“Giordano Bruno giovane ad Andria”

“Luci sugli anni di formazione del filosofo”

 

Il soggiorno andriese del Nolano

L’avvincente articolo di Guido del Giudice, pubblicato sulla nota rivista milanese “La Biblioteca di Via Senato”, si propone di chiarire uno dei punti oscuri della biografia del Nolano. Nel 1571 il Capitolo generale dei Domenicani di Roma lo assegnò come studente formale allo Studio di Andria. Secondo i suoi più importanti biografi, il Nolano non ci sarebbe mai andato. Attraverso l’accurata analisi dei documenti relativi al corso di studi, e il riscontro delle citazioni contenute in alcune opere, l’ipotesi che Bruno abbia soggiornato ad Andria per circa un anno appare, invece, allo studioso napoletano estremamente probabile: “Fino ad oggi l’effettivo soggiorno di Giordano Bruno nel convento di Andria era stato negato da tutti i biografi. Con questo approfondito studio, ritengo di aver chiarito la questione, dimostrando con elementi convincenti l’inconsistenza delle loro obiezioni. Il lavoro rappresenta, a mio avviso, l’apporto più rilevante degli ultimi decenni alla storiografia bruniana. Ancora una volta i pedanti da scrivania dovranno arrendersi alla vera ricerca, quella che manca completamente nelle loro lezioni sempre uguali, ricolme degli stessi errori. Già li vedo strepitare come rospetti impazziti, nel putrido stagno delle loro aule noiose, dei loro convegni inconcludenti, contro colui che, pur non facendo parte della loro setta, ne sa di Bruno più di tutti loro messi assieme e continua a fornire contributi innovativi alla conoscenza della vita e del pensiero del Nolano. Scusate la presunzione, ma li ho sfidati più volte a una pubblica disputa, sull’argomento che preferiscono, ma non hanno mai avuto il coraggio di accettare. In compenso attingono a piene mani, come loro solito, dai miei libri e dai miei articoli”.

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Recensione di Gianmario Ricchezza a “Scintille d’infinito”

Si trovano su Giordano Bruno sostanzialmente tre tipi di pubblicazioni:
1) Gli scritti originali del Bruno. Grazie anche a valenti studiosi come Giovanni Aquilecchia e alla considerazione di contemporanei dell’epoca, soprattutto tedeschi, abbiamo ad oggi la quasi totalità delle oltre 40 opere scritte dal filosofo.
2) Scritti sul Bruno. Preziosi quelli di carattere storico, che hanno rintracciato documenti dell’epoca (soprattutto le voluminose ricerche di Vincenzo Spampanato), facendo emergere la viva figura del filosofo dalle ombre del tempo. Tra gli altri scritti, più filosofici, ne troviamo purtroppo di fuorvianti: alcuni hanno la pretesa di spiegare il più grande filosofo italiano senza avere la necessaria levatura intellettuale; come sosteneva Anacleto Verrecchia, non basta insegnare filosofia per essere filosofi, così come fare il prete per essere santi. In questa categoria vi sono anche autentiche aberrazioni di tanti che vogliono classificare arbitrariamente Bruno come un eretico medievale, un mago rinascimentale, un idealista hegeliano, un anticlericale risorgimentale o un prefiguratore della scienza moderna.
3) Considerazioni becere o false. Dilagano false citazioni di individui che si gratificano in modo stupido, intestando fraudolentemente al nome famoso le loro dabbenaggini. Guido del Giudice lotta da tempo contro questi cervelli dannosi e pericolosi.
Oggi Del Giudice ci presenta il suo ultimo lavoro che inseriamo a buon diritto nella prima categoria: è infatti un utilissimo florilegio dalle opere del Nolano, che consente a tutti di accostarlo nel modo migliore. Non è una semplice antologia, costruita secondo gusti preconcetti e quindi riflettente una visione parziale, tanto meno una compilazione scolastica; né avrebbe potuto esserlo, vista la lunga consuetudine col filosofo e l’onestà intellettuale dello studioso. Quello che ci viene presentato è il frutto di decenni di letture, effettuate da un occhio limpido e preparato, con grande interesse e rispetto. Abbiamo così a disposizione 200 brani del filosofo, evidenziati tra migliaia di pagine e presentati in modo accessibile; oltre a una utile suddivisione per argomenti, quando non sono stati tradotti dal latino, sono stati modernizzati nel linguaggio con un intervento leggero e non invasivo, il più possibile fedele all’originale.
Un grande lavoro, unico nel suo genere, che meriterebbe di essere adottato nelle scuole, dove il Bruno figura soltanto come intestatario di alcuni edifici. Ma è utile a tutti, anche agli specialisti, perché consente di rintracciare in breve tempo i testi di riferimento mediante un collegamento riportato in appendice. Una veste editoriale comoda e leggera, dal prezzo accessibile, completa il pregio del libro.
Gianmario Ricchezza

La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente

“Pubblicata la seconda edizione, riveduta e corretta, del best-seller di Guido del Giudice: “La coincidenza degli opposti”.Un invito alla lettura per scoprire le assonanze del pensiero bruniano con quello orientale”.

copertina seconda edizione della coincidenza degli oppostiCosa ha a che fare Giordano Bruno con l’Oriente? Che cosa lega il concetto di materia, così come inteso dal Nolano, allo yin e yang? Seguendo il filo del divino come necessità, è nella lotta fra i contrari che Oriente e Occidente si ritrovano. Come scrive Michele Ciliberto nella sua Presentazione: “Sarebbe troppo facile dire che sullo scrittoio di Bruno non c’erano né testi buddisti né scritti di Lao Tse. Resta il fatto che queste assonanze ci sono e che esistono sintonie più profonde che riguardano anzitutto il concetto del divino e quel caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia. Sono sintonie e assonanze che pongono complessi problemi di ordine teorico, con i quali si sono misurati pensatori come Ernst Cassirer e Aby Warburg. Nel suo lavoro Guido del Giudice ha precisamente questo doppio merito: aprire gli studi bruniani verso prospettive non ancora e non sempre considerate in modo adeguato; sollecitare il lettore a confrontarsi con delicati problemi teorici, che riguardano la struttura complessiva – universale, si potrebbe dire – del pensiero umano”.