Articolo sul Mattino di Napoli

Giordano chiama il pane, pane; il vino, vino…ha la dottrina per dottrina, le imposture per imposture…stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti.

Nola. I sogni di gloria sembrano ormai definitivamente sfumati, così come l’idea di far diventare GIORDANO BRUNO il brand dello sviluppo economico turistico e culturale di Nola. Archiviate fondazioni, grandi eventi, biblioteche multimediali, dimenticati codici ed eventi internazionali a quattrocentoundici anni dalla morte sul rogo di Campo de’ Fiori del filosofo nolano non resta altro che rendergli omaggio con una due giorni dedicata allo spirito ed al palato. Si comincia oggi con i «Dialoghi sulla nolana filosophia di Bruno, della causa prima e di altre costellazioni», incontro con il filosofo Giulio Giorello, promosso dall’associazione «Giordano Bruno» di Nola. L’appuntamento è in programma per le diciassette nella sala convegni del museo archeologico di Nola. Dopo tutti a cena intorno alla tavola imbandita dell’Eremo dei Camaldoli dove il pensiero di GIORDANO BRUNO questa volta sarà interpretato in chiave gastronomica. Domani, invece, solita deposizione della corona di alloro prima a Nola, ai piedi della statua che si erge nell’omonima piazza e poi a Roma. Parteciparenno il sindaco Geremia Biancardi, gli amministratori comunali e gli alunni delle scuole medie della città. Nel pomeriggio saranno i Lions a ricordare il Nolano con un convegno che avrà per tema «Giustizia e legalità» e che si terrà nel salone delle armi del tribunale di Nola. Relatori, Aldo Masullo ed Aniello Montano. Sabato gran finale con il seminario di studio curato dal docente universitario Aniello Montano dal tema «Bruno e l’idea di Nazione». Si celebrerà così il ricordo del pensatore e si inaugurerà anche la stagione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. «Il 17 febbraio è il giorno di ricordo e commemorazione di un grande del pensiero libero – ha commentato l’assessore ai beni culturali del Comune di Nola, Maria Grazia De Lucia – del risvegliatore delle anime dormienti, domatore dell’ignoranza presuntuosa e recalcitrante, odiato dai propagatori di idiozie e dagli ipocriti, il cui genio è applaudito dai nobili. Un grande filosofo che ha reso più grande anche la nostra città». Carmen Fusco


Costantino aveva il letto infestato dalle cimici, Albenzio andava «a caccia di scarafoni», Franzino era quello che vendeva i meloni. Poi c’erano Laurenza, tormentata dalla caduta dei capelli; Ambrogio che non riusciva ad ingravidare le donne e Paulino, che «perdeva le braghe». Erano volti, immagini, personaggi della sua Nola, quelli che Giordano Bruno, filosofo inquieto e giramondo, si portò sempre appresso nei suoi ricordi. Nomi che cita qui e là nelle sue opere. Monaco un po’ bestemmiatore e un po’ iconoclasta, frequentatore di bettole e postriboli, quest’omiciattolo «dal nome più lungo del corpo», che parlava in latino con uno strano accento della provincia napoletana, fu un gigante del pensiero, destinato ad abbattere le antiche idee e a spalancare le porte al nuovo sapere scientifico, dove la materia, solo la materia, è principio unico ed eterno. Nemico di pedanti e aristotelici, di superstiziosi e baciapile, GIORDANO BRUNO che vide e prefigurò Infiniti mondi, fu sempre orgoglioso di definirsi «il Nolano». Era il 17 febbraio del 1600 quando, accusato d’eresia, venne bruciato a Campo de’ Fiori, a Roma. Sono passati quattrocentodieci anni. A Nola non lo hanno dimenticato e l’Associazione Giordano Bruno, presieduta da Paolino Fusco, ha organizzato con il patrocinio del Comune una «due giorni» per interrogarsi sulla figura del monaco dalla vita spericolata. In programma discussioni, dialoghi, letture tratte da opere di Bruno. E anche una «Cena delle ceneri», con bottiglie di aglianico e maccheroncelli, all’eremo dei Camaldoli, sulla collina di Cicala. Vino e dibattito, chiacchiere e filosofia. Con studiosi bruniani provenienti da varie parti d’Italia. E con Giulio Giorello, filosofo della scienza, autore di numerose opere (Lussuria e Senza Dio, gli ultimi due titoli). Con lui abbiamo parlato di Giordano Bruno. Chiedendoci, un po’ per gioco, un po’ sul serio, che ne penserebbe il Nolano dell’Italia di oggi. Allora, professore, perché GIORDANO BRUNO affascina ancora? Solo per la biografia da impertinente? O potrebbe ancora dirci qualcosa? Per esempio, che avrebbe da dire oggi, il Nolano, su un tema come la laicità, sui rapporti tra Stato e Chiesa? «Bè, qualche ipotesi si può azzardare. Io per esempio non credo che rinnegherebbe quello che si trova nei suoi scritti. Prendiamo lo Spaccio della bestia trionfante: lì se la prende con l’invasione di campo da parte di qualunque religione. Una setta che pretenda di arrogarsi la verità, dice Bruno, deve essere dispersa, come si fa con le locuste. Insomma, oggi il povero Bruno avrebbe parecchi problemi in quest’Italia così piena di locuste. Certo la Chiesa di oggi un po’ è cambiata, ma Bruno sicuramente non si schiererebbe con i neo-integralisti». Già, e sulla questione morale, per esempio, da che parte starebbe? Perché Bruno di certo non era un moralista o un ”puritano“… «Per niente. Gli piacevano tanto le donne, questa è cosa nota. E gli piacevano perché attraverso le donne intendeva comprendere la bellezza del mondo. Uno dei capi d’accusa che gli venne mosso era di non considerare peccati gravi i peccati della carne. Da parte sua, lui si vantò di avere avuto tante concubine quanto quelle di Salomone: più o meno novecento…». Tutto a posto, allora, nessuna questione morale su questo fronte? «No, un momento, chiariamo: in Bruno il piacere carnale è una sorta di iniziazione alla grandezza d’animo, che porta alla conoscenza. La lussuria, per dirla così, è passione per la conoscenza. Nulla a che vedere con le attuali vicende italiche, dove proprio non mi pare che ci siano elementi di ascesi e di ascesa attraverso la carne. Qualcuno dei difensori dell’attuale premier ha citato Bruno a sproposito». In che senso? «Nel De vinculis, Bruno tesse una sorta di elogio del lussurioso e in questo senso è stato citato. Ma Bruno oltre a dire che il piacere carnale accende il desiderio della conoscenza, aggiunge anche che il grado più basso, nell’erotismo, è toccato nella coazione a ripetere, da parte di colui che attraverso le avventure erotiche cerca di sfuggire alla decrepitezza. Insomma, ce n’è abbastanza per suggerire a certi politici di riformare i loro quadri di comportamento e di uscire dal ridicolo». Giordano Bruno, un po’ frastornato dall’Italia di oggi, che farebbe allora vedendo le donne scendere in piazza? «Direi che appoggerebbe questo movimento. È vero che a lui non piacevano le moltitudini, che preferiva la riflessione isolata. Ma penso anche che oggi, nella situazione di cui stiamo parlando, prevarrebbe in lui la componente della gioia e del furore, che faceva parte del suo carattere. Sì, direi di sì: scenderebbe in piazza». Francesco Romanetti

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