“Troppi inutili furori per Giordano Bruno”

“Ho preso come testo di riferimento quello pubblicato dalle Belles Lettres.”

Nelle dichiarazioni rilasciate ad Enzo Marzo nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera di ieri, Giovanni Aquilecchia manifesta dolore e sdegno per due motivi: perché nel Meridiano Mondadori da poco uscito (Giordano Bruno, Dialoghi filosofici italiani) sarebbe stata subdolamente utilizzata la sua edizione senza dirlo in modo palese; perché la sua edizione sarebbe stata, oltre tutto, peggiorata. Vorrei chiarire che non c’è alcun motivo né per dolersi né per sdegnarsi, se si guarda alla forma e alla sostanza delle cose.
1. Quando la Mondadori mi ha offerto di curare un volume dedicato ai dialoghi italiani di Bruno ho proposto, subito, che fosse utilizzato il testo di Aquilecchia, ritenendolo il migliore oggi disponibile;
2. Ho dichiarato in modo formale di assumere quello di Aquilecchia, pubblicato dalle Belles Lettres, come «testo di riferimento» (p. LXXXV), precisando di essere intervenuto: a) per togliere i «refusi» individuati; b) per aggiornare la «punteggiatura», tenendo conto che il volume è destinato a un largo pubblico; c) per evitare quelle che, a mio avviso, erano «imperfezioni» dal punto di vista della costituzione del testo (nel caso dei Furori, segnalandolo in nota, ho accolto due lezioni già confluite nella edizione del dialogo da me curata per l’editore Laterza nel 1996).
3. Possono essere interventi peggiorativi — come, a differenza di me, pensa Aquilecchia — ma da nessuna mia dichiarazione — né dal tipo di interventi fatti — si può, in alcun modo, dedurre che io abbia presentato una nuova edizione critica dei dialoghi di Bruno.
4. Per quanto riguarda il rapporto fra autore ed editore critico di un testo — problema che ha aleggiato in questa polemica — sono comunque convinto che il primo — da Gentile ed Aquilecchia — sia parte della «fortuna» del secondo, senza mai identificarsi, sic et sempliciter, con l’autore in quanto tale.
5. Precisato questo, mi preme anche sottolineare che l’originalità di questo Meridiano è costituita anzitutto dal commento che l’accompagna (500 pagine su 960 di testo) e dagli altri «strumenti» che lo corredano.
Questa è la sostanza delle cose, né mi pare che aiutino a chiarirla «lettere di solidarietà» firmate, in qualche caso, da persone che non hanno alcun rapporto con gli studi bruniani; né comprendo, sul piano della discussione scientifica, il significato di interventi di questo tipo, che vogliono solo creare inutili scandalismi. In ogni caso, come ho detto a Enzo Marzo, sono pronto a discorrere pubblicamente con Aquilecchia, dove e quando voglia, sia del suo lavoro che di questo Meridiano.


Michele Ciliberto

 

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