lottare. C'è solo indifferenza, il che è peggio". Ma da Dusseldorf Kounellis rilancia: "E che differenza c'è? L'indifferenza è da sempre una maschera della censura". Intanto il sindaco Francesco Rutelli fa sapere a Balestrini di non preoccuparsi troppo: una corona di fiori a Giordano Bruno il 17 febbraio magari la porta lui stesso.

ALESSANDRA MAMMI'



"GIORDANO BRUNO

LO SPECCHIO DELL'INFINITO"

relatore

EUGEN DREWERMANN

teologo, psicoanalista
 

traduzione effettuata dal Dott. Franz Reinders

conferenza organizzata da:

Associazione Partenia, Goethe Institut di Napoli

e Comunità Luterana di Napoli

7 ottobre 1999

Goethe Institut - Riviera di Chiaia 202 Napoli

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Signore e Signori vi ringrazio di cuore per questi gentili saluti che mi sono stati rivolti e per le introduzioni che sono state fatte, ma soprattutto vi ringrazio del vostro interesse per un cittadino di Napoli del 16° secolo le cui opere sono ormai quasi sconosciute. Si tratta di un risarcimento; furono proprio i libri di Giordano Bruno ad essere stati bruciati sugli scalini di San Pietro il 17 febbraio 1600. Ma non era sufficiente bruciare vivo un essere umano, come era insufficiente far vedere ad una persona come il fuoco dell’inferno avrebbe preso possesso della sua anima se lui non fosse tornato nella Chiesa. Insieme ai suoi libri si pensava di poter uccidere la sua anima. Si vietò a chiunque di leggerli e chi li diffondeva era un avversario della Chiesa; fino al 1965 questi libri erano all’indice dei libri proibiti.Stasera parliamo di Giordano Bruno, ma in realtà ci interroghiamo intorno alla nostra stessa situazione spirituale. Giordano Bruno era una persona che cercava religiosamente e per questo era pericoloso per i potenti. Giordano Bruno era un poeta e quindi era pericoloso per i docenti ufficiali. Giordano Bruno era una persona dall’animo libero, uno spirito libero e quindi era pericoloso per i teologi dei suoi tempi e per i teologi di tutti i tempi. Era uno che si aggirava per il mondo spinto dalla necessità. Era un vagabondo dello spirito, era un danzatore dei pensieri, in una parola, in mezzo al rinascimento, in pieno rinascimento, era un uomo moderno. Un piccolo esempio potrà illustrare quanto fosse grande la paura di fronte al potere della chiesa. Uno scritto molto importante di Giordano Bruno ha a che fare con il concetto di monade. Il grande filosofo Liebniz riprende questo concetto, come concetto centrale, per la sua filosofia dell’armonia del mondo. E questo grande filosofo, il più grande filosofo del suo tempo, Liebniz, si rifiutò di nominare Bruno e di dire quali fossero le fonti del suo pensiero. Commette un plagio per paura della chiesa cattolica. Si diventa un emarginato se solo si tocca Bruno, non solo se lo si menziona. Ed è tutt’ora così. E' uno spirito ombra in qualche seminario di filologia romanza. C’è un breve passo di Hegel che testimonia il fraintendimento di Bruno. Sembra che Bruno non sia mai stato decisivo da nessuna parte. E tuttavia credo di poter dimostrare oggi quanto fosse importante la via via scelta al bivio dove si trovava Giordano Bruno. La stessa chiesa, separandosi da Bruno, si è incamminata su una via che, percorsa con coerenza, non poteva che portare all’ateismo. Magari posso presentare con pochi cenni la vita esteriore, concreta, materiale di Bruno. Bruno viene al mondo nel 1548 a Nola, vicino Napoli. Il problema comincia con il fatto che è figlio di gente povera, figlio di Gioan, soldato al servizio degli spagnoli. Questo significava che lui aveva bisogno della chiesa per poter studiare perché la chiesa aveva il monopolio della cultura. Quando lui aveva 14 anni suo zio Agostino, che era un pescatore, lo fece abitare in casa sua a Napoli. All’età di 18 anni si fa frate domenicano a Napoli. A 24 viene ordinato sacerdote. E non è dire troppo se si afferma che già da sei anni l’Inquisizione stava dietro a Bruno. Lui aveva osato togliere il crocefisso dalla sua cella. E’ una doppia protesta. Questa è l’idea di Bruno: perché mai dovrebbe morire qualcuno per riconciliare con il suo sangue Dio e liberare me, peccatore, dalla colpa? E poi come è possibile fare immagini di Dio? Per giunta non importa che Mosè lo aveva vietato. Per il giovane Bruno è semplicemente un pensiero assurdo che il Dio infinito possa essere rappresentato con una immagine fatta di legno o fatta di concetti. Ed è questo l’argomento che affrontiamo stasera. Forse per la prima volta vedete che si corre un pericolo di vita quando si vuole essere religiosi, ma si potrebbe apprendere dall’esempio di Gesù, ma per Bruno questo non ha quasi nessuna importanza. Bruno è un teologo, ma a ben vedere, in fondo, è un filosofo. Lo stesso dogma della chiesa non è in fondo un feticismo concettuale e quindi idolatria?

Non è forse necessario pensare Dio liberamente al di là dell’obbedienza ecclesiastica? Due anni dopo la sua ordinazione a sacerdote Bruno dovette fuggire a Roma nel monastero di S. Maria sopra Minerva. E’ lo stesso luogo in cui, due decenni più tardi, sarebbe stato stato incarcerato Galileo Galilei. Ma Bruno non è sicuro presso i frati domenicani a Roma. Fugge attraverso tutta l’Italia e finisce a Ginevra e lì si iscrive all’Università come studente. Non dovete dimenticare che il periodo storico di cui stiamo parlando è quello del Concilio di Trento. Roma si schiera ideologicamente e militarmente per la Controriforma. Il più grande giorno di Lutero fu il giorno della Dieta di Worms e all’epoca erano passati quasi 50 anni. Carlo V disse: a me non convince che un unico essere umano possa aver ragione contro tutta la cristianità. Ma proprio questa possibilità inaudita che uno abbia ragione contro tutta la chiesa, è questa la cosa che si verifica nei profeti della Bibbia, si verifica in Gesù e si può verificare nell’esistenza cristiana. La Riforma sa che mai più ci sarà una fede cristiana che non abbia la sua verità nell’uomo. Verso la fine della sua vita pubblica, Bruno troverà a Wittenberg una sua patria personale. A Ginevra Bruno incontra i calvinisti. Hanno assassinato il medico Serveto, probabilmente lo stesso Calvino aveva le mani in pasta. Bruno incontra Antoine de la Faye e deve fuggire ancora. A Tolosa fa il magister-Artium in filosofia. A Parigi ha successo con le idee di Raimondo Lullo. Raimondo Lullo è un monaco spagnolo del 13° secolo; ha scritto libri come "Il libro dell’amico e dell’amato", in tedesco è "L’albero dell’amico e dell’amato e l’albero della scienza". L’amore e la scienza sono i contrasti, gli antagonisti nel pensiero che si forma in Bruno, ma ciò che più stupisce la Corte parigina è la sua memoria. Più tardi scriverà una serie di libri stranissimi sulla mnemotecnica, l’arte della memoria. Non credo che qualche persona riuscì a migliorare la propria facoltà mnemonica con questi libri. La questione è semplice: non potrete ricordare nulla se non siete convinti di averne bisogno. Passeggiate sulla spiaggia e vedete le conchiglie e raccoglierete soltanto le poche conchiglie di cui pensate di poter regalare a vostra moglie o che le possiate fare una collana, o perché pensate che una piccola conchiglia possa essere l’immagine di tutto il mondo. Tenete soltanto ciò che vi sembra importante nella vostra personalissima concezione della vostra vita. Da questo dipende anche il fatto che per un artista non è possibile scindere tra la vita privata e la vita del suo lavoro. Gli artisti sanno fare qualcosa con tutto, e Bruno è un artista. Quando fugge a Londra ha due anni di tranquillità presso l’ambasciatore francese Michel de Castelnau. In questi due anni londinesi nascono i libri più importanti di Bruno e guarda caso li scrive in italiano. Si rifiuta di scrivere questi libri in latino che era la lingua erudita del suo tempo. Bruno è italiano e soffre per l’alienazione e non gliene importa nulla di essere compreso in tutta l’Europa, vuole essere compreso dal suo proprio popolo. Dopo due anni l’ambasciatore francese Michel de Castelnau viene accusato di tradimento nei confronti della regina inglese e Bruno deve tornare a Parigi. Nel 1591 mentre si trova a Francoforte, viene invitato dal nobile veneziano Mocenigo. Lui pensa di trovare in Bruno qualcuno che gli dia ricchezza attraverso l’alchimia e attraverso la trasformazione dei metalli. E poi quando questo pazzo, dopo quattro settimane, rimane ovviamente deluso, lo tradisce e lo denuncia all’Inquisizione. Nel 1592 nel carcere di Venezia Bruno viene interrogato e torturato dagli Inquisitori. Il 30 luglio 1592 è il giorno più buio della sua vita, lui collassa davanti all’Inquisizione. Implora per avere la sua vita. Gli uomini che hanno un corpo sono abbandonati alla tortura, non possono resistere più di tanto. Esiste un limite di sopportazione del dolore. Un uomo con un po’ di fantasia può immaginare benissimo che non faranno altro che continuare sulla stessa strada. Basta avere un corpo per essere in balia del nemico e a questo punto il corpo diventa un nemico dell’anima e l’anima non potrà mai perdonarsi di aver capitolato. Ma in quel giorno Bruno si arrende, promette di credere a tutte le dottrine della chiesa, di credere a tutto quello che la chiesa dice solo perchè le dice, perché lui vuole soltanto salvare la sua vita. E a questo punto Bruno viene portato a Roma. A Roma per più di sette anni non ci si interessa minimamente di Bruno, lo si abbandona in qualche segreta romana e per poco non marcisce da vivo. E poi bisognava in qualche modo portare a termine la cosa e una delle persone più importanti in questa causa divenne il Cardinale Bellarmino. Un nome molto prezioso per i cattolici. E’ considerato il più grande dogmatico e teologo moralista del 16° secolo. E sarà lui a firmare la sentenza capitale. L’esecuzione sarà fissata per il 12 gennaio, ma verrà rinviata al 17 febbraio. Che cosa rende quest’uomo così pericolo per la chiesa che a tutt’oggi non è possibile pronunciare il suo nome? Vorrei evidenziarvi in tre punti quanto Bruno sia moderno e per quale motivo abbiamo bisogno di lui. La prima cosa è una scoperta fantastica: nel 1544 l’astronomo Copernico, sul letto di morte, dà in mano al Papa le sue scoperte sui movimenti dei pianeti. I sei libri di Copernico sono assolutamente illeggibili. Credo che lo stesso Bruno non li abbia letti e anche se ci avesse provato, ben presto li avrebbe messi da parte. Del resto è anche indifferente quello che c’è dentro i calcoli di Copernico, quello che è decisivo è una piccolezza: che la terra gira intorno al Sole. E questo significa che Aristotele non aveva ragione. L’universo non è fatto di sfere cristalline alle quali sono fissate, come con dei chiodi, le stelle. Ma se la Terra si libra nello spazio libero, che cosa è lo spazio? Tutto il periodo del Rinascimento ha un problema e questo problema è la rivoluzione dell’antica Grecia. Forse sapete che intorno al 300 a.C. Aristarco di Samo ha pensato più o meno la stessa cosa che pensò Copernico. E l’alessandrino Eratostene nel 3° secolo a.C. ha calcolato la circonferenza del globo terrestre. Nel giorno dell’inizio della primavera ha semplicemente misurato l’inclinazione dell’ombra in due posti, ad Assuan e ad Alessandria. E poi ha mandato uno schiavo a contare i passi tra Assuan e Alessandria. Il resto è un calcolo geometrico da bambini. Se Cristoforo Colombo avesse conosciuto Eratostene non sarebbe mai andato verso Occidente per andare in India e il cristianesimo ha la colpa di tutta questa confusione. Nel 19° secolo lo stesso Nietzsche è di questa idea. Come era possibile ridurre la combinazione tra empiria e matematica alla superstizione del popolino greco? A questo punto c’è della suspence. Bruno pensa che lo spazio non abbia confini naturali, ma se lo spazio è infinito ne deriva che la Terra non può occupare uno spazio particolare nell’Universo. E questo significa che è errato il nucleo stesso della dottrina cristiana. Il cristianesimo era costretto a ridurre la dimensione dell’Universo, come una mela si riduce nel forno, affinchè l’uomo potesse stare al centro di tutto. Ma tutta questa prospettiva è errata secondo Bruno. L’uomo non sta al centro del mondo, ma se l’uomo non sta al centro del mondo come poteva Dio diventare Uomo nel mondo? Anche questa dottrina appare sbagliata. E se è sbagliata questa dottrina, è sbagliata anche la teoria trinitaria, Dio non è Padre, Figlio e Spirito Santo. E chiederete subito al Bruno: "Ma dove le hai trovate tutte queste cose, non si trovano in Copernico". La cosa incredibile che Bruno non argomenta neanche in forma astronomica, lui non pose delle prove, delle dimostrazioni, nel 16° secolo non c’erano queste prove. Bruno fa proprio quello che la chiesa si rifiuta di fare, descrive dialoghi e così sviluppa delle possibilità di pensiero. Una di queste possibilità di pensiero è l’infinità del mondo nello spazio. E più ci si riflette e più emerge che è questa la possibilità più probabile. A questo punto emerge in Bruno la persona che cerca su piano religioso, il teologo. Lui afferma che il mondo deve essere infinito nello spazio perché il mondo è stato creato da Dio. Se Dio è infinito, e questo è un concetto di fondo in Bruno, allora Dio deve aver creato l’Universo infinito. Il mondo è lo specchio di Dio, lo specchio del Dio infinito, il mondo deve essere infinito. Vedete che Bruno, per salvare l’idea di Dio, si vede costretto a dire che il cristianesimo è troppo piccolo. Vedete la differenza tra Giordano Bruno e Galileo Galilei. La chiesa non avrebbe avuto bisogno di condannare Galilei. Galilei è l’inventore della meccanica moderna, ma non si interessava alla religione. Galilei era contento quando poteva calcolare il movimento di una palla che scendeva per una china. La visione del mondo meccanicistica di Galilei non avrebbe dovuto spaventare la chiesa. Perché fiorisce un fiore? Perché esiste un gatto? Perché gli uomini si amano? A tutto questo Galilei non dà nessuna risposta. Queste cose sono cambiate soltanto nel 1859 con il libro di C. Darwin sulla nascita, la genesi delle specie.Fino a quel momento era impossibile riflettere sulla natura senza credere in Dio. E fino al 1850 per capire come mai noi potessimo muovere una mano, serviva l’idea dell’anima. Dio attraverso l’anima crea una mediazione tra spirito e corpo.

Allora si poteva benissimo dire che era Dio a far sì che la Terra girasse intorno al Sole. Veramente pericoloso è Giordano Bruno, perchè comprende che con Copernico deve esserci una svolta nella coscienza religiosa. E con la sua genialità tutta particolare scopre una seconda cosa. Per noi oggi è scontato mettere insieme spazio e tempo dai tempi di Albert Einstein. Oggi non diciamo che l’universo è infinito, diciamo chè è finito, ma non ha confini, ma questo lo diciamo lungo le dimensioni spazio-tempo. E’ Giordano Bruno a comprendere che l’infinità dello spazio richiede necessariamente l’infinità del tempo. Di per sé spazio e tempo dovrebbero essere due grandezze completamente separate, distinte, ma per Bruno sono invece identiche. A questo punto ricomincia ancora una volta lo sradicamento dell’intera visione del mondo cristiana. Pensate soltanto che fa parte della dottrina cristiana che Dio si è manifestato precisamente 3800 anni fa con Abramo e, ovviamente 2000 anni fa, con Gesù Cristo. Questo dunque è il lasso di tempo di cui si occupano i teologi: 3800 anni. Con questo parametro temporale si concorda bene l’idea che il mondo sia vecchio di 5700. Perfino lo stesso I. Newton pensò che il mondo fosse nato più o meno 6000 anni fa. Qualche vescovo irlandese pare perfino che abbia trovato il momento preciso in cui nacque il mondo, pare che fosse di lunedì, verso le otto del mattino! Capite cosa significa quando Bruno dice che l’universo è infinito nel tempo. Dio, essendo Creatore, ha creato un mondo senza inizio e senza fine. Faccio una piccola parentesi nel campo della teoria evoluzionistica per farvi vedere quanto sia moderna questa idea. Guardate la storia della nostra specie, l’uomo sapiens-sapiens. Su per giù noi esistiano fin dai tempi africani da più o meno 100.000 anni. Dai primi dipinti rupestri ritrovati nelle caverne sono passati più o meno 35.000 anni. Qualsiasi persona a mio avviso non può reggere di fronte a una storia di 35.000 anni, che è soltanto la storia della nostra specie. Per la biologia e la teologia questi 35.000 anni sono un lasso di tempo brevissimo. Per i paleontologi l’umanizzazione, la nascita del genere umano, risale a circa a 2.700.000 anni fa. Circa 2.000.000 di anni fa c’erano degli esseri che erano cannibali, per questo i paleontologi dicono che erano esseri umani e quindi avevano qualcosa come una coscienza magica. E, se non prima, 500.000 anni fa scoprirono il fuoco. Probabilmente il fuoco era il loro primo Dio. E la stessa chiesa cristiana non celebrerà la festa della resurrezione mai con un rito diverso se con il rito del fuoco che nasce dalla pietra, e la sua fede si distingue per il fatto che ci si appropria della divinità mangiandola. Le concezioni sacramentali sono caratterizzate da antichissime idee che derivano dall’appropriarsi di animali uccisi e di uomini uccisi. E vi devo credere se voi potete credere sinceramente che, viste queste dimensioni dell’estensione temporale e spaziale, di fronte a questa realtà, la visione cristiana del mondo possa ancora sussistere. Bruno non aveva la più pallida idea che gli umani si fossero sviluppati a partire dagli animali, ma lui affermava che ci fosse un mondo in cui la vita esisteva ovunque. Ovunque ci sarebbero Soli e pianeti e su tutti i Soli vivrebbero degli umani. Bruno non aveva idea di che cosa veramente fosse un Sole, lui concepisce una idea,uno sviluppo, una evoluzione infinita. Ovviamente non può esistere una evoluzione infinità, e quindi risolve il problema secondo il modo che tuttora l’induismo moderno propone. Al tempo del Rinascimento si immaginava che il tempo fosse ciclico. E così tutto ritorna, quasi come nella visione del mondo di Nietzsche, 300 anni dopo. Ne conseguono moltissime cose per la visione del mondo.

Se lo spazio è infinito allora non esiste un luogo in cui possa esserci l’inferno, non esiste un luogo in cui possa esistere il cielo, il paradiso.

Paradiso e inferno diventano condizioni dell’uomo.

Non è possibile insegnare quello che si può leggere ancora nel catechismo mondialie del 1992, catechismo che si rivolge a 9.000.000 di persone, perché sostiene l’esistenza del diavolo, dell’inferno e del fuoco nell’inferno. Ho letto su un giornale, e quasi non ci credevo, che certi gesuiti italiani avrebbero trovato le sostanze chimiche di cui consisterebbe questo fuoco dell’inferno.

E così Dio sarebbe visto come un Dio che terrorizza gli uomini fino all’eternità. Bruno trae la conclusione opposta, che se il mondo è infinito non può esistere alcun inferno. E tutti quei concetti umani di buono e cattivo non possono essere applicati né a Dio, né all’uomo. Infatti se gli uomini vivono una evoluzione infinita, lo stesso concetto di giusto e sbagliato diventerebbe relativizzato. C’è una affermazione di Meister Eckhart : "chiamare Dio buono o cattivo sarebbe una follia come se lo si definisse come bianco, o come nero". In questo modo Bruno risolve un problema che è inevitabile, l’ateismo moderno, un problema cioè che porta inevitabilmente all’ateismo moderno. La questione: come può un Dio buono creare un mondo con tanta sofferenza? I concetti morali vengono confutati dalla realtà del mondo, questo è il problema della teodicea. Capite bene che in ogni punto un dialogo sincero fra religione e scienze naturali dovrebbe essere rivisto. E devo aggiungere quindi, come terzo punto, che Bruno concepisce tutto il mondo come un organismo. Potrebbe aiutare i teologi ecologisti a comprendere il mondo come unità. Nell’universo bruniano tutto è connesso con tutto. Non è possibile distruggere nulla a questo mondo, come non si può togliere ad un uomo, ad un essere umano, il fegato o i polmoni. E forse questa è la cosa più bella di Bruno. Ho già citato Raimondo Lullo e l’idea dell’unità tra conoscenza e amore. Lo stesso S. Agostino si espresso in questo senso. Giordano Bruno all’età di 30 anni ha un’ esperienza fondamentale che lo segnerà per tutta la vita. Per lui il mito greco di Atteone assume un ruolo essenziale. Atteone era un cacciatore che con i suoi cani incontrò Artemide. Artemide era così bella che lui si trasformò in un cervo. E i cani si precipitarono su di lui e lo divorarono. Questa per Bruno diventò l’immagine del fallimento della conoscenza umana. Gli uomini amano sempre e l’amore li spinge verso la conoscenza, ma quello che riconoscono gli fa vedere anche quanto si siano sbagliati. Da questo punto di vista Bruno pensa proprio come i romantici e come l’esistenzialismo moderno. L’infinitezza dell’ardente desiderio coincide con il fallimento nel tempo. Negli " De gli eroici furori" l’oggetto dell’amore viene definito da Bruno come Diana, la dea della caccia dei romani. In questo libro ho riassunto una piccola scena: "Chi è la tua amante? Mi chiedono; io tuttavia non conosco risposta oltre al mio stesso rumoreggiante, smisurato amore. Esso rende la mia anima simile al sole, lo rende ampio quanto il mare, mi estende sino all’orizzonte. O mia Diana, mia riva, mio mare, o mio sole sui flutti, o mio bagliore di nubi di luce declinante, o vento che respira da lungi, o saluto dell’infinità, o quiete nel tempo, o immobile bagliore nell’ondeggiare dell’onda – nei tuoi occhi scuri e malinconici risplende il cielo, e tutte le stelle concorrono a formare, per forza propria, quel diadema che sono i tuoi capelli; la tua bellezza è al di là del tempo, senza età, senza trascorrere, come la felicità che essa, strappandoci dal fiume della mortalità, dona a noi che ci amiamo. In te si forma il mio essere, e tutte le mie parole sono rivolte solo a te." Negli " De gli eroici furori" Giordano Bruno ha elaborato più o meno 70 poesie d’amore come figure poetiche filosofiche. Una di queste poesie l’ho composta io liberamente:

Già cadono le foglie dell'autunno,
gialli stanno i faggi,
svaniti sono i canti,
abbandonati bosco e lago.
Eppure è solo un riposare
ad attraversar le cose
sino a quando da bare oscure
rinascerà la vita.
Chè sempre i fiori azzurri
Tornano a sbocciare dalla neve
E gli uccelli verso casa volano
Superando terre e laghi.
Così è il tuo amore
Che ogni giorno doni
Come se i getti della primavera
dirigessi piano verso il sole.
E come dopo lunga attesa
Il mio cuore si risveglia in te,
così in mille modi esso
ti cerca, ancora e ancora.
Certo: sempre estate e inverno
fanno ritorno
ma il mio cuore e tutti i miei pensieri
per sempre sono tuoi.
Queste sono parole mie, ma dinanzi all’Inquisizione Giordano Bruno ha fatto la sua professione di fede.
Alcune frasi di questa confessione di fede sono queste, e queste sono le parole che segneranno la sua sentenza capitale: "Io tengo un infinito universo, cioè effetto dell’infinita divina potentia, perché io stimavo cosa indegna per la divina bontà et potentia che, possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra. Di più, in questo universo metto una providenza universal, in virtù della quale ogni cosa vive, vegeta et si move et sta nella sua perfettione; et la intendo in due maniere, l’una nel mondo con cui presente è l’anima nel corpo, tutta in tutto e tutta in qual si voglia parte, et questo chiamo natura, ombra et vestigio della divinità; l’altra nel mondo ineffabile con il quale Iddio per essentia, presentia et potenzia è in tutto e sopra tutto, non come parte, non come anima, ma in modo inesplicabile".
E poi Bruno insegna che Dio è onnipotente, onnisciente e pieno di ogni bontà e con questa dottrina si richiama a Tommaso D’Aquino. Porto, conduco l’infinità del pensiero ad un brutale termine temporale. Siamo giunti all’8 febbraio 1600. Nel palazzo del cardinale Madruzzi, il procuratore Giulio Materenzii legge la sentenza capitale dinanzi a Bruno.
Forse avete in tutti i punti conservato dei vostri dubbi, potrete dire che Bruno in molti punti si è sbagliato, lo abbiamo appena sentito.In fin dei conti è vissuto nel 16° secolo e due terzi della sua esistenza li ha trascorsi in fuga e in carcere. Non ha nemmeno letto gli scritti di Keplero e di Galileo Galilei. Bruno ci può dimostrare una cosa che è indicibile, incredibile perché si può dimostrare soltanto con l’impegno della vita propria. Un uomo può sbagliare anche in tutto, c’è un momento in cui non conta nemmeno questo. Vi do un piccolo esempio tedesco: nel 1933 quando i nazisti presero il potere, urlarono contro un ebreo di nome Karl…. Dopo gli sconvolgimenti della prima guerra mondiale quest’uomo era diventato pacifista e comunista per cui i nazisti lo mandarono al campo di concentramento. Di notte lo chiamarono, rivolsero il fucile contro di lui, doveva cantare l’inno dei nazionalsocialisti "sulle bandiere chiudete bene le file" Karl……aprì la bocca e cantò l’Internazionale. Fecero sparare sopra alla sua testa. Per loro era un gioco, per Karl… era tutta la sua personalità. A questo punto conta davvero, è davvero importante se ha ragione Freud o Marx o il Papa? Il punto è se siamo esseri umani o creature. Karl… voleva dimostrare che con lui non avrebbero avuto la maggiore. Ogni martire che la chiesa o qualsiasi altro sistema assolutistico ha tormentato e torturato fino alla morte prova le stesse cose.
Dicevo che si stava leggendo a Bruno la sentenza capitale e storicamente credibile si racconta che in quel momento Bruno balzò in piedi e disse la parola più importante della sua vita che va assolutamente citata. Bruno la disse in latino:

MAJORI FORSAN CUN TIMORE
SENTENTIAM IN ME FERTIS
QUAM EGO ACCIPIAM.

E’ FORSE MAGGIORE LA PAURA
VOSTRA NEL PRONUNCIARE LA SENTENZA
DELLA MIA NEL RICEVERLA.


Bruno voleva dire: siete costretti ad uccidermi perché avete capito di essere morti. Solo perché siete fatti soltanto di angoscia che non avete più nessun pensiero, siete costretti ad uccidere gli uomini, ma dimostrerete soltanto una cosa, che voi negate la verità. L’anima dell’uomo, essendo infinita, se è infinita, non può sopportare più a lungo la piccolezza del vostro spirito e la piccolezza della vostra paura. Un uomo, una donna che impara ad attraversare la propria angoscia, è libero, è libera. E nulla né in terra, né in cielo potrà mettervi paura. 
E in quel momento Giordano Bruno è diventato immortale. Per il fuoco dei suoi assassini non è altro che la luce della sua illuminazione.

Grazie della vostra attenzione.