Michele Ciliberto e la scoperta….dell’acqua calda.

L’edizione domenicale del Sole24ore annuncia in anteprima l’uscita in libreria di una edizione riveduta della biografia di Giordano Bruno di Michele Ciliberto. Ciliberto continua a basare la sua autorità sulla quantità, anziché sulla qualità. Edizioni critiche delle opere italiane, eseguite da altri che lo accusano di plagio, ponderose (e costose) traduzioni delle opere latine, di cui si limita a scrivere le introduzioni, improbabili enciclopedici “lemmari”, e ora le oltre 800 pagine di questo ennesimo polpettone, che dovrebbe dettar legge anche nel campo della biografia, proponendosi addirittura come “summa”. Consapevole forse dell’infelice esito della precedente edizione della biografia del Nolano (dal punto di vista culturale, non certo economico, perché l’uomo della sinistra non disprezza i lauti compensi delle case editrici berlusconiane), il professore ci riprova. E, udite udite, annuncia di aver capito con gli anni l’importanza del nesso inscindibile, in un autore come Bruno, tra biografia e filosofia. Naturalmente il padre di questo approccio che “schiude nuove prospettiva di studio” sarebbe lui, il primo ad aver individuato “la via maestra per poter penetrare in esperienze per le quali la dimensione biografica è la sorgente originaria di intuizioni, visioni, depositatesi poi in testi che oggi si presentano a noi come classici “disincarnati”, “assoluti”. Insomma Ciliberto ha scoperto che la “via maestra” è quella che il sottoscritto sta seguendo da oltre vent’anni, sfidando l’ostilità di tutto il mondo accademico (che però attentamente lo segue, e lo copia). Improvvisamente si è accorto che per capire le opere di Bruno bisogna “viverle”. Ma viverle significa seguire l’approccio che ho utilizzato per realizzare le mie traduzioni delle opere latine del Nolano. Quando, per tradurre la “Summa terminorum metaphysicorum”, mi arrampicavo sulle colline zurighesi per calarmi nell’atmosfera del castello di Elgg, dove Bruno dava lezioni agli alchimisti non Rosacrociani, Ciliberto dov’era? Quando a Praga calcavo le orme del piccolo monaco italiano nella sala di Vladislao del palazzo imperiale di Rodolfo II, per scrivere l’introduzione alla traduzione dei “160 Articoli contro i matematici”, Ciliberto dov’era? Ve lo dico io: era comodamente seduto sulla sua poltrona di Palazzo Strozzi a comporre introduzioni ai lavori che giovani studiose facevano per lui. Non c’è mai stata un’ombra di ricerca negli scritti di Ciliberto, che non fosse opera di altri. Completamente sconosciuto all’estero, dov’è che avrebbe vissuto l’atmosfera delle opere di Bruno? Rimasto finora ancorato a ricostruzioni biografiche che risalgono a Vincenzo Spampanato, dichiara nell’articolo di volersi aprire, adesso, ai contributi più moderni. Sono proprio curioso di vedere quali sono e a chi appartengono. Io un’idea ce l’ho.