| sabato , 08 dicembre 2001 | |
| VARIE |
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| BRUNO. I disegni per scalare il cielo |
| Medail Cesare |
Raccolte per la prima volta in volume tutte le immagini con cui il filosofo
bruciato come eretico illustrò le sue opere BRUNO I disegni per scalare il
cielo Astrazioni spaesanti, geometrie arcane simili a finestre sull' infinito,
bianchi e neri a suggerire la lotta fra luce e tenebre: così appaiono le 240
immagini disseminate da Giordano Bruno (1548- 1600) in 17 opere, dal De Umbris
idearum al De minimo, dal De Imaginum Compositione al De Immenso. Opere grafiche
uniche perché non risulta che i f ilosofi del tempo - da Ficino a Campanella,
da Cusano ad Agrippa - abbiano illustrato o fatto illustrare i loro scritti; né
troviamo figure analoghe tra i libri del ' 500 inerenti la cabala, la
criptografia o i temi cosmologici. Il Nolano è «il primo filosofo che illustra
i propri testi con intento non artistico», spiega Mino Gabriele, docente di
iconologia all' università di Udine, che ha curato la raccolta di tutte le
incisioni presenti nelle sue opere, che «per la prima volta da 400 anni»
compaiono complete nella monumentale opera uscita ora da Adelphi. A rendere più
fitto il mistero - che il Nolano portò con sé nel rogo di Campo dei Fiori,
dopo la condanna per eresia da parte del Sant' Uffizio, il 17 febbraio del 1600
- concorrono altre circostanze: anzitutto Bruno, autore diretto di buona parte
delle figure, non usava disegni preparatori, ma operava direttamente sul legno.
«Dal punto di vista puramente estetico», commenta Gabriele, «ne esce un
artista maldestro, dai risultati scadenti». Perché, dunque, Bruno agiva di
persona invece di affidarsi a incisori provetti? «Perché il Nolano voleva un
immediato, personale, veemente riscontro figurativo della propria speculazione».
Le tavole, poi, non illustrano i testi che accompagnano; anzi sono un messaggio
autonomo dai contenuti. Che cosa possono comunicare, allora, queste figure
uscite di getto, di tecnica incerta, e nemmeno correlate con il testo? Bruno
risponde che le immagini sono soggettive, legate a colui che pratica certi
esercizi interiori. Non hanno perciò bisogno di un testo che le espliciti; sarà
dunque il discepolo, o il lettore che ne faccia uso, a conferire senso a quelle
mute figure: «Una sorta di cornice, dove ciascuno metterà quanto è impresso
nella memoria personale», aggiunge Mino Gabriele. Ma come si formano le
immagini mentali che Bruno traduce in figure? Oggi qualcuno parlerebbe di «stato
alterato di coscienza» ma non sarebbe esatto. Lo stato contemplativo è la
condizione ordinaria della speculazione bruniana; e poggia su due pilastri. Il
primo è la quiete: per procedere lungo la scala dell' essere fino all' unione
con Dio, l' intelletto deve anzitutto raggiungere uno stato di immobilità e di
distacco dalla mutevolezza dei sensi, per non vedere solo «fantasmi oscillanti
e ingannevoli» (ciò ricorda la quiete dello Yogin che ferma la mente per non
essere preda dei pensieri durante l' ascesi), i vaneggiamenti della mente
diventeranno visioni ordinate e positive, se le loro immagini saranno disposte
in configurazioni armoniche (c' è analogia tra le figure di Bruno e i «mandala»
tibetani, la cui contemplazione libera dai démoni mentali ed è una porta d'
accesso all' invisibile). Il secondo pilastro è il furore, così definito dal
filosofo: «fervor naturale suscitato dall' amor della divinitate, della
veritate, della gloria, dal soffio del desio». L' ardore del mistico, insomma,
che cerca Dio in se stesso e in ogni punto dell' «universo». Viene da
chiedersi come mai da uno stato contemplativo basato su quiete e «ascesa
furiosa» possano nascere icone così lineari, astratte e matematiche. Mino
Gabriele spiega che proprio «dall' esaltazione prodotta dalla concentrazione
contemplativa (contractio) viene la razionalità compositiva di quelle figure.
E' il furore che porta a Bruno maggiore lucidità mentale». Così il filosofo
riassume i momenti del suo percorso: «Il distacco dal sensibile, la nascita di
un fuoco interiore o fervor naturale, l' acuirsi dei sensi interni (memoria e
immaginazione) che accendono il lume razionale, che s' illumina e vede le trame
divine». E quali figure possono meglio avvicinare Dio se non le geometrie
armoniche ma prive di senso comune, con cui Bruno adorna i suoi libri? Numeri,
linee, poliedri sono le forme astratte che meglio consentono al Nolano d'
immaginare le trame segrete di un universo dove tutto è connesso, dal
divino all' umano, dagli esseri angelici alle pietre. Bruno insomma non ha
bisogno di fronzoli e orpelli. Le icone dei libri sono coerenti alla sua
filosofia, che pone in primis l' Idea, l' archetipo che alberga nella mente
divina; poi le cose naturali, che conservano un' impronta di quel mondo ideale;
infine la ragione che intende e conosce attraverso le «ombre» di quelle idee.
Dio, Natura, Uomo, insomma: e l' anima umana può salire verso le intelligenze
superiori e divine grazie a una conoscenza «visiva» che sfrutta le analogie
fra i diversi gradi dell' essere, dove ogni cosa è specchio dell' altra. E' in
quello specchio che si formano le strane immagini che aiutavano Giordano Bruno a
salire verso Dio fuori dai dogmi. Finché il rogo di Campo dei Fiori non ne fermò
l' ascesa. Il libro: «Corpus Iconographicum» di Giordano Bruno, edizione
Adelphi. Pagine 622, lire 150.000, euro 77,47. La vita 1548 Giordano Bruno nasce
a Nola col nome di Filippo Bruno 1572 Viene ordinato sacerdote nei Domenicani e
prende il nome di Giordano 1575 Diviene dottore in teologia. Accusato di eresia,
lascia Napoli 1582 Insegna alla Sorbona di Parigi 1583 Si trasferisce a Londra
dove pubblica le sue opere filosofiche più importanti: «La cena delle ceneri»,
«De la causa, principio et uno», «De l' infinito universo et mundi» 1584
Scrive lo «Spaccio della bestia trionfante» e «De gl' heroici furori» 1591
E' a Francoforte, poi viene invitato a Venezia dal nobile Mocenigo 1593 Su
richiesta della Santa Inquisizione viene trasferito a Roma dove rimane in
carcere per sette anni, rifiutandosi di ritrattare le sue opere teologiche 1600
Viene bruciato sul rogo a Roma, in Campo dei Fiori.
Il
Messaggero-17 FEBBRAIO 2002
Giordano
Bruno, l'eresia, il furore e l'estasi
MARINO FRESCHI
Il 17 febbraio 1600 ardeva a Campo de' Fiori sul rogo della vergogna Giordano Bruno, uno dei più inquietanti pensatori dell'umanità, condannato per eresia dal Tribunale dell'Inquisizione dopo un processo di circa nove anni, che segnò una delle pagine più oscure della Chiesa di Roma, ma anche uno dei momenti più alti della civiltà occidentale con un intellettuale che affrontava indomito il supplizio, sicuro che la storia gli avrebbe reso giustizia. E così ogni 17 febbraio un brivido percorre la cultura europea nella memoria di Bruno. Quest'anno è il Grande Oriente d'Italia che organizza oggi nella sua sede a Villa Il Vascello in via di San Pancrazio 8, alle 17, un convegno con la partecipazione dei massimi studiosi bruniani. L'occasione va al di là dell'anniversario perché proprio in questi giorni la casa editrice Adelphi licenzia la monumentale raccolta delle figure e incisioni presenti nei testi di Bruno: Corpus iconographicum. Le incisioni nelle opere a stampa (620 pagine, € 77,47) a cura di Mino Gabriele, il massimo studioso italiano di iconologia e iconografia. Ma le novità bruniane non finiscono: per oggi l'editore Donzelli (senza farne uscire nemmeno un esemplare) annuncia la traduzione italiana della monografia (già apparsa in tedesco) di Anacleto Verrecchia Giordano Bruno. La falena dello spirito.
L'opera curata da Gabriele rappresenta uno studio realmente appassionato, in cui il curatore ha saputo far risaltare la poliedrica vivacità intellettuale e artistica del Nolano: "Un'unica luce illumina tutto, una sola vita vivifica ogni cosa discendendo secondo determinati gradi dalle cose superiori a quelle inferiori e risalendo dalle inferiori alle superiori, e come ciò accade nell'universo così è anche nei simulacri dell'universo". Il pensiero di Bruno si nutre dei sottili elementi della grande tradizione magica, pitagorica ed ermetica, rigogliosamente fiorente ancora nelle accademie italiane. Una tradizione che si fonda sulla legge dell'analogia, sulla catena di tutte le esperienze, per cui le cose sono annunciate dalle idee e le idee sono confermate dalle cose, ma per cogliere il segreto di questa circolazione occorre per Bruno essere animati da quell'"eroico furore", che è il titolo, il sigillo e il programma della sua travolgente filosofia. Comunque, fedele alla grande stagione del pensiero mistico, che pervade il suo universo magico, Bruno non si stanca di rammentare che è necessario comprendere la natura di questo "mondo pazzo, sensuale, cieco e fantastico", la cui contemplazione aiuta gradualmente alla necessaria purificazione. Ma il distacco è la condizione di un altro, più intenso amore: "Lasciami vita corporale, e non m'impacciar ch'io rimonti al mio più natio albergo, al mio sole". La via filosofica di Bruno, da frate e mago qual era, è estremamente orientata a una pratica segreta, ma insieme anche luminosamente tratteggiata: "Perseguiamo quella contemplazione che non è futile né vana, ma profondissima e la più degna dell'uomo perfetto, quando cerchiamo lo splendore, l'effusione e la partecipazione della divinità e della natura... Allora l'uomo verrà detto un grande miracolo da Trismegisto: l'uomo che si trasforma in dio, quasi fosse egli stesso dio, che cerca di divenire ogni cosa come dio è ogni cosa; tende verso un oggetto senza limite... come infinito è dio, immenso, ovunque tutto". Si comprende la perplessità dei padri dell'inquisizione di fronte a questa esperienza religiosa che prescinde dalla mediazione di Santa Romana Chiesa come dimostra il suo "furore filosofico": "Da soggetto più vil dovegno un Dio. Mi cangio in Dio da cosa inferiore". La catena, che per la legge delle analogie sale dalle immagini, dalle "umbrae" alle idee fino all'essenza stessa dell'unità, è una visione ereticale inammissibile in tempi di rigida ortodossia.
Vi è un'altra esperienza che doveva impensierire i giudici ecclesiastici, mentre incuriosisce i lettori d'oggi, caso mai anche quelli smarritisi nei meandri esotici della new age, che potrebbero scoprire come tutto è stato già detto, in Occidente, anzi tra Napoli e Roma. Si tratta della contrazione dell'anima, di una sorta di atarassia, di distacco per così dire "yogico", che fa supporre a Gabriele, il misuratissimo curatore, l'ipotesi "se Bruno, che era naturalmente dotato della capacità di contrarsi fin dalla tenera età e praticava simili tecniche interiori di estraniazione, non ne abbia fatto estremo uso nel suo tragico supplizio". Ma le sorprese di questa lettura sono continue come la testimonianza di Giovanni Mocenigo (che l'ospitò a Venezia per carpirgli invano l'arcano della magia e per consegnarlo poi all'Inquisizione) che ricorda che Bruno "affermava che egli era stato altre volte in questo mondo, e che molte altre volte saria tornato doppo che fosse morto, o in corpo humano, o di bestia, et io ridevo, e lui mi riprendeva, che io mi burlassi di queste cose". Dunque anche in Bruno, come in altri filosofi e scrittori del Sei e Settecento viene alla luce questa sorprendente fede nella reincarnazione e nella metempsicosi, estrema reliquia di quella tradizione pitagorica e mediterranea precedente e antagonistica al cristianesimo.
Il Corpus iconographicum raccoglie più di 250 tavole sparse in 17 opere
bruniane e spesso tracciate dallo stesso autore, in una sorta di estasi, che
conferiva loro un valore magico. Uno degli esiti più interessanti e
"rivoluzionari" proposti da Mino Gabriele è che le tavole
costituiscano una sorta di insegnamento parallelo: "l'intelligenza delle
immagini bruniane non dipende dal loro rapporto con il testo che le accompagna,
ma dall'esperienza di chi le pratica". In un'epoca così attenta a nuovi
percorsi semiologici, questa duplice didattica di Bruno risulta veramente
sorprendente riproponendo la attualità di una visione dell'uomo e del mondo,
che non solo è ricca di suggestioni e di sollecitazioni culturali, ma che è
anche una delle più straordinarie prove della poesia italiana e inoltre
un'esperienza interiore che sollecita ancora riflessioni per rispondere ai
problemi essenziali dell'esistenza. Lui in nome di quella ricerca e di quella
testimonianza è salito sul rogo. Non dimentichiamolo.
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La Gazzetta del
Mezzogiorno-5 MARZO 2002
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Un
saggio di Gianni Antonio Locanto
Due
distinte concezioni filosofiche, ma una strada comune da seguire per giungere
all'obiettivo dell'eterno desiderio dell'animo umano: innalzarsi, attraverso la
conoscenza, alle sublimi vette del divino. Questa l'"affinità
elettiva" che il giovane ricercatore calabrese Giovanni Antonio Locanto ha
colto nelle elaborazioni speculative di due grandi pensatori meridionali,
Giordano Bruno e Giambattista Vico. E che ha approfondito in un suo recente
libro, La stessa fiamma (Rubettino ed., pp. 110, Euro 7,75), teso a dimostrare
le analogie non già di un loro percorso metafisico quanto di una uguale spinta
metodologica iniziale. Da ricercare nella stessa "idea di eroicità",
in un identico "eroico furore", nella comune "passione del
conoscere" che rappresenta il vero "tratto d'unione" fra i due
filosofi. I quali, pur partendo da una medesima ispirazione platonica ma
giungendo a diverse conquiste filosofiche, mostrano di averle raggiunte in forza
di una medesima energia interiore. La stessa idea di eroicità - ribadisce
Franco Crespini nella presentazione, riprendendo il pensiero di Locanto -
costituisce infatti il fulcro del loro pensiero, il fondamento della loro
interpretazione del reale, perché nessuna gloriosa conquista può realizzarsi
senza passione.
L'eroicità
va però intesa non in senso materiale, corporeo, bensì spirituale. Come
aspirazioni a cose sublimi, che tende a cogliere il sapere nella sua universalità
con fine di mettere a frutto il tutto per il bene e la felicità del genere
umano (Vico). E ancora, l'"eroico furore" è una fiamma, un fuoco
interiore che attraverso l'entusiasmo della volontà consente di superare la
distanza fra umano e divino e "converte" il furioso nella verità
(Bruno).
Il
tema dell'entusiasmo, di questa voce interiore che come "fuoco divino"
si accende d'improvviso nell'anima avviando e innalzando l'uomo alla conoscenza
unisce dunque il pensiero di Bruno e di Vico come testimoniano le loro opere,
l'"eroico furore" dell'uno e la "mente eroica" dell'altro.
La
trama sottile che lega i due pensatori campani risulta essere dunque - secondo
l'autore - l'idea di eroicità: un "impeto razionale", un "sacro
furore del vero che vive nell'eterno superamento del limite, nell'infinita
possibilità di realizzarsi e di oltrepassare se stessi" per scoprire le
vere potenzialità dello spirito e dare così nuovo impulso alla conoscenza,
assecondando la naturale aspirazione verso il divino e la felicità del genere
umano.
L'attenta
ricerca condotta da Locanto per asseverare questa affinità fra i due pensatori
nel loro approccio alla speculazione filosofica non gli ha peraltro impedito di
tratteggiarne anche alcuni dati salienti della vita e del pensiero, mettendo fra
l'altro in risalto la coerenza del frate domenicano fino al supremo sacrificio
della propria vita, e la figura morale del sapiente rettore partenopeo
shakespereanamente definito quale "araldo del mattino" in un periodo
storico per lo più avvolto dalle tenebre dell'intolleranza e dell'oscurantismo.
L'Associazione culturale CONCHIGLIA in collaborazione con la FONDAZIONE di
Piacenza, presenta
Giovedì 17 gennaio, alle ore 21
Presso l'Auditorium in via S. Eufemia 12
la Conferenza di Giuliana Conforto
GIORDANO BRUNO E L'ARTE DELLA MEMORIA
Il cervello umano è uno strumento straordinario che dopo millenni di inganno è
ridotto ad un meccanismo che opera senza riflettere sulle conseguenze delle sue
azioni. L'Arte della Memoria attiva le sue tante facoltà latenti, la memoria
delle proprie origini cosmiche, sviluppa la coscienza che siamo gli artefici
della realta' individuale e sociale, i protagonisti della nostra esistenza e,
soprattutto, che siamo tutti parte di un unico Essere cosmico. Se condita con il
coraggio della verita' l'arte della memoria serve a guardarci negli occhi e
ricominciare tutto da capo con una gran risata...
SEMINARI: 2-3 febbraio 2002; 2-3 marzo 2002; 14-15 aprile 2002
presso Associazione Culturale Conchiglia
Il cervello umano è il patrimonio inestimabile a disposizione di ogni essere
umano, ma funziona solo al 5% delle sue potenzialità; il suo modo di pensare è
la mente duale e comune che lacera l'esistenza con dilemmi insolubili,
ansie e paure, incapacità di risolvere qualsiasi problema. Oggi c'è una nuova
Energia che consente a chi lo vuole di sfidare il vero "nemico": il
proprio intelletto ridotto e intrappolato nel solo 5%. Tu non sei ciò che
società e famiglia ti fanno credere: sei un cittadino cosmico immortale e puoi
ricordarlo, se vuoi. Basta apprendere l'arte della memoria che fa funzionare il
tuo cervello, progettato da sempre per funzionare come antenna ricevente e
trasmittente della Mente Cosmica; puoi risvegliare la memoria delle tue origini
e comprendere il progetto per cui sei qui su questo pianeta. Serve solo un
addestramento e farlo dipende da te.
Temi trattati
Realtà politica: è reale o virtuale?
Il "segreto" dei quark
Il significato umano delle forze.
Vita cosmica.
Eros, tanatos e amore cosmico
Il cervello umano e le sue risorse.
Infiniti universi, cioè modi di pensare.
Origini cosmiche dell'uomo
Coscienza, base di una nuova era.
Associazione CONCHIGLIA, Via C. Scalabrini 7, Piacenza, tel. 0523 305966
E-mail: a.c.conchiglia@libero.it
ARTE della MEMORIA
Chi sei? Cerchi l’amore, la verità, vuoi giustizia, libertà, armonia e
benessere per tutti? Forse sei in questo mondo, ma non sei di questo mondo. Oggi
c’è una nuova energia sul pianeta che fa riaffiorare alla memoria cosciente
ciò che è stato finora inconscio e nascosto da tutta la “cultura”
ufficiale, dalle religioni alle scienze. Viaviamo da millenni in un inganno
colossale che rende tutto un oggetto, ma non spiega nulla del soggetto: vita,
intelligenza, coscienza, memoria e persino salute del corpo sono “oggetti”
misteriosi perché l’uomo non conosce se stesso. La memoria delle tue origini
è stampata nei geni del tuo codice genetico; tu puoi rivelarla, se metti in
funzione quell’organo straordinario che hai a disposizione e cioè il tuo
cervello. Bloccato da paura, costumi, abitudini e morale imposta per millenni
dalle religioni, il cervello umano ha perso la sua sensibilità alle emozioni,
crede a ciò che il “potere” gli fa credere: l’unico mondo possibile è
quello osservato. E’ falso. Esistono infiniti universi invisibili che le
scienze calcolano; non li osservano perché si limitano ad osservare il campo
elettromagnetico e trascurano l’unico campo che può trasmettere informazioni
degli universi paralleli (campo debole). L’inganno si trasmette di generazione
con la così detta “educazione”, la sistematica repressione di tutti i
messaggi “invisibili”. Amore, eros, psiche, sogni, emozioni, speranze, sono
i segnali ignorati da una “cultura” che esalta la divisione e ignora l’unità
di ciascun essere con il tutto. “Libertà” oggi è scegliere tra due
candidati o due alternative in apparenza “opposte”. Sulle origini la scelta
è tra la scimmia e dio, entrambe prive di prove. Gli “esperti” non sanno
perché la specie “sapiens sapiens”, dotata di un linguaggio molto complesso
e articolato, è comparsa solo di recente e all’improvviso, ma il mondo ti
convince che devi credere agli “esperti”. Se credi in te stesso, sai che la
funzione crea l’organo: l’organo coscienza può essere riattivato da chi lo
esercita, ne sente il bisogno urgente e sa che non è possibile il bene di pochi
se non c’è quello di tutti, ambiente e natura inclusi. Il tuo cervello ha
potenzialità straordinarie. L’arte della memoria è un modo per attivarle;
non si può descrivere a parole, perché è come un sapore; bisogna provarla.
All’inizio serve una guida, ma poi, diventi indipendente. Quale è la sua
chiave “segreta”? Sapere di non sapere.
Giuliana Conforto
Giuliana Conforto è nata e vive a Roma, dove si è laureata in fisica che ha insegnato nelle scuole e all’università. La sua ricerca è stata interna ed esterna, rivolta prima di tutto alla scoperta di sé. Ha praticato e fatto praticare l’Arte della Memoria e ha contribuito a ricomporre la babele delle lingue. L’unità delle culture è la versione moderna della sapienza ermetica, è una rivoluzione radicale della “cultura” ufficiale, una visione travolgente che converge con quella dei tanti che osano sfidare i “confini” del conosciuto perché amano la verità. Gli ultimi due suoi libri sono: LUH, Il GIOCO COSMICO DELL’UOMO edizioni Macro e Noesis, 3a ediz. marzo 2001 LA FUTURA SCIENZA DI GIORDANO BRUNO e la nascita dell’uomo nuovo edizioni Macro e Noesis, 2a ediz. ottobre 2001
Per informazioni sui seminari, in aprile 2002, rivolgersi a:
PIACENZA - Associazione CONCHIGLIA - tel. 0523 305966 - E-mail: a.c.conchiglia@libero.it
BELLUNO - Angela Rech - tel. 0437 32710 - angelarech@tiscalinet.it
per informazioni generali: www.giordanobrunoscience.com
Temi dei seminari: Realtà virtuale e reale - Eros e psiche - Il “segreto” dell’atomo - I quattro Elementi - Universi paralleli - Cervello umano - VITA COSMICA - Alchimia - Atlantide - La “caduta” - Il “ritorno”.
La
Contea Nolana
Libera Associazione Culturale e di Volontariato
Fondata il
28 Dic. 1995; D. R. n.1810 del 10/03/1999;
Sede Operativa ed Amministrativa Via San Paolino, 68 – 80035 Nola (Na)
Tel. 3384440016 -
Cod. Fisc. 92012660632
“Nascita
e morte di un filosofo”
Programma
manifestazione a ricordo del Filosofo
Nolano
Giordano Bruno
3 febbraio 1548 – 3 febbraio 2002
Saluto
del Presidente dell’Associazione
La Contea Nolana
Conferenza del prof. Luigi Simonetti
(Studioso, scrittore e giornalista)
Intervento del Dott. Guido del Giudice
(Giordanista)
Concluderà il Dott. Giuseppe Serpico
(Sindaco di Nola)
Atrio Comunale allestimento banchetto libri.
Il Presidente dell’Associazione
(G. Antonio Napoletano)
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Da sinistra: il sindaco di Nola dott. Giuseppe Serpico, il dott. Guido del Giudice e il prof. Luigi Simonetti. |
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