“Leggete Giordano Bruno. E lasciate perdere la filologia”

“Il curatore del Meridiano e la direttrice della collana replicano all’editore francese del testo critico: l’obiettivo del volume era quello di far conoscere ai lettori comuni il pensiero di un filosofo poco noto”

Ho letto con interesse l’intervento che ha fatto Giovanni Mariotti (Corriere 8 agosto) ponendo giustamente, a proposito del Meridiano di Giordano Bruno, il problema del rapporto tra «editoria di massa» ed «editoria accademica». Non è detto – va precisato – che l’«editoria di massa» sia sempre di livello più basso e che l’«editoria accademica» sia sempre di livello più alto. La differenza tra una «edizione di massa» e una «edizione accademica» non riguarda la qualità scientifica del lavoro, ma i differenti «strumenti» che si decide di usare: ciò che infatti è indispensabile in un’«editoria accademica», non è necessario in un’«editoria di massa», e viceversa. È una distinzione assai utile per capire caratteri e finalità del Meridiano dedicato a Bruno. Nel nostro caso ci è parso necessario corredare il volume di un commento di cinquecento pagine, di una ricca cronologia della vita e delle opere; di una nota bibliografica; di un indice-lessico di quasi cento pagine; di un’amplissima introduzione che fa il punto attuale sugli studi su Bruno, presentando un’immagine complessiva della sua filosofia. Sulla base di un lavoro più che trentennale, abbiamo, cioè ritenuto indispensabile corredare il volume di tutti gli strumenti scientifici necessari per consentire la più larga diffusione nel nostro Paese del pensiero di Bruno, in occasione di un evento eccezionale come il quarto centenario della sua morte sul rogo, in Campo dei Fiori. Proprio per questo non ci è, invece, parso opportuno pubblicare, in questa sede, una tavola degli interventi che abbiamo fatto (specialmente sul testo dei Furori). E ciò anche per un altro motivo: per gli obiettivi che ci siamo volutamente dati, noi non abbiamo avuto l’ambizione di presentare una nuova edizione dei dialoghi di Bruno, come ha inteso fare, per esempio, Santagata per Petrarca il quale ha perciò pubblicato una «tavola delle modifiche» da lui apportate al testo di Contini. Per quanto riguarda il testo di Bruno, non abbiamo dunque inteso «assorbire» o «oscurare» alcunché: al contrario, fin dal primo momento, nella mia responsabilità di curatore, mi sono preoccupato di segnalare all’editore l’opportunità di utilizzare il testo critico di Aquilecchia che, nella nota sui testi, ho citato esplicitamente come «testo di riferimento», termine normalmente usato (anche nel Meridiano petrarchesco, ed è per questo, ovviamente, che su il manifesto l’avevo citato), senza suscitare, fino ad ora, critiche di alcun genere. Ciò, naturalmente, non mi ha impedito di fare, nel caso specifico dei Furori, quegli interventi necessari, per vari ordini di motivi. Mi sia consentito però chiudere con un’osservazione di ordine generale: dopo mesi di insulti e di insolenze di ogni genere, l’unico addebito che mi si continua ad imputare è l’assenza della «lista delle modifiche». Se si fosse discusso del merito del Meridiano – del contributo filosofico che esso fornisce alla conoscenza di Bruno e alla messa a fuoco di cosa oggi significhi leggere i suoi testi – forse avremmo tutti impiegato assai meglio il nostro tempo …

MICHELE CILIBERTO