Il cratere “Giordano Bruno”

“Giordano Bruno sulla Luna”

Il cratere Giordano Bruno

“Lassù  forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta”. Queste le parole che Guido del Giudice fa pronunciare al Nolano nel libro “WWW.GIORDANO BRUNO”, riferendosi alla luna ove lo portò qualche anno dopo la sua morte, nel 1648, un suo grande ammiratore: Cyrano de Bergerac. Nel suo  “L’autre monde ou les états et empires de la Lune “, come acutamente osserva Jean Rocchi: “Dyrcona (anagramma di Cyrano) incontra un personaggio travestito da “demone di Socrate” immortale, che un lettore sagace riconoscerà senza sforzo. Cyrano ci dice che quest’uomo é arrivato sulla Luna da non molto tempo, dopo aver fatto un viaggio in Europa dove ha incontrato il dottor Faust, i Cavalieri di Rosacroce e Campanella, mentre era a Roma dinanzi all’Inquisizione. E’  nato sul Sole ma ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e non c’é autorità di sapiente, né prevalenza di numero che possa avere il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio”

Nuovo gioco di specchi: questo demone di Socrate ha incontrato in Inghilterra, dove ha studiato i costumi dei suoi abitanti, un uomo di cui egli fa il nome, ma che potrebbe essere lui stesso, in base alla descrizione che ne fa. Quest’uomo é considerato una vergogna dal suo paese, perché é certamente una vergogna per i grandi del vostro Stato riconoscere in lui la virtù di cui é la personificazione, senza per questo adorarlo. Egli é tutto spirito, tutto cuore, Egli – aggiunge- é il solo poeta, il solo filosofo e il solo uomo libero che avete. Chi é questo affascinante personaggio? Cyrano non dirà più niente ma aggiungerà solo un’ultima allusione quando, dopo averlo lasciato, Dyrcona, ritornando sulla Terra, sta quasi per toccare una montagna tutta in fiamme, per ritrovarsi steso su delle eriche in cima ad una collinetta in Italia. Questo demone di Socrate, Italiano, gran viaggiatore é figlio del Sole, del Vesuvio e della collina di Cicala. Egli ha un nome che nemmeno Cyrano poteva pronunciare.”

Il nome lo pronuncia Guido del Giudice in questo capitolo tratto dal suo avvincente libro che ci fa rivivere in modo suggestivo la spettacolare vicenda della formazione del cratere lunare, che sarà intitolato al filosofo Nolano: “Il tempo è volato via rapidamente. Discorrendo non ci siamo accorti che un intero giorno è passato e, mentre cala l’oscurità, fa già capolino in cielo una candida luna.

–   La luna mia, per mia continua pena, mai sempre è ferma, ed è mai sempre piena. Mi è sempre piaciuto nelle  serate luminose come questa, contemplarla e immaginare di essere lassù.

–   Anche questo tuo desiderio si è avverato: ti ci  portò qualche anno dopo la tua morte, sulle ali della sua fantasia, un tuo ammiratore: Cyrano de Bergerac. Neanche lui poteva pronunciare il tuo nome ma nel suo Stati e Imperi  della Luna, pensava certamente a te, quando descrisse un personaggio, nato sul Sole ma che ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e né l’autorità di un sapiente, né quella della maggioranza hanno  il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio.

–  Lassù forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta.

–  Seguimi allora e preparati a una sorpresa: c’è un ultimo luogo che voglio farti visitare, insieme il più recente e il più antico. Ricordi quella cronaca medievale di fra’ Gervaso, lo storico della cattedrale di Canterbury?

–  Parlava, se ricordo bene, di un’eruzione di fuoco dalla luna.

–  Era la domenica che precede la festa di San Giovanni Battista, nell’estate del 1178. Cinque monaci ,terminate le preghiere serali, prima di ritirarsi nelle loro celle, si fermarono in silenzio a guardare il cielo. La luna crescente splendeva con la sua gobba rivolta ad ovest. D’un tratto videro il bordo superiore dell’astro incrinarsi e dallo spacco scaturire un ‘immensa fiammata, che lanciò tutt’intorno vampate di materia infuocata. I frati si guardarono stupefatti e corsero allarmati a riferire ciò che avevano visto. Che prodigio era mai quello e quali sventure annunziava ?

–  Avranno pensato al diavolo! Soltanto lui, secondo loro, poteva permettersi di sconvolgere l’immobile imperturbabilità degli astri!

–  Guarda quest’immagine! Esattamente nella regione descritta da fra Gervaso, l’asteroide che colpì la luna in quella sera di giugno, lasciò sulla sua superficie un enorme cratere. Otto secoli dopo scienziati e astronomi, che numerosi ammirano le tue intuizioni sulla relatività e sull’infinità dell’universo, hanno voluto renderti omaggio.  Al confine tra faccia visibile e invisibile del satellite,  tra ombra e luce come il tuo destino, teso a valicare i limiti dell’inconoscibile, quel grande, luminoso cratere ora porta il tuo nome. La statua imponente sul suo piedistallo qui nel mezzo della piazza mi sembra un razzo puntato verso il cielo, che voglia partire per raggiungerlo. Ho l’impressione di sentirla vibrare e sollevarsi, portandomi con sé verso l’infinito.

Nella piazza si è ormai spenta l’eco dei comizi e dei ringraziamenti. Se ne riparlerà  tra 48 anni, quando i pedanti torneranno qui a celebrare la tua nascita. Cerco il tuo sguardo  fermo e sereno al tempo stesso, e  sento risuonare un’ultima volta la tua voce, per ricordarmi  l’eterno messaggio di libertà e di speranza : Cosa non è di male da cui non s’esca, cosa non è di buono a cui non s’incorra”.