Il re è nudo

Il re è nudo…
di Guido del Giudice

Nell’androne del Palazzo di Città del Comune di Nola, ai piedi dello scalone principale, si erge un pinnacolo di oltre sette metri, coperto da un drappo scarlatto. E’la scultura donata alla città natale di Giordano Bruno dall’Università dell’Europa centrale di Budapest, come simbolo del gemellaggio culturale che la comunità scientifica magiara e il Parco Letterario «Giordano Bruno» di Nola (d’intesa con l’ateneo Parthenope) hanno sottoscritto in occasione del 403° anniversario della morte sul rogo del filosofo. Discorsi di circostanza: sindaco, vice preside del giovanissimo ateneo ungherese, console tedesco presso la Santa Sede (proprio così!) e poi via il drappo!
Cento bocche spalancate seguono verso l’alto un arbusto intricato e nodoso strappato alla Foresta Nera, un groviglio di arti e membra culminanti in due piedi contratti verso il cielo. Cerco di analizzare l’impressione che desta in me: sofferenza, magari dolore, umiliazione impotente. Se quello è Bruno, è certamente opera di un Bellarmino, di un Santori: solo i biechi inquisitori che lo condannarono avrebbero gioito vedendo l’eretico pertinace conficcato a testa in giù nella terra, sprofondato verso l’inferno che si era meritato con le sue orribili eresie! E invece no: l’artista è un dinoccolato giovincello teutonico, Alexander Polzin ,che liquida ogni richiesta di spiegazione con una citazione da saputello: “L’artista non parla, crea!” . Si ma prima studi! Forse ha ragione: non è tutta colpa sua. Dovrebbero essere i nolani a fargli comprendere meglio chi è Bruno; i saccenti accademici, invece di osannarlo stupidamente, dovrebbero spiegargli il senso della Nolana Filosofia e i critici d’arte interpretare e giudicare il senso di ciò che invece ha fatto lui. Nessuno di questi è presente né penso sia stato nemmeno interpellato.
Intanto questo Pinocchione è stato preso e piantato a naso in giù nel cuore della comunità nolana, senza un preventivo esame, uno studio critico, nulla, forse una punizione per le indubbie colpe che essa ha nei confronti del suo grande, infelice figlio. Mentre i nolani accorrono sconcertati per ammirare il vestito nuovo che questi sarti impostori fingono di aver cucito addosso al loro Imperatore, non posso non levare la mia voce nella folla per gridare: “Ma non vedete: il Re è nudo! Ed è anche francamente brutto! Quell’orrenda, monumentale scultura in legno è un pugno nello stomaco di ogni vero bruniano.
Comunica soltanto il lato negativo delle vicende del filosofo: il contorcimento, la sofferenza, il mondo capovolto, certo, fanno parte del destino malvagio che perseguitò il Nolano. Ma Bruno è tutto qui? Questo ceppo contorto può rappresentarne forse il corpo, non certo il pensiero! L’opera dice l’accademico di turno si slancia verso il cielo! Si, ma con i piedi! E il pedante imbarazzato cerca di salvare la situazione citando lo stesso Bruno: “Farebbe forse male qualcuno che volesse mettere in piedi un mondo rovesciato?”. Ma qui è stato fatto il contrario! Hanno rovesciato a testa in giù, come nella tortura della ruota, uno che i piedi li aveva ben piantati per terra e con la mente si lanciava nell’universo! E’ il trionfo della faciloneria e dell’ arroganza intellettuale. Questo non è europeismo: al contrario è il provincialismo di chi per ignoranza si fa imporre un’idea dal primo venuto.
Nella patria di Bruno! Si inneggia alla libertà di espressione e di critica, soffocandoli, si celebra il campione dell’indipendenza di pensiero con il conformismo più insulso. Alla fine rimane la soddisfazione, certo, per l’ennesima testimonianza della risonanza universale del nostro grande filosofo, ma anche l’amarezza di vederla celebrata in questo modo!

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