“Ancora fascine sul rogo di Bruno”

“Una costellazione di pedantesca ostinatissima ignoranza e presunzione mista con una rustica inciviltà”. Questa la descrizione che Giordano Bruno dà nella Cena delle Ceneri, del clima culturale che egli avvertì a Oxford quando, nel 1583, tenne lezioni in quella università.
Quelle parole, che già all’epoca provocarono una piccola rivolta con tanto di assalto all’ambasciata francese dove Bruno alloggiava, tanto da indurlo a mitigarne il tono nel De la Causa principio et uno, pesano ancora come un macigno sulla coscienza culturale degli inglesi. La missione di vendicare quell’onta si tramanda di generazione in generazione tra i discendenti dei dottori oxoniensi, che però non riescono a far nulla di meglio che rendersi degni di quel giudizio.
Cominciò già nel 1604 George Abbot, futuro Arcivescovo di Canterbury, allora vice-cancelliere a Oxford, a parlare con disprezzo di quell’omiciattolo italiano […] che rimboccandosi le maniche come un giocoliere…. intraprese il tentativo, fra moltissime altre cose, di far stare in piedi l’opinione di Copernico, per cui la terra gira e i cieli stanno fermi; mentre, in verità, era piuttosto la sua testa che girava, e il suo cervello che non stava fermo.
In tempi più recenti Frances Yates fornì un supporto critico ai detrattori del Nolano con la sua sciagurata interpretazione del “mago ermetico”, tanto efficace nel ricercare il profondo rapporto di Bruno con l’ermetismo, quanto incapace per mentalità e sensibilità di comprenderne il senso vero e di valutarne il giusto peso nel complesso della sua filosofia.
Nel 1991 toccò allo storico John Bossy cimentarsi nell’impresa di ricacciare in gola al Nolano le sue offese: nel suo “Giordano Bruno and the Embassy Affair”, egli compie il più infame e meschino tentativo di infangare il genio di un Italiano, mai perpetrato da un inglese. Inventa un racconto poliziesco, nemmeno tanto interessante, e pretende di spacciarlo per storia: Bruno viene così identificato con un certo Fagot (in inglese “fascine per rogo”!), spietato e cinico prete-spia al servizio di Sir Francis Walsingham. Con forzature oltre ogni credibilità (addirittura arriva ad asserire che Bruno scrivesse con due grafie diverse: una per le sue opere e una per le missive segrete di Fagot!), l’ineffabile Mr. Bossy trasforma l’ispirato profeta dell’universo infinito in uno squallido, blasfemo sbeffeggiatore, maestro dell’inganno e della turpitudine.
Eppure basterebbe pensare alle opere immortali che il Nolano scrisse nel breve periodo dell’ esperienza inglese, per capire che sarebbe stato impossibile conciliare l’ispirata e geniale riflessione filosofica dei Dialoghi Italiani con le ciniche informative del delatore. E’ un sistematico e premeditato sovvertimento della figura morale del filosofo: è lui il Giuda, non più Mocenigo! L’attitudine alla beffa dissacrante del Candelaio diventa l’habitus consueto di colui che girò il mondo per diffondere le proprie idee, non certo le proprie burle o facezie. Al culmine della sua “fatica” Bossy getta la maschera e conclude”: “Ben gli è stata la sua sorte!”, dando libero sfogo al livore e alla furia iconoclasta che l’hanno ispirato.
Col tono del gossip di fine anno, è ora la volta di Richard Newbury di riesumare e condire il peggio delle invenzioni scandalistiche di Bossy e riproporle con l’aggiunta di qualche malignità personale.
Il titolo dell’articolo sembra già suggerire che gli “Italiani in Inghilterra” il minimo che possano fare è comportarsi da spie amorali e senza scrupoli, poco importa che si tratti di pensatori del calibro di Giordano Bruno. Anche Shakespeare e Marlowe, che subirono il fascino potente del Nolano, sono obbligati ad abiurare : il ghigno satanico di Bruno trasfigura i volti del Berowne di Pene d’amor perdute e del Dr. Faustus. Perfino Amleto divide con lui la colpa di aver studiato a Wittenberg! Per il resto si tratta del resoconto poco originale delle malefatte del filosofo-spia nei due anni trascorsi in Inghilterra, alla luce della ricostruzione di Bossy.
La citazione di sapore machiavellico che conclude l’articolo, scovata con forzato acume nello Spaccio della bestia trionfante, sull’opportunità della Dissimulazione ben si attaglia, più che a Bruno-Fagot, a questi falsari della storia che, nel meschino tentativo di consumare una vendetta, aggiungono onta da onta, ridicolo a ridicolo.