Il Nolano nel “Cortile del Salvatore”

Eccezion fatta per il celebre monumento di Ettore Ferrari in Campo de fiori, la più nota statua dedicata al Nolano è quella esposta nel “Cortile del Salvatore” dell’Università Federico II di Napoli. Fu realizzata dallo scultore nativo di Candela, Pietro Masulli nel 1863.  “Il Giordano Bruno di Pietro Masulli è la quarta statua a figura intera presente nel portico inferiore. L’impostazione classica appare stravolta dagli accenti naturalistici degli abiti scomposti e dei capelli, elementi che conferiscono all’opera un carattere eroico di natura romantica, rafforzato dall’espressione implacabile, dall’atto fiero e da alcuni dettagli, come la camicia aperta che fa vedere il petto e la croce, il lungo saio/mantello col cappuccio calato sulle spalle, secondo un’iconografia distante dalla composta e più severa immagine del celebre (e più tardo) monumento romano di Campo de’ Fiori eseguito, secondo criteri prettamente veristici, da Ettore Ferrari nel 1889. Il Giordano BrunStatuetta del Nolanoo dell’Università è sicuramente il capolavoro della produzione del Masulli che di fatto fu soprattutto uno scultore del bronzo e un fine fonditore. Come scultore prese parte alle prime esposizioni della Società Promotrice di Belle Arti, a cominciare da quella del 1862, dove propose un gruppo in creta dal titolo Ettore Fieramosca e fra Mariano; alla seconda nel 1863 espose un Giordano Bruno in bronzo e un Pier delle Vigne in marmo e alla terza, nel 1864, un busto in bronzo raffigurante ancora Giordano Bruno. Il suo nome si lega a quello di Gennaro Chiurazzi, suo allievo al Real Istituto di Belle Arti e responsabile dell’omonima e più importante fonderia napoletana. Masulli per primo «concepì e tradusse lo splendore dell’arte antica», intuendo come far crescere la fonderia nel settore delle riproduzioni in bronzo e delle potenzialità economiche che avrebbe avuto un simile mercato. Ebbe l’idea di riprodurre i grandi lavori degli artisti del passato mediante calchi in gesso, riproponendo, attraverso la strada percorsa da Cellini, la tecnica della fusione a cera persa. Lo ricorda Gennaro Chiurazzi, che alla morte del maestro riuscì a riprendere le redini della sua fonderia ubicata nell’Albergo dei Poveri e di farla diventare la celebre Chiurazzi (dalla quale, fra i numerosi capolavori, uscì anche il frontone della nuova Università). Dalle riproduzioni dei bronzetti pompeiani ed ercolanesi fusi da Masulli trapela l’esperto del cesello e delle patine, così come nel piccolo esemplare del Giordano Bruno riprodotto in bronzo dal modelletto dell’opera definitiva.” (1)

Il suo concittadino, Francesco Marano ha voluto ricordarlo con un video che Vi invito a guardare: https://youtu.be/wwFxlkm81Es prima di fare insieme a me una visita al monumento: https://youtu.be/kuCMqRv5CKY

  1. Luciano Carbone, Giuseppe Cardone, Juan Casanovas, Santi Mancuso, Franco Palladino, Isabella Valente. Il Cortile delle Statue FedOA – Federico II University Press

“Il mio vecchio amico nolano…”

Un nuovo interessante sito dedicato a John Florio

immagine di Giovanni Florio

Nei due anni trascorsi presso l’ambasciata di Francia a Londra, in casa dell’ambasciatore Michel de Castelnau, Giordano Bruno strinse una sincera amicizia con Giovanni Florio, figlio di un esule protestante fiorentino.

Marianna Iannaccone ha realizzato un bellissimo sito dedicato a questa affascinante figura di letterato, analizzando a fondo anche il suo rapporto con Bruno.

Florio acquistò fama soprattutto come traduttore e, nell’introduzione ai “Saggi” di Montaigne, ricorda come “il suo vecchio amico Nolano” decantasse nelle sue lezioni il rigoglioso impulso che le traduzioni imprimevano a tutte le Scienze: “my olde fellow Nolano tolde me and taught publikely, that from translation all Science had its of spring”.

John Florio è uno dei personaggi che, nella “Cena de le Ceneri” accompagnano il Nolano al famoso incontro-scontro con i pedanti di Oxford, nella residenza del gentiluomo Fulke Greville. Alcuni accenti descrittivi rivelano un rapporto di grande familiarità tra i due: “Noi, invitati sí da quella dolce armonia, come da amor gli sdegni, i tempi e le staggioni, accompagnammo i suoni con i canti. Messer Florio, come ricordandosi de’ suoi amori cantava il “Dove, senza me, dolce mia vita”. Il Nolano ripigliava: “Il Saracin dolente, o femenil ingegno”, e va discorrendo.”

Resolute John Florio

Così Guido del Giudice rievoca il viaggio nel suo “Giordano Bruno, il profeta dell’universo infinito”:

“14 febbraio 1584, giorno delle Ceneri. Un barcone scricchiolante scivola sul Tamigi in una serata nuvolosa. A bordo, oltre a due vecchi e scorbutici barcaioli, ci sono Giordano Bruno e i suoi due amici, messer Giovanni Florio e maestro Matteo Gwynn, venuti a prenderlo per accompagnarlo alla residenza di sir Fulke Greville. Questi ha invitato il filosofo a cena, per sentirlo disputare sulle sue teorie eliocentriche ed infinitiste. Bruno è a prora e, volgendo lo sguardo verso un cielo livido, in cui si staglia una candida luna, dialoga con Florio.

BRUNO. La luna mia, per mia continua pena, mai sempre è ferma ed è mai sempre piena. Mi è sempre piaciuto in serate come questa contemplarla e immaginare di essere lassù. Magari potrei trovarvi, finalmente, un po’ di pace: fuggire l’università che mi dispiace, il volgo ch’odio, la moltitudine che non mi contenta.

FLORIO. Suvvia, sta di buon animo Giordano! Stasera ti aspetta una gran bella disputa! Anch’ io muoio dalla voglia di sentirti difendere contro i pedanti di Oxonia la teoria eliocentrica di messer Copernico, su cui hai innalzato la tua Nova filosofia.

BRUNO. Io non vedo né per gli occhi di Tolomeo, né per quelli di Copernico! Sono grato a questi grandi ingegni, come a tanti altri sapienti che già in passato si erano accorti del moto della terra. Lo affermavano i pitagorici: Niceta Siracusano, Ecfanto, Filolao. Platone ne parla nel Timeo, lo lasciava intendere cautamente il divino Niccolò Cusano. Ma è toccato a me, come Tiresia, cieco ma divinamente ispirato, penetrare il significato delle loro osservazioni, leggervi ciò che essi stessi non hanno saputo cogliere.

FLORIO. Pensavo che almeno su Copernico non avessi niente da obiettare!

BRUNO. Grandissimo astronomo! Ha l’enorme merito di aver conferito dignità e credibilità alle tesi degli antichi ma, più studioso de la matematica che de la natura, neanch’egli è riuscito a liberarsi completamente dalle vane chimere dei volgari filosofi, fino ad abbattere le muraglie delle prime, ottave, none, decime e altre sfere per affermare l’infinità dell’universo. Quell’ infinità che io, fin da ragazzo, avevo imparato a contemplare nella mia amata terra natia.

Sull’argomento leggi anche l’articolo: “Giordano Bruno e la Furiosa Commedia”