“Ma l’editoria di massa non può ignorare la filologia”

“Interviene l’editore francese del testo critico di Giordano Bruno. Per difendere un metodo”

L’intervento di Giovanni Mariotti sul Corriere di martedì – in cui si riprende con garbo qualche tema della mia lettera a Belfagor sul discusso Meridiano Giordano Bruno «a cura» di Michele Ciliberto – mi suggerisce alcune riflessioni. Dal suo resoconto, si evince con chiarezza che noi non contestiamo a Ciliberto il fatto di aver utilizzato l’edizione critica stabilita da Giovanni Aquilecchia per la collana delle Oeuvres complètes – pubblicata da Les Belles Lettres sotto la direzione di Yves Hersant e Nuccio Ordine –, ma le modalità scientificamente ambigue con cui ciò è avvenuto. Nella nota al testo, Ciliberto dice di essere intervenuto sull’edizione di «riferimento» (quella di Aquilecchia), senza però offrire la lista delle presunte correzioni. A questa mia obiezione, che si fonda sulle regole elementari della filologia, Ciliberto ha risposto, sul manifesto del 15 luglio, di non aver fornito la «lista degli interventi perché quella del Meridiano è un’edizione divulgativa, destinata a un largo pubblico». E per rafforzare la sua difesa, ammetteva di aver adottato lo «stesso procedimento […] che ha seguito Marco Santagata nel suo Meridiano petrarchesco nel riferirsi al testo di Contini». Su queste basi, la polemica potrebbe essere ricondotta all’opposizione, che anche Mariotti mette in rilievo, tra edizioni erudite ed editoria popolare. Purtroppo le cose non stanno così. Mariotti ha ragione a sottolineare la specificità dei due livelli editoriali. Ma nel caso dei dialoghi bruniani, Ciliberto ha usato questo argomento solo come un alibi per giustificare l’«assorbimento» dei testi di Aquilecchia nel «suo»Meridiano. La prova conclusiva è data proprio dal Meridiano petrarchesco citato da Ciliberto: qui Santagata, oltre a segnalare con chiarezza l’utilizzazione del testo critico di Contini, fornisce una lista dettagliata delle sue modifiche. Due Meridiani, due stili di intervento opposti. Quello di Santagata, nel pieno rispetto del lavoro di Contini. Quello di Ciliberto, senza riguardo per il cinquantennale lavoro di Aquilecchia. Qui non è in gioco l’opposizione tra editoria accademica ed editoria popolare (i Meridiani ospitano anche testi di rigore ineccepibile curati da Segre o da Branca). Anche l’«editoria di massa» (ammesso che i Meridiani possano farne parte) prevede il rispetto della filologia (non ci si improvvisa editori di testi) e della deontologia (non si usano formule ambigue che non riconoscono chiaramente il lavoro altrui). Ecco perché, per distinguere l’incauto «novizio» dal filologo, si è talvolta costretti ad indicare i curatori, con e senza virgolette.

ALAIN SEGONDS