“Editori e filologi, il caso Giordano Bruno è ancora aperto”

“La rivista «Belfagor» pubblica un intervento del direttore de Les Belles Lettres. Che rilancia le accuse di Aquilecchia contro il Meridiano”

«Non è una guerra tra editori»: lo afferma Alain Segonds, direttore generale della casa editrice parigina Les Belles Lettres, sull’ultimo numero di Belfagor. D’accordo, non sarà stata solo una guerra tra editori, però un pochino lo è stata, non è vero? Questo non significa che non si tratti di una «guerra giusta». Sto parlando della querelle divampata alcuni mesi fa, dopo la pubblicazione dei Dialoghi filosofici italiani di Giordano Bruno nella collana mondadoriana «I Meridiani», a cura di Michele Ciliberto. Il Corriere se n’è occupato a più riprese.
Però le ostilità non accennano a placarsi. Dopo l’articolo di Segonds, altri interventi sono annunciati: uno di Giovanni Aquilecchia sul Giornale storico della letteratura italiana e uno di Michele Ciliberto sulla Rivista di storia della filosofia. Oggetto del contendere: le modalità con cui è stata utilizzata, nel Meridiano, l’edizione critica dei Dialoghi messa a punto da Aquilecchia per Les Belles Lettres, che hanno in corso la pubblicazione delle Oeuvres complètes di Bruno. Nel volume mondadoriano, quell’edizione è indicata come «testo di riferimento»: locuzione abbastanza vaga e pudica; e seguita da quest’aggiunta: «Tutti i testi sono stati riscontrati in modo sistematico con le prime stampe, ed emendati da refusi e imperfezioni che, in alcuni casi, ne compromettevano il senso». Insomma, la «Nota sui testi», che Segonds definisce offensiva, suggerisce che il testo de Les Belles Lettres è stato solo una «base di partenza per approdare poi a un testo privo di refusi e imperfezioni, e quindi migliore di quello di Aquilecchia». Operazione legittima, anche se fastidiosa per un editore come Les Belles Lettres, che in questi anni sulle Oeuvres complètes di Bruno ha puntato molto; se non fosse che la nozione fumosa di «testo di riferimento» è servita a Ciliberto per aggirare quella che è la prassi sana e normale: riprodurre un testo critico, indicando tutti i punti in cui lo si corregge e spiegando perché. Questo nel volume mondadoriano non c’è e Segonds ha ragione di sottolinearlo. Quanto ad Aquilecchia, dichiara di avere confrontato i due testi, e di avere trovato «130 interventi erronei o inopportuni, a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi». Dichiarazione che lascia perplessi: giacché 130 interventi peggiorativi sono tantissimi, ma anche 30 refusi in un’edizione critica non sono comunque pochi.
Insomma, da un lato c’è uno scontro tra filologi – uomini spesso implacabili perché si attengono, per mestiere e vocazione, alla lettera (l’ostinazione con cui Segonds e gli altri del partito Aquilecchia-Les Belles Lettres scrivono, senza mai dimenticare le virgolette, che il Meridiano è «a cura» di Ciliberto, fa pensare a: il corsivo è mio di Lenin); e dall’altro c’è lo scontro tra un editore accademico, o vicino all’Accademia, come Les Belles Lettres e un grande editore popolare come Mondadori. Si tratta di realtà che hanno obiettivi, logiche e soprattutto tempi diversi. Fra i molti faux pas di questa guerra spietata vorrei citare una dichiarazione di Ciliberto: «Queste polemiche le posso capire solo se tengo presente che il Meridiano ha già tirato due edizioni e venduto cinquemila copie, tagliando le gambe a Les Belles Lettres». Questo entusiasmo da novizio può non piacere, in un accademico. E tuttavia, scegliere un partito è difficile. Facendo il bilancio dei pro e dei contro, non bisogna dimenticare che l’editoria di massa ci offre, a prezzi accessibili, molte edizioni di classici, perfettamente soddisfacenti per noi specialisti in niente, e spesso utili anche agli specialisti.

GIOVANNI MARIOTTI