Il “Meridiano” dedicato a Giordano Bruno nato tra furbate e sciatterie

Che il recente Meridiano Mondadori dedicato a Giordano Bruno, nascondesse un’operazione editoriale quanto meno frettolosa e maldestra, lo si era già capito dal dibattito tra i diretti interessati e altri studiosi sul Corriere della Sera e su la Repubblica. Ora poi una lettera aperta (che uscirà sul numero di luglio di Belfagor) chiarisce ulteriormente le cose. Ne è autore Alain Segonds, direttore della casa editrice Les Belles Lettres, che ha pubblicato tra il 1993 e il dicembre ’99 l’edizione bilingue (testo critico e traduzione francese) delle opere italiane di Giordano Bruno, e in particolare quei dialoghi curati da Giovanni Aquilecchia che il Meridiano mondadoriano ha fatto propri. Segonds chiarisce subito che la casa editrice francese non ha mai contestato l’uso del testo critico di Giovanni Aquilecchia, da parte del curatore del Meridiano Michele Ciliberto, anche perché in Europa sul piano giuridico il testo critico non è protetto dal diritto d’autore. Quelle che Aquilecchia e Segonds invece contestano, sono “le modalità scientificamente scorrette e ambigue con cui ciò è avvenuto”.

Segonds ricorda che nella “Nota sui testi” del Meridiano, Ciliberto scrive: “Per il presente volume abbiamo scelto come testo di riferimento l’edizione dei dialoghi italiani curata da Giovanni Aquilecchia (G. Bruno, Oeuvres complètes, Paris, Les Belles Lettres, 1993-1999). Tutti i testi sono stati riscontrati in modo sistematico con le prime stampe, ed emendati da refusi e imperfezioni che, in alcuni casi, ne compromettevano il senso”. Il lettore ne deduce inequivocabilmente, che il testo di Aquilecchia è servito soltanto da base di partenza, per arrivare a un testo migliore. Mentre in realtà le cose stanno assai diversamente.
Segonds anticipa infatti su Belfagor le linee di un ampio studio di Giovanni Aquilecchia, destinato al Giornale storico della Letteratura italiana, nel quale si mettono a confronto l’edizione delle Belles Lettres e quella della Mondadori, con risultati “non certo scientificamente confortanti per Ciliberto: i testi bruniani del Meridiano, infatti, risultano infarciti di circa 130 interventi erronei o inopportuni, a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi. Nel Meridiano insomma, viene riprodotta l’edizione Belles Lettres in una versione peggiorata!”.
Segonds si addentra anche nei retroscena dell’operazione, dei quali basterà qui ricordarne uno fondamentale. Il 20 dicembre 1999, a poca distanza dall’uscita dei dialoghi in edizione francese, Aquilecchia riceve una lettera della Mondadori, nella quale si annuncia che è in corso di stampa un Meridiano dedicato a Bruno e contenente i testi dell’edizione critica da lui curata, e nella quale lettera altresì si offrono “quattro copie in omaggio del volume in cambio del suo assenso”. Più che un assenso formale in realtà, superfluo agli effetti giuridici, si chiede verosimilmente un avallo personale. Messo di fronte al fatto compiuto e vistosi negare “per ragioni di tempo” dalla Mondadori la possibilità di controllare l’edizione, Aquilecchia può soltanto rifiutare il suo avallo e la sua firma. Se si considera che il Meridiano è stato distribuito nelle librerie in febbraio, è fin troppo facile capire che l’operazione mondadoriana è stata condotta “durante le vacanze di Natale, in pochi giorni e con le biblioteche chiuse”. Un’edizione che richiederebbe il massimo rigore, in sostanza, è stata trattata con la fretta di un periodico di attualità.

Al di là dell’episodio, resta aperto il problema giuridico generale. Come ha osservato Michele Feo sul numero di aprile del Ponte, a proposito delle edizioni petrarchesche, “sostenere che il testo critico sia proprietà di tutti”, quando si tratta di autori vissuti secoli fa e perciò fuori diritti, “è un errore della ragione il quale ha riflessi perversi sul diritto di proprietà letteraria. (…) La verità è che il testo critico appartiene al filologo almeno quanto appartiene all’autore, se non forse più”. Anche per avere il filologo dedicato anni della sua vita alla cura di quel testo.

Giancarlo Ferretti

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