Giordano Bruno, te la sei cercata!

Tutto sommato, poteva andare peggio commenterà qualcuno. E invece no. Lo speciale su Giordano Bruno di “Tele Vaticano”, andato in onda ieri sera, è costruito con sottile malizia. Gli argomenti sono sapientemente graduati per avvalorare, in continuo crescendo , la tesi sostenuta: che in fondo la Chiesa non voleva bruciarlo ed è stato lui a cercarsela! Non a caso il racconto del processo occupa l’intera seconda parte, mentre, tanto per fare un esempio, la sua città natale non viene minimamente citata (immagino il giusto disappunto degli amici Nolani)! Ci sarebbe tanto da obiettare su questo prodotto di scarsissimo valore documentario e storico. Altro che i 30 errori contestati dal Nolano al De la Faye, per i quali fu scomunicato a Ginevra! Per circoscrivere il campo voglio prendere in esame l’apporto dei singoli “esperti” consultati per l’occasione. La scelta di affidare il commento principale a una docente di Storia del Cristianesimo dice già tutto. La prof.ssa Salvarani sarà pure preparata nella sua materia, ma di Giordano Bruno dimostra di conoscere poco o niente. A un certo punto le sentiamo dire che Copernico (morto quando Il Nolano non era ancora nato) non era d’accordo col filosofo! Del resto, da questo punto di vista le inesattezze storiche si sprecano. Ne cito qualcuna alla rinfusa. Bruno viene fatto soggiornare per due anni a Tolone (sic), anziché Tolosa, nella cui università tra l’altro insegnò. Come palazzo di Mocenigo si mostra quello sul Canal Grande anziché quello del traditore che si trova a S. Samuele. Ma dove hanno preso le informazioni, su Topolino? E veniamo ai due soliti cavalli di battaglia degli anti-bruniani. “Bruno era richiesto dai regnanti per la sua fama di mago”. Giordano non fu mai invitato da nessuna sovrano. Fu sempre lui a proporsi, sia ad Enrico III, sia a Rodolfo II, dalla cui corte peraltro scappò proprio perché infestata da ciarlatani. Seconda bufala: la storia della spia. Il colmo del ridicolo lo raggiunge la Salvarani quando, richiesta se Bruno avrebbe potuto essere una spia, risponde che si, aveva tutte le caratteristiche ideali. Sarebbe come dire che un macellaio esperto nell’uso dei coltelli e nella dissezione delle carni, avrebbe potuto essere un buon chirurgo! Ma i fatti, gli unici ai quali dovrebbe attenersi uno storico, dove sono? Per fortuna a questa accusa risponde in maniera corretta e circostanziata la Rowlings, pur nel suo stile…vogliamo definirlo naif ? La studiosa inglese (autrice di una biografia bruniana scadente quanto a documentazione, ma almeno animata da vera passione per il personaggio) riassume in poche battute l’assoluta inconsistenza della tesi inventata dal suo connazionale John Bossy. Ma veniamo alla seconda parte del servizio, quella che sta più a cuore ai suoi realizzatori. Qui viene alla ribalta il contributo dell’ultimo degli “esperti” consultati per l’occasione. Chi se non lui, l’onnipresente Michele Ciliberto, Questa volta però il suo ossessivo presenzialismo gli gioca un brutto scherzo. Per sostenere la tesi precostituita, il suo intervento viene smembrato e rimontato in maniera da evidenziarne tutte le incongruenze, rendendolo complice di una interpretazione che va ben aldilà delle pur discutibili affermazioni del professore. Così, ad esempio, mentre il grande esperto dichiara che sia l’inquisizione veneta che quella romana non sapevano chi fosse Bruno (cosa peraltro falsa, come ho ampiamente dimostrato nella mia recente ricostruzione dell’arresto), la Salvarani sottolinea che il processo durò a lungo per “la grande notorietà di Bruno”! Inoltre ”i giudici dovettero leggere tutte le 40 opere del filosofo”. Ma quando mai! È accertato che il problema principale era quello opposto: non avevano nemmeno lo Spaccio de la bestia trionfante. Dispiace sinceramente vedere uno studioso come Ciliberto che, pur tra luci ed ombre, qualche contributo importante all’ecdotica bruniana l’ha dato, farsi manipolare in maniera così sconsiderata, ma gli anni passano per tutti. Dico io, gli avranno pur fatto visionare il filmato prima di renderlo pubblico. Poteva benissimo chiedere di ripetere qualche scena, anche per eliminare alcune imbarazzanti sgrammaticature. Il finale del servizio, con i buoni uffici della Salvarani, è un lungo peana a Bellarmino per il suo trionfo sull’eretico che aveva osato sfidarlo sul terreno della disputa! A questo punto la beatificazione successiva è ampiamente meritata! Naturalmente tutte le colpe della Chiesa vengono oscurate. “Si dice che forse il prigioniero fu torturato “, poi “Il papa si oppose all’uso della violenza”. Si chiude in bellezza con un’altra subdola menzogna. Che l’esortazione al governatore di Roma a “voler eseguire la sentenza senza mutilazioni di membro” sia una formula ipocrita seguita quasi sempre da esecuzioni capitali è cosa nota. Perché ufficialmente “Ecclesia abhorret a sanguine”. Nel caso di Bruno, invece, è la dimostrazione del desiderio spasmodico di salvarlo in extremis (anche qui le parole dell’ingenuo Ciliberto vengono portate a sostegno). Il commento finale del conduttore Cesare Bocci è una minaccia che desta inquietudine: “Essere coerenti può costare molto caro. Fino a che punto si è disposti a pagare questo prezzo?” Meditate, liberi pensatori, meditate bene!

Guido del Giudice